Santuario della Beata Vergine Addolorata di Campocavallo: storia, progetto e caratteristiche architettoniche

Il Santuario della Beata Vergine Addolorata di Campocavallo è uno degli edifici religiosi più imponenti e amati del territorio osimano, la cui origine è legata a un evento ritenuto prodigioso. Il santuario venne progettato dall’architetto osimano Costantino Costantini e costruito tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento per accogliere il crescente numero di pellegrini attratti dall’immagine della Madonna Addolorata.

Realizzato in stile neogotico con influenze lombarde, l’edificio è caratterizzato da una struttura monumentale, da un alto campanile, da una facciata in travertino, da decorazioni in terracotta, da vetrate artistiche e dal ricorrente arco a sesto rialzato. Consacrato nel 1905 e completato con il campanile nel 1913, il santuario è ancora oggi un importante centro di pellegrinaggio e il fulcro della Festa del Covo.

Santuario di Campocavallo facciata neogotica

Il prodigio della Madonna Addolorata

A fine ‘800 Campocavallo appariva poco più che un crocevia in aperta campagna, con una scuola e una modestissima chiesina di campagna dove un sacerdote, don Giovanni Sorbellini, si recava a dir messa per i fedeli provenienti dalle case coloniche sparse nei dintorni. Nella chiesina, sulla parete di destra, vi era collocata una piccola tela acquistata da don Giovanni, un’oleografia che rappresentava la deposizione di Gesù dalla croce, con la Madonna Addolorata che tiene il corpo del figlio esanime tra le braccia e lo sguardo rivolto al cielo.

Il 16 Giugno 1892, durante la festa del Corpus Domini, nella chiesina avvenne un prodigio: sul volto dell’immagine della Madonna comparvero improvvisamente gocce d’acqua, come fossero sudore e lacrime. Il giorno successivo, dinanzi ad una moltitudine di fedeli accorsi per vedere la Madonna piangere, avvenne un nuovo e più stupefacente prodigio: gli occhi della Madonna si mossero, le pupille, che erano stampate nella tela rivolte verso il cielo fissavano ora la folla, abbassandosi e rialzandosi.

Lo sguardo della Madonna era vivo e si posava sui suoi fedeli. Il fatto prodigioso si ripeté innumerevoli volte, per mesi e anni, e si gridò al miracolo. Avvennero molte guarigioni e numerose grazie attestate da centinaia di testimonianze scritte ed ex voto.

La storia del santuario inizia il 16 giugno 1892, quando una semplice immagine oleografica della Madonna Addolorata, esposta in un’edicola di campagna, fu vista muovere gli occhi e lacrimare da numerosi testimoni. La notizia del miracolo si diffuse rapidamente, richiamando folle di pellegrini e dando vita a un’ondata di devozione popolare che portò alla decisione di erigere un grandioso santuario in onore della Vergine.

La modesta cappellina, ben presto, dovette accogliere pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa. La notizia di questi particolari eventi fece arrivare fedeli non solo dall’Italia, ma anche dal resto d’Europa.

La decisione di costruire il santuario

Dopo gli accadimenti dei prodigi dell’immagine della Vergine e il crescente aumentare di fedeli e pellegrini, Don Sorbellini affidò all’architetto Costantino Costantini la costruzione del Santuario nell’anno 1892. Proprio per questo, già sul finire del 1892 - la prima pietra fu posta il 10 dicembre dello stesso anno - si prese la decisione di affidare all’architetto osimano Costantino Costantini il progetto per l’edificazione di una struttura ben più imponente della precedente chiesetta che custodiva l’immagine prodigiosa.

Per onorare questi eventi straordinari e accogliere le folle sempre più numerose, si iniziò la costruzione di un imponente santuario, costruzione resa possibile grazie esclusivamente alla moltitudine di offerte e doni pervenuti dai pellegrini. I lavori della nuova chiesa iniziarono nell’aprile 1893.

Il progetto del santuario fu affidato all’architetto osimano Costantino Costantini, che ideò una struttura grandiosa, tanto da essere spesso definita la “cattedrale delle campagne”. Il progetto nacque dall’intenzione di realizzare un edificio riconoscibile e innovativo, capace di inserirsi nel paesaggio marchigiano e, allo stesso tempo, di esprimere la forza della devozione popolare che ne aveva reso possibile la costruzione.

