Proclami del parroco: parole di fede, comunità e responsabilità

I proclami del parroco sono messaggi rivolti alla comunità cristiana per interpretare il tempo presente alla luce del Vangelo, accompagnare i fedeli nei passaggi ordinari e straordinari della vita parrocchiale e promuovere una partecipazione più consapevole alla vita della Chiesa. Essi possono riguardare l’inizio dell’anno pastorale, le celebrazioni liturgiche, le emergenze, la formazione, la carità, la corresponsabilità dei laici e il cammino spirituale delle famiglie.

Un proclama parrocchiale non è soltanto un avviso organizzativo: è una parola di discernimento, una convocazione e un invito a vivere insieme la fede. Il suo scopo è aiutare la comunità a riconoscere i cambiamenti, affrontare le difficoltà con verità e fiducia, valorizzare i doni di ciascuno e trasformare la vita ordinaria in un cammino di comunione.

Ricominciare con verità e corresponsabilità

Un nuovo anno pastorale ci chiede di ripartire con realismo, fiducia e maggiore corresponsabilità. Settembre segna il ritorno alla vita ordinaria della Comunità Pastorale San Giovanni XXIII. Un nuovo cammino che quest’anno nasce da una situazione diversa: il trasferimento di don Alessandro lascia la Comunità con un sacerdote in meno e rende necessario ripensare tempi, celebrazioni e attività.

Tra le feste di Sant’Alessandro e San Michele, don Andrea invita a non fingere che nulla sia cambiato, ma ad affrontare insieme questa nuova fase con responsabilità, fiducia e fede. Ci lasciamo alle spalle grandi avvenimenti vissuti in quest’anno trascorso, avvenimenti che anche a noi offrono uno sconvolgente cambio di rotta: alcuni velati di malinconia, altri segnati dalla gioia.

Avvenimenti che, comunque, interagiscono con la vita di ogni giorno; che portano con sé la possibilità di un cambiamento. È vero. Se regna la diffidenza è perché normalmente non si è mai voluto, onestamente, prendere in considerazione la possibilità di una verità diversa; la possibilità di offrire al Mistero di fare altro da quello che da duemila anni sapientemente abbiamo preconfezionato.

Da qui nasce la stasi nella pastorale, la perdita di entusiasmo nell’azione e nel pensare, l’adeguamento alla massa, a ciò che va di moda. Là dove, diversamente, agisce il Mistero, come profezia, c’è vita. Saper leggere la storia della nostra Fede nel suo insieme aiuta a comprendere che certi errori è bene non perseverare a commetterli.

Comunità parrocchiale riunita in preghiera

La programmazione annuale e la formazione

Educare alla vita buona del Vangelo è il documento del decennio che i vescovi italiani ci affidano e “rappresenta uno strumento pastorale organico di discernimento e di programmazione, un quadro ermeneutico, una cornice di compatibilità dei percorsi che le singole Chiese si sentono chiamate a compiere. Per corrispondere all’identità e alla missione di ciascuna nelle condizioni in cui vive e opera” (+M.Crociata, 24.01.2011).

Il nostro Convegno diocesano di aggiornamento pastorale, del 2-3 settembre 2011, ha dato ufficialmente inizio a questo percorso. “Alla base del nostro cammino, dunque, sta la necessità di prendere coscienza delle caratteristiche e dell’urgenza della questione educativa… che non può risolversi in semplici ripetizioni, ma deve anzitutto prestare la giusta attenzione alla qualità e alle dinamiche della vita sociale.

Ciò significa:

  • cogliere il desiderio di relazioni profonde che abita il cuore di ogni uomo, orientandole alla ricerca della verità e alla testimonianza della carità;
  • porre al centro della proposta educativa il dono come compimento della maturazione della persona;
  • far emergere la forza educativa della fede verso la pienezza della relazione con Cristo nella comunione ecclesiale” (Orientamenti CEI 2010, n.53).

Quest’anno faremo discernimento in modo particolare muovendoci nel nostro abituale campo di Comunione, corresponsabilità, collaborazione delineando maggiormente il volto di una comunità cristiana che procede insieme, “con uno stile che valorizza ogni risorsa e ogni sensibilità, in un clima di fraternità e di dialogo, di franchezza nello scambio e di mitezza nella ricerca di ciò che corrisponde al bene della comunità intera.

Lo stile di comunione, peraltro già ampiamente sperimentato dalla nostra comunità, costituisce un tirocinio perché lo spirito di unità raggiunga i luoghi della vita ordinaria. Il dono della comunione che viene da Dio deve animare, soprattutto attraverso i laici cristiani, tutti i contesti dell’esistenza e contribuire a rigenerarne il tessuto umano. (Nota CEI 2007 - “Rigenerati…”, 23).

Allora la formazione sarà anche su, VITA e RELAZIONI AFFETTIVE, il LAVORO; la FESTA e il TEMPO LIBERO, le TRADIZIONI

I campi in cui ci muoveremo saranno quelli che già conosciamo:

  • la Scuola Parrocchiale di Catechesi, con i bambini e i ragazzi;
  • il Gruppo giovani;
  • l’ACR;
  • il Gruppo dei ministranti;
  • il Gruppo Famiglia e il Corso di preparazione al matrimonio;
  • il Gruppo Caritas;
  • il costituendo Gruppo Amici di s. Tommaso.

