San Fabio martire: onomastico, storia e significato dell’11 maggio

L’onomastico di San Fabio martire si celebra principalmente l’11 maggio, in memoria di San Fabio e dei suoi compagni martiri in Sabina. Fabio, discepolo di Sant’Antimo, fu torturato e decapitato lungo la via Salaria intorno al 305, durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano.

La tradizione ricorda San Fabio insieme ad Antimo, Massimo e Basso, martiri sulla via Salaria in Sabina, e a Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo, martiri ad Osimo nel Piceno. La diocesi suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto celebra inoltre la memoria dei Santi Fabio, Basso e Massimo il 20 ottobre, data nella quale si svolgono feste locali a Vescovio, Torri, Selci e San Polo.

Quando si festeggia San Fabio martire

RicorrenzaDataIndicazione
San Fabio e compagni martiri in Sabina11 maggioMemoria liturgica principale
Santi Fabio, Basso e Massimo martiri20 ottobreMemoria nella diocesi suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto
San Fabio martire venerato a Vienna27 maggioRicorrenza distinta
San Fabio il Vessillifero31 luglioMartire di Cesarea di Mauritania

San Fabio e compagni martiri in Sabina sono ricordati l’11 maggio. La Chiesa ricorda il martirio di San Fabio e dei suoi compagni, avvenuto nel 305 sulla via Salaria.

La diocesi suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto celebra la memoria il 20 ottobre, mentre i comuni Vescovio, Torri, Selci, S. Polo, nella stessa data, celebrano la festa dei SS. Fabio, Basso, Massimo, martiri.

San Fabio martire icona cristiana

Chi era San Fabio martire

Bisogna subito dire che di San Fabio singolarmente non si sa quasi niente, perché il martirio è accomunato ad un gruppo di martiri e confessori i cui nomi sono: Antimo prete, Massimo levita, Fabio, Basso suoi discepoli martiri sulla Via Salaria in Sabina, Sisinnio diacono, Dioclezio e Fiorenzo martiri ad Osimo nel Piceno, Faltonio Piniano e Anicia Lucina sposi, morti di morte naturale a Roma.

San Fabio era un discepolo di Sant’Antimo, il suo martirio è accomunato a quello dei suoi compagni: Massimo, Basso, Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo. Fabio fu consegnato al console che dopo averlo fatto torturare, lo condannò alla decapitazione lungo la stessa via Salaria.

Il nome di Fabio è quindi legato soprattutto alla comunità cristiana raccolta attorno a Sant’Antimo e alla missione di evangelizzazione svolta nella Sabina. Le poche notizie sulla vita di san Fabio provengono dalla Passio Sancti Anthimi.

La Passio sancti Anthimi e le fonti agiografiche

Le notizie pervenuteci si leggono nella Passio sancti Anthimi che fu scritta fra il V e IX secolo. Il martirio di questo santo è accomunato a quello di un gruppo di martiri e confessori, radunati attorno al maestro, sant’Antimo.

La Passio sancti Anthimi è ritenuta dagli studiosi abbastanza leggendaria e fantasiosa. Nel primo Medioevo qualche agiografo, per dare una consistenza maggiore alle poche notizie pervenute su uno o più martiri, li riuniva in un’unica Passio dalle ingarbugliate e fantasiose vicende.

Non v’è certezza sulla data di questi documenti, che tuttavia vengono collocati in un periodo compreso fra il V e il IX secolo: in particolare, non si sa se siano stati prodotti dall’unione di diversi testi agiografici o se invece si tratti di un corpo unico.

Secondo una tesi proposta dallo storico Hippolyte Delehaye e ritenuta autorevole, tuttavia, le storie narrate negli Acta sono elaborazioni fittizie e agiografiche che uniscono in una stessa narrazione personaggi dotati invece di una vita e vicende autonome.

Tutto quello che sappiamo su San Fabio ci arriva proprio dalla Passio sancti Anthimi, scritta fra il V e IX secolo. Secondo gli studiosi si tratterebbe di una storia ricca di fantasia.

Il contesto storico: la persecuzione di Diocleziano

Le vicende risalgono alla fine del III secolo, quando era proconsole dell’Asia Minore Faltonio Piniano, sposato con Anicia Lucina, imparentata con l’imperatore Gallieno. Verso il 303 Faltonio Piniano ritornò a Roma, richiamato dall’imperatore Diocleziano.

Consigliere di Piniano era un certo Cheremone che odiava i cristiani e aveva giurato di distruggerli con la loro religione. Per le sue insinuazioni, il presbitero Antimo e i suoi discepoli furono gettati in carcere.

