Il succorpo della Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta è la chiesa inferiore collocata sotto il pavimento della cattedrale e sviluppata sull’intera superficie dell’edificio superiore. Conosciuto anche come chiesa di Santa Croce, è un ambiente longitudinale a tre navate, articolato su almeno due livelli accertati e un terzo livello ipotizzato.
L’accesso attuale al succorpo avviene esclusivamente attraverso una scala posta al di sotto del sagrato. L’ambiente conserva altari, statue, lapidi e testimonianze della funzione funeraria che svolse fino al 1875, offrendo una lettura sotterranea della storia religiosa e architettonica della cattedrale di Gravina in Puglia.

Che cos’è il succorpo della Basilica di Santa Maria Assunta
Al di sotto della cattedrale è ubicato un ambiente longitudinale che si estende per almeno due livelli accertati e un terzo livello ipotizzato noto come chiesa di Santa Croce, che di fatto rappresenta il succorpo della cattedrale. L’ambiente si sviluppa con un impianto longitudinale a tre navate ed è accessibile attualmente solo da una scala posta al di sotto del sagrato.
La Chiesa inferiore (o succorpo) è collocata sotto il pavimento della Cattedrale di Gravina in Puglia e ne occupa tutta la superficie. È anch’essa divisa in tre navate che terminano con tre altari, quello centrale è dedicato al Crocifisso.
La struttura sotterranea costituisce quindi un ambiente direttamente connesso alla basilica superiore, ma dotato di una propria articolazione liturgica e devozionale. La presenza di tre navate e di tre altari ripropone nel sottosuolo l’organizzazione longitudinale dell’edificio cattedrale.
La posizione sotto la cattedrale
La Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Gravina in Puglia, concattedrale della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Nell’agosto del 1993 papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore.
La Cattedrale di Gravina in Puglia sovrasta i due antichi rioni Piaggio e Fondovico. Si trova quasi a ridosso del burrone la Gravina, in Piazza Benedetto XIII, a fianco al Palazzo Vescovile e al Monastero di Santa Maria delle Suore Domenicane.
Il piazzale adiacente al prospetto ovest della Cattedrale permette l’accesso a un balcone che si affaccia sui due rioni e sulla Gravina. In questo contesto urbano e paesaggistico si trova anche l’accesso al livello sotterraneo della chiesa.
La storia della cattedrale e del suo livello sotterraneo
Edificata sui resti di una precedente chiesa bizantina, ubicata probabilmente in corrispondenza dell’attuale coro, la cattedrale fu realizzata in forma monumentale per volere di Umfrido il Normanno, signore di Gravina, e risulta già esistente durante il 1092.
Costruita nel XI secolo, rimane una delle poche preesistenze del castello normanno di cui costituiva la sala. La Cattedrale di Santa Maria Assunta è stata costruita nel XI secolo d. C. dai Normanni a fianco al Castello - crollato durante il violento terremoto del 1456.
La primitiva Cattedrale normanna aveva molti elementi in comune con quasi tutte quelle costruite durante i secoli XI e XII negli altri paesi della Puglia, in particolare con la Cattedrale di San Nicola di Bari: i feudatari delle due città erano legati da rapporti di parentela, perciò si presume che le maestranze di Bari abbiano lavorato anche a Gravina.
Gli incendi del 1447 e il terremoto del 5 dicembre 1456 lasciarono in piedi ben poco della primitiva chiesa madre normanna. Così, il Vescovo Monsignor Matteo D’Aquino - sostenuto dai cittadini e finanziato in parte dal Duca Francesco Orsini di Gravina in Puglia - ne commissionò la ricostruzione.
L’edificio attuale, realizzato in muratura di conci squadrati di pietra di tufo, è riferibile all’intervento cinquecentesco che si sostituisce al precedente edificio medievale, quasi interamente crollato nel terremoto del 1456 e di cui si conservano alcune testimonianze architettoniche.
La nuova Cattedrale è stata edificata sulle fondazioni della prima, si è lasciato l’orientamento da est a ovest e la sua superficie è rimasta invariata: la lunghezza è quasi il doppio della larghezza e la pianta è divisa in tre navate longitudinali.
La notizia di Ughelli è presa dal documento pergamenaceo del 1327, copia dell’originale del 1092, conservato presso l’Archivio Storico Diocesano di Gravina. Nel XV secolo la chiesa fu ampliata con la facciata principale rivolta ad ovest e ornata di uno splendido rosone e di un cornicione ricco di delicati motivi floreali e di mascheroni apotropaici.
Il rapporto tra basilica superiore e succorpo
L’interno presenta una pianta basilicale a tre navate divise da quattordici colonne sormontate da capitelli di diverse fogge che reggono arcate a tutto sesto. Due filari di bifore rievocano con gusto rinascimentale il modello degli antichi matronei romanici.