Il ministero come servizio della comunità

Dal Concilio Vaticano II in poi c'è stata nella teologia cattolica una riscoperta del battesimo come fonte sacramentale del ministero, e un più chiaro riconoscimento che il ministero non è solo per le persone ordinate. Il Concilio ha posto in relazione la chiamata battesimale, il ministero dei battezzati, e l'ufficio degli ordinati con il mi-stero di Cristo, e ha trovato in ciascuna di queste tre vocazioni un riflesso del triplice compito di Cristo come profeta, sacerdote e re.

Tutte le vocazioni nella Chiesa e tutti i ministeri sono radicati nella stessa realtà di Cristo e nella sua presenza mediante lo Spirito nella Chiesa. La vocazione cristiana è radicata nella Chiesa come Sacramento di Cristo in comunione con lo Spirito Santo.

Ogni ministero, del battezzato come dell'ordinato, deve essere compreso in rapporto alla comunità della Chiesa che esprime e riceve la sua identità come Corpo di Cristo nella Parola e nel Sacramento. Ogni ministero è per il servizio della Chiesa e del mondo, una partecipazione al ministero di Cristo come servo, che dopo la lavanda dei piedi, dice ai suoi discepoli, e a ciascuno di noi: "Come io ho fatto a voi, così fate anche voi." (Giovanni 13, 15).

La Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, la Lumen Gentium, ci chiama alla consapevolezza dell'unico sacerdozio di Cristo al quale siamo introdotti attraverso il battesimo. Sia il sacerdozio ordinato che quello battesimale partecipano di quest'unico sacerdozio.

I laici come gli ordinati partecipano al triplice ufficio di Cristo come profeta, sacerdote e re. Quello che vien fuori dal Concilio Vaticano II è una chiara teologia del laicato radicata in una comprensione della Chiesa come popolo di Dio, in una chiamata universale alla santità, e in un apprezzamento della diversità delle nature gerarchiche e carismatiche della Chiesa (Lumen Gentium 4).

Il sacerdozio comune dei fedeli e quello ordinato sono di natura differente. Poiché tuttavia essi sono collegati (Lumen Gentium 10), è del tutto chiaro che i laici condividono attraverso il battesimo, la cresima e la continua celebrazione dell'Eucaristia, la missione salvifica della Chiesa.

Così con il Concilio Vaticano II c'è una rivalutazione della dignità battesimale dei laici, emerge un riconoscimento del battesimo come base e fondamento di tutti i ministeri, una più piena consapevolezza che il ministero non è esercitato soltanto dagli ordinati.

Il ministero è radicato nei carismi dati dallo Spirito nel battesimo: C'è poi varietà di doni, ma un solo Spirito; c'è varietà di ministeri, ma un solo Signore; c'è varietà di operazioni, ma un solo Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utilità comune. (1 Corinzi 12, 4-7)

Laici e sacerdoti collaborano nella parrocchia

La vita liturgica della comunità parrocchiale

La parrocchia di S. Tommaso apostolo, è come molte delle parrocchie dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona, e invero di tutto l’Abruzzo. Ci teniamo a sottolineare che è la chiesa Cattedrale e perciò la chiesa Madre di tutto il settore di due vicariati: Ortona e Tollo.

Il lavoro pastorale principale della parrocchia è sacramentale, educativo e devozionale. Le liturgie nella Basilica Cattedrale sono curate in modo particolare avendo soprattutto come obiettivo la gloria di Dio e la bellezza anche esteriore di questo rapporto tra Dio e il suo corpo mistico.

Essendo una chiesa Cattedrale, un particolareggiato calendario vede la presenza dell’Arcivescovo a presiedere le principali festività. La domenica vengono celebrate quattro s. Messe cominciando dalle 8,30 (Madonna del Carmine) alle 9,30 e 11 in cattedrale e 18, e una messa prefestiva serale il sabato.

Momento celebrativoOrario o periodicità
S. Messe domenicali8,30, 9,30, 11, 18
Messa prefestivaSabato sera
Messe feriali8,00 e 18,00
S. RosarioPrima della Messa feriale delle 18,00
LodiPrima della Messa feriale delle 8,00
Messa presso l’Oratorio del Crocifisso miracolosoOgni venerdì alle 17,00
Messa nella chiesa di s. Caterina d’AlessandriaSeconda e quarta domenica del mese alle 16,30

La Messa delle 11,00 è animata dal Coro dei Giovani, dai bambini e dai ragazzi della scuola catechistica e dai componenti dell’ACR. Registi di tutto questo sono le Catechiste, impegnate e capaci, che alle spalle, oltre la buona volontà e il bene comune, hanno una preparazione settimanale di scuola di teologia, spiritualità e rapporti umani e sociali.

Le Messe nei giorni feriali si celebrano: una alle ore 8,00 preceduta dalla recita delle lodi e una alle ore 18,00 preceduta dal s. Rosario. Ogni venerdì pomeriggio alle ore 17,00 si celebra una s. Messa presso l’Oratorio del Crocifisso miracoloso.

E secondo un calendario tradizionale ci si ritrova in periodi diversi per l’adorazione al Preziosissimo Sangue di Gesù. Abbiamo riaperto al culto la prestigiosa chiesa di s. Caterina d’Alessandria, cara agli ortonesi.

