Il discorso di Papa Pio XIII in The Young Pope

Il discorso di Papa Pio XIII ai fedeli, pronunciato da Lenny Belardo alla fine del secondo episodio di The Young Pope, è un manifesto programmatico volutamente spiazzante: presenta inizialmente un pontefice aperto su sessualità, contraccezione, aborto, divorzi, matrimoni gay, sacerdozio femminile e nuove forme di genitorialità, ma si rivela essere soltanto un sogno.

Nella realtà della serie, Pio XIII sceglie una linea opposta, dura e dogmatica, rifiuta i compromessi, si sottrae alla visibilità pubblica e considera la propria autorità incompatibile con le aspettative della Curia, dei media e dei fedeli. Il discorso segna così l’inizio ufficiale di un pontificato imprevedibile, radicale e profondamente segnato dall’ambiguità del personaggio.

“Ci siamo dimenticati di masturbarci, di usare contraccettivi, dell’aborto, di celebrare i matrimoni gay, di dare la possibilità ai preti di amarsi e di sposarsi, ci siamo dimenticati di avere rapporti senza scopo di procreazione, e senza sentirci in colpa, di divorziare, di far celebrare la messa alle suore, di fare i figli in tutti i modi che la scienza ha scoperto. Ci siamo dimenticati di essere felici”.

Nella fiction di Sorrentino The Young Pope, Pio XIII, interpretato da uno strepitoso Jude Law, pronuncia queste parole. Ma è solo un sogno.

Jude Law nei panni di Pio XIII

Il significato del discorso nel secondo episodio

Un discorso a dir poco fallimentare. O al contrario, assolutamente geniale. Ovviamente stiamo del discorso di Papa Pio XIII ai fedeli in chiusura del secondo episodio di The Young Pope, il manifesto programmatico che segna ufficialmente l’inizio del pontificato di Belardo.

Un pontificato che non somiglierà a nessuna cosa mai vista o sentita finora. In fondo è con le minacciose parole di Lenny che ha veramente inizio la serie, e ora è tempo di scoprire cosa ha in mente questo rivoluzionario, nel bene e nel male, giovane Papa.

Nei primi sette minuti del primo episodio di The Young Pope si susseguono immagini, senza parole. Lenny Belardo, il giovane cardinale statunitense appena diventato Papa, si sveglia da uno strano sogno, si prepara e cammina in mezzo ad alcuni membri della Chiesa per palesarsi davanti alla folla in attesa.

Esordisce con «ciao Roma, ciao mondo» e aggiunge: «Io servo Dio, io servo voi». Fin qui tutto bene, insomma. Poi prosegue con una serie di dichiarazioni notevolmente progressiste sull’aborto, il sesso e il sacerdozio, maschile e femminile. Ma è tutto uno strano sogno, anche quello.

La realtà, come si scopre poco dopo, è che Belardo è in effetti diventato il primo Papa americano e ha deciso di farsi chiamare Pio XIII, scegliendo cioè di seguire a Pio XII, Papa tra il 1939 e il 1958. Oltre a farsi notare per bellezza e giovinezza, almeno relativamente al suo essere Papa, Pio XIII è da subito un personaggio ambiguo e pieno di contraddizioni, rude con gli assistenti, drastico nell’esposizione delle sue idee, amante dell’arte e legato ad alcuni piccoli riti quotidiani.

Un personaggio certamente intrigante e fascinoso, ma anche tremendamente difficile per chi deve averci a che fare. Stando letteralmente in penombra, Pio XIII fa il suo primo discorso ai fedeli: un discorso duro e dogmatico, l’opposto di quello del suo sogno di inizio stagione, diciamo, che viene mal accolto da molti, dentro e fuori il Vaticano.

Un Papa che rifiuta i compromessi

Lenny non ha bisogno di spiegare e di spiegarsi: lui parla direttamente con l’Altissimo. Il terzo episodio si apre con l’ormai consueta confessione notturna al cospetto di Don Tommaso, ma Pio XIII, un Jude Law assolutamente in stato di grazia, in realtà non ha niente da confessare e niente per cui chiedere perdono.

D’altronde lui è lo strumento del Signore, anche se gli altri non lo capiscono. Ciò che invece ha capito benissimo il Cardinal Voiello, in compenso, è che far eleggere il giovane Cardinal Belardo è stato un vero e proprio errore di giudizio.

