Il Buon Pastore è una delle immagini più antiche, profonde e riconoscibili dell’arte cristiana. La figura di Gesù che porta sulle spalle l’agnello smarrito esprime l’amore, la protezione e la salvezza offerte da Cristo a ogni persona, soprattutto a chi ha perso la propria strada o attraversa un momento di difficoltà.
La rappresentazione più celebre è la statua di Gesù Cristo Buon Pastore conservata nel Museo Pio Cristiano dei Musei Vaticani. Realizzata tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. in marmo bianco da un anonimo scultore romano, proviene dalla Catacomba di San Callisto a Roma ed è una delle immagini simboliche del Cristianesimo primitivo.

Il significato del Buon Pastore nel Vangelo
La raffigurazione di Gesù come “Il Buon Pastore” affonda le sue radici direttamente nelle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore» (Gv 10,11). Questa immagine incarna l’amore incondizionato, la cura e la protezione che Cristo dona all’umanità.
Egli va in cerca di chi si è smarrito, sostiene i deboli e guida la comunità. Il riferimento biblico comprende anche il Salmo 23, «Il Signore è il mio pastore», che richiama la fiducia nella guida divina e nella protezione di Dio.
Il tema è inoltre collegato alla parabola della pecorella smarrita:
«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.»
La pecora sulle spalle rappresenta la “pecora smarrita” della parabola evangelica. Simboleggia l’essere umano che ha perso la via o che si trova in un momento di crisi. Il fatto che Gesù la porti sulle spalle dimostra che Egli non abbandona nessuno, ma sostiene i più deboli e li riporta con amore all’interno della comunità.
La statua del Buon Pastore del Museo Pio Cristiano
La Statua di Gesù Cristo Buon Pastore è una scultura realizzata tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C., in marmo bianco, da un anonimo scultore romano, proveniente dalla Catacomba di San Callisto a Roma e attualmente conservata presso il Museo Pio Cristiano della Città del Vaticano.
La Statua del Buon Pastore è il reperto archeologico più celebre conservato nei Musei Vaticani ed è senz’altro una delle immagini simboliche del Cristianesimo primitivo. L’opera appartiene all’ambito romano e non ha un uso liturgico specifico.
| Caratteristica | Informazione |
|---|---|
| Soggetto | Gesù Cristo Buon Pastore |
| Datazione | Fine del III secolo - inizio del IV secolo |
| Materia e tecnica | Marmo bianco |
| Autore | Anonimo |
| Provenienza | Catacomba di San Callisto, Roma |
| Ubicazione | Museo Pio Cristiano, Musei Vaticani |
| Misure | h. 100 cm; l. 36 cm; p. 27 cm |
Un frammento di altorilievo trasformato in statua
La statua è in realtà un frammento d’altorilievo ed esempi simili permettono di ricostruire l’aspetto e la funzione originaria, quale elemento di un monumentale sarcofago, verosimilmente strigilato, secondo l’uso del tempo.
Il Buon Pastore non era in origine una statua, ma un “fragmento di bassorilievo”, la cui forma, in seguito all’intervento di restauro, “è stata ridotta a una buona figurina” a tutto tondo, alta circa un metro.
La statuetta del Museo Pio Cristiano è un riadattamento settecentesco di un frammento di sarcofago. La sua forma attuale è quindi il risultato di un intervento che ha trasformato una porzione di rilievo in una figura autonoma.
L’aspetto della figura
La scultura raffigura Gesù Cristo come un giovane pastore, imberbe, con i capelli che gli scivolano fluenti in lunghi riccioli a coprire le orecchie e la testa rivolta verso destra. L’immagine ideale di questa figura è poi completata da una tunica senza maniche e con una sporta indossata a tracolla.
Il giovane pastore è presentato mentre porta un agnello sulle spalle. Il volto “apollineo”, caratteristico della più antica iconografia di Cristo, contribuisce a rendere la figura una testimonianza significativa dell’evoluzione dell’immagine cristiana nei primi secoli.

