Sacerdoti passionisti: cosa fanno e qual è la loro missione

I sacerdoti passionisti sono religiosi della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, fondata da San Paolo della Croce nel 1720, e dedicano la loro vita a mantenere viva nella Chiesa la memoria della Passione di Gesù. Il loro apostolato comprende soprattutto missioni popolari, predicazione, esercizi spirituali, ritiri, direzione spirituale, celebrazione delle Messe, confessioni, visita agli infermi e accompagnamento di gruppi, movimenti e associazioni di fedeli.

La loro attività nasce dalla contemplazione di Cristo crocifisso e si rivolge in modo particolare alle persone, alle comunità e alle realtà più povere, abbandonate o meno curate dal punto di vista pastorale. Vivono in comunità fraterne, nella preghiera, nella povertà e nella solitudine, per annunciare il Vangelo della Passione con la parola, con le opere e con una presenza concreta accanto a chi soffre.

Chi sono i sacerdoti passionisti

La Congregazione della Passione di Gesù Cristo, in latino Congregatio Passionis Iesu Christi, è un istituto religioso maschile di diritto pontificio fondato da San Paolo della Croce (1694-1775). I membri di questa congregazione clericale, di voti semplici, detti popolarmente Passionisti, pospongono al loro nome la sigla C.P.

La Congregazione della Passione di Gesù Cristo, è un istituto religioso internazionale di diritto pontificio fondato nel 1720. I suoi membri, detti comunemente “passionisti”, (sacerdoti, fratelli, monache, suore e laici) fanno voto di propagare e proclamare l’amore di Dio per il mondo rivelato attraverso la Passione di Gesù Cristo da quasi 3 secoli, continuando a portare ancora oggi un messaggio di compassione e di speranza in 61 paesi nel mondo.

Esiste, nella Chiesa cattolica, una famiglia religiosa che ha scelto un centro preciso, quasi vertiginoso, attorno al quale far ruotare tutta la propria esistenza. Sono i frati passionisti, e il fulcro intorno al quale questi uomini di Dio rivolgono ogni istante della propria esperienza umana e religiosa è la Passione di Cristo.

Parliamo di uomini consacrati che da quasi tre secoli camminano con questo mistero addosso, non come un tema da studiare, ma come una ferita da contemplare, un incendio spirituale che non si spegne. La Croce, per loro, non è solo un simbolo: è un linguaggio, un luogo, una chiamata.

Che cosa significa essere passionista

La parola passionista affonda le sue radici nel latino passio, un termine che significa sì sofferenza, ma anche esperienza vissuta fino in fondo, attraversamento, patire nel senso più pieno e umano del verbo. Essere passionista, però, non equivale a indugiare morbosamente sul dolore, come talvolta si crede con uno sguardo superficiale.

Al contrario. Significa riconoscere nella Passione di Gesù la rivelazione più alta dell’amore di Dio per l’umanità, un amore che non si ritrae davanti alla ferita, ma la abita. San Paolo della Croce, fondatore dell’ordine dei passionisti, ne parlava come della “più grande e stupenda opera del divino amore”.

Quando parliamo di un frate passionista, parliamo di un uomo che ha scelto di fare della Croce il cuore pulsante della propria vita spirituale, non come un’ossessione, ma come un punto fermo. Per questi consacrati, contemplare Cristo crocifisso non è un esercizio di pietismo sterile o di devozione malinconica: è un cammino trasformante, che plasma lo sguardo e il cuore.

Guardare la Croce significa imparare ad amare come Gesù ha amato, fino in fondo, fino al dono totale di sé. La sofferenza di Cristo diventa così una chiave di lettura privilegiata per comprendere ogni sofferenza umana: quella che attraversa le epoche, quella che abita le storie personali, quella che spesso resta muta e invisibile.

Non per giustificarla o sacralizzarla, ma per illuminarla di senso e di speranza. Nel carisma passionista vive quella che viene chiamata la Sapienza della Croce: la convinzione profonda che proprio nelle ferite della storia e nel dolore degli uomini si nasconda un Dio che non abbandona mai i suoi figli.