Cheremone non poté godere a lungo della persecuzione in atto, perché un giorno attraversando sul cocchio proconsolare le vie di Nicomedia, cadde rovinosamente e ancor più miseramente morì. Ciò terrorizzò Piniano, formalmente responsabile della persecuzione e la sua angoscia gli provocò una grave malattia dalla quale i medici non riuscivano a guarirlo.

La conversione di Faltonio Piniano e Anicia Lucina

Lucina la moglie, che già da tempo si sentiva attratta dalla nuova religione, pensò di consultare Antimo, lo fece liberare con i discepoli e condurre al palazzo consolare; qui gli promise la libertà e cospicue ricompense se avesse guarito il marito.

Antimo rispose che una sola cosa poteva guarirlo, che si fosse fatto cristiano. Piniano non solo accettò ma si dimostrò un catecumeno attento e sincero, cosicché Antimo riuscì ad ottenere da Dio la sua guarigione e poi lo battezzò con tutta la famiglia.

Piniano decise dunque di restituire la libertà ai prigionieri e li nascose nelle sue ville in Sabina e nel Piceno. Prima di partire per Roma riuscì a convincere Antimo e i suoi discepoli a seguirlo nella capitale dell’impero.

La divisione dei gruppi cristiani

Naturalmente il suo arrivo non passò inosservato e ben presto si diffuse la notizia che aveva condotto con sé dei cristiani. Per sottrarli alle possibili persecuzioni, Piniano decise di allontanarli da Roma, mandandoli in due vasti poderi di sua proprietà.

Il diacono Sisinnio con Dioclezio e Fiorenzo, andarono ad Osimo nel Piceno, mentre Antimo, Massimo, Basso e Fabio furono inviati presso la città sabina di Curi.

Al diacono Sisinnio, a Dioclezio e Fiorenzo, in particolare, fu affidato un terreno nei pressi di Osimo. Tre anni dopo, però, i tre furono lapidati per non aver voluto abiurare il cristianesimo.

Via Salaria e antica Sabina cristiana

L’evangelizzazione della Sabina

I gruppi divisi continuarono la loro missione di evangelizzazione. Da qui presero a evangelizzare la regione, non senza scontrarsi però con i culti pagani diffusi nelle campagne.

Naturalmente non rimasero ad oziare, uscirono dal loro rifugio e ambedue i gruppi presero ad evangelizzare la regione. Antimo sempre seguito dai suoi discepoli, operò anche un miracolo, liberando dal demonio un sacerdote pagano.

L’invasato distruggeva tutto ciò che gli capitava a tiro, ma si calmò solo al richiamo di Antimo che gli era andato incontro senza retrocedere. L’ossesso una volta guarito, per dimostrare la sua riconoscenza e la nuova fede che aveva abbracciato, atterrò l’idolo del dio Silvano, incendiando anche il bosco a lui sacro.

I pagani furiosi denunciarono il grave oltraggio al proconsole Prisco, incolpando di ciò il prete Antimo, il quale fu arrestato con i discepoli. Seguirono interrogatori, torture, prodigi, che in questa scheda omettiamo, rimandando alla scheda propria di S. Antimo prete.

Il martirio di San Fabio

Il gruppo di cristiani venne così arrestato. Fabio fu consegnato al console che dopo averlo fatto torturare, lo condannò alla decapitazione lungo la stessa via Salaria.

La tradizione colloca il martirio di Fabio nel 305, nel territorio della Sabina. La sua morte viene ricordata insieme a quella di Sant’Antimo e degli altri discepoli, anche se i singoli compagni subirono il martirio in circostanze e date diverse.

Sant’Antimo fu decapitato l’11 maggio 305 e sepolto nell’Oratorio di Curi in cui era solito pregare. La stessa sorte toccò al suo erede nello zelo apostolico Massimo, decapitato il 19-20 ottobre 305 e sepolto nel suo Oratorio al XXX miglio della Salaria.

Basso che intratteneva i fedeli incoraggiandoli, fu arrestato e avendo rifiutato di sacrificare a Bacco e Cerere, fu massacrato dal popolo nel mercato di Forum Novum. Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo, sempre nel 305, non avendo voluto sacrificare agli dei, furono decapitati dal popolo.

Infine Piniano e Lucina morirono naturalmente nella loro casa di Roma. S. Antimo, S. Basso e S. Fabio sono ricordati l’11 maggio, gli altri in giorni diversi.

