La confessione, chiamata anche sacramento della Penitenza o della Riconciliazione, è l’incontro personale con la misericordia di Dio: attraverso il pentimento sincero, la confessione dei peccati, la penitenza e l’assoluzione sacramentale, il cristiano riceve il perdono e viene riconciliato con Dio e con la Chiesa.
Ricevere bene il sacramento significa: incontrarsi veramente con Cristo, essere toccati dalla sua presenza che guaritrice, tornare al Padre accompagnati da Cristo, essere ricreati dalla vitalità dello Spirito Santo. La cosa più importante nel sacramento della riconciliazione non sono i nostri peccati, non è neppure il nostro pentimento anche se è necessario, non è l’accusa e non è il confessore che accoglie l’accusa, ma è l’incontrarsi con Cristo!
Che cos’è la confessione
La confessione dei peccati, anche conosciuta con il nome di penitenza o riconciliazione, è un sacramento che accomuna due chiese cristiane, come quella cattolica e quella ortodossa. Grazie al sacramento della penitenza il credente sinceramente pentito, può ottenere da Dio la remissione dei peccati ed è amministrato da un vescovo oppure da un presbitero.
Viene considerato uno dei due sacramenti detti “della guarigione” insieme all’unzione degli infermi, poichè il loro scopo è quello di alleviare la sofferenza del credente, intesa sia come sofferenza fisica, con l’unzione dell’ammalato, che spirituale per mezzo della riconciliazione del peccatore. La Confessione è il Sacramento che ci fa guarire da questa brutta malattia dello spirito e ci chiede di convertirci alla verità di noi stessi e di Dio.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera».
Perché la confessione è necessaria dopo il Battesimo
La conversione a Cristo, la nuova nascita dal Battesimo, il dono dello Spirito Santo, il Corpo e il Sangue di Cristo ricevuti in nutrimento, ci hanno resi «santi e immacolati al suo cospetto», come la Chiesa stessa, Sposa di Cristo, è «santa e immacolata» davanti a lui. Tuttavia, la vita nuova ricevuta nell’iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana, né l’inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza, la quale rimane nei battezzati perché sostengano le loro prove nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia di Cristo.
San Giovanni afferma: «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi». Il Signore stesso ci ha insegnato a pregare: «Perdonaci i nostri peccati», legando il mutuo perdono delle nostre offese al perdono che Dio accorderà alle nostre colpe.
Gesù chiama alla conversione: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo». Nella predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo, ma l’appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei cristiani.
Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che «comprende nel suo seno i peccatori» e che, «santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento». Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci.
I nomi del sacramento
Questo Sacramento nel corso della storia è stato chiamato in modi diversi. Nei primi secoli “Tavola di Salvezza o Secondo Battesimo” perché poteva essere ricevuto una sola volta.
Poi “Penitenza” perché era prevista un’accusa pubblica per gli apostati, gli omicidi, e gli adulteri. Dal V secolo grazie a San Patrizio il termine è stato “Confessione”, perché è stata introdotta l’accusa auricolare privata e segreta.
Dopo il Concilio Vaticano II si usa la parola “Riconciliazione” che sottolinea di più gli effetti del Sacramento. Il Catechismo lo chiama anche sacramento della Conversione, sacramento della Penitenza, sacramento della Confessione, sacramento del Perdono e sacramento della Riconciliazione.
- Sacramento della Conversione: realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.
- Sacramento della Penitenza: consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
- Sacramento della Confessione: l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento.
- Sacramento del Perdono: attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente «il perdono e la pace».
- Sacramento della Riconciliazione: dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: «Lasciatevi riconciliare con Dio».
Il significato spirituale della confessione
Per capire la Riconciliazione dobbiamo concentrarci sul capolavoro. Il capolavoro siamo noi creati e amati da Dio. Lui ci dice “tu sei importante!”, “Tu sei bello”, “mi piaci!”. Sappiamo però che i capolavori vanno manutenuti e restaurati.
Nella Riconciliazione ritorniamo a considerare seriamente la nostra vita, chi sono e qual è la mia storia, e cosa voglio tra la Parola vera e le parole che tentano: le cose, l’essere appagato, l’apparire, il successo, il dominio.
Nella Riconciliazione si riprende il filo quando si è perso, si torna a ciò che mi ha originato e mi ha reso originale, perché nessuno di noi è una fotocopia di qualcun altro. Dio ci vuole unici e irripetibili!
Durante il Sacramento riaccendiamo la luce dentro il cuore che tante volte sperimenta il buio e l’abbandono. Come se la candela ricevuta nel Battesimo avesse bisogno di essere riaccesa o semplicemente di riprendere vigore perché è tremolante.
La cosa più importante nel sacramento della riconciliazione è che Cristo abbia il ruolo di primo piano nel sacramento. Il sacramento non è solo un atto umano, ma è atto divino. Il sacramento è essenzialmente azione di Cristo.
