Il Parco di San Leonardo de Siete Fuentes si trova a circa 6 km dalla frazione di Santu Lussurgiu, in provincia di Nuoro, a circa 700 metri sul livello del mare, e prende il suo nome dall’omonima chiesa e dalle sette fonti qui presenti. Si tratta di un’area boschiva di circa cinque ettari, all’interno della quale si snodano numerosi sentieri tra olmi, lecci e cedri centenari, che crescono rigogliosi grazie all’abbondanza di acque sorgive e alla salubrità del luogo.
San Leonardo di Siete Fuentes è un luogo in cui la chiesa romanica, le sorgenti, il bosco e le testimonianze degli antichi insediamenti compongono un paesaggio di grande valore storico e naturalistico. La piccola borgata conserva il fascino di un insediamento antico, anche se delle vestigia del passato rimangono soprattutto la chiesa di San Leonardo, parte della foresta e le acque delle fonti.

Dove si trova San Leonardo di Siete Fuentes
Sulla pendice sud-est della breve catena del Montiferru, al margine della strada - fino a pochi anni or sono malamente carreggiabile - che congiunge il comune di Santu Lussurgiu a quello di Macomer, a m. 689 sul livello del mare, si adagiava in dolce declivio, fin da tempi remoti, di cui non possimo indicare il limite estremo, la villa di Sette fontane, indicata nei più antichi documenti come località Ad Septem fontes, durante la dominazione spagnola Siete fuentes, e, dal secolo XVIII, sette fontane, o più comunemente San Leonardo.
Il Parco di San Leonardo de Siete Fuentes si trova a circa 6 km dalla frazione di Santu Lussurgiu, in provincia di Nuoro, a circa 700 metri sul livello del mare, e prende il suo nome dall’omonima chiesa e dalle sette fonti qui presenti. La borgata è situata a quasi 700 metri di altitudine ed è un centro rinomato per la presenza di numerose sorgenti di acqua minerale.
La località è sempre amena, ricca di ombre e sorgenti abbondantissime d’acqua salutare, che pur non essendo più sette come un tempo, dopo la captazione di alcune per l’acquedotto di Santulussurgiu, costituiscono ancora un punto di attrazione e di ristoro, che non è facile trovare nei centri di villeggiatura più rinomati.
Il parco e il paesaggio naturale
Si tratta di un’area boschiva di circa cinque ettari, all’interno della quale si snodano numerosi sentieri tra olmi, lecci e cedri centenari, che crescono rigogliosi grazie all’abbondanza di acque sorgive e alla salubrità del luogo. Il Parco di San Leonardo in Siete Fuentes è ricco di vegetazione tra cui querce, lecci ed olmi.
Il fitto bosco, che nascondeva la carreggiabile per Macomer, e si allargava fino a congiungersi con le altre fitte boscaglie della regione, per cui tutto il Montiferro poteva dirsi unica selva, è scomparso, come quasi dappertutto in Sardegna. Nei dintorni restano ancora scarse reliquie di querce isolate, o in piccoli gruppi, che andranno anch’esse, man mano, scomparendo, senza che nessuna legge valga ad impedirlo, per alimentare focolari e fornelli.
Il paesaggio non può, pertanto , non essere diverso da quel che dovette presentarsi una volta, nella sua larga cornice boschiva; ma ciò è poco, in confronto al mutamento radicale, catastrofico, del terreno ove sorgeva Sette Fontane. La località mantiene tuttavia un ambiente ombreggiato, ricco di acque e adatto a una visita lenta tra sentieri, radure e alberi di grande sviluppo.
Diverse costruzioni si distaccano dalle linee, ed hanno l’aria di villini in tono minore, sebbene ostentino , come unico ornamento, qualche cespo di rose, tra il fogliame delle piante, che sono la caratteristica del luogo, dove hanno acquistato diritto di predominio diversi olmi giganteschi, ai quali la fantasia popolare vorrebbe dare qualche secolo di vita, mentre in verità, contano poco più di cento anni.
