Bartolo Longo è sepolto a Pompei, all’interno del Santuario della Beata Vergine del Rosario, sotto l’altare dedicato al Santo. La sua tomba si trova nella basilica che egli fondò e che divenne il centro della nuova città di Pompei, insieme alle opere di carità da lui promosse.
Bartolo Longo morì a Pompei il 5 ottobre 1926, all’età di ottantacinque anni. Il suo corpo è custodito sotto l’altare del Santuario della Beata Vergine del Rosario, meta di pellegrinaggi e di preghiera per i devoti della Madonna di Pompei e del Santo apostolo del Rosario.

Dove si trova esattamente la tomba di Bartolo Longo
La tomba di Bartolo Longo si trova nel Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, sotto un altare della basilica. L’altare è riconoscibile perché custodisce il corpo del fondatore del Santuario e rappresenta uno dei principali luoghi di venerazione dedicati a San Bartolo Longo.
Il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei resta il cuore pulsante della città, meta di milioni di pellegrini ogni anno, mentre la Supplica alla Madonna di Pompei, scritta da Longo nel 1883, continua a essere recitata in tutto il mondo. Accanto al “Santuario della fede”, la splendida basilica della Madonna del Rosario, visitata ogni anno da milioni di fedeli, sentì impellente il desiderio di edificare il “Santuario della carità”, le opere sociali che, ancora oggi, circondano il tempio mariano, accogliendo centinaia di persone in difficoltà, per la maggior parte neonati, bambini e ragazzi, provenienti da situazioni di grande disagio sociale.
La morte di Bartolo Longo a Pompei
Bartolo Longo muore a Pompei il 5 ottobre 1926. Bartolo Longo morì a Valle di Pompei, a ottantacinque anni, il 5 ottobre 1926.
Il 9 febbraio 1924 morì la Contessa Marianna, mentre Bartolo Longo - al quale l’anno seguente Pio XI conferì l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce del Santo Sepolcro - si spense, poi, all’età di ottantacinque anni, il 5 ottobre 1926. La memoria liturgica del Beato Bartolo Longo (1841-1926), che si celebra il 5 ottobre, è cara ai Cavalieri e Dame dell’Ordine del Santo Sepolcro.
Le sue ultime parole furono: “La mia giornata è finita. Lavorate per la gloria di Maria e per la salvezza delle anime.”
Il Santuario che custodisce il corpo del fondatore
È il 1875 quando si inizia la costruzione di quello che sarà uno dei Santuari più conosciuti al mondo per la devozione al Santo Rosario. Attorno al Santuario, nascerà pian piano, l’attuale città di Pompei e tutte le opere di Carità che San Bartolo ha voluto far costruire.
Cominciò col catechizzare i contadini; ristrutturò, poi, la piccola chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, e decise, su consiglio del Vescovo di Nola, di erigere una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario. Il 13 novembre 1875, arrivò a Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del Rosario. Prima da Napoli e poi, pian piano, da ogni parte del mondo, cominciarono a giungere offerte per la costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876.
Il Santuario, intanto, consacrato nel 1891, era sempre più conosciuto e molti fedeli chiedevano le più disparate grazie. Il 5 maggio 1901 fu inaugurata la facciata della Basilica, eretta con il contributo di fedeli di tutto il mondo e dedicata alla Pace Universale.
Il tempio, costruito grazie a piccole e grandi offerte - anche di contadini che donavano parte del raccolto - fu completato e consacrato nel 1891, diventando poi Basilica Pontificia nel 1901 per volontà di Papa Leone XIII.
Bartolo Longo, fondatore della nuova Pompei
Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano (BR), Italia. Nel 1863 giunse a Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. Influenzato da amici e professori, si avvicinò al mondo dello spiritismo, abbandonando la fede cattolica alla quale era stato educato.
Grazie al professor Vincenzo Pepe e al domenicano P. Alberto Radente, si convertì e si dedicò pienamente alla fede cattolica e alla carità. Tramite Santa Caterina Volpicelli conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli. Per curare le sue proprietà, nel 1872 si recò in Valle di Pompei.
Facendo un piccolo passo indietro, Bartolo Longo mise piede per la prima volta nell’ottobre del 1872 a Valle di Pompei. Egli veniva a curare gli interessi della Contessa De Fusco.
