Nel Lazio l’Abbazia di Montecassino è il principale complesso monastico distrutto durante la Seconda guerra mondiale e successivamente ricostruito. Il 15 febbraio del 1944, le Forze Alleate, ritenendo l’abbazia benedettina il punto focale della resistenza tedesca, decisero di raderla al suolo con un feroce bombardamento aereo.
L’ultima distruzione dell’abbazia fu causata da un massiccio bombardamento alleato, pianificato ritenendo, erroneamente, che vi fossero stanziati alcuni reparti tedeschi, e la rase praticamente al suolo. Alla fine della guerra, nonostante le ripetute devastazioni e distruzioni, il monastero è tornato presto a dominare la Città di Cassino.
Montecassino nella storia della guerra
L’Abbazia di Montecassino si trova a pochi chilometri da Piedimonte ed è una delle più famose Abbazie del mondo. Fondata nel 529 da San Benedetto per ospitare lui e quei monaci che lo seguivano da Subiaco, sorge su una zona dove in tempi passati si trovavano un’antica torre e un tempio dedicato ad Apollo.
Spesso definita come la culla del monachesimo occidentale, l’abbazia venne fondata nel 529 da San Benedetto da Norcia, affinché potesse ospitare lui e i monaci che lo avevano seguito fin lì da Subiaco. A quei tempi il paganesimo era ancora presente, ma il santo riuscì a trasformare questo luogo in un monastero Cristiano-cattolico ben organizzato in cui ognuno potesse avere la dignità meritata, attraverso la preghiera e il lavoro.
La storia di Montecassino ha conosciuto periodi di grande splendore, ma anche purtroppo di devastazione, risorgendo tuttavia sempre più forte dalle sue ceneri. Da allora il complesso ha subito un alternarsi di distruzioni e ricostruzioni iniziato nel 577, quando venne per la prima volta devastato dai Longobardi e la comunità dei monaci fuggì a Roma con le spoglie del santo fondatore.
Ricostruita intorno al 718, l’abbazia venne distrutta una seconda volta dai Saraceni nell’883; riedificata per volere papale nel 949 rimase per tutto il medioevo un vivace centro vivissimo di cultura, finché nel 1349 un terremoto la distrusse nuovamente. Ricostruita per la terza volta nel 1366, l’abbazia si arricchì nel Seicento delle decorazioni tipiche del barocco napoletano.
| Periodo | Evento |
|---|---|
| 529 | Fondazione dell’abbazia da parte di San Benedetto da Norcia |
| 577 | Prima distruzione, causata dai Longobardi |
| 718 | Ricostruzione dell’abbazia |
| 883 | Distruzione causata dai Saraceni |
| 949 | Riedificazione per volere papale |
| 1349 | Distruzione provocata da un terremoto |
| 1366 | Ricostruzione dell’abbazia |
| 15 febbraio 1944 | Distruzione durante il bombardamento alleato |
| 1948-1956 | Ricostruzione e accurato restauro |
La Linea Gustav e la distruzione dell’abbazia
La Linea Gustav era una linea difensiva impiegata dai tedeschi per fermare l’avanzata degli Alleati che procedevano verso il nord, liberando i territori occupati dalle truppe del Reich. La Linea Gustav taglia a metà l’Italia nella sua parte più stretta, congiungendo la foce del Fiume Sangro, in Abruzzo, con quella del fiume Garigliano, nel Lazio.
Attraversa anche il Molise e la Campania. Oggi è un percorso cicloturistico e pedonale che ripercorre il ricordo dei tristi eventi della II Guerra Mondiale che, negli ultimi mesi del 1943 e nei primi sei mesi del 1944, sconvolsero la Ciociaria.
Montecassino si trovava in una posizione centrale rispetto agli scontri della Linea Gustav. Il 15 febbraio del 1944, le Forze Alleate, ritenendo l’abbazia benedettina il punto focale della resistenza tedesca, decisero di raderla al suolo con un feroce bombardamento aereo.
