L’arazzo della canonizzazione di Santa Maria Goretti

L’arazzo della canonizzazione di Santa Maria Goretti fu esposto sotto la loggia centrale della Basilica Vaticana durante il rito celebrato da Pio XII in Piazza San Pietro il 24 giugno 1950. Il manufatto costituiva il segno visibile della proclamazione della giovane martire tra i santi, mentre il trono papale era innalzato sotto la loggia centrale.

La cerimonia si svolse “in via del tutto eccezionale” in Piazza San Pietro, a sera a motivo del caldo, e il giorno successivo il Papa avrebbe celebrato in Basilica il solenne pontificale. L’arazzo della canonizzanda pendeva dalla loggia centrale, alle spalle del trono papale, in una piazza gremita da una folla immensa.

Arazzo di Santa Maria Goretti in Piazza San Pietro

Il contesto storico della canonizzazione

Maria Goretti spirò la sua bell’anima verginale il 6 luglio 1902. Ha undici anni. Due anni dopo nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie in Nettuno le fu eretto il primo monumento.

Il processo canonico per la beatificazione e canonizzazione fu introdotto presso la Diocesi di Albano nel 1935, passando poi a Roma presso la Congregazione dei Riti, postulando la causa i Passionisti. Pio XII riconobbe il martirio della verginella nel 1945. Approvati i due miracoli richiesti, ne dispose la beatificazione nel 1947.

Canonicamente sanzionati i due ulteriori miracoli, il Pontefice stabilì di canonizzarla il 25 giugno dell’anno santo 1950. Tuttavia il numero di coloro che richiesero di poter assistere alla solenne funzione superò in pochi giorni le possibilità di capienza della Patriarcale Basilica Vaticana.

Tanti furono infatti i pellegrinaggi che si organizzavano per poter soddisfare la devozione del popolo verso la piccola Santa. Così la Postulazione e l’ufficio del Maestro di Camera giunsero alla deliberazione seguente: la canonizzazione sarebbe stata celebrata “in via del tutto eccezionale” in Piazza San Pietro il 24 giugno, a sera a motivo del caldo, e il giorno successivo il Papa avrebbe celebrato in Basilica il solenne pontificale.

MomentoDataLuogo
Beatificazione27 aprile 1947Papa Pio XII
Canonizzazione24 giugno 1950Piazza San Pietro
Memoria liturgica6 luglioSanta Maria Goretti, vergine e martire

La giovane martire venerata dalla Chiesa

Maria Teresa Goretti nacque a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, secondogenita di Luigi Goretti e Assunta Carlini, entrambi contadini, i quali successivamente emigrarono a Ferriere di Conca, frazione in provincia di Latina, nell’agro pontino, con i loro sei figli.

Affabilità, generosità e purezza di cuore caratterizzavano l’indole della piccola Maria, sempre dedita alle faccende domestiche e alla cura dei fratelli più piccoli, mentre i genitori si adoperavano senza riposo nel massacrante lavoro dei campi. La fede, l’assiduità nella preghiera, specialmente quella del Rosario, non venne mai meno nella bambina neanche quando, all’età di 10 anni, subì la grave perdita dell’amato papà, stroncato dalla malaria.

La sofferenza non fiaccò la volontà di Marietta, anzi; da quel momento sentì di dover confortare la mamma rimasta sola a badare all’intera famiglia. Le precarie condizioni economiche spinsero i Goretti ad associarsi nel lavoro alla famiglia Serenelli che abitava nella stessa cascina, impiegata anch’essa nei campi di proprietà del conte Mazzoleni.

Mentre i Serenelli, padre e figlio, si dedicavano alla coltivazione e Assunta accudiva i bambini, Maria si occupava della vendita delle uova nella lontana Nettuno, della preparazione dei pasti per i contadini o del rammendo del vestiario.

L’intensa attività quotidiana non spense nella bimba il desiderio di pregare: sebbene illetterata, nel 1902, appena undicenne, un anno prima del previsto, chiese ed ottenne di ricevere il sacramento della Comunione. Era disposta a rinunciare a ore di sonno pur di poter partecipare alla messa domenicale a Campomorto, distante diversi chilometri da casa sua.