Il giovane Bartolo, da poco aveva superato il tormentoso periodo delle pratiche spiritiche che tanto lo avevano minato nel suo già debole fisico, era passato all’annuncio della fede cristiana. Egli credeva di venire a fare l’avvocato, di curare gli interessi della Contessa De Fusco che tanta fiducia riponeva in lui; invece la desolazione della Valle lo colpì profondamente ed un desiderio di agire, un bisogno irrefrenabile, una febbre, come lui stesso scrisse, lo indussero a frequentare più spesso la Valle, a soccorrere i poveri e a dare inizio a quelle opere di Carità e di Fede che, in pochi anni, fecero conoscere Pompei in ogni parte del mondo.
Quando Bartolo Longo giunse nella Valle di Pompei nel 1872, quella terra tra le pendici del Vesuvio e le rovine dell’antica città romana era un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Campi abbandonati, case di pietra scura, malaria, superstizione, analfabetismo diffuso.
Nulla lasciava immaginare che di lì a pochi anni sarebbe sorta una città viva, ordinata, fondata sulla preghiera e sul lavoro. Eppure, proprio da quella valle desolata, Longo - giovane avvocato pugliese convertito a una profonda fede cristiana - trasse l’ispirazione per una delle più grandi opere di carità e rinascita morale dell’Italia postunitaria.
Così, la Nuova Pompei cristiana si affiancava alla Pompei pagana dissepolta. Incommensurabile fu l’opera di Bartolo Longo.
La vocazione legata alla diffusione del Rosario
Un giorno vagando in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”. E subito dopo udì l’eco di una campana lontana, che suonava l’Angelus di mezzogiorno; egli allora si inginocchiò sulla nuda terra a pregare fino al raggiungimento di una grande pace interiore, mai provata prima.
A quel punto ebbe ancora più chiara la missione da compiere. Tormentato dal dubbio su come avrebbe potuto salvarsi, a causa delle esperienze passate, una voce interiore gli suggerì che se avesse propagato il Rosario avrebbe ottenuto la salvezza.
Comprese, in tal modo, la sua vocazione e si propose di non allontanarsi da Valle di Pompei senza aver diffuso il culto alla Vergine del Rosario. La sua conversione fu totale, si dedicò anima e corpo alla religione e alla carità.
“Chi propaga il Rosario è salvo” divenne il principio spirituale associato alla sua missione. Comprende la necessità di dedicare la sua vita alla riparazione morale e alla diffusione del Rosario, che considererà sempre la sua “arma contro il male”.
L’immagine della Madonna del Rosario e la nascita del Santuario
Cominciò col catechizzare i contadini e iniziò anche a ristrutturare la piccola e fatiscente chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, mentre l’arrivo presso di essa della prodigiosa immagine della Vergine del Rosario, il 13 novembre 1875, segnò l’inizio di una nuova storia.
Il 13 novembre 1875 il quadro arrivò a Pompei. L’Icona fu data a Bartolo Longo da suor Maria Concetta De Litala, del convento del Rosariello a Porta Medina di Napoli. La religiosa l’aveva avuta in custodia da padre Alberto Radente, confessore del Beato.
Lo fece collocare in una cappella nella Valle di Pompei e ne promosse la venerazione pubblica. Quell’immagine, umile e quasi dimenticata, divenne il cuore di un culto popolare crescente.
Il giorno dopo a Bartolo Longo, che aveva in animo di erigere un altare in onore della Madonna del Rosario, il Vescovo di Nola prospettò, invece, di erigere una nuova chiesa parrocchiale. Longo e la contessa accettarono e cominciarono a raccogliere offerte tra i contadini di Valle e gli amici dell’aristocrazia e della borghesia napoletana.
Da Napoli, ancora, e poi, pian piano, da ogni parte del mondo, giunsero offerte per la costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876. Le offerte arrivano da ogni parte d’Italia, persino da poveri contadini, creando un movimento di fede collettivo senza precedenti.
La ragazza, per intercessione della Vergine del Rosario, guarì il 13 febbraio 1876, lo stesso giorno in cui l’immagine della Madonna venne esposta alla venerazione del popolo pompeiano: il fatto fu ritenuto come il segnale con cui la Vergine mostrava di gradire l’opera iniziata a Valle di Pompei.
La Supplica e la diffusione della devozione
Nel 1877 Bartolo Longo compose e divulgò i “Quindici Sabati”, attraverso i quali «sviluppò l’anima cristologica e contemplativa del Rosario» (cf. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, n. 8).
Due anni dopo, guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della “novena di impetrazione”, da lui appena composta. L’anno seguente, guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della Novena di impetrazione che aveva composto, della quale ci furono, immediatamente, 900 edizioni, in 22 lingue.
Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei, recitarono, per la prima volta, la “Supplica alla Vergine del Rosario”, sgorgata dal suo cuore, in risposta all’Enciclica Supremi apostolatus officio (1° settembre 1883) di Leone XIII.