Un Dio che resta, che soffre con loro, che salva dall’interno. Per questo, essere passionista significa anche farsi prossimo a chi soffre, stare accanto, consolare, annunciare, con la vita prima ancora che con le parole, che nessuna croce è inutile o dimenticata.

Che ogni dolore, attraversato con amore, può diventare una soglia: una porta aperta sulla speranza e sulla Risurrezione.

La memoria della Passione di Gesù

Il carisma passionista è chiamato Memoria Passionis. Cerchiamo l’unità della nostra vita e del nostro apostolato nella Passione di Gesù. Essa rivela la potenza di Dio che pervade il mondo, per distruggere il potere del male e costruire il Regno ti Dio.

Chiamati a condividere la vita e la missione di Colui che «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo», contempliamo Cristo con assidua preghiera. Egli nel dare la vita per noi, rivela l’amore che Dio porta agli uomini e la via che questi debbono percorrere per ascendere al Padre.

Questa contemplazione ci rende sempre più capaci di manifestare il Suo amore e di aiutare gli altri a fare della vita un’offerta in Cristo al Padre. La nostra partecipazione alla Passione di Cristo, che è allo stesso tempo personale, comunitaria ed apostolica, è espressa con voto speciale.

Con tale voto ci obblighiamo a promuovere la memoria del la Passione di Cristo con la parola e con le opere, per approfondire la consapevolezza del suo significato e del suo valore per ogni uomo e per la vita del mondo.

Con questo vincolo la nostra Congregazione prende il suo posto nella Chiesa e si consacra a compiere la propria missione. Noi viviamo i consigli evangelici alla luce di questo voto e procuriamo di renderlo concreto nella vita di ogni giorno.

In tal modo le nostre comunità diventano fermento di salvezza nella Chiesa e nel mondo e noi facciamo memoria della Passione di Cristo nell’oggi.

Le attività principali dei sacerdoti passionisti

Missioni popolari e missioni parrocchiali

Lo scopo dell'istituto, al quale i religiosi sono vincolati da un quarto voto, è l'apostolato, col fine speciale di promuovere nei fedeli, con la predicazione di missioni ed esercizî spirituali, la memoria della Passione di Gesù Cristo, per animare tutti a imitarne gli esempî.

Questa duplice finalità parte dalla consacrazione alla Passione di Gesù, espressa con il IV voto, tipico della congregazione. La congregazione svolge contemporaneamente una attività apostolico-missionaria che si occupa delle popolazioni più abbandonate e meno curate dal punto di vista pastorale, tramite le missioni popolari.

Spesso camminando per le nostre strade capita di vedere alcune croci, poste spesso su dei bivi: sono le “croci della Passione” che ricordano una “missione” dei padri passionisti. Le missioni erano in genere delle settimane di intensa attività spirituale in cui un religioso esterno, spesso un passionista, affiancava il parroco in una serie di riflessioni che avevano lo scopo di rianimare comunità piuttosto intiepidite.

I padri passionisti sono stati quindi una presenza reale nella nostra società. I neri religiosi, con il tipico “scudetto” con croce attaccato sul cuore, scuotevano gli spiriti dei parrocchiani con un’azione pastorale diretta e spesso aggressiva.

Oggi la presenza delle “missioni” si è molto rarefatta e, quando sussiste, ha assunto spesso un tono più colto e meno passionale. La loro missione conserva tuttavia il suo carattere di annuncio del Vangelo della Passione e di rinnovamento della vita cristiana.

Predicazione della Parola della Croce

Per questo la nostra missione è diretta alla evangelizzazione mediante il ministero della parola della Croce perché tutti possano conoscere Cristo e la forza della Sua risurrezione. Ogni uomo, partecipando alle sofferenze di Cristo, può divenire simile a Lui nella morte per conseguire la sua stessa gloria.

Tutti ci dedichiamo a questo apostolato, ognuno secondo le proprie attitudini, talenti e mansioni. Corrispondiamo alle pressanti esigenze, poste a ognuno dalla personale chiamata del Padre a seguire Cristo Crocifisso, con l’impegno continuo a fare del Vangelo di Cristo la regola suprema ed il criterio della nostra vita.

