Come ambientare un brano biblico nel suo contesto storico, culturale e letterario

Per ambientare correttamente un brano biblico bisogna considerare il contesto storico in cui è stato composto, l’ambiente socio-culturale dell’autore, le tradizioni e la letteratura a cui egli fa riferimento, il linguaggio dell’epoca e il genere letterario del testo. Solo dopo questo percorso è possibile comprendere con maggiore precisione il messaggio dell’autore biblico.

La Bibbia non va letta come un manuale di storia né interpretata sempre alla lettera. È un testo insieme divino e umano: parla, ispirato da Dio, delle realtà divine, ma usa linguaggi, forme letterarie, immagini e categorie culturali proprie di epoche lontane dal lettore moderno.

Perché è necessario conoscere il contesto biblico

Spesso sentiamo che la Bibbia dice la verità e molti si domandano come sia possibile, quando per esempio leggiamo nella Bibbia che il mondo è stato creato in sei giorni. Sembra che ci sia qualcosa che non va e per questo c'è bisogno di una spiegazione.

Per prima, cosa quando parliamo della Bibbia, non possiamo parlarne come di un manuale di storia. Molti sbagliano leggendo la Bibbia come se fosse un manuale di storia. Dobbiamo ricordare che l'autore biblico ha usato la storia come un mezzo, come uno strumento, per parlare di Dio.

Per questo noi diciamo che la Bibbia è la storia della salvezza. Non è la storia intesa nel senso che impariamo a scuola, ma è la storia della salvezza. Dunque è una interpretazione della storia biblica.

Nel passato gli ebrei trasmettevano la fede attraverso le storie, usavano la storia con uno strumento per spiegare in maniera più o meno concreta chi è questo Dio in cui crediamo. Leggendo queste storie nella Bibbia, noi possiamo intravedere la giustizia di Dio, la bontà di Dio, le conseguenze del peccato.

Non voglio dire che sono storie inventate, perché è un altro sbaglio, un altro estremismo di coloro che dicono che tutte queste storie sono state inventate. Non è vero. Se diciamo che la Bibbia dica la verità, pensiamo alla verità riguardo a Dio.

Non vogliamo dire che la Bibbia parli o contenga verità storiche o geografiche. No: spesso sbaglia parlando della geografia, ma non sbaglia quando parla di Dio.

Il testo biblico come parola divina in linguaggio umano

Un'altra cosa che bisogna sempre ricordare è che la Bibbia è un testo Divino e umano. L'autore biblico parla, ispirato da Dio, delle cose Divine, però usa un linguaggio umano ed il linguaggio cambia, cioè, il significato delle parole cambia.

La Pontificia Commissione Biblica vuole indicare le strade da percorrere per arrivare a un’interpretazione della Bibbia la più fedele possibile al suo carattere insieme umano e divino.

Il metodo storico-critico è il metodo indispensabile per lo studio scientifico del significato dei testi antichi. Poiché la Sacra Scrittura, in quanto «Parola di Dio in linguaggio umano», è stata composta da autori umani in tutte le sue parti e in tutte le sue fonti, la sua giusta comprensione non solo ammette come legittima, ma richiede, l’utilizzazione di questo metodo.

Come metodo analitico, esso studia il testo biblico allo stesso modo di qualsiasi altro testo dell’antichità e lo commenta in quanto linguaggio umano. Tuttavia permette all’esegeta, soprattutto nello studio critico della redazione dei testi, di meglio comprendere il contenuto della rivelazione divina.

Il primo passo: individuare il genere letterario

Quando leggiamo la Bibbia, dobbiamo sempre prendere in considerazione anche i generi letterari. Nella Bibbia troviamo racconti, testi legislativi, miti e c'è anche la poesia.

Non si può leggere tutto allo stesso modo e quelli che suggeriscono di leggere la Bibbia così come è scritta, sbagliano. Per cui bisogna guardare sempre prima quale genere letterario presenta il testo che vogliamo leggere e solo dopo possiamo interpretare il messaggio dell'autore biblico.