È sempre Cristo che deve essere al centro del sacramento. È l’amore di Cristo che rivela e attua il perdono di Dio: questo è il sacramento.
Conversione, peccato, perdono e misericordia
La nostra responsabilità nel Sacramento è racchiusa tutta in una parola: conversione. È solo questo che opera la rottura con il male, è solo questo che esprime la buona volontà dell’uomo, è solo questo che Gesù chiede all’uomo.
Quando Cristo si presenta al mondo riassume così il suo messaggio: “il tempo è compiuto il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al vangelo”. È questo che Gesù ribadisce nella sua vita pubblica: “non sono venuto per chiamare i giusti ma i peccatori”.
Dall’inizio della Bibbia è chiara l’idea che l’uomo si allontana dal Creatore e, infatti, da lì iniziano i suoi guai. Il racconto del Peccato originale ha questa chiave di lettura.
Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa.
La parola peccato, in greco è amartìa, che significa essenzialmente “mancare il bersaglio”. Se il bersaglio è l’amore, cioè fare della propria vita un dono per gli altri, tutto ciò che non è amore è peccato. Il peccato indebolisce la relazione con Dio e con il prossimo.
Il peccato non è errore, difetto, problema, è ferita all’amore di Dio e del prossimo. Si riconosce il peccato solo alla luce della Parola di Dio. Da lì nasce il pentimento.
Il peccato è una cosa seria solo se abbiamo a cuore l’Amore di Dio, ne percepiamo la potenza che cambia e dà gioia alla nostra vita, oltre che darne il senso.
Peccato grave e peccato veniale
Il peccato grave rompe l’alleanza con Dio e tra gli uomini. Le caratteristiche di questo peccato sono:
- materia grave, contro Dio, la vita, le relazioni, oggetto dei Comandamenti;
- piena avvertenza, capisco che facendolo rovino la mia relazione con Dio;
- deliberato consenso, decido veramente e liberamente di farlo.
Il peccato veniale, invece indebolisce l’amicizia con Dio e tra gli uomini. Il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione soprattutto a coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale.
Come agisce Dio nella confessione
Dio solo perdona i peccati. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: «Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati» ed esercita questo potere divino: «Ti sono rimessi i tuoi peccati!».
Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini affinché lo esercitino nel suo nome. Cristo ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue.
Ha tuttavia affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il «ministero della riconciliazione»: l’Apostolo è inviato «nel nome di Cristo», ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: «Lasciatevi riconciliare con Dio».
Gesù invia gli apostoli a perdonare in nome di Dio. «Pace a voi! Come il padre ha mandato me, anch’io mando voi: ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete non saranno rimessi».
Il sacerdote è questo segno visibile che agisce nella persona di Cristo e rappresenta la comunità cristiana. La confessione si svolge in presenza di un uomo di Dio e in nessun caso ha valore sacramentale se il penitente riceve l’assoluzione da un laico.
La riconciliazione con Dio e con la Chiesa
Durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l’effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del popolo di Dio, dalla quale il peccato li aveva allontanati o persino esclusi.
Un segno chiaro di ciò è il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora, egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente il perdono di Dio e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al popolo di Dio.
La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio. Riconoscere che io sbaglio davanti a un’altra persona porta a sperimentare una grande vicinanza e una profonda comprensione reciproca.
Io ammetto l’errore e nello stesso tempo ne prendo le distanze; dichiaro la mia disponibilità a rinnovare la verità della mia vita che rischia di essere piatta e insignificante, del mio amore che rischia di essere egoista, della mia fede che rischia di essere vuota e di facciata.
Le parti essenziali del sacramento
Secondo il Catechismo, nel Sacramento vi sono due elementi essenziali, «da una parte, gli atti dell’uomo che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall’altra parte, l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa».
La Chiesa che, mediante il Vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale.
| Parte | Significato |
|---|---|
| Esame di coscienza | Confronto sincero e sereno con la legge morale interiore, con le norme evangeliche, con Cristo Gesù e con il Padre celeste. |
| Contrizione o pentimento | Dolore sincero per aver offeso l’amore di Dio e desiderio di cambiare vita. |
| Confessione o accusa | Riconoscere, dire e chiamare i propri peccati con il loro nome davanti al sacerdote. |
| Proposito | Decisione concreta di distaccarsi dal peccato e orientare la volontà verso il bene. |
| Soddisfazione o penitenza | Impegno a riparare il male arrecato attraverso la preghiera, il servizio e opere di carità. |
| Assoluzione | Il sacerdote assolve in persona Christi: nel sacerdote è Cristo stesso che perdona e riconcilia. |
Il pentimento
Il pentimento non è semplicemente rimorso, orgoglio ferito, ma è dispiacere sincero di aver offeso l’amore di Dio. La penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse.
Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza nella misericordia di Dio e la fiducia nell’aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato «afflizione dello spirito» e «contrizione del cuore».
Il cuore dell’uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio conceda all’uomo un cuore nuovo. La conversione è anzitutto un’opera della grazia di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: «Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo».