A turbare la pace spirituale che sempre aveva albergato nel suo cuore fu il momento in cui, appena sviluppata, divenne oggetto delle morbose attenzioni del diciottenne Alessandro Serenelli da lei fino a quel momento considerato un fratello.

Il giovane provò ripetutamente ad insidiare Maria, e, respinto ogni volta con l’invito a non offendere Dio, arrivò a minacciarla di morte se avesse parlato di quelle avances con la famiglia. Il silenzio fu una croce pesante da portare, ma la bambina, non voleva aggravare i rapporti già tesi tra le due famiglie e trovò conforto nell’affidamento alla Vergine.

Il 5 luglio 1902 mentre i Serenelli e i Goretti erano nei campi e Maria si trovava sola in casa, Alessandro la aggredì e tentò di violentarla. “No, Dio non vuole, andrai all’inferno!”, lo ammonì la bambina desiderosa di custodire la sua castità.

Il giovane allora, accecato dalla rabbia, la colpì ripetutamente con un punteruolo, ferendola mortalmente. Il giorno successivo, prima di spirare, la piccola perdonò il carnefice confidando alla madre l’intimo desiderio che anche lui potesse raggiungerla in Paradiso.

Maria Goretti venne proclamata santa per aver perdonato il proprio assassino e averne causata la conversione. “Sì, per amore di Gesù, lo perdono e voglio che venga vicino a me in Paradiso”.

Condannato al carcere il ragazzo si convertì nel 1910 e, scontata la pena, nel 1928 chiese perdono ad Assunta Goretti, accostandosi con lei alla Comunione. La sua conversione è considerata il primo dei miracoli della piccola santa.

La preparazione della causa e la proclamazione agli altari

Il 31 maggio 1935, su istanza della sezione diocesana della Gioventù femminile di Azione cattolica di Albano Laziale e sollecitato anche da una lettera postulatoria di Armida Barelli, si apriva il processo informativo per la causa di beatificazione, che venne introdotta presso la s. congregazione dei Riti il 1° giugno 1938.

L'intero procedimento ebbe come promotore e postulatore un altro passionista, padre M. Liberati, che si avvalse di numerosi testimoni, tra i quali la madre, Assunta Carlini, e Alessandro Serenelli, la cui versione dei fatti si rivelò determinante per la costruzione dell'immagine eroica fondata sul martirio per la difesa della propria purezza.

M. fu proclamata beata il 27 apr. 1947 e il 24 giugno 1950, di fronte a una folla imponente radunata in piazza S. Pietro, Pio XII celebrò il rito della canonizzazione.

La Congregazione delle Cause dei Santi esaminò negli anni diverse guarigioni attribuite a Maria Goretti. Per voler di Pio XII, Marietta fu proclamata beata il 27 aprile 1947.

La collocazione dell’arazzo nel rito

Il trono papale fu innalzato sotto la loggia centrale, da cui pendeva l’arazzo della canonizzanda. Il rito si svolse secondo le secolari prescrizioni cerimoniali.

Le tre richieste della Congregazione dei Riti per la canonizzazione, il canto delle Litanie dei Santi e del Veni Creator per implorare l’assistenza della curia celeste e dello Spirito Santo.

Finalmente, a seguito dell’ultima postulazione fatta per mezzo dell’Avvocato del Sacro Concistoro dal Cardinale Clemente Micara, Prefetto della Congregazione dei Riti, mons. Antonio Bacci, Segretario dei Brevi ai Principi, a nome del Pontefice rispose: «Audiatis omnes, quotquot adestis; ii etiam audiant, qui ubique terrarum radiophonicae artis ope, sacris hisce ritibus auscultando quodammodo intersunt. Sollemne iam advenit horae momentum, quo Augustus Pontifex oraculum laturus est. Candidum hoc virginitatis lilium, martyrii cruore purpuratum, laetabundi veneremur, ac sanctam eiusmodi morum innocentiam, qua tantopere nostrum indiget saeculum, imitari contendamus».