Le origini dell’iconografia del pastore crioforo
Il tema del “pastore” è uno tra i più emblematici dell’arte cristiana antica. Quella del pastore “crioforo”, recante sulle spalle un ariete o un agnello, è un’iconografia che affonda le radici nell’arte classica, come rappresentazione di un fedele offerente e, più tardi, allegoria della “filantropia”.
Immagini di pastori criòfori, in greco “portatori di un ariete”, erano frequenti nelle espressioni artistiche dell’antichità greco-romana. Erano intese come personificazioni virtuose della bontà verso il genere umano.
L’iconografia del Buon Pastore era molto diffusa nell’arte classica, in scene genericamente pastorali, riferita a una molteplicità di temi positivi, fra i quali il più significativo era quello della filantropia, in latino humanitas.
Il dio Mercurio, infatti, ma anche l’eroe Ercole, conducevano pietosamente le anime dei defunti nell’aldilà, caricandosele sulle spalle come un pastore porta un agnello.
Dall’arte classica all’arte cristiana
L’immagine fu acquisita all’arte funeraria, tra i protagonisti delle scene bucoliche allusive alla beatitudine oltremondana e, infine, fu ereditata dai cristiani in rapporto alla figura di Cristo “Buon Pastore” (Gv 10,11) e alla parabola della pecorella smarrita (Mt 18,12-14; Lc 15,4-7).
I cristiani dei primi secoli trovarono del tutto naturale utilizzare queste stesse immagini per veicolare, attraverso di esse, un contenuto nuovo: la rivelazione di Gesù quale Buon Pastore, secondo le parole del Vangelo di Giovanni.
La statuetta del Museo Pio Cristiano, con lo splendido volto “apollineo” caratteristico della più antica iconografia di Cristo, è senza dubbio una testimonianza di quest’ultima evoluzione semantica.
La statua ha l’intento di rappresentare Gesù Cristo Buon Pastore, ma anche la vittima, quella che con il proprio sacrificio ha dato agli uomini la salvezza. Si tratta, tra l’altro, della prima raffigurazione di Gesù, forse ancora di età precedente a Costantino.
La storia museale della statua
La Statua di Gesù Cristo Buon Pastore fa parte di un gruppo d’opere acquisite per la liberalità di papa Clemente XIII, che le destinò alla collezione d’antichità cristiane contenute nel Museo Sacro o Cristiano della Biblioteca Apostolica Vaticana, fondato nel 1756 per volontà di papa Benedetto XIV, suo predecessore.
Tra queste opere vanno ricordati soprattutto una serie di sarcofagi cristiani dei primi secoli ornati da rilievi figurati, entrati nel Museo attraverso acquisizioni effettuate dallo scultore Giuseppe Angelini nel prospero mercato antiquario d’antichità cristiane a Roma, in seguito ai tanti ritrovamenti compiuti grazie agli scavi che venivano eseguiti fra il XVII e il XVIII secolo nelle catacombe.
Tutte le opere giunte al Museo furono opportunamente restaurate e integrate. Le fronti dei sarcofagi istoriati furono spesso distaccate dalle casse integre ritenute inservibili in quanto prive di rilievi, anche per permetterne l’affissione alle pareti alte del Museo.
In alcuni casi i restauri furono veri e propri rifacimenti, al punto da non distinguere più i tratti stilistici originari. Talvolta si trasformò persino l’aspetto dell’opera, travisandone l’originaria destinazione, come nel caso della celebre opera qui presentata.
L’intervento settecentesco
Per comprendere l’intervento di Giuseppe Angelini è necessario rileggere le parole da lui scritte in un rendiconto conservato presso l’Archivio Segreto Vaticano:
«Essendomi capitato un pezzo di fragmento di bassorilievo rappresentante la figura del Buon Pastore è stato da me ristaurato, ed essendo approvati li modelli si è eseguito il lavoro di marmo, quale è stata ridotta a una buona figurina di proporzione palmi 4½ e il tutto importa Scudi cento.»
