La Cantina Abbazia in Piemonte prende il nome dall’antico monastero benedettino dedicato a San Gaudenzio, risalente al XII secolo e costruito sulle fondamenta di un tempio romano del IX secolo dedicato a Giove. Il complesso è oggi inglobato nella cantina stessa e si può visitare.
L’Abbazia intorno a cui è nata la nostra azienda rappresentò in epoca romanica uno dei fulcri principali della vita politica, commerciale, religiosa e culturale di quest'area del Piemonte, anche grazie alla posizione geografica strategica e al clima mite. All’interno si trovano i più antichi bassorilievi del Sud del Piemonte raffiguranti animali mitologici e rappresentazioni delle prime coltivazioni dell’uva Moscato.

Le origini dell’Abbazia e il legame con il territorio
Il nome della cantina proviene appunto dall’antico monastero benedettino, risalente al XII secolo, edificato sulle fondamenta di un tempio romano del IX secolo dedicato a Giove. Il complesso storico testimonia la continuità tra la presenza romana, la cultura monastica medievale e la tradizione vitivinicola del Piemonte.
La posizione geografica strategica e il clima mite contribuirono a fare dell’area uno dei centri più importanti della vita politica, commerciale, religiosa e culturale del Piemonte in epoca romanica. La coltivazione della vite si inserisce quindi in una storia territoriale molto più ampia, nella quale agricoltura, spiritualità e scambi commerciali si sono sviluppati insieme.
Le decorazioni conservate all’interno dell’antico complesso comprendono bassorilievi raffiguranti animali mitologici e rappresentazioni delle prime coltivazioni dell’uva Moscato. Queste testimonianze collegano direttamente la storia dell’Abbazia alla memoria della viticoltura locale.
La cantina e la continuità della famiglia Santero
Dopo molte generazioni la famiglia Santero è orgogliosa di possedere e gestire ancora oggi questa cantina, patrimonio di grande rilevanza storica e culturale. Nel corso degli anni nulla è cambiato: sempre la stessa immutata passione per il vino, l’amore per la natura, l’impagabile esperienza nella lavorazione delle uve, l’incommensurabile pazienza che parte dalla terra per arrivare alla tavola.
Conoscere l’uva passeggiando tra i filari, comunicare con la natura per comprendere fino in fondo l’essenza della materia prima, capire come ottenere il migliore risultato partendo dall’origine. After many generations the Santero family is proud to own and manage this winery stili so important for its historic and cultural significance.
Over the years, under the expert guidance of the headman, the new generation members have followed the old way for over a century, keeping the same passion, the same love for nature and for the vineyard. It is a price less experience which starts in the vineyards and ends into the bottle.
Our mission is obtaining the best results from our vineyards through a persona/ communication with nature, walking through the grapevines understanding their evolution day by day.
Il vino nelle abbazie e nei monasteri
Monasteri, abbazie, eremi e conventi: accanto al sapere religioso e culturale, nei territori del vino più importanti d’Italia, sono in molti a custodire anche un vigneto. Perché, “nei secoli” dei secoli, tra le loro possenti mura e negli antichi chiostri, per i frati-vignerons la produzione di vino è da sempre una questione di vita, spirituale, simbolo di unione tra la terra e il cielo, l’uomo e Dio, del sangue di Cristo e dell’Eucarestia, ma anche quotidiana, secondo la regola dell’ora et labora.
E se sono molti quelli in cui non si è mai smesso di coltivare la vite, contribuendo alla salvaguarda di tanti vitigni autoctoni che altrimenti sarebbero andati perduti, in altri si è riscoperto la produzione di vini di qualità più recentemente, come testimoniano i numerosi riconoscimenti di premi e guide.
Il nesso tra vino e religione è noto e antico, e in tal senso le produzioni con tradizione plurisecolare, come quelle delle abbazie e dei monasteri, ne costituiscono testimonianza e racconto espressivo.
