Dal comignolo della Cappella Sistina la fumata comunica al mondo l’esito degli scrutini del Conclave: la fumata nera indica che nessun candidato ha raggiunto la maggioranza necessaria, mentre la fumata bianca annuncia l’elezione del nuovo Papa.
Le schede delle votazioni vengono bruciate nella stufa storica, mentre una seconda stufa genera fumogeni colorati con sostanze specifiche. I due fumi vengono convogliati verso un’unica canna fumaria e rendono visibile, anche a distanza, la decisione dei cardinali elettori.

Che cosa significa la fumata nera
La fumata nera è il modo in cui la Chiesa annuncia la mancata elezione del nuovo Pontefice dopo la fine di una sessione di voto da parte dei cardinali riuniti nel Conclave. Se un cardinale non riceve almeno i due terzi dei voti, dal comignolo sulla Cappella Sistina fuoriesce il fumo nero.
Il fumo nero indica che non è stato ancora raggiunto un accordo: nessun candidato ha ottenuto la maggioranza richiesta per diventare papa. Quando non si raggiunge la maggioranza necessaria, sono previsti altri scrutini.
Che cosa significa la fumata bianca
La fumata bianca è il metodo con cui la Chiesa di Roma comunica l’elezione del nuovo Papa. Quando dal comignolo si alza una fumata bianca, il messaggio è chiaro: è stato eletto il nuovo pontefice.
Poiché in passato il colore del fumo non era sempre evidente, la fumata bianca è accompagnata dal suono a distesa delle campane della Basilica di San Pietro. In questo modo il messaggio che arriva dalla Sistina, ovvero che c’è un nuovo Papa, diventa inequivocabile.
Tra la fumata bianca e la presentazione del nuovo Pontefice, che avviene attraverso la pronuncia della formula latina “Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!” da parte del cardinale Protodiacono affacciato alla Loggia delle Benedizioni, trascorrono in genere un paio di ore.
Come si produce la fumata
In parole semplici, per ottenere le fumate i cardinali scrutatori bruciano le schede delle votazioni in una stufa, mentre addetti del Vaticano accendono dei fumogeni con specifiche sostanze chimiche in una seconda stufa; il colore del fumo che ne scaturisce, convogliato verso un’unica canna fumaria attraverso un sistema di tubature, indica l’elezione del nuovo Vescovo di Roma oppure no.
Al termine delle sessioni di voto del Conclave vengono bruciate le schede usate dai cardinali e accesi dei fumogeni, con sostanze specifiche a seconda della fumata necessaria. Le schede delle votazioni vengono bruciate dai cardinali scrutatori, mentre i fumogeni sono accesi nella seconda stufa da personale del Vaticano.
| Fumata | Significato | Sostanze indicate |
|---|---|---|
| Nera | Il Papa non è stato eletto | Perclorato di potassio, antracene e zolfo |
| Bianca | È stato eletto il nuovo Pontefice | Clorato di potassio, lattosio e colofonia |
La fumata nera e i suoi componenti
Per ottenere la fumata nera il fumogeno è costituito da perclorato di potassio, antracene e zolfo. Bruciati assieme e mescolati assieme al fumo delle schede delle votazioni danno vita a un fumo nero intenso.
Il perclorato di potassio è un solido bianco più stabile del clorato di potassio e per questo preferito in pirotecnica; l’antracene è un idrocarburo utilizzato nell’industria dei coloranti, nella ricerca scientifica e come semiconduttore; lo zolfo, nella forma pura, è giallo e inodore.
La fumata bianca e i suoi componenti
Per la fumata bianca vengono usati clorato di potassio, lattosio e colofonia. Il lattosio è uno zucchero che in forma pura appare come una polvere bianca; la colofonia è una resina vegetale conosciuta anche come “pece greca”; il clorato di potassio è un solido bianco a temperatura ambiente piuttosto instabile.
Le tre sostanze sono combinate in appositi fumogeni che concorrono a dar vita a un’intensa fumata bianca. La fumata bianca si ottiene con una combinazione di clorato di potassio, lattosio, resine vegetali come la colofonia, che bruciano producendo un fumo chiaro, visibile anche a distanza.
