Il disegno da colorare dell’apostolo Tommaso presenta la scena evangelica in cui egli, dopo la Risurrezione, chiede di vedere e toccare le ferite di Gesù per credere davvero che il Maestro sia tornato in vita. Tommaso non era presente quando Gesù Risorto apparve per la prima volta agli apostoli riuniti e, ascoltando il racconto dei compagni, dichiarò: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
Otto giorni dopo Gesù appare ai discepoli riuniti. Tra loro c’è anche Tommaso, e Cristo gli si rivolge: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!» A questo punto Tommaso non ha più dubbi e si rivolge a Gesù in questo modo: «Mio Signore e mio Dio!».

La scena da colorare: Tommaso incontra Gesù Risorto
Ecco un disegno della domenica dopo Pasqua con Gesù e San Tommaso da colorare per i più piccoli. Seconda domenica di Pasqua o domenica in “Albis depositis”, ricorda il giorno in cui coloro che erano appena stati battezzati si toglievano la veste battesimale ricevuta la settimana prima.
Questa domenica, per volere di Papa Giovanni Paolo II, è anche la domenica della Divina Misericordia. La sera del giorno di Pasqua, quando Gesù Risorto, appare ai discepoli impauriti e rinchiusi nel cenacolo, e li saluta dicendo ” Pace a voi” poi mostra le ferite della crocefissione, dice che anche loro dovranno andare…come anche lui è venuto qui per volere del Padre e soffiando su di loro, infonde lo Spirito Santo.
Tommaso non è con loro e quando torna si arrabbia perché non ha visto il maestro… come può credere che Gesù è risorto? Gesù torna otto giorni dopo… dal cielo ha visto che Tommaso era disperato e torna per il suo amico, che dice la cosa più bella e vera che mai nessuno aveva detto a Gesù :” Mio Signore e mio Dio!“.
La scena è particolarmente adatta a un’attività di coloritura perché permette di riconoscere diversi elementi: Gesù Risorto, l’apostolo Tommaso, le ferite della Passione, il gesto della mano avvicinata al costato e gli altri discepoli riuniti nella comunità.
Perché Tommaso viene chiamato l’apostolo incredulo
Tra gli apostoli che seguirono Gesù fino ai suoi ultimi giorni ce n’è uno che viene ricordato quasi esclusivamente per un episodio, che oltretutto non gli fa particolarmente onore: parliamo di San Tommaso, l’apostolo incredulo. In realtà San Tommaso, il cu nome, in aramaico, significa “gemello”, così come anche il soprannome in greco Didimo, fu un apostolo entusiasta e animato da grande fervore.
Solo che, caratterialmente, doveva essere un po’ pessimista, oltre che poco propenso a fidarsi. Lo vediamo praticamente in tutti i passi del Vangelo in cui viene citato. Ma questo non deve far pensare che Tommaso sia un credente tiepido o, peggio, un peccatore.
È solo un uomo la cui fede, profonda, è comunque messa a dura prova dalla vita e lui non lo nasconde: esprime i suoi dubbi, fa a Cristo le domande che gli occupano il cuore. L’apostolo Tommaso non crede al racconto dei compagni che gli narrano della Resurrezione del Signore: lui non era presente e pretende di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato.
Il significato del nome Tommaso
Della vita dell’apostolo Tommaso non si sa molto, a parte quanto riportato dai Vangeli. Probabilmente pescatore in Galilea e uomo poco istruito, fu tra i primissimi a seguire Gesù perché permeato da immenso amore per Lui.
Tommaso era soprannominato “Didimo”, letteralmente “gemello”, seppure non si sappia con certezza se avesse un fratello. Significa “gemello” il nome Tommaso in aramaico; inoltre il soprannome con cui era noto l’apostolo - Didimo - in greco ha lo stesso significato.