Il problema è che, come gli dice Spencer, lui e gli altri porporati avevano paura di avere a che fare con un vecchio reazionario, ma, ironia della sorte, ora si ritrovano con un giovane reazionario ancora più radicale, e il pontificato di Lenny per forza di cose si prospetta molto lungo.

Voiello tenta di fare il diplomatico per tutto l’episodio quando si trova a cospetto del suo “diretto superiore”, ma questi ha capito benissimo a che gioco sta giocando il Segretario di Stato. Lenny non ha bisogno di giustificarsi, infatti si rivolge alla stampa tramite un breve comunicato fatto leggere dalla fidata Suor Mary.

Il concetto è semplice: “E’ mia intenzione informarvi della mia totale indifferenza riguardo i vostri dubbi e le vostre critiche, e alla luce di ciò ci tengo a ricordarvi la mia infallibilità, al contrario della vostra fallibilità. E ci tengo a dirvi che non ho intenzione di prendere in considerazione nessun compromesso per portare a termine il mio piano”.

Una vera e propria dichiarazione d’intenti, ma anche quasi una dichiarazione di guerra. Niente mezze misure per il giovane Papa, e non potrebbe essere altrimenti per un uomo che un tempo è stato un bambino abbandonato a se stesso e ai dubbi.

Non può più esserci spazio per il dubbio nella vita di Lenny, e non ci sarà spazio per le mezze misure. Lenny non ha bisogno di chiedere scusa, ma tiene ancora al suo mentore, e forse un po’ gli dispiace per lui. Forse.

Il rapporto con il cardinale Spencer

In questo episodio viene approfondito ancora di più il complicato rapporto tra Belardo e Spencer. “Vuoi farla pagare al mondo intero per il fatto che sei stato abbandonato. Sarai un Papa terribile. Il peggiore. Il più pericoloso, in quest’epoca moderna. E non butterò via i miei ultimi anni facendo da complice a un bambino vendicativo!”, sputa con astio il cardinale, e noi spettatori un po’ gli diamo ragione.

Forse anche Lenny un po’ gli dà ragione, chi può dirlo? Tra quelli che ci sono rimasti male per la sua “elezione al soglio pontificio” c’è il cardinale Spencer, che ne era stato mentore e che si aspettava di essere eletto lui Papa.

Spencer è così deluso dal non essere diventato Papa da tentare persino il suicidio, ma viene fermato appena in tempo. Intanto in Italia muore Spencer, il mentore di Belardo.

Appena prima di morire riesce tra l’altro a farsi raccontare da Pio XIII di quando da giovane, ben prima di diventare Papa, riuscì a compere quello che sembra essere stato a tutti gli effetti un miracolo.

Lenny Belardo, il Papa giovane e contraddittorio

Il nuovo Papa non fa niente per compiacere o assecondare quello che sarebbe dovuto essere il suo principale assistente, il cardinale Voiello, interpretato da Silvio Orlando. Voiello è il segretario di Stato vaticano, tifosissimo del Napoli e abilissimo nelle manovre politiche, a suo dire fatte per il bene della Chiesa.

Oltre a snobbare Voiello, Pio XIII sceglie di nominare come sua segretaria Suor Mary, la suora, interpretata da Diane Keaton, che lo aveva cresciuto dopo che, quando aveva sette anni, i genitori lo avevano abbandonato in orfanotrofio.

C’è un momento in cui Pio XIII confessa a un prete di non credere in Dio, salvo poi ritrattare dicendo che scherzava. Ma Pio XIII è un Papa di cui, almeno agli spettatori, viene in effetti da chiedersi se creda in Dio, se non ci creda o se ci creda solo nei giorni pari, riservandosi qualche dubbio per quelli dispari.

Nei primi giorni del suo nuovo papato, Pio XIII inizia una sorta di sfida contro Voiello, deluso dal fatto di non poter manipolare quanto avrebbe voluto il nuovo Papa. Si capisce anche che Suor Mary è quantomeno spaesata dallo scoprire che, rispetto a come se lo ricordava lei, Belardo è molto cambiato, ed è incredibilmente meno innocente.

In tutto questo, si continua a non capire quanto, come e addirittura se Pio XIII creda in Dio. Pio XIII è stato eletto al conclave perché ritenuto manipolabile da alcuni cardinali, ma ci vuole poco per capire che quei cardinali si sbagliavano.

Il Papa e la comunicazione pubblica

Non facendo di certo piacere a Sofia Dubois, responsabile del marketing e della comunicazione per il Vaticano, Pio XIII decide di non mostrarsi apertamente in pubblico, per aumentare il mistero intorno alla sua figura.

