Novena a Santa Veronica Giuliani

La novena a Santa Veronica Giuliani si recita per nove giorni, dal 30 giugno al 8 luglio, in preparazione alla festa liturgica del 9 luglio. Attraverso la vita, gli scritti e le preghiere della santa, il cammino conduce a una più profonda unione con Cristo, alla fede, alla speranza, alla carità, alla devozione eucaristica, all’amore per la Croce e all’affidamento alla volontà di Dio.

Santa Veronica Giuliani accompagna il lettore per nove giorni, lo prende per mano e gli mostra l'immenso amore che Gesù nutre nei suoi confronti. Di questo amore lei si è profondamente innamorata, ha trovato la pace e la gioia vera.

Come pregare la novena

Ogni giorno della novena comprende un tema spirituale, un brano tratto dal Diario di Santa Veronica Giuliani, una lettura evangelica e una preghiera. È possibile affidare alla santa un’intenzione particolare, pregando con fede e con cuore sincero.

La novena può essere iniziata il 30 giugno e conclusa l’8 luglio, così da arrivare preparati alla festa di Santa Veronica Giuliani del 9 luglio.

Chi era Santa Veronica Giuliani

Questa straordinaria mistica è nata il 27-12-1660 a Mercatello sul Metauro, nella diocesi di Urbania (Pesaro), dal capitano Francesco e da Benedetta Mancini. La sua vita fu un susseguirsi di meraviglie.

Battezzata con il nome di Orsola, a soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi a venerare un quadro raffigurante la SS. Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto: "Fate la giustizia, che Dio vi vede".

A due o tre anni cominciò a godere delle frequenti visioni di Gesù e Maria, che le sorridevano e rispondevano dalle immagini appese alle pareti di casa mentre ella esclamava: "Gesù bello! Gesù caro! Io ti voglio tanto bene".

Durante la Messa, al momento dell'elevazione, nell'ostia vedeva quasi sempre Gesù che l'invitava a sé. "Oh, bello! Oh, bello!" gridava la piccina, e si slanciava verso l'altare.

Quando il sacerdote portò il viatico a sua madre, Orsola vide l'ostia sfolgorante di luce. A mani giunte supplicò: "Date anche a me Gesù".

Appena la morente si comunicò, le si pose accanto, sul letto, esclamando: "Oh, che cosa bella avete voi avuto, mamma! Oh, che odore di Gesù!"

Prima di morire la pia genitrice chiamò le sue cinque figlie attorno a sé e a ciascuna assegnò una piaga del crocifisso come rifugio e oggetto particolare di devozione. Ad Orsola, di sei anni, toccò quella del S. Cuore.

Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, la santa concepì grande desiderio di patire per amore di Gesù.

Per amor di Dio, Orsola aveva compassione dei poverelli ai quali donava generosamente quello di cui disponeva. Scriverà più tardi: "Mi pareva di vedere nostro Signore, quando vedevo essi".

Col passare degli anni crebbe in lei sempre più la brama di fare la prima Comunione. Supplicava Maria SS.: "Datemi cotesto vostro Figlio nel cuore! Io sento che non posso stare senza di Lui!"

Fu soddisfatta il 2-2-1670 a Piacenza, dove suo padre si era trasferito in qualità di Sopraintendente alle Finanze presso la corte del Duca Ranunzio II. Gesù allora le disse: "Pensa a me solo! Tu sarai la mia sposa diletta!"

Ma come lasciare il mondo se la sua bellezza le attirava le più vive simpatie di giovani distinti?

Al babbo che l'adorava un giorno disse: "Come posso ubbidirvi, se il Signore mi vuole sua sposa? Anch'Egli è mio padre, e Padre supremo. Non solo gli debbo ubbidire io, ma ancor voi".

Dopo aver mutato il nome di Orsola in Veronica, il 17-7-1677 riuscì a entrare, diciassettenne, nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia).

È impossibile descrivere il cumulo di grazie, doni, privilegi, visioni, estasi, carismi singolari che Dio elargì incessantemente alla sua "diletta".

I fenomeni mistici che in lei si verificarono furono controllati a lungo e severamente dalle autorità competenti.