Pluricitato nell’Antico Testamento, elemento santificatore e portatore di letizia nel culto ebraico, simbolo eucaristico in quello cattolico e primo “segno” di Gesù narrato nel Vangelo di Giovanni col miracolo moltiplicatore alle Nozze di Cana.
Il significato culturale e religioso del vino
«In tempi di eccessi salutisti e mode passeggere, dove si sollevano dibattiti e polemiche sugli ammonimenti da mettere in etichetta, vale la pena ricordare il significato culturale, storico e perfino religioso che il vino ha avuto e continua ad avere», è stata la presentazione di Ferraro.
«Il vino è espressione di socialità e di allegria perché “allieta il cuore dell’uomo”, dice la Bibbia. Tanto che anche Papa Francesco, discendente da una famiglia di agricoltori piemontesi, ha affermato che senza vino non c’è una festa e il suo predecessore Ratzinger si professava “umile servitore della vigna del Signore”.
Per raccontare questo ruolo simbolico abbiamo scelto le strutture religiose dove si fa vino, dai piccoli appezzamenti di conventi alle grandi strutture religiose. Daichi lo produce da secoli, all’inizio per autoconsumo poi anche con una forte presenza commerciale, a chi si è appena approcciato a questo mondo».
L’Abbazia piemontese nel contesto dei Vini d’Abbazia
Per raccontare il ruolo che, sin dal Medioevo, le istituzioni religiose hanno avuto nella storia del vino, nasce “Vini d’Abbazia”, il “concilio” che, dal 2 al 4 settembre, ne riunirà le etichette all’Abbazia di Fossanova a Priverno, il più antico esempio d’arte gotico-cistercense in Italia e il luogo in cui morì San Tommaso d’Aquino.
Fondata nel Duecento dai monaci cistercensi del Monastero di Citeaux in Francia, l’Abbazia di Fossanova rappresenta un punto di riferimento nella produzione dei blasonati vini di Borgogna.
Protagoniste dell’evento saranno le abbazie, i monasteri e i conventi dislocati su tutto il territorio italiano, selezionati in collaborazione con Slow Wine.
Dal Piemonte alle altre regioni italiane, la storia del vino d’abbazia mostra come la viticoltura sia stata custodita, tramandata e talvolta riscoperta all’interno di complessi religiosi di grande valore storico.
Le principali realtà vinicole monastiche italiane
Dall’Alto Adige, con le Abbazie di Novacella e Muri-Gries e con la Cantina Valle Isarco che cura i vigneti del Monastero di Sabiona, al Veneto, con l’Abbazia di Praglia e l’Abbazia di Busco; dal Friuli, con l’Abbazia di Rosazzo, i cui vigneti millenari sono affidati alla Cantina Livio Felluga, alla Toscana, con la Badia a Passignano, nelle cui storiche cantine si produce ancora vino grazie alla famiglia Antinori, e il Monastero dei Frati Bianchi di Fivizzano.
Dall’Umbria, con il legame tra vino e religione che sarà testimoniato da Arnaldo Caprai, con il produttore Marco Caprai che racconterà il Sagrantino dalle origini, legate a San Francesco, al successo internazionale di oggi, e dal Monastero di Bose, con le uve coltivate nelle terre del Monastero di San Masseo ai piedi di Assisi.
Dal Lazio, con i vini artigianali del Monastero delle suore Trappiste di Vitorchiano, l’Abbazia di Valvisciolo di Sermoneta e le Cantine della Strada del Vino di Latina e del territorio pontino, fino alla Campania, dove Feudi di San Gregorio ha voluto dedicare uno dei suoi vini più importanti all’Abbazia del Goleto.
L’Abbazia del Goleto, fondata nel 1133 a Sant’Angelo dei Lombardi, ha salvato nel Medioevo i vitigni autoctoni campani Greco di Tufo, Fiano e Aglianico. In Campania è presente anche l’Abbazia di Crapolla di Vico Equense.