Basta forse un esempio banale: basta richiamare il Salmo 84 quando dice "Dio, nostro scudo". Dio non è uno scudo. Non si può leggere alla lettera una espressione che sta a significare che Dio ci difende: è una metafora.

La determinazione del genere letterario impedisce di confondere una metafora con un’affermazione materiale, una poesia con una cronaca, un racconto sapienziale con una descrizione scientifica o un testo legislativo con una narrazione storica.

Racconti, poesia, testi legislativi e miti

La presenza di racconti, testi legislativi, miti e poesia mostra che la Bibbia raccoglie forme diverse di comunicazione. Ognuna di esse possiede regole, immagini, intenzioni e modalità proprie.

Il lettore deve quindi chiedersi quale funzione svolga il testo: se narra un avvenimento, se celebra Dio, se trasmette una norma, se interpreta l’origine del mondo, se denuncia un’ingiustizia, se presenta una preghiera o se comunica un insegnamento attraverso un linguaggio simbolico.

La forma letteraria non è un elemento secondario, perché orienta il significato. Il testo non può essere compreso correttamente se viene separato dal modo in cui è stato costruito e dalla funzione che svolgeva nella comunità.

Il significato storico delle parole

Bisogna imparare bene il linguaggio e il significato del linguaggio dell'epoca, per comprendere bene il messaggio.

Un esempio è la parola "Kadosh" (קדוש), in ebraico, "santo". Oggi santo, chi è? Un uomo che è vicino a Dio, che prega molto, che ama tutti gli uomini, che è fedele a Dio, mentre nel passato "santo" significava "altro" o "diverso".

Dio, innanzitutto, è "diverso" dall'uomo e, "altro", perché vive in una realtà irraggiungibile per l'uomo.

Questo è molto importante da ricordare, se uno si domanda quale termine gli ebrei usavano e usano finora per esprimere il concetto della santità, così come noi la intendiamo nel mondo per esempio cristiano.

Il significato di “giusto”

C'è la parola "Tsadik", "Giusto". Qui bisogna fare un piccolo riferimento al concetto della giustizia, perché, da quello che mi ricordo del diritto canonico, la giustizia è un costante desiderio di rendere a ciascuno ciò che suo.

Non c'è un riferimento a Dio. Mentre per gli ebrei, "giusto" è colui che fa delle cose giuste davanti a Dio, cioè, colui che è fedele alla legge di Dio.

Allora ha uno sfondo religioso. Per questo leggiamo nel Vangelo di Matteo - che è stato scritto da un ebreo - che Giuseppe era giusto, cioè, era santo.

Il termine «giusto» non deve quindi essere interpretato soltanto secondo il significato moderno, giuridico o morale della parola. Nel contesto biblico esso può indicare la fedeltà a Dio e alla sua legge.

Il Sitz im Leben: il contesto vitale del brano

Bisogna anche ricordare dell'espressione usata per la prima volta da Herman Gungel: "Sitz Im Leben", cioè, "il contesto socio-culturale", il contesto storico in cui è stato scritto e composto il testo biblico.

Il Sitz im Leben comprende la situazione concreta nella quale un testo è nato, è stato trasmesso, è stato utilizzato e infine è stato messo per iscritto. Può trattarsi di un ambiente liturgico, giuridico, profetico, sapienziale, familiare, politico o comunitario.

Hermann Gunkel fece uscire il metodo dal ghetto della critica letteraria intesa in questo modo. Sebbene egli continuasse a considerare i libri del Pentateuco delle compilazioni, fermò la sua attenzione sulla tessitura particolare dei diversi brani, cercando di definire il genere di ciascuno (per es. “leggenda” o “inno”) e il loro ambiente di origine o Sitz im Leben (per es. situazione giuridica, liturgica, ecc.).

A questa ricerca dei generi letterari si collega lo «studio critico delle forme» (Formgeschichte) inaugurata nell’esegesi dei sinottici da Martin Dibelius e Rudolf Bultmann.