Dal 1695 al 27-2-1727, nonostante la grandissima ripugnanza che provava, la santa scrisse, senza rileggerle, in un Diario le fasi e le esperienze della sua vita interiore per obbedienza al vescovo, Mons. Eustachi, e al confessore del monastero, il P. Ubaldo Antonio Cappelletti, filippino.

Riempì 21.000 pagine raccolte in 44 volumi, pubblicati dal 1895 al 1928 dal P. Luigi Pizzicarla SJ., con versioni in francese e spagnolo.

Nel 1694 divenne maestra delle novizie e ricevette nel capo l'impressione delle spine.

Dopo tre anni di digiuno a pane e acqua, il venerdì santo del 1697 le apparvero le stimmate e nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione.

"In un istante, scrisse la santa, vidi uscire dalle sue santissime piaghe cinque raggi splendenti; tutti vennero alla mia volta; e io vedevo i detti raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi e in uno la lancia d'oro, ma tutta infuocata, e mi passò il cuore da banda a banda, e i chiodi passarono le mani e i piedi".

Per questo soffriva talmente, anche in modo visibile agli altri, che veniva chiamata la "sposa del crocifisso".

Il vescovo di Città di Castello, al corrente dei fenomeni soprannaturali che avvenivano in Suor Veronica, dopo un rapporto al S. Ufficio, ricevette istruzioni che applicò con la più grande severità.

Accompagnato da sacerdoti sperimentati, si recò nel monastero e si convinse della realtà delle stimmate. Alcuni medici ne curarono le ferite per sei mesi.

Dopo ogni medicazione le mettevano guanti alle mani muniti di sigilli. Ma le ferite, invece di guarire, s'ingrandivano di più.

La badessa ricevette dal vescovo ordini destinati a provare la pazienza, l'umiltà e l'obbedienza della santa nella maniera più sensibile.

Le fu tolto l'ufficio di maestra delle novizie; fu dichiarata scaduta dal diritto di voto attivo e passivo; le fu proibita ogni relazione con le altre suore; colpita da interdetto non fu più ammessa all'ufficio in coro né alla santa Messa; fu privata persino della Comunione e per cinquanta giorni fu chiusa in una cella simile ad una prigione.

Insomma, di proposito, fu trattata come una folle, una simulatrice e una bugiarda.

Il Vescovo al S. Ufficio non poté fare altro che scrivere: "Veronica obbedisce ai miei ordini nella maniera più esatta e non mostra, riguardo a questi duri trattamenti, il più leggero segno di tristezza, ma al contrario, una tranquillità indescrivibile e un umore gioioso".

A queste sofferenze univa di continuo indicibili penitenze, accesissime preghiere per la conversione dei peccatori.

"M'ha costituita mediatrice fra Lui e i peccatori. Questo è il primo offizio che Iddio mi ha dato" scriveva.

Continui suffragi offriva alle anime dei defunti. Confidò nel Diario: "Mi ha promesso Iddio la grazia di liberare quante anime voglio dal Purgatorio".

Aveva continuamente presenti al suo spirito pure i bisogni di tutta la Chiesa e specialmente dei sacerdoti.

Sottomessa sempre in vita ai superiori, la santa volle morire il 9-7-1727, dopo 33 giorni di malattia, appena il confessore, il P. Guelfi, le disse: "Suor Veronica, se è volontà di Dio che l'ordine del suo ministro intervenga in quest'ora suprema, vi comando di rendere lo spirito".

Quando morì era badessa da undici anni. Nel suo cuore verginale furono trovati scolpiti gli emblemi della passione così come li aveva descritti e persino disegnati per ordine del confessore.

Il suo corpo è venerato sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello. Pio VII la beatificò il 18-6-1804 e Gregorio XVI la canonizzò il 26-5-1839.

Santa Veronica Giuliani in preghiera

Primo giorno: una vita aperta al disegno di Dio

S. Veronica: una vita aperta al disegno di Dio

Dal Diario: «Il Signore mi ha fatto ricordare quello che operò nell'anima mia il giorno che dovevo vestire l'abito religioso. Tutta la notte mi tenne desta, con farmi apprendere quello che dovevo fare, in che modo lo dovevo fare, con quale fervore.

