Focus storia: la Riforma di Lutero

La Riforma protestante fu un movimento di opposizione radicale alla Chiesa di Roma avviato nel sec. XVI dalla predicazione di Martin Lutero che comportò la rottura dell’unità religiosa dell’Europa cristiana. Il 31 ottobre 1517 il frate agostiniano Martin Lutero affiggeva le sue 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg, in Germania, dando così inizio alla Riforma protestante.

Dal punto di vista teologico luteranesimo e calvinismo rivendicavano un rapporto diretto del singolo con le Sacre Scritture (tradotte nelle lingue nazionali) negando la centralità della Chiesa e dei sacramenti. Sul piano politico molti principi tedeschi videro nell’adesione alla Riforma il mezzo per contrastare il disegno di centralizzazione statale dell’imperatore Carlo V.

Le origini della Riforma

Il ritorno ai principi evangelici

Durante il Trecento e il Quattrocento la Chiesa di Roma aveva acquisito potere politico e temporale, ma si era allontanata dai valori morali e religiosi che predicava. Per questo motivo nacquero movimenti che invocavano una riforma della Chiesa che la riportasse alla purezza e alla povertà delle origini.

In molti casi questi movimenti chiedevano la traduzione della Bibbia in volgare, in modo che potesse essere compresa da tutti e che consentisse ai fedeli una lettura diretta dei testi sacri. In Germania si diceva non a caso “Roma veduta, fede perduta” e Lutero ne ebbe la conferma visitando la città tra il 1511 e il 1512.

Lo scandalo delle indulgenze

Secondo la Chiesa, il papa poteva concedere ai fedeli il perdono per i loro peccati attraverso le lettere d’indulgenza. Queste lettere erano oggetto di compravendita: la Chiesa le vendeva, attraverso i propri incaricati, e i fedeli le acquistavano.

Per avere denaro, gli uomini di Chiesa praticavano l’indulgenza, cioè la riduzione del periodo da trascorrere in purgatorio per i peccati commessi. Nel 1517 papa Leone X, per raccogliere il denaro con cui costruire la cupola di San Pietro a Roma, favorì la raccolta di elemosine in cambio di indulgenze.

In Germania, l’arcivescovo Alberto di Brandeburgo offrì la vendita delle indulgenze ai banchieri per ottenere un prestito. Quando nel 1517 Leone X concesse l’indulgenza plenaria a tutti coloro che si pentivano e pagavano un obolo a San Pietro, in Sassonia un giovane monaco, Martin Lutero, si fece interprete della lotta contro lo scandalo delle indulgenze.

Nel 1517 lo slogan più diffuso in Germania era “appena una moneta gettata nella cassetta delle elemosine tintinna, un’anima se ne vola via dal Purgatorio” e i proventi delle indulgenze scorrevano a fiumi per le vie di Roma per finanziare la costruzione della basilica di San Pietro.

Quello spettacolo della fede ridotta a compravendita convinse Lutero ancora di più che “è meglio donare un centesimo al proprio prossimo che costruire a san Pietro una chiesa tutta d’oro; la prima cosa infatti è comandata da Dio, la seconda no”. Non si poteva comperare la salvezza che si riusciva a raggiungere solo con la fede, la grazia di Dio e la conoscenza.

Vendita delle indulgenze nel Cinquecento

Martin Lutero: formazione e crisi religiosa

Martin Lutero era nato in Sassonia nel 1483 ed era diventato monaco nell’ordine degli agostiniani. Ordinato sacerdote nel 1507, studiò teologia a Wittenberg, dove si laureò e cominciò l’insegnamento delle Sacre Scritture.

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben. Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza.

Nel 1505 Lutero diventa monaco, entrando nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt dopo essersi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e contro la volontà del padre, che lo aveva spinto a questo studio per assicurargli una buona carriera. Nel 1507 Martin Lutero è ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della teologia.

Nel 1512 Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg. Nel 1514 Lutero ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina (Stadtkirche).

Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni Lutero sviluppa le basi per la sua teologia.

Lutero era angosciato dal male, tremava di fronte alla grandezza di Dio ed era terrorizzato di non potersi liberare dal peccato. Lutero superò queste paure quando scoprì nel Vangelo che solo con la fede il cristiano poteva trovare la serenità.