Il progetto di Costantino Costantini

Il Santuario, imponente e particolare dal punto di vista architettonico, trae ispirazione, rifacendosi alle parole dello stesso Costantini, dallo stile gotico, e in particolare dall’arte lombarda del Quattrocento, pur rimanendo nella volontà dell’architetto il voler creare qualcosa di innovativo.

Il progetto fu affidato all’architetto osimano Costantino Costantini che si ispirò al gotico, al ‘400 e all’arte lombarda, con l’intenzione però di non imitare uno stile, ma piuttosto di creare qualcosa di nuovo. Lo stile architettonico della Chiesa deriva dai dettami dell’eclettismo, disciplina che fonde vari elementi di diverse epoche o regioni.

Realizzato in uno scenografico stile neogotico con influenze lombarde, l’edificio colpisce per la sua mole imponente, l’altissimo campanile e la complessa decorazione in mattoni a vista. In stile neo-gotico lombardo, definito anche “l’ultima cattedrale gotica”, l’imponente Santuario è caratterizzato da un originale facciata in travertino, da finissime terrecotte decorative, meravigliose vetrate di ottima lavorazione francese e dal campanile con sette campane.

La caratteristica principale della costruzione sia internamente che esternamente è l’arco a sesto rialzato. Peculiare dell’architettura lombarda e parte integrante del Santuario della Beata Vergine Addolorata è l’elemento dell’arco a sesto rialzato.

ElementoCaratteristica
StileNeogotico lombardo ed eclettico
ProgettistaCostantino Costantini
Elemento distintivoArco a sesto rialzato
FacciataTravertino e decorazioni in terracotta
CampanileSette campane
Consacrazione1905
Conclusione del campanile1913

La costruzione e la consacrazione

La posa della prima pietra avvenne nel dicembre del 1892, i lavori si svolsero rapidamente, facendo sì che la costruzione del Santuario terminò nel 1905. I lavori si conclusero nel 1905, quando il santuario fu consacrato.

La consacrazione e la dedicazione del santuario avvennero nel 1905, ma la costruzione terminò con l’edificazione del campanile solo nel 1913, lo stesso anno in cui venne istituita la parrocchia. Il 21 settembre dello stesso anno, il Santuario venne consacrato e successivamente dedicato alla Madonna.

Il campanile, invece, fu terminato nel 1913. Il campanile che svetta sul complesso fu invece terminato nel 1913.

Il santuario si erge come un’inaspettata meraviglia architettonica tra le dolci colline marchigiane, simbolo tangibile della profonda fede che lo ha generato. A tre km da Osimo, a Campocavallo, si trova il Santuario della Beata Vergine.

La facciata e gli elementi architettonici

La facciata del santuario costituisce uno degli elementi più riconoscibili dell’intero complesso. La costruzione è caratterizzata da un originale facciata in travertino, da finissime terrecotte decorative e da un articolato sviluppo verticale che culmina nel campanile.

L’edificio presenta una complessa decorazione in mattoni a vista e una ricca successione di elementi ispirati al gotico e all’arte lombarda del Quattrocento. L’arco a sesto rialzato, riproposto sia all’esterno sia negli ambienti interni, rappresenta il principale segno architettonico del progetto di Costantini.

La combinazione tra la mole dell’edificio, il campanile e le decorazioni conferisce al santuario un aspetto monumentale, insolito per un’area rurale. Per questo il complesso è stato spesso definito la “cattedrale delle campagne”.

Dettaglio arco sesto rialzato santuario

Gli interni e le opere d’arte

L’interno del santuario, semplice ed elegante, ospita al suo interno diverse cappelle impreziosite da numerose opere d’arte, cui si aggiungono un pregevole presepe artistico e la cosiddetta “sala dei ricordi”, spazio dedicato alla raccolta di oggetti religiosi legati all’Addolorata di Campocavallo.

Tra le varie opere che è possibile ammirare, sono degne di nota l’immagine laterizia della Nostra Signora dei Sette Dolori, ubicata nell’edicola, le vetrate dedicate ai Santi e le pregevoli statue dell’Addolorata, di Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio Abate e San Giuseppe sposo di Maria.

All’interno, collocata su di un apposito tempietto, troneggia la prodigiosa immagine della Vergine Addolorata che, per l’occasione, venne impreziosita da una corona di pietre preziose per il capo e di un cuore trafitto da sette spade per il petto.

