La stola da missionario in Messico rappresenta il servizio pastorale, la disponibilità all’incontro e l’annuncio del Vangelo tra comunità diverse, comprese quelle più povere, indigene e lontane dai grandi centri abitati. Nel contesto ecclesiale, la stola è anche un segno liturgico legato al ministero sacerdotale e alla celebrazione dei sacramenti.
Nel corso di una Festa missionaria organizzata dal Centro missionario diocesano, la consegna della stola missionaria all’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta è stata presentata come augurio dell’inizio del suo ministero missionario nella diocesi leccese. Il gesto ha collegato il valore simbolico della stola alla responsabilità concreta di accompagnare le persone, creare occasioni d’incontro e sostenere le diverse realtà missionarie.
La consegna della stola missionaria
Si è tenuta ieri sera nel giardino di Villa Smaldone a San Cesario di Lecce, la prima Festa missionaria organizzata dal Centro missionario diocesano, diretto dal diacono Vinicio Russo. Tanti i momenti che hanno caratterizzato questa serata di festa, nata con l’intento di riunire le varie realtà missionarie della diocesi per celebrare, in un momento di convivialità, testimonianza preghiera e riflessione, la sinodalità missionaria.
Ad aprire la speciale serata di festa, animata dai canti in lingua del Coro missionario diocesano, la presentazione dei segni-simboli rappresentativi della mondialità: la croce, la Parola, il mappamondo, l’àncora e i cinque ceri che rappresentano i cinque continenti. Subito dopo, la catechesi tenuta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, che riflettendo sul brano tratto dagli Atti degli Apostoli (Atti 8,26-40) che ha per protagonisti Filippo e l’eunuco, ha indicato ai presenti importanti linee guida da tenere come capisaldi nel cammino missionario: “il missionario è colui che continua l'opera di Gesù, colui che deve fare esattamente quello che Gesù fa: mettersi accanto alle persone e aiutarle a scoprire il volto di Dio”.
Mons. Panzetta ha poi continuando tracciando un identikit del volto del missionario: “il missionario non è colui che aspetta, è colui che corre avanti. Proprio perché è inviato dallo Spirito, egli va avanti, genera l'occasione dell'incontro. È colui che, come in Risorto, corre avanti, nella speranza di incontrare l’altro. Non è il maestro che sta sulla cattedra a distanza, ma colui che si siede accanto per parlare del Signore, non è colui che indottrina ma è uno che suscita innanzitutto una domanda”.
Sempre basandosi sul brano di Luca, mons. Panzetta ha, infine, suscitato un’importante riflessione: “è quando il cristianesimo viene messo in discussione, nel momento della crisi, che si riaccende il dinamismo della missione. La vita spesso ci porta in diaspora e proprio le diaspore della vita, dolorose, faticose, ma feconde, diventano una grande occasione missionaria”.
Durante l’incontro, ancora uno spazio per le testimonianze per dare spazio ai volti della nostra diocesi che vivono un’esperienza missionaria all’estero, come quella di Padre Carlo Dei Lazzaretti, da sette anni missionario in Messico e del seminarista leccese Francesco Fugazzaro, dallo scorso giugno impegnato in missione in Perù.
E poi ancora la presentazione delle esperienze che verranno fatte nelle prossime settimane in Moldavia, Albania, in Benin e ad Assisi dai giovani, i volontari, i seminaristi e i sacerdoti che partiranno in missione in rappresentanza della diocesi. Proprio a loro, sono state destinate le coroncine missionarie benedette e consegnate dall’arcivescovo.
Prima del momento di convivio finale la consegna a mons. Panzetta della stola missionaria, come augurio dell’inizio del suo ministero missionario nella diocesi leccese. A conclusione della serata un momento di agape fraterno che ha suggellato la condivisione del gusto missionario, in pieno stile sinodale.

Il significato della stola nel servizio missionario
La stola missionaria si inserisce in una visione della missione fondata sulla prossimità, sull’ascolto e sulla disponibilità. Il missionario non è presentato come una figura distante, ma come colui che si mette accanto alle persone e le aiuta a scoprire il volto di Dio.
Il primo compito del missionario della misericordia è dunque “quello di essere disponibile a portare quella riconciliazione di Dio attraverso il sacro ministero della confessione”. Il secondo compito “quello di predicare la misericordia, di echeggiare l’esempio che ci ha dato Gesù nelle parabole della Pecorella Smarrita, della Moneta Persa e del Figliol Prodigo”.