Nel 1884 fondò il periodico Il Rosario e la Nuova Pompei. Fu usata soprattutto per diffondere la rivista, da lui fondata, “Il Rosario” e la “Nuova Pompei”, ancora oggi stampata in tutto il mondo.
La Città della Carità
Attorno al Santuario, Bartolo Longo volle costruire non solo edifici religiosi, ma una vera “Città della Carità”, dove fede e solidarietà si incarnassero nella vita quotidiana. La sua idea era chiara: la preghiera senza l’azione è sterile, la carità senza la fede è cieca.
Per questo promosse un vastissimo programma di opere sociali, educative e assistenziali, concepite come strumenti di redenzione morale e di emancipazione umana. La questione sociale sta al centro del sistema filosofico ed educativo di Bartolo Longo.
La sua azione non si limitò solo al campo del suo apostolato per la salvezza dell’uomo, ma si allargò per contrastare le tendenze nocive che volevano ostacolare il bene comune.
Il suo vero miracolo è stato quello di donare nuova vita e luce ai tanti bisognosi di quel periodo e dare speranza ai bambini. Credeva nel prossimo, dedicava la sua vita all’educazione e alla formazione lavorativa che permetteva di poter abbattere l’ignoranza di quel periodo.
Le opere educative e sociali
Il 6 novembre 1886 inaugurò due asili per togliere i piccoli dalla strada mentre i genitori lavoravano in campagna. Chiese ed ottenne nuove scuole popolari gratuite per i fanciulli.
Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue opere di carità a favore dei minori, retta all’inizio dalla contessa De Fusco. Nel 1892 veniva collocata la prima pietra dell’Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal 1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle.
Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue opere di carità a favore dei minori, che successivamente affiderà alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, da lui fondate nel 1897.
In seguito accolse anche le figlie dei carcerati che affidò alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”. Il primo ragazzo accolto divenne, poi, sacerdote.
Scuole, laboratori e formazione professionale
Bartolo Longo comprese che la redenzione morale non poteva prescindere dalla formazione intellettuale e pratica. Così fondò una rete di scuole e laboratori annessi agli istituti caritativi.
- Scuola Agraria: per insegnare ai giovani contadini moderne tecniche di coltivazione, potatura e irrigazione.
- Scuola di Arti e Mestieri: un centro polivalente dove i ragazzi imparavano falegnameria, meccanica, forgiatura, tipografia e pittura decorativa.
- Laboratori femminili di economia domestica: per le ragazze, Longo istituì corsi di cucina, ricamo e sartoria, ma anche di lettura e contabilità, affinché potessero gestire in autonomia il proprio futuro.
- Scuola Tipografica “Pompei”: fondata per stampare materiali religiosi e didattici, divenne anche una palestra per giovani tipografi e rilegatori.
- Biblioteca e Scuola Serale: Longo promosse l’istruzione per adulti, con corsi serali gratuiti di alfabetizzazione, aritmetica e catechismo, destinati ai contadini e agli operai.
Queste istituzioni rappresentarono un modello di educazione integrale, unendo fede, cultura e lavoro. La giornata degli allievi era scandita dalla preghiera, dallo studio e dalle attività manuali, in un equilibrio armonioso che anticipava la moderna pedagogia sociale cristiana.
Accoglienza, assistenza e abitazioni
A Pompei giungevano migliaia di pellegrini, molti dei quali poveri o malati. Longo volle che la carità fosse concreta: costruì ospizi e dormitori per chi non aveva un tetto; organizzò cucine economiche per offrire pasti gratuiti; fondò un ambulatorio medico gratuito, dove i più bisognosi potevano ricevere cure e assistenza; promosse la costruzione di case popolari e alloggi per i lavoratori del Santuario.
Nel 1887, l’Avvocato inaugurò un dispensario medico-chirurgico gratuitamente per le fasce deboli. Iniziativa singolare e di grande spessore sociale fu la costruzione delle “Case Operaie”.
A quanti non avevano il denaro sufficiente per acquistare una casa, Longo propose di comprarne una con un pagamento rateale, che gli operai avrebbero onorato con la loro paga da lavoro.
Il suo sogno era una città dove “nessuno si sentisse escluso e dove ogni uomo potesse ritrovare la dignità di figlio di Dio”.
La trasformazione urbana di Pompei
La nuova Pompei, grazie al suo impegno e all’aiuto di tanti, prendeva forma. L’attuale stazione dei treni della ferrovia dello Stato di Pompei fu fatta costruire dall’avvocato, a sue spese, per favorire i pellegrini che volevano andare a pregare in Santuario, provvedendo così anche ad una strada di collegamento con esso, l’attuale via Sacra.