Il bombardamento fu pianificato ritenendo, erroneamente, che vi fossero stanziati alcuni reparti tedeschi. La distruzione dell’abbazia rappresentò l’ultima e più recente devastazione di un complesso che nel corso dei secoli era già stato colpito da incursioni, terremoti e distruzioni.

La ricostruzione dell’abbazia
La ricostruzione iniziò subito dopo la fine della guerra, finalizzata ad una riproduzione esatta delle architetture distrutte, e andò di pari passo con un accurato restauro durato dal 1948 al 1956. Questa attenta e meticolosa riedificazione, considerata fin dai primi anni un vero simbolo della ricostruzione del dopoguerra Italiano, riutilizzò per quanto possibile i marmi dei pavimenti e le intarsiature dei decori alle pareti, oltre naturalmente agli oggetti che si erano miracolosamente salvati dal bombardamento.
Il coro posto dietro l’altare maggiore e il maestoso organo a canne rientrano tra gli elementi che si salvarono dalla distruzione. L’ultima ricostruzione, realizzata con i materiali recuperati dalle macerie, ha mantenuto il disegno architettonico originario.
Fu fedelmente ricostruita in tutti i suoi ventimila metri quadrati. Sulla vetta della montagna, alta 520 metri, il monastero si vede facilmente anche da lontano, e diventa così un punto di riferimento ben preciso della zona.
La ricostruzione di Montecassino non fu quindi soltanto un intervento edilizio, ma divenne il simbolo della rinascita dell’Italia dopo la guerra. La possibilità di recuperare parte dei materiali e degli elementi decorativi consentì di conservare il legame visibile tra l’abbazia storica e il complesso ricostruito.
Cosa vedere oggi a Montecassino
Attualmente l’abbazia di Montecassino è aperta ai visitatori tutto l’anno; l’ingresso è libero e gratuito, essenzialmente regolato solo dagli orari delle funzioni, durante le quali le visite sono ovviamente sospese. È inoltre possibile richiedere una visita guidata dell’abbazia, effettuata da personale interno, che include oltre alla Basilica anche la zona dei chiostri e la zona antica del monastero.
Hanno l’opportunità di visitare la tomba di San Benedetto e Santa Scolastica, oltre al museo con i suoi magnifici quadri, meravigliosi manoscritti e libri antichi. Da non trascurare infine il museo dell’abbazia, con reperti risalenti alle varie fasi della storia del monastero suddivisi in varie sezioni.
- sezione archeologica;
- sezione medievale;
- sezione delle miniature;
- sezione dedicata ai dipinti;
- sezione dedicata agli argenti;
- sezione dedicata ai paramenti sacri.
Il chiostro del Bramante, il cui originale fu veramente disegnato nel 1595 dal Bramante, costituisce uno degli scorci più significativi del complesso. Prima di entrare nella Basilica si incontra anche il mosaico di Cristo.
Entrando nei dettagli della visita vera e propria, personalmente l’ho trovata emozionante non solo per la bellezza intrinseca delle opere d’arte conservate nel complesso e per la pace che vi si respira, ma per l’impressione data dalla consapevolezza che quasi tutti quegli squisiti lavori a intarsio, i dipinti, le sculture sono purtroppo stati ricostruiti con pazienza e abilità dopo che il bombardamento li aveva devastati.
Ogni giorno è meta di una moltitudine di visitatori provenienti da tutto il mondo. La sua sagoma è ben visibile percorrendo l’autostrada A1.

La visita e il rapporto con la vita religiosa
Montecassino è, di fatto, un monastero e dunque le visite al pubblico sono subordinate allo svolgersi della vita religiosa del complesso. Questo significa, per esempio, che le visite non possono avvenire durante le celebrazioni, che al mattino sono ben tre, compresa una messa cantata in gregoriano.
Una parte dell’eventuale attesa si può ingannare ammirando con calma il panorama circostante oppure visionando i reperti conservati al Museo. La visita può essere vissuta anche come un’esperienza adatta ai bambini già in età da scuola elementare, perché consente di sperimentare in prima persona il fatto che non si impara solo dai libri.