La confessione dei peccati
La confessione consiste nel riconoscere, dire e chiamare i propri peccati con il loro nome. Celebrando il sacramento della Confessione è importante non tacere nessun peccato grave di cui siamo consapevoli.
La sincerità è essenziale: Dio conosce già i nostri peccati ma attraverso la confessione li riconosciamo davanti a Lui e alla Chiesa. Il penitente non deve tralasciare nulla per falsa vergogna o per timore di fare una brutta figura davanti al confessore.
Il sacerdote ha inoltre l’obbligo del segreto assoluto, il sigillo sacramentale, e non può tenere conto né richiamare alla memoria quanto ha udito in Confessione. Il prete non potrà mai dire i tuoi peccati ad altri, perché c’è un segreto che mai può essere violato.
Il proposito di cambiare
Il proposito concreto mostra concretamente se noi ci vogliamo distaccarci dal peccato, e se vogliamo rafforzare la volontà e orientarla verso il bene. La conversione non è un atto automatico.
Queste sono normalmente le prove di una decisione seria a convertirsi:
- Concretezza: una conversione aerea non è una conversione, deve partire da cose molto reali e concrete.
- Costanza: senza il segno della costanza la conversione non è seria.
- Radicalità: una conversione che gioca con i compromessi non può chiamarsi conversione.
- Amore: la conversione deve essere una risposta di amore a Dio, deve scaturire dall’amore non dal timore.
- Con la forza di Cristo: la conversione deve poggiare sulla forza che viene da Cristo, non sulla nostra forza soltanto.
- Volontà di riparazione: se la conversione è seria il bisogno di riparare al male fatto è impellente.
La penitenza sacramentale
La penitenza, rientra tra «il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di soddisfazione». La parola “penitenza” deriva da poenam tenere, “darsi una pena”. In greco si usa: metànoia, cioè cambiamento, cambiare mentalità, che si ha quando si arriva alla consapevolezza di aver sbagliato e al desiderio di rimediare.
Viene detta anche “soddisfazione”, satis facere, cioè fare quello che bisogna fare. Il pentimento ci porta a riparare il male arrecato con i propri peccati, le proprie mancanze di carità.
La penitenza imposta dal sacerdote è una chiamata a riparare, attraverso la preghiera, il servizio agli altri, l’accoglienza paziente della croce quotidiana. La penitenza non è un pagamento per i nostri peccati, ma un modo per esprimere il nostro desiderio di convertirci e di collaborare con la grazia di Dio.
Di solito la penitenza, il più delle volte, è la preghiera ed ha un valore simbolico. Sta alla singola persona, accompagnata dal dispiacere dei peccati, completarla con opere di riparazione liberamente scelte.
La penitenza sacramentale, inoltre, aiuta a far crescere l’atteggiamento interiore di penitenza. La penitenza interiore implica il dolore e la repulsione per i peccati commessi, il fermo proposito di non peccare più in avvenire e la fiducia nell’aiuto di Dio.
Come prepararsi alla confessione
1. Trovare un momento di silenzio
La Confessione è uno dei momenti più importanti nella vita di un cristiano, è l’incontro personale con la misericordia di Dio, un’opportunità per liberarsi dal peso del peccato e ritrovare la pace interiore.
Prima di accostarsi alla Confessione, è fondamentale fare un sincero esame di coscienza. Questo significa raccogliersi in preghiera e chiedere allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e il nostro cuore.
Stimoliamo in noi il pentimento per aver offeso Dio che ci ama infinitamente e chiediamo a Dio la grazia di pentirci sinceramente, ricordando che la sua misericordia è più grande di qualsiasi peccato.
2. Fare l’esame di coscienza
L’esame di coscienza è un percorso che permette al fedele di comprendere quali peccati ha commesso e dovranno essere comunicati al sacerdote. Il confronto deve essere sincero e sereno, non un’ansiosa introspezione psicologica.
Ripensiamo alle nostre azioni, parole e pensieri, confrontandoli con i comandamenti di Dio e gli insegnamenti della Chiesa. Consideriamo anche il bene che avremmo potuto fare e che non abbiamo fatto.
Per iniziare, possono aiutare alcune domande preliminari:
- Quanto tempo è passato dall’ultima confessione?
- Da quanto tempo non ricevo l’Eucaristia?
- In passato ho mai nascosto volutamente qualche peccato mortale?
- Ho mai ricevuto la Comunione avendo sulla coscienza dei peccati mortali mai confessati?
Esame di coscienza secondo i comandamenti
Primo comandamento: Dio al primo posto
Il primo comandamento dice “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. Il cristiano dovrebbe interrogarsi su queste domande: Ho messo sempre Dio al primo posto tra i valori della vita? Credo in Dio Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo? Dedico abbastanza tempo alla preghiera?
Secondo comandamento: il nome di Dio
Il secondo comandamento recita “Non nominare il nome di Dio invano”. A tal proposito il fedele potrà porsi domande come: Ho bestemmiato? Ho fatto affermazioni false su Dio? Ho fatto voti o promesse a Dio che poi non ho mantenuto? Ho giurato il falso?