Le due stufe del Conclave
Il comignolo verrà collegato a due stufe, una di ghisa e una più moderna. La prima è del 1939 e servirà a bruciare le schede degli scrutini; la seconda, del 2005, sarà utilizzata invece per bruciare i fumogeni che dovrebbero dare il colore nero in caso di non elezione e quello bianco al momento della scelta del successore del Papa.
La stufa in ghisa viene utilizzata per bruciare le schede e i documenti del voto. È la stessa dal 1939 e su di essa sono state impresse le date di alcuni anni in cui è stata utilizzata per il Conclave.
Dal 2005 viene utilizzata una seconda stufa per accompagnare la fumata papale, con l’aiuto di fumogeni artificiali che intensificano le tonalità del colore. Un apparato installato a fianco dell’antica stufa è dotato di uno scomparto con sportello nel quale vengono inserite, a seconda dell’esito della votazione, cassette contenenti i fumogeni colorati.
Il tutto è realizzato con materiali sicuri e programmato con temporizzatori elettronici, in modo che la fumata appaia simultaneamente e con chiarezza. Le quantità sono dosate con precisione e sigillate in cartucce numerate, per garantire la sicurezza e l’affidabilità del sistema.

La fumata gialla e le prove del sistema
Fino al 2005 era in uso anche la fumata gialla, per segnalare il corretto funzionamento della stufa. Si trattava di una fumata di prova svolta prima dell’inizio del Conclave stesso, per verificare che la stufa fosse correttamente funzionante.
A partire dal Conclave del 2005 non ha più avuto luogo, poiché si è deciso di dotare l’apparato per l’emissione dei fumi di un sistema elettronico che ne garantisse il corretto funzionamento, rendendo di fatto inutile la fumata gialla.
La storia della fumata dal Conclave
Quella delle fumate è una tradizione relativamente recente rispetto alla storia della Chiesa; è infatti iniziata nel XIX secolo e nel corso del tempo ha subito diverse e significative modifiche. Il sistema del fumo come segnale pubblico risale ufficialmente al Conclave del 1878, quando fu eletto papa Leone XIII.
L’idea di utilizzare il fumo nacque per dare un segnale visibile, comprensibile e immediato, anche a chi non poteva seguire le cerimonie da vicino. Il camino venne introdotto per convogliare il fumo prodotto dalla combustione delle schede votate al termine di ogni scrutinio.
Inizialmente la fumata, indipendentemente dal colore, indicava la mancata elezione del nuovo Pontefice, mentre l’assenza di fumo era segnale di elezione. In passato veniva ottenuta bruciando paglia bagnata e le schede elettorali nell’unica stufa, che un tempo si trovava nella Sala Regia.
La prima volta che una fumata bianca ha annunciato al mondo l’elezione di un nuovo Papa è stata nel 1914, in occasione dell’elezione di Benedetto XV. Da allora il bianco è diventato il segnale dell’elezione, mentre il nero comunica la necessità di proseguire con le votazioni.
Le fumate ambigue e il sistema moderno
Per oltre un secolo la fumata è stata spesso causa di confusione. Il fumo risultava grigiastro, non chiaramente bianco o nero, alimentando perplessità tra i fedeli radunati in Piazza San Pietro.
Celebre fu il caso del Conclave del 1958, in cui il fumo grigiastro fece credere per qualche ora che un Papa fosse stato eletto, prima di essere smentiti. Le immagini della fumata ambigua del 1958, durante l’elezione di Giovanni XXIII, restano celebri: migliaia di persone rimasero in attesa per ore, incerti sull’esito del Conclave.
Per risolvere definitivamente il problema, a partire dal Conclave del 2005, che elesse Benedetto XVI, il Vaticano ha adottato un sistema a due stufe. La seconda stufa genera fumo colorato tramite una miscela chimica attentamente calibrata.
Poiché i colori delle fumate possono comunque apparire poco chiari, nonostante tutti gli accorgimenti introdotti, è stato deciso di accompagnare la fumata bianca anche dal suono delle campane a festa della Basilica di San Pietro.
Quando si vedono le fumate
I cardinali riuniti nel Conclave votano fino a quattro volte al giorno, con due sessioni al mattino e due al pomeriggio. Le fumate principali sono attese attorno alle 12:00 e alle 19:00.