La serie dice qualcosa anche sull’autorità religiosa e sui media, il cui rapporto Pio XIII è determinato a cambiare. Non vuole essere un papa popolare solo per effetto della visibilità che ottiene.

Rifiuta i numerosi inviti a diventare un modello visibile e accessibile di fede per gli uomini e le donne di oggi, andando contro le nozioni correnti su questa necessità del papato. Inoltre, il giovanile Pio XIII è disgustato dalla contemporanea ossessione di essere moderni e aggiornati; proprio la sua energia sembra una minaccia mortale per la stabilità della Chiesa.

Le modalità di rappresentazione del potere implicano una accurata e audace strategia di marketing che si muove su un doppio binario: mentre Jude Law, l’attore, si sovraespone in trionfanti passerelle agli occhi dello spettatore, guardando in macchina e sorridendo all’obiettivo, il giovane papa, il personaggio, fa la scelta di celarsi ai fedeli per rendersi prezioso e irraggiungibile come una divinità: “l’assenza è presenza”.

Esther e la dimensione privata del pontificato

Lenny non ha bisogno di seguaci, ma nella sua vita da pontefice è arrivata Esther, la devotissima moglie di una Guardia Svizzera. E Lenny non ha bisogno di un amico, eppure non abbiamo dubbi che il candidato a ricoprire questo difficile ruolo sarà Gutierrez.

Esther gli confessa di voler avere un bambino, ma di non riuscire in nessun modo a rimanere incinta. Un altro personaggio vicino a Pio XIII è il vescovo Bernardo Gutierrez: Voiello sa che Gutierrez ha problemi di alcolismo e quindi lo ricatta, obbligandolo a raccontargli tutto ciò che sa su Pio XIII, che tra le altre cose continua a dire a Gutierrez di fare fatica a trovare Dio.

E’ in sua presenza che Belardo finalmente sorride, ed è in sua presenza che si lascia andare mettendosi a fare il giocoliere con delle arance. Addirittura gli confessa di essere stato innamorato di una ragazza in gioventù, e dalle sue parole capiamo che il ricordo di quei giorni è ancora estremamente vivo in lui.

Sarà proprio questa vicinanza emozionale a Papa Pio XIII a far finire il mite Monsignore nel mirino di Voiello, che non esiterà a ricattarlo: se non gli fornirà informazioni scottanti sul Pontefice, rivelerà a tutti il suo segreto, un alcolismo mai sconfitto, anzi, mai veramente affrontato.

Il complotto di Voiello

Voiello non perde tempo, e dopo aver ricattato Gutierrez, ora tocca a Esther. L’adulterio è un peccato molto grave, e la donna alla fine si trova costretta a fare da complice al Segretario di Stato.

Il piano è semplice: dovrà avvicinarsi al Papa, entrare in confidenza con lui, riuscire a fargli superare determinati limiti. Così Voiello avrà il suo scandalo, e finalmente potrà sbarazzarsi di questa enorme spina nel fianco.

E il piano sembra procedere come sperato: Esther confida a Lenny di soffrire molto per il fatto di non riuscire a concepire un bambino, e lui non solo prende a cuore la questione e la rassicura dicendole di avere fede, ma addirittura prega insieme a lei.

Per una donna che era madre ma che ha abbandonato il proprio figlio senza troppi sensi di colpa, c’è una donna che vorrebbe essere madre più di qualsiasi altra cosa ma che questo figlio non riesce mai ad afferrarlo, ed è ovvio che Belardo non può essere indifferente alla sofferenza di Esther.

Mentre Voiello continua a tramare, per esempio ricattando Esther per far sì che provi a sedurre il Papa, Pio XIII chiede a Gutierrez di occuparsi di un caso di pedofilia che riguarda un noto cardinale statunitense.

Voiello riesce a ottenere delle foto ambigue e possibilmente compromettenti di Esther e del Papa, che comunque aveva resistito, ma sceglie di non renderle pubbliche consegnandole invece a Suor Mary. L’evento si rivela utile per una sorta di riavvicinamento tra Pio XIII e Voiello.

Il discorso sulla durezza della Chiesa

In questo episodio torna in superficie l’ossessione di Belardo per l’omosessualità, ma d’altronde che reazionario sarebbe Pio XIII se non fosse contrario a quella che la Chiesa Cattolica considera una pratica a dir poco aberrante, al pari della pedofilia?