Due ordini di quattordici colonne (sette per lato) dividono le tre navate. Le colonne, dalla base fino quasi alla metà della loro altezza totale, sono della Cattedrale antica; le parti superiori sono state completate con del nuovo materiale e culminano in capitelli in stile dorico e ionico scolpiti nel mazzaro (una pietra dura locale).
La corrispondenza tra le tre navate della cattedrale e quelle del succorpo rende leggibile la continuità verticale dell’edificio. Il livello inferiore non è quindi un ambiente isolato, ma una parte integrante del complesso architettonico e religioso di Santa Maria Assunta.
| Elemento | Caratteristiche |
|---|---|
| Cattedrale superiore | Pianta basilicale a tre navate |
| Succorpo | Impianto longitudinale a tre navate |
| Accesso al succorpo | Scala posta al di sotto del sagrato |
| Altari del succorpo | Tre altari, con quello centrale dedicato al Crocifisso |
| Livelli sotterranei | Almeno due livelli accertati e un terzo ipotizzato |
| Uso funerario | Sepolture fino al 1875 |
Gli altari e le opere del succorpo
Ai lati dell’altare maggiore ci sono quattro statue a tutto tondo che raffigurano Sant’Anna, San Gioacchino, San Domenico e Sant’Antonio Abate. L’altare a destra, del primo settecento, è sovrastato da una tela de l’Assunta.
La presenza delle quattro statue collocate ai lati dell’altare maggiore accentua il carattere devozionale dell’ambiente. La dedicazione dell’altare centrale al Crocifisso introduce invece il tema della Passione, particolarmente coerente con la funzione liturgica e funeraria della chiesa inferiore.
A destra dell’ingresso c’è un monumento funerario del cinquecento. Il succorpo è servito come luogo di sepoltura fino al 1875: sulle pareti delle navate laterali si trovano le lapidi di cittadini e prelati.
Le lapidi trasformano le navate laterali in una memoria visibile della comunità religiosa e civile di Gravina. Le iscrizioni funerarie documentano la continuità d’uso dell’ambiente sotterraneo e il suo legame con cittadini, ecclesiastici e istituzioni locali.

Il succorpo nella storia della cattedrale
Nonostante i continui danni causati da terremoti (1560, 1561,1563) e il completamento tardivo dell’edificio, attestato da un documento del 1608, l’impianto rinascimentale della chiesa è ancora pressoché intatto e perfettamente riconoscibile.
Il campanile seicentesco, che sostituisce quello originariamente costruito insieme alla cattedrale nell’XI secolo, in una posizione più arretrata rispetto all’attuale, spicca sul profilo meridionale esterno dell’edificio. La torre, completata nel 1698, a pianta quadrata con copertura a cipollone, consta di quattro blocchi parallelepipedi digradanti sovrapposti.
L’antico campanile della Cattedrale di Gravina in Puglia ha subito tre crolli durante i secoli precedenti (1456, 1563, 1727), ma è sempre stato ricostruito. A causa del terremoto del 1563 crollarono le volte dell’episcopio e del presbiterio della chiesa, che danneggiarono il coro di noce massiccio intagliato, restaurato poi dai vescovi e feudatari ai quali si riferiscono gli stemmi posti in cima ai sedili.
Le vicende sismiche e le ricostruzioni hanno interessato in modo diverso le parti del complesso, ma la configurazione generale della basilica e la presenza del succorpo documentano la lunga continuità del sito religioso.
L’interno della Basilica Cattedrale
L’interno della chiesa di Santa Maria Assunta raccoglie stili diversi, fusi nei secoli da menti sapienti, in grado di comporre melodie di linee, di sviluppare un carattere autentico.
La navata centrale, larga 29,20 metri e alta 17,30 metri, è sorretta da arcate a tutto sesto e circondata da un cornicione di tufo, al cui interno sono scolpiti in rilievo dei puttini. Il cornicione si collega a un tratto di quello antico, che è posto in direzione della porta centrale e circa un metro più in basso del nuovo: questo dislivello è dovuto allo slancio maggiore degli archi.
Le navate minori conservano l’antica copertura con volte a crociera, mentre la navata centrale mostra un sontuoso soffitto in legno dorato contenente cinque tele realizzato nel 1688 in sostituzione del perduto tetto originario, distrutto durante l’aeromoto del 1687.
Il soffitto della navata centrale è in stile barocco. È ricoperto da un soffitto in legno intagliato e dorato e accoglie cinque dipinti realizzati negli ultimi anni del 1600: il primo rappresenta diciannove santi, il secondo l’apparizione del tetto della Chiesa della Vallicella di Roma a San Filippo Neri, il terzo l’Assunzione di Maria Vergine al Cielo, il quarto San Michele Arcangelo contro Lucifero e gli Angeli ribelli, il quinto un gruppo di Santi protettori del Regno di Napoli, di Bari e secondari di Gravina in Puglia.