Terzo comandamento: santificare le feste
Il terzo comandamento dice “Ricordati di santificare le feste”. Il cristiano potrà interrogarsi su domande quali: Ho saltato la Santa Messa nella domenica oppure in occasione di altre feste di precetto? Durante la messa mi sono distratto, ho chiacchierato e ho disturbato gli altri? Ho ostacolato altre persone a me care a partecipare alla messa?
Quarto comandamento: famiglia e responsabilità
Il quarto comandamento ci ricorda di “Onorare il padre e la madre”. Prima della confessione, il fedele potrà domandarsi: Ho amato, ubbidito, rispettato e aiutato i miei genitori con ogni mia forza? Ho dedicato al coniuge e ai figli il mio tempo e l’attenzione che meritano?
Ho rispettato mia moglie o mio marito, anche e soprattutto davanti ai figli? Mi comporto come un bravo cittadino? Da genitore, mi impegno per fornire ai miei figli una buona educazione? Do ai miei figli un esempio di una vera vita cristiana?
Quinto comandamento: rispetto della vita
Il quinto comandamento dice “Non uccidere”. Nonostante il concetto estremo, il quinto comandamento può aiutare il fedele a interrogarsi su gesti gravi compiuti con o senza volontà.
- Rispetto la vita con l’assunzione moderata nel cibo, nell’alcol, nel fumo?
- Sono prudente alla guida, per non mettere in pericolo la mia vita e quella degli altri?
- Covo rancori?
- Mi sono arrabbiato con qualcuno?
- Ho fatto volontariamente qualcosa che abbia recato danno alla vita morale, fisica o spirituale del prossimo?
Sesto comandamento: castità e rispetto della persona
Il sesto comandamento ci ricorda di “Non commettere atti impuri”. Così il fedele può domandarsi: Mi sono abbandonato alla lussuria e a perversioni sessuali di qualunque genere? Ho commesso adulterio? Ho rapporti prematrimoniali?
Penso al partner come ad un oggetto di piacere? Ho letto o guardato riviste, libri, spettacoli osceni? Mi sono soffermato volontariamente in pensieri poco puliti?
Settimo comandamento: giustizia e beni
Il settimo comandamento dice “Non rubare”. In questo caso, le domande possono essere: Come datore di lavoro, pago il giusto stipendio ai dipendenti? E come lavoratore, lavoro lealmente in modo da meritare lo stipendio?
Ho sottratto oggetti o denaro di altri? In tal caso, sono riuscito a restituire ciò che ho sottratto impropriamente? Sono attaccato al denaro in modo eccessivo? Sono onesto nel mio lavoro, nel commercio e con i miei clienti?
Quello che possiedo l’ho guadagnato onestamente? Ho chiesto raccomandazioni per ottenere in cambio vantaggi e privilegi?
Ottavo comandamento: verità e reputazione
L’ottavo comandamento dice di “Non dire falsa testimonianza”. Cadere in questo peccato è molto facile. In preparazione alla confessione ci si deve interrogare in questo modo: Sono stato bugiardo, sleale e ingannevole con il prossimo? Ho espresso sospetti o giudizi avventati?
Ho parlato male degli altri? Con il mio silenzio colpevole ho coperto fatti delittuosi? Ho dato il cattivo esempio insegnando a mentire ai miei figli o ad altri?
Nono comandamento: purezza del cuore
Il nono comandamento ci ricorda di “Non desiderare la donna o l’uomo d’altri”. Ho custodito il pudore? Ho suscitato in altre persone desideri impuri con il mio comportamento e il modo di vestire? Ho guardato altre persone con malizia e desiderio?
Decimo comandamento: libertà dall’invidia
Infine, il decimo comandamento dice “Non desiderare la roba d’altri”. Il fedele deve porsi domande come: Sono invidioso di ciò che hanno gli altri? Mi lamento di quello che ho?
Esame delle disposizioni interiori
Per un esame più personale si possono considerare i mali della volontà debole, i mali nella capacità riflessiva e i mali nella capacità affettiva.
Pigrizia: qual è il dovere che trascuri di più? Qual è il rimprovero che ti fanno con più frequenza sul lavoro, a scuola o in casa? Hai un orario nell’alzarti alla mattina? Sai troncare una conversazione piacevole o uno spettacolo alla tv quando il dovere esige altro?
Gola: parli sovente del cibo? Ti lamenti con frequenza? Hai una regola nel mangiare e nel bere? Sai dire di no davanti a un cibo che non ti fa bene o che ti attira? Sei padrone della gola quanto ai dolci o all’alcool?
Sensualità: sai controllare i pensieri sensuali? Sei padrone dei tuoi occhi? Sai dire di no ad uno spettacolo sensuale? Sai trattenerti da ogni lettura sensuale? Comandi ai tuoi istinti? Partecipi a discorsi osceni?
