Il genio femminile è la capacità di custodire la vita, riconoscere i bisogni degli altri, generare relazioni e contribuire alla costruzione di una società più giusta, solidale e attenta alla dignità di ogni persona. Non si tratta soltanto di intelletto creativo, ma anche del genius latino, lo spirito originario e materno.
La valorizzazione della donna richiede insieme uguaglianza e differenza: uomini e donne condividono la medesima dignità umana, ma possono offrire alla storia sensibilità, esperienze e responsabilità specifiche. La donna non deve essere subordinata all’uomo né costretta a imitarne il modello per essere riconosciuta.
Il significato del genio femminile
«Maria è la figura della Chiesa, ma è anche la figura in cui è esaltata la vocazione altissima di ogni donna.» Ecco perché, raccogliendo anche i numerosi inviti di papa Francesco, quest’anno vorrei parlarvi del genio della donna nella Chiesa e nella società.
Genio non solo nell’accezione di intelletto creativo, ma in quella del genius latino, lo spirito originario e materno. Il femminile è in questo libro una delle realtà che possono opporsi all’egemonia di un sistema che solo in apparenza sembra libertario e egualitario, ma che si fonda sul tempo necessario per mantenere la bellezza delle forme, in attesa dell’essere spazzato via da altre belle forme imposte dal mercato universale.
Il ritorno alla verità di rapporti profondi e veri è possibile: è in mano alla donna, sembra emergere come sintesi da questa silloge ragionata di riflessioni; una “nuova economia, ispirata a Francesco d’Assisi” appare realizzabile a patto che la donna possa guidarla in comunione con l’uomo, senza i pregiudizi che hanno per ora impedito l’emergere del senso profondo della femminilità.
La comune dignità dell’uomo e della donna
La specificità del femminile può emergere solo da un discorso che definisca la comune umanità della quale partecipano uomini e donne. Solo così potremo vedere il posto della donna in modo ampio, né subordinato né in competizione con quello dell’uomo.
«Il racconto biblico della Creazione va riletto sempre di nuovo, per apprezzare tutta l’ampiezza e la profondità del gesto dell’amore di Dio che affida all’alleanza dell’uomo e della donna il creato e la storia». Questi racconti infatti ci collocano «nel contesto di quel principio biblico, in cui la verità rivelata sull’uomo come immagine e somiglianza di Dio costituisce l’immutabile base di tutta l’antropologia cristiana».
Nel primo racconto della creazione, l’uomo è introdotto con queste parole: Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gen 1, 27). Dio creò l’uomo a sua immagine.
Il termine uomo qui utilizzato identifica l’uomo genericamente, cioè il genere umano. L’espressione pertanto potrebbe essere tradotta Dio creò l’essere umano a sua immagine.
Poi il racconto aggiunge: maschio e femmina li creò. Sia maschio che femmina sono dunque immagini di Dio. «L’umanità è qui descritta come articolata, fin dalla sua prima origine, nella relazione del maschile e del femminile. È questa umanità sessuata che è dichiarata esplicitamente immagine di Dio».
Innanzitutto, quindi, c’è una sostanziale uguaglianza di tutti gli esseri umani e anche una loro differenziazione, maschio e femmina. Davanti a Dio dunque c’è un’unica appartenenza al genere umano che definisce l’uguale dignità e valore di ogni uomo.
La donna nella storia della salvezza
Che Gesù sia l’antesignano nell’affermare il valore della donna è noto a tutti. E non dimentichiamo che Lui si trovò a vivere in una società, quella ebraica del suo tempo, dove la donna non aveva accesso al Tempio come era consentito per gli uomini e dove c’era chi affermava che forse la donna fosse priva dell’anima.
Egli cominciò a spiazzare tutti accettando di essere concepito nel grembo di una fanciulla che abitava uno sperduto paese della Galilea, Nazareth. E non dimentichiamo il suo incontro con la Samaritana, che per i giudei era una straniera a cui non si doveva rivolgere la parola, con la donna sorpresa in flagrante adulterio, con la peccatrice che lo incontrò nella casa di un giudeo.
Ma ciò che mi ha sempre colpito più di tutti questi episodi dell’incontro di Gesù con le donne fu il fatto che l’annuncio della Sua Resurrezione, l’evento culmine della sua missione sulla terra, egli lo abbia dato a quella che forse fu una peccatrice, cioè Maria Maddalena.
