Crocifisso a scuola: significato, funzione educativa e quadro giuridico

Il Crocifisso nelle aule scolastiche è stato collocato nel tempo soprattutto secondo due filoni: quello della memoria e quello pedagogico. Sul piano della memoria la scelta chiave è stata quella di ricordare che il vero «padrone» non è colui che comanda, ma è Colui che salva dal male, dalla morte.

Sul piano pedagogico il Sofferente sulla croce ricorda l’innocenza tradita, il coraggio della verità, e la difesa di ogni figlio di Dio. In definitiva, non si trovano i segni del trionfalismo, dell’esaltazione fine a se stessa, e della gloria terrena.

Il significato del Crocifisso nella storia cristiana

Nella storia della Chiesa l’immagine del Crocifisso si trova inserita in periodi diversi collegati alle vicende del tempo. Agli inizi del Cristianesimo, non si mise in evidenza la figura del Signore Gesù che moriva in Croce perché questo tipo di condanna era riservato ai peggiori malfattori.

Da qui un silenzio dei primi Cristiani. Tale orientamento espresse un rispetto verso Dio che salva, ma anche un’attenzione ad ambienti ove si faticava a comprendere il significato della Passione e Morte di Cristo.

Malgrado ciò, i riferimenti al Messia agonizzante sono ben presenti nei Vangeli, e lo stesso San Paolo affermerà con molta chiarezza: «Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio».

In seguito, con l’apporto della Patristica e di diversi scrittori cristiani venne valorizzato sempre più il senso salvifico della morte del Redentore in croce. Di conseguenza, il «signum crucis» assumerà dei significati sempre più profondi, seguendo una precisa idea teologica: la Chiesa nasce dal costato trafitto di Cristo, e Maria, sotto la Croce, diventa la Madre della Chiesa.

Con il trascorrere del tempo, e con le diverse politiche che hanno segnato (e che segnano) la vita di molteplici Paesi, si è arrivati all’epoca moderna nella quale sono diverse le correnti di pensiero e le posizioni di confessioni religiose che reclamano una più aperta valorizzazione dei propri simboli, o che chiedono esplicitamente l’abolizione dei crocifissi dai pubblici ambienti.

La riflessione cattolica sul Crocifisso

Quando in epoca antica le autorità ecclesiastiche vollero evidenziare la centralità della Crocifissione di Cristo, intesero con tale scelta far memoria di una «Passio» che si concludeva però con la Risurrezione del Signore. La croce, quindi, non era segno di un fallimento ma di un passaggio verso la vittoria.

Tale evento di gloria, di trionfo, proprio perché libera ogni persona dalla morte e dal peccato, ricevette un posto centrale nelle chiese. Nel corso dei secoli, poi, la «lectio Crucis» venne anche inserita nella catechesi.

Essa indicava (e indica) un itinerario di conversione, di scelta radicale a favore dell’unico Dio Padre e Creatore, di impegno nella Chiesa, di donazione gratuita, di sacrificio, di fraternità quotidiana. In tal senso, ogni corrente spirituale, meditando sulla «Passio Christi» nel Disegno Redentivo, cercò di evidenziare alcuni aspetti del Mistero salvifico.

In Occidente (XIII secolo) emerse la tendenza a valorizzare la figura del «Christus patients» (sofferente) e quella del «Christus triumphans» (redentore e glorioso). In Oriente vennero accentuati gli aspetti del «Christus triumphans».

Christus patiens e Christus triumphans

Christus patiens e Christus triumphans

Il Cristo sofferente

Presentando alla contemplazione dei fedeli il «Christus patients» la mistica medievale occidentale volle trasmettere un messaggio di riflessione e di partecipazione. Di riflessione: perché la morte di Cristo non si colloca in un venerdì impazzito.

Di partecipazione: perché ogni Cristiano in vari momenti della sua vita può unire le proprie sofferenze a quelle del Salvatore per il bene della Chiesa. In tal senso, contributi omiletici e scritti ascetici evidenziarono l’ubbidienza del Signore Gesù al Padre, il cosciente cammino del Salvatore verso la sua «Ora», l’accettare una morte ignominiosa per il Messia.

In tale contesto, specie il movimento francescano, nelle sue diverse espressioni storiche, volle invitare i fedeli a spezzare con tutti il pane della fraternità, a camminare lungo la Via Crucis, a riconoscere nei segni della Passione le manifestazioni del vero Amore.