Orgoglio: ti offendi con facilità? Se ti hanno offeso, conservi a lungo il rancore? Parli sovente di te stesso? Ti rinfacciano sovente che non ascolti nessuno? Che nessuno ti può correggere o comandare?
Menzogna: parli sovente senza controllo? Ti succede di mentire per salvarti o per fare bella figura? Dici cose false alle persone? Hai l’abitudine di parlare alle spalle del prossimo? Hai fatto danni gravi al prossimo con la tua lingua?
Leggerezza: giudichi gli altri con facilità? Ti succede di insultare? Di offendere il prossimo? Sai tacere quando devi tacere? Prendi decisioni impulsive?
Durezze: hai il cuore duro verso i tuoi genitori? Sei duro nelle parole? Sei sgarbato? Ringrazi per i sacrifici che fanno? Sai rispettare chi è debole? In casa trascuri qualcuno?
Antipatie e contese: classifichi facilmente le persone? Fai qualcosa per reagire alle antipatie? Fai delle ingiustizie verso certi compagni di scuola e di lavoro? Litighi con facilità? Cerchi di aver sempre ragione?
Pretese: ti succede di attenderti di essere riverito, consultato o lodato? Ti offendi con facilità? Sei sospettoso? Sei invidioso? Sai ridere dietro le tue pretese?
Doveri sociali: ti interessi dei poveri? Hai l’abitudine di dare una parte del tuo guadagno ai poveri? Hai l’abitudine allo spreco? Disprezzi il povero? Ti interessi dei malati? Fai qualcosa per gli emarginati?
Come confessarsi: concisa, concreta, chiara e completa
Questa frase di San Josèmaria Escriva ci può aiutare: “la Confessione deve essere concisa, concreta, chiara e completa”.
Confessione concisa
“Confessione concisa”, significa che non ci devono essere troppe parole. Bisogna dire solo le parole che servono, quelle che sono necessarie per dire con umiltà ciò che si è fatto o si è omesso.
L’abbondanza di parole denota, talvolta, il desiderio più o meno cosciente di sfuggire la sincerità diretta e piena; per evitare ciò, bisogna fare bene l’esame di coscienza.
Confessione concreta
“Confessione concreta”, significa che non ci devono essere divagazioni o un parlare generico. Il penitente deve precisare al confessore la sua condizione, il tempo trascorso dall’ultima confessione, le eventuali difficoltà della sua vita cristiana.
Il penitente deve dichiarare i propri peccati e le circostanze che aggravano le colpe perché il confessore possa giudicare, assolvere e curare.
Confessione chiara
“Confessione chiara”, significa mettere in grado il confessore di capire. Il penitente deve dichiarare la gravità precisa della colpa e mettere in evidenza la propria miseria con la modestia e la delicatezza dovute.
Confessione completa
“Confessione completa”, significa che la confessione deve essere integra. Il penitente non deve tralasciare nulla per falsa vergogna o per timore di fare una brutta figura davanti al confessore.
Dio perdona tutti i peccati che confessiamo e che ci ricordiamo. Tenerti qualcosa dentro vuol dire fare una confessione incompleta. Non vergognarti! Il sacerdote non ti giudica e non ti condanna ma ti guarda come farebbe Gesù, con amore.
Lo svolgimento della confessione
1. Accostarsi al sacerdote
È possibile accostarsi a questo sacramento durante gli orari di ricevimento del parroco. In alcuni momenti dell’anno, come Santi, Natale e Pasqua, vengono programmati degli orari appositi per le confessioni.
In casi eccezionali, il sacramento può svolgersi in qualunque luogo, anche se il luogo all’interno della casa del Signore è il confessionale. Il fedele sull’inginocchiatoio e il sacerdote davanti a lui o al suo fianco, lo ascolta e lo guida nel percorso di confessione.
2. Presentarsi e indicare il tempo dall’ultima confessione
Il penitente deve precisare al confessore la sua condizione, il tempo trascorso dall’ultima confessione, le eventuali difficoltà della sua vita cristiana.
Se è la prima volta, se è passato molto tempo o se non si sa come iniziare, è possibile dirlo con semplicità al sacerdote. Il compito del sacerdote è quello di aiutare il cristiano, fin dalle prime confessioni, a trovare la sicurezza di cui ha bisogno per gestire il colloquio nel modo giusto.
3. Confessare i peccati
La sincerità è essenziale: Dio conosce già i nostri peccati ma attraverso la confessione li riconosciamo davanti a Lui e alla Chiesa. Il penitente deve dichiarare i propri peccati e le circostanze che aggravano le colpe perché il confessore possa giudicare, assolvere e curare.
Non bisogna trasformare la confessione in un racconto dettagliato della propria vita o in una spiegazione delle colpe altrui. Non perdersi nei dettagli significa andare dritto a ciò che in te è disordine e piaga e alle responsabilità mancate.