Il giovane frate, infatti, era un animo tormentato, si interrogava su temi come la fede, il rapporto con Dio, la salvezza, il bene e il male. Si chiedeva con sempre maggiore ansia se papi e cardinali, che vivevano come satrapi, potessero annunciare la Parola di Dio alla massa dei credenti.

La dottrina della giustificazione

Per Lutero la sola possibilità di salvezza per il credente consisteva nella fede in Dio (principio della “sola fede”), l’unico a poter perdonare i peccati in nome del sacrificio di Cristo. La fede stessa era da ritenere non un merito dell’individuo, ma una grazia donata da Dio (principio della “sola grazia”).

Dunque, il credente non poteva fare altro che abbandonarsi alla misericordia di Dio. Fu questo il fondamento dottrinale della “giustificazione per fede” (giustificazione nel senso di rendere giusto).

La scoperta del Vangelo fu per lui il superamento del dramma interiore: pur temendo il giudizio, capì che l’uomo non era costretto a compiere opere per salvarsi, ma un cristiano poteva trovare la fine della sua angoscia solo con la fede nella misericordia di Dio.

Non servivano opere pie, devozioni, mortificazioni della carne e neppure il papa poteva rimettere i peccati. La salvezza nasce dalla predestinazione.

Le 95 tesi del 1517

La vendita delle indulgenze scandalizzò Lutero che nel 1517 pubblicò le 95 Tesi, cioè un documento in cui spiegava le sue idee e condannava la vendita delle indulgenze e le tasse imposte dalla Chiesa di Roma.

Il 31 ottobre 1517 Lutero rese pubbliche le sue idee in 95 tesi con le quali metteva in discussione e condannava la vendita di indulgenze. Secondo la tradizione Lutero affisse le tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, dando l’avvio con quel gesto alla Riforma protestante.

Si racconta che il 31 ottobre di quest’anno Lutero affiggesse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze. Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante.

Nella prima delle 95 tesi Lutero mette subito in chiaro il punto di vista dell’autore, affermando che tutta la vita dei fedeli deve essere segnata dalla penitenza. Poi passa all’attacco del papa, che non può “rimettere alcuna pena” (tesi 5) e meno che mai farlo per procurarsi denaro (tesi 50).

Solo Dio è in grado di cancellare le colpe (tesi 76) e chiunque si ritenga “sicuro della propria salvezza sulla base delle lettere d’indulgenza” deve essere condannato in eterno (tesi 32).

Il suo voleva essere un invito alla discussione teologica come si usava nelle università dell’epoca. Si sviluppò invece un incendio inatteso.

Martin Lutero e le 95 tesi a Wittenberg

La diffusione delle idee luterane

Le 95 tesi ebbero una diffusione velocissima grazie alla traduzione dal latino in tedesco e alla stampa, che le fece conoscere anche negli ambienti popolari. In pochi mesi le Tesi furono diffuse in tutta la Germania.

In Germania mancava un potere forte che fosse in grado di difendere gli interessi politici tedeschi contro l’abile politica di rafforzamento della monarchia papale perseguita da Roma. Anche per queste ragioni le opinioni di Lutero si propagarono in brevissimo tempo a macchia d’olio al di fuori degli ambienti conventuali e universitari.

Nel giro di pochi mesi le 95 tesi furono tradotte, stampate, diffuse anche tra i digiuni di latino. Insomma, c’era il clima politico e sociale giusto per attaccare Roma e soprattutto c’era un mezzo nuovo per diffondere le idee: la stampa.

La corte papale era presa dai maneggi per la successione al trono dell’anziano imperatore Massimiliano I d’Asburgo e la pratica Lutero venne presa in mano solo quando salì sul trono imperiale Carlo V d’Asburgo.

La dottrina luterana

La sola Scrittura

Lutero sostenne che il pontefice non poteva ritenersi superiore alle Sacre Scritture (la Bibbia) essendo la “sola Scrittura”, cioè la parola di Dio, l’unica vera guida per il credente e unica fonte di verità.