Dopo di che, mentre tutti si alzavano e si scoprivano il capo, il Sommo Pontefice, ricoperto del manto rosso e redimito della mitria preziosa, assiso in Cattedra, nella pienezza dell’Apostolico Ministero solennemente pronunziò: «Ad honorem Sanctae et Individuae Trinitatis, ad exaltationem Fidei Catholicae et Christianae Religionis augmentum, auctoritate Domini nostri Iesu Christi, Beatorum Apostolorum Petri et Pauli, ac Nostra: matura deligeratione praehabita, et divina ope saepius implorata, ac de Venerabilium Fratrum Nostrorum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalium, Patriarcharum, Archiepiscoporum et Episcoporum, in Urbe exsistentium, consilio, Beatam Mariam Goretti, Sanctam esse decernimus et definimus ac Sanctorum catalogo adscribimus: statuentes ab Ecclesia Universali illius memoriam quolibet anno die eius natali, sexta nempe iulii, inter Sanctas Virgines et Martyres pia devotione recoli debere. In nomine Patris et FiIii et Spiritus Sancti. Amen».

“Ascoltate tutti voi, quanti siete qui presenti; ascoltino anche coloro che, in ogni parte del mondo, per mezzo della radio, partecipano a questi sacri riti. È giunto ormai il solenne momento in cui l’Augusto Pontefice proferirà il suo oracolo. Veneriamo con gioia questo candido giglio di verginità, imporporato dal sangue del martirio, e sforziamoci di imitare una tale santa innocenza di costumi, di cui il nostro secolo ha tanto bisogno”.

“A onore della Santa e Indivisibile Trinità, per l’esaltazione della Fede Cattolica e l’incremento della Religione Cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra: avendo maturato una ponderata decisione e avendo più volte implorato l’aiuto divino, e con il consiglio dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi presenti nell’Urbe, decretiamo e definiamo che la beata Maria Goretti è Santa e la ascriviamo al catalogo dei Santi, stabilendo che la sua memoria debba essere religiosamente celebrata dalla Chiesa Universale ogni anno nel giorno della sua nascita al cielo, cioè il sei luglio, tra le Sante Vergini e Martiri. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

La folla di Piazza San Pietro

Al rito assistette una folla immensa, tra cui la madre, i fratelli e lo stesso uccisore della piccola Vergine e Martire. A tutti il Vicario di Cristo rivolse il seguente discorso.

Il 24 giugno 1950 alla canonizzazione, partecipata da una folla immensa, era presente anche la mamma ammalata. Sarà alla presenza di mamma Assunta che Maria il 24 giugno del 1950 verrà proclamata Santa da Papa Pio XII, in una cerimonia che si svolgerà all’aperto, in Piazza San Pietro, per la prima volta nella storia della Chiesa.

Il Papa in quell’occasione baciò la mano della mamma della ragazza, come segno di rispetto per il sacrificio della figlia, ma anche per il suo dolore. Anche Alessandro Santarelli assistette alla canonizzazione. Aveva raccontato di aver visto Maria in sogno, in uno splendido giardino, circondata dai fiori.

Il suo bambino incoronato santo (1950)

La Settimana Incom documentò l’evento il 29 giugno 1950 in un servizio di 00:02:07, in bianco e nero, sonoro. Le sequenze mostrano piazza San Pietro stipata di gente, una suora che avanza tra la folla, le guardie svizzere schierate, la processione che esce dalla Scala Regia, il Papa sulla sedia gestatoria e Pio XII che prende posto sul trono papale sistemato davanti alla porta di San Pietro.

Il presidente della Repubblica assiste alla cerimonia di canonizzazione di Maria Goretti, i due fratelli di Maria Goretti sono presenti nella tribuna della postulazione e da una finestra del Vaticano la madre di Maria Goretti assiste alla cerimonia.

Un altro repertorio cinematografico, datato 29 giugno 1950, conserva immagini della cerimonia: l’arazzo di Santa Maria Goretti, Pio XII sotto il baldacchino insieme ai prelati addetti al cerimoniale, il Papa inginocchiato e poi sollevato e seduto sul trono.

Il Papa benedice la folla di fedeli dalla sedia gestatoria; guardie papali in uniforme da cerimonia entrano a passo di marcia schierate dall’ingresso principale della basilica; vescovi e altri prelati attorno al trono tengono in mano dei ceri.