4. Ascoltare il consiglio del sacerdote
La seconda convinzione riguarda la funzione del Sacramento della penitenza per colui che vi ricorre. Esso è, secondo la più antica tradizionale concezione, una specie di azione giudiziaria; ma questa si svolge presso un tribunale di misericordia, più che di stretta e rigorosa giustizia.
Il confessore ascolta, aiuta a riconoscere il male, incoraggia il cammino di conversione e assegna la penitenza sacramentale. Il sacerdote non ti giudica e non ti condanna ma ti guarda come farebbe Gesù, con amore.
5. Accettare la penitenza
Dopo che abbiamo confessato i peccati, il sacerdote ci incoraggia e ci esorta a camminare nella carità e ci assegna una penitenza, che può essere una preghiera, un’opera di carità o un gesto di riparazione.
La penitenza imposta dal sacerdote è una chiamata a riparare, attraverso la preghiera, il servizio agli altri, l’accoglienza paziente della croce quotidiana. Senza riparazione non c’è volontà seria di lotta e di distacco dal male.
6. Recitare l’atto di contrizione
Prima di ricevere l’assoluzione, recitiamo l’atto di dolore o un’altra preghiera che esprima il nostro pentimento e il proposito di rifuggire le occasioni prossime di peccato. Possiamo usare una formula tradizionale o esprimerci con parole nostre.
Il pentimento non è semplicemente rimorso, orgoglio ferito, ma è dispiacere sincero di aver offeso l’amore di Dio. La penitenza interiore si nutre della speranza nella misericordia divina.
7. Ricevere l’assoluzione
Poi, ascoltiamo con fede la voce del sacerdote che, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ci assolve dai peccati. In quel momento, siamo riconciliati con Dio e con la Chiesa.
Nel sacerdote è Cristo stesso che perdona, è Cristo che riconcilia. L’assoluzione sacramentale cancella il peccato, ma rimangono i disordini che il peccato ha causato.
8. Compiere la penitenza e ringraziare
Per concludere, il fedele riceve le preghiere da recitare in segno di penitenza e potrà ritenersi puro agli occhi di Dio e pronto per ricevere la comunione.
Dopo la Confessione, prendiamoci un momento per ringraziare Dio per il perdono ricevuto. Sperimentiamo la gioia di essere stati perdonati e rinnovati interiormente.
Che cosa dire in confessione
L’argomento fondamentale della confessione sono i peccati commessi: in confessionale chiediamo a Dio il suo perdono e la riconciliazione con lui, con noi stessi e con i fratelli.
Quando io chiedo perdono a qualcuno significa anche che sto riconoscendo che questa persona mi vuole bene e che confido nella possibilità che questo bene sia più grande del mio errore.
Quindi quando chiedo perdono riconosco tre cose: che tu mi vuoi bene, che io ho sbagliato e che mi fido del nostro legame. Questa operazione, questo cambio di prospettiva, è molto importante per la nostra vita di fede!
Confessio laudis
La confessione potrebbe essere fatta di tre parti, secondo una scansione che viene da sant’Agostino.
Confessio laudis è la confessione della lode: «riconosco ciò che hai fatto Tu per me». Significa riconoscere l’amore di Dio per me, i suoi doni, restituire a lui nel rendimento di grazie tutti i benefici che riceviamo e che ci tengono in vita.
Questo è il fondamento, il motivo principale per cui possiamo venire in confessione e chiedere perdono; dunque ringrazio il Signore per ciò che lui è per la mia vita e per ciò che lui fa nella mia vita.
Confessio vitae
Confessio vitae è la confessione della vita: «riconosco ciò che ho fatto io». Significa riconoscere le mie azioni, i miei gesti, le mie parole, le mie dimenticanze.
Qui ci potranno essere alcune cose buone da riconoscere e altre meno buone; ci saranno le nostre espressioni di amore verso Dio, verso me stesso e verso il prossimo, e le nostre espressioni di egoismo e di male.
Di tutto il bene che ho potuto compiere rendo grazie a Dio, perché ho potuto compierlo per grazia sua, e di tutto il male chiedo perdono.
Confessio fidei
Confessio fidei è la confessione della fede: «riconosco che il nostro legame è più forte di qualsiasi mia azione, che mi fido di Te, che so che possiamo camminare ancora insieme, che posso contare sulla tua misericordia».
Affido la mia vita e il mio cammino prossimo al Signore, stando certo del suo perdono e del suo desiderio grande di stare ancora e sempre con me. Gli chiedo aiuto per quelle situazioni e questioni che so che mi mettono alla prova, dove mi sento più fragile, dove devo ancora crescere e maturare nell’amore.
In sintesi, quindi, la mia confessione potrebbe essere strutturata così: “Grazie Signore perché…”, “Scusa Signore perché…”, “Per favore Signore…”.
Confessione e direzione spirituale
I contenuti espressi in una confessione e con la propria guida spirituale talvolta possono essere simili, sebbene il contesto sia molto diverso: la confessione è un sacramento, mentre la direzione spirituale è un colloquio di fede.