Continua padre Landry che “la cosa importante è la conversione. Predicare il messaggio della conversione significa che il nostro bisogno di misericordia, il nostro bisogno di conversione, il nostro bisogno di pentirci, il nostro bisogno di aprirci a questo dono”. Il compito dei missionari della misericordia è essere sempre pronti.
“Il messaggio di papa Francesco è chiaro: non lasciare alcun peccato da parte, non fare che nessun peccato ti tenga distante dalla Chiesa. Non è importante ciò che hai fatto”.
La presenza missionaria in Messico
La missione cattolica in Messico comprende attività pastorali, educative e formative, oltre al servizio rivolto alle comunità indigene e alle persone che vivono in condizioni di povertà. Nel corso del tempo, diverse congregazioni e realtà missionarie hanno stabilito comunità, scuole, seminari e centri di formazione in varie regioni del Paese.
Fu il p. Juan Diaz a celebrare la prima messa sul territorio messicano nel 1518, ma fu la Vergine Maria, apparsa S. Juan Diego il 9 Dicembre 1531 ad aprire il cuore del popolo messicano all'evangelizzazione.
Ad una madre messicana venne l’idea di fondare a Mazatlán (Sin) un collegio cattolico. E il saveriano p. Ugo Cattenati, giunto in Messico nel 1951, la realizzò.
In quella prima scuola la figura e lo spirito del Fondatore dei Saveriani cominciarono ad essere conosciuti da centinaia di ragazzi. L'Instituto Cultural de Occidente - così fu chiamata la scuola - servì ad aprire la strada, quindici anni dopo, al Seminario di San Juan del Rio (Qro).
Alcuni anni dopo, un tempo di grazia toccò la sempre più numerosa famiglia saveriana: i primi giovani aspiranti missionari avevano raggiunto gli studi filosofici e teologici. La comunità teologica allora trovò sede a Guadalajara e divenne per parecchi anni il cuore della formazione dei Saveriani messicani.
Tra la spiritualità, il progetto di vita di San Guido Maria Conforti e i figli del popolo messicano nacque una profonda simpatia. Vennero le vocazioni.
E così furono aperte le case di Salamanca (Gto), Arandas (Jal), Torreón (Coah) e, in questi ultimi tempi, di Città del Messico. Le comunità furono tutte orientate alla preparazione di missionari per i non cristiani.
I Saveriani tuttavia non potevano rimanere sordi alle richieste delle comunità indigene lontane dai grandi centri abitati. Così si sono impegnati pure nel servizio pastorale di questi gruppi etnici legati ad antichissime culture locali a Santa Cruz e ad Acoyotla.
I Saveriani messicani sono oggi più di cento. Con la ricchezza della loro cultura hanno portato in Congregazione il vento della giovinezza.
Cronologia della presenza saveriana
| Data | Avvenimento |
|---|---|
| Maggio 1951 | Il primo Saveriano ad arrivare in Messico in vista di una fondazione fu il P. Cattenati Ugo. |
| 2 Settembre 1951 | Dà inizio a Mazatlan all’ICO, Istituto Cultural de Occidente. |
| Novembre 1952 | È raggiunto dai Pp. Vanzin e Ambrico. |
| 25 Gennaio 1961 | Arrivo del P. Scremin. |
| 25 Gennaio 1966 | Apertura della Scuola Apostolica di S. Juan del Rio. |
| Gennaio 1969 | Primo numero del Giornalino “Misioneros Xaverianos”. |
| 4 Settembre 1972 | Si apre a Guadalajara il primo Noviziato Saveriano. |
| 2 Settembre 1973 | Fanno la prima professione i primi Saveriani Messicani. |
| 27-29 Dicembre 1973 | Si decide l’apertura di un campo di missione in zona indigena. |
Case saveriane e missioni in Messico
La rete missionaria saveriana si è sviluppata attraverso istituti educativi, case di formazione, centri giovanili, parrocchie e missioni in aree indigene. Queste realtà hanno svolto funzioni differenti, ma tutte sono state collegate alla preparazione dei missionari e al servizio pastorale.
- Acoyotla: Municipio Tepehuacán de Guerrero, Hgo. (Diocesi di Huejutla). Missione di Acoyotla dal 17 ottobre 1985.
- Arandas: Jal. (Diocesi di San Juan de los Lagos), Calle Ma. Guadalupe Mora, 144: Scuola Apostolica, Secondaria e Preparatoria, dal 12 dicembre 1978. Centro Cultural Alteño, Collegio, dal 7 Settembre1988.