Durante l’estate è stata celebrata nelle domeniche dei mesi di luglio e agosto alle ore 21,00 una s. Messa denominata la Messa del Turista. Attualmente durante l’anno alle ore 16,30 viene celebrata una s. Messa nella seconda e quarta domenica di ogni mese.

Nella chiesa della Madonna del Carmine, secondo un calendario prestabilito, la sera ci si riunisce per pregare con il rosario meditato. L’orario delle confessioni ha recepito un ordine vicariale con l’aiuto di sacerdoti, che secondo giorni e orari diversi si alternano nelle confessioni.

Colonna portante di questi turni con orari sostitutivi per i sacerdoti assenti è il Canonico Penitenziere e Parroco emerito. Sotto l’aspetto devozionale ho da sottolineare in maniera positiva: la novena di s. Sebastiano, la novena di s. Tommaso, la novena dell’Immacolata e la Novena di Natale.

Ma altre pie pratiche sono disseminate lungo l’anno quasi come un prato fiorito di margherite in primavera. Ogni primo venerdì si espone il Ss.mo nella cappella del Sacramento per tutto il pomeriggio, per l’adorazione personale, conclusa dalla Benedizione Eucaristica.

Il servizio del parroco e dei volontari

Il parroco oltre alle incombenze dell’ufficio parrocchiale (Certificati, carteggi matrimoniali, ss. Messe) e rapporti con i fedeli e le rispettive famiglie, ecc., è responsabile con un gruppo di volenterose donne del gruppo Caritas e insieme al vice parroco cura l’amministrazione della parrocchia, le finanze, i turni per le messe e altre simili incombenze.

E’ inoltre Vicario Foraneo di Ortona. Ogni mese riunisce tutto il Vicariato (sempre in una parrocchia diversa) per un momento di fraternità con tutti i sacerdoti e per esporre problemi e soluzioni comuni a tutte le parrocchie del Vicariato.

Il vice parroco si occupa della Scuola Catechistica, l’annuale Corso di preparazione al Matrimonio, istruisce e controlla i chierichetti e stabilisce i turni, aiuta ad organizzare il programma della domenica mattina, visita gli ammalati e segue il Coro giovanile.

Durante la settimana vi sono una serie di riunioni parrocchiali. La scuola di formazione per le catechiste, le prove dei due Cori (Cappella Musicale e Coro dei giovani), incontri dei vari settori, (soprattutto il sabato): Catechismo, ACR, Ministranti, Preparazione ai Battesimi, ecc.

La parrocchia ha soltanto volontari (a parte la pulizia della Chiesa) che insieme al Parroco e al vice Parroco si prendono cura dei vari settori. San Tommaso, come altre parrocchie, ha un Coro principale come la “Cappella Musicale s. Tommaso” con un direttore del coro e un organista che riceve uno contributo molto modesto per il suo lavoro.

Inoltre esiste da poco tempo un nutrito “Coro Giovanile” con un direttore del coro e un organista. Le necessità spirituali dei parrocchiani sono purtroppo normale routine, ma abbiamo segnali abbastanza forti per farci sperare in un cambiamento più radicale.

Volontari parrocchiali durante un’attività comunitaria

La comunità, le famiglie e la carità

Essi partecipano alla messa domenicale con fede e si confessano periodicamente. Alcuni partecipano alle devozioni serali. Quasi tutti mandano i loro figli alla scuola parrocchiale, altri, pur sostenendo finanziariamente la parrocchia, partecipano poco alla vita parrocchiale durante la settimana.

La parrocchia è lì quando serve - per battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni e messe funebri - e i sacerdoti rispondano a quelle piccole emergenze familiari come malattie, incidenti, o morti.

Ma un aspetto molto importante che sta prendendo sempre più vigore, (grazie anche al nostro sito web: è la visita di Pellegrini, italiani e stranieri, presso la tomba di s. Tommaso. Anche il “gemellaggio” con la Chiesa di Gerusalemme sta dando i suoi frutti.

Adozioni a distanza e rapporti fraterni con alcuni parroci di Betlemme. Abbiamo avuto la visita dell’Ausiliare del Patriarca latino di Gerusalemme, Mons. Shomali e incontri con parrocchie di Betlemme.

Ci aspettiamo con fiducia che si concretizzi la visita del Patriarca latino di Gerusalemme. Abbiamo accolto durante quest’anno 36 vescovi del Kerala (India), in occasione della visita ad limina a Roma, i quali non hanno voluto lasciare l’Italia senza salutare il fondatore della loro Chiesa: s. Tommaso.

La Caritas per i poveri fa bene, va bene e speriamo che possa continuare nella sua missione. Va bene perché ci sono persone generose che pensano ai nostri poveri sia perché ci lavorano persone “volontari” che veramente amano il Signore e i suoi poveri.

La Caritas parrocchiale di Gesù Maestro partecipa, in qualità di Organizzazione partner Territoriale (OpT) associata alla Organizzazione partner Capofila (OpC) Banco Alimentare del Lazio ODV, al Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla povertà 2021-2027, Priorità 3 “Contrasto alla deprivazione materiale - Sostegno agli indigenti a titolo dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera m), del Regolamento FSE+”, Obiettivo Specifico (ESO.4.13), Azione di contrasto alla Povertà alimentare (PN Inclusione).

