La Resurrezione di Cristo di Sodoma tra Capodimonte e Palazzo Pubblico di Siena

La Resurrezione di Cristo di Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, è un’opera strettamente legata alla Resurrezione di Cristo affrescata nel Palazzo Pubblico di Siena. La tavola napoletana, databile verosimilmente al 1534, presenta Cristo già sospeso nella salita al cielo, mentre l’affresco senese, realizzato nel 1535, mostra il momento in cui il Risorto si slancia dal sepolcro.

La tavola oggi conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte proviene dalla chiesa napoletana di San Tommaso d’Aquino, mentre la versione senese appartiene alla decorazione del Palazzo Pubblico. Le due opere condividono l’impostazione generale della scena, la presenza delle pie donne e dei soldati, nonché una concezione del paesaggio destinata ad anticipare alcuni aspetti del maturo linguaggio manierista.

Resurrezione di Cristo di Sodoma

Dati essenziali della tavola di Capodimonte

VoceInformazione
TitoloResurrezione di Cristo
AutoreGiovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma
Datazione1534, data verosimile
TecnicaOlio su tavola
Dimensioni262 x 179
InventarioQ 90
Conservazione attualeMuseo e Real Bosco di Capodimonte

Giovanni Antonio Bazzi, il Sodoma

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (Vercelli,1477 - Siena, 1549) è un pittore originario di Vercelli, naturalizzato senese, che nella sua ricca carriera non scese mai lo stivale più a sud di Roma. Di origine piemontese, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma si trasferisce a Siena nei primi anni del Cinquecento; dopo la formazione al nord Italia, dove ebbe stretti contanti con la bottega di Leonardo, a Siena diventa uno dei protagonisti della maniera moderna.

Il contatto con la pittura leonardesca del periodo giovanile determina alcune caratteristiche fondamentali del suo stile come la capacità nel rendere l’espressione dei sentimenti nei volti; una tipologia di paesaggio nordico caratterizzato da zone ricche di acqua e dalla presenza di costruzioni lontane dai modelli toscani; l’uso della prospettiva aerea per mezzo della quale la profondità di campo è data dalla rappresentazione della massa d’aria che sfuma sempre più i contorni e vira i colori verso l’azzurro.

Siamo alla metà degli anni Trenta del Cinquecento, quando, dopo le straordinarie imprese romane ottenute grazie all’intervento dei potenti banchieri senesi Chigi - il soffitto della sala della Segnatura apostolica in Vaticano (1508 -09), gli affreschi della stanza di Alessandro e Rossane alla Villa Farnesina (1516 - 17) - Sodoma era rientrato stabilmente nella città Toscana e conduceva una fervente e apprezzata attività tra commissioni pubbliche e private, lasciando un segno indelebile nella scuola pittorica locale.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma

La Resurrezione di Cristo nel Palazzo Pubblico di Siena

Proprio con una commissione pubblica, la Resurrezione di Cristo ad affresco realizzata nel Palazzo Pubblico di Siena, incontriamo notevoli analogie con la tavola napoletana. Il dipinto senese, realizzato nel 1535 su commissione del carmerlingo della Biccherna, Giovanni di Giacomo Tondi, ha una impaginazione simile, anche nei motivi di fondo, in cui la narrazione si allarga al sopraggiungere delle pie donne al sepolcro.

Differisce la posizione del Cristo che nella storia senese si slancia con il piede dal sepolcro, mentre nel dipinto napoletano è ritratto già nella sua salita al cielo. La differenza riguarda quindi il preciso istante della narrazione: l’affresco del Palazzo Pubblico insiste sul passaggio dal sepolcro all’ascesa, mentre la tavola di Capodimonte presenta il Cristo in una fase già avanzata della glorificazione.