Non sappiamo, però, se San Tommaso, forse pescatore e uno dei primi a lasciare tutto per seguire Gesù, avesse un fratello. Venerato come Santo da cattolici, ortodossi e copti, le sue spoglie si trovano nella chiesa di Ortona a lui dedicata.
Tommaso nel Vangelo prima della Risurrezione
Il quarto Vangelo ci fornisce alcuni episodi relativi a Tommaso. È lui che esorta gli altri apostoli: «Andiamo anche noi e moriamo con Lui», quando Gesù, in un momento ormai critico per la sua vita, stabilisce di andare a Betania per resuscitare Lazzaro.
Nel capitolo 11 del Vangelo secondo Giovanni, per esempio, si racconta della decisione di Gesù di recarsi a Betania, dove vivono i suoi amici Marta, Maria e Lazzaro. Quest’ultimo è malato e le sorelle disperate sono andate a invocare il Suo aiuto.
Ma in Giudea sono in molti a odiare Gesù, e il suo ritorno a Betania potrebbe rivelarsi pericoloso. Tra le tante manifestazioni di dissenso degli apostoli quella di Tommaso è certamente la più lapidaria.
A Gesù che esorta gli apostoli a partire, perché Lazzaro è già morto, Tommaso risponde: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Giovanni 11,16). Una risposta un po’ acida, che tuttavia non impedisce a Tommaso di seguire il suo Maestro e di rischiare con lui.
La domanda di Tommaso durante l’Ultima Cena
Nell’ultima cena, a Gesù che preannuncia la sua dipartita, dicendo che va a preparare il «posto» ai discepoli, Tommaso risponde: «Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?».
Anche in occasione dell’Ultima Cena emerge lo scetticismo di questo apostolo del quale non sappiamo praticamente nulla. Sempre in Giovanni, capitolo 14, Gesù dichiara che sta andando a preparare per tutti un posto nella casa del Padre.
“E del luogo dove io vado voi conoscete la via” dice, agli apostoli incerti. Ed ecco Tommaso dare voce a quella che probabilmente era la perplessità di tutti, ma che gli altri non si attentavano ad esprimere.
“Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?”. Allora Gesù risponde: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.
«Se non vedo non credo»
Dopo aver conosciuto Tommaso nei precedenti episodi dei Vangeli risulta forse più comprensibile il suo comportamento in occasione della Resurrezione di Cristo. Davanti ai compagni eccitati che raccontano di aver visto Gesù risorto dalla morte ecco riemergere il solito scetticismo di Tommaso: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò” (Gv 20, 25).
Tutta la comunità degli apostoli è scossa dalla perdita di Gesù e dalla violenza della sua morte, ma Gesù è risorto e subito appare ai suoi per tranquillizzarli. Tommaso non c’è e al racconto degli altri non crede: forse per quella sua testardaggine innata, forse perché è dispiaciuto di non essere stato presente, ma esige di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato.
L’apostolo Tommaso non crede al racconto dei compagni che gli narrano della Resurrezione del Signore: lui non era presente e pretende di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato. Un’incredulità che è un momento cruciale nella tradizione cattolica, molto significativo per tanti motivi.
Gesù torna per incontrare Tommaso
Otto giorni dopo Gesù appare ai discepoli riuniti. Tra loro c’è anche Tommaso, e Cristo gli si rivolge: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!»” (Gv 20, 27).
«Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»
Gesù lo accontenta, tornando otto giorni dopo, quando Tommaso gli crederà subito. L’incredulità dell’apostolo rappresenta una risposta umana naturale di fronte all’ineffabile mistero della Resurrezione.
La sua esigenza di voler toccare concretamente le ferite del Cristo risorto assume un significato profondo: evidenzia come la fede non sia priva di domande e dubbi, ma richieda un incontro personale con il divino.
E quando finalmente riconosce Gesù proclama: «Mio Signore e mio Dio!». L’apostolo Tommaso esprime qui il fulcro della fede cristiana, chiamandolo come nessuno ancora aveva mai fatto.