Quando noi cristiani meditiamo su questi eventi del Vangelo dobbiamo impegnarci ad essere testimoni, in questo mondo che li disconosce, del valore e dei diritti che attribuiamo alla donna e darci da fare per quanto sta in noi nel favorire il riconoscimento della piena dignità della donna.
Maria, modello del genio femminile
Perché la Vergine Maria è la Donna per eccellenza. Maria, con il cuore radicato in Dio, continua a essere attenta ai bisogni dei suoi figli, sollecita ad andare loro incontro e portare loro la consolazione del Signore.
Lei è il modello pienamente realizzato della nostra umanità, attraverso il quale, con la grazia di Dio, tutti possiamo contribuire a migliorare il nostro mondo. È questo che voi cercate di fare grazie alla vostra caratteristica intuizione e realtà come madri, figlie e spose, e suocere.
Questo semplice, apparentemente, esserci, assumendo in sé il dolore del mondo, l’amore, la dedizione, la mancanza, è il senso stesso della storia, che forse sarebbe andata diversamente, se la donna avesse potuto avere più ascolto e “potere”.
La cura del creato, la gestione di un mondo più a misura di quello stesso creato, l’azione d’amore ma anche la meditazione, sono elementi sulla cui lenta rimozione dovremmo soffermarci un po’ di più.
Francesco nota che nel racconto di Giovanni, “Lei stava”, senza descrizioni accessorie. “Maria stava, semplicemente era lì”.
Il genio femminile come cura e responsabilità
E così, con la compassione e la tenacia che caratterizzano l’animo femminile, “Manos Unidas”, associazione pubblica di fedeli della Chiesa cattolica in Spagna, porta avanti la sua missione specifica: lottare contro la fame, il sottosviluppo e la mancanza d’istruzione, impegnandosi inoltre a lavorare per sradicare le cause strutturali che generano queste cose.
Questa associazione, nata nel 1959 come risposta delle donne di Azione Cattolica della Spagna all’appello della Fao, che denunciava la “fame di pane, la fame di cultura e la fame di Dio che affligge gran parte dell’umanità”, porta avanti da 65 anni il compito di aiutare e di contribuire alla promozione e al progresso dei Paesi in via di sviluppo.
È l’invito di Papa Francesco alla delegazione della commissione permanente di “Manos Unidas” - associazione di donne di Azione Cattolica nata in Spagna nel 1959 - ricevuta in udienza oggi, 9 novembre, nella biblioteca privata del Palazzo apostolico.
«Riorientare la vita verso Gesù» attraverso il «contributo al miglioramento materiale, al progresso morale e allo sviluppo spirituale dei più fragili e bisognosi, per aiutarli a ottenere una vita che risponda alla dignità di figli di Dio».
Questo compito diviene possibile soltanto con una visione cristiana dell’essere umano, che abbia come fondamento il Vangelo e la Dottrina Sociale della Chiesa. Sorelle e fratelli, vi incoraggio a proseguire la vostra bella missione di volontariato, di assistenza, di camminare insieme.
Ormai prossimi al Giubileo, vi invito a essere pellegrini di speranza e a riorientare la vita verso Gesù, anche attraverso il vostro contributo al miglioramento materiale, al progresso morale e allo sviluppo spirituale dei più fragili e bisognosi, per aiutarli a ottenere una vita che risponda alla dignità di figli di Dio.
La presenza femminile nella società
Siamo in presenza di un fenomeno crescente di “femminilizzazione” della società: la sempre maggiore presenza di imprese guidate da donne può rappresentare un modello diverso di gestione e organizzazione del tempo e delle relazioni tra le persone e con l’ambiente.
I contributi presentati in questo volume, rappresentativi di un percorso che è possibile collocare nell’orizzonte del progetto culturale sul quale la Chiesa italiana è impegnata da tempo, affrontano il tema da diversi punti di vista disciplinari e di “esperienza sul campo”.
La donna si trova oggi ad affrontare sfide particolarmente rischiose, riconducibili a fattori di diversa natura che si intrecciano tra loro. Tre sono gli ambiti sociali nei quali l’apporto femminile non è sufficientemente valorizzato.
Il lavoro e la conciliazione dei tempi
Innanzitutto, il mondo del lavoro. Questo campo non ha avuto e non sembra avere molto rispetto per le donne e la funzione materna.