Affresco di Sodoma Palazzo Pubblico Siena

La collocazione nel Palazzo Pubblico

Tra gli ambienti del Palazzo Pubblico sono conservate notevoli testimonianze artistiche commissionate dai magistrati che nei secoli le hanno occupate. Tra esse particolarmente significative sono l’Incoronazione della Vergine iniziata nel 1444 da Domenico di Bartolo e completata da Sano di Pietro nel 1445-1446, la Madonna della Misericordia dipinta per la magistratura del Biado da Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta attorno al 1453-57 e la Resurrezione di Cristo affrescata attorno al 1535 dal Sodoma.

Ancora oggi queste sale sono sede delle attività degli organi politici della città e non sono pertanto accessibili al pubblico. La Resurrezione di Cristo si trova dunque in un contesto istituzionale e civico, accanto ad altre opere commissionate dalle magistrature senesi.

La Sala delle lupe e gli spazi politici

La sala, che trae la propria denominazione dai due doccioni zoomorfi provenienti della facciata del palazzo, attualmente conservati al suo interno, è uno degli ambienti più ampi dell’intero edificio. Pur non essendosi conservate notizie precise circa le sue fasi costruttive in relazione a quelle più generali del palazzo, è tuttavia opinione comune che costituisse in origine il cortile d’accesso, ora non più esistente, all’ala dei Nove.

Più volte rimaneggiato nel corso dei secoli nella struttura e nella distribuzione degli spazi, questo spazio assume il suo aspetto attuale solo nel primo quarto del Novecento quando ne è eseguito un radicale restauro in stile neo-medievale. Monumentale atrio d’ingresso agli uffici pubblici, la sala si presenta allo stato attuale come un ampio vano voltato su cui si aprono una serie di ambienti, esposti sia verso il Campo che verso la piazza del Mercato, che nel tempo hanno ospitato gli uffici della Gabella, della Biccherna, della Gabella generale e del Conservatori dello Stato di Siena.

La scena della Resurrezione

La Resurrezione di Cristo era un evento centrale del calendario liturgico e come tale doveva essere presentata al pubblico dei fedeli che affollava numeroso i luoghi di culto. La definizione iconografica non era stata semplice e immediata: la prima difficoltà si incontrava nella rappresentazione del preciso momento in cui il Cristo, victor mortis, usciva dal sepolcro e si elevava per ricongiungersi al padre, uno degli articoli di fede più misteriosi della dottrina cristiana, non narrato nei quattro Vangeli canonici, che passavano dalla deposizione direttamente al ritrovamento del sepolcro vuoto: il mistero si intuisce ma non si vede.

Quindi bisognava industriarsi con l’immaginazione. Salvatore Settis (Iconografia dell’arte italiana 1100-1500: una linea, Torino 1979) ne ricostruisce l’evoluzione per capisaldi: a partire dal XII secolo, in piena adesione ai Vangeli, venivano rappresentate le pie donne davanti ad un sepolcro scavato nella roccia, vuoto, e lì incontravano un angelo: con la presenza del messaggero celeste si sanciva l’avvenuto evento.

Tocca a Giotto, nella cappella degli Scrovegni a Padova (1305-06), segnare il punto di svolta: dipinge nella stessa porzione di muro un sepolcro antico, una vasca di marmo, sorvegliato da angeli, e la scena del Noli me tangere, l’incontro di Cristo risorto con la Maddalena; da lì la strada è aperta alla iconografia dominante, governata dall’immagine del Cristo che s’innalza a mezz’aria sul sepolcro brandendo un vessillo crociato, circonfuso da una mandorla di cherubini.

Iconografia Cristo risorto dal sepolcro

Confronto tra la tavola e l’affresco

ElementoResurrezione di CapodimonteResurrezione del Palazzo Pubblico
TecnicaOlio su tavolaAffresco
Datazione1534, data verosimile1535
Posizione di CristoÈ ritratto già nella sua salita al cieloSi slancia con il piede dal sepolcro
ImpostazioneImpaginazione simile, con soldati, sepolcro e paesaggioImpaginazione simile, con l’arrivo delle pie donne al sepolcro

La tavola napoletana aveva una data 1534 su un cartiglio, posto in basso tra l’erba, risultata spuria durante il restauro del 1930, ma si tratta di una datazione verosimile, in stretta contiguità con l’affresco di Siena del ’35.