In ogni convento, e lungo le strade, si costruirono cappelle, edicole, stazioni, raffiguranti un episodio del procedere di Gesù verso l’esecuzione della sua condanna. Fautori di una religiosità umanizzata, nella quale un adeguato spazio doveva essere lasciato alla componente emotiva, i religiosi, già dal XIII secolo, cercarono di far comprendere come ogni momento della vita di un Cristiano può diventare un atto di «sequela Christi», di offerta, di donazione totale, specie quando l’esperienza del dolore anche fisico diventava acuta.

Il Cristo glorioso

Nel «Cristo triumphans» si riflette una spiritualità che troverà accoglienza in Occidente e in Oriente. Il Signore Gesù ha gli occhi aperti, ed è raffigurato usando più colori.

Il Redentore è presentato nella sua Maestà. Permane un richiamo alla morte, ma anche alla Risurrezione e pure ad altri aspetti dell’Evento Pasquale.

Tale dinamica di gloria serve a far comprendere che ogni fedele è un risorto con Cristo, e che la Redenzione riversa effetti su ogni periodo della storia e su ogni aspetto del Creato.

Per questo motivo il «Christus triumphans» è immerso nella luce, non nelle tenebre, ed è circondato anche da coloro che per primi lo hanno seguito. In tempi successivi, intorno a una croce divenuta trono di gloria, gli artisti disegneranno la Chiesa gloriosa in Paradiso e quella pellegrina in terra.

Con riferimento a quest’ultima realtà, il volto dei fedeli rimane segnato da una speranza viva, da una Grazia che rinnova e spinge alla missione. Non c’è afflizione.

Due rappresentazioni dell’unico Salvatore

Il «Christus patiens» segue la linea discendente dell’Incarnazione, mentre il «Christus triumphans» segue la linea ascendente, pur tenendo in considerazione ogni aspetto della vicenda di Gesù di Nazareth.

Tali rappresentazioni dell’unico Salvatore sono state evidenziate dall’Apostolo Paolo nella Lettera ai Filippesi: «Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre».

In tale contesto, si può annotare che l’immagine del «Christus triumphans» richiama, però, più il Vangelo di Giovanni e soprattutto l’Apocalisse, dove il Cristo risorto è il personaggio principale nelle figure dell’Agnello ritto in piedi con i segni del Risorto, e dello «Sposo».

Il Crocifisso nelle scuole: memoria e pedagogia

Nel contesto fin qui delineato, si è avvertita nel tempo, in modo progressivo, l’utilità di collocare dei piccoli crocifissi nelle scuole, e in diversi ambienti della pubblica amministrazione. Tale scelta non ha avuto un’origine di contrapposizione ad altri credi religiosi ma si è piuttosto inserita in due filoni: quello della memoria, e quello della linea pedagogica.

Sul piano della memoria la scelta chiave è stata quella di ricordare che il vero «padrone» non è colui che comanda, ma è Colui che salva dal male, dalla morte. Sul piano pedagogico il Sofferente sulla croce ricorda l’innocenza tradita, il coraggio della verità, e la difesa di ogni figlio di Dio.

Il Crocifisso infatti muore invocando il perdono del Padre verso l’umanità, e le stesse ferite della Passione diventeranno il primo segno di riconoscimento per incontrare nuovamente i discepoli e per rendere la Chiesa missionaria.

DimensioneSignificato
MemoriaRicordare Colui che salva dal male e dalla morte
PedagogiaRichiamare l’innocenza tradita, il coraggio della verità e la difesa di ogni figlio di Dio
PassioneMostrare il perdono del Padre verso l’umanità
MissioneIndicare nelle ferite della Passione il segno per incontrare nuovamente i discepoli

Il Crocifisso e il pensiero contemporaneo

L’affermarsi di nuove correnti di pensiero, specie nel mondo occidentale, ha condotto a un emergere di voci che hanno reclamato l’abolizione del crocifisso dalle scuole e da altri luoghi della pubblica amministrazione.

In particolare, è stato affermato che il rispetto per ogni corrente di pensiero deve condurre a una cancellazione di simboli religiosi che possono recare dispiacere, irritazione od offesa in non Cristiani.

Tale movimento di pensiero, a sostegno delle proprie posizioni, ha richiamato la laicità dello Stato, la necessità di evitare discriminazioni, il rispetto di quanti, a esempio, professano l’agnosticismo o sono fedeli a varie confessioni: Valdesi, Musulmani, Ebrei e altri.

Da tali rivendicazioni, in nome di una protezione dei «diritti delle minoranze», sono derivate iniziative nelle scuole pubbliche e in altri ambienti, manifestazioni corali sulle pubbliche vie, e interventi presso la magistratura.