La corrispondenza tra devoti e Santuario cresceva vertiginosamente per questo era necessario un Ufficio Postale, che la competente amministrazione autorizzava a condizione che le spese di costruzione fossero a carico del richiedente (1884).
L’amicizia di Bartolo Longo con il religioso Padre Francesco Denza fece sì che il Santuario fosse dotato, in breve tempo, di un moderno parafulmine (1889), di un funzionale Osservatorio meteorologico (1890) e della corrente elettrica (1891).
A questi servizi seguirono: le Scuole Elementari; la “Società Cooperativa di Consumo Bartolo Longo per il Personale del Santuario di Valle di Pompei”; la Tranvia elettrica, sul tratto Pompei-Salerno-Pompei; la linea ferroviaria “Circumvesuviana”; la linea telefonica.
Attorno al Santuario sorse una città nuova, ordinata, con strade regolari, edifici scolastici, conventi, laboratori e giardini. La planimetria stessa fu pensata in modo simbolico: il Santuario come centro, e intorno le opere della carità e del lavoro, quasi a rappresentare l’unione tra fede e civiltà.
Pompei, un tempo terra di rovine, divenne così un laboratorio di rinnovamento sociale.
La tipografia e la formazione al lavoro
Padre Ludovico da Casoria, sapendo che Bartolo Longo faceva stampare fior di libri e giornali, gli suggerì di aprire a Pompei una tipografia, con la quale dare lavoro e formazione artigianale ai giovani disoccupati del posto.
L’avvocato comprò una macchina nuova di zecca. La tipografia venne così aperta e in pochi anni divenne una delle strutture più moderne e meglio attrezzate nel suo campo.
Fu usata soprattutto per diffondere la rivista, da lui fondata, “Il Rosario” e la “Nuova Pompei”, ancora oggi stampata in tutto il mondo.
Bartolo Longo e la Dottrina sociale della Chiesa
L’invenzione delle macchine, applicate all’industria, invece di essere una spinta al progresso ed al benessere comune, furono, al contrario, la causa di grave disagio della classe lavoratrice locale. La colpa non fu tanto delle macchine, ma del modo in cui venivano applicate a livello lavorativo.
I capitalisti assumevano nelle fabbriche personale con la retribuzione del minimo salario, a tutto danno degli operai, che si trovarono in condizioni economiche disastrose.
Si leva un grido di disperazione accolto da Papa Leone XIII, il quale lanciò al mondo l’Enciclica «Rerum Novarum» il 15 maggio 1891, con la quale per la prima volta la Chiesa Cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali, fondando la Dottrina Sociale della Chiesa.
L’enciclica ispirò molto l’opera di Bartolo, orientata alla promozione della giustizia e della dignità umana. L’enciclica sottolineava il diritto dei lavoratori a ricevere una “giusta mercede”, un principio che si ricollega all’impegno di Bartolo nel migliorare le condizioni di vita dei contadini e dei poveri che vivevano a Pompei.
Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue Opere di Carità a favore di bambini e adolescenti. Intanto, grazie a lui, intorno al cantiere della nuova chiesa sorgeva una vera e propria città con case per gli operai - tra i primi esempi di edilizia popolare, che anticipava l’attenzione della Rerum Novarum alla questione sociale - il telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo ospedale, l’osservatorio meteorologico e quello geodinamico.
La contessa Marianna De Fusco
Fondamentale infatti è stata la figura della Contessa, co-fondatrice del Santuario, che accanto a Bartolo, ha fatto nascere, attraverso le Opere, la nuova Città di Pompei, la città della Carità e della Pace, riuscendo a superare numerosi ostacoli, sotto la protezione della Vergine del Santo Rosario.
La nobildonna pugliese, che il 1° aprile 1885 sposò Bartolo Longo a Napoli, sarà decisiva nella realizzazione di tutta l’opera pompeiana, alla quale contribuì con le sue risorse economiche e con le sue idee, che spesso determinarono le scelte del Longo.
Nel 1897, infatti, Longo e la consorte Marianna fecero richiesta al Cardinale Camillo Mazzella, Vicario Pontificio per il Santuario di Pompei, di erigere canonicamente la nuova Congregazione, approvata ufficialmente il 25 agosto.