Il modellato plastico delle figure di soldati in primo piano assume dei moti esagitati ai limiti del grottesco che, come evidenziato da Carli (1979), funge da preludio al maturo gusto manierista. Le guardie, sorprese dall’evento soprannaturale, costituiscono uno dei nuclei più dinamici della composizione.

Il paesaggio della tavola napoletana

Ma la vera sorpresa nella Napoli di quegli anni doveva essere lo straordinario paesaggio, in cui trovano una giusta dimensione tutti gli elementi che costituiscono il nuovo lessico del paesaggio romanizzante, utilizzato da Polidoro da Caravaggio negli affreschi della cappella di frà Mariano Fetti in San Silvestro al Quirinale (1526).

Un lessico costituito da edifici classici ed acquedotti diruti, ponticelli arcuati su fiumi, infestati da vegetazione, che aprono lo sguardo ad una bruma azzurrina verso l’orizzonte, ed avrà il suo massimo sviluppo dalla metà degli anni Trenta attraverso un manipolo di pittori fiamminghi scesi a Roma tra cui emerge Herman Posthumus (Tempus edax rerum, 1536, Vaduz, coll. Liechtenstein) e successivamente nell’impresa decorativa condotta da Perin del Vaga per gli appartamenti di papa Paolo III Farnese in Castel Sant’Angelo (1545).

Il paesaggio riunisce quindi rovine, architetture antiche, corsi d’acqua, vegetazione e lontananze atmosferiche. La prospettiva aerea, già riconducibile alla formazione settentrionale e al rapporto con la cultura leonardesca, attenua i contorni e vira progressivamente i colori verso l’azzurro.

Paesaggio romanizzante nella pittura rinascimentale

Precedenti e confronti

Il nuovo linguaggio paesaggistico era stato introdotto in nuce da Sodoma sia negli affreschi della stanza di Alessandro e Rossane alla Villa Farnesina (1516 - 17) che nel San Sebastiano degli Uffizi (1525). Polidoro da Caravaggio aveva sviluppato motivi analoghi nel Noli me tangere, parte degli affreschi della cappella di frà Mariano Fetti a Roma, San Silvestro al Quirinale.

Bisognerà attendere quasi quarant’anni per ritrovare nelle chiese di Napoli un paesaggio assimilabile a quello di Sodoma e sarà nell’opera di un altro senese il San Michele Arcangelo di Marco Pino nella chiesa di Sant’Angelo al Nilo (1573), qui l’espressionismo tardo manierista si spinge fino alla deformazione.

La provenienza dalla chiesa di San Tommaso d’Aquino

La Resurrezione di Capodimonte proviene dalla chiesa napoletana di San Tommaso d’Aquino dove è vista nel 1623 dal d’Engenio: Nella cappella a destra della porta maggiore è la tavola in cui è la Resurrettione di Christo, ove adormentate le guardie stanno come morte, mentre Christo sale in alto con una attitudine che ben pare glorificato, e due Angioli sopra il sepolcro, opera invero rara e d’incredibil bellezza; il tutto fu opera di Gio. Antonio da Verzelli, per sopra nome detto il Soddomo, cavaliere a sproni d’oro, illustre pittore, il qual fiorì nel 1510.

Fu commissionata probabilmente da Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto e di Pescara, il quale nel 1534 fece dono ai frati domenicani del prospiciente giardino e di alcune case al fine di edificare il convento; si è così supposto che a tale occasione risalga la commissione del dipinto al Sodoma, che, carico del prestigio delle commissioni pubbliche e già pittore gradito agli spagnoli a Siena, inviò a Napoli la tavola (Bartalini 2012).