Nell’anno 2025, ha sostenuto n. 154 persone in condizione di grave deprivazione attraverso l’erogazione di aiuti alimentari e misure di accompagnamento, per un totale di beni distribuiti pari a 3.4 tonnellate di alimenti di cui n. 638 pacchi alimentari finanziati dal PN Inclusione.

La parola del parroco nei tempi di prova

Carissimi, è tradizione che la Chiesa si riunisce, nei venerdì di Quaresima, per ricordare e rivivere gli eventi dell'ultima tappa del cammino del Figlio di Dio su questa terra, la Via Crucis. E noi, uniti non fisicamente, perché impediti dall’emergenza coronavirus, ma spiritualmente ci sentiamo ugualmente comunità convocata per seguire le orme di Gesù, il quale "portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota" (Gv 19, 17).

La via verso il Calvario costituisce non un camminare per raggiungere semplicemente un luogo, ma un itinerario attraverso il quale Gesù, il condannato, ha voluto dirci qualcosa. Questo contesto di isolamento, che siamo costretti a vivere per il nostro bene, il non poterci incontrare nella nostra Cattedrale, ci stimola maggiormente a riflettere sul perché l’evento della croce ci parla ancora e a sentirci partecipi di quell’amore che la Croce di Cristo possiede e ci consegna.

A partire da questa consegna vogliamo riconoscere nelle nostre croci l’amore di Dio, farci carico di esse sulle nostre spalle per camminare nella certezza che come dalla croce Gesù è stato deposto ed è risorto, così anche noi possiamo trovare una luce nel peso che attanaglia la nostra vita.

Carissimi parrocchiani, sentiamo il bisogno di incontrare il Cristo, Gesù crocifisso e risorto, perché solo lui può comprendere le nostre amarezze, i nostri dolori, le ingiustizie subite, le croci nascoste nei nostri cuori.

Solo lui, Cristo, crocifisso e risorto per noi, può recuperare le nostre speranze deluse e disattese, le nostre vite spezzate e senza futuro. Solo lui può rispondere alle nostre attese, solo lui può farci sperimentare la forza vittoriosa e sconvolgente della sua risurrezione, che capovolge ogni speranza perduta. Solo lui!!!

Preghiera della Via Crucis dalla Porziuncola

Il nostro Arcivescovo, nel messaggio alla Chiesa di Palermo di lunedì scorso 9 marzo, in occasione del coronavirus, così scrive: «Facciamo più silenzio nella camera del sacrario interiore. Soffermiamoci più a lungo nel dialogo della preghiera al cospetto del Signore. Facciamoci nutrire dal cibo sostanziale della Parola di Dio mediante un ascolto più assiduo e attento.

Soffermiamoci singolarmente davanti ai tabernacoli delle nostre chiese che comunque rimarranno aperte. Riscopriamo la preghiera in famiglia, prendiamo parte all’Eucaristia e alla Liturgia delle ore attraverso i mezzi radiotelevisivi o via internet (valorizzando così la pratica della Comunione spirituale) e, soprattutto, intensifichiamo le opere di carità e di misericordia.

Sì, carissimi, questo è tempo per riscoprire il volto del fratello, il suo essere immagine e somiglianza di Dio, di ritrovare il senso comunitario e solidale della vita. Prendiamoci cura gli uni degli altri attraverso un uso sapiente dei tanti mezzi di comunicazione che sono a nostra disposizione.

Che la nostra parola di consolazione e lo sguardo del nostro cuore possa arrivare gioiosamente a tanti vicini e lontani».

Nella S. Messa che celebro ogni giorno, ci siete tutti voi, carissimi parrocchiani. E Gesù saprà ugualmente ascoltarvi e confortarvi.

Accogliamo, con l’impegno che il tempo quaresimale esige, l’invito del nostro arcivescovo a riscoprire, se sinora non è stata un’abitudine di tutti, il valore della preghiera personale e familiare, accompagnata dalla lettura e meditazione della Parola di Dio.

Tutto ciò è un primo elemento valido per sperimentare l’unione e la comunione con Gesù. Alla meditazione della Parola di Dio, Don Corrado ci invita a valorizzare la pratica, che la Chiesa ha sempre incentivato nei cristiani, della comunione spirituale.

In questo tempo di calamità, in cui non è possibile partecipare alla celebrazione eucaristica, vi esorto a viverla con questa antica preghiera: Gesù mio, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell' anima mia.

Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che mi abbia mai a separare da te.

Eterno Padre, io ti offro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo in sconto dei miei peccati, in suffragio delle anime del purgatorio e per i bisogni della Santa Chiesa.

Inoltre, esorto tutti a scaricare dal sito dell'Ufficio Liturgico della diocesi, ( il sussidio liturgico predisposto dalla Commissione liturgica che intende “offrire un semplice strumento di vicinanza e di accompagnamento al cammino di fede e di preghiera delle famiglie che sono chiamate a vivere questo delicato momento di prova che coinvolge il monto intero”.

A proposito dell’uso dei media, questa sera alle ore 19.00 l’arcivescovo sarà in diretta sulla pagina facebook dell’arcidiocesi per la Via Crucis e domenica prossima 15 marzo alle ore 10.30 per la Celebrazione eucaristica.