Il libero esame: il testo sacro, per Lutero, deve essere letto e interpretato dal fedele senza tramite esterno. Di conseguenza cadeva ogni mediazione del clero anche nella lettura e nell’interpretazione della Bibbia: ogni cristiano poteva entrare in contatto diretto con la parola di Dio senza le interpretazioni dei teologi e del clero.

Lutero stesso si impegnò a tradurre in tedesco la Bibbia affinché tutti potessero capirla. Il monaco restò nascosto per quasi 1 anno e tradusse la Bibbia in tedesco, in modo che tutti potessero leggerla.

Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg, dove poi Lutero tradurrà il Nuovo Testamento dal greco in tedesco. Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca.

Il sacerdozio universale

Inoltre affermò che tutti i fedeli erano sacerdoti in quanto battezzati e dunque non c’era alcuna distinzione fra laici e clero; si realizzava così il sacerdozio universale.

Il sacerdozio universale: la distinzione tra sacerdoti e laici non esisteva davanti a Dio: se i credenti sono sacerdoti di se stessi, anche i preti possono sposarsi.

La figura del sacerdote fu eliminata e venne introdotta quella dei pastori, cioè uomini uguali a tutti i cristiani, che organizzavano i riti religiosi, potevano sposarsi e avere figli.

I sacramenti

Lutero rivoluzionò anche la dottrina dei sacramenti. Due soli sacramenti erano da ritenere legittimi, perché istituiti da Gesù stesso: il battesimo e l’eucarestia.

Gli altri sacramenti previsti dalla Chiesa, non essendo fondati sulle Scritture, non erano più riconosciuti come tali. Lutero, inoltre, riconosce come sacramenti solo il battesimo e la comunione.

Tutto ciò ebbe ricadute politiche e religiose molto pesanti: le funzioni del clero non avevano più motivo di esistere; veniva posto sotto accusa il potere temporale del papa, al quale Lutero non riconosceva alcun diritto di interferire nelle questioni politiche.

La rottura con Roma

La condanna papale e la scomunica

La Chiesa in un primo momento sottovalutò la portata delle affermazioni di Lutero, ma nel 1520 minacciò la scomunica. Con la bolla Exsurge Domine il papa condannava al rogo gli scritti di Lutero e gli chiedeva di ritrattare le sue affermazioni.

Nel 1520 venne emanata una bolla contro il monaco ribelle che suonava già minacciosa: “Sorgi, Signore, e giudica la tua causa, un cinghiale ha invaso la tua vigna”, diceva l’incipit.

Papa Leone X giudicò eretiche le idee di Lutero, cioè contrarie alla fede e nel 1521 lo scomunicò, cioè lo escluse dalla Chiesa. Dopo il gesto di Lutero, il papa gli scrisse chiedendogli di ritrattare le sue idee.

Il 10 dicembre del 1520 nella piazza di Wittenberg, Lutero ratificò la sua rottura con Roma bruciando la bolla papale. Lutero, come risposta, bruciò pubblicamente la bolla papale.

La scomunica giunse a gennaio del 1521. Ma il monaco di Wittenberg aveva la protezione del principe di Sassonia Federico il Saggio che, pur non avendo abbracciato la dottrina luterana, voleva ribadire - sia nei confronti del papa sia dell’imperatore - che solo lui aveva potere su un suo suddito.

La dieta di Worms

Carlo V, nonostante il movimento luterano indebolisse la sua autorità nei territori dell’Impero, non voleva compromettere le sue relazioni con i principi tedeschi e assunse un atteggiamento prudente. Convocò Lutero alla dieta di Worms per essere ascoltato e giudicato da un tribunale imperiale.

L’imperatore Carlo V doveva arrestare Lutero e consegnarlo a Roma ma preferì convocare il monaco nella Dieta, cioè l’assemblea dei principi tedeschi, perché sperava di convincerlo ad abbandonare le proprie idee.

Lutero, munito di un salvacondotto che lo tutelava dall’arresto, si presentò e riaffermò le proprie dottrine, senza ritrattarle come gli veniva chiesto dalle autorità romane e dall’imperatore.