La donna deve confrontarsi con un’impostazione ancora improntata a codici maschili. Nonostante la crisi economica, nonostante la maggiore precarietà lavorativa rispetto agli uomini e la mancanza di una cultura della flessibilità che determina una complessa conciliazione tra i tempi di vita, le donne non sembrano giustamente rinunciare né alla dimensione familiare né a quella lavorativa.
La fatica nel tenere insieme tali aspetti è tuttavia evidente. Da qui una contrazione della dimensione procreativa o una rinuncia all’impegno sul fronte lavorativo extradomestico.
Così, l’impegno femminile nel lavoro e nella famiglia può diventare ed è chiamato a diventare un doppio sì. Insieme alle difficoltà presenti per le donne nel mercato del lavoro retribuito, si deve sottolineare anche il mancato riconoscimento del lavoro domestico e della cura femminile sotto il profilo sociale ed economico.
La politica e la cittadinanza
In secondo luogo, occorre gettare uno sguardo sulla politica. La forza del sistema politico tende a uguagliare uomini e donne in quanto semplici cittadini.
Per le istituzioni politiche modernizzanti, il complesso dei diritti-doveri non deve avere distinzioni tra uomo e donna. Il sistema politico, che si è fatto grande alleato delle donne mediante il welfare state, si è rivelato però per certi aspetti una trappola proprio per le donne stesse.
Le misure cosiddette di welfare contribuiscono spesso, certo non sempre, a mantenere la donna in una condizione di “assistita”, piuttosto che di protagonista, senza vederne e riconoscerne la cittadinanza societaria.
La famiglia e la corresponsabilità
Un terzo ambito è quello familiare e generativo. In famiglia persiste uno squilibrio rispetto alla divisione dei compiti domestici.
All’uomo si deve richiedere uno sforzo maggiore per partecipare alle attività di gestione della famiglia, affinché l’aiuto tra gli sposi diventi davvero reciproco anche nelle faccende più umili e quotidiane.
Afferma Papa Francesco nell’Amoris Laetitia: «L’identica dignità tra l’uomo e la donna ci porta a rallegrarci del fatto che si superino vecchie forme di discriminazione, e che in seno alle famiglie si sviluppi uno stile di reciprocità».
Negli ultimi anni si assiste a un incremento del numero di separazioni e divorzi. Si tratta di un fenomeno che vede la corresponsabilità di uomini e donne.
Gli effetti pesano sul tenore di vita di entrambi i coniugi e, in particolare, le donne con figli spesso si trovano senza sostegno adeguato nel campo dell’educazione. Occorre comunque ricordare anche la situazione tragica di molti padri separati o divorziati che pagano le conseguenze, non soltanto dal punto di vista economico, di un divorzio subito.
Le ferite che minacciano la dignità della donna
Non possiamo dimenticare, poi, il drammatico fenomeno della violenza domestica. I dati ISTAT hanno messo in luce come la violenza veda spesso come protagonista il partner o l’ex partner.
Accanto alla gravità del fenomeno, sono tuttavia emersi anche lievi segnali di miglioramento, forse riconducibili alla maggior consapevolezza acquisita dalle donne, più propense rispetto al passato a parlare della propria vicenda e a denunciarla.
Per quanto riguarda la maternità e la relazione con i figli, bisogna mettere in luce che essa appare oggi particolarmente problematica sotto diversi punti di vista. È noto il fenomeno della denatalità che ha coinvolto il nostro Paese sino a farne uno di quelli con il tasso di natalità più basso al mondo.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Numero medio di figli per donna nel 2016 | 1,34 |
| Soglia di sostituzione | 2,1 figli per donna |
| Tasso di fecondità delle donne italiane nel 2008 | 1,34 |
| Tasso di fecondità delle donne italiane nel 2015 | 1,27 |
Nel 2016, il numero medio di figli per donna era di 1,34, ben al di sotto della soglia di sostituzione, pari a 2,1 figli per donna. Inoltre il tasso di fecondità delle donne italiane è sceso da 1,34 nel 2008 a 1,27 nel 2015.
Si tratta di una condizione che, oltre ai motivi economici e materiali ricordati poc’anzi, è una scelta anche di carattere culturale che mette in luce la difficoltà a instaurare una relazione con gli altri.
Ammonisce papa Francesco: «Occorre raccogliere la sfida posta dalla intimidazione esercitata nei confronti della generazione della vita umana, quasi fosse una mortificazione della donna e una minaccia per il benessere collettivo. L’alleanza generativa dell’uomo e della donna è un presidio per l’umanesimo planetario degli uomini e delle donne, non un handicap. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità».