Il Signore si faccia compagno di cammino di tutti noi, come fece con i discepoli di Emmaus. Con questo auspicio, auguro a tutta la Comunità parrocchiale buon cammino quaresimale.

Intercedano per tutti noi San Mamiliano, Santa Rosalia e il Beato Giuseppe Puglisi.

La sapienza nel tempo duro della prova

Che cosa significa diventare sapienti in questo momento? Qual è la saggezza che abbiamo imparato e che dobbiamo imparare? Sono domande che mi sono sentito rivolgere dal cammino che il nostro Vescovo sta chiedendo alla nostra comunità e a tutta la diocesi, in questo tempo così particolare.

Si scatenò un vento di uragano. Paolo, nel suo viaggio verso Roma, incontra un uragano, dicono gli Atti al capitolo 27: “Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco…, levarono le ancore e si misero a costeggiare Creta da vicino. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall’isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave…

Il ministero del parroco, ma anche più comunemente del prete della nostra tradizione ambrosiana, si realizza in tante piccole scelte che riempiano la vita. Se è vero che il carico burocratico e gli adempimenti amministrativi stanno soffocando un poco la vita di noi sacerdoti, è vero che non…

Ringrazio tutti coloro che, quando non comprendono o non condividono qualche cosa delle scelte pastorali della parrocchia, vengono a parlare. Questo mi permette di spiegare il perché di alcune scelte e di comprendere come sono recepite.

Nella pastorale non c’è nulla di definitivo, ma tutto…

Preghiera personale, famiglia e comunione

Carissimi fratelli e sorelle, BUON NATALE A TUTTI! E’ un augurio che rivolgo a ciascuno personalmente a mio nome e a nome della nostra fraternità e della nostra comunità parroc-chiale.

Un augurio da un cuore che il ricordo della nascita del Signore rende traboccante di gioia, di mitezza, di benevolenza, di deside-rio di impegnarsi di più a perseguire ideali di valore e a spendersi per gli altri.

Un augurio che innanzitutto vuole esprimere vicinanza a ciò che ciascuno di voi sta vivendo, nella consapevolezza che, mentre ci auguriamo di trascorrere questi giorni in serenità, molti di noi versano in gravi condizione di salute, altri sono afflitti da difficol-tà economiche, altri ancora sono impelagati in conflitti che non solo amareggiano il quotidiano, ma sembrano distruggere anche le più belle esperienze vissute.

Un augurio, inoltre, che vuole tenere conto di quanto avviene in questo momento sul nostro pianeta, dalle catastrofi ambientali alle guerre assurde e atroci, dalla corsa ad affermare i propri inte-ressi all’allargamento del numero di poveri, di migranti, di non viventi dignitosamente, dalle violazione dei diritti fondamentali delle persone alle violenze domestiche su donne e minori… non c’è davvero molto di cui rallegrarsi…

Un augurio, infine, per quelli che, come me, cercano ancora di attingere nel Vangelo risorse ed energie per non far spegnere la speranza della possibilità di una vita profondamente umanizzata, di una convivenza pacifica e fraterna, di ritmi di vita meno condi-zionati dalla frenetica rincorsa delle cose, di abbracci che rendano sostenibili anche le pagine più dolorose della vita.

Le chiese cristiane (così come templi vari, sinagoghe, mo-schee…) ormai da tempo non sono più frequentate dalle generazioni figlie della rivoluzione digitale e tecnologica… abbagliate dall’idea di essere padrone “subito” del “tutto a disposizione”, appagandosi di quanto è a portata di mano e scartando ciò di cui si pensa si possa fare tranquillamente a meno… fino a correre il rischio di ritrovarsi svuotate di grandi sogni, di desideri, di passioni che accendono il cuore, di speranza.

Dinanzi a tutto questo credo che avvertiamo tutti la necessità di cambiamenti significativi nel nostro modo di essere credenti, ancora attenti e aperti all’invisibile, e per arrivare a un modo di vive-re insieme in modo squisitamente umano e fraterno… viviamo un tempo di discernimento in cui ci viene richiesta una grande aper-tura alle sorprese dello Spirito…

Papa Francesco negli auguri natalizi alla curia romana di que-st’anno osservava che ancora ci si divide tra “conservatori” e “progressisti”, ma la vera differenza non è questa, ma quella tra “innamorati” e “abituati”… solo chi ama può camminare.

“Solo chi ama può…” continuare a fare auguri, seminare speran-za, riaccendere passioni, riaprire relazioni, ridare alla vita il gusto della vera gioia… posando lo sguardo ancora una volta sul Bambi-no di Betlemme, non per abitudine, ma per innamorarsi davvero, cioè imparare da Lui e assimilarne lo stile.

La benedizione come parola buona

Buon a tutti voi. Da sempre il futuro rappresenta una speranza e un’incognita. Per averne una previsione gli antichi romani si rivolgevano ad un “augure” che offriva il suo responso deducendolo dal volo degli uccelli…

Oggi ci viene da sorridere ma anche i nostri “auguri” potrebbero somigliare a un casuale volo di uccelli se continuiamo a ripetere parole di circostanza che puntualmente dovranno fare i conti con una realtà sempre diversa da quanto previsto, a volte in meglio e a volte, purtroppo, in peggio.

La religione biblica al posto di augurare usa “benedire”: è il bene che viene da Dio, è il bene che possiamo dire di Lui, è il bene che possiamo dire degli altri, che possiamo fare per gli altri.