Il Papa è seduto sul trono, indossa un lungo mantello da cerimonia e la tiara; la cerimonia è vista dall’alto, con il baldacchino del Papa e la corona di prelati che gli sta attorno. Il Papa sulla sedia gestatoria attraversa la piazza gremita di fedeli, mentre i fedeli sventolano dei fazzoletti al passaggio del Pontefice.

L’arazzo di Santa Maria Goretti pende dal balcone posto sotto il baldacchino del Papa. Altre immagini mostrano il Papa Pio XII seduto sul trono durante la cerimonia, con i prelati attorno, mentre un alto prelato si avvicina al Papa seduto sul trono e gli solleva dal capo la tiara.

Il Papa appare assorto in preghiera e durante altre fasi della cerimonia alla quale prendono parte gli uomini del seguito. Al crepuscolo è assorto in preghiera mentre è seduto sul trono posto sotto il baldacchino; ai lati rilucono due candelabri.

Un monsignore parla al microfono accanto al Papa; vescovi seduti sugli scranni ai lati del baldacchino tengono in mano dei ceri. Seguono immagini degli uomini del seguito del Papa con divisa da cerimonia e altre immagini della cerimonia.

Due monsignori coprono le mani del Pontefice, posto davanti a un cuscino dorato; due altri prelati porgono al Papa l’enorme libro di cerimonie. Il Papa prega in ginocchio attorniato dai monsignori addetti alla cerimonia, poi appare in piedi sul trono attorniato dai prelati.

Il Papa sale le scale che portano al trono attorniato dal seguito di altri prelati; il gruppo dà le spalle alla telecamera. I monsignori attorno al Papa lo assistono mentre si sistema sul trono.

La folla di Piazza San Pietro è ripresa dall’alto, con il colonnato sullo sfondo. Il corteo di prelati e guardie svizzere che sostengono il Papa sulla sedia gestatoria si fa largo tra i fedeli.

Il Papa in piedi sotto il baldacchino del trono legge un testo da un libro liturgico di grandi dimensioni sorretto dai prelati. L’arazzo di Santa Maria Goretti pende dal balcone posto sotto il baldacchino del Papa.

Altre immagini mostrano il Papa che benedice la folla di fedeli dalla sedia gestatoria; la gente sventola i fazzoletti al passaggio del Papa. Il corteo del Papa trasportato sulla sedia gestatoria si dirige verso l’ingresso della basilica.

La gente assiste alle cerimonie dai palazzi del Vaticano che danno sulla piazza. L’arazzo di Santa Maria Goretti viene portato in corteo, mentre la facciata della Basilica di San Pietro e la piazza sono affollate di fedeli.

Il discorso di Pio XII

Venerabili Fratelli e diletti figli, Per un amoroso disegno della Provvidenza divina l’esaltazione suprema di una umile figlia del popolo è stata celebrata in questo vespro luminoso con una solennità senza pari e in forma sin qui unica negli annali della Chiesa: nella vastità e nella maestà di questo luogo di mistero, fatto tempio sacro, cui è volta il firmamento che canta le glorie dell’Altissimo; da voi così bramata, prima che da Noi disposta; con un concorso di fedeli numerosissimo, quale non videro mai eguale le altre canonizzazioni; e soprattutto quasi così imposta dall’abbagliante fulgore e dalla inebriante fragranza di questo giglio, ammantato di porpora, che or ora con intimo gaudio abbiamo ascritto all’albo dei Santi : la piccola e dolce Martire della purezza : Maria Goretti.

Perché, diletti figli, siete accorsi in così sterminato numero alla sua glorificazione? Perché, ascoltando o leggendo il racconto della sua breve vita, così somigliante a una limpida narrazione evangelica per semplicità di linee, per colore di ambiente, per la stessa fulminea violenza della morte, vi siete inteneriti fino alle lacrime?

Perché Maria Goretti ha conquistato così rapidamente i vostri cuori, fino a divenirne la prediletta, la beniamina? Vi è dunque in questo mondo, apparentemente travolto e immerso nell’edonismo, non soltanto una sparuta schiera di eletti assetati di cielo e di aria pura, ma folla, ma immense moltitudini, sulle quali il soprannaturale profumo della purezza cristiana esercita un fascino irresistibile e promettente : promettente e rassicurante.