Il messaggio di Gesù per chi crede senza vedere
La risposta di Gesù (“Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”) non tradisce alcuna acredine nei confronti di questo amico cocciuto, diffidente e forse un po’ pessimista.
Gesù, infine, fa una promessa che è per tutta l’umanità, fino alla fine dei tempi: «Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno». Una Beatitudine che invita a raccogliere le nostre incertezze, perché proprio in esse può nascere una fede ancor più forte e consapevole.
Anzi, Tommaso risulta una figura estremamente umana, vicina a ciascuno di noi, emblema dei dubbi che portano a una maggior presa di coscienza, dell’incertezza che alimenta la fede. È un uomo, in fondo.
La fede come esperienza personale
La fede non si spiega! Essa non è un difficile problema di matematica o un principio filosofico particolarmente complicato… è relazione d’amore, è adesione ad una proposta d’amore e di vita di cui si può solo fare esperienza… perciò farei come Filippo con Natanaele, direi: «Non avere pregiudizi, non mettere i paraocchi, ma vieni e vedi! Lasciati sedurre da Gesù e vedrai che la tua vita avrà un’altra luce e un altro sapore!».
La comunità è davvero fondamentale e io l’ho sperimentato sulla mia pelle! Eravamo un gruppo che stava sempre con Gesù e questa era la nostra forza… Certo, ci siamo anche persi e dispersi, ma sapevamo di avere un luogo dove poterci ritrovare… in comunità.
Io, quando Gesù stette in mezzo… il giorno di Pasqua, non c’ero, ma lì sono tornato e lì otto giorni dopo ho potuto fare l’esperienza più bella della mia vita. Esperienza che mi ha portato a fare la professione di fede che spero diventi la professione di fede di ogni credente: «Mio Signore e mio Dio!».
Il gesto di toccare le ferite
Io volevo vedere, volevo toccare e… Gesù ha preso sul serio i miei dubbi e i miei bisogni interiori. Era disponibile che io vedessi e toccassi… ed io sono caduto in ginocchio davanti a lui e ho pronunciato quelle parole che tutti conoscono e ricordano: «Mio Signore e mio Dio!».
In una relazione d’amore, infatti, bisogna fidarsi e affidarsi perché «l’essenziale è invisibile agli occhi!». Se vuoi vedere e toccare, se cerchi sempre le prove nulla mai ti basterà, ma se ti fidi e ti affidi tutto cambia e farai esperienza della gioia piena e della felicità: «Beati quelli che senza aver visto crederanno!».
Tommaso incontra Gesù risorto
Come usare il disegno da colorare
Il disegno può essere utilizzato per raccontare ai bambini la scena del Vangelo di Giovanni e per collegare l’attività creativa alle parole pronunciate da Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». La coloritura aiuta a distinguere i personaggi e a ricordare che l’apostolo, pur avendo avuto dubbi, non smise di seguire Gesù.
- Gesù può essere riconosciuto dalle ferite della crocifissione e dal gesto con cui invita Tommaso a guardare le sue mani e il suo costato.
- Tommaso può essere rappresentato mentre avvicina il dito alla ferita di Gesù.
- Gli altri discepoli possono essere raffigurati riuniti intorno al Risorto.
- La scena può richiamare la pace annunciata da Gesù quando entra nella casa a porte chiuse.
La scena evangelica può essere spiegata ai più piccoli senza presentare Tommaso soltanto come un uomo incapace di credere. L’incredulità dell’apostolo rappresenta una risposta umana naturale di fronte all’ineffabile mistero della Resurrezione.
La missione di Tommaso fino ai confini della Terra
Secondo alcuni scritti apocrifi, ma con fondamentali storici, Tommaso è ritenuto l’evangelizzatore dell’India, della Siria e della Persia. Dalla città di Edessa si sposterà per fondare la prima comunità cristiana di Babilonia, in Mesopotamia, dove rimarrà per sette anni, fino ad imbarcarsi per l’India e da Muziris attraversare tutto il paese fino alla Cina.