La predicazione passionista non consiste soltanto nel parlare della sofferenza di Cristo, ma nel presentare la Croce come rivelazione dell’amore di Dio, fonte di speranza e via verso la Risurrezione. I sacerdoti passionisti trasmettono questo messaggio attraverso omelie, catechesi, meditazioni e incontri con le comunità.

Esercizi spirituali e ritiri

La congregazione svolge anche il ministero della predicazione degli esercizi spirituali per il clero diocesano e regolare, per le religiose e i laici e laiche. Il loro apostolato è rappresentato principalmente da missioni popolari (o parrocchiali) e da ritiri ed esercizi spirituali.

Secondo Paolo della Croce, questa congregazione è stata fondata per insegnare alle persone come meditare, cosa che i suoi membri fanno attraverso attività come i ritiri e le missioni popolari, gli esercizi spirituali e i gruppi di preghiera.

Nelle case di ritiro, ogni religioso approfondisce individualmente i misteri della Passione che poi trasmette al popolo anche attraverso la meditazione a viva voce, una forma tipica dell’apostolato passionista.

I ritiri possono essere rivolti a singoli fedeli, gruppi parrocchiali, religiose, sacerdoti, giovani, famiglie o persone impegnate in associazioni ecclesiali. La spiritualità passionista è un cammino di contemplazione e di amore verso Cristo, aperto a tutti coloro che desiderano approfondire la propria relazione con Dio.

Direzione spirituale e accompagnamento personale

I Passionisti, fedeli all’insegnamento del Fondatore, con un voto speciale si impegnano come religiosi a vivere in comunità, nella povertà e nella carità fraterna, e come apostoli sono disponibili per l'annuncio della Parola, la predicazione nelle missioni popolari, la direzione spirituale.

La direzione spirituale consiste nell’accompagnare le persone nel discernimento, nella preghiera e nella crescita della vita cristiana. In questo servizio, il sacerdote passionista aiuta il fedele a leggere la propria esperienza alla luce del Vangelo e della Passione di Cristo.

Guidano i fratelli verso la pienezza della vocazione cristiana, sostenendo il loro cammino con la forza redentrice della morte e resurrezione di Cristo, messaggio centrale della loro multiforme predicazione.

Preghiera e gruppi spirituali

Dispongo che essi conducessero vita “conforme a quella degli apostoli” e coltivassero un profondo spirito di preghiera, di penitenza e di solitudine per conseguire una più intima unione con Dio ed essere testimoni del Suo amore.

Con la costante volontà di vivere e lavorare in comunità fraterne, osservando queste Costituzioni nello spirito di San Paolo della Croce, con il fermo proposito di far crescere in noi lo spirito di preghiera e insegnando agli altri a pregare.

In varie province passioniste sono sorte associazioni o movimenti di preghiera ispirati alla loro spiritualità e apostolato, come gli Amici di Gesù Crocifisso. I sacerdoti possono accompagnare gruppi di preghiera, associazioni, movimenti e cammini di formazione spirituale.

Collaborazione con i parroci

La congregazione non gestisce parrocchie, preferendo intervenire al fianco dei parroci per azioni mirate e straordinarie e si pone al servizio di comunità laiche o religiose per dividere con esse il proprio grande patrimonio di spiritualità.

Sono spesso impegnati anche nella collaborazione con i parroci nei compiti pastorali, tra cui la celebrazione delle Messe, l’ascolto delle confessioni, la visita agli infermi, l’animazione spirituale di gruppi, movimenti e associazioni di fedeli.

In alcune realtà i Passionisti svolgono anche il loro ministero in parrocchie loro affidate. La loro presenza può quindi assumere forme diverse, secondo le necessità pastorali della Chiesa locale e le caratteristiche della comunità religiosa.

Celebrazione della Messa e confessioni

La celebrazione delle Messe è uno dei compiti pastorali svolti dai sacerdoti passionisti, soprattutto quando collaborano con i parroci o prestano servizio nei santuari e nelle parrocchie loro affidate. L’ascolto delle confessioni accompagna questo ministero come servizio di riconciliazione e di rinnovamento della vita cristiana.

Il sacerdote passionista unisce normalmente la celebrazione liturgica alla predicazione e all’accompagnamento spirituale, aiutando i fedeli a leggere il mistero pasquale nella propria vita quotidiana.