A margine del soffitto si registra la presenza degli stemmi lignei decorati con le insegne araldiche del cardinale Orsini (futuro papa Benedetto XIII), del Capitolo Cattedrale, di Monsignor D'Aquino e dei Domenicani.
Finestre bifore, cieche, decorate in stile bramantesco, sovrastano gli archi a tutto sesto della navata centrale. Nella navata centrale la luce penetra dalle dodici finestre bislunghe, disposte sei per lato, che sovrastano le bifore.
Le cappelle e gli altari della chiesa superiore
Lungo le pareti delle navate si ergono altari di scuola napoletana dei primmi anni del’700 in marmi policromi impreziositi da motivi madreperlacei.
Nella navata di destra si conservano: il fonte battesimale in cui è stato battezzato il Papa Benedetto XIII, al secolo Pier Francesco Orsini, certamente il più illustre cittadino di Gravina; la maestosa figura di San Michele attribuita a Stefano da Putignano; una pala quattrocentesca in pietra di Bitonto creata dal gravinese Guido da Guida.
Notevole è il Cristo ligneo (XVI -XVII sec.) Nella navata di sinistra si ammirano una tela del napoletano Bardellino del 1779, un affresco bizantineggiante raffigurante una Madonna, la cappella edificata nel 1632 su commissione del vescovo di Gravina Arcasio Ricci di Pescia ivi sepolto in un monumeto, dallo stesso fatto erigere, sormontato da un busto in pietra oggi attribuito alla scultore Francesco Mochi.
Nella cappella si può ammirare un organo del ‘600. Notevole è il rilievo della Madonna di Costantinopoli. L’abside, sormontato da un arco arricchito da un pregevole festone, conserva un coro ligneo di fine Cinquecento fatto costruire dal vescovo Manzolio.
La Cappella secentesca, adiacente alla navata laterale sinistra e voluta da Monsignor Arcasio Ricci, conserva il SS. Sacramento. Sull’altare in madreperla e lapislazzoli c’è un lanterino cadenzato da colonne e coronato da un fastigio.
Nell’abside destra della Cappella, Monsignor Ricci fece predisporre, quando era ancora in vita, la sua tomba, nella quale riposa il suo corpo. La presenza di questa sepoltura nella chiesa superiore e delle lapidi nel succorpo conferma il ruolo funerario assunto dal complesso cattedrale.
La sagrestia e le fondazioni del castello normanno
La sacrestia, collocata a est della cattedrale e accessibile da un ingresso posto dietro la zona absidale, corrispondeva a una delle sale dell’antico castello normanno andato distrutto. La sala ha impianto rettangolare ed è in muratura di tufo con pareti intonacate e soffitto a volta a botte unghiata.
La sagrestia è stata costruita verso la fine del XVI secolo su parte delle fondazioni del castello normanno. La sua superficie è di circa duecento metri quadrati. La volta è in tufo, a lunette, e cadenzata da fasce e costoloni.
Sulla volta sono presenti lo stemma dell’Università di Gravina e del Capitolo Cattedrale, quello degli Orsini e quello di Monsignor Manzolio. Ingloba quattro stemmi: a partire dall’altare, il primo si riferisce all’Università di Gravina, il secondo agli Orsini, il terzo a Monsignor Manzolio, il quarto al Capitolo.
Di gran pregio il bancone ligneo cinquecentesco. A sud della sagrestia si trova un bancone in noce intarsiato del XVI secolo, sovrastato da uno stemma realizzato da Angelo e Gennaro Ricciardelli.
Sulla parete nord c’è un altare del XVIII secolo con una statua lignea policroma di San Michele. Sulle altre due pareti sono appese due tele che raffigurano Benedetto XIII e Monsignor Cennini.
Infine, due grandi armadi del 1714 ospitano i più preziosi paramenti e arredi sacri della Cattedrale. Sopra la porta di comunicazione tra la sagrestia e la Chiesa c’è un dipinto che raffigura il principe normanno Unfrido.
Il campanile e l’organizzazione verticale del complesso
Il campanile, a pianta quadrata, è scandito da quattro ordini distinti da cornicioni, e culmina in una cupola barocca a pera sulla quale è collocata una croce in ferro.
Si accede dalla cappella del coro per mezzo di 106 scalini: i primi sessanta sono in mazzaro, gli altri in tufo. I primi trenta scalini, dei sessanta in mazzaro, portano al piano dell’episcopio; i successivi tredici alla porta “segreta”, che dava accesso a un carcere; gli ultimi diciassette al primo ordine di campane.
La scalinata in tufo è divisa anche in tre tratti: i primi dodici scalini portano alla campana grande; il secondo tratto, di tredici scalini, termina alla loggia scoperta; gli ultimi sedici scalini raggiungono la loggia con le campane più piccole.