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo accolse, nel 2009, l’istanza di ritirare i crocifissi dalle scuole. In seguito, nel 2011, ha definitivamente respinto la richiesta della rimozione.

Nella sentenza definitiva della Grande Camera, pronunciata il 18 marzo 2011 nel caso Lautsi e altri contro Italia (ricorso numero 30.814/06), la Corte ha concluso a maggioranza (15 voti contro 2) che l’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane non viola l’articolo 2 del Protocollo numero 1 alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo relativo al diritto all’istruzione.

Secondo i ricorrenti, la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche in Italia era incompatibile con l’obbligo dello Stato di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un’educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche.

L’istanza di primo grado della Corte di Strasburgo, con la sentenza del 3 novembre 2009, aveva accolto il ricorso, ma il Governo Italiano aveva chiesto il rinvio del caso davanti alla Grande Camera.

Con la sua decisione, la Corte di Strasburgo ha riconosciuto la sussistenza di un obbligo in capo agli Stati membri del Consiglio d’Europa di rispettare le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori non riguardante solo il contenuto dell’istruzione, ma anche le modalità in cui viene essa dispensata, e che finisce per comprendere anche l’allestimento degli ambienti scolastici pubblici.

Poiché la decisione riguardante la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche attiene alle funzioni assunte dallo Stato Italiano, essa rientra pertanto nell’ambito di applicazione dell’articolo 2 del Protocollo numero 1.

Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni per cui non appare che tale esposizione possa integrare un’opera d’indottrinamento da parte dello Stato Italiano atta così a determinare una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2 del Protocollo numero 1.

Infatti, la Corte ha ritenuto che la visibilità preponderante che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche pubbliche garantisce alla religione cattolica in quanto religione maggioritaria in Italia non sostanzia un’opera di indottrinamento in quanto non si accompagna a un insegnamento obbligatorio del Cristianesimo.

Lo spazio scolastico è aperto ad altre religioni come dimostra il fatto che venga consentito agli alunni di portare simboli e di indossare tenute a connotazione religiosa, e le pratiche relative alle religioni non maggioritarie sono prese in considerazione.

La Corte sottolinea inoltre come non siano state rilevate nel corso del procedimento pratiche di insegnamento nelle scuole pubbliche italiane volte al proselitismo. Ugualmente ha rilevato come sia pienamente salvaguardato il diritto della ricorrente, in quanto genitrice, di spiegare e consigliare i suoi figli, e di orientarli verso una direzione conforme alle proprie convinzioni filosofiche.

La Corte ha fatto riferimento a una sua precedente giurisprudenza ove aveva affermato il principio per cui il ruolo preponderante di una religione nella storia di un Paese può legittimare lo spazio maggiore che nel programma scolastico venga assegnato a tale religione rispetto alle altre, senza che questo possa costituire un’opera di indottrinamento vietata dalla Convenzione Europea (sentenza Folgerø contro Norvegia, 29 giugno 2007 e Zengin contro Turchia, 8 ottobre 2007).

La Corte ha dunque escluso che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche pubbliche costituisca una discriminazione vietata dall’articolo 14 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La situazione in alcuni Paesi europei

PaeseDisciplina o prassi indicata
AustriaLa presenza del crocifisso è garantita da una legge del 1949, confermata dal Concordato del 1962. Il simbolo può essere esposto nelle aule scolastiche se almeno metà degli alunni appartiene a una delle confessioni cristiane.
BelgioIl crocifisso, come ogni altro simbolo religioso, è proibito nelle scuole statali, provinciali e comunali, mentre è permesso nelle scuole cattoliche.
FranciaL’articolo 28 della legge 9 dicembre 1905 vieta espressamente l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei campi di sepoltura, dei musei e delle mostre.
GermaniaIl crocifisso è esposto solo in Baviera nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land è storicamente cattolico. Però, se alcuni studenti obiettano che esso lede la loro libertà di coscienza, le autorità scolastiche aprono un procedimento di conciliazione, che può condurre alla rimozione.
GreciaIn Grecia il crocifisso è di norma esposto nelle aule scolastiche.

A un secolo di distanza il Parlamento Francese, ribadendo la laicità dello Stato, ha approvato a larghissima maggioranza la legge numero 228 del 15 marzo 2004, comunemente indicata come la «legge anti-velo», il cui articolo 1 estende il divieto proibendo, nelle scuole primarie e secondarie, di indossare simboli o indumenti che ostentino l’appartenenza religiosa.