La beatificazione e la canonizzazione
Bartolo Longo (1841-1926) è stato riconosciuto venerabile il 3 ottobre 1975 da Papa Paolo VI. La beatificazione fu celebrata il 26 ottobre 1980 da Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.
| Evento | Data | Pontefice |
|---|---|---|
| Venerabilità | 03 ottobre 1975 | Papa Paolo VI |
| Beatificazione | 26 ottobre 1980 | Papa Giovanni Paolo II |
| Canonizzazione | 19 ottobre 2025 | Papa Leone XIV, Roma |
| Memoria liturgica | 5 ottobre |
Il solenne rito di beatificazione, presieduto da San Giovanni Paolo II, si svolse in Piazza San Pietro la domenica 26 ottobre 1980. L’opera del Longo ha avuto il suo primo, solenne riconoscimento con la Beatificazione da parte di Giovanni Paolo II, il 26 ottobre 1980.
Dopo il 1980 e fino ai nostri giorni è stata costante e vieppiù diffusa la fama di santità e di segni del Beato, come attestano, autorevolmente, le lettere di conferenze episcopali nazionali e di interi episcopati regionali italiani.
Domenica 19 ottobre 2025, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha canonizzato il Beato Bartolo Longo, Fondatore del Santuario di Pompei, delle Opere di carità, della stessa nuova Città di Pompei.
Alla Santa Messa erano presenti Delegazioni Ufficiali provenienti dall’Italia, dal Libano, dall’Armenia e dal Venezuela. Migliaia di pellegrini sono partiti da Pompei e da altre località per gioire con San Bartolo, “che dal Cielo ci guarda e ci benedice. Ci vuole tutti santi!”.
Il 19 ottobre successivo Papa Leone XIV, eletto al soglio di Pietro l'8 maggio 2025, lo ha proclamato santo in Piazza San Pietro. Dopo oltre quarant’anni di devozione, il 19 ottobre 2025, Papa Leone XIV lo proclamò Santo Bartolo Longo, riconoscendo la sua opera come un esempio universale di fede vissuta nel sociale.
Il significato della tomba nel Santuario
La sepoltura di Bartolo Longo nel Santuario di Pompei esprime il legame inseparabile tra la sua vita, la diffusione del Rosario, la costruzione della basilica e la nascita delle opere sociali della città.
San Bartolo diventa l’esempio concreto di una santità vissuta ogni giorno nella vita quotidiana dedicandosi agli ultimi e agli emarginati, ai poveri e ai sofferenti, proprio come Gesù nel Vangelo.
Ed è per questo che la sua santificazione passa attraverso l’immergersi nella completa preghiera, attraverso il costante impegno nel propagare il Rosario, donando salvezza e speranza a chi veramente ne aveva bisogno soprattutto con la costruzione delle Opere di Carità e con il servizio all’impegno civile, sociale, sociologico, lavorativo ed educativo.
Come apostolo del Rosario divenne evangelizzatore e difensore delle ragioni e dei diritti dei minori, compiendo una singolare azione di promozione umana a favore dei ragazzi emarginati del suo tempo, soprattutto gli orfani e i figli e le figlie dei carcerati.
Seppe coniugare insieme le parole della fede e le opere della carità, mettendosi a servizio degli emarginati nelle periferie del mondo del suo tempo, diventando testimone di una Chiesa in uscita e senza frontiere, auspicata dal magistero di Papa Francesco.
La tomba e la devozione dei pellegrini
L’altare sotto il quale è custodito il corpo del Beato Bartolo Longo è diventato anche un riferimento per le comunità che ne diffondono la memoria fuori dall’Italia. Dalla Luogotenenza USA North Central invece i membri raccontano la dedicazione di un altare al beato Bartolo Longo nel Santuario di Nostra Signora di Pompei che si trova a Chicago.
L’altare è stato costruito come una replica di quello all’interno del quale si trova il corpo del beato sotto l’altare del Santuario della Beata Vergine del Rosario a Pompei e contiene un’effigie del Cavaliere che indossa il mantello dell’Ordine.
Da Pompei, città che ha risollevato con la grazia della recita del Rosario, il Beato continua a ispirare iniziative di preghiera e carità in tutto il mondo.
La memoria liturgica del Beato Bartolo Longo (1841-1926), che si celebra il 5 ottobre, è cara ai Cavalieri e Dame dell’Ordine del Santo Sepolcro. Unico membro laico dell’Ordine ad essere stato beatificato, Bartolo Longo è per i nostri membri un esempio di preghiera costante, carità attiva e amore verso i più bisognosi.
Informazioni essenziali
- Luogo di sepoltura: Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei.
- Posizione: sotto un altare all’interno della basilica.
- Data della morte: 5 ottobre 1926.
- Luogo della morte: Pompei, Valle di Pompei.
- Memoria liturgica: 5 ottobre.
- Canonizzazione: 19 ottobre 2025, in Piazza San Pietro, da Papa Leone XIV.
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