- Guadalajara: Jal. (Arcidiocesi di Guadalajara), Av. Juan Palomar y Arias, 694. (Benedizione della casa 29 Agosto 1973). Filosofia, dal 12 settembre 1971. Noviziato dal 4 Settembre 1972 al 13 Agosto 1978.
- Mazatlan: Sin. (Diocesi di Mazatlan), Calle Hugo Cattenati. Instituto Cultural de Occidente ICO, dal 2 Settembre 1951. Nel complesso attuale dal 1960.
- Messico D.F.: Teologia dal 26 Luglio 1992 al 25 Marzo 2000. Teologia Internazionale dal 25 Marzo 2000.
- Salamanca: Gto. (Diocesi di Morelia), Amado Nervo 101. Centro Giovanile Missionario, dal 26 Agosto1974 al 11 Agosto 1978. Postulato e Noviziato dal 11 Agosto 1978.
- Santa Cruz: Hgo. (Diocesi di Huejutla). Missione di Santa Cruz dal 29 Ottobre1974. Parrocchia dal 1976.
- San Juan del Rio: Qro. (Diocesi di Querétaro), Boulevard Hidalgo 156. Scuola Apostolica Secondaria e Preparatoria dal 25 Gennaio 1966.
- Torreón: Coah. (Diocesi di Torreón), Calle Guanajuato. Centro Giovanile Missionario dal 10 Settembre 1986.
- Zapopan: Jal. (Diocesi di Guadalajara), Circ. Medas 500, Fracc. Altamira. Casa Regionale, Procura e Centro Xavier dal 12 Settembre 1994.
Le nuove missioni e il servizio ai più poveri
I primi a calcare il suolo messicano per iniziare una nuova missione sono stati i coniugi missionari Salazar (matrimonio missionario MSP), con il loro lavoro e dedicazione hanno aperto la strada che ha permesso alle suore MSP di stabilire, in seguito, la loro comunità che adesso sta servendo i più poveri e bisognosi.
Le suore hanno fondato la loro casa nel 2017. Hanno trovato povertà e bisogno.
Senza mai dimenticare che la maggior povertà che hanno dovuto affrontare è quello di Dio, del quale i poveri hanno un grande desiderio; proprio per questo i missionari si sforzano per essere un Vangelo vivo in mezzo ai poveri.
Attualmente composta da 6 Suore che si dedicano ai seguenti apostolati: Missioni per la preparazione ai sacramenti (Confessione, Prima Comunione e Cresima), visite alle case e attenzione agli ammalati ed anziani, occupandosi anche di offrire loro il Santo Viatico.
Le Suore Oblate e il centenario della presenza missionaria
Le Suore Oblate del Santissimo Redentore hanno celebrato i 100 anni di presenza missionaria in Messico. Il 21 novembre 2022 la famiglia delle Oblate ha celebrato l’anniversario in grande stile, con una Messa e alcune attività festive.
È stato un esempio del lavoro svolto negli anni in cui le suore hanno camminato non solo con donne in situazione di prostituzione ma anche con benefattori e istituzioni che hanno arricchito il progetto e il carisma del Centro Madre Antonia.
Con affetto, hanno donato il loro tempo, fatica, risorse… e questo si rifletteva in ogni fiore che addobbava la parrocchia, affinché la festa quel giorno celebrasse davvero il cammino delle suore e dell’équipe centrale.
“È stata una bella esperienza” in cui le donne hanno condiviso la loro gioia con le suore e “come una bella famiglia si è divertita a ballare con sorrisi e rumore”, ricorda una delle suore che l’ha vissuta.
La celebrazione eucaristica
Come non poteva essere altrimenti, l’anniversario è stato celebrato con l’Eucaristia, nella parrocchia di Santo Tomás, presieduta dal Cardinale Primate del Messico, Carlos Aguiar Retes e dai suoi vescovi ausiliari, Carlos Enrique Samaniego e Salvador Méndez.
Inoltre, hanno concelebrato alcuni sacerdoti delle parrocchie del VII Decanato, tra gli altri, il Vicario episcopale, Federico Albatch, il coordinatore del decanato, padre Ro Gerardo Almeida e il parroco di Santo Tomás, Victoriano Martínez Navarro.
Abbiamo potuto godere della partecipazione di suore di comunità di diversi paesi: Guatemala, Repubblica Dominicana e Stati Uniti.
Anche le suore della comunità di Ciudad Juárez, benefattrici, ex alunne delle scuole di Guadalajara, Puebla e Tlalpan, luoghi dove c’erano comunità di suore Oblate, ci hanno onorato della loro compagnia.