La formula di benedizione più famosa della Bibbia dice: che Dio ti custodisca, ti sorrida e ti dia pace (senso di pienezza quando le cose si compiono bene).

Che programma!!! Ogni giorno benedetti da Dio e ogni giorno pronti per una parola buona, per un sorriso, per un gesto umile e cortese.

Voglio prometterti che proverò a farlo… e tu d’altra parte parla bene di me soprattutto quando mi vedrai fragile e non all’altezza delle mie promesse, sorridimi quando mi vedrai imbronciato o immerso nelle mie preoccupazioni, inventati un gesto che mi ridoni pace quando mi vedrai affaticato o vinto dalle mie debolezze…

E se comunque mi troverai insopportabile “abbozza”, attingendo energia in quell’angoletto di cervello che chiamiamo cuore e che sa volare oltre quel mare di fesserie nelle quali annaspiamo ogni giorno. Grazie. Buon anno!

Il Natale e la speranza condivisa

Carissimi fratelli e sorelle, BUON NATALE A TUTTI! E’ un augurio che rivolgo a ciascuno personalmente a mio nome e a nome della nostra fraternità e della nostra comunità parroc-chiale.

Un augurio da un cuore che il ricordo della nascita del Signore rende traboccante di gioia, di mitezza, di benevolenza, di deside-rio di impegnarsi di più a perseguire ideali di valore e a spendersi per gli altri.

Un augurio che innanzitutto vuole esprimere vicinanza a ciò che ciascuno di voi sta vivendo, nella consapevolezza che, mentre ci auguriamo di trascorrere questi giorni in serenità, molti di noi versano in gravi condizione di salute, altri sono afflitti da difficol-tà economiche, altri ancora sono impelagati in conflitti che non solo amareggiano il quotidiano, ma sembrano distruggere anche le più belle esperienze vissute.

Un augurio, inoltre, che vuole tenere conto di quanto avviene in questo momento sul nostro pianeta, dalle catastrofi ambientali alle guerre assurde e atroci, dalla corsa ad affermare i propri inte-ressi all’allargamento del numero di poveri, di migranti, di non viventi dignitosamente, dalle violazione dei diritti fondamentali delle persone alle violenze domestiche su donne e minori… non c’è davvero molto di cui rallegrarsi…

Un augurio, infine, per quelli che, come me, cercano ancora di attingere nel Vangelo risorse ed energie per non far spegnere la speranza della possibilità di una vita profondamente umanizzata, di una convivenza pacifica e fraterna, di ritmi di vita meno condi-zionati dalla frenetica rincorsa delle cose, di abbracci che rendano sostenibili anche le pagine più dolorose della vita.

“Solo chi ama può…” continuare a fare auguri, seminare speran-za, riaccendere passioni, riaprire relazioni, ridare alla vita il gusto della vera gioia… posando lo sguardo ancora una volta sul Bambi-no di Betlemme, non per abitudine, ma per innamorarsi davvero, cioè imparare da Lui e assimilarne lo stile. Buon Natale!

Il cammino della comunità nel tempo

O dio, in questo anno giubilare che ci invita a riprendere il passo di pellegrini che sanno andare lontano e ad essere umili artigiani di un futuro migliore, noi ti ringraziamo per averci donato come compagno e modello di cammino san felice da cantalice.

Solidamente ancorato all’amore del tuo figlio e abbracciando fraternamente piccoli, poveri, ammalati e cuori incerti e agitati, e’ giunto al porto della vita come uomo del pane donato e della gratitudine che apre al sorriso.

Il tuo spirito faccia anche di noi sereni pellegrini di speranza.

Carissimi fratelli e sorelle, L’Anno Giubilare, di per sé già denso di appuntamenti, e gli ultimi avvenimenti: la morte di Papa Francesco, il Conclave e l’elezione di Papa Leone XIV, ci stanno facendo vivere emozioni straordinarie e al tempo stesso ci stanno dando l’opportunità di un serio approfondimento della no-stra esperienza di fede e di comunità.

Non meno significativo al riguardo è il 90° anniversario dell’erezione della nostra Parrocchia avvenuta il 29 marzo 1935 con il decreto “Sollicitudo omnium ecclesiarum” del Cardinale Vicario Francesco Marchetti Selvaggiani, che ricordiamo, senza enfasi e retorica, festeggiando il nostro Patrono San Felice.

Gli anni passano, e noi siamo immersi in grande cambiamento d’epoca… cosa chiediamo esattamente a questi 90 anni trascorsi insieme a tanti fratelli e sorelle?

Mi piace ricordare e tornare a riflettere su alcuni passaggi degli scritti di Papa Francesco. “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che ‘frammentano’ il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza”. (Lumen Fidei 57).

“I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio”. (EG 222)

“Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, sen-za l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone.

È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo… … Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi.

Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”. (EG 223)

Viviamo dunque la sottolineatura di questi 90 anni tra-scorsi non come un’autocelebrazione di quanto, come sin-goli e come comunità, abbiamo potuto realizzare, ma cercando di individuare i processi avviati dall’ascolto dello Spirito e nel servizio dei fratelli, sui quali non intendiamo fare retromarce, che aggiornano ravvivano e rinforzano le nostre convinzioni e costituiscono la motivazione del nostro camminare insieme, con passione, con pazienza, fraterna-mente e sempre con uno sguardo lungimirante.