Gli altri martiri del gruppo

Sant’Antimo

Antimo fu ospitato in una villa al XXII miglio della Via Salaria. Qui continuò a praticare attività di proselitismo, convertendo al cristianesimo un sacerdote del dio Silvano e inducendolo a distruggerne un idolo.

Per questo motivo fu denunciato al proconsole Prisco, che lo fece gettare nel Tevere con un sasso legato al collo, ma il sacerdote sopravvisse e fu decapitato. La sepoltura avvenne in un oratorio dei dintorni, presso il quale Antimo aveva l’abitudine di pregare.

San Massimo

Ad ereditare il ruolo di Antimo fu Massimo, che però fu decapitato pochi giorni dopo, il 19 o il 20 ottobre, e fu a sua volta sepolto in un oratorio, al XXX miglio della Via Salaria.

San Basso

Presso questo oratorio fu sorpreso a predicare Basso, che fu arrestato e ammesso alla prova dell’abiura: avendo rifiutato di effettuare sacrifici in onore di Bacco e Cerere, fu massacrato nel mercato di Forum Novum.

Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo

Le spoglie di Dioclezio, Fiorenzo e Sisinnio, invece, un tempo conservate nel monastero di San Fiorenzo di Osimo, furono traslate nel 1437 nel Duomo di San Leopardo in Osimo.

Faltonio Piniano e Anicia Lucina

Faltonio Piniano e Anicia Lucina, invece, morirono a Roma di morte naturale. Di Faltonio Piniano non si hanno ulteriori notizie, mentre la moglie è spesso citata negli Atti dei martiri dei Santi Processo e Martiniano e di San Marcello papa.

Il culto nella Sabina

Particolarmente venerato a Cures Sabini, l’odierno Passo Corese, frazione di Fara in Sabina, a Sant’Antimo furono dedicate numerose chiese. Durante il sinodo romano del 501, il vescovo di Cures si firmò come episcopus ecclesiae Sancti Anthimi.

A partire dal sesto secolo i tre martiri furono venerati insieme nello stesso giorno e nello stesso luogo. Al termine del quinto secolo si diceva che il martire Basso era stato ucciso nella città di Forum Novum, Vescovio, durante un tumulto avvenuto nel mercato, e il suo corpo era custodito in quel luogo insieme alle reliquie del martire Fabio.

Nello stesso tempo si diceva che il martire Massimo era venerato al trentesimo miglio della via Salaria il 19 ottobre, proprio quando si teneva nella città di Forum Novum, Vescovio, le feste e i giochi pagani.

La tradizione locale conserva quindi la memoria di Fabio come di uno dei martiri che contribuirono alla diffusione del cristianesimo nelle campagne sabine. La sua figura è inseparabile dal gruppo di Sant’Antimo, ma il suo nome continua a essere ricordato autonomamente l’11 maggio.

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Le incertezze storiche sulle reliquie

San Fabio è festeggiato il 27 maggio a Vienna, dove il suo corpo è venerato dalle Carmelitane Scalze. Il monastero, dedicato a san Giuseppe, fu eretto il 22 ottobre 1633 e raccoglie più di 200 reliquie.

Il bollandista Daniel Papebroech confermò la santità dei corpi e credette che uno di questi fosse il corpo di san Fabio. Permangono tuttavia parecchi dubbi sull’identificazione di tali reliquie.

Francesco Lanzoni ritiene a sua volta che le reliquie del santo si trovino in un monastero del Sud Italia, dove sono venerate numerose reliquie di santi africani.

Secondo Lanzoni, che osserva come esistono due martiri africani ricordati appunto con questo nome, molte chiese del Centro-Sud dell’Italia veneravano reliquie di martiri africani. Quanto a Fabio e Basso, infine, non è possibile stabilire con certezza l’identificazione delle reliquie.

San Fabio nella tradizione agiografica

Secondo il beato Alfredo Ildefonso Schuster, Antimo è un santo locale, mentre per Delehaye sarebbe da identificarsi con sant’Antimo di Nicomedia, ricordato però nel martirologio geronimiano il 27 aprile.

Delehaye, riconoscendo che questa è una congettura, ritiene però che l’11 maggio sia la data dell’ingressus reliquiarum o del natalis basilicae del santo di Nicomedia a Cures.

Questa tesi, tuttavia, non viene ritenuta provata da Francesco Lanzoni. Secondo quest’ultimo la lettura fornita da Delehaye potrebbe essere fondata per quel che riguarda Massimo, Fabio e Basso, visto che nel loro caso, pur essendo stati ricordati congiuntamente a sant’Antimo nel martirologio romano, non si conosce dove siano stati sepolti.