Domande per ricostruire il contesto vitale

  • In quale ambiente sociale, religioso o politico è nato il testo?
  • Quale situazione concreta ha motivato la sua composizione o trasmissione?
  • Chi parlava e a chi era rivolto il messaggio?
  • Il testo veniva usato nella liturgia, nell’insegnamento, nel culto, nella vita giuridica o nella predicazione?
  • Quali problemi della comunità possono spiegare la scelta di determinati temi?

Queste domande aiutano a distinguere il significato originario del testo dalle interpretazioni nate in epoche successive.

Il contesto storico

La Bibbia, soprattutto L'Antico Testamento, spesso fa riferimenti storici, lo fanno soprattutto i profeti. Basta richiamare Isaia che per esempio suggerisce al Re Acaz di non fare l'alleanza con la Siria.

Possiamo trovare molti riferimenti storici, ma anche all'ambiente in cui l'autore biblico ha vissuto.

Per comprendere un testo profetico, ad esempio, non è sufficiente leggere soltanto le parole dell’oracolo. È necessario conoscere la crisi politica, le alleanze, i conflitti, le paure collettive e le decisioni dei governanti alle quali il profeta fa riferimento.

Il contesto storico non serve a ridurre il testo a una semplice cronaca. Serve piuttosto a comprendere perché determinate parole siano state pronunciate, quali destinatari avessero, quale situazione intendessero interpretare e quale risposta volessero suscitare.

Il contesto politico e sociale

Le diverse tappe della produzione dei testi biblici si sono rivolte a diverse categorie di ascoltatori o di lettori, che si trovavano in situazioni spazio-temporali differenti.

Un testo rivolto a una comunità minacciata dalla guerra non può essere letto nello stesso modo di un testo nato in un periodo di pace; una parola rivolta agli esuli non può essere separata dall’esperienza dell’esilio; una norma destinata a una comunità antica non può essere applicata senza considerare la situazione nella quale è stata formulata.

Il lettore deve quindi identificare, per quanto possibile, il periodo storico, le istituzioni, i rapporti sociali, la condizione religiosa della comunità e le tensioni che fanno da sfondo al brano.

Il contesto culturale e religioso

Questo ambiente è stato anche segnato da certe tradizioni, da una certa letteratura a cui l'autore biblico fa riferimento.

La cultura biblica non si è sviluppata in isolamento. Gli autori biblici hanno vissuto in ambienti attraversati da tradizioni, racconti, immagini religiose, forme poetiche, istituzioni e concezioni del mondo condivise con altri popoli.

Basta pensare adesso al libro della Genesi che è chiaro che si riferisse alla famosa Enuma Elish, Atrahasis, Gilgamesh e così via.

Il confronto con queste opere permette di riconoscere somiglianze e differenze. Un testo biblico può utilizzare immagini conosciute nel mondo antico, ma attribuire loro un significato diverso e inserirle in una visione teologica propria.

La conoscenza dell’ambiente culturale non significa affermare che il testo biblico sia una semplice copia di altre opere. Significa comprendere meglio il linguaggio condiviso e il modo originale nel quale l’autore lo rielabora.

Tradizioni e letteratura dell’ambiente antico

La tradizione neotestamentaria ha avuto la sua origine e ha preso la sua forma nella comunità cristiana, o Chiesa primitiva, passando dalla predicazione di Gesù stesso alla predicazione che proclama che Gesù è il Cristo.

Per i testi dell’Antico Testamento, il riferimento alle tradizioni dell’antico Vicino Oriente aiuta a collocare i racconti della creazione, del diluvio, delle genealogie, della regalità, della legge e della sapienza entro il mondo culturale nel quale furono trasmessi.

Per i testi del Nuovo Testamento, bisogna considerare l’ambiente ebraico, il mondo greco-romano, la predicazione cristiana primitiva, la liturgia e le comunità alle quali gli evangelisti e gli apostoli si rivolgevano.

Il metodo storico-critico

Il metodo storico-critico è un metodo storico, non soltanto perché si applica a testi antichi, nel nostro caso a quelli della Bibbia, e ne studia la portata storica, ma anche e soprattutto perché cerca di chiarire i processi storici di produzione dei testi biblici, processi diacronici talvolta complicati e di lunga durata.