Una sentenza della Corte Costituzionale Federale Tedesca del 1995 ha sancito l’incostituzionalità della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

La disciplina italiana

L’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane venne indicata dalla legge Casati del 1859. Fu poi prevista da due regi decreti (atti normativi non legislativi) del 1924 e del 1928, a tutt’oggi in vigore.

Sono relativi alla scuola media e a quella elementare. Non ci sono chiare indicazioni normative per gli altri ordini (materna e superiore).

In tale contesto, non c’è una legislazione generale che preveda l’esposizione dei crocifissi in pubblici ambienti. Nel caso dei tribunali, l’obbligo è previsto da una circolare ministeriale.

Pur in presenza delle direttive citate, non tutte le scuole in questione si adeguano a esse.

La Cassazione e il principio dell’accomodamento ragionevole

Non esiste un divieto di affissione del crocifisso in classe, non crea discriminazioni. Ma per evitare che ogni scuola e ogni classe facciano da sé, è indispensabile che intervenga il Parlamento, con l’approvazione di norme chiare e omogenee.

Il crocifisso, simbolo della cristianità e, nel corso della storia, vittima di oppressioni e violenze, non discrimina nessuno. Lo ha stabilito la Cassazione in una sentenza in cui afferma che ad esso "si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo", ribadendo che "non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione".

Riferendosi a un caso in cui un insegnante aveva voluto togliere un crocifisso dall'aula scolastica malgrado fosse voluto dagli studenti, i giudici della Cassazione hanno però detto che in caso di questi contrasti devono decidere i singoli istituti fondandosi però sul principio dell'"accomodamento ragionevole", del confronto, della "ricerca, insieme, di una soluzione mite, intermedia, capace di soddisfare le diverse posizioni", senza neppure escludere, in caso di richiesta, la possibilità di esporre simboli di altre religioni.

Per questo la Corte ha annullato la sospensione di 30 giorni comminata all'insegnante dal preside della scuola.

La sentenza delle Sezioni Unite civili sul Crocifisso contiene un’affermazione importante: per esso non esiste un divieto di affissione, e la sua presenza in un’aula scolastica non crea discriminazioni. Non vi è alcun divieto, costituzionalmente fondato, alla sua collocazione.

Allorché la Cassazione ipotizza la soluzione dell’eventuale affiancamento al Crocifisso di simboli di altre confessioni religiose, coerenti col credo degli alunni presenti nell’aula, si fa creatrice di una norma, più che interprete di quelle esistenti.

Allorché essa conferma che si è in materia di diritti fondamentali, e precisa che tale materia non è sottoponibile al criterio di maggioranza, poi ne affida la concreta attuazione all’autonomia scolastica, cioè al voto che verrà dato in materia nei consigli di istituto, o di classe, o nell’assemblea degli studenti, e a un non meglio precisato ‘accomodamento ragionevole’.

Per evitare che sul fondamentale diritto alla libertà religiosa ogni scuola e ogni classe facciano da sé, è indispensabile che intervenga il Parlamento, con l’approvazione di norme chiare e omogenee.

Simbolo religioso, simbolo culturale e simbolo identitario

Il Centro Studi Livatino ha dedicato energie a difendere un principio di laicità e di civiltà: «Su quelle pareti non ha funzione di culto, ma culturale e identitaria».

Il crocifisso alle pareti non ha una funzione di culto. «Basta scorrere i programmi di insegnamento per capire che l’esposizione del crocifisso nelle aule non assolve a questo tipo di funzione. Quindi i termini della questione mutano.

In questo caso, diventa però centrale la natura di simbolo “passivo”. Il crocifisso non impedisce affatto che a scuola sia garantito e promosso il libero confronto delle idee e delle diverse visioni del mondo, sarebbe da mettere in conto semmai, ancora una volta, una situazione di errore o di falsa rappresentazione della realtà.

Se il Crocifisso non è in grado d’incidere sul minore perché, come simbolo passivo, non influenza in modo confessionale l’insegnamento, tale ragionamento vale (ancor più) per l’adulto che impartisce l’insegnamento, e cioè il professore.

Il professore, infatti, non è stato oggetto di un provvedimento sanzionatorio per aver espresso la sua posizione in materia religiosa e di coscienza; giustamente nessuno avrebbe potuto impedirglielo. Nemmeno è stato richiesto un atto di approvazione, di ossequio verso il Crocifisso, che avrebbe potuto ingiustamente porre su un piano di differenziazione, discriminandolo, il non credente, contrario a compiere tale atto.