Se è vero che nel martirio di Maria Goretti sfolgorò soprattutto la purezza, in essa e con essa trionfarono anche le altre virtù cristiane. Nella purezza era l’affermazione più elementare e significante del dominio perfetto dell’anima sulla materia; nell’eroismo supremo, che non s’improvvisa, era l’amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori; il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste.

La religione tenacemente abbracciata e voluta conoscere ogni dì più, fatta tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera; il desiderio ardente di Gesù Eucaristico, ed infine, corona della carità, l’eroico perdono concesso all’uccisore: rustica ghirlanda, ma così cara a Dio, di fiori campestri, che adornò il bianco velo della sua prima Comunione, e poco dopo il suo martirio.

Così questo sacro rito si svolge spontaneamente in un’accolta popolare per la purezza. Se alla luce di ogni martirio fa sempre amaro contrasto la macchia di una iniquità, dietro a quello di Maria Goretti sta uno scandalo, che all’inizio di questo secolo parve inaudito.

A distanza di quasi cinquant’anni, tra la spesso insufficiente reazione dei buoni, la congiura del malcostume, valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge, di associazioni, tenta di scalzare in seno alla società e alle famiglie, a danno principalmente della fanciullezza anche tenerissima, quelli che erano i presidi naturali della virtù.

O giovani, fanciulli e fanciulle dilettissimi, pupille degli occhi di Gesù e dei Nostri, - dite - siete voi ben risoluti a resistere fermamente, con l’aiuto della grazia divina, a qualsiasi attentato che altri ardisse di fare alla vostra purezza?

E voi, padri e madri, al cospetto di questa moltitudine, dinanzi alla immagine di questa vergine adolescente, che col suo intemerato candore ha rapito i vostri cuori, alla presenza della madre di lei, che, educatala al martirio, non ne rimpianse la morte, pur vivendo nello strazio, ed ora s’inchina commossa ad invocarla, - dite - siete voi pronti ad assumere il solenne impegno di vigilare, per quanto è da voi, sui vostri figli, sulle vostre figlie, affine di preservarli e difenderli contro tanti pericoli che li circondano, e di tenerli sempre lontani dai luoghi di addestramento alla empietà e alla perversione morale?

Ed ora, o voi tutti che Ci ascoltate, in alto i cuori! Sopra le malsane paludi e il fango del mondo si stende un cielo immenso di bellezza. È il cielo che affascinò la piccola Maria; il cielo a cui ella volle ascendere per l’unica via che ad esso conduce: la religione, l’amore di Cristo, la eroica osservanza dei suoi comandamenti.

Salve, o soave e amabile Santa! Martire sulla terra e angelo in cielo, dalla tua gloria volgi lo sguardo su questo popolo, che ti ama, che ti venera, che ti glorifica, che ti esalta.

Sulla tua fronte tu porti chiaro e fulgente il nome vittorioso di Cristo (cfr. Apoc. 3, 12); sul tuo volto virgineo è la forza dell’amore, la costanza della fedeltà allo Sposo divino; tu sei Sposa di sangue, per ritrarre in te l’immagine di Lui.

A te, potente presso l’Agnello di Dio, affidiamo questi Nostri figli e figlie qui presenti e quanti altri sono a Noi spiritualmente uniti. Essi ammirano il tuo eroismo, ma anche più vogliono essere tuoi imitatori nel fervore della fede e nella incorruttibile illibatezza dei costumi.

A te i padri e le madri ricorrono, affinché tu li assista nella loro missione educativa. In te per le Nostre mani trova rifugio la fanciullezza e la gioventù tutta, affinché sia protetta da ogni contaminazione e possa incedere per il cammino della vita nella serenità e nella letizia dei puri di cuore. Così sia.

Il significato dell’immagine della santa

La figura e la storia di Maria Goretti hanno richiamato subito alla mente di tutti un’altra storia e un’altra figura : Agnese. Il volto della martire romana e quello della fanciulla di Corinaldo risplendono del medesimo incanto; i cuori dell’una e dell’altra effondono il medesimo profumo.