Mi accese in modo, che non trovavo luogo. Mi levai la mattina due o tre ore avanti il giorno, e sentivo certa applicazione di pensare allo sposalizio che stavo per fare con Gesù.

In un attimo, mi comparve Gesù Bambino, e parevami che mi richiedesse, per via di comunicazione, un fermo proposito di non volere ammettere nella mia mente cose di mondo, di non avere ardire di darne una vinta alla mia umanità e di stare tutta disposta a fare la volontà di Dio, con patto che Esso mi avrebbe fatto tante grazie, se gli avessi di cuore corrisposto.

Conobbi che mi richiedeva una morte totale di me stessa, con ogni sorta di privazione propria; ma sempre con la mortificazione in mano.

Tutto ciò lasciò ansia di eseguire tutto per pura gloria di Dio; e parmi che mi lasciasse certo lume di cognizione di me stessa.

Presi il santo abito con qualche sentimento, e, posto che ebbi il piede sulla porta della clausura, parvemi che mi si partisse ogni altro pensiero. Solo restò nella mia mente quello che dovevo fare per corrispondere a Dio.»

99 (Vol. 11, 775 ss)

Leggere e meditare: Gv. 15,14-16

Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.

Preghiamo

Dio, fonte di ogni bene, che ci hai scelto nel tuo Figlio prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al tuo cospetto nella carità: fa che sull'esempio di S. Veronica sappiamo rispondere al tuo disegno di amore sotto l'azione del tuo Santo Spirito. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

Secondo giorno: un’esistenza invasa da Dio Amore

S. Veronica: un'esistenza invasa da Dio Amore

Dal Diario: «Sebbene stessi facendo le fatiche ed opere manuali a volta a volta, mi venivano alcuni impeti e rapimenti della mia mente, tutta in Dio Solo.

Questo Dio Solo dava certi lumi all'anima e si faceva sentire che la volesse del tutto spogliata, e nel medesimo punto, pareva che la rendesse tale; ed allora pareva che l'anima godesse.

Questo Dio Solo che ora vado dicendo, non so bene se lo potrò spiegare e dare ad intendere. Pare cosa difficile. Contuttociò, per fare la santa obbedienza, dirò quel tanto che ho sentito con affetti, con lumi, con visioni.

Prima, stando l'anima mia, con quei rapimenti, trasportata, come di volo, tra le braccia di Dio, in un istante, si sente tutta unita col suo sommo ed Unico Bene.

Allora Iddio fa conoscere all'anima, che ella sta tutta con Esso lui solo. Solo questo conoscimento pare che apporti all'anima più sorte di ammaestramenti; ma questi ammaestramenti io non posso descriverli, perché sono per via di comunicazione.

L'anima non opera, non parla, non fa niente; ma solo conosce che il divino facitore opera meraviglie in lei. Nel solo lume, che ella ha di questo Dio solo, prova il paradiso anticipato.

Oh! quanto fa questa chiarezza di Dio Solo! In un istante si fa conoscere onnipotente, e fa comprendere e vedere alla medesima anima questa sua onnipotenza.

Con questa le dà cognizione così intrinseca, che ella ben conosce che non può niente; ma si sente tanto contenta della operazione che fa Iddio in lei, che, per mezzo di questo, ella comprende questo Dio Solo essere quello che opera tutto.»

Leggere e meditare: Lc. 10,38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molto servizi.

Pertanto, fattasi avanti, disse: "Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma Gesù le rispose: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta".

Preghiamo

Con le stesse parole di Veronica ti preghiamo: "La grazia del vostro amore sbandisca da noi ogni impedimento ed ostacolo dell'unione che dovremmo fare con Voi.

Dateci, Signor mio, un cuore puro, una vera umiltà e perfetta rassegnazione al vostro volere, ed uno stacco tale da tutto e da noi medesime, acciò siamo una stessa cosa con Voi.

Le nostre potenze vi offriamo, e tutte ci confermiamo e consacriamo a voi".