Si tratta di un metodo critico, perché opera con l’aiuto di criteri scientifici il più possibile obiettivi in ciascuna delle sue tappe (dalla critica testuale allo studio critico della redazione), in modo da rendere accessibile al lettore moderno il significato dei testi biblici, spesso difficile da cogliere.

Le principali fasi del metodo

  1. Critica testuale: esamina le varianti presenti nei manoscritti per stabilire, per quanto possibile, il testo più attendibile.
  2. Critica letteraria: studia la composizione del testo, le ripetizioni, le divergenze, i cambiamenti di stile e le eventuali fonti.
  3. Critica delle forme: individua i generi letterari e la situazione vitale nella quale i singoli brani sono nati e sono stati utilizzati.
  4. Critica della redazione: analizza il lavoro dell’autore o del redattore finale, la struttura complessiva e gli orientamenti teologici.

Con l’utilizzazione di quest’ultimo metodo la serie delle diverse tappe del metodo storico-critico è diventata più completa: dalla critica testuale si passa a una critica letteraria che scompone (ricerca delle fonti), poi a uno studio critico delle forme e infine a un’analisi della redazione, che è attenta al testo nella sua composizione.

Così è diventata possibile una comprensione più chiara dell’intenzione degli autori e redattori della Bibbia, come pure del messaggio da essi rivolto ai primi destinatari.

Il metodo storico-critico ha acquistato perciò un importanza di primo piano.

Diacronia e sincronia

Il metodo storico-critico è particolarmente attento all’evoluzione storica dei testi o delle tradizioni nel corso del tempo-diacronia.

Esso si trova attualmente in concorrenza, in certi ambienti, con i metodi che insistono su una comprensione sincronica dei testi, sia che si tratti della loro lingua, della loro composizione, della loro trama narrativa o del loro sforzo di persuasione.

L’approccio diacronico studia il processo attraverso il quale il testo si è formato. L’approccio sincronico osserva invece il testo nella sua forma attuale, considerando il modo in cui le sue parti sono organizzate e il messaggio che producono nella composizione finale.

Le due prospettive possono essere messe in relazione: conoscere la storia della formazione del testo non elimina la necessità di leggerne la struttura finale, e osservare la forma finale non rende inutile la ricerca delle sue origini.

L’autore, i destinatari e la redazione finale

Per comprendere il messaggio dell'autore biblico bisogna conoscere bene l'autore, l'ambiente socio-culturale, il contesto storico, la letteratura a cui si riferiva e solo alla fine possiamo comprendere bene il messaggio dell'autore.

L’identificazione dell’autore non riguarda soltanto il nome attribuito tradizionalmente a un libro. Occorre considerare il suo ambiente, la sua formazione, la sua posizione nella comunità, le sue intenzioni e il modo nel quale organizza il materiale ricevuto.

È altrettanto importante conoscere i destinatari. Un testo può essere rivolto a una comunità perseguitata, a credenti incerti, a persone coinvolte in conflitti interni, a responsabili della comunità, a un popolo in esilio o a lettori già familiari con determinate tradizioni.

La redazione finale merita particolare attenzione, perché il redattore non è necessariamente un semplice compilatore. La scelta dei materiali, il loro ordine, le aggiunte, le omissioni, le ripetizioni e i collegamenti possono rivelare una precisa intenzione teologica.

La composizione del Pentateuco e dei Vangeli

La critica letteraria si identificò a lungo con lo sforzo per discernere le varie fonti dei testi. Si sviluppò così, nel XIX secolo, l’ipotesi “documentaria”, che cercava di spiegare la redazione del Pentateuco.

In esso sarebbero stati fusi quattro documenti in parte paralleli tra loro: lo yahvista (J), l’elohista (E), il deuteronomista (D) e il sacerdotale (P: dal tedesco “Priester”); di quest’ultimo si sarebbe servito il redattore finale per strutturare l’insieme.

In modo analogo, per spiegare al tempo stesso le convergenze e le divergenze constatate tra i tre vangeli sinottici, si è fatto ricorso all’ipotesi delle “due fonti”, secondo la quale i vangeli di Matteo e di Luca sarebbero stati composti a partire da due fonti principali: il vangelo di Marco, da una parte, e, dall’altra, una raccolta di parole di Gesù (chiamata Q, dal tedesco Quelle, “fonte”).