Non vi è forse però da temere che la grazia e il candore delicatissimo di queste due adolescenti, movendo la sensibilità artistica o letteraria, troppo superficiali e troppo naturali, lascino un poco nell’ombra la loro virtù caratteristica, la fortezza?

Fortezza della vergine, fortezza della martire, che la giovinezza mette in una luce più viva e radiosa. Fortezza che è ad un tempo tutela e frutto della verginità.

Quanto grande è l’errore di coloro che, considerando la verginità come effetto dell’ignoranza o della ingenuità di piccole anime senza passione, senza ardore, senza esperienza, non le accordano che un sorriso di compatimento!

Come potrebbe colui, che si è arreso senza lotta, immaginare quale fortezza si richiede per dominare, durante lunghi anni, durante tutta la vita, senza un istante di debolezza, le segrete concitazioni e i turbamenti dei sensi e del cuore che, dopo la colpa originale, fermentano nella natura umana fin dall’adolescenza?

Per resistere, senza cedere nemmeno una sola volta, alle mille piccole curiosità di vedere, di ascoltare, di gustare, di sentire, che fanno accostar le labbra al calice inebriante e respirare l’aroma esiziale che emana dal fiore del male?

Per muoversi attraverso le turpitudini del mondo con una fermezza di animo superiore a tutte le tentazioni, a tutte le minacce, a tutti gli sguardi seducenti o beffardi?

No. Agnese nel vortice della società pagana; Luigi Gonzaga nelle corti elegantemente licenziose del Rinascimento; Maria Goretti nella vicinanza e sotto la passione di persone senza vergogna, non erano nè ignari nè impassibili, ma erano forti; forti di quella fortezza soprannaturale, di cui tutti i cristiani hanno ricevuto il seme nel battesimo, e che, grazie ad una educazione diligente e continua, nella affettuosa collaborazione dei genitori e dei figli, porta frutti molteplici di virtù e di bene.

Tale fu Maria Goretti. Nell’umile cerchia di persone, in cui cresceva, la sua educazione fu semplice, ma pure squisitamente accurata e la sua corrispondenza non fu meno perfetta.

Quale significativa testimonianza ne ha data la madre, allorché ha asserito che la fanciulla mai non le aveva arrecato il minimo dispiacere volontario! E chi potrebbe leggere senza commuoversi la deposizione dell’uccisore stesso attestante che mai non aveva osservato in lei alcuna mancanza contro la legge di Dio?

Dalla canonizzazione alla devozione popolare

La devozione a Santa Maria Goretti iniziò subito dopo la sua tragica morte, il 6 luglio del 1902. Per comprendere le ragioni di questo culto nato così rapidamente, e rivolto a una ragazzina figlia di contadini, morta in circostanze tragiche, ma anche frequenti, per l’epoca, dobbiamo comprendere proprio il contesto in cui Maria visse e morì.

Fu proprio tra gli strati più umili della popolazione che la devozione per questa santa bambina si sviluppò, nei cuori e nelle anime di uomini, donne e bambini abituati alla sofferenza e agli stenti, appartenenti al mondo rurale, lo stesso in cui lei aveva vissuto la sua breve vita.

È patrona di Latina, dell’Agro pontino, delle Figlie di Maria, e della gioventù, con San Luigi Gonzaga. Non è l’unica santa vittima di stupro, e per questo è stata associata in tempi recenti da Papa Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, a santa Dinfna, martire irlandese morta in Belgio nel VII secolo, protettrice appunto delle vittime di stupro.

I padri passionisti di Nettuno e l’Azione Cattolica romana diffusero fin da subito la vicenda di Maria, che divenne, anche in epoca fascista, un simbolo di virtù e coraggio per la popolazione rurale locale.

Anche dopo la Seconda Guerra mondiale, negli anni Cinquanta, la storia della ragazzina suscitava molta commozione, non solo tra i cattolici. Il suo esempio di coraggio e resistenza divenne un modello perfino per le giovani militanti comuniste, al punto da diventare, su proposta di Palmiro Togliatti, modello di vita per le ragazze della FGCI, Federazione Giovanile Comunista Italiana.