Visita agli infermi e vicinanza a chi soffre

Consapevoli che la Passione di Cristo continua in questo mondo fino a che Egli ritorni nella gloria, condividiamo le gioie e le ansie dell’umanità in cammino verso il Padre. Ci studiamo di prendere parte alle tribolazioni degli uomini, specialmente dei poveri e degli abbandonati, e di confortarli sollevandoli dalle loro sofferenze.

La premurosa attenzione alle necessità degli uomini nostri fratelli e lo zelo di condurli, attraverso il messaggio della Croce, alla pienezza della vocazione cristiana fanno parte dell’apostolato passionista.

La sofferenza di Cristo diventa così una chiave di lettura privilegiata per comprendere ogni sofferenza umana: quella che attraversa le epoche, quella che abita le storie personali, quella che spesso resta muta e invisibile. Per questo essere passionista significa anche farsi prossimo a chi soffre, stare accanto e consolare.

Servizio nei santuari

Spesso la loro attività pastorale si esplica nei santuari da loro gestiti in tutto il mondo. Nei santuari i sacerdoti passionisti accolgono i pellegrini, celebrano i sacramenti, predicano, ascoltano le persone e accompagnano i cammini di preghiera.

Con la Costituzione Apostolica INTER PLURIMA TEMPLA del 24 febbraio 1854, il Papa Pio IX non solo definiva l’intrigato problema giuridico-amministrativo del Santuario e della Cappella del Sancta Sanctorum, oggetto di polemiche prolungatesi per secoli, ma affidava la custodia e la proprietà del convento ai Passionisti.

Il 28 settembre 1853 i Passionisti fecero il loro ingresso nel convento e nel Santuario affidato a loro “in perpetuum” come scrisse di suo pugno Pio IX. Da 150 anni i Passionisti custodiscono il Santuario della Passione di Gesù più venerato a Roma.

La loro azione non si è limitata alla custodia di questo luogo santo ma ha percorso strade di un apostolato qualificato ed incisivo.

Attività editoriale e comunicazione

La presenza passionista a fianco del popolo, specialmente nelle campagne, si manifesta anche con un’intensa attività pubblicistica ed editoriale, che utilizza spesso moderni mezzi di comunicazione.

La tendenza alla comunicazione si è accentuata nel corso del XIX secolo dopo che, per i primi cinquant’anni dalla fondazione, la vita delle piccole e limitate comunità era stata quasi completamente monastica.

L’annuncio della memoria della Passione può quindi essere svolto attraverso la predicazione diretta, la formazione, le pubblicazioni e gli strumenti di comunicazione capaci di raggiungere persone e comunità in contesti diversi.

Missione ad gentes

Le loro Costituzioni prevedono di essere inviati anche come missionari ad gentes, come è stato fin dalla fine del 1700, per la Bulgaria, poi la Cina, l’India, il Giappone, ecc., secondo le necessità e le richieste della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Tra questi ultimi i passionisti hanno la missione in Bulgaria, che fu loro affidata nel 1781, con 18 parrocchie e la residenza episcopale in Ruščuk le prefetture apostoliche del Marañón (Perù) con 13 stazioni e dell’Ho-nan settentrionale (Cina) con 15 stazioni; e la missione del Congo Belga e del Tanganica in Africa.

La missione passionista si rivolge in modo particolare alle popolazioni più abbandonate e meno curate dal punto di vista pastorale. L’evangelizzazione viene così unita alla vicinanza concreta alle persone e alle comunità che vivono situazioni di emarginazione e difficoltà.

Come vivono i Passionisti

La congregazione ha una duplice finalità: una vita improntata alla povertà, alla solitudine e alla orazione, vissuta in comunità riunite, ordinariamente, in ritiri (conventi in solitudine). Essa svolge contemporaneamente una attività apostolico-missionaria che si occupa delle popolazioni più abbandonate e meno curate dal punto di vista pastorale.

I Passionisti, fedeli al carisma di San Paolo della Croce, vivono e lavorano in comunità fraterne coltivando lo spirito della preghiera, di solitudine, di povertà, per conseguire una più intima unione con Dio ed essere testimoni del suo amore.