Sorrentino rischia portando in scena due argomenti estremamente delicati, ma non bisogna dimenticare che tutto questo serve a caratterizzare ulteriormente il personaggio di Jude Law, e al di là delle polemiche a cui certi discorsi inevitabilmente conducono, ciò che emerge sono due cose: la coerenza e la chiarezza di Lenny.

Belardo non ha bisogno di indorare la pillola o di nascondersi dietro frasi ambigue che sembrano mostrare apertura e che invece nascondo profondo disprezzo. Non dice mai “Chi sono io per giudicarvi?”, semmai l’esatto contrario: Io sono il Papa, dunque è mio preciso dovere giudicarvi.

Voiello, da bravo politico, lo mette in guardia riguardo i rischi di una linea così dura, ma Pio XIII semplicemente non lo ascolta. Perché lui è il Papa, e a differenza nostra è infallibile.

Sempre gradevoli gli scambi di battute con Sofia: dal modo in cui Lenny si rivolge a lei, dal modo in cui scherza con lei, è chiaro che tutto sommato prova stima nei suoi confronti. Forse perché lei è una delle poche persone che potrebbe veramente tenergli testa.

Il miracolo, la preghiera e il potere

Molto forte la sequenza in cui Belardo, durante una passeggiata notturna, vede Esther e il marito fare sesso, e in quel momento si inginocchia e chiede insistentemente a Dio di dare un figlio alla donna.

“You must”, “Devi farlo”, ripete incessantemente Lenny quasi con rabbia, quello che dà all’Onnipotente è praticamente un ordine, quasi in un ribaltamento di ruoli.

Al termine del viaggio in Africa di Pio XIII capita, come diverse altre volte durante The Young Pope, che qualcosa succeda semplicemente perché Pio XIII vuole che succeda.

Non è ovviamente certo che lui, con la sua volontà o le sue preghiere, sia davvero in grado di fare miracoli, ma il fatto che certe cose succedano di certo aiuta almeno un po’ a rafforzare la sua fede.

Passati nove mesi di pontificato, si vede che Esther è riuscita ad avere un bambino e avviene il primo incontro tra Pio XIII e il presidente del Consiglio italiano, interpretato da Stefano Accorsi.

È un incontro strano, in cui Pio XIII fa diverse richieste, tra cui l’abolizione del diritto al divorzio e all’aborto. Seguono però momenti in cui il Papa cambia idee su alcuni suoi approcci e infine sembra cedere, volendo rinunciare al papato.

Ma non lo fa, anche grazie a Suor Mary, che lo invita a desistere. Nell’ultima puntata, il Papa decide di mandare Suor Mary in Africa, come premio, non come punizione, e promuove Gutierrez a suo assistente personale, perché, dice, ha saputo trasformare la paura in rabbia, secondo lui una buona cosa.

Pio XIII lo fa pur sapendo dell’omosessualità di Gutierrez: una cosa che il Pio XIII dei primi episodi non avrebbe mai fatto. Tutto questo succede perché, con il passare degli episodi, Pio XIII cambia, risolve certi suoi problemi e dubbi, e in genere migliora il suo rapporto con la fede e con chi gli sta accanto.

Dal Papa invisibile al Papa amato

Scrive anche alcune lettere, come fanno ogni tanto i papi, che a quanto pare piacciono molto. L’ultimo episodio, infatti, inizia con Lenny Belardo che pacificamente si fuma una delle sue sigarette guardando la neve cadere su piazza San Pietro, mentre una voce fuoricampo dice:

Il mondo si è fermato. Da giorni accade qualcosa che non si vedeva da molto tempo. Notiziari, social, prime pagine dei giornali non concentrano la loro attenzione sul male, ma sul bene. Non sulla guerra, i terroristi, ma sull’amore. E tutto questo grazie alle struggenti lettere di Pio XIII.

A fine episodio, dopo aver sistemato un altro po’ di cose in Vaticano, Pio XIII va a Venezia, città dove è cresciuto dopo che i genitori lo abbandonarono. Lì celebra una messa di Natale in cui si mostra apertamente ai fedeli e pronuncia una commuovente omelia.

A un certo punto, però, vede tra la folla quelli che pensa siano i suoi genitori, e ha un malore. Nell’ultimo episodio di The Young Pope Lenny Belardo, alias Pio XIII, il papa giovane e bello, primo pontefice americano della storia, veniva colto da un malore durante il discorso della messa di Natale, a Venezia, in piazza San Marco gremita di folla.