Ogni giorno, a eccezione del primo, sono previste quattro votazioni: due al mattino e due al pomeriggio. Dopo ogni turno, le schede vengono bruciate e, in base all’esito, si produce la fumata nera o bianca.
La fumata ci sarà solo alla fine della sessione, quindi due volte al giorno. Possono esserci fumate intermedie, solo bianche, qualora il Pontefice venisse eletto al primo dei due scrutini di ogni sessione.
| Momento della giornata | Scrutini previsti | Fumata principale |
|---|---|---|
| Mattina | Due votazioni | Intorno alle 12:00 |
| Pomeriggio | Due votazioni | Intorno alle 19:00 |
La maggioranza necessaria
Per essere eletto, un candidato deve ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi. Se nessun nome raggiunge questa soglia, si continua a votare, giorno dopo giorno, fino a che non si arriva a una decisione condivisa.
Nel caso di 115 cardinali elettori, la maggioranza dei due terzi corrisponde a 77 voti. Nel caso di 133 elettori, significa almeno 89 voti.
Dopo la trentatreesima o trentaquattresima votazione, se non si è ancora raggiunta un’intesa, si passa automaticamente al ballottaggio fra i due cardinali che hanno ottenuto più voti nell’ultimo scrutinio.
Il comignolo e la comunicazione al mondo
Ogni volta che la Chiesa cattolica si appresta a eleggere un nuovo Papa, gli occhi del mondo si posano sulla Cappella Sistina e, soprattutto, sul piccolo camino che svetta sopra la volta affrescata da Michelangelo.
È da lì che si sprigiona la fumata, segnale secolare e carico di emozione che annuncia l’esito delle votazioni cardinalizie: nera se lo scrutinio non ha prodotto un eletto, bianca se il nuovo pontefice è stato scelto.
Sarà quello il filo di comunicazione tra il Conclave e il resto del mondo. Il comignolo dovrebbe avere una telecamera dei media vaticani puntata a pochi metri e dovrebbe anche essere dotato di luci, per rendere evidente anche un’eventuale fumata della sera.
In un’epoca in cui tutto è digitale e immediato, la fumata del Conclave resta uno degli ultimi grandi rituali visivi collettivi. Un momento in cui la storia si scrive nel cielo di Roma, tra il fumo di un’antica stufa in ghisa e l’attesa di conoscere il nome del nuovo Papa.
Fumata bianca o nera: cosa succede chimicamente
La fumata nel giorno di apertura del Conclave
Il Conclave si svolge nella Cappella Sistina, a porte chiuse. A votare sono i cardinali elettori, cioè quelli che hanno meno di 80 anni.
Una volta riuniti, si impegnano a rispettare la totale riservatezza del processo: nessun contatto con l’esterno, nessun mezzo di comunicazione. Nel pomeriggio viene dichiarato l’“Extra omnes”, ovvero il “fuori tutti”, per dare inizio al Conclave.
Terminato il canto delle Litanie, i porporati intonano l’inno «Veni, creátor Spíritus», invocazione solenne dello Spirito Santo. Terminato il giuramento, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie pronuncia l’«Extra omnes», e coloro che non partecipano al Conclave lasciano la Cappella Sistina.
Una volta terminate la meditazione e le procedure iniziali, vengono chiuse le porte e poste delle guardie a tutti gli ingressi della Cappella. Fatto ciò, il cardinale decano sottopone ai porporati la decisione di procedere o meno alle operazioni dell’elezione.
La prima fumata dopo lo scrutinio
Le votazioni possono partire già la sera stessa del primo giorno, se i cardinali decidono di procedere. Poi, a partire dal giorno successivo, si svolgono quattro votazioni, due la mattina e due il pomeriggio.
Se al primo voto non viene raggiunta la maggioranza dei due terzi degli elettori, dal comignolo esce la fumata nera. Il giorno successivo si procede al secondo scrutinio e, se non si raggiunge la maggioranza necessaria, seguono gli altri scrutini previsti.
La fumata bianca arriverà invece quando uno dei cardinali avrà ottenuto il numero di voti richiesto. In quel momento, il segnale dal comignolo, il suono delle campane e il successivo annuncio dalla Loggia delle Benedizioni comunicheranno ufficialmente l’elezione del nuovo Pontefice.