Quanto alla sostanza, queste due ipotesi sono ancora correnti nell’esegesi scientifica, anche se oggetto di contestazioni.

Queste ipotesi non autorizzano a trascurare il testo nella sua forma attuale. Nel desiderio di stabilire la cronologia dei testi biblici, questo genere di critica letteraria si limitava a un lavoro di ritaglio e d’analisi per distinguere le diverse fonti e non accordava una sufficiente attenzione alla struttura finale del testo biblico e al messaggio che esso esprime nel suo stato attuale.

Il rischio di una lettura precritica o puramente soggettiva

L’interpretazione dei testi biblici continua a suscitare ai nostri giorni un vivo interesse provocando vivaci discussioni, che, in questi ultimi anni, hanno anche assunto dimensioni nuove.

Il problema dell’interpretazione della Bibbia non è un’invenzione moderna, come talvolta si vorrebbe far credere. La Bibbia stessa attesta che la sua interpretazione presenta varie difficoltà.

Accanto a testi limpidi contiene passi oscuri. Leggendo certi passi di Geremia, Daniele s’interrogava a lungo sul loro significato (Dn 9, 2).

Secondo gli Atti degli Apostoli, un etiope del I secolo si trovava nella stessa situazione a proposito di un passo del libro di Isaia (Is 53 7-8), riconoscendo di aver bisogno di un interprete (At 8, 30-35).

La seconda lettera di Pietro dichiara che «nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione» (2Pt 1, 20) e osserva, d’altra parte, che le lettere dell’apostolo Paolo contengono «alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina» (2Pt 3, 16).

Il problema è perciò antico, ma col passar del tempo si è accentuato: venti o trenta secoli separano ormai il lettore dai fatti e detti riferiti nella Bibbia, e questo non manca di sollevare varie difficoltà.

Non basta dire che lo Spirito Santo mi illuminerà, perché lo Spirito Santo anche richiede uno sforzo intellettuale, per possiamo essere ben preparati: questa è la parte che noi dobbiamo fare per comprendere bene il messaggio biblico.

Limiti della lettura guidata soltanto dall’impressione personale

Alla paziente fatica dell’esegesi scientifica si ritiene necessario sostituire approcci più semplici, come l’una o l’altra delle pratiche di lettura sincronica, ritenuta sufficiente, o addirittura, rinunciando a ogni tipo di studio, si raccomanda una lettura della Bibbia cosiddetta “spirituale”, intendendo con essa una lettura guidata unicamente dall’ispirazione personale soggettiva e destinata a nutrire tale ispirazione.

Alcuni cercano nella Bibbia soprattutto il Cristo della loro personale concezione e la soddisfazione della loro religiosità spontanea. Altri pretendono di trovarvi risposte dirette a ogni tipo di domanda, personale o collettiva.

Numerose sono le sette che propongono come vera soltanto un’interpretazione, di cui affermano di aver avuto la rivelazione.

La lettura spirituale può nutrire la fede, ma non può sostituire la conoscenza del testo, del linguaggio, del genere letterario e del contesto storico-culturale.

Un percorso pratico in dieci domande

Per ambientare un brano biblico in modo ordinato, il lettore può seguire una sequenza di domande. Il percorso permette di passare dall’osservazione del testo alla comprensione del suo messaggio.