Le sette fonti e l’acqua
Lungo il sentiero si trova anche la chiesa del priorato di San Leonardo, risalente al XII secolo, che presenta sulla facciata la croce di Malta, emblema dei cavalieri di Gerusalemme. Il parco è attraversato da una breve strada centrale che porta alle Sette Fontane, dove l’acqua, dalle forti proprietˆ diuretiche, sgorga dal fronte di un muro realizzato in pietre incise e ordinate in fila.
Le fonti ovviamente ci sono davvero e con la loro acqua purissima, diuretica e priva di scorie alimentano un piccolo laghetto e un ruscelletto che scorre fino a raggiungere la piana di Abbasanta (acqua santa in lingua sarda). Le fonti storiche sono ancora un elemento centrale del paesaggio e costituiscono uno dei principali motivi di attrazione del parco.
La località è sempre amena, ricca di ombre e sorgenti abbondantissime d’acqua salutare, che pur non essendo più sette come un tempo, dopo la captazione di alcune per l’acquedotto di Santulussurgiu, costituiscono ancora un punto di attrazione e di ristoro, che non è facile trovare nei centri di villeggiatura più rinomati.
A pochi metri dal nuovo albergo scorre il rivo cristallino che raccoglie le acque delle famose sette fonti, aggiungendo alla bellezza qualche non disprezzabile utilità.
Il significato del nome Siete Fuentes
Il suo stesso nome “San Leonardo delle Sette Fonti” (in spagnolo siete fuentes) rievoca la sua natura di pane per l’anima, di sorgente di vita e di miracolo, in quanto sette sorgenti (Tabga= Heptapegon) fu il luogo che fece da sfondo al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci narrato nei vangeli, al discorso cosiddetto della Montagna, all’apparizione agli apostoli dopo la resurrezione e come qui a San Leonardo anche a tabga sorse una chiesa.
Il numero sette, inoltre, ha sempre rivestito una grande importanza e simbolismo in campo magico-religioso. Secondo alcuni studiosi furono i monaci dell’ordine cistercense i primi ad insediarvisi e a dare il nome di Sette Fontane alla chiesa e poi all’intero borgo.
Si trovano vari esempi in tutta Europa dell’usanza di quest’ordine di battezzare con questo nome i luoghi in cui si stabilivano come, ad esempio, l’Abazzia di Sept-Fons in Francia.
La chiesa di San Leonardo
La piccola chiesetta di San Leonardo situata alle pendici del Montiferru è un monumento medievale in stile Romanico-Pisano che fu fondata nel XII secolo e che fu dedicata a Leonardo di Noblac e che subì dei rimaneggiamenti intorno al XIV-XV secolo fra cui l’aggiunta di un campanile a vela .
Le prime notizie sull’edificio risalgono al 1342, ma in base all’analisi stilistica si può far risalire il primo impianto al XII secolo. In un documento del 1341 viene menzionata come: “ecclesia septem Fontium.”
La chiesa viene citata nel 1341 come appartenente all’Ordine degli Ospedalieri gerosolimitani e, nella facciata, è possibile identificare due fasi costruttive, una risalente alla prima metà del XII secolo, e una seconda che ha prodotto un ampliamento verso sinistra, nel sec. XIV.
La storia della chiesa si intreccia con quella dei Cavalieri di Malta, la cui presenza è attestata non solo dalle fonti ma anche dalle Croci di Malta, simbolo di questo ordine gerosolimitano, che ritroviamo in diverse parti dell’edificio.

Architettura e trasformazioni
La piccola chiesetta di San Leonardo situata alle pendici del Montiferru è un monumento medievale in stile Romanico-Pisano che fu fondata nel XII secolo e che fu dedicata a Leonardo di Noblac e che subì dei rimaneggiamenti intorno al XIV-XV secolo fra cui l’aggiunta di un campanile a vela .