Seguono il Cristo Crocifisso facendo del Vangelo la regola della loro vita e la fonte perenne del loro apostolato. Esprimono la consacrazione della Passione del Signore con voto speciale.

Consapevoli, infatti, che la Passione di Gesù continua nel mondo di oggi, condividono le ansie e le tribolazioni degli uomini, specialmente dei poveri e degli abbandonati. Guidano i fratelli verso la pienezza della vocazione cristiana, sostenendo il loro cammino con la forza redentrice della morte e resurrezione di Cristo, messaggio centrale della loro multiforme predicazione.

In tal modo le comunità passioniste diventano fermento di salvezza nella Chiesa e nel mondo. La vita comunitaria non è separata dall’apostolato, ma ne costituisce il fondamento: la preghiera, la fraternità e la contemplazione preparano il religioso a incontrare le persone e ad annunciare il Vangelo.

Il quarto voto passionista

I Passionisti sono religiosi di voti semplici perpetui e, oltre ai consigli evangelici, assumono un quarto voto specifico. Con tale voto si impegnano a promuovere nei fedeli la memoria della Passione di Gesù Cristo.

La nostra partecipazione alla Passione di Cristo, che è allo stesso tempo personale, comunitaria ed apostolica, è espressa con voto speciale. Con tale voto ci obblighiamo a promuovere la memoria della Passione di Cristo con la parola e con le opere.

Il quarto voto collega strettamente la vita interiore e l’attività pastorale. Il sacerdote passionista non contempla la Passione soltanto per la propria crescita spirituale, ma la annuncia affinché i fedeli possano riconoscere nell’amore di Cristo una fonte di conversione, consolazione e speranza.

L’abito e il simbolo dei Passionisti

L’abito usato dai membri della congregazione, in casa e nei ministeri, è una tunica di lana, o stoffa simile, di colore nero, con una cintura di cuoio, e sul petto un distintivo recante l’immagine di un cuore bianco sormontato da una croce e le parole Jesu XPI Passio (La passione di Gesù Cristo).

L’abito passionista è una tonaca di colore nero, segno di lutto, senza cappuccio con una cintura di cuoio, simbolo della castità. Su questa veste, sulla sinistra, all’altezza del petto, si trova il simbolo del “lutto del cuore” di chi contempla il Crocifisso: un cuore bianco sormontato dalla croce, con la scritta JESU XPI PASSIO (Passione di Gesù Cristo).

In punta i tre chiodi della crocifissione. È il “segno” distintivo dei Passionisti, ricevuto in modo arcano dal Fondatore. Questo simbolo ricorda a tutti il mandato di San Paolo della Croce: “ci dedichiamo a fare memoria delle sofferenze di Gesù e a promuovere, nei cuori della gente, una vera devozione alla sua Passione.”

Il simbolo dei passionisti raffigura un cuore chiaro, sovrapposto a una croce scura, con l’iscrizione Jesu XPI Passio, abbreviazione latina che significa “La Passione di Gesù Cristo”. Spesso il cuore è avvolto da una corona di spine, richiamo immediato al Golgota e al supplizio della Croce.

A uno sguardo frettoloso potrebbe sembrare un’immagine severa, persino cupa, ma in realtà è tutt’altro: è un concentrato di teologia vissuta. Il cuore parla di amore, la croce di sacrificio, e insieme proclamano che l’amore più grande non si sottrae al dolore, ma si dona fino in fondo.

È lo stesso emblema che san Paolo della Croce vide nella sua visione fondatrice, quando comprese di essere chiamato a vestire quella tunica nera e a portare su di sé, visibilmente, il mistero della Passione. Questo segno accompagna ogni giorno i religiosi passionisti, cucito sul loro abito come una dichiarazione silenziosa di identità.

Nei viaggi e fuori casa i passionisti si uniformano per l'uso dell'abito alle usanze del clero locale. I Passionisti lo riproducono in tutti i luoghi dove abitano e lo lasciano come ricordo quando predicano le missioni popolari.