  1. Qual è il testo? Occorre stabilire con precisione il brano da leggere e considerarlo all’interno dell’unità letteraria alla quale appartiene.
  2. Qual è il genere letterario? Bisogna chiedersi se si tratta di un racconto, di una poesia, di una preghiera, di una legge, di una profezia, di una sapienza, di una parabola o di un altro genere.
  3. Quali sono le parole decisive? È necessario individuare termini che possono avere un significato diverso da quello attuale.
  4. Qual è il contesto immediato? Occorre leggere ciò che precede e ciò che segue, osservando il ruolo del brano nell’insieme.
  5. Qual è il contesto storico? Bisogna considerare il periodo, gli eventi, le istituzioni e i conflitti ai quali il testo allude.
  6. Qual è il Sitz im Leben? Occorre chiedersi in quale situazione sociale, liturgica, giuridica o comunitaria il testo sia nato e sia stato utilizzato.
  7. Qual è l’ambiente culturale? È necessario conoscere le tradizioni, i simboli e le concezioni del mondo condivise nell’epoca.
  8. Quali testi paralleli esistono? Il confronto con altri passi biblici e con la letteratura dell’ambiente può chiarire immagini e temi.
  9. Qual è il lavoro dell’autore o del redattore? Bisogna osservare la struttura, l’ordine, le ripetizioni, le omissioni e gli accenti teologici.
  10. Qual è il messaggio per i primi destinatari? Solo dopo aver ricostruito il contesto si può formulare il significato del testo per la comunità alla quale era originariamente rivolto.

Un esempio: Sodoma e Gomorra

Basta richiamare Sodoma e Gomorra, per capire come ci vengano presentate le conseguenze del peccato.

Ricordiamo anche il famoso dialogo quando Abramo cerca di convincere Dio a non distruggere queste città, nel caso si fossero trovate 50, 40, 30 fino a 10 persone giuste in questa città.

Dio dice: "Non distruggerò queste città se ci sono anche soltanto 10 persone giuste". In questa maniera anche noi vediamo la misericordia di Dio, che Dio non mette sullo stesso piano le persone giuste e i peccatori.

È chiaro così che una persona giusta, una persona santa abbia un valore enorme davanti a Dio, perché sarebbero bastate anche solo 10 persone, per salvare queste città.

Non soltanto Sodoma e Gomorra, ma anche Adma e Zeboim: sappiamo che quattro città sono state distrutte.

Il brano non deve essere letto soltanto come una descrizione geografica o come un resoconto moderno di eventi. Il racconto utilizza una forma narrativa per comunicare un insegnamento sulla colpa, sulla giustizia, sulla misericordia e sul valore della persona giusta davanti a Dio.

Perché il contesto culturale è importante anche oggi

La conoscenza della Bibbia è necessaria sul versante della fede ebraica e cristiana, certo; ma anche indispensabile per poter penetrarne il multiforme lascito nella storia della mentalità, dei costumi, dell'arte, delle lettere, della musica e della filosofia europee e occidentali.

È inoltre indispensabile per ricorrervi quale filigrana utile a decifrare tanto le più potenti trame dell'immaginario - da Adamo ed Eva all'Apocalisse - quanto i minuscoli fili dell'ordito, e persino le eredità linguistiche più popolari.

Per oltre un millennio, dal IV ad almeno il XVII secolo, la Bibbia è stata il testo base della cultura sia religiosa sia secolare, dal quale si attingevano le verità da credere e spesso le norme da seguire e che, con la sua presenza nelle cattedrali, nei monasteri, nelle scuole e nella letteratura popolare, ispirava intellettuali, scrittori e artisti, influenzava la mentalità dei popoli europei e ne plasmava il linguaggio.

Prima della diffusione della stampa, infatti, è verosimile supporre una certa familiarità con i materiali biblici, anche a partire dalla visione di quella vera e propria Biblia pauperum rappresentata dall'arte a disposizione del popolo.

Le facciate delle austere, medievali cattedrali romaniche, ad esempio, o i cicli di affreschi delle cappelle interne di quelle gotiche, svolgevano infatti tale funzione di exempla scolpiti o dipinti.

Ma è anche difficile immaginare un'approfondita ricezione della dantesca "Divina Commedia" - per andare su un caso letterario eclatante - senza poterne intuire, se non tutte, almeno molte delle allusioni scritturistiche ivi presenti.

La Bibbia come grande codice culturale

Lo stesso Umanesimo (si pensi alla filosofia di un Pico della Mirandola o di un Erasmo, o all'arte pittorica di un Masaccio o un Paolo Uccello) si avvale largamente, quanto inevitabilmente, dell'immaginario biblico.