Data la robustezza e la cura con cui detto zoccolo,è costruito, è ovvio ritenere che esso servisse da base ad un edificio importante, o, quanto meno, architettonicamente ben fatto. La chiesa, dal lato della facciata, è interrata per circa 50 cm. ed assai più, gradatamente, dal lato nord.
Le case si aggruppano nelle vicinanze dell’antica, caratteristica chiesa, che merita particolare menzione, e si allineano poco lontane, prospettando su vasti spiazzati e su larghi viali.
I Cavalieri di Malta e l’ospedale medievale
Una fonte documentale del 1355 afferma che in questo luogo sorgesse anche un Ospedale intitolato a San Leonardo di sette fontane e gestito dagli Ospedalieri di San Giovanni che curavano i soldati di ritorno dalle crociate e i lebbrosi.
Questa compagnia di cavalieri svolse fino al 1500 per conto della Chiesa, attività di apostolato e assistenza, ricovero e funzioni ospedaliere nella zona. Si attesta, inoltre, la presenza di due grandi monasteri di cui uno maschile e uno femminile.
Le rovine di quel che fu Sette Fontane, o, per essere più precisi, le fondazioni di tutti gli edifici che costituivano ab antiquo la villa, coi tratti di muro residuati su di esse dopo il crollo, sono interamente coperti da strati di terra, il cui spessore varia in tutto il perimetro, da un minimo di 40-50 cm. Ad un massimo che a nostro giudizio, raggiunge, se non supera, m. 1,50.
Chi volesse prendersi la briga di osservare la parte retrostante della prima casa a sinistra del viale degli olmi giganteschi, potrà facilmente constatare che il muro opposto alla facciata è costruito sullo zoccolo ben sagomato di un antico edificio, zoccolo ora coperto quasi interamente, che doveva elevarsi a non meno di 80 cm. Dalle fondazioni dell’edificio stesso, fabbricato, come non sarà difficile rilevare, con conci squadrati di trachite, e con lo stesso sistema usato per la chiesa.
Siamo sulle tracce dell’Ospedale già menzionato? - Senza uno scavo razionale, non si potrà mai sapere né l’estensione, né l’uso del notevole casamento in parola; ad ogni modo è certo che il suo ingresso doveva essere di almeno 80 cm. Più basso del livello che ha oggi il viale.
Ciò farebbe presumere che l’Ospedale - se dell’Ospedale si tratta - doveva sorgere ad un livello poco più alto dell’antico ingresso della Chiesa, corrispondente, a sua volta, presso a poco, al livello del pavimento interno, dato che anche la chiesa, dal lato della facciata, è interrata per circa 50 cm. ed assai più, gradatamente, dal lato nord.
La villa medievale di Sette Fontane
Pur non potendo stabilire le origini, sappiamo che la piccola villa fu centro costantemente abitato, come meglio vedremo, fin dal 1500, con vita autonoma ed una grande notorietà, sebbene nascosta - vorremo dire incastonata - in una distesa interminabile di boschi fittissimi, che scendeva fin quasi all'inizio del Campidano oristanese, interrotta soltanto dalle radure, dove sorgevano altri centri abitati, piuttosto distanti l'uno dall'altro in tutta la regione del Montiferru.
Chi volesse formarsi un'idea della villa di Sette Fontane, qual dovette essere nell'epoca alla quale possiamo risalire con le nostre indagini, che arrivano, con qualche incertezza, non oltre la metà del 1200, si troverebbe oggi molto disorientato.
Le case si aggruppano nelle vicinanze dell’antica, caratteristica chiesa, che merita particolare menzione, e si allineano poco lontane, prospettando su vasti spiazzati e su larghi viali. Hanno tutte un aspetto lindo, diremo quasi pretenzioso, e sono, di fatto, sufficientemente adeguate alle modeste esigenze di chi ama sopra tutto, la pace, e vuol rinfrancare corpo e spirito, respirando aria di mezza montagna.