Terzo giorno: fede e speranza

S. Veronica: una vita sostenuta dalla fede e dalla speranza

Dal Diario: «Questa notte, nella rinnovazione del dolore, mi è parso che Iddio mi abbia dato lume particolare di me stessa e dolore delle proprie colpe.

In questo mentre, mi pare che m'abbia fatto un rimprovero: chè io non opero con pura fede, come Esso mi fa capire e mi vuole in questo esercizio di continuo.

Ho sentito qualche effetto speciale, quando ho fatto qualche opera con vera fede. Così, per esempio, mi è avvenuto in qualche occorrenza che mi è stata richiesta qualche cosa sopra le mie forze e parevami impossibile.

Nel medesimo tempo sentivami ravvivare la speranza e la fede in Dio e facevo quell'opera con facilità.

Questo atto davami tal vigore ed aprivami una strada più segreta: chè la fede fa crescere la virtù e avvalora ogni nostra operazione, in noi e coi prossimi.

Qui, apprendevo che io dovevo studiare di far praticare ai prossimi le opere con viva fede; non in modo di ammaestramento, ma per modo di opera di carità.

Nel medesimo tempo avevo il modo come dovevo portarmi in ciò; e vedevo di quanto aiuto mi sarebbe stata la maniera ed il modo come io dovevo far questo.

Mi pareva che Iddio ravvivasse intimamente la fede che io avevo in Lui; e mi pareva capire che ogni atto solo di carità esercitato verso il prossimo con fargli fare qualche cosa con sentimento di fede, e (con esortarlo) per via di qualche ricordo e modo di discorso che pensassimo bene per chi dovevamo operare sarebbe stata cosa di grande suo gusto; e che, per mezzo di ciò, avrei imparato il vero modo di operare con pura fede.»

99 (Vol. II, 732 ss.)

Leggere e meditare: Mt. 14,24-33

La Barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.

I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: "È un fantasma" e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: "Coraggio, sono io, non abbiate paura".

Pietro gli disse: "Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque". Ed egli disse: "Vieni!". Pietro, scendendo dalla barca si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

Ma per la violenza del vento, s'impaurì e cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?"

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: "Tu sei veramente il Figlio di Dio!"

Preghiamo

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fà che amiamo ciò che comandi. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

Quarto giorno: figlia del Crocifisso

S. Veronica: "figlia del Crocifisso"

Dal Diario: «Ebbi il rapimento, nel quale vi fu la visione di Nostro Signore, il quale aveva in mano una gran croce.

Così mi disse: Questa è quella con cui ti ho dotata: ora col patire parteciperai ai frutti di questo tesoro.

Così vien chiamata la croce dai miei amanti. Mentre così dicevami, davami intima cognizione sopra la preziosità del patire, facevami penetrare che tutti i veri tesori si trovano nella croce.

E facevami capire che, avendomi Lui data la croce per dote nello sposalizio, veniva a darmi il possesso di tutto quello che Esso meritò nella sua passione e morte di croce, ed anche veniva a farmi partecipare i frutti del merito infinito del suo, prezioso sangue e di tutti i suoi meriti.»

Leggere e meditare: Mt. 16,21-25

Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli uomini, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.

Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore, questo non ti accadrà mai". Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà".

Preghiamo

Signore Gesù, che per compiere la volontà del Padre ti sei offerto alla Croce e hai voluto associare in maniera speciale S. Veronica ai tuoi patimenti, concedici di contemplare le tue sofferenze e di completarle in noi a favore del tuo corpo che è la Chiesa. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Quinto giorno: anima eucaristica

S. Veronica: anima eucaristica

Dal Diario: «Di questo divin Sacramento avrei voluto che tutti ragionassero, acciò una volta avessero ben penetrato questa grande invenzione d'amore, che ha trovato Iddio per restare con noi per cibo delle anime nostre, a nostro prò!

Oh! Dio! È un punto che fa impazzire il sol pensarci. Oh! pensate chi lo riceve con sentimento! E chi con vero sentimento lo tiene nelle mani come voialtri sacerdoti!

Io penso che non siate in voi in quell'atto della consacrazione, oppure vi sentiate mutati in un Dio medesimo.