Si consolidava così un modello di santità femminile rivolto alle giovani donne cattoliche - assai diverso da quello più dinamico di tante fondatrici impegnate nell’assistenza e nell’istruzione - caratterizzato dall’umiltà, la preghiera, la devozione e soprattutto dalla volontà di espiazione dei peccati del mondo moderno, ritenuto sempre più lontano da Dio.

Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nettuno

Il santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno che custodisce le spoglie mortali della martire è oggi meta costante di pellegrinaggi. Il corpo e le reliquie di Santa Maria Goretti sono conservati a Nettuno, nel Santuario di Nostra signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti.

Quando Maria Goretti venne beatificata nel 1950 il suo nome venne aggiunto al titolo di Nostra Signora delle Grazie per denominare il santuario. Nella cripta un altare realizzato da Arnaldo Brandizzi contiene l’urna di Maria Goretti, tumulata qui nel 1929.

Nel 1947 i suoi resti vennero ricomposti in una statua di cera, inseriti in una teca ed esposti nella cappella a lei dedicata.

Secondo la leggenda, nel 1532 tre statue erano trasportate da un vascello diretto verso Napoli, tra le quali una statua della Madonna proveniente dall’Inghilterra dove, a causa dello scisma anglicano, le statue dei santi venivano distrutte.

Una violenta tempesta si abbatté sulla nave, e i marinai supplicarono la Madonna, che li salvò. Sempre secondo la leggenda la statua della Madonna finì poi sulle coste di Nettuno, o in un’altra versione venne donata dai marinai stessi agli abitanti del luogo.

Nacque così il culto della Vergine delle Grazie, che veglia sulla popolazione di Nettuno proteggendola da ogni calamità e tragedia. A lei venne dedicato un santuario che sorge alla fine del lungomare Giacomo Matteotti, in prossimità della foce del fiume Loricina.

Ospita ancora la statua di legno di Nostra Signora delle Grazie giunta su queste coste in modo tanto avventuroso.

La casa natale e i luoghi della memoria

Ogni anno si tengono due pellegrinaggi nei luoghi della vita di Santa Maria Goretti: l’ultimo sabato di giugno, e il primo sabato di luglio. Essi hanno luogo a Nettuno, dove sono conservati i suoi resti, ma anche nella sua casa natale.

Il luogo in cui Santa Maria Goretti nacque è situato in contrada Pregiagna, vicino a Corinaldo. La casa colonica è rimasta all’incirca come allora, un piccolo edificio costruito su due piani, come se ne vedono tanti in quest’area rurale.

Il piano terra mostra ancora ciò che resta della stalla. Dove un tempo c’era la cantina è stata allestita una piccola cappella dedicata a Santa Maria Goretti.

Al secondo piano superiore ci sono gli ambienti in cui la famiglia Goretti viveva, la cucina col focolare, le camere ancora ammobiliate coi mobili di allora.

Nel 2015 l’artista di Senigallia Andrea Ippoliti ha realizzato per il parco intorno alla casa un’installazione di 12 pannelli dedicati al tema dell’amore.

La casa di Santa Maria Goretti è meta di pellegrinaggi e di visite da parte di fedeli non solo dall’Italia. Dista circa 1 Km dal centro storico di Corinaldo e un pullman la raggiunge comodamente.

Inoltre c’è un ampio parcheggio con spazio sia per i pullman, sia per le auto. Di fronte alla casa di Maria Goretti è stato eretto un Centro di Accoglienza per i pellegrini, una piccola edicola votiva dedicata alla Santa bambina, una “Via Crucis”, un parco giochi per bambini.

Un’edicola Mariana è dedicata invece ad Assunta Goretti, la mamma di Maria. Sempre a Corinaldo, nella chiesa parrocchiale di San Francesco, nel Battistero della quale Santa Maria Goretti venne battezzata, è stato posto un piccolo monumento dedicato a lei, in marmo bianco di Carrara.

Alla sommità del centro storico di Corinaldo sorge invece il Santuario Diocesano di Santa Maria Goretti. Qui riposano Mamma Assunta, morta nel 1954, e Alessandro Serenelli, deceduto nel 1970.

Una scultura di legno che raffigura la piccola Santa è posta vicino all’altare centrale dove è posta anche un’urna in argento che contiene l’osso del suo braccio.

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