Di fronte alla richiesta dell’imperatore di ritrattare, Lutero rispose “Qui sto saldo. Non posso fare altrimenti”, segnando così una frattura definitiva nel cuore dell’Europa.

Di fronte a questo rifiuto, Carlo V, con l’editto di Worms (1521), mise Lutero al bando dall’Impero e autorizzò chiunque lo trovasse a fare giustizia. Ma Federico il Saggio, per proteggere il suo suddito, lo fece rapire e lo portò al sicuro nella fortezza della Wartburg.

25.5.1517 LUTERO DIETA DI WORMS

La Riforma tra spaccature e conflitti

Il malcontento verso la Chiesa di Roma

La ribellione religiosa di Martin Lutero faceva leva sui forti sentimenti nazionalistici e sul malcontento che da tempo si stava diffondendo in Germania contro la Chiesa di Roma.

Alcuni ambienti di credenti e intellettuali, religiosi e laici, reclamavano una Chiesa libera dalla mondanità e dal potere politico; i grandi signori feudali, preoccupati per il denaro che dalle loro terre prendeva la via di Roma, volevano accaparrarsi le terre di proprietà della Chiesa.

Il mondo contadino subiva lo sfruttamento congiunto dei signori feudali, grandi e piccoli, e della Chiesa attraverso l’imposizione di vari tributi; la bassa nobiltà, sempre più emarginata dalla realtà politica dell’Impero e ridotta quasi in povertà, trovava nell’attacco alla Chiesa l’occasione di una rivalsa economica.

Si era quindi creata una sorta di alleanza contro lo stesso nemico, che accomunava insieme forze sociali differenti e in conflitto tra loro, ma legate da un comune senso di appartenenza alla nazione germanica.

Questa situazione era motivo di forti instabilità e lasciava presagire esiti esplosivi. La Riforma, per la sua carica egualitaria e la sua spinta eversiva contro i poteri costituiti, divenne il canale e la giustificazione per movimenti di rivolta e opposizione.

La rivolta dei cavalieri

Entusiasti delle idee del movimento protestante, i primi a ribellarsi furono i cavalieri della piccola nobiltà, che volevano realizzare un rinnovamento in nome di un nascente sentimento nazionale, incentrato soprattutto sull’odio contro la Chiesa romana.

Quando però i cavalieri decisero di attaccare il potente arcivescovo di Treviri, grande elettore imperiale, i principi dell’alta nobiltà si coalizzarono e costrinsero i cavalieri nei loro castelli, obbligandoli alla resa (1523).

Nel 1521 la piccola nobiltà si ribellò con la rivolta dei cavalieri che fu sconfitta da principi e vescovi.

Müntzer e la rivolta dei contadini

Nel 1524 scoppiarono le ribellioni dei contadini che scossero la Germania da nord a sud. Le idee luterane ispirarono effettivamente alcune parole d’ordine dei contadini, anche se non possono esserne ritenute la causa diretta.

La guida di questo enorme movimento fu assunta da un predicatore, Thomas Müntzer, che propugnava cambiamenti radicali e l’instaurazione di un regno di uguaglianza e di collettivizzazione della proprietà.

I contadini elaborarono un programma comune chiedendo la riduzione delle tasse e delle corvées dovute ai signori, l’abolizione della servitù della gleba, la restituzione delle terre comuni espropriate, il diritto di eleggere il pastore della propria comunità.

Tra il 1524 e il 1525 ci fu la rivolta dei contadini, che riuscirono a conquistare alcune città guidati da Thomas Müntzer, il quale voleva realizzare un’alleanza fra contadini, minatori e operai.

Sotto la guida di Müntzer la rivolta prese una piega radicale. Quando i contadini cominciarono a distruggere i castelli e i monasteri, Lutero chiese aiuto ai principi.

La repressione del 1525

Di fronte a un tale pericolo, principi e signori (protestanti e cattolici) si unirono per reprimere la rivolta. I ribelli furono sconfitti a Frankenhausen nel maggio del 1525 e decine di migliaia di contadini vennero uccisi al pari dello stesso Müntzer.

Per il timore di essere indicato come il responsabile delle rivolte, Lutero intervenne in modo deciso incitando i principi a sterminare i contadini ribelli. Lutero scelse dunque di stare dalla parte dei nobili che di fatto costituivano gli alleati più sicuri in difesa della sua dottrina.