Dalla confisca ecclesiastica a Capodimonte

A seguito delle confische dei beni ecclesiastici la pala fu trasferita nel 1806 nel museo nel Regio Palazzo degli Studi a Napoli e successivamente seguì le vicende dei dipinti delle collezioni Farnese e Borbone approdando nel 1957 nel neonato museo di Capodimonte.

La collocazione attuale consente di osservare l’opera nel percorso del secondo piano del Museo di Capodimonte, tra le opere della scuola napoletana e quelle provenienti dalle chiese. In questo contesto la tavola costituisce una presenza inattesa, sia per l’origine senese dell’artista sia per il rapporto diretto con la commissione pubblica del Palazzo Pubblico di Siena.

Galleria del Museo di Capodimonte

Sodoma e la pittura senese

Nel percorso della pittura senese, Sodoma occupa una posizione decisiva per il passaggio dalla tradizione locale alla maniera moderna. La sua attività comprende commissioni pubbliche e private e si sviluppa attraverso pale d’altare, affreschi e opere caratterizzate da una forte attenzione agli stati d’animo, alla gestualità e alla costruzione dello spazio.

La Deposizione di Cristo dalla Croce, che proviene dall’altare della famiglia Cinuzzi in San Francesco a Siena, è stata realizzata intorno al 1510. Al tempo il Sodoma aveva già compiuto un viaggio a Roma dove aveva avuto modo di confrontarsi con gli affreschi che Raffaello stava realizzando per papa Giulio II in Vaticano, in modo particolare la Stanza della Segnatura.

L’influsso della pittura leonardesca è ancora evidente non solo nel paesaggio sullo sfondo, ma soprattutto nell’attenta analisi dei moti dell’animo: ogni singolo personaggio esprime a suo modo il sentimento con cui partecipa alla scena, fornendoci così una descrizione della sua stessa personalità.

Ci sono diversi gradi di dolore che giungono fino allo svenimento di Maria accasciata a terra con il volto livido; all’opposto i due soldati appaiono partecipare con distacco alla scena. A ciò si è aggiunta una riflessione sul classicismo delle opere di Raffaello, come ad esempio la Deposizione Borghese del 1507 (Roma, Galleria Borghese), che emerge nel disporsi delle figure nello spazio.

La presenza di Sodoma nel Palazzo Pubblico

La decorazione del Palazzo Pubblico comprende numerosi ambienti legati alla storia politica e amministrativa della città. Il Cortile del Podestà, familiarmente chiamato “Entrone”, è un ampio atrio in stile trecentesco e riveste un ruolo altamente simbolico per i senesi in quanto è al suo interno che, in occasione del Palio, la principale festa cittadina, i cavalli attendono di essere assegnati alle contrade ed è sempre da qui che escono il giorno della carriera per affrontare la competizione nella piazza antistante.

La Sala delle lupe e gli spazi politici conservano opere commissionate dalle magistrature cittadine. In questo insieme, la Resurrezione di Cristo affrescata dal Sodoma attorno al 1535 testimonia il modo in cui un episodio centrale della fede cristiana entrava nella rappresentazione ufficiale della città.

Altre opere e interventi legati al Sodoma a Siena

Riapre al pubblico da sabato 21 dicembre 2024, con un rinnovato allestimento, la Galleria del Museo civico di Siena, tornano ad essere visibili dopo anni, in un percorso cronologico studiato per guidare il visitatore attraverso l’arte senese, importanti opere di artisti come Ambrogio Lorenzetti, Niccolò Di Ser Sozzo, Neroccio di Bartoloneo De'Landi, Iacopo Della Quercia, Giovan Antonio Bazzi detto “Il Sodoma”, Andrea Piccinelli detto il Brescianino, Neroccio di Bartolomeo detto il Riccio, Bartolomeo di David, Alessandro Casolani, Ventura Salimbeni, Francesco Vanni, Bernardino Mei.