Le degustazioni dedicate ai vini d’abbazia
Dal Monastero dei Santi Gervasio e Protasio a Novacella in Valle d’Isarco: i vini d’abbazia protagonisti di una originale degustazione al Vinitaly 2023 condotta dal giornalista Luciano Ferraro.
Ne ha offerto un assaggio al Vinitaly 2023 il Grand Tasting “Il santo bevitore: vini di abbazie e monasteri”, originale degustazione sui vini d’abbazia, guidata dal vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro.
La degustazione ha messo a confronto produzioni diverse per territorio, vitigno, stile e tradizione, mostrando come il vino possa conservare la memoria dei luoghi religiosi e delle comunità che li hanno abitati.
I vini delle Abbazie selezionati da Proposta Vini
Esempi di vini prodotti in contesti monastici
Monastero dei Santi Gervasio e Protasio
Monastero dei Santi Gervasio e Protasio - Abbazia, Prosecco Superiore Docg 2022 Etichetta frutto della collaborazione tra la Cantina La Vigna di Sarah, della giovane produttrice Sarah Dei Tos, e il Monastero Cistercense dei Santi Gervasio e Protasio, risalente al 1212 ed è oggi gestito dalla più giovane badessa d’Italia, Suor Aline Pereira.
Il vigneto di Glera si trova all’interno delle mura del monastero a Vittorio Veneto e anche la vendemmia ha un’aura sacrale; viene effettuata durante le notti di luna piena. Pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata con lieviti selezionati, affinamento e sosta sulle fecce nobili in acciaio per quattro mesi hanno luogo in una cantina che risale al 1700.
Un perlage fine e persistente schiude le tipiche note di fiori bianchi e pera cui si accompagna una scia minerale. Piacevolmente carezzevole al palato, sorretto da una buona sapidità.
Muri-Gries
Muri-Gries - Abtei Muri, Lagrein Riserva Alto Adige Doc 2018 La piccola Cantina-convento di Muri-Gries è stata fondata nel 1845 dai monaci arrivati a Bolzano dal centro svizzero di Muri.
I benedettini rilevarono un’attività vinicola vecchia di secoli dai canonici agostiniani e sono tutt’ora i proprietari della struttura, conosciuta per il Lagrein. Ancora oggi il vino si fa all’interno dell’antica cappella di quello che in origine era un castello e che conserva una torrione del XII secolo.
La Riserva Abtei Muri, Abtei significa Abbazia, nasce nel 1989 con la sterzata qualitativa della produzione frutto di una selezione massale. Le uve vengono da due vigneti nel quartiere storico di Gries-Moritzing, a 250 metri di altitudine su suoli alluvionali dove le argille incontrano il porfido quarzifero.
Il vino passa 14 mesi in botti piccole, nuove per il 50%. Aromi complessi di frutti di bosco maturi, ciliegia e mirtillo con note speziate di tabacco, cuoio, liquirizia. Un mix armonico di morbidezze e durezze al palato con una scia persistente e tannino cesellato.
Convento Santissima Annunciata Bellavista
Convento Santissima Annunciata Bellavista - Vigna Convento Ss. Annunciata, Curtefranca Bianco Doc 2017 Convento del 1449 sul Monte Orfano, nel margine sud-occidentale della Franciacorta con una vigna di Chardonnay di oltre 5 ettari le cui tracce risalgono all’inizio del XX secolo.
I religiosi dell’Ordine dei Servi di Maria hanno deciso di trasformare parte dell’edificio in una discreta struttura di accoglienza e di affidare le cure del vigneto a Vittorio Moretti, patron di Bellavista. Le due parcelle sono vendemmiate separatamente e danno vita in cantina a una piccola cuvée di vino fermo.
Chardonnay borgogneggiante corposo, morbido e burroso, vinificato e maturato in botti di rovere bianco. Ha profumi di cocco, ananas, zucchero a velo, vaniglia e un sorso ringiovanito dalla una caratteristica vena minerale e acida.