La visita non può dirsi davvero completa senza aver dedicato almeno qualche minuto ai cimiteri di guerra e al memoriale, dedicati ai soldati di varie nazioni caduti durante la seconda guerra mondiale, che sono dislocati nei dintorni di Montecassino.
Gli altri luoghi della memoria nel Lazio
Le vicende di Montecassino si inseriscono in un territorio più ampio, segnato dalla Linea Gustav, dagli sbarchi alleati, dalla Resistenza e dalla presenza di strutture militari. Attraversare lentamente i borghi e la natura fa conoscere e rivivere i paesaggi emozionanti del tempo.
Museo vivo della Memoria di Colle San Magno
Rimanendo in Ciociaria si può entrare nel Museo vivo della memoria di Colle San Magno. Nel Museo si ripercorre l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale attraverso la memoria e i racconti della popolazione civile.
Sei sale ricostruiscono gli eventi bellici a partire dalle testimonianze dirette dei protagonisti nei mesi fra il settembre 1943 e il maggio 1944. Cimeli, reperti di guerra, testimonianze in audio e in video, testi esplicativi, fotografie, ritagli di giornali e documenti spontaneamente donati dalla popolazione fanno rivivere la guerra sul Monte Cairo.
Museo di Piana delle Orme a Latina
Il Museo di Piana delle Orme si trova a Borgo Faiti di Latina. Piana delle Orme è un complesso museale storico-etnologico su oltre 30 mila mq che fa rivivere 50 anni di storia italiana del 1900.
È un parco tematico suddiviso in 15 Padiglioni che racconta le tradizioni e la cultura della civiltà contadina, la bonifica delle Paludi Pontine e la Seconda Guerra Mondiale. È un vero e proprio tuffo nel passato tra i veicoli, i mezzi della grande industrializzazione, gli edifici e i personaggi fedelmente ricostruiti in scala 1:1.
Ci sono due percorsi: Bellico e Agricolo. Nel padiglione dedicato ai mezzi bellici, si possono ammirare tanti mezzi militari che abbiamo visto nel film “La vita è bella” di Benigni, ma anche mezzi che hanno calcato le scene in “Il paziente inglese” (1996) e in “Malena” (2000).
Il pezzo forte della collezione è il tank anfibio Shermann DD, recuperato al largo di Salerno e restaurato dai tecnici del museo. Ce ne sono solo tre al mondo e quello di Piana delle Orme è l’unico funzionante.
Il bunker del Monte Soratte
A Sant’Oreste si trova il bunker voluto da Benito Mussolini come rifugio antiaereo. Siamo a nord del territorio di Roma, nelle profondità del monte Soratte che fu protagonista della Seconda Guerra Mondiale con il suo grande bunker.
Fatto costruire a partire dal 1937 dal regime fascista, il dedalo di gallerie venne utilizzato a partire dal 1943 come sede del Comando Supremo del Sud delle forze di occupazione tedesche in Italia. La costruzione sotterranea in cemento consentì alle truppe tedesche di resistere al pesante attacco aereo degli alleati, un anno dopo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il bunker venne abbandonato. Nel 1967, durante gli anni della Guerra Fredda, il bunker venne di nuovo utilizzato come rifugio antiatomico. La struttura avrebbe dovuto essere un riparo da un eventuale attacco atomico per il Governo italiano e il Presidente della Repubblica.
Il bunker anti-atomico comprendeva 1,3 Km delle gallerie ed era situato al centro del dedalo. Dopo quest’ultimo periodo di paura e tensione, il Bunker Soratte dismette finalmente la sua funzione difensiva e diventa un percorso della memoria di due momenti molto drammatici della storia del XX secolo.
Oggi è aperto al pubblico come museo diffuso e consente, in una visita di circa due ore, di immergersi nelle atmosfere della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda. Il bunker è considerato una delle più grandi e imponenti opere di ingegneria militare presenti in Europa, un dedalo ipogeo che si estende per 4,5 Km chilometri all’interno della pancia della montagna del Soratte.

Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle
In località Vigna di Valle, a Bracciano, si trova il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, il più antico del genere in Italia. Il Museo custodisce oltre 80 velivoli e una collezione di motori e cimeli aeronautici.
L’itinerario di visita fa rivivere la storia e le storie della Forza Armata. Il percorso è in ordine cronologico e articolato su 5 Padiglioni espositivi lungo 16.000 metri quadri.
Museo dello Sbarco di Anzio
Ad Anzio si trova il Museo dello Sbarco, allestito nelle “tane di volpe” dove i soldati inglesi trovarono rifugio durante lo sbarco. Il Museo custodisce la documentazione originale dello sbarco filmato il 22 gennaio 1944, il cimitero monumentale americano e il cimitero inglese.
L’allestimento museale prevede quattro sezioni: inglese, americana, tedesca e italiana. Nel museo sono esposte medaglie, uniformi, bandiere, molti oggetti di uso comune e moltissime foto d’epoca.
La spiaggia dove sbarcarono le truppe americane conserva inoltre i resti di un mezzo da sbarco affondato il 22 gennaio 1944. A Nettuno si trova il Sacrario Americano.
Il Museo Storico della Liberazione di Roma
A Roma, in via Tasso, si trova il Museo Storico della Liberazione. Il palazzo in via Tasso n. 145 oggi è sede del Museo ma durante i mesi dell’occupazione nazifascista di Roma, dal 10 settembre 1943 al 4 giugno 1944, fu sede del Comando del Servizio di Sicurezza delle SS, sotto la guida del colonnello Herbert Kappler.
Il Palazzo stesso è dunque un documento storico poiché al suo interno avvennero episodi durante la Resistenza. In Via Rasella, il 23 marzo 1944 i partigiani italiani uccisero 32 soldati dei corpi delle SS.
In seguito a ciò, il generale Kappler ordinò l’esecuzione di 320 cittadini italiani alle Fosse Ardeatine, dove il 24 marzo 1944 una squadra d’attacco eseguì il comando.
Il Museo diffuso della Resistenza in Sabina
I luoghi della lotta clandestina del territorio di Rieti contro l’occupazione nazifascista, le attività partigiane, la vita quotidiana durante la guerra e il dramma del Monte Tancia sono raccontati nel percorso museale all’aperto del Museo diffuso della Resistenza in Sabina a Poggio Mirteto.
Questi siti sono le tappe di un percorso museale all’aperto di circa 10 km da vivere lentamente, a piedi o in bici. Il Museo diffuso è un invito a mettersi in cammino sui sentieri calpestati dai partigiani durante la Resistenza.
Il Cimitero di Guerra Inglese di Minturno
Sulla via Appia, nell’area archeologica appena fuori l’abitato di Scauri e in prossimità del ponte sul Garigliano, sorge il Cimitero di Guerra Inglese di Minturno. Qui sono raccolte circa 2049 tombe di soldati per la maggior parte britannici.
Minturno fu coinvolta e sconvolta dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Il cimitero e l’area del Garigliano ricordano i territori che furono teatro di feroci rappresaglie e di combattimenti collegati alla Linea Gustav.
La Leggendaria Battaglia di Monte Cassino (1944) | Documentario sulla Seconda Guerra Mondiale
Un percorso tra guerra, distruzione e memoria
Il complesso monastico di Montecassino rappresenta un luogo la cui storia è un compendio di religione, guerra, distruzione e rinascita. La sua vicenda può essere compresa pienamente mettendola in relazione con gli altri luoghi della memoria presenti nel Lazio.
Dai resti e dai musei della costa di Anzio e Nettuno ai percorsi della Resistenza in Sabina, dai cimiteri militari della zona di Cassino e Minturno alle gallerie del Monte Soratte, il territorio conserva testimonianze diverse della stessa stagione storica.
Il ricordo della distruzione di Montecassino non è affidato soltanto alle architetture ricostruite, ma anche alle collezioni, ai documenti, ai cimiteri di guerra e ai paesaggi che furono teatro degli eventi. Sarà un’esperienza unica, da vivere lentamente, passo dopo passo.