Son d'avviso che diventiate come fuoco, e, tenendo fra le mani il divino amore, penso che abbruciate tutti, e che non possiate spiegare con parole quanto in quel punto fa ed opera il divino facitore nelle anime vostre.

Io delle volte fra me faccio un poco di discorso, e vado pensando che, se davvero ci pensassimo a questa opera divina, certo che si impazzirebbe per veemenza e forza che dà un tanto amore.

Oh! Dio! il nostro cuore divien tempio della SS. Trinità. Si può dire di esso in quell'atto della comunione: Ave, templum totus Trinitatis.

Quello che mente umana non può capire, viene ad intrinsecarsi ed unirsi colle anime nostre, e farsi una stessa cosa in noi.

E chi mai non si risolverà ad amare chi tanto ci benefica e ci ama?

E come si ha da fare, per riposare la notte avanti, chi pensa ciò? Io non credo che si abbia voglia del riposo del corpo, ma che tutti i nostri pensieri siano, come si può fare per prepararsi ad un tanto bene.»

Leggere e meditare: Gv. 6,48-58

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso, dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?"

Gesù gli disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

Preghiamo

Concedi, Signore, di partecipare con fede al sacrificio eucaristico e di accostarci con cuore puro alla mensa del Corpo e Sangue del tuo Figlio, affinché si accresca in noi la vita divina. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Santa Veronica Giuliani e l’Eucaristia

Sesto giorno: discepola della beata Vergine

S. Veronica: discepola della beata Vergine

Dal Diario: «Mi sono ritrovata in un luogo spazioso e bello; nel mezzo di esso vi era un bellissimo trono nel quale stava a sedere la gran Madre di Dio.

Il suo aspetto, la sua bellezza narrare non posso. Ella risplendeva più che non è il sole; anzi il sole materiale pare tenebre, al pari di questa luce.

Aveva una veste tutta d'oro, coperta di bellissime gemme, lavorata con esse industriosamente; e, ad ogni gemma, vi erano queste parole: Mater Amoris.

Ella teneva Gesù Bambino in braccio, il quale era così vago e bello, che mi rubava il cuore.

In un subito, comparvero molti santi e sante e moltitudine di Angeli i quali, con una dolcissima armonia, dicevano: Vieni, sponsa Christi, con quel che segue.»

(Vol. I, 794)

«Mentre il mio confessore mi consegnò per Maestra la B. Vergine e mi diete il modo come dovevo portarmi con detta Maestra, in quell'atto parvemi di apprendere che la B. Vergine di già mi aveva accettata per discepola.»

(Vol. II, 662)

«Gesù ha rinnovato lo sposalizio, e mi ha confermato il nome di Veronica, con aggiungermi Veronica di Gesù e Maria».

(Vol. II, 1284)

Leggere e meditare: Gv. 19,25-27

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cléofa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!"

Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!" E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Preghiamo

Trinità beata, che hai scelto Maria come "Figlia, madre e sposa" (S. Francesco) e le hai affidato come figlia e discepola S. Veronica: concedici di meditare la vita e le virtù di una tale Madre, e di lasciarci guidare da lei nella sequela del Cristo che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Settimo giorno: figlia della Chiesa

Preghiera a Santa Veronica Giuliani

Per quelle speciali benedizioni con cui il cielo vi contraddistinse nella vostra più tenera età, allorquando fra le braccia ancor della madre convertiste coi consigli i più maturi chi stava per perdersi eternamente, e poi sul punto di restar orfana, foste dalla madre medesima depositata, come nel luogo a voi più conveniente, nella piaga misteriosa del divino Costato;