Abbazia Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore
Abbazia Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore - “1319” Toscana Igt 2019 Il monastero benedettino a Monte Oliveto è stato fondato agli inizi del XIV secolo dal nobile senese Giovanni Tolomei, poi divenuto San Bartolomeo Tolomei.
Di primaria importanza fin dalle origini, l’attività vitivinicola è testimoniata dalla cantina storica 1300 e da attestazioni documentarie del quattrocento. In alcune lettere ricevute da Francesco dei Malavolti monaco di Monte Oliveto si fa riferimento al vino Vermiglio prodotto dal Podere Le Piazze di Chiusure.
Agli inizi degli anni 2000 i monaci hanno rianimato gli impianti dedicandoli a Trebbiano, Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il primo dà vita a un bianco, un vino per la messa e due passiti di cui uno invecchiato 3 anni in caratelli.
Il blend delle uve rosse “1319”, battezzato dall’anno di fondazione e concepito per celebrare i 700 anni dell’abbazia, è affinato 6 mesi in botti di Rovere di Slavonia di 27 hl ed in tonneau francesi, poi altri 12 mesi in bottiglia.
Ha sentori di frutta rossa matura, vaniglia, tabacco e una certa “gravitas” monastica al palato dove il tannino, deciso ma smussato da una buona acidità, dona una struttura importante.
Abbazia di Novacella
Abbazia di Novacella - Praepositus, Alto Adige Valle Isarco Kerner Doc 2021 Quella dell’Abbazia di Novacella, in Valle d’Isarco, è una delle cantine più antiche del mondo, con un’attività che prosegue fin dalla sua fondazione nel 1142.
I canonici agostiniani hanno deputato la produzione del vino a dipendenti laici che si avvalgono da 60 anni della conferitura di uva anche di contadini della zona. I 26 ettari di proprietà vanno fondo valle, 600 metri sul livello del mare, si elevano su ripidi pendii fino a 900 metri.
I vini della linea Praepositus, “abate” in latino, sono dedicati ai 58 abati succedutisi negli 881 di attività della struttura. Il Kerner rappresenta la varietà più identitaria e importante di Novacella.
Vinificato e maturato in solo acciaio esprime decisi e raffinati sentori floreali e fruttati, su note di pesca, mela Golden e fiori di sambuco impreziosite da una certa mineralità. Fresco, pieno, equilibrato in bocca.
Abbazia di Praglia
Abbazia di Praglia - Claustrum, Fior d’Arancio Colli Euganei Passito Docg 2020 L’Abbazia di Praglia, il nome deriva dal toponimo Pratàlia o Pratàlea, località tenuta a prati, sorse tra la fine del secolo XI e l’inizio del XII, alle pendici settentrionali dei Colli Euganei.
La memoria di un interesse peculiare dei monaci benedettini per vigne e vini è custodita in documenti antichi di quasi mille anni. L’abbazia si circonda ancora oggi di circa 40 ettari tra collina e pianura, boschi e coltivo.
I 10 vitati si trovano tutti entro le antiche mura di cinta o adiacenti ad esse. Nei reimpianti effettuati nel 2005 si è privilegiata la scelta di tradizionali e storici vitigni del luogo, quali Garganega, Moscato giallo, Merlot, Raboso o Friularo.
Le uve di Moscato giallo per vengono fatte appassire nei chiostri fino a fine inverno. Il vino viene affinato in piccole botti di rovere per almeno 2 anni sotto le volte della cantina quattrocentesca.
Ha note di frutta candita, scorza d’agrume, miele di castagno e resina di pino. Il palato è gradevolmente dolce, sapido, speziato.
Consorzi e certificazioni della cantina
Nella ricerca continua della qualità dei prodotti la nostra azienda è socia nei due consorzi italiani più importanti nell’ambito della produzione degli spumanti: i consorzi del i’ASTI e del PROSECCO, ove, oltre alla promozione in tutto il mondo, svolgono un’attività di miglioramento delle caratteristiche produttive e di controllo della qualità.