L’edilizia, da qualche anno, è in continuo aumento, e molti sono i progetti per la costruzione di edifici privati e pubblici, che presto verranno attuati, questi ultimi a scopo, sopra tutto terapeutico. Il primato fra le nuove costruzioni è già stato raggiunto, col sorgere dell’elegante e comodo albergo turistico, che aggiunge, senza dare contrasti, un tono di modernità all’incantevole paesaggio naturale, che si impone per la selvatichezza,quasi rude, che lo distingue.
La scomparsa dell’antico insediamento
Un tempo San leonardo era soltanto il più antico dei tre insediamenti che si svilupparono in questa zona. Oltre a Santu Lussurgiu vi era, infatti, il villaggio di Lucentina che sorgeva a pochi km dal santuario di San Lussorio verso Abbasanta in una zona che oggi prende il nome di Lughentinas.
A causa delle guerre e delle epidemie del 1300 l’insediamento di San Leonardo si spopolò mentre quello di Santu Lussurgiu guadagnò importanza. Lucentina, invece, sparì.
L’attuale San Leonardo pur mantenendo intatto il suo potenziale di fascinazione è assai diversa dal piccolo centro del passato. Delle vestigia del passato rimane intatta soltanto parte della foresta, le acque e la chiesetta romanica con i suoi muristenes.
Oggi, a San Leonardo è rimasto davvero poco delle vestigia del passato. Ciò che è immediatamente visibile e visitabile è solo la chiesetta con l’annesso novenario che si erge come ginestra nel deserto a testimonianza del passato.
Tutto è mutato radicalmente mutato, fino alla cancellazione di ogni vestigio del passato, salvo l’unico punto di riferimento accennato, la chiesa, ed un punto di relativo controllo, le sorgenti, che mormorano perennemente il nome della villa distrutta.
Le tracce sepolte della villa
Degli antichi fabbricati non esiste più traccia: le abitazioni private, più o meno modeste, i due monasteri dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, e il grande ospedale sono soltanto un vago ricordo.
Parrebbe superfluo aggiungere che quanto diciamo per l’edificio battezzato Ospedale, si deve dire per tutte le costruzioni ad esso contemporanee, che, qual più, qual meno, per un tratto di muro superante le fondazioni devono ritenersi sepolte a profondità variabili, ma corrispondenti, salvo un leggero declivio, al piano della chiesa.
Se così è, appare evidente che la villa di Sette Fontane, era situata in una radura quasi pianeggiante, stretta ad ovest da una scarpata, sul cui ciglio, segnante un notevolissimo dislivello dal piano della radura, giungevano le piante del bosco, più verso l’alto a sud-ovest.
I fabbricati dovevano estendersi, per la massima parte, verso sud, dai piedi della scarpata, sulla quale verisimilmente qualcuno si arrampicava, fin quasi al punto dove ora sorge il nuovo albergo.
Quando dovremo parlare dell’esodo completo degli abitanti dalla loro villa - esodo che non si verificò come qualcuno crede, per gradi, in un considerevole lasso di tempo, ma che venne effettuato in seguito ad una decisione quasi improvvisa, la quale non consentì lunghi intervalli - cercheremo di dare una spiegazione del fenomeno dell’interramento; intanto dobbiamo prendere atto del fatto indiscutibile, per concludere che la località Sette Fontane è, per così dire rifatta a nuovo, tranne la chiesa di San Leonardo, e che la casa più antica non risale ad oltre 300 anni.
La leggenda di Guelfo della Gherardesca
Una delle storie che si narra su questi luoghi è una storia di vendetta e dolore legata alla figura di Guelfo della Gherardesca, figlio del Conte Ugolino, di Dantesca memoria, vissuto nel XIII secolo.
Questi,volendo vendicare l’uccisione del padre e del fratello sfidò i pisani e uccise per strangolamento Giovanni Gubatta, uno degli assassini. In seguito però i Pisani lo sconfissero a Domusnovas e lo costrinsero ad una ritirata repentina.
Errò a lungo a cavallo ferito e umiliato e trovò rifugio nel monastero dei gerosolimitani a San Leonardo e qui morì.