Il contesto politico e simbolico di Pio XIII

Nel Vaticano di inizio XXI secolo, l’elezione al soglio pontificio di un americano giovane e bello si trasforma per i cardinali in una sorpresa tremenda. Si aspettavano un Vicario di Cristo malleabile e inesperto, e invece Lenny Belardo, che prende il nome di Pio XIII, spazza via spietatamente i suoi nemici, riesce a tenere in bilico i suoi alleati ed è veloce nel disinnescare gli scandali che lui stesso crea.

Nella lunga traiettoria della storia dei papi, non c’è niente di davvero nuovo. Ma stupisce come Lenny abbandoni le tradizioni, post-Vaticano II, di un papato accogliente ed ecumenico. C’è un nuovo pontefice in città, e qualche volta parla proprio come uno sceriffo.

Descritto così, The Young Pope di Paolo Sorrentino sembra la versione vaticana di House of Cards. Nei dieci episodi ben costruiti di questa serie, alcuni potrebbero vedere una caricatura dei peccati che hanno dato al Vaticano la reputazione che si è in effetti meritato più o meno dalla creazione della corte papale, all’inizio del secondo millennio.

Ma sarebbe un errore considerare The Young Pope semplicemente come una parodia. Pio XIII, Jude Law, è un papa finzionale con le qualità che spesso sono state associate ai papi del secondo dopoguerra, selezionate da Sorrentino in modo da mostrare la complessità e le ambiguità del potere papale.

Nel giovane Pio XIII c’è qualcosa di Pio XII, qualcosa di Benedetto XVI e qualcosa di Francesco. E ci sono molti riferimenti diretti a figure reali degli ultimi sessant’anni: i gesti teatrali di Lenny richiamano Pio XII, e la presenza di un’anziana suora che gestisce il Vaticano al posto del papa, qui interpretata da Diane Keaton, ricorda la famigerata Pascalina Lehnert.

I riferimenti alla «lobby gay» in Vaticano possono far tornare alla mente il papato di Benedetto XVI, proprio come l’uso del termine semper puer, eterno fanciullo, per descrivere Lenny, termine spregiativo che gli avversari di Benedetto amavano usare.

E ci sono parallelismi tra il fittizio cardinal Voiello, Silvio Orlando, segretario di Stato di Pio XIII, e quello di Benedetto XVI, il cardinal Bertone, compresi un enorme appartamento di lusso e la viscerale passione calcistica.

Quanto ai richiami e alle critiche a papa Francesco, in Pio XIII ci sono una simile determinazione ad affrontare di petto lo stile e l’orientamento del Vaticano, e qualcosa della sua volontà di cambiare il modo in cui porta avanti i suoi affari, compreso il merchandising con su l’immagine del papa.

Il Vaticano come scena teatrale del potere

Solitudine e autorità del pontefice

The Young Pope non è una parodia, e non è nemmeno solo una satira anticlericale. Specialmente nel Rinascimento e poi all’inizio dell’età moderna, la città di Roma è stata progettata e ricostruita intenzionalmente come una scena teatrale per il sacro.

Su questo palco, Pio XIII incarna il dramma di una sindrome tipica del Cattolicesimo: la solitudine radicale del papa, paradossalmente investito proprio del compito di tenere la Chiesa in comunione.

Sorrentino dà una rappresentazione visiva, non teologica, del papato come un’icona di solitudine. L’assenza come sottrazione è in The Young Pope anche quella dei genitori che hanno abbandonato Lenny Belardo e che egli non smetterà di sognare e di cercare.

La storia del papato di Lenny può essere vista come un avvertimento sulla sostenibilità del cambiamento radicale nelle nostre istituzioni sociali e politiche. La serie è un’allegoria che sfrutta il Vaticano e il papato in un modo intelligente e provocatorio, per mostrare quello che la Chiesa Cattolica incarna e rappresenta, più o meno consapevolmente, per i cattolici e per i non cattolici.

Raffigurando il momento più delicato, la transizione del potere papale a un nuovo pontefice, Sorrentino ci invita a riflettere su ogni passaggio di potere. E allora si può tracciare un parallelo tra l’elezione al papato di Lenny Belardo e quella alla presidenza di Donald Trump.

The Young Pope mostra cosa accade se il neo-eletto decide di rompere con le modalità di comunicazione e le etichette tradizionali, se abbandona le consuetudini legate alla visibilità, all’accessibilità e al rispetto delle tradizioni, proprio quando detiene un potere supremo, unico e terrificante.