Dalla lettura di questo documento si evince che il Buon Pastore non era in origine una statua, ma un “fragmento di bassorilievo”, la cui forma, in seguito all’intervento di restauro, “è stata ridotta a una buona figurina” a tutto tondo, alta circa un metro.
Nel 1854, con l’istituzione del Museo Pio Cristiano, per volontà di papa Pio IX, la statua di Gesù Cristo Buon Pastore, insieme con altri reperti archeologici e antichità cristiane, entrò a far parte delle raccolte di questo museo.
La diffusione del simbolo del Buon Pastore
L’immagine del Buon Pastore è diventata una delle rappresentazioni più diffuse di Cristo. La sua forza deriva dalla semplicità della scena: un pastore porta sulle spalle un animale fragile e smarrito, mostrando concretamente la cura verso chi ha bisogno di essere soccorso.
La figura comunica amore incondizionato, protezione dei deboli, salvezza degli smarriti e guida divina. Per questo motivo il Buon Pastore è presente nell’arte funeraria, nella scultura religiosa, nelle immagini domestiche e nelle opere destinate a cappelle e luoghi di preghiera.
L’immagine stilizzata di questa statua è stata scelta come logo della Conferenza Episcopale Italiana.
Elementi iconografici della rappresentazione
La raffigurazione tradizionale di Gesù Buon Pastore presenta alcuni elementi ricorrenti che permettono di riconoscerne immediatamente il significato:
- Gesù è raffigurato come un pastore premuroso, spesso con una veste semplice.
- Sulle spalle porta delicatamente la pecora o l’agnello smarrito e ritrovato.
- Nella mano tiene spesso il bastone da pastore, simbolo di guida, protezione e sostegno.
- Ai suoi piedi si stringono le altre pecore del gregge.
- Il gregge richiama la comunità raccolta intorno a Cristo.
- L’agnello sulle spalle richiama la pecora smarrita della parabola evangelica.
La composizione mette in evidenza un rapporto personale e concreto: Cristo non si limita a guidare il gregge nel suo insieme, ma si prende cura anche dell’animale che si è allontanato. Il gesto di portarlo sulle spalle rende visibile l’idea della salvezza come accoglienza, sostegno e ritorno alla comunità.
Statue moderne del Gesù Buon Pastore
Il soggetto del Buon Pastore continua a essere rappresentato in materiali e dimensioni differenti. Sono disponibili sculture in legno, gesso, vetroresina e altri materiali, destinate a interni, cappelle, nicchie sacre e ambienti domestici.
Sculture in legno
Le statue e le sculture in legno della Val Gardena, Ortisei Trentino Alto Adige, Italia, sono raffinati oggetti da collezione apprezzati in tutto il mondo. Le statue si distinguono per la naturalezza dei volti e per i costumi tradizionali riprodotti fedelmente in ogni dettaglio.
Ogni pezzo è rifinito e dipinto a mano, pertanto le foto possono differire in qualche particolare. La lavorazione artigianale tradizionale della Val Gardena è realizzata per garantire una straordinaria durata nel tempo attraverso le generazioni.
Una statua in legno del Buon Pastore può essere realizzata in resistente legno di acero montano dalla venatura fine per le dimensioni minori oppure in pregiato legno di tiglio di prima scelta per le sculture medie e grandi fino a 180 cm.