Il novenario e i muristenes
Nel novenario in cui un tempo si faceva la novena a San Leonardo oggi vi è una stupenda e romantica struttura ricettiva dal nome “Eremo del Cavaliere” e gestita eccelsamente da una giovane coppia di coniugi.
Qui su prenotazione si potranno degustare piatti della tradizione o ricette originali e pernottare all’interno dell’antico muristenes.
Il novenario e i muristenes ricordano la funzione religiosa e comunitaria dell’antico borgo, nel quale gli spazi destinati all’accoglienza erano legati alle celebrazioni, alle ricorrenze e alla permanenza dei visitatori.
Visitare San Leonardo partendo da Santu Lussurgiu
Visitare Santu Lussurgiu, in Provincia di Oristano, ci permetterà di conoscere le peculiarità della sua tradizione contadina e religiosa. Il paese sorge sul versante orientale del Montiferru, a 500 metri d’altezza.
Percorrendo le sue tortuose stradine, arriveremo alla prima tappa del nostro itinerario: il Museo della Tecnologia Contadina. Qui, in una casa padronale del XVIII secolo, potremo ripercorrere la storia agropastorale di Santu Lussurgiu.
Dal lavoro agricolo, alla tessitura, dalla produzione del vino, alla fabbricazione dell’orbace. Il tutto illustrato attraverso gli oltre duemila strumenti di lavoro e oggetti di uso quotidiano donati negli anni da famiglie lussurgesi.
La visita proseguirà nel vicino borgo di San Leonardo di Siete Fuentes, immerso nel verde tra i boschi di lecci e roverelle. Potremo visitare la sua chiesa, dedicata a San Leonardo di Noblac.
Itinerario culturale e naturalistico
| Tappa | Contenuto della visita |
|---|---|
| Museo della Tecnologia Contadina di Santu Lussurgiu | Storia agropastorale, lavoro agricolo, tessitura, vino e orbace |
| Parco di San Leonardo di Siete Fuentes | Boschi, sorgenti, sentieri e area picnic |
| Chiesa di San Leonardo | Edificio romanico, storia medievale e presenza dei Cavalieri di Malta |
In questa visita potremo: Visitare Santu Lussurgiu con il Museo della Tecnologia Contadina e ripercorrere il lavoro e la vita quotidiana del paese conoscere il parco di San Leonardo di Siete Fuentes e ripercorrere la storia del borgo visitare la chiesa di San Leonardo e ricostruire la presenza in loco dei Cavalieri dell’Ordine di Malta.
Sentieri, area picnic e visita del parco
Per chi vorrà, potremo sostare nell’area picnic del parco e consumare il pranzo al sacco. L’area è attrezzata di ogni comfort: barbecue, tavoli, sedie, servizi igienici e giochi per i più piccoli.
Inside the park there are historical springs. It is an ideal place to stop and taste some Sardinian specialties at the various refreshment points.
È consigliato munirsi di abbigliamento adatto per brevi escursioni (tuta o jeans, scarpe per camminata, ecc.). Si suggerisce inoltre di portarsi appresso una protezione solare, un cappellino e una bottiglia d’acqua.

Dati pratici dell’itinerario
La visita si svolgerà dalle 10:00 alle 13:30 di domenica 23 luglio. Il luogo di incontro è il Museo della Tecnologia Contadina, in Via Deodato Meloni 1 Santu Lussurgiu (Centro di Cultura Popolare U.N.L.A., coordinate: 40.141997, 8.652485).
La visita al museo durerà circa un’ora. Proseguiremo con il Parco di San Leonardo di Siete Fuentes (Via degli Olmi 1, coordinate: 40.178202, 8.664395), la cui visita durerà due ore circa, includendo la chiesa di San Leonardo (Coordinate: 40.178861, 8.664109).
Il percorso combina una tappa culturale nel centro di Santu Lussurgiu con un’area naturale e storica del Montiferru. La presenza di sentieri, sorgenti, boschi, chiesa e strutture dell’antico borgo permette di alternare la visita monumentale alla sosta all’aperto.