Con la guida spirituale, infatti, si ha un dialogo, in cui si parla tra uomini o donne della vita di fede. Nella confessione, invece, in qualche modo io mi rivolgo direttamente a Dio, gli presento appunto la mia confessione e ricevo da Lui, anche se tramite la mediazione di un ministro, perdono e forza per continuare il mio cammino.
Le difficoltà personali, le domande vocazionali e il discernimento possono richiedere un colloquio più ampio con una guida spirituale. La confessione rimane invece orientata alla confessione dei peccati, al pentimento, al proposito di cambiare, alla penitenza e all’assoluzione.
Le principali obiezioni alla confessione
“Ma io non faccio nulla di male!”
Questa è un’affermazione superficiale che significa che uno non ha voglia di guardarsi dentro. Chi cammina verso il Signore si sente bisognoso del Suo aiuto.
Si sente peccatore perché spesso non fa quello che dovrebbe fare o fa quello che non dovrebbe fare. Pensaci un po’ su aiutato da un serio esame di coscienza.
“Dio mi perdona già quando chiedo scusa da solo”
Certamente è Dio che perdona. Ma Gesù ha mandato i Suoi apostoli chiedendo loro di perdonare i peccati in nome Suo prima di salire al cielo: “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Il perdono passa attraverso gesti concreti. Il sacerdote è questo segno visibile che agisce nella persona di Cristo e rappresenta la comunità cristiana.
“Mi vergogno a dire certe cose al prete”
Dio perdona tutti i peccati che confessiamo e che ci ricordiamo. Tenerti qualcosa dentro vuol dire fare una confessione incompleta. Non vergognarti!
Il prete non potrà mai dire i tuoi peccati ad altri, perché c’è un segreto che mai può essere violato. Se non sei deciso alla sincerità è meglio che non ti confessi, sarebbe un danno per te!
“Non so cosa dire!”
Il mondo non è fatto da peccatori e non peccatori, ma da chi si lascia perdonare e chi no. Dobbiamo sentirci bisognosi di “per dono”, è un dono per noi!
Non saper cosa dire nasce spesso dal fatto che non si sono fissati sentieri da percorrere. Per tutti è importante guardarsi dentro, interrogarsi su cosa vuol dire essere uomini e cristiani.
“Tanto non cambia nulla, ormai lo so!”
Questo dipende da te e dal modo in cui tu ti prepari e la vivi. Non stupirti di ricadere negli stessi peccati, mica Dio ti chiede di fare peccati nuovi?
Il Sacramento è un aiuto per prendere sempre di più coscienza delle nostre fragilità sapendo che mai dobbiamo arrenderci. Combatti le battaglie della vita, non arrenderti.
La confessione come guarigione del cuore
La seconda convinzione riguarda la funzione terapeutica o medicinale del sacramento. Questo si ricollega al fatto che è frequente nel Vangelo la presentazione di Cristo come medico, mentre la Sua opera redentrice viene spesso chiamata, sin dall’antichità cristiana, «medicina salutis».
«Io voglio curare, non accusare», diceva sant’Agostino riferendosi all’esercizio della pastorale penitenziale, ed è grazie alla medicina della confessione che l’esperienza del peccato non degenera in disperazione.
Tribunale di misericordia o luogo di guarigione spirituale, sotto entrambi gli aspetti, il Sacramento esige una conoscenza dell’intimo del peccatore, per poterlo giudicare e assolvere, per curarlo e guarirlo.
Proprio per questo esso implica, da parte del penitente, l’accusa sincera e completa dei peccati, che ha pertanto una ragion d’essere non solo ispirata da fini ascetici, quale esercizio di umiltà e di mortificazione, ma inerente alla natura stessa del Sacramento.
Che cosa fare dopo la confessione
Non credere che ricevuto il sacramento con fede la lotta sia finita. La conversione non è un atto automatico.
Normalmente solo se preghi con metodo e costanza e in modo proporzionale ai tuoi problemi la tua conversione avrà la garanzia di serietà. Normalmente solo se saprai organizzare una valida difesa alla tua debolezza attraverso un programma di vita pratico, intelligente e concreto, la tua conversione starà in piedi e progredirà.
Non credere che la conversione sia un fatto chiuso, limitato nel tempo. Normalmente la conversione è solo l’inizio di un cammino nella fedeltà a Dio. Chi non è deciso a crescere nella sua conversione è destinato a regredire.
Non dire che fatto il sacramento con diligenza è tutto fatto. No, questo è magia. Non è tutto fatto ma comincia tutto. Comincia tutto ma con possibilità nuove, con mezzi nuovi più potenti di lotta.
Prevenire è importante come riparare: interroga nella preghiera Cristo sui mezzi più idonei per te per staccarti dal male e per essere costante nella lotta. Donati alla preghiera e alla carità con molto impegno.
Dai molto spazio prima, durante e dopo il sacramento alla lettura della Parola di Dio. Leggi e rileggi la passione del Signore. Scegli una parola di vita che sigilli il ricordo della riconciliazione avvenuta.