Il fanatismo come forma d’amore

Segue, più o meno a metà stagione, un momento in cui il Papa fa capire di aver ben chiare le macchinazioni che da tempo Voiello sta facendo alle sue spalle. Pio XIII riunisce quindi i cardinali e dice loro esplicitamente di volere un «fanatismo verso Dio», perché, sostiene lui «il fanatismo è amore».

Questa frase chiarisce la logica interna del personaggio: Lenny non interpreta la fede come una dimensione privata o prudente, ma come una forza assoluta capace di imporsi sulla realtà. La sua autorità nasce dalla convinzione di essere stato scelto per una missione, mentre la sua durezza deriva dal rifiuto di tornare alla condizione di abbandono e incertezza che aveva segnato la sua infanzia.

In questo senso, il discorso del sogno rappresenta una possibilità scartata: una Chiesa capace di dire sì alla felicità, alla libertà personale e al cambiamento. Il discorso reale rappresenta invece la risposta di un uomo che vuole sottrarre il papato alle attese contemporanee e ricondurlo a una forma arcaica, misteriosa e intransigente di potere.

Il legame con The New Pope

Riparte il “carosello vaticano” secondo Sorrentino, con la nuova serie The New Pope, che il regista non ama definire sequel, ma che di fatto costituisce il seguito delle vicende narrate in The Young Pope.

La nuova serie, a cui partecipano anche Sharon Stone e Marilyn Manson, è stata presentata al Festival di Venezia 76, dove sono stati mostrati solo due episodi, il numero 2 e il numero 9.

In The New Pope Pio XIII è in coma e il Vaticano è costretto ad eleggere un nuovo papa che prenderà il nome di Francesco II, il quale, come l’omonimo santo, ha intenzione di spogliare sé e il Vaticano di ogni ricchezza in favore dei poveri.

Papa Francesco II è dunque morto, e si rende necessario scegliere un pontefice che metta d’accordo tutti, creando stabilità e consenso. La scelta cade sull’autore del trattato “La via media”, che esprime una filosofia di moderazione e compromesso lontana da intransigenze ed estremismi: il cardinale britannico John Brannox, John Malkovich.

Negli episodi successivi, Brannox sale al soglio pontificio col nome di Giovanni Paolo III mentre Lenny Belardo si risveglia dal coma irreversibile, senza sapere che nei 12 mesi della sua assenza tutto è cambiato.

Il discorso di Giovanni Paolo III durante l’Angelus

Il momento tanto atteso è finalmente giunto, ripagando un’attesa lunga otto ore e tutt’altro che faticosa. Già la sigla dell’episodio, ancora una volta sulle note della cover Watchtower del rapper britannico Devlin, preannuncia l’imminente incontro dei due papi, alternando la passeggiata balneare di Pio XIII seminudo sotto gli sguardi concupiscenti delle donne e il solenne tragitto di Giovanni Paolo III fino alla finestra da cui terrà il discorso dell’Angelus.

Dalla sua finestra, il pontefice-dandy con un passato da punk realizza il suo più grande trionfo: la Chiesa che sanziona, che discrimina, che punisce, che stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato, quali comportamenti sessuali sono accettabili e quali equivalgono a un crimine contro Dio, che erige barriere, che impone morali, che soffoca i sentimenti, cede il passo a una Chiesa veramente inclusiva aperta agli emarginati, ai diversi, ai disadattati, agli umili, ai sofferenti.

Persino il papa apre il proprio cuore alla folla dei fedeli, si mette a nudo e si riconosce un peccatore fra peccatori, un uomo fra gli uomini, non un semidio in odore di santità come Pio XIII.

Il discorso di Giovanni Paolo III durante l’Angelus è la rivendicazione della fragilità, del fallimento, dell’insuccesso come condizione ontologica dell’essere umano, e nel contempo il riconoscimento che la nostra vera forza sta proprio in questa fallibilità, in questa imperfezione.

Il testo dell’Angelus di Giovanni Paolo III

“Le ragazze che ci hanno snobbato. I ragazzi che ci hanno abbandonato. Gli estranei che ci hanno ignorato. I padri e le madri che ci hanno equivocato. Tutti i lavori che ci hanno negato. I maestri che hanno dubitato di noi. I bulli che ci hanno picchiato. I fratelli che ci hanno deriso. Gli amici che ci hanno lasciato soli. I conformisti che ci hanno allontanato.”