Il nome Fabio: origine e significato

Fabio riprende il nome gentilizio latino “Fabius”, presente anche nel femminile Fabia, che pare essere un soprannome forse di origine etrusca, derivato da faba, la fava.

Continua l’antico nome latino Făbiu(m), Făbius e Fabia. Esso è stato utilizzato molto presto per nominare i componenti della Gens Fabia.

I Fabii devono il nome alla faba, cioè le fave, legumi la cui coltivazione era assai diffusa in età arcaica. In proposito, Plinio il Vecchio ricorda che molte antiche famiglie romane derivarono il proprio nomen dai legumi che prediligevano, o alla cui coltivazione erano dediti maggiormente.

Ad esempio ricordiamo i Lentuli, da lentes, lenticchie, un ramo della Gens Cornelia, i Pisoni, ramo dei Calpurnii, ed ancora i Ciceri.

La gens Fabia e Quinto Fabio Massimo

Fabio e Fabia furono nomi che godettero presso i romani di un certo favore. Dalla gens patrizia “Fabia” discese Quinto Fabio Massimo, detto “il Temporeggiatore”, che fu a capo dell’esercito romano contro Annibale nella Seconda Guerra Punica.

Dopo qualche secolo di dimenticanza, questi nomi sembrano oggi ritrovare l’antica diffusione, specie la forma maschile, assieme ai derivati Fabiano, Fabiana e Fabiola.

Diffusione del nome Fabio in Italia

Il nome Fabio è ampiamente distribuito nel Nord e nel Centro Italia, particolarmente nella provincia di Cagliari. La forma femminile Fabia e i derivati Fabiano, Fabiana e Fabiola appartengono alla stessa famiglia onomastica.

Il nome conserva quindi una doppia eredità: da una parte l’origine romana legata alla gens Fabia, dall’altra la memoria cristiana di diversi martiri chiamati Fabio.

Gli altri santi di nome Fabio

In campo cristiano, volendo restringere la ricerca al solo nome Fabio, abbiamo solo tre santi con questo nome: San Fabio il Vessillifero, martire di Cesarea di Mauritania, San Fabio e compagni martiri venerati a Vienna e San Fabio e compagni martiri in Sabina.

  • San Fabio e compagni martiri in Sabina, commemorati l’11 maggio.
  • San Fabio martire venerato a Vienna, festeggiato il 27 maggio.
  • San Fabio il Vessillifero, martire di Cesarea di Mauritania, festeggiato il 31 luglio.

San Fabio il Vessillifero: una figura distinta

San Fabio il Vessillifero, martire, Cartenna in Algeria, morto a Cesarea di Mauritania in Algeria intorno al 304, è un soldato cristiano della Mauritania.

Durante le persecuzioni di Diocleziano, il preside della Mauritania decide di convocare una manifestazione religiosa pagana, preceduta da un corteo nel quale Fabio, secondo il suo compito, deve portare il vessillo del governatore.

Fabio, visto il carattere pagano della cerimonia, si rifiuta. Imprigionato e interrogato dal giudice, che cerca di far passare il suo gesto per semplice disobbedienza, Fabio proclama con forza la sua fede cristiana.

Essendo forte e saldo nella fede, viene condannato a morte mediante decapitazione con la spada. Dopo la morte, per evitare la sepoltura, il suo capo e il suo corpo vengono gettati in mare in due zone lontane tra loro.

Le onde ricompongono miracolosamente il corpo, che approda sulla spiaggia di Cartenna, dove viene raccolto e sepolto dai cristiani del luogo.

San Fabio il Vessillifero non deve essere confuso con San Fabio martire in Sabina: si tratta di una figura distinta, con una tradizione propria e una diversa data liturgica.

San Fabio e l’onomastico

Chi porta il nome Fabio festeggia tradizionalmente l’onomastico l’11 maggio, in memoria di San Fabio e compagni martiri in Sabina. La ricorrenza richiama la testimonianza di un discepolo di Sant’Antimo che rimase fedele alla propria fede fino al martirio.

Il nome può essere ricordato anche in relazione alle altre figure cristiane omonime, ma la data più direttamente collegata a San Fabio martire in Sabina è l’11 maggio.

In ambito locale, soprattutto nella Sabina, la memoria liturgica del gruppo formato da Fabio, Basso e Massimo viene celebrata anche il 20 ottobre. Per questo, la data dell’onomastico può variare secondo il santo specifico e il calendario liturgico seguito.

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