San Felice, certo senza immaginarlo, da buon “pellegrino di speranza”, ha avviato un processo che ha fatto sì che una porzione di quel popolo di Roma, che lui tanto amava, oggi fa parte di una Parrocchia a Lui intitolata e che a lui vuole continuare ad ispirarsi per crescere nella fede, nell’umile ascolto di tutti, nel condividere il pane della fratellanza e della pace.

BUON 90°! “Deo gratias”

Feste, tradizioni e ricerca della verità

Carissimi, vorrei scambiare con voi gli auguri per questo giorno di festa consegnandovi una riflessione che spero sia di stimolo per ciascuno a cercare con sempre maggiore intensità il senso delle cose che celebriamo.

Dalle nostre parti, con il mese di luglio finiva la gran parte del lavoro dei campi e finalmente ci si poteva dare al riposo e alla festa. In epoca romana Ottaviano istituì dei festeggiamenti solenni che duravano un paio di settimane e furono chiamati “Il riposo di Augusto” (in latino “Feriae Augusti”), e da qui fu dedicato a lui l’intero mese che prese il nome, che usiamo ancora oggi, di Agosto.

Ma l’uomo non vive solo di “panem et circenses”, alla lettera ‘pane e giochi da circo’, nutrimento e divertimento… da sempre è alla ricerca di cose più profonde, pensa e parla della cose di Dio, cioè fa teologia…

Per questo gli antichi dedicavano la festa al Dio della terra e della fertilità Conso e i romani al divino Augusto… I cristiani di Gerusalemme a pochi anni di distanza dalla Pasqua di Gesù facevano memoria anche della morte di sua madre e si recavano a visitarne la tomba nella zona sepolcrale della valle del cedron.

Anche se nessun brano scritturistico parla della morte di Maria e quindi non sappiamo esattamente ne quando ne dove essa sia morta e dove sia stata sepolta, vedi a proposito anche la tradizione che ne ricorda la morte e la sepoltura a Efeso.

Le generazioni successive, soprattutto con l’intenzione di salvaguardare la reale divinità di Gesù Cristo, iniziarono a venerare Maria sua Madre e a riconoscerle particolari prerogative ottenute in dono da Dio proprio in funzione del Figlio.

Da qui è iniziato un processo di “divinizzazione” di Maria che soprattutto nel mondo cattolico del secondo millennio ha portato ad attribuire a lei prerogative che erano proprie del Figlio e azioni proprie dello Spirito Santo (basta leggere a proposito le tante litanie mariane con le quali ancora oggi molti pregano, o vedere l’esplosione di santuari mariani negli ultimi secoli, in cui visioni e presunti messaggi di Maria hanno preso il posto del Vangelo nella vita dei devoti).

In questi ultimi anni, poi, abbiamo iniziato a ridare alla “Teologia” il ruolo che le compete, cioè quello di cercare le tracce di dimensioni che vanno oltre lo sperimentabile, di intuire significati più profondi per le cose della vita, di aprire varchi verso qualcosa che dia pienezza e compimento al tutto…

E abbiamo compreso che tante cose asserite per secoli come vere e indiscutibili, sono in realtà indissolubilmente legate alle competenze di chi le ha pensate a studiate, alla cultura dell’epoca, all’orientamento dato dall’autorità di turno…

Questo non significa diventare relativisti, ma acquisire la convinzione che la verità la si ricerca con fatica e apertura di mente e di cuore, e non la si possiederà mai per intero, ne solo da parte di qualcuno.

Tornando indietro di qualche anno, certamente i nostri nonni ricorderanno che le “ferie di augusto” sono diventate “Ferragosto” (con gite in treno e pranzetti fuori casa) durante il fascismo…

La Chiesa Cattolica, invece, ha continuato a solennizzare questo giorno con la festa della ”Assunzione di Maria”, fino a proclamare che: “l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”, ‘dogma’ (dichiarazione indiscutibile e non modificabile) proclamato da Pio XII il 1 novembre 1950.

In realtà, riguardo a questa dichiarazione, qualcosa è stato non corretto, ma precisato: la reticenza riguardo la morte di Maria contenuta nell’espressione “terminato il corso della vita terrena” è stata chiarita dal Papa Giovanni Paolo II (vedi udienza del 25 giugno 97): E' possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte?

Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre…

L'esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all'ora suprema della vita.

E probabilmente ci sarà ancora da precisare qualcosa su ciò che si intende dire con l’espressione “assunta alla gloria celeste in anima e corpo”, soprattutto oggi che stiamo smettendo di identificare una dimensione di vita diversa da quella biologica con quello che poeticamente chiamiamo ancora ‘cielo’, e stiamo abbandonando il modo greco di immaginare l’uomo come ‘anima dentro un corpo’, e ancor di più di immaginare l’esistenza post biologica come un ritorno dell’anima dentro allo stesso corpo di prima, anche se in qualche modo trasformato…

Io, povero credente, cercatore di oltre, di questo tempo, apprezzo l’intelligenza e l’intuizione di quanti si sono dedicati nel passato e si dedicano nel presente a pensare e parlare delle cose di Dio…

Anche se mi rendo conto che le conoscenze e le competenze che abbiamo oggi ci chiedono di rivedere certi moduli espressivi e di evitare la tentazione di pensare che su certe realtà sia stato già detto tutto una volta per sempre…

Così come non amo anteporre tradizioni e devozioni seppur secolari a uno studio serio e sempre più approfondito della Bibbia, in cui trovo le parole che alimentano il desiderio di una piena trasfigurazione dell’esistenza.