Ma San Tommaso fu anche protagonista di una grande opera di evangelizzazione, che lo portò in Siria, Persia, India e Cina. Dopo essere stato in Siria e aver evangelizzato Edessa, si spostò a Babilonia, in Mesopotamia, dove fondò la prima comunità cristiana e rimase per sette anni.
Poi andò in India, dove frequentò le comunità ebraica facendo proseliti, e dall’India arrivò in Cina. Abbiamo capito che Tommaso non era molto istruito, ma di certo suppliva a questo con l’immenso amore che provava per Gesù.
Secondo la tradizione, toccherà a lui evangelizzare la Siria e poi la città di Edessa, da cui si sposta per fondare la prima comunità cristiana di Babilonia, in Mesopotamia, dove rimane per sette anni, quando s’imbarca per l’India e da Muziris, dove c’è già una fiorente comunità ebraica che in poco tempo diventa cristiana, attraversa tutto il Paese fino ad arrivare in Cina, sempre e solo per amore del Vangelo.
Il martirio e la festa di San Tommaso
Secondo la tradizione, Tommaso morì nel 71 in India, presso Mylapore, dopo essere stato pugnalato con una lancia da un pagano del luogo. Fu una volta tornato in India che conobbe il martirio nel 72 d,C., ucciso da un colpo di lancia (o spada) per ordine del re Misdaeu.
Tornato in India, qui trova la morte del martire, trafitto da una lancia nell’attuale Chennai, il 3 luglio del 72. Dal VI secolo si ricorda la sua festa in occasione della traslazione delle sue reliquie a Edessa, in Turchia, avvenuta il 3 luglio.
I simboli di San Tommaso nelle immagini
È ritratto con gli strumenti del suo martirio, la lancia o il pugnale, mentre mette le dita nel costato di Cristo. Talvolta viene raffigurato con un libro, simbolo della sua predicazione, o con una squadra da disegno.
Veniva anticamente rappresentato con un libro, attributo iconografico comune a tutti gli Apostoli, o con una spada o una lancia in pugno, arma con cui fu ucciso, e la palma simbolo del martirio.
Ma in altre raffigurazioni lo vediamo con una squadra d’architetto. Infatti San Tommaso è tra le altre cose patrono di architetti e geometri, oltre che dell’India e del Pakistan.
Secondo una leggenda l’apostolo aveva ricevuto in India l’incarico di costruire uno splendido palazzo per un re pagano, ma lui distribuì i soldi ai poveri e disse al sovrano che gli avrebbe preparato una reggia in paradiso.
Secondo la leggenda, il re dell’India consegnò la squadra da disegno (o bacchetta di olivo) al Santo dopo che questi aveva tracciato prodigiosamente la pianta del palazzo reale. Da allora la squadra da disegno è diventato uno dei suoi attributi iconografici.
Le opere d’arte dedicate all’incredulità di Tommaso
L’episodio dell’incredulità di San Tommaso è stato oggetto di innumerevoli rappresentazioni artistiche. L’iconografia di questo Santo, in realtà, è piuttosto variegata.
Si tratta di una scena evangelica che ha ispirato molti artisti: celebri il dipinto realizzato tra il 1600 ed il 1601 dal pittore italiano Caravaggio e il bronzo di Andrea del Verrocchio.
Tornando alla scena dell’incredulità, essa fu rappresentata tra gli altri dal pittore italiano Caravaggio in un famoso dipinto a olio realizzato tra il 1600 ed il 1601 ed esposto nella Bildergalerie di Potsdam.
Il quadro mostra, con lo stile sublime e i giochi di luci e ombre che hanno reso grande l’opera del pittore, il momento esatto della constatazione da parte di Tommaso delle ferite nel corpo di Gesù.