per quell’ardore vivissimo onde trovandosi avvampante il vostro petto allor quando di solo nove anni foste ammessa alla partecipazione dell’Eucaristico Sacramento, ottenete a noi tutti, o gloriosa santa Veronica, di consacrarci almeno adesso interamente al Signore, e di corrispondere fedelmente a tutte quante le sue grazie, onde emendare la tiepidezza e l’incostanza nostra passata, e meritarci sempre più elette le sue sovrane benedizioni.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Per quel mirabile distacco da tutti i mondani piaceri con cui voi, o gloriosa santa Veronica, distinta per nascita, per ricchezza, per avvenenza, per doti, e cercata in matrimonio dai primi nobili, non voleste mai altro sposo che il Crocifisso, e consacrandovi a Lui interamente nel rigido Ordine delle Cappuccine, con gran festa celebraste fino alla morte l'anniversario della solenne professione da voi fatta nel diciassettesimo anno di vostra vita;

e per quella edificante esattezza con cui disimpegnaste i vari uffici a voi affidati, di dispensiera, di cuoca, di infermiera, di maestra o di abbadessa, conciliando sempre col più profondo raccoglimento l’umore sempre giocondo e il tratto sempre cortese, facendovi così tutta a tutti per tutti condurre alla perfezione, che formava l’unico scopo dei vostri affetti, ottenete a noi tutti la grazia di viver sempre staccati dai beni miserabili di questa terra, e di metter tutta la nostra gloria nell'adempir fedelmente tutti gli obblighi del nostro stato.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Per quella perfetta somiglianza che voi, o gloriosa santa Veronica, aveste con Gesù Crocifisso allor quando, dopo la visione di un calice ripieno di ignoto liquore, comparvero nella vostra testa le tracce sanguinose di una corona di spine, e dopo un digiuno di tre anni in pane ed acqua, dal Salvatore medesimo a voi apparso sensibilmente, per mezzo di cinque raggi infiammati che sortivano dalle sue piaghe, furono aperte altrettante cicatrici nel vostro corpo;

e quasi ciò fosse poco, sentiste impressi nel vostro corpo i tormentosi strumenti della divina passione, ma in modo così chiaro e sensibile da poterne fare di vostra bocca la descrizione o delinearne di vostra mano l’effigie, impetrate a noi tutti la grazia di gloriarci sempre, come s. Paolo, di portare nella nostra carne i patimenti di Gesù Cristo con una continua mortificazione, onde assicurarci il diritto ai gaudi eterni del cielo.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Per quella mirabile pazienza con cui voi, o gloriosa santa Veronica, sopportaste i dolori delle stimmate nelle mani, nei piedi e nel costato, le aspre punture nel capo, le trafitture nel cuore, indi i bottoni di fuoco, gli aghi arroventati ed i setoni, con cui venne dai medici lacerata la vostra carne onde tentare la guarigione delle vostre sconosciute infermità;

finalmente, gli asprissimi trattamenti delle vostre sorelle religiose, che, reputandovi ipocrita, maliarda e scomunicata, vi spogliarono di ogni carica, della facoltà di scrivere anche una lettera, di votare in capitolo, di mostrarvi anche per poco al parlatorio, di assistere nei dì non festivi ai santi misteri e ai soliti uffici, impetrate a noi tutti la grazia di non invanirci giammai per qualunque più distinto favore del cielo, e di soffrire sempre con inalterabile rassegnazione quanto di afflittivo e di umiliante ci avvenisse di soffrire nel mondo.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Per quella gloria particolare che ridondò al vostro merito, allorquando i vostri nemici, storditi allo spettacolo della vostra eroica pazienza e di tutte le altre vostre virtù, lungi dal più perseguitarvi, vi affidarono di nuovo gli uffici i più onorevoli, e videro poi con i loro occhi avverarsi, come tante altre predizioni, così anche quella del momento di vostra morte;

la quale se vi abbatté all’improvviso per mezzo di colpo apoplettico nel cinquantesimo anno della vostra professione religiosa, appena comunicata all’altare, vi lasciò però il tempo indispensabile di partecipare con merito a tutti gli estremi conforti;

per quella venerazione affatto nuova che si professò al vostro cadavere, allor quando esaminato attentamente dai periti nell’arte il vostro cuore, si trovò tutto solcato dai tormentosi strumenti della passione, e in perfettissima conformità al modello da voi delineato molt’anni prima;

finalmente, per quei tanti prodigi che operaste all’invocazione del vostro nome appena passata all’eternità, per cui nell’anno medesimo di vostra morte si diede principio ai processi della vostra solenne canonizzazione, ottenete a noi tutti, o gloriosa santa Veronica, di essere prima della nostra morte confortati dai santi Sacramenti, e intanto di vivere in modo da essere sempre disposti al passo estremo, onde volar con prontezza al godimento del cielo, e tramandare ai posteri in benedizione la nostra memoria sopra la terra.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Ottavo giorno: obbedienza, umiltà e perseveranza

Santa Veronica Giuliani entrò nel monastero delle Cappuccine a diciassette anni e, durante il noviziato, dovette affrontare tentazioni di lasciare il monastero e tornare nel mondo.