L’immagine custodita nel santuario rappresenta la Vergine con lo sguardo rivolto al cielo, mentre sorregge il corpo del Figlio deposto dalla Croce. La scena sottolinea il dolore della Madre e costituisce il centro devozionale dell’intero edificio.

L’incoronazione e i furti dell’immagine sacra

Nel settembre del 1932, l’immagine della Vergine venne incoronata, attraverso una solenne celebrazione. L’immagine della Madonna fu solennemente incoronata il 25 settembre del 1932.

Il 30 marzo di sei anni dopo, il custode dopo aver aperto il Santuario, notò che la Sacra Immagine era stata trafugata, fu però ritrovata lo stesso giorno in tarda mattinata, purtroppo però vi erano delle lacerazioni, dovute al fatto che i ladri avevano strappato con forza i preziosi che l’adornavano.

Ci fu un altro furto, nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1976, ma anche stavolta la preziosa immagine, venne ritrovata in breve tempo, purtroppo fu di nuovo lacerata. Negli anni successivi, per la precisione nel 1938 e nel 1976, fu per due volte rubata e gravemente deturpata.

La gestione del santuario e gli interventi di restauro

Il 18 luglio 1918, il primo parroco e fondatore del Santuario, Don Giovanni Sorbellini morì, gli succedette Don Arturo Cutoloni fino al 1926, poi Don Ludovico Amadini fino al 1958.

Nel 1948 l’Ordine dei Servi di Maria arrivò nel Santuario e si occupò della sua gestione fino all’autunno del 1986, lasciando il posto al Clero Diocesano. In seguito le cure del Santuario vennero affidate ai Frati Francescani dell’Immacolata, che dal 2001 se ne occupano.

Dal Gennaio del 2005 al 13 maggio del 2007 il Santuario subì degli imponenti lavori di ristrutturazione, facendo sì che il Santuario e il campanile dominino il centro della zona.

Nel frattempo, l’immagine della Vergine ha “viaggiato” fino al Santuario dedicato a San Giuseppe da Copertino, poi, venne portata in processione a Campocavallo nella sua originaria sede, passando per la Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona e per le vie di Castelfidardo.

Il santuario come centro di pellegrinaggio

Il Santuario di Campocavallo è ancora oggi un vivace centro di pellegrinaggio, legato in modo indissolubile a una delle tradizioni più sentite e originali della regione: la Festa del Covo.

Questa divenne meta continua di pellegrinaggi provenienti dai centri marchigiani ed anche dalle altre regioni italiane. Del resto anche la favorevole vicinanza a Loreto richiamò in zona moltitudini sempre crescenti di fedeli provenienti da ogni parte d’Europa.

La fama del Santuario e del quadro della Madonna miracolosa si propagò a dismisura; così Campocavallo divenne un luogo importante di fede e di preghiera. Il fenomeno dell’immagine, insieme alla monumentalità dell’edificio, trasformò la località da semplice crocevia rurale in una meta religiosa di rilievo.

La Festa del Covo

Ogni anno, la prima domenica di agosto, la comunità locale rende omaggio alla Madonna con una spettacolare processione. Il protagonista è il “Covo”, un enorme e complesso carro votivo interamente intrecciato a mano con spighe di grano, che riproduce scene sacre o architetture religiose.

Questa festa unisce in modo unico la devozione mariana alla cultura contadina del ringraziamento per il raccolto. Ogni anno, dal 1939, la prima domenica di Agosto si celebra la Festa del Covo in onore della Vergine Addolorata.

Iniziatore fu un gruppo di agricoltori che decise di realizzare una grande corona fatta di spighe di grano per portarla in processione ed offrirla alla Sacra Immagine come ringraziamento simbolico per il raccolto ottenuto nonché segno di profonda devozione.

Festa del Covo spighe di grano processione

Come viene realizzato il Covo

Sin dal 1939 inizia qui una bellissima tradizione che vede impegnati grandi e piccini. Come ringraziamento per il raccolto viene realizzato e offerto alla Madonna il Covo, una scultura ricoperta di spighe di grano che riproduce in scala esatta una cattedrale o un simbolo della cristianità.

