Il santuario di Santa Maria Crocifissa di Rosa è legato alla memoria di Paola Francesca Maria Di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità e protagonista della storia dell’assistenza ai poveri, ai malati e alle persone più fragili a Brescia.
La memoria liturgica di Santa Maria Crocifissa Di Rosa ricorre il 15 dicembre, anniversario della morte avvenuta il 15 dicembre 1855 nella Casa Madre di Brescia, dove tuttora riposano le sue spoglie.

La chiesa di Santa Maria Crocifissa di Rosa
La chiesa parrocchiale si trova in Via G. Galilei 57, a Brescia.
La parrocchia è legata alla figura di Santa Maria Crocifissa di Rosa, religiosa bresciana che consacrò i suoi beni e tutta se stessa alla salvezza spirituale e materiale del prossimo.
La sua opera diede origine all’Istituto delle Ancelle della Carità, impegnato nell’assistenza ospedaliera e domiciliare, nella cura degli anziani e dei bambini, nonché nella fondazione di scuole, orfanotrofi e case di riposo.
Orari delle Messe
La prossima Messa è indicata per mercoledì 23 settembre alle ore 08:30.
| Giorno | Orari delle Messe |
|---|---|
| Martedì 22 settembre | 08:30, 18:30 |
| Mercoledì 23 settembre | 08:30, 18:30 |
| Giovedì 24 settembre | 08:30, 18:30 |
| Venerdì 25 settembre | 08:30, 18:30 |
| Sabato 26 settembre | 08:30, 18:30 |
| Domenica 27 settembre | 08:30, 10:00, 11:30, 18:30 |
| Lunedì 28 settembre | 08:30, 18:30 |
| Martedì 29 settembre | 08:30, 18:30 |
Santa Maria Crocifissa di Rosa: vita e vocazione
Paola Francesca Maria Di Rosa nacque a Brescia il 6 novembre 1813 da una nobile famiglia bresciana.
Figlia di una delle famiglie più agiate e in vista della Brescia di inizio Ottocento, suor Maria Crocifissa, al secolo Paola Francesca Maria Di Rosa, aveva tuttavia scelto di condividere la vita di coloro che hanno bisogno di tutto, mettendo a frutto le peculiarità di un temperamento che la portava ad essere da un verso una pragmatica promotrice di opere, grazie ad una comprensione intelligente e concreta della realtà sociale, dall’altro una infaticabile e premurosa curatrice di anime.
Persa la madre all’età di 11 anni, entrò nel collegio delle Religiose della Visitazione, dove resta per 6 anni.
Alla scuola delle Religiose della Visitazione, approfondisce sempre più la sua solida pietà, animata da un desiderio intenso di soffrire per Gesù Cristo e di esercitarsi in una incessante pratica della mortificazione e della carità.
Le monache della Visitazione, a cui era affidato l’educandato, la introdussero alla spiritualità di san Francesco di Sales, che si rivelerà decisiva per la sua esperienza di Dio.
In particolare, la colpivano l’invito costante alla carità, alla dolcezza e alla mansuetudine nonché la definizione del Calvario quale “il monte degli amanti”.
Andava così consolidandosi in lei l’immagine del Cristo crocifisso, del suo sacrificio, insieme al desiderio di salire su quel monte.
Rientrata in casa a 17 anni, Paola si rivela preziosa collaboratrice del padre nell’amministrazione delle proprietà e delle attività imprenditoriali della famiglia, considerando però sempre prioritaria la cura, anche morale e spirituale, dei suoi dipendenti.
Rinunciò ad ogni vanità, ad ogni esigenza della moda, ad ogni spettacolo mondano, ad ogni indulgenza verso la natura, ad ogni offerta di nozze terrene, occupandosi delle ragazze e delle donne del popolo, sopportando pazientemente le critiche, specialmente dei libertini delusi, e compiacendosi nel distribuire ai bisognosi i beni di cui dispone.
L’assistenza durante l’epidemia di colera
Il carisma che contraddistingue Paola nell’attività assistenziale si rivelerà appieno in occasione della grave epidemia di colera che colpirà la città nel 1836 per poi esprimersi in ambiti anche molto diversi da quello sanitario.
Quando nel 1836 il colera imperversò su Brescia, ella diede libero corso alla sua eroica abnegazione nel servizio dei colerosi e attrasse anche altre sue coetanee al medesimo arduo e pericoloso ufficio.