La neutralità dello Stato e il rischio del muro bianco

La neutralità portata all’eccesso «cancella fede, religione e simbologia, che però non coincide con l’imparzialità, ma si trasforma nell’imposizione dell’irreligiosità, nella cancellazione dell’ispirazione spirituale che fonda e alimenta le qualità più alte dell’umanità».

Il punto che deriva dalla decisione della Corte, quindi è ancora una volta quello dell’imposizione di un’irreligiosità spacciata per laicità.

«Nessuno - è stato fatto notare - si è veramente soffermato sulle conseguenze che deriverebbero da una scelta negazionista o abolizionista così drastica: la perdita di significato complessiva di tutto la simbologia religiosa mondiale, la cancellazione e umiliazione di sentimenti, tradizioni, identità collettive che pure interessano nazioni, Stati, intere aree geografiche, o geopolitiche e culturali.

Scegliendo l’opzione negazionista, si darebbe luogo alla c.d. “espansività” propria di ogni questione giuridica di principio».

Il crocifisso, simbolo della cristianità e, nel corso della storia, vittima di oppressioni e violenze, non discrimina nessuno.

La libertà di educazione e l’identità della scuola

Il problema si ripete per un’infinità di questioni poiché la scuola di Stato è drammaticamente senza identità. Come se ne esce? Garantendo alle famiglie un’effettiva libertà d’educazione, riconoscendo l’importanza di paritarie e parentali.

Per chi ancora non lo avesse capito, in Italia l’orizzonte educativo che deve avere la scuola statale lo decide il ministro di turno. La scuola di Stato, in definitiva, è drammaticamente senza identità, o, meglio, con identità fluttuanti e contraddittorie, dipendenti dal potere politico che, in Italia, è quanto di più instabile esista.

Insomma: una fabbrica permanente di conflitti, di scontento, di tristezza, e di manipolazioni ideologiche. Affermare che la scuola è fatta per educare/formare le nuove generazioni, che dovrebbe rappresentare il meglio della nostra storia e cultura, che dovrebbe essere il trampolino di lancio degli studenti per esprimere i loro talenti in funzione della realizzazione personale e del bene comune, che dovrebbe sostenersi su dinamiche virtuose di collaborazione col territorio, le imprese e le famiglie, è pura teoria.

C’è una soluzione, e si chiama libertà di educazione. In un sistema davvero libero, anche ammesso che lo Stato voglia continuare ad essere gestore diretto di scuole, il problema del crocifisso non si porrebbe.

Le famiglie, che da dettato costituzionale sono le principali depositarie del diritto di educare e istruire i figli, potrebbero mandare questi ultimi nella scuola che preferiscono.

Lo Stato è laico (laicista) e non vuole il crocifisso, oppure cambia orientamento continuamente? Benissimo, è possibile iscrivere i figli in altre scuole, chiaramente e stabilmente connotate, a parità di condizione.

Il problema è che manca proprio questa possibilità. O, meglio, è alla portata solo di chi se la può permettere economicamente.

Esistono anche gli strumenti per realizzare un’effettiva parità scolastica e libertà di scelta educativa per le famiglie: il costo standard, buono scuola, finanziamenti diretti dello Stato, e altro ancora.

Il Crocifisso come segno educativo

Il Crocifisso non è soltanto un’immagine collocata su una parete, ma un segno capace di richiamare una vicenda storica, religiosa e umana. La sua presenza può ricordare l’innocenza tradita, il coraggio della verità, la gratuità del dono e la difesa di ogni persona.

La «lectio Crucis» indicava (e indica) un itinerario di conversione, di scelta radicale a favore dell’unico Dio Padre e Creatore, di impegno nella Chiesa, di donazione gratuita, di sacrificio, di fraternità quotidiana.

Il Cristo continua a guardarci nella sua dolce imponenza di Crocifisso. Vorremmo averlo davanti agli occhi sempre, a guardarci e a guardarlo sopra l’altare della celebrazione.

La parola di Dio annuncia il mistero di Cristo che condivide con noi la vita e la tentazione, arriva al sacrificio totale con la Passione e Morte, e si spalanca nella risurrezione.

Si partecipa non solo con un’ammirazione estetica e un’attenzione devota, ma per una attrattiva del cuore che porta a riconoscere Colui che è.

Pillole di Pop-Theology #03. Il Crocifisso nelle scuole?

tags: #crocifisso #scuola #lanuovabq