Nonostante le sue prove, rimase sottomessa alla volontà di Dio attraverso l’obbedienza ai superiori. Nel monastero lavorò nell’infermeria, nella sacrestia e nella cucina, e prestò servizio anche come portinaia.

A trentaquattro anni fu nominata maestra delle novizie e svolse questo incarico per trentaquattro anni. Veronica mostrò grande prudenza durante il suo servizio come maestra delle novizie.

Istruiva le novizie a leggere libri sui fondamenti cristiani, invece di libri mistici. Divenne conosciuta anche per la sua umiltà.

Nel 1716 Veronica fu nominata badessa del monastero. Svolse il suo servizio di badessa per undici anni.

Durante questo periodo guidò con saggezza e concretezza.

Preghiamo

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Caro Signore, ti ringraziamo e ti lodiamo per averci dato Santa Veronica Giuliani come esempio di santità. Ascolta le preghiere che ella ti presenta a nostro favore.

Santa Veronica, hai servito Dio per molti anni come religiosa Cappuccina. Sei stata nominata maestra delle novizie nel tuo monastero. Nonostante l’autorità che avevi ricevuto in questo incarico, sei diventata conosciuta per la tua umiltà.

Ti chiediamo di portare tutte le nostre preghiere davanti al trono di Dio, e in modo particolare ti chiediamo oggi di pregare perché possiamo crescere nell’umiltà necessaria alla santità.

Prega per noi, affinché facciamo della crescita nella virtù e nella santità la nostra principale priorità nella vita. Prega perché possiamo fare ogni cosa per servire degnamente Dio ogni giorno della nostra vita.

E in modo particolare chiediamo in questa novena per (si formula l’intenzione personale).

Santa Veronica Giuliani, prega per noi!

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Nono giorno: fedeltà alla propria vocazione

Preghiamo

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Caro Signore, ti ringraziamo e ti lodiamo per averci dato Santa Veronica Giuliani come esempio di santità. Ascolta le preghiere che ella ti presenta a nostro favore.

Santa Veronica, hai servito Dio per molti anni come maestra delle novizie e badessa. Sei diventata conosciuta per la tua umiltà come maestra delle novizie. Come badessa, hai guidato con saggezza e concretezza.

Ti chiediamo di portare tutte le nostre preghiere davanti al trono di Dio, e in modo particolare ti chiediamo oggi di pregare perché Dio benedica e sostenga tutti i superiori religiosi.

Prega per noi, affinché possiamo fare tutto il possibile per crescere nell’amicizia con il Signore in ogni occasione che Egli ci offre.

Prega perché possiamo compiere fedelmente i doveri della nostra vocazione ogni giorno della nostra vita.

E in modo particolare chiediamo in questa novena per (si formula l’intenzione personale).

Santa Veronica Giuliani, prega per noi!

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Preghiera conclusiva alla Santissima Trinità

Convertitevi a Dio, è infinita la sua misericordia!

Gloriosa Santa Veronica, ripetutamente confermata dall’Alto «figlia del Padre, sposa del Figlio e discepola dello Spirito Santo»; tu che ti sei così tanto sacrificata affinché il mondo possa dare la giusta gloria, lode e gratitudine alla Santissima Trinità, impetra, te ne supplichiamo, all’umanità di oggi, così ingrata e dimentica di Dio, un sincero pentimento, e strappa con i tuoi meriti più anime possibili dalla via della perdizione, perché lodino la Sua infinita Bontà e misericordia adesso e per tutta l’Eternità. Amen.