Nel 1836 la Lombardia venne colpita dal colera: in mezzo alla tragedia, Paola Francesca e le sue compagne non si arrestarono, continuarono con il servizio di volontariato nel lazzaretto di Brescia, soccorrendo feriti e diffondendo coraggio, sostegno spirituale e vicinanza di Dio.
Sostenuta dalla sollecitudine del suo direttore spirituale, la nostra Santa, cessato il flagello, continuò nell’Ospedale femminile di Brescia a dedicarsi all’assistenza delle malate ed abbandonate, e ben presto la pia collaborazione di queste anime generose si trasformò in opera stabile: le « Ancelle della Carità » prenderanno ormai a loro intiero carico il servizio di sanità dell’Ospedale di Brescia e ben presto anche altre benefiche attività.
Scuole, giovani e persone fragili
Passata questa tempesta, insieme continuarono la strada dell’assistenza e istruzione religiosa femminile, mantenendo l’attività di infermiere volontarie e lavorando in diversi ambiti sociali.
Nel 1839, realizzando un’intuizione del suo padre spirituale e del fratello Filippo, fonda a Brescia (per poi replicarla a Mantova nel 1853) una scuola per l’insegnamento ai bambini sordomuti, allora condannati ad un penoso isolamento sociale; assiste le giovani in difficoltà, occupandosi di dar loro, oltre al conforto morale e spirituale, un’istruzione scolastica ed un lavoro.
La sua opera univa quindi l’assistenza sanitaria alla formazione, all’educazione religiosa e all’inserimento sociale delle persone più vulnerabili.
La nascita delle Ancelle della Carità
Ma ciò a cui si sente chiamata con sempre maggiore insistenza è la cura del malato e nel 1840 dà vita ad una Pia Unione di laiche, soprannominate “le spedaliere”, che prestavano servizio come infermiere nell’ospedale cittadino.
L’associazione andrà acquisendo sempre più la fisionomia di una congregazione religiosa la cui regola verrà approvata da papa Pio IX nel 1851 e di cui Paola diverrà la prima superiora, col nome religioso di Maria Crocifissa.
Nel 1852, Paola Francesca pronuncia i voti e come religiosa diventa suor Maria Crocifissa.
Nel 1852 l’intrepida comunità fu ufficialmente riconosciuta dalla Santa Sede come Congregazione religiosa, assumendo il nome di Ancelle della Carità.
In quell’occasione Paola vestì l’abito religioso: il 18 giugno pronunciò i voti cambiando il nome in quello di suor Maria Crocifissa.
Nascevano così le Ancelle della Carità, destinate a scrivere pagine importanti nella storia dell’assistenza e della cura a Brescia, per poi valicare i confini nazionali.

La spiritualità della santa
A lungo provata da quella che i mistici chiamano “la notte oscura dell’anima”, con la sua testimonianza di vita Paola insegnava alle sue suore che nell’accostarsi al malato non andava considerata solo la creatura bensì la persona stessa del Signore Gesù.
Superati gli ostacoli che avevano attraversato l’opera nascente, la soavissima ed instancabile apostola vide nelle disposizioni della Provvidenza la conferma del cielo ai suoi sforzi; ma supplicava che le croci non cessassero e le persecuzioni e le prove non le fossero risparmiate.
Ed infatti, pur manifestando nella sua azione di fondatrice le più belle qualità d’intelligenza e di volere, ella soffrirà con grande coraggio i dolori fisici, e soprattutto le angosce dell’anima, le tenebre indicibili che lo scatenato spirito del male si sforza, ma invano, di far pesare su di lei.
Un’ardente preghiera sgorgava allora dalle sue labbra: « Gesù mio! Tu solo mi basti. La mia vita sia crocifissa con Te ».
«Gesù mio! Tu solo mi basti. La mia vita sia crocifissa con Te»
In tal guisa dalla profondità di una vita spirituale tutta conforme alla Croce scaturì un’Opera originale e completa, che abbraccia tutte le forme di ospitalità e di assistenza, e prospera in eminenti frutti di carità e di virtù.
La morte nella Casa Madre di Brescia
Minata nella salute, già cagionevole, dalle fatiche dell’intenso apostolato in cui si era spesa, morirà a Brescia a soli 42 anni il 15 dicembre del 1855, sussurrando “la grazia è fatta”.