L’ordinamento della Galleria, formato da una selezione di circa quaranta opere di proprietà comunale, è stato progettato allo scopo di integrare e completare l'iter di visita alle sale monumentali già in essere, proponendo all'interno del nuovo percorso una panoramica completa dell'arte senese, dalla grande stagione medioevale all'epoca moderna, in armonia con quanto attestato nella dichiarazione di eccezionale valore universale del sito Unesco “Centro storico di Siena”.

Le opere d'arte sono state sottoposte a una complessiva revisione conservativa propedeutica all’esposizione nel nuovo allestimento, affidata al nostro Studio per quanto riguarda i dipinti su tavola e le sculture lignee, per il restauro del supporto ligneo ad Alberto di Muccio, per le opere su tela a Mauro Lamioni, infine per gli affreschi staccati a Luca Bellaccini.

La Cappella del Campo e le commissioni senesi

L’edificazione della cappella ebbe inizio nel 1352, ma i lavori furono sospesi nel 1379 all’altezza dei capitelli su cui si imposta il grande arco, per poi riprendere ed essere portati a termine solo nel XV secolo. Nel 1460 il loro compimento fu affidato allo scultore-architetto senese Antonio Federighi, che li concluse un decennio dopo.

Fin dall’origine, sopra l’altare, doveva essere dipinta un’immagine sacra che tuttavia già nel primo Cinquecento versava in cattive condizioni e che le magistrature cittadine espressero il proposito di rinnovare. A tal fine, nel marzo 1537 il Concistoro commissionò a Giovanni Antonio Bazzi detto “Il Sodoma”, pittore vercellese ma radicatosi a Siena, un affresco da realizzare sopra l’altare della cappella raffigurante la Madonna col Bambino e i santi protettori della città.

Nel corso dei secoli successivi, l'affresco, a causa della lunga esposizione all’aperto, è andato sempre più deteriorandosi e, dopo essere stato sottoposto a molteplici restauri, nel 1950 è stato distaccato dal muro. Ciò che resta dell'originale è stato attualmente trasferito presso il Santa Maria della Scala.

Cappella del Campo affreschi di Sodoma

La decorazione paesaggistica e il linguaggio manierista

La tavola di Capodimonte mostra il momento in cui la pittura religiosa si apre a una costruzione più articolata dello spazio naturale. Il paesaggio non è soltanto uno sfondo, ma contribuisce alla definizione della scena attraverso rovine, vegetazione, acqua e lontananze atmosferiche.

Il modellato plastico dei soldati, con moti esagitati ai limiti del grottesco, introduce invece una tensione diversa, fondata sulla deformazione espressiva e sulla gestualità. La combinazione tra figure dinamiche e paesaggio atmosferico mette in relazione la tradizione senese, l’esperienza romana e la ricerca manierista.

Gli elementi architettonici classici e gli acquedotti diruti, i ponticelli arcuati sui fiumi infestati dalla vegetazione e la bruma azzurrina verso l’orizzonte formano un lessico destinato a svilupparsi nella pittura italiana ed europea della metà del Cinquecento.

Il significato dell’opera nel percorso di Sodoma

La Resurrezione di Cristo rappresenta un punto significativo nella fase matura dell’attività di Sodoma. La datazione verosimile al 1534 colloca la tavola immediatamente prima dell’affresco del Palazzo Pubblico, realizzato nel 1535, e permette di considerare le due opere come espressioni ravvicinate di una medesima ricerca.

Nella tavola napoletana, Cristo è già nella sua salita al cielo; nell’affresco senese, invece, il piede si proietta dal sepolcro. Le due immagini mostrano così due momenti complementari dell’evento: l’apparizione del Risorto e l’elevazione gloriosa.

La presenza delle pie donne, degli angeli, del sepolcro e dei soldati collega le due composizioni alla tradizione iconografica della Resurrezione, mentre il paesaggio e la fisionomia delle figure rivelano la personale elaborazione di Sodoma.

tags: #sodoma #palazzo #pubblico #siena #resurrezione #di