“I baci che ci sono stati negati perché nessuno ci vedeva. Erano tutti troppo impegnati a rivolgere lo sguardo altrove, mentre io rivolgevo il mio sguardo verso di voi. Solo verso di voi. Perché io sono uno di voi.”

“Il dolore non ha alcuna gerarchia. La sofferenza non è uno sport, non c’è una classifica finale. Tormentati dall’acne, dalla timidezza, dalle smagliature, dal disagio, dalla calvizie, dall’insicurezza, dall’anoressia e dalla bulimia, dall’obesità e dalla diversità.”

“Ingiuriati per il colore della pelle, per le preferenze sessuali, per il portafoglio vuoto, per le menomazioni fisiche, per i nostri litigi con i nostri anziani, per i nostri mai consolabili pianti e per l’abisso della nostra insignificanza, per le caverne delle nostre perdite, per il vuoto dentro di noi, per il ricorrente, incurabile pensiero di farla finita.”

“Senza un tetto sulla testa, senza terra sotto i piedi, senza niente a cui appartenere, niente, niente, niente! Sì, così ci siamo sentiti. E al pari di voi, io mi ricordo tutto.”

“Ma ora non ha più importanza che il mondo sia stato contro di noi, perché ora saremo noi ad essere contro il mondo. D’ora in poi non tollereremo di essere definiti un problema. Perché a dire la verità il problema sono loro, noi siamo la soluzione.”

“Noi che siamo stati traditi e abbandonati, scartati ed equivocati, messi da parte e sminuiti. “Non c’è posto, non c’è posto per voi qui!”, così ci hanno detto con i loro silenzi.”

“Allora diteci qual è il nostro posto”, li abbiamo implorati noi con i nostri silenzi. Non l’abbiamo mai ricevuta quella risposta. Ma ora lo sappiamo, sì, qual è il nostro posto. Il nostro posto è qui. Il nostro posto è la Chiesa.

“Il cardinale Biffi l’ha detto prima di me e con parole di incredibile semplicità. Noi siamo tutti miserabili rottami che Dio ha messo insieme per formare una Chiesa gloriosa.”

“Sì, siamo tutti miserabili rottami. Sì, siamo tutti uguali. E sì, noi siamo i dimenticati, ma non più ora. Da questo momento in avanti sappiate che non saremo più dimenticati, ve l’assicuro. Da oggi ci ricorderanno, perché noi siamo la Chiesa.”

Due modelli opposti di autorità

A questo punto tutto è pronto per l’incontro tra i due papi. L’esito è meno scontato del previsto perché, complice la crisi aperta dagli eventi di Ventotene, Brannox e Belardo non si scontrano sul terreno teologico né tanto meno ecclesiologico, bensì si rivelano due facce della stessa medaglia, ossia due uomini votati solo al bene della Chiesa e alla difesa degli umili.

A distinguerli, semmai, è l’approccio al problema: Giovanni Paolo III è il fautore della via media, il sostenitore del “diamo a Cesare quel che è di Cesare”, crede nella divisione dei poteri e vorrebbe lasciare che siano le forze armate italiane a salvare gli ostaggi, mentre il compito del papa dovrebbe essere quello di pregare.

Pio XIII è fin troppo consapevole della natura di santo e di messia che i suoi stessi seguaci gli hanno attribuito mentre era in coma e vorrebbe servirsene per ricattare il califfo, minacciando persino una nuova crociata.

Giovanni Paolo III è il papa di cui fidarsi razionalmente, Pio XIII quello a cui affidarsi totalmente, anima e corpo, in uno slancio mistico e fideistico che di razionale ha poco.

Ma Sorrentino è persona intelligente e non vuole limitarsi a una banale contrapposizione fra intransigenza e modernità, fra passato e futuro, e nemmeno vuole portare in scena la lotta culturale e religiosa fra Occidente cristiano e Oriente musulmano estremista.

Il rischio del fondamentalismo cattolico

Ciò che intende evidenziare è il rischio concreto di una deriva fondamentalista anche nel seno della Chiesa cattolica, ricorrendo non a caso a uno splendido colpo di scena con cui alla fine si scopre che dietro gli attentati a Lourdes, in Vaticano e a Ventotene non c’è mai stato il califfato islamico, bensì i fanatici seguaci di Lenny, compresa, almeno in quest’ultima occasione, Ester.

Alla fine il peggior nemico della Chiesa cattolica si rivela il cattolicesimo stesso, o meglio una sua frangia estremista e immoderata, in cui il troppo amore si trasforma in odio e la troppa fede si tramuta in sterile fanatismo.