Il 15 dicembre 1855, in seguito ad una malattia, suor Maria Crocifissa morì nella Casa Madre, a Brescia, dove tuttora riposano le spoglie.
La morte avvenne dopo anni di intenso servizio rivolto ai malati, alle persone abbandonate, alle giovani in difficoltà e alle comunità affidate alle Ancelle della Carità.
Beatificazione, canonizzazione e memoria liturgica
| Avvenimento | Data | Autorità |
|---|---|---|
| Nascita | 6 novembre 1813 | Brescia |
| Morte | 15 dicembre 1855 | Casa Madre, Brescia |
| Beatificazione | 26 maggio 1940 | Papa Pio XII |
| Canonizzazione | 12 giugno 1954 | Papa Pio XII, Piazza San Pietro |
| Memoria liturgica | 15 dicembre | Vergine |
La Beatificazione avvenne il 26 maggio del 1940 da parte di Papa Pio XII.
Nel 1954 Maria Crocifissa Di Rosa venne Canonizzata dallo stesso Pontefice.
Nel 1954 Pio XII la proclamerà santa.
La memoria liturgica è celebrata il 15 dicembre.
Il 15 dicembre è la festa liturgica di Santa Maria Crocifissa Di Rosa, celebrata nell’anniversario della morte avvenuta il 15 dicembre 1855.
L’espansione delle Ancelle della Carità
La Congregazione delle Suore Ancelle nel frattempo aprì numerose case a Cremona, Manerbio, Montichiari, Chiari, Mantova, e successivamente a Udine, Crema, Trieste, Ragusa, Spalato e tante altre.
Oggi come allora, la Congregazione delle Ancelle della Carità è attiva in Italia e nel mondo, sempre accanto ai più fragili e bisognosi.
L’Istituto fu pensato per l’assistenza ospedaliera e domiciliare, la cura degli anziani e dei bambini, con la fondazione di scuole, orfanotrofi e case di riposo.
La festa del 15 dicembre
Per l’occasione le suore Ancelle della Carità propongono diverse iniziative che si svolgeranno a partire dalla prossima settimana.
La celebrazione della festa liturgica richiama la storia della fondatrice e il servizio quotidiano delle Ancelle della Carità, nato dall’assistenza ai colerosi e sviluppatosi nell’ambito ospedaliero, educativo e sociale.
L'attualità di S.Maria Crocifissa di Rosa
Il messaggio della canonizzazione
Associata alla gloria di cosi illustri Confessori, una Vergine insigne per il suo amore alla Croce, Maria Crocifissa Di Rosa, di famiglia patrizia bresciana, canta anch'ella gli splendori dello Sposo divino.
Era appena piamente spirata la sua madre terrena, che, ad imitazione di S. Teresa di Gesù, ella si rifugia nelle braccia della Madre celeste.
Alla scuola delle Religiose della Visitazione, approfondisce sempre più la sua solida pietà, animata da un desiderio intenso di soffrire per Gesù Cristo e di esercitarsi in una incessante pratica della mortificazione e della carità.
Ella rinunzia ad ogni vanità, ad ogni esigenza della moda, ad ogni spettacolo mondano, ad ogni indulgenza verso la natura, ad ogni offerta di nozze terrene; si occupa delle ragazze e delle donne del popolo, sopporta pazientemente le critiche, specialmente dei libertini delusi, e si compiace di distribuire ai bisognosi i beni di cui dispone.
Quando nel 1836 il colera imperversò su Brescia, ella diede libero corso alla sua eroica abnegazione nel servizio dei colerosi e attrasse anche altre sue coetanee al medesimo arduo e pericoloso ufficio.
Sostenuta dalla sollecitudine del suo direttore spirituale, la nostra Santa, cessato il flagello, continuò nell’Ospedale femminile di Brescia a dedicarsi all’assistenza delle malate ed abbandonate, e ben presto la pia collaborazione di queste anime generose si trasformò in opera stabile: le « Ancelle della Carità » prenderanno ormai a loro intiero carico il servizio di sanità dell’Ospedale di Brescia e ben presto anche altre benefiche attività.
In tal guisa dalla profondità di una vita spirituale tutta conforme alla Croce scaturì un’Opera originale e completa, che abbraccia tutte le forme di ospitalità e di assistenza, e prospera in eminenti frutti di carità e di virtù.