Sia pure, talvolta, per stravolgerlo, o piegarlo ai dettami del nuovo clima culturale: come accade anche al successivo Rinascimento, da quello trionfante di un Raffaello e di un Leonardo a quello inquieto di un Michelangelo e di un Ariosto.

Una porzione assai consistente, infatti, delle pagine di poesia, narrativa e anche saggistica prodotte dalla cultura dell'occidente vede quale protagonista, spesso esplicito o almeno chiaramente sottinteso, il Dio biblico di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.

La "Commedia" dantesca, il "Paradiso perduto" di Milton, la meravigliosa vena mistica di Juan de la Cruz e di Teresa di Avila e persino "Il processo" di Franz Kafka, uno dei vertici della letteratura novecentesca della crisi, che riecheggia in tutta evidenza la drammatica parabola di Giobbe, stanno lì a dimostrarlo.

E se Paul Claudel ha legittimamente potuto parlare della Bibbia come di un "immenso vocabolario", l'artista Marc Chagall l'ha descritta come "l'atlante iconografico" dell'arte di sempre, mentre il grande critico Eric Auerbach era arrivato a distinguere nel sapere occidentale solo due stili fondamentali, quello della Bibbia e quello dell'Odissea: due archetipi così basilari da aver generato e condizionato tutti gli altri successivi.

La formazione necessaria per interpretare

È importantissimo per noi credenti comprendere bene il messaggio biblico, ma ci vuole una preparazione.

Tutti quelli che hanno acquisito una seria formazione in questo campo ritengono ormai impossibile il ritorno a uno stadio di interpretazione precritica, che considerano, non senza ragione, nettamente insufficiente.

Gli studi biblici hanno preso uno slancio notevole nella Chiesa cattolica e il loro valore scientifico è stato sempre più riconosciuto tra gli studiosi e tra i fedeli.

Il dialogo ecumenico ne è stato considerevolmente facilitato. L’influenza della Bibbia sulla teologia si è approfondita e ha contribuito al rinnovamento teologico.

È aumentato l’interesse per la Bibbia tra i cattolici, favorendo il progresso della vita cristiana.

Per raggiungere questo scopo, il presente documento farà una breve descrizione dei diversi metodi e approcci, indicando le loro possibilità e i loro limiti; esaminerà alcune questioni di ermeneutica; proporrà una riflessione sulle dimensioni caratteristiche dell’interpretazione cattolica della Bibbia e sui suoi rapporti con le altre discipline teologiche; considererà infine il posto che occupa l’interpretazione della Bibbia nella vita della Chiesa.

Come formulare l’interpretazione del brano

Dopo aver ricostruito il contesto, l’interpretazione deve restare ancorata al testo. Non è sufficiente accumulare informazioni storiche, linguistiche o archeologiche: occorre mostrare in che modo tali informazioni illuminino le parole, la struttura e l’intenzione del brano.

Una formulazione efficace dovrebbe distinguere il significato originario del testo, il messaggio teologico che esso comunica e le eventuali applicazioni successive. Questa distinzione protegge sia dalla lettura letteralista sia dall’uso arbitrario del testo.

Il lettore deve inoltre evitare di proiettare automaticamente nel mondo biblico categorie moderne. Il significato delle parole cambia, le istituzioni sono diverse, i rapporti sociali non coincidono con quelli attuali e le immagini possono avere un valore simbolico che non è immediatamente evidente.

Altrimenti è facile sbagliare e qui bisogna stare attenti, perché ricordiamo che la lettura sbagliata della Bibbia conduce a una vita sbagliata.

Metodo storico-critico della Bibbia

Ambientare un brano biblico significa quindi leggere insieme il testo e il mondo che lo ha prodotto: il genere letterario, il vocabolario, la storia, la cultura, il Sitz im Leben, la tradizione, la letteratura dell’ambiente, la composizione e la redazione finale.

Per comprendere il messaggio dell'autore biblico bisogna conoscere bene l'autore, l'ambiente socio-culturale, il contesto storico, la letteratura a cui si riferiva e solo alla fine possiamo comprendere bene il messaggio dell'autore.

Stili letterari della Bibbia

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