Momento di silenzio. Un Pater, Ave e Gloria.

Protettrice nostra, la cui vita e scritti Cristo volle che fossero conosciuti nel mondo per la conferma della fede, guarda benigna alla Santa Chiesa e allontana da essa il cancro delle false ideologie ed errate correnti teologiche, riportandola all’obbedienza e rispetto al Santo Padre e al Catechismo ufficiale, e supplichi il tuo Sposo e Signore di avere misericordia di tanti pastori e fedeli, contagiati dal permissivismo e dal relativismo, perché si ravvedano e confortino il Sacro Cuore di Gesù con la loro umile sottomissione e pacifica unione.

Momento di silenzio. Un Pater, Ave e Gloria.

Figlia della Santa Obbedienza, che pregavi sempre per i bisogni del Santo Padre, chiamandolo «Cristo in terra», ti supplichiamo di difendere e proteggere, illuminare e fortificare, il Santo Padre e tutti i Vescovi e Sacerdoti uniti a lui, affinché possa guidare la barca di Pietro affidatagli, e portarla indenne al porto sicuro del Sacro Cuore di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, rifugio dei peccatori e aiuto dei Cristiani.

Momento di silenzio. Un Pater, Ave e Gloria.

Intrepida e generosa, amante della perfezione, ti preghiamo di suscitare, con il grande tesoro dei tuoi meriti, santi e sante vocazioni religiose, e ferventi laici che custodiscano una profonda vita di preghiera e di sacrificio, fedeli alle promesse battesimali e che sappiano nutrirsi devotamente e piamente alla Mensa del Corpo di Cristo e della Sua Parola, amanti della purezza, umiltà, castità, concordia e mansuetudine, veri figli, discepoli e apostoli di Maria, consacrati totalmente a Lei, come lo fosti tu.

Momento di silenzio. Un Pater, Ave e Gloria.

Figlia e discepola di Maria, che hai capito profondamente il Suo ruolo integrante di Madre e di Maestra nel cammino dell’anima verso il suo Dio, intercedi presso il tuo Sposo Divino, perché apra gli occhi del mondo alla verità intera su Maria, affinché si attui la Consacrazione del mondo, della Russia, di ogni comunità, famiglia e singola persona al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria, Nuova Arca dell’Alleanza, e perché sia proclamato il dogma della sua vera funzione di Mediatrice e di Corredentrice.

Momento di silenzio. Un Pater, Ave e Gloria.

Biografia di Santa Veronica Giuliani. Completa

Preghiera di Santa Veronica sull’orazione e la penitenza

Di quattordici anni incominciai a fare orazione mentale, ed il mio confessore per sua carità me la insegnava. Di già vi sentivo assai consolazione, non dico certi lumi, perché al principio altra consolazione non avevo che di stare lì per dare gusto al Signore.

Questo era il mio contento. Poco vi dimoravo; al più mezz’ora. Bensì mi sentivo alle volte certi desiderii del patire.

Così dissi al mio confessore di fare alcuna penitenza. Esso non me la volle concedere, stante che dubitava mi facesse male.

Io non gli volli dir niente che l’avevo fatta più volte, e lui non lo sapeva, perché appunto allora vi cominciavo andare. Così per quel tempo lasciai e non dissi altro.

Quando poi perseveravo in detta orazione, più mi venivano ansie di patire. Giacché il confessore non mi voleva dare tale licenza, io non sapevo come mi fare; di nuovo lo pregavo che me la desse.

Così alla fine mi contentò, e mi concesse il cilizio e la disciplina tre dì della settimana. Così facevo, ma tutto questo mi pareva un niente. Tanto lo facevo.

Come veniva il giorno della comunione, io non capivo in me per il contento; ed in quel dì parevami di sentire dentro di me una voce, la quale così mi diceva: Eccomi: sono con te.

Di già mi pareva che fosse il Signore che così mi dicesse, perché a questa voce sentivami tutta ravvivare da morte a vita, ed anche mi infiammavo tanto, che delle volte mi era addimandato che cosa avevo.

Di quello che mi sentivo dissimulavo; dicevo tutto l’opposto.

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