Abito nero e stemma dei Passionisti

San Paolo della Croce e la nascita della Congregazione

L’ordine dei passionisti è abbastanza recente. Venne infatti fondato “solo” nel 1720 da san Paolo della Croce sul monte Argentario, presso Grosseto, dove ancora si trova il suo convento principale.

San Paolo della Croce, al secolo Paolo Danei, nasce ad Ovada, in provincia di Alessandria, il 4 Gennaio 1694 e muore a Roma il 18 Ottobre 1775. Fortemente attratto dal Cristo Crocifisso, fondò la prima comunità passionista per vivere insieme e annunciare il Vangelo della Passione.

Paolo della Croce era uno dei molti santi inquieti fondatori di ordini. Nato a Ovada nel 1694 da una famiglia di commercianti, Paolo Danei, questo il suo nome da laico. vive una gioventù turbolenta.

Si arruola dapprima nell’esercito veneziano che combatte contro i Turchi, ha poi un periodo di crisi che lo porta a ritirarsi in meditazione, prima di decidere che il suo destino è quello di dare vita a una nuova famiglia religiosa.

La prima regola e i “poveri di Gesù”

San Paolo della Croce radunò compagni perché vivessero insieme per annunziare agli uomini il Vangelo di Cristo. Inizialmente li chiamò “i poveri di Gesù” per indicare che la loro vita doveva essere fondata sulla povertà, tanto necessaria per osservare gli altri consigli evangelici, per perseverare nell’orazione e per annunziare assiduamente la parola della Croce.

San Paolo della Croce (al secolo Paolo Francesco Dànei) mise per iscritto nel dicembre del 1720 la prima bozza di regola della Congregazione che egli chiamò, all'inizio, I Poveri di Gesù (detta poi dal 1741 dei Chierici scalzi della Santissima Croce e Passione di N. S. Gesù Cristo).

Nel 1720 Paolo si ritira in una piccola cella presso la chiesa di San Carlo ad Alessandria. Sono quaranta giorni di solitudine, digiuno e preghiera intensa. In quel tempo sospeso, quasi fuori dal mondo, scrive le Regole della futura congregazione: i Chierici Scalzi della Santissima Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, oggi conosciuti come Congregazione della Passione di Gesù Cristo, o più semplicemente passionisti.

A differenza di molti altri fondatori di ordini, che arrivano a definire la propria dottrina e le proprie regole solo dopo una lunga consuetudine di vita comune, Paolo ha già ben chiare in testa la fisionomia e le caratteristiche della nuova famiglia religiosa prima ancora che essa esista!

I primi compagni e il Monte Argentario

Nel 1725, papa Benedetto XIII concesse a Paolo il permesso di radunare compagni. Paolo e suo fratello, Giovanni Battista di San Michele Arcangelo, furono ordinati sacerdoti dallo stesso Papa nel 1727.

Il primo a seguirlo è suo fratello Giovanni Battista, che diventerà il suo compagno più fedele in questo cammino lungo e accidentato. Perché il cammino, va detto, non è semplice.

Paolo incontra diffidenze, rifiuti, attese interminabili. Ma ciò che lo sostiene non è l’ostinazione personale: è un fuoco interiore che non si spegne, una chiamata che non concede tregua.

Il fondatore, avuto il permesso di radunare compagni da Benedetto XIII nel 1725, si ritirò col fratello Gio. Battista e con altri sul Monte Argentario, dove incominció col fabbricare il primo ritiro o convento nel 1732, che dopo molteplici difficoltà nel 1737 poté condurre a termine.

Dopo anni di peregrinazioni, nel 1737 nasce finalmente il primo “Ritiro” passionista sul Monte Argentario, in un luogo aspro, solitario, perfetto per il raccoglimento. Quel convento, dedicato alla Presentazione al Tempio, diventa la culla di una spiritualità destinata a diffondersi nel mondo.

Immerso nella macchia mediterranea e affacciato su un panorama vasto e silenzioso, il Ritiro riflette in ogni pietra lo spirito voluto dal fondatore: povertà, essenzialità, ascolto. Ancora oggi, chi percorre l’antico sentiero punteggiato dalle edicole della Via Matris e varca la soglia della chiesa può percepire un senso di pace profonda, la stessa cercata dai primi frati nel loro desiderio di contemplare il mistero della Croce.