Il modo di dire «essere come San Tommaso»
L’atteggiamento incredulo di Tommaso è diventato attraverso i secoli un modo di dire; la frase «essere come San Tommaso» è usata per descrivere chi è scettico e ha bisogno di vedere per credere.
Il modo di dire richiama il momento in cui Tommaso chiede prove tangibili della Risurrezione. La sua esigenza di voler toccare concretamente le ferite del Cristo risorto assume un significato profondo: evidenzia come la fede non sia priva di domande e dubbi, ma richieda un incontro personale con il divino.
Le “dita degli Apostoli”
Le “dita degli Apostoli” sono delle crespelle farcite e arrotolate, tipiche della Puglia e di altre zone dell’Italia meridionale, che si preparano di solito nel periodo pasquale, anche se qualcuno le fa a Carnevale e per la ricorrenza dei morti.
Si chiamano così per via della loro forma, che ricorda quella delle dita, con particolare riferimento al dito che San Tommaso volle mettere nel costato di Gesù per accertarsi che fosse veramente risorto.
C’è, infatti, chi intinge l’estremità della crespella nel cioccolato fondente per alludere al colore del dito che toccò il corpo insanguinato di Cristo.
Il Vangelo apocrifo di Tommaso
Di San Tommaso ci è arrivato anche un Vangelo apocrifo, un testo copto che non racconta la vita di Gesù, come fanno i Vangeli canonici, ma raccoglie le Sue parole.
Ricordiamo che i vangeli apocrifi, spesso frammentari, sono posteriori all’epoca definita apostolica e non sono stati riconosciuti come canonici dal magistero della Chiesa.
Legati alla nascita delle prime comunità cristiane, venivano redatti per approfondire argomenti sollevati dai Vangeli canonici e raccogliere informazioni ulteriori sulla vita di Gesù e di chi lo aveva conosciuto.
Nel Vangelo secondo Tommaso il Regno di Dio è già sulla Terra, visibile solo agli uomini disposti a farsi illuminare dalla luce divina, presente in ciascuno di loro. Per un pessimista cronico non sembra un cattivo presupposto!
Preghiera a San Tommaso
O Apostolo San Tommaso, hai sperimentato l’apprensione di dover morire con Gesù, lo smarrimento di non conoscere la via, l’oscurità del dubbio nei giorni della Pasqua. Folgorato dall’incontro con il Risorto, nella commozione della fede ritrovata, in un impeto di tenero amore hai esclamato: «Mio Signore e mio Dio!».
Lo Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, ti ha trasformato in coraggioso missionario del Vangelo, instancabile pellegrino del mondo, fino agli estremi confini della terra. Proteggi la Chiesa e fa’ che, ogni volta più spesso, si trovi “per la strada” ad annunziare con passione e franchezza, che Cristo è l’unico Salvatore degli uomini, ieri, oggi e sempre. Amen.
Preghiera alla Santissima Trinità per intercessione di San Tommaso
O Padre, onnipotente e misericordioso, che in San Tommaso Apostolo hai voluto offrirci un esempio di perseveranza nella ricerca della verità, donaci di imitarlo con semplicità di cuore e fa che ogni giorno della nostra vita veniamo incontro a te, unico e sommo bene, perché tu sei l’Amore che perdona e salva.
O Gesù, Figlio di Dio e nostro dolce Maestro, che hai chiamato San Tommaso a seguirti come tuo discepolo e apostolo, donaci la passione per il Regno di Dio e la gioia di servirti con cuore generoso per godere fin d’ora della tua amicizia, tu che sei la Via, la Verità e la Vita.
O Spirito Santo, che sei Signore e dai la vita, che con la tua potenza hai liberato San Tommaso dalla morsa del dubbio e dell’egoismo, donaci di essere sempre docili alle tue ispirazioni perché impariamo a non temere la morte, ma a donare la vita per amore di Dio e dei fratelli nella trepidante attesa della Patria celeste. Amen.