La presenza del succorpo, delle fondazioni del castello e dei diversi livelli del campanile mostra come il complesso di Santa Maria Assunta sia organizzato secondo una marcata stratificazione verticale, nella quale architettura religiosa, strutture medievali e spazi funerari convivono.
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Restauri e conservazione del complesso
Per il progetto di restauro della Basilica Cattedrale di Gravina in Puglia si è ritenuto necessario un approccio cauto e meticoloso che garantisse l’integrità materiale dell’opera e la conservazione del suo valore spirituale. I lavori realizzati, impostati nel rispetto delle correnti metodologie del restauro monumentale, sono suddivisi in tre lotti.
Nel primo lotto si è intervenuti sulla copertura della navata laterale nord con lo smontaggio della copertura in coppi, del sottostante tavolato in legno di supporto e dell’armatura in legno del tetto; è stato poi eseguito il consolidamento estradossale delle volte del sottotetto e posato il nuovo manto di impermeabilizzazione.
Nel secondo lotto, per la stessa navata laterale, si è realizzata l’armatura del tetto in legno castagno, costituita da capriate, puntoni, arcarecci e tavolato di chiusura sovrastante; la copertura della navata laterale sud è stata smontata, è stata realizzata tutta l’armatura in legno del tetto e sono state consolidate le volte del sottotetto.
Nel terzo lotto è stata eseguita la posa di uno strato di guaina di sacrificio della navata sud ed è stata restaurata la copertura di quella centrale. Il procedimento di restauro ha previsto lo smontaggio della copertura in coppi, il consolidamento delle capriate del tetto, la posa del tavolato di chiusura con gli arcarecci sottostanti di sostegno e la successiva posa di guaina di sacrificio in attesa del completamento del manto di copertura.
Il restauro, dunque, ha contemplato il completamento del manto di copertura dell’intera Basilica, il consolidamento e il recupero della torre campanaria e dei paramenti esterni (con il metodo di ancoraggio Bossong - Cintec) e il restauro degli elementi decorativi lapidei (mascheroni, rosoni, portali) e del plafone ligneo interno, con le sue tele settecentesche.
La conservazione della basilica superiore, delle strutture sotterranee e degli elementi decorativi permette di mantenere leggibile la complessa stratificazione del monumento, dalle preesistenze medievali agli interventi rinascimentali e barocchi.
Il succorpo nel sistema sotterraneo di Gravina
Gravina Sotterranea è una tappa obbligatoria per chi decide di visitare la città murgiana. Lo spettacolare reticolo sotterraneo che si snoda dei meandri cittadini è un patrimonio raro se non unico nel suo genere.
Queste opere di grande ingegneria civile sono state lasciate in abbandono per molto tempo fino a quando sono state recuperate e date a nuova vita dall’omonima associazione.
Il succorpo della Basilica di Santa Maria Assunta appartiene a questa più ampia dimensione ipogea della città, ma si distingue per la sua funzione ecclesiastica, per la conformazione a tre navate e per la presenza di altari e sepolture.
Il piazzale adiacente al prospetto ovest della Cattedrale permette l’accesso a un balcone che si affaccia sui due rioni e sulla Gravina. In prospettiva, il ponte-acquedotto e il campanile della chiesa rupestre della Madonna della Stella delimitano il confine oltre il quale inizia Petra Magna.
Il Ponte Acquedotto Viadotto della Madonna della Stella è una costruzione a doppia arcata, iniziata nel 1743 e completata nel 1778, finanziata dai Duchi Orsini. Nacque come viadotto per raggiungere il Santuario Mariano della Madonna della Stella e come acquedotto per approvvigionare la città con acqua proveniente dalla fonti a nord della città, sant’Angelo e san Giacomo, ancora attive.
Divenuto ormai simbolo di Gravina, collega scenograficamente le due sponde del burrone, permettendo di raggiungere l’area archeologica e rupestre di Padreterno e Botromagno.
Accesso e lettura del monumento
La Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta è la main church of the town and can be easily reached by visiting Gravina on foot. What characterizes the church is its unusual mix of different styles.
La chiesa fu costruita nel 1092 in Romanesque style. La chiesa then went destroyed and was completely rebuilt only in 1508 with a more Renaissance style.
Finally, it underwent numerous restorations in Baroque style between the 17th and 18th centuries. La compresenza di elementi romanici, rinascimentali e barocchi si riflette anche nel rapporto tra la cattedrale superiore e il succorpo sottostante.
La visita del complesso permette di osservare contemporaneamente l’architettura monumentale della basilica, le strutture sotterranee della chiesa inferiore, le testimonianze funerarie, la sagrestia costruita sulle fondazioni del castello normanno e il campanile seicentesco.
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