A questo primo ritiro ben presto altri ne seguirono a partire dal 1742, e il numero dei religiosi si moltiplicò rapidamente.

Approvazione della Congregazione

Riceve dal vescovo di Alessandria l’approvazione per il testo delle Costituzioni e persino per l’abito con la croce argentea sul petto. Quel chi gli manca è solo…la congregazione, che però costituisce a poco a poco, partendo dal proprio nucleo familiare, primo compagno fu infatti il fratello, fino al 1741 quando, assieme a sei compagni, riesce finalmente a emettere voti semplici e iniziare la vita comune.

Il 1741 segna l’approvazione della Regola: Benedetto XIV approva la regola dell’Istituto nel 1741. La Congregazione nasce sul Monte Argentario; la Maremma toscana ed il sud del Lazio, divengono il suo primo campo d’azione apostolica.

La Chiesa, avendo riconosciuto in San Paolo della Croce l’azione dello Spirito Santo, approvò con suprema autorità la Congregazione e le sue Regole, per la missione di annunziare il Vangelo della Passione con la vita e con l’apostolato.

In seguito, nel 1769, papa Clemente XIV garantì ai Passionisti pieni diritti come ente giuridico, ma non li rese un Ordine vero e proprio, bensì una congregazione di voti semplici, per una maggiore libertà nel descessus dalla stessa.

Paolo della Croce sarà sempre in contatto con le principali personalità politiche e religiose dell’epoca che lo interpelleranno, come uno dei più importanti spiriti del secolo, fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1775.

S. Paolo della Croce è stato canonizzato da Pio IX nel 1867.

La spiritualità passionista nella vita quotidiana

Al centro dell’attività dei padri Passionisti c’è naturalmente la meditazione della Passione di Gesù. Nelle case di ritiro, ogni religioso approfondisce individualmente i misteri della Passione che poi trasmette al popolo anche attraverso la meditazione a viva voce, una forma tipica dell’apostolato passionista.

La vita dei Passionisti è segnata da una regola austera: preghiera intensa, meditazione quotidiana della Passione attraverso il Vangelo, vita comunitaria sobria e un’attenzione particolare ai sofferenti.

Per i passionisti, annunciare il Vangelo significa stare accanto alle ferite dell’uomo, senza fuggirle, senza addolcirle. La contemplazione della Croce diventa così sorgente di un apostolato rivolto alla conversione, alla consolazione e alla speranza.

Discernendo acutamente i mali del suo tempo, proclamò con insistenza che la Passione di Gesù “la più grande e stupenda opera del divino amore”, ne è il rimedio più efficace.

“La Passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del divino amore.” Questa frase esprime la centralità della Passione nella nostra vita quotidiana, uno strumento di crescita spirituale e di avvicinamento al mistero dell’amore di Dio.

“Venite a imparare l’amore ai piedi del Crocifisso.”

La presenza dei Passionisti nella Chiesa e nel mondo

I Passionisti, circa 2000, con le Comunità passioniste femminili delle monache e delle suore, a 250 anni dalla Fondazione, sono presenti in oltre 50 paesi sparsi in tutto il mondo.

Conformandosi alle iniziative del Fondatore, in spirito di fede e carità si dedicano con amore allo studio della Morte e Resurrezione di Cristo, non solo come avvenimento storico, ma anche come “mistero pasquale”.

Prestano il loro servizio per l’evangelizzazione del popolo per mezzo di missioni, corsi di rinnovamento, esercizi spirituali e direzione personale. Si impegnano inoltre in non rare scelte di punto in zone della società in cui è maggiore l’emarginazione.

La congregazione è organizzata in province, vice-province e vicariati provinciali. Attualmente è impegnata in una profonda riflessione sulla propria struttura (le nuove configurazioni).

Secondo i dati riportati al 31 dicembre 2008, la congregazione contava 2.109 religiosi, dei quali 1.653 sacerdoti, in 361 case. I Passionisti erano presenti in 59 nazioni nei cinque Continenti.