Furono oltre centomila i contadini massacrati nella repressione principesca e Müntzer fu torturato e poi decapitato. L’ordine sociale fu salvo anche se al prezzo di legare sempre di più la Riforma ai principi tedeschi, gli unici che però potevano proteggere Lutero e i suoi seguaci dalla reazione del papa e dell’imperatore.

L’anabattismo

Pochi anni dopo la ribellione dei contadini, la Germania fu teatro di nuove sollevazioni questa volta a opera del movimento radicale degli anabattisti.

Nel 1534 nella città di Münster, in Vestfalia, sotto la guida di Giovanni da Leida, gli anabattisti imposero il loro credo agli abitanti: chi non accettava il nuovo battesimo venne cacciato, cattolico o protestante.

Per circa un anno fu instaurato un regime popolare, negando la validità di ogni autorità terrena; vennero aboliti il denaro e la proprietà privata e fu adottata la poligamia.

Ma luterani e cattolici, uniti, nel 1535 assediarono e ripresero la città, tra orrendi massacri.

La nuova struttura della Chiesa luterana

Lutero capì presto che, dopo aver smantellato le strutture della Chiesa cattolica, occorreva creare nuovi organismi che dessero origine a delle istituzioni salde e che evitassero forme di protesta incontrollate.

Sul piano religioso i luterani presero delle decisioni importanti: venne abolita la figura del sacerdote come ministro del culto, sostituita dal pastore, non più obbligato al celibato e non più consacrato; la parrocchia restò la struttura di base nel territorio.

I beni ecclesiastici confiscati passarono nelle mani degli organismi statali, a cui spettò anche stabilire le norme in ambito ecclesiastico. Sul piano politico furono i principi a diventare i capi politici della Riforma, compiendo definitivamente l’alleanza fra il potere politico e la nuova fede.

Con la definitiva scissione dalla Chiesa cattolica era ormai nata la Chiesa protestante, sottoposta di fatto al potere laico a cui lo stesso Lutero aveva delegato la funzione di controllo e vigilanza sulla vita delle Chiese luterane.

Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale. Ma sono anche anni in cui Martin Lutero deve differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.

Carlo V e la divisione religiosa dell’Impero

Le dinamiche messe in moto dalla Riforma toccarono direttamente il potere imperiale. L’imperatore Carlo V era impegnato in quegli anni nella lotta contro il re di Francia e nello scontro con il sultano turco.

Il dilagare della Riforma aggiunse ulteriori motivi di preoccupazione per lui: il tentativo di dare stabilità politica all’Impero sarebbe stato impossibile senza una pacificazione.

Carlo V provò prima a far incontrare luterani e cattolici nella dieta di Spira del 1526, dove vennero abolite le disposizioni dell’editto di Worms. Ma una seconda dieta, nel 1529, stabilì il ritorno al cattolicesimo in tutti i territori imperiali.

A seguito di questa decisione i principi e le città luterane sollevarono una formale protesta presso l’imperatore e da allora cominciarono a essere chiamati “protestanti”.

Una successiva dieta si riunì ad Augusta nel 1530, con la partecipazione dello stesso Carlo V, che ordinò ai protestanti di abbandonare la propria dottrina.

La Lega di Smalcalda

I principi e le città protestanti si allearono nella Lega di Smalcalda (1531), che avrebbe dovuto difendere militarmente i suoi partecipanti da qualsiasi attacco.

Nel 1547 Carlo V, approfittando della pace sia sul fronte francese che su quello turco, mosse guerra alla Lega. Il successo ottenuto dalle truppe imperiali sui principi luterani nella battaglia di Mühlberg del 1547 sembrò un colpo decisivo per le sorti del protestantesimo.

Ma proprio questa vittoria mise in allarme i principi tedeschi di fronte all’eccessivo potere imperiale. Alcuni di loro quindi passarono al campo protestante associandosi alla Lega di Smalcalda, a cui poi diede il suo appoggio anche il cattolico re di Francia Enrico II (1552) per mettere in difficoltà Carlo V.