Proprio per contrastare queste potenziali degenerazioni, lo stesso Pio XIII nel finale arriva ad abbracciare la via media di Brannox, rendendosi conto che essa è la sola possibile se si vuole assicurare un futuro alla Chiesa.

“Ci riempiamo la bocca della parola “amore”, ma poi io per primo non ho saputo come declinarla. Ci riempiamo la bocca della parola “bellezza”, ma poi io per primo non ho saputo coglierla.”

“Per questo io chiedo il vostro perdono. Vi prego, perdonatemi, perché alle volte confondiamo l’amore con la pazzia, la bellezza con l’estasi.”

“La storia si è ripetuta ancora: la pazzia e l’estasi hanno ancora una volta dimostrato di essere irresistibili tentazioni, ma terminano sempre come sono terminate a Ventotene. Con morti ingiuste, in questo caso di un prete buono e innocente.”

“C’è una vita di felicità che possiamo trovare nella sfera dove c’è gentilezza, dolcezza, mitezza, amorevolezza. Dobbiamo imparare a stare al mondo, e la Chiesa deve contemplare adesso l’idea di aprirsi del tutto a un amore che è possibile per cercare di contenere così l’amore che è aberrante.”

“Tutto questo Giovanni Paolo III con grande umiltà lo chiama “la via media” e finalmente negli ultimi giorni ho capito che non è la via media, ma è “la via”.”

Il mistero di Pio XIII

“Dal momento in cui sono tornato non avete fatto che porvi ogni genere di domanda. Chi è, il Padre o il Figlio? Chi è, Dio o invece è lo Spirito Santo? Chi è, un uomo o invece è Gesù?”

“Si è risvegliato o è risorto dalla morte? Chi è, un santo o un impostore? Chi è, Cristo o invece è l’Anticristo? E’ vivo o è morto? Non ha importanza.”

“Sapete qual è la vera bellezza delle domande? Che noi non abbiamo le risposte. Alla fine le risposte le ha solo Dio. E’ il suo segreto, il segreto di Dio che conosce soltanto lui.”

“E questo è il mistero in cui crediamo. E questo è il mistero che guida le nostre coscienze. E ora io vorrei scendere in mezzo a voi e fare quello che desidero fare dal primo momento: abbracciarvi uno per uno.”

Il percorso di trasformazione di Lenny

La bellezza del finale, o meglio dei finali costruiti da Sorrentino per l’ultimo episodio di The New Pope è innegabile. I due papi, il giovane e il nuovo, realizzano la propria massima aspirazione: l’uno di essere amato, l’altro di essere dimenticato.

Lenny Belardo porta a compimento un percorso di crescita personale iniziato nella scorsa stagione sostituendo definitivamente l’assenza con la presenza, scende tra la folla, si offre agli abbracci dei fedeli, fa crowd surfing come fosse una rockstar e viene infine deposto ai piedi della Pietà di Michelangelo, nei panni di un novello Cristo defunto.

John Brannox si fa invece da parte lasciando la risoluzione della crisi di Ventotene al collega, rinuncia a quella carica che non aveva mai davvero desiderato e torna all’isolamento nella propria tenuta nobiliare inglese, ma questa ha accanto a sé Sofia Dubois e ritrova persino l’affetto dei genitori.

Uno termina la propria esperienza terrena, l’altro ne inaugura una nuova e più autentica. Dopo due papi così straordinari, ovviamente, c’è da pensare al successore e qui Sorrentino piazza, dopo i titoli di coda che mostrano il destino dei vari personaggi principali e secondari, l’ultimo colpo di scena: l’elezione del cardinale Voiello.

Non poteva essere altrimenti: per quanto si definisca un uomo mediocre, grigio, ordinario, Voiello è il vero cervello del Vaticano e nessuno meglio di lui può traghettare la Chiesa nella nuova era inaugurata dai suoi immediati predecessori.

PIO XII PARLA AI FEDELI IN TV.mp4

Il discorso del giovane Pio XIII resta quindi il punto di partenza dell’intero arco narrativo: prima sogno di libertà e felicità, poi dichiarazione di guerra ai compromessi, infine passaggio verso una fede più consapevole dei propri limiti. Lenny non abbandona il mistero, ma comprende progressivamente che l’autorità assoluta, quando si trasforma in fanatismo, rischia di distruggere proprio ciò che pretende di difendere.

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