Donne e uomini del paese si tramandano l’arte del lavorare le spighe di grano per farne delle trecce dorate che diverranno il rivestimento della struttura del Covo, sapientemente progettata e realizzata con estrema cura sin nei più piccoli dettagli.

Con il passare del tempo la festa si è poi evoluta acquistando maggior importanza e prestigio; gli stessi soggetti religiosi sono passati a rappresentare luoghi sacri e mete di pellegrinaggio di fama internazionale, Lourdes, Fatima, Santiago de Compostela, la Basilica di San Pietro a Roma solo alcuni esempi, e spesso i covi vengono portati nelle stesse chiese e santuari riprodotti per essere lì esposti.

Ad esempio, per la prima edizione venne riprodotta la corona di pietre preziose posta sul capo dell’Addolorata nel quadro miracoloso. In seguito, l’affinarsi delle abilità dei contadini e degli artigiani all’opera, rese possibile la riproduzione di imponenti basiliche tra le quali San Pietro in Vaticano, San Marco a Venezia, San Basilio di Mosca e il santuario di Lourdes, in Francia.

Il Museo del Covo

La maggior parte dei covi realizzati per le varie edizioni della festa si possono ammirare nell’omonimo Museo sito a Campocavallo, vicino al Santuario, il quale ha lo scopo di promuovere, valorizzare e tramandare alle nuove generazioni veri capolavori di manualità locale, frutto della cultura contadina e del profondo sentimento di devozione popolare degli osimani di un tempo.

Durante il resto dell’anno, queste delicate opere di arte rurale, assieme alla memoria delle tradizioni contadine di queste terre, sono custodite nel Museo del Covo. In attesa della realizzazione della nuova sede regionale a pochi passi dal Santuario, che diverrà un vero e proprio centro d’interpretazione della tradizione del Covo, della storia di Campocavallo e della civiltà contadina delle Marche, sono aperti su appuntamento i locali che ospitano temporaneamente alcuni dei più bei Covi degli ultimi anni.

Grazie a questa tradizione Campocavallo è gemellato con i luoghi più significativi della cristianità di tutto il mondo. Ogni nuovo Covo viene infatti portato in mostra nel paese scelto per essere rappresentato e allo stesso tempo una delegazione di tale paese viene accolta con tutti gli onori durante la Festa del Covo che si svolge ogni anno la prima domenica di agosto.

Il valore culturale della tradizione

“La Festa del Covo è una delle più autentiche espressioni della civiltà contadina delle Marche, ormai scomparsa, che contrassegnò la vita di gran parte degli abitanti della nostra regione per molti secoli e fino agli inizi degli anni Settanta.”

“L’abilità, la maestria, la perizia con le quali, uomini e donne, anziani e giovani, tutti assieme, costruiscono i Covi, splendidi manufatti artistici di spighe di grano, rappresentano una delle ultime espressioni della creatività, del sapere, della capacità della nostra gente di saper produrre, innovare, valorizzare quanto la natura ci offre, in un rapporto che è sempre stato di grande rispetto ed amore verso la madre terra ed i suoi frutti.”

La Festa del Covo conserva quindi insieme la memoria del lavoro agricolo, il ringraziamento per il raccolto e la devozione alla Madonna Addolorata. Le architetture realizzate con le spighe traducono in forma artistica il rapporto tra la comunità, il territorio e il santuario.

Il rapporto tra architettura, devozione e territorio

Il Santuario della Beata Vergine Addolorata di Campocavallo rappresenta il punto d’incontro tra una storia religiosa, un progetto architettonico ambizioso e una tradizione popolare ancora riconoscibile. La sua costruzione fu determinata dall’afflusso dei pellegrini, mentre la sua forma monumentale rese visibile la crescita della devozione nata attorno all’immagine della Madonna.

La struttura neogotica lombarda, le decorazioni, le vetrate, il campanile e la collocazione tra le colline marchigiane contribuiscono a rendere il complesso immediatamente riconoscibile. Accanto al santuario, la Festa del Covo mantiene viva la relazione con la cultura contadina attraverso manufatti realizzati con il grano e dedicati ai principali luoghi della cristianità.

Per comprendere appieno la storia centenaria di Campocavallo e le origini della Festa del Covo, è indispensabile ricordare il Prodigio della Madonna, senza il quale, con ogni probabilità, la storia della contrada non ci sarebbe stata o sarebbe stata senz’altro diversa.

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