La pace di Augusta del 1555

Infine nel 1555 si raggiunse un’importante intesa: con la pace di Augusta i protestanti ottennero il riconoscimento giuridico di poter professare liberamente la loro fede.

Ma mentre i principi potevano liberamente decidere se aderire alla nuova fede o restare cattolici, i sudditi avrebbero dovuto seguire la scelta di fede del loro principe, secondo la formula cuius regio eius religio (“di chi è la regione, di lui sia la religione”).

La pace di Augusta provocò la divisione della Germania in Stati cattolici e protestanti. Sul piano politico questo provvedimento significò la definitiva affermazione del particolarismo tedesco e la sconfitta del modello universalistico imperiale.

DataEvento
1517Pubblicazione delle 95 tesi di Lutero a Wittenberg
1520Condanna degli scritti di Lutero e bruciatura della bolla papale
1521Scomunica di Lutero, dieta e editto di Worms
1524-1525Rivolta dei contadini guidata da Thomas Müntzer
1531Costituzione della Lega di Smalcalda
1547Battaglia di Mühlberg
1555Pace di Augusta

La Riforma in Europa

La Riforma conquistò spazi sempre più ampi in Europa. Nei paesi nordeuropei (come la Svezia, la Danimarca e la Norvegia) l’affermazione del luteranesimo avvenne grazie al potere politico che l’imponeva ai suoi sudditi, peraltro appropriandosi dei beni della Chiesa cattolica.

Anche l’Inghilterra entrò a far parte dell’area protestante per iniziativa del potere politico anche se, come vedremo, con forme sue proprie.

Zwingli e Calvino in Svizzera

Diversa fu l’esperienza in Svizzera. Qui lo schema luterano (che aveva posto la Chiesa protestante sotto il controllo politico) venne ribaltato: Zwingli e Calvino realizzarono a Zurigo e a Ginevra due repubbliche cittadine in cui era la Chiesa protestante ad avere la guida e il controllo delle istituzioni pubbliche.

Con Ulrich Zwingli ci sono differenze soprattutto sulla interpretazione della Santa Cena che spaccano il mondo evangelico. Infatti la Riforma si sviluppa in due correnti principali: luterani e riformati.

Calvinismo e Riforma cattolica

Dal punto di vista teologico luteranesimo e calvinismo rivendicavano un rapporto diretto del singolo con le Sacre Scritture (tradotte nelle lingue nazionali) negando la centralità della Chiesa e dei sacramenti.

La Chiesa cattolica, già colpita dallo Scisma d’Oriente, reagì a questa nuova minaccia prima con la scomunica dei principi riformati e poi con la convocazione di un grande Concilio: il Concilio di Trento (1545-63).

In questa sede non solo si riaffermarono i fondamenti teologici e disciplinari dell’ortodossia cattolica, ma si disciplinò anche la struttura ecclesiastica ponendo le basi per la riconquista delle nazioni passate al protestantesimo.

La Controriforma, detta anche Riforma Cattolica, definita durante il Concilio di Trento, avrebbe influenzato profondamente la cultura del tempo.

Martin Lutero negli anni maturi

Nel 1522 Martin Lutero ritorna a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali, come Andreas Carlostadio. Negli anni seguenti Lutero predica molto ed è occupato soprattutto dalla messa in pratica di quanto predica.

Nel 1525, ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli degli amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora. Per Lutero è un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos.

Certamente il matrimonio cambia la vita di Martin Lutero. Il monaco e riformatore diventa padre di famiglia: nascono sei figli.

Del resto Katharina von Bora è un grande sostegno per Martin Lutero che non è un tipo molto pratico: essa si occupa della casa e amministra il patrimonio.

Lutero è preso da una quantità di lavoro impressionante: la chiesa deve essere organizzata, problemi politici devono essere risolti e dispute teologiche devono essere affrontate. Ma l’impegno primario rimane sempre la predicazione, l’insegnamento e la cura d’anime.

Nel 1530 Lutero ispira la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo presentata alla dieta imperiale di Augusta.

Martin Lutero muore il 18 febbraio 1546. La sua attività aveva ormai dato origine a una nuova confessione: quella della Chiesa evangelica luterana.

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