Uguaglianza senza cancellare la differenza
In una semplificazione che non mi sembra inappropriata, oggi nella società e, in parte, nella Chiesa, si possono individuare principalmente due strade che cercano di rispondere alle difficoltà appena esposte.
Una prima posizione reagisce al fatto che alla donna sia stato assegnato un ruolo passivo, subordinato e dipendente, in parte a causa di una lettura ideologica ed erronea della Sacra Scrittura.
Questa corrente reclama l’uguaglianza e propone una ribellione contestatrice, la rivendicazione di una pari dignità che la storia ha invece disatteso, la ricerca di un potere femminile per combattere gli abusi dell’uomo.
Nella Chiesa, questa posizione richiede che la valorizzazione della donna passi necessariamente per una sua “elevazione” allo stato maschile. Deve pertanto avvenire una clericalizzazione della donna e le deve essere concesso il ministero del diaconato o del presbiterato.
Una seconda tendenza, collegata alla prima, si prefigge di cancellare in radice la differenza tra uomo e donna. La persona deve emanciparsi dai condizionamenti biologici e scegliere, a suo gradimento e a seconda dell’ispirazione del momento, come modellare e costruire se stessa.
Ritengo che i movimenti nati per cercare di portare alla luce la condizione femminile abbiano prodotto frutti di sensibilizzazione notevoli e importanti. Credo tuttavia che la strada da intraprendere non stia nell’esasperazione né di un’uguaglianza senza differenza, né di una differenza senza uguaglianza, ma sia da ricercare in una prospettiva che sappia tenere assieme questi due poli irriducibili.
Il genio femminile e la costruzione di una società solidale
La denuncia di una presunta modernità in cui l’inclusività non è basata sull’amore gratuito, sul piegarsi verso la sofferenza dell’altro, ma sulla bella forma e sulla “insaziabilità” imposte più o meno sottilmente da una società di consumi innaturali e gonfiati per profitti economici.
Tutto il resto è escluso dall’orizzonte visivo, e il reietto, il malato, il povero sono ancora una volta ai margini delle megalopoli non solo cementizie, ma quelle ancora più estese dell’intelligenza artificiale e di un consumo ormai egemone.
È in questo “stare” senza obiettivi reconditi e senza speranza di utili materiali che è racchiuso, scrive il pontefice, il senso profondo di una femminilità che può salvare il mondo.
E non è un caso che, tra le numerose voci femminili riportate in questo libro, non solo quelle cattoliche, vi sia anche la citazione di una lettera della scrittrice Zelda Sayre Fitzgerald al marito Francis Scott Fitzgerald, in cui emerge la permanenza di una antica felicità delle piccole cose in un mondo di lusso e dispersione, che era stato splendidamente narrato da Francis in “Il Grande Gatsby”: “e vorrei che fossimo insieme a camminare lenti tra i raggi di sole e tra la folla che esce dalla chiesa”.
Parole che dovrebbero farci riflettere su quanto lontano dall’amore gratuito e senza calcoli ci stia portando una rete di falsa comunicazione che ci impone velocità aggressiva e noncurante della sofferenza altrui.
La compassione che diventa incontro
E quando confesso, di solito chiedo alle persone, quando ce n’è occasione: “Lei dà l’elemosina?”. Generalmente mi dicono di sì.
“E lei quando dà l’elemosina, guarda negli occhi la persona a cui dà l’elemosina? Non so”. “E lei le tocca la mano o tira una moneta e poi fa così?”.
Se tu non lo guardi negli occhi al mendicante, se non gli tocchi la mano, la tua elemosina non vale nulla, perché non viene dal tuo cuore, ma solo dalla tua tasca.
Predicate questo: guardare negli occhi e toccare la mano.
Auspico che questo tempo di Avvento, nell’attesa paziente, piena di speranza nelle promesse di Dio, ci aiuti tutti a raggiungere un rinnovamento spirituale per contribuire alla tanto anelata costruzione della civiltà dell’amore, di modo che ci permetta di unire il nostro amore filiale verso Dio con l’amore per il prossimo.
Che Gesù, in ogni persona che incontrate e in ogni persona che assistete, vi benedica, e la Vergine Santa vi accompagni con la sua intercessione e il suo amore materno.