Un caro augurio a ciascuno per godere di uno spazio di riposo rigenerante e di un tempo adeguato per l’arricchimento interiore. Fra’ Mario.

Esperienze pastorali e famiglia parrocchiale

Carissimi fratelli e sorelle della Traspontina, è un po’ di tempo che non ci sentiamo per lettera. Innanzitutto un caro saluto a tutti voi e un abbraccio forte forte agli anziani e ai malati, angioletti custodi della parrocchia.

Nei mesi di aprile e maggio abbiamo fatto delle belle esperienze. Ve ne racconto qualcuna.

Pellegrinaggio in Terra Santa (26 aprile-2 maggio) - Ho avuto una riconferma che ogni cristiano, almeno una volta nella vita, dovrebbe andare nella patria di Gesù.

Non si tratta solo di emozioni (che sono tantissime!) ma di qualcosa di profondo che entra e senti nel cuore, i luoghi di Gesù che ti parlano, vedi Betlemme, Nazaret, ti fermi in silenzio sul lago di Tiberiade su una barca e ti pare di vedere Gesù che viene sulle acque, fatichi per fare la fila e poi, quando arrivi al sepolcro di Gesù, trema di qualcosa tutta la tua persona.

Insomma i n tutti c’è stata una conversione. Inutile aggiungere che il gruppo di 54 persone si sono sentite subite “amici”.

Le Prime Comunioni (19 maggio) Venti bambini con 20 famiglie. Una splendida celebrazione! Tutto è riuscito bene, perché c’è stata una vera unione tra catechisti-bambini e famiglie. Una festa di comunità! Un dono di Dio.

Ho chiesto a queste 20 famiglie di continuare a incontrarsi, ad approfondire l’amicizia: possono diventare una bella comunità. Grazie di cuore a tutti i catechisti.

Papa Francesco - E’ proprio vero che per ogni tempo il Signore manda il “suo” Papa. I Pontefici che ho conosciuti sono tutti santi, ma ogni Papa è arrivato quando ce n’era bisogno.

Vedendo le folle che vengono a vedere-sentire e, a volte, toccare Papa Francesco, il cuore si riempie di gioia. E ci sono tante “ritorni” alla fede.

Ancora una volta possiamo dire che la “testimonianza” è la prova che fa breccia anche nei cuori induriti.

Io sento che presto avremo Papa Francesco in Traspontina.

Carissimi, ora ci aspetta la Festa della Madonna, la nostra Festa, la Festa della famiglia parrocchiale.

Predicherà padre Roberto Toni, nostro Provinciale. Lo conoscete perché è stato Priore alla Traspontina prima di me.

Domenica 14 la Processione, 16 luglio la Festa. Intanto prepariamoci a partecipare a questo appuntamento con Maria: la novena è sempre un “tempo di grazie”.

Sorelle e fratelli, si conclude il quarto anno del mio essere in mezzo a voi. C’è più amicizia. Le Messe sono sempre più partecipate, i gruppi aumentano.

Insomma siamo sulla buona strada per diventare sempre più una grande “famiglia di famiglie”. Ciao, la Madonna del Carmelo interceda per le nostre famiglie e in particolare per i nostri giovani.

Comunità, collaborazione e speranza

Questo è un momento di grazia, un tempo nella storia nel quale noi, clero e laici, siamo chiamati a riconoscere le grandi opportunità che abbiamo per servire Cristo e la sua Chiesa.

Dio ci dà i doni che ci servono per rispondere alle sfide che ci aspettano. Non abbiamo ragione di temere, ma un'abbondanza di ragioni per vivere in speranza e fiducia.

Mentre ci muoviamo assieme in spirito di vera collaborazione, una delle sfide che ci aspetta è quella di imparare di più sulla condivisione delle risorse a livello locale.

Se il ministero deve davvero essere collaborativo e inclusivo, allora dobbiamo fare maggiori sforzi per "intensificare" e stabilire "rapporti più fraterni" in tutta la comunità parrocchiale.

Stiamo creando una vera famiglia di Dio, dove ci accorgiamo che ognuno di noi è protagonista e consapevole di essere per gli altri, importante.

Quando capiremo che ci manca la Comunità allora siamo sulla buona strada di una vera conversione in un cammino di fede veramente positivo.

La nostra è una ricca eredità, un'abbondante donazione. Ma questo non è un tesoro d'oro o d'argento.

Piuttosto, la nostra eredità è un’abbondanza di doni, un fiorire di doni più abbondante di quanto abbiamo mai immaginato!

Il Signore Gesù datore di ogni carisma ci accompagni con il suo tenero amore e doni a ciascuno di voi tutte quelle grazie e benedizioni che possiate desiderare.

Con i nostri auguri natalizi vi porgiamo anche quelli di un fruttuoso e impegnativo 2012. Il Signore Gesù ci accompagni ora e sempre. Amen

Con affetto D. Pino, p. Giuseppe, D. Tarcisio, Diac. Tommaso e Alessio seminarista.

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