Forme quotidiane di penitenza
La penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l’elemosina, che esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri.
Accanto alla purificazione radicale operata dal Battesimo o dal martirio, essi indicano, come mezzo per ottenere il perdono dei peccati, gli sforzi compiuti per riconciliarsi con il prossimo, le lacrime di penitenza, la preoccupazione per la salvezza del prossimo, l’intercessione dei santi e la pratica della carità che «copre una moltitudine di peccati».
La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione, attraverso la sollecitudine per i poveri, l’esercizio e la difesa della giustizia e del diritto, attraverso la confessione delle colpe ai fratelli, la correzione fraterna, la revisione di vita, l’esame di coscienza, la direzione spirituale, l’accettazione delle sofferenze, la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia.
Prendere la propria croce, ogni giorno, e seguire Gesù è la via più sicura della penitenza. La conversione si sviluppa anche attraverso la preghiera, il servizio agli altri, l’accoglienza paziente della croce quotidiana e le opere di riparazione.
La confessione e l’Eucaristia
La confessione è un atto di estrema importanza per il fedele che si prepara a ricevere il Corpo del Signore. Prima della comunione infatti, il fedele deve essere libero da ogni peccato per accogliere il Corpo e il Sangue di Dio nel modo giusto.
Ecco perchè la confessione dei peccati e l’assoluzione con una semplice penitenza è il primo passo per avvicinarsi a Dio durante la messa. Eucaristia e Penitenza: la conversione e la penitenza quotidiane trovano la loro sorgente e il loro alimento nell’Eucaristia.
In essa è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio; per suo mezzo vengono nutriti e fortificati coloro che vivono della vita di Cristo. Essa «è come l’antidoto con cui essere liberati dalle colpe di ogni giorno e preservati dai peccati mortali».
Preghiera e atteggiamento prima della confessione
Prima di confessare i tuoi peccati, confessa un’altra cosa più importante. Confessa l’amore di Dio per te!
Mettiti con tenerezza di fronte al Padre e da sfogo alla riconoscenza: confessa la bontà di Dio per te, mettiti di fronte al suo amore con molta profondità. Se non ti riaccorgi del suo amore, da dove farai partire il tuo pentimento?
Confessa la tua fede nella potenza guaritrice di Cristo. Esprimi a Cristo la tua fede. Confessa la tua speranza nello Spirito Santo. Dichiara allo Spirito che speri in lui, che ti fidi di lui, che ti abbandoni a lui, che non avrai paura del dopo-confessione.
La lettura della Sacra Scrittura, la preghiera della liturgia delle Ore e del «Padre nostro», ogni atto sincero di culto o di pietà ravviva in noi lo spirito di conversione e di penitenza e contribuisce al perdono dei nostri peccati.
Immagini bibliche della misericordia
Gesù insegna la Misericordia di Dio nelle splendide parabole che troviamo nel Vangelo di Luca al capitolo 15. Il dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella parabola detta «del figlio prodigo», il cui centro è «il padre misericordioso».
Il fascino di una libertà illusoria, l’abbandono della casa paterna, la miseria estrema, la riflessione sui beni perduti, il pentimento e la decisione di dichiararsi colpevole davanti a suo padre, il cammino del ritorno e l’accoglienza generosa da parte del padre sono alcuni tratti propri del processo di conversione.
L’abito bello, l’anello e il banchetto di festa sono simboli della vita nuova, pura, dignitosa, piena di gioia che è la vita dell’uomo che ritorna a Dio e in seno alla sua famiglia, la Chiesa.
Tra i racconti più intriganti nell’Antico Testamento ci sono quelli dei peccati: Davide e i due vecchi con Susanna. Il popolo di Israele è in continuo stato di richiesta di perdono, come mostrano i Salmi, Geremia e Isaia.
Gesù perdona i peccati e per questo scandalizza molti. San Paolo ci parla del peccato, della grazia, di quella “spina nella carne” e di un “tesoro in vasi di creta”.
La confessione nei tempi penitenziali
Nella vita cristiana si è sviluppato nei primi secoli un cammino penitenziale pubblico, chiamato Quaresima, e uno privato, chiamato abitualmente Confessione, per ricordarci che sbagliamo e ci convertiamo sempre come singoli e come comunità.
I tempi e i giorni di penitenza nel corso dell’anno liturgico, il tempo della Quaresima e ogni venerdì in memoria della morte del Signore, sono momenti forti della pratica penitenziale della Chiesa.
Questi tempi sono particolarmente adatti per gli esercizi spirituali, le liturgie penitenziali, i pellegrinaggi in segno di penitenza, le privazioni volontarie come il digiuno e l’elemosina, la condivisione fraterna, le opere caritative e missionarie.
Le confessioni comunitarie e le assoluzioni generali sono possibili solo come mezzo straordinario, in caso di imminente pericolo di morte, in situazioni del tutto eccezionali e sempre di fronte al sacerdote.

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