Il servizio alle donne
Allo stesso modo, è stata significativa la presenza di donne accompagnate dal progetto di Città del Messico. Tanti auguri sono arrivati anche dalle comunità della provincia, dalla congregazione e dagli amici.
La comunità, insieme ai volontari, ai laici e all’équipe di lavoro del progetto “Casa Madre Antonia”, ha preparato con cura questo grato ricordo, per la presenza e i passi missionari delle suore in terra messicana.
L’Eucaristia e la festa sono state animate con la musica e coro dalla estudiantina La Salle. Da segnalare il gesto di solidarietà di fratel Pedro, mettendo a disposizione gratuitamente questo gruppo musicale.
Le suore che vivono nella comunità del Messico hanno detto: “è stata una giornata segnata dalla gratitudine al Dio della Vita che accompagna il cammino della Congregazione in questo Paese e guida, illumina e guida l’alba di nuove anniversari centenari, al servizio della missione, nelle terre messicane.”
Una figura missionaria tra Messico e Italia
Durante la storia della missione cattolica in Messico, alcuni sacerdoti italiani hanno svolto per molti anni incarichi pastorali, amministrativi e formativi nelle diocesi locali.
Comunichiamo la triste notizia della morte di mons. Pierino Pedrazzini, avvenuta in Messico, in Ospedale, dove egli era ricoverato da qualche giorno a causa del Covid-19.
Il funerale verrà celebrato in quella Nazione, dove verrà sepolta la salma di don Pierino. Lunedì 8 marzo alle ore 10.30 nella Chiesa Parrocchiale di Postino Mons. Vescovo presiederà la Messa esequiale.
Nato a Postino di Dovera il 1 settembre 1935, è stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1964. Molti sono stati gli incarichi, in buona parte come missionario.
- Parroco Nuestra Señora de Guadalupe, Netzahualcoyotl - MESSICO (dal nov.2009)
- Vicario Episc. per i Laici ed Economo Dioc. di Netzahualcoyotl (2004-2007)
- Amm. Parr. Parrocchia della Cattedrale di Netzahualcoyotl (1995-2006)
- Parroco Cristo Rey in Netzahualcoyotl, Colonia Raoul Romero (1994-2007)
- Vicario Generale ed Economo di Netzahualcoyotl (1990-2004)
- Vicario Episcopale di Netzahualcoyotl (Messico) (1986-1990)
- Parroco Nuestra Señora del Rosario de Talpa (Messico) (1981-1994)
- Missionario Texcoco (Messico) (1973-1980)
La missione come prossimità, ascolto e misericordia
I missionari della misericordia sono chiamati ad essere sempre a disposizione. Le diocesi possono chiamarli a portare il perdono, che per volontà del Papa sarà esteso anche a quattro dei cinque peccati generalmente riservati, alla Sede Apostolica.
Padre Roger Landry, di Fall River (Massacchussets), ha raccontato con ACI Stampa il lavoro particolare che è chiamato a fare come missionario della misericordia.
“Papa Francesco - dice - ha chiamato i preti ad essere prima di tutto missionari della misericordia, e quello è il compiere il lavoro che Gesù ha dato da fare agli apostoli, durante l’Ultima Cena, dicendo loro: ‘Come il padre ha mandato me, anche io mando voi’”.
“Ogni pastore, ogni vescovo che scrive a un missionario della misericordia ha una idea generale di come metterlo al lavoro”, dice.
La Chiesa è impegnata “in un Eterno compito di misericordia”; che coinvolge anche la sua missione.
Alle Nazioni unite, la Missione della Santa Sede prova a condividere con le nazioni del mondo la saggezza bimillenaria della Chiesa e la sua dottrina sociale. Questo è un atto di misericordia.
Quando ci preoccupiamo di quanti sono persi, o muoiono di fame, in tutto mondo, quando portiamo la loro voce di fronte alle nazioni del mondo, quello è un atto di misericordia.
Quando parliamo della cura sanitaria di cui la gente ha bisogno in tutto il mondo e dei vari disagi che proviamo a combattere, quella è parte di misericordia.
Quando predichiamo sui bisogni sociali della riconciliazione, non solo con Dio, ma con altri, quello è un atto di misericordia.
Ma a questa misericordia - conclude padre Landry - “non sono chiamati solo i cattolici, ma tutte le persone di buona volontà, inclusi i delegati alle Nazioni Unite, senza alcuna distinzione di religione.
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