Le finiture possono comprendere la versione naturale, con legno non trattato, la versione brunita, sfumata e rifinita con mordente protettivo a cera, oppure la versione colorata, decorata a mano con raffinati colori a olio e preziosi dettagli in foglia d’oro sui bordi delle vesti.
| Caratteristica | Specifica |
|---|---|
| Materiale | Acero montano fino a 40 cm; legno di tiglio da 60 cm |
| Altezze disponibili | Da 12 cm a 180 cm |
| Finiture | Naturale, brunita o colorata a mano |
| Riferimento biblico | Vangelo di Giovanni, capitolo 10; Salmo 23 |
| Simbologia | Amore incondizionato, protezione dei deboli, salvezza degli smarriti, guida divina |
| Ambiente d’uso | Interni, altare domestico, soggiorno, camera da letto, cappelle, cameretta dei bambini e nicchie sacre |
Statue in gesso
La statua di Gesù Buon Pastore in gesso può essere finemente dipinta a mano. Una versione di 30 cm presenta una lavorazione interamente in gesso e una decorazione manuale.
Il gesso consente di realizzare con chiarezza i dettagli della veste, del volto, del bastone e del vello della pecora, mantenendo una dimensione adatta a piccoli spazi domestici o a una nicchia sacra.
Statue in vetroresina
La statua di Gesù Buon Pastore da 160 cm può essere realizzata in vetroresina. Il prodotto è consigliato per uso interno ed esterno.
La vetroresina permette di realizzare statue di grandi dimensioni, adatte a spazi più ampi e a contesti nei quali sia richiesta una figura facilmente visibile. La scelta del materiale e della finitura deve essere collegata all’ambiente di collocazione e alle condizioni di esposizione.
Quadretti e immagini di devozione
Il Buon Pastore può essere rappresentato anche in un quadretto ovale in legno arricchito con lamina oro e argento, con immagine stampata di Gesù Buon Pastore.
Un quadretto di questo tipo può avere dimensioni contenute, come 14,5 × 10,5 cm, ed essere lavorato a mano. La forma ovale e la presenza delle lamine decorative richiamano la tradizione delle immagini devozionali destinate a piccoli altari domestici, camere da letto e nicchie sacre.

Come collocare una statua del Buon Pastore
Le rappresentazioni del Buon Pastore possono essere collocate in un altare domestico, in soggiorno, in camera da letto, nelle cappelle, nella cameretta dei bambini e nelle nicchie sacre.
La scelta della posizione dipende dalle dimensioni della scultura, dalla delicatezza dei materiali e dal tipo di finitura. Una figura di piccole dimensioni può essere inserita in uno spazio raccolto, mentre una statua più grande richiede una collocazione stabile e adeguatamente protetta.
Il soggetto è adatto anche come elemento di conforto nei momenti difficili della vita, in caso di malattia oppure come immagine protettiva per la cameretta dei bambini.
Conservazione e pulizia delle statue in legno
Poiché la figura presenta dettagli delicati, come il bastone da pastore e la finitura dettagliata del vello della pecora, si consiglia di collocarla in un luogo sicuro.
Per proteggere il legno dalle crepe, evitare di posizionarla direttamente vicino a fonti di calore, come i termosifoni, o alla luce solare intensa. Per la pulizia è più che sufficiente un pennello morbido e asciutto.
La cura regolare deve essere delicata, soprattutto nel caso di statue colorate a mano, con dettagli in foglia d’oro o con parti sottili e sporgenti. Il bastone, le mani, le orecchie dell’agnello e i riccioli dei capelli possono richiedere particolare attenzione durante la movimentazione.
Il valore simbolico di una statua del Buon Pastore
Questa scultura in legno di Gesù come Buon Pastore, rifinita con cura artigianale, è molto più di un semplice oggetto decorativo: è una potente promessa visiva di protezione e fiducia.
Ispirata al confortante Salmo 23, emana una calma senza tempo. Si integra armoniosamente sia nei classici altari domestici sia nei soggiorni moderni, ricordando ogni giorno che siamo custoditi in tutti i nostri cammini e che non siamo mai soli.
Grazie al suo messaggio universale di protezione e sicurezza, questa figura è un regalo classico per quasi tutti i sacramenti e i traguardi spirituali: battesimo, prima comunione, cresima o confermazione.
Viene anche donata molto spesso come fonte di conforto nei momenti difficili della vita, in caso di malattia o come elemento protettivo per la cameretta dei bambini.