ElementoInformazione
Nome ufficialeCongregazione della Passione di Gesù Cristo
SiglaC.P.
FondatoreSan Paolo della Croce
Fondazione1720
Prima fondazioneMonte Argentario
Anno della prima fondazione1737
Regola approvata1741
Scopomissioni popolari e ad gentes, esercizi spirituali
Voto caratteristicoconsacrazione alla Passione del Signore
Abitotunica di lana nera e cintura di cuoio
MottoLa Passione di Cristo sia sempre nei nostri cuori

Le comunità femminili e la famiglia passionista

San Paolo della Croce fondò anche una congregazione di monache passioniste in perfetta clausura, che oggi conta 12 monasteri, dei quali 6 in Italia, 2 in Francia, 1 nel Belgio, 2 negli Stati Uniti, 1 nella Spagna.

La visione di Paolo della Croce non resta confinata alla vita maschile. Nel 1771 egli fonda anche il ramo delle monache passioniste claustrali, estendendo il carisma della Passione alla dimensione contemplativa femminile.

Della congregazione esiste il ramo femminile delle Monache Passioniste, costituito da religiose di clausura di diritto diocesano, fondato a Tarquinia nel 1771 dallo stesso Paolo della Croce con Maria Crocifissa Costantini. Possono ricevere donne per ritiri ed esercizi spirituali.

L'ordine novera anche 4 istituti di suore passioniste con molte case, cui è affidata l'educazione delle fanciulle. Numerose sono anche le congregazioni femminili dedite all'apostolato nelle sue varie forme aggregate alla Congregazione.

Tra queste: le Suore Passioniste di San Paolo della Croce, fondate nel 1811 a Firenze da Maddalena Frescobaldi; le Suore della Santa Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, fondate da padre Gaudenzio Rossi C.P. con Elizabeth Prout nel 1851, e le Figlie della Santa Passione di Gesù e Maria Addolorata, sorte in Messico nel 1896, fondate da padre Diego Alberici C.P.

Nella seconda metà del '900 sono sorti vari Istituti secolari, come le Missionarie secolari della Passione, anch'essi aggregati a vario titolo alla Congregazione dei Passionisti.

Questo simbolo accompagna ogni giorno i religiosi passionisti, cucito sul loro abito come una dichiarazione silenziosa di identità. Ma nel tempo è diventato anche un simbolo di appartenenza per molti laici che si riconoscono in questa spiritualità.

Che cosa non fanno normalmente i Passionisti

A differenza di altre congregazioni, i Passionisti non hanno scuole o università, ad eccezione dei seminari per i loro stessi studenti che vogliono diventare religiosi fratelli o sacerdoti.

La congregazione non gestisce parrocchie, preferendo intervenire al fianco dei parroci per azioni mirate e straordinarie e si pone al servizio di comunità laiche o religiose per dividere con esse il proprio grande patrimonio di spiritualità.

Questa scelta non significa assenza dalla vita parrocchiale, perché sono spesso impegnati anche nella collaborazione con i parroci nei compiti pastorali, tra cui la celebrazione delle Messe, l’ascolto delle confessioni, la visita agli infermi e l’animazione spirituale di gruppi, movimenti e associazioni di fedeli.

Il significato della loro presenza oggi

A oltre duecentocinquant’anni dalla morte del fondatore, avvenuta nel 1775, i preti passionisti continuano a essere una presenza viva nella Chiesa. Il loro carisma non appartiene al passato: parla ancora al presente.

Oggi come allora, portano quel fuoco acceso da Paolo della Croce nelle periferie esistenziali del mondo moderno, unendo l’annuncio del Vangelo a una vicinanza concreta agli ultimi. Trasformando la loro stessa vita in un’offerta continua, silenziosa, radicale.

La loro missione è diretta alla evangelizzazione mediante il ministero della parola della Croce, perché tutti possano conoscere Cristo e la forza della Sua risurrezione. La Croce viene annunciata come luogo in cui l’amore di Dio incontra la sofferenza dell’uomo e apre un cammino verso la speranza.

La Passione di Gesù continua nel mondo di oggi e i Passionisti condividono le ansie e le tribolazioni degli uomini, specialmente dei poveri e degli abbandonati. Con la potenza della Croce, sapienza di Dio, tendono con ardore ad illuminare e rimuovere le cause dei mali che affliggono gli uomini.

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