A completamento del controllo della nostra filiera produttiva, abbiamo conseguito la certificazione da parte della Kiwa Cermet Italia il BRC FOOD CERTIFICATE ed il IFS FOOD CERTIFICATE, a garantire che tutti i nostri prodotti sono controllati durante tutto il processo produttivo.
| Ambito | Elemento indicato |
|---|---|
| Consorzi | i’ASTI e PROSECCO |
| Certificazioni | BRC FOOD CERTIFICATE e IFS FOOD CERTIFICATE |
| Controllo | Controllo durante tutto il processo produttivo |
La politica per la qualità
Operare affinché sia sempre garantita la soddisfazione del cliente attraverso una sensibilizzazione alle esigenze del cliente stesso, raffrontate alle procedure interne con continua formazione del personale.
Dotare la società di una struttura flessibile in grado di garantire un pronto adeguamento alle esigenze dei clienti. Affrontare il tema della qualità con rinnovato impegno sia dal punto di vista strategico che operativo, al fine di migliorare la qualità dei prodotti e servizi offerti e di rafforzare ed aumentare la penetrazione sul mercato.
Attuare in maniera sistematica opportune azioni finalizzate al miglioramento continuo del SGQ, mediante l’utilizzo degli strumenti operativi previsti nell’ambito del Sistema stesso, azioni correttive e preventive, verifiche ispettive interne, analisi dei dati, riesame del Sistema.
Agevolare la comunicazione Interna ed Esterna, nell’ottica del miglioramento continuo del SGQ che permette il mantenimento di elevati standard qualitativi dei prodotti e servizi offerti. Aumentare il livello di garanzia della qualità igienico-sanitaria delle produzioni.
Definire compiti e responsabilità per la gestione dei processi necessari per la realizzazione del prodotto e mantenere sotto controllo i processi necessari per la realizzazione del prodotto e la gestione del sistema.
Identificare ed applicare i principi essenziali d’igiene alimentare con particolare riferimento alle proprie attività e prodotti, e gestire e mantenere un sistema d’autocontrollo basato sul metodo HACCP.
Operare secondo quanto definito ai fini della garanzia della salubrità, qualità e legalità dei prodotti realizzati, della relativa tracciabilità e rintracciabilità assicurando la corrispondenza alle specifiche del prodotto finito.
Operare al fine di garantire un tempestivo ed efficace sistema di richiamo e ritiro dal mercato del prodotto non conforme.
Sviluppare nei fornitori una maggiore consapevolezza rispetto al mantenimento e miglioramento dei requisiti di salubrità, qualità e legalità dei prodotti forniti.
Sostenibilità, ambiente e sicurezza
Mantenere una duplice attenzione relativamente alla sostenibilità e alle problematiche ambientali: gestire il contesto ambientale dell’azienda nel rispetto della normativa vigente e approvvigionarsi da fornitori attenti alle problematiche ambientali, soprattutto nella gestione dei trattamenti fitosanitari.
Assicurare il mantenimento di idonee condizioni di salute e sicurezza per i propri addetti, garantendo la conformità del proprio ambiente di lavoro alle normative cogenti in materia di sicurezza del lavoro e fornendo e mantenendo in buone condizioni adeguati spazi per il ristoro e le pause di lavoro.
Assicurare il coinvolgimento e la soddisfazione di tutto il personale, favorendo un ambiente di lavoro ispirato al rispetto, alla correttezza e alla collaborazione.
Accrescimento e diffusione la cultura della sicurezza alimentare in azienda: diffondere al proprio personale i principi della sicurezza alimentare perché deve essere ben chiaro che: ognuno svolge compiti ed attività importanti che devono essere effettuati in conformità ai requisiti normativi vigenti ed alle richieste inoltrate dal cliente.
Ognuno deve impegnarsi a familiarizzare con il sistema di gestione per la Qualità e la Sicurezza Alimentare.