L’Altare di Pergamo è un monumento ellenistico realizzato a Pergamo, in Asia Minore, l’attuale Turchia, tra il 170 e il 159 a.C., durante il regno di Eumene II. Fu costruito per ringraziare gli dèi della vittoria riportata dal regno di Pergamo contro i Galati, una popolazione di origine celtica insediata in Asia Minore.
Altre indicazioni collocano la costruzione dell’altare intorno al 180-160 a.C.; il monumento fu comunque concepito nel II secolo a.C. dai re attalidi come celebrazione della vittoria sui Galati e dell’espansione di Pergamo nella parte occidentale dell’Asia Minore. Oggi la ricostruzione della parte frontale dell’altare è conservata al Pergamonmuseum di Berlino.
La data dell’Altare di Pergamo
La datazione più precisa colloca l’edificio nel periodo 170-159 a.C., durante il regno di Eumene II. L’altare è stato eretto nella città di Pergamo, in Asia Minore, nell’attuale Turchia, intorno al 180-160 a.C., e fu scoperto dagli archeologi tedeschi Carl Humann e Alexander Conze, in una successione di campagne di scavo a partire dal 1878.
Il Grande Altare fu realizzato dai re attalidi per celebrare la vittoria sui Galati e come ringraziamento per aver esteso Pergamo su gran parte dell’Asia Minore occidentale. Tutti i materiali archeologici esposti sono stati scavati a Pergamo e sono datati al II secolo a.C.
| Elemento | Data o periodo |
|---|---|
| Costruzione dell’Altare di Pergamo | 170-159 a.C. |
| Periodo storico | II secolo a.C. |
| Regno di riferimento | Eumene II |
| Mosaico della sala per banchetti | 160 a.C. |
| Scoperta archeologica | Campagne di scavo a partire dal 1878 |
| Primo ritrovamento dei resti dell’Altare | 1886 |
| Ricostruzione parziale a Berlino | 1901 |
| Esposizione al Pergamon Museum | Dal 1930 |

Pergamo e la dinastia degli Attalidi
Il regno di Pergamo, situato nella parte occidentale della penisola anatolica, fu fondato nel III secolo a.C. da Lisimaco, un generale di Alessandro Magno. Pergamo, la città più importante, insieme con Alessandria d’Egitto della civiltà ellenistica e poi capitale della provincia romana d’Asia, si trovava sulla costa nord-occidentale dell’Asia Minore, attuale Turchia.
Pergamo si rese indipendente dopo la morte improvvisa di Alessandro Magno nel 323 a.C.; Attalo I si proclamò re dando inizio alla dinastia degli Attalidi, una delle più importanti del periodo ellenistico. La città conobbe così tre secoli di grande prosperità economica che favorì un’incredibile fioritura artistica e culturale.
Il regno divenne rapidamente un importante centro culturale e politico, e fu in grado di sconfiggere numerose tribù e regni vicini, acquisendo sempre maggiore potere. I re attalidi, come i Tolomei ad Alessandria e i Seleucidi ad Antiochia, con la loro attività edilizia trasformarono Pergamo in una delle più grandiose e splendide città del mondo ellenistico.
Fu centro di una grande produzione artistica ed è l’unica città dove sia possibile avere un quadro completo, senza soluzione di continuità, dell’arte ellenistica. L’architettura di questa città, le sue sculture, la sua scuola artistica hanno formato la nostra idea dell’arte greca tarda.
Pergamo fu famosa in tutto il mondo antico anche per la straordinaria biblioteca di oltre 20.000 volumi e per il centro di ricerche mediche e l’ospedale. Dopo la morte dell’ultimo re Attalo III, il regno fu annesso alla repubblica romana nel 129 a.C. e Roma scelse Pergamo come capitale della Provincia d’Asia.
Con l’avvento del cristianesimo, Pergamo divenne una delle prime comunità cristiane. Infatti la Chiesa di Pergamo, nominata nell’Apocalisse, è uno dei sette centri dove i Cristiani gettarono le basi dell’organizzazione ecclesiastica.
La vittoria sui Galati
Nel 230 a.C., i Galati, mossi dall’idea della conquista di quelle prosperose terre, invasero la regione e il re di Pergamo, Attalo I, decise di opporsi all’aggressione guidando personalmente il suo esercito. La guerra durò diversi anni e fu caratterizzata da una serie di scontri violenti e di grande intensità.
I Galati, pur essendo una tribù temuta e rispettata per la loro ferocia in battaglia, furono infine sconfitti grazie alle strategie militari innovative di Attalo I, che ha saputo utilizzare al meglio le caratteristiche del terreno e il potenziale delle truppe a sua disposizione.
La vittoria sui Galati ha rappresentato un importante successo per il regno, che consolidò così il suo potere e la sua posizione politica nella regione. Per celebrare l’evento fu costruito l’altare dedicato a Zeus Soter e ad Attalo I.
L’altare è stato dedicato a Zeus Soter e Athena Nikephoros, Zeus salvatore e Athena portatrice di vittoria, proprio perché si voleva celebrare la fine della guerra e la vittoria contro i Galati, una tribù di origine celtica che si era stanziata in Asia Minore, l’attuale Turchia.
Dimensioni e struttura architettonica
L’Altare di Pergamo era alto 25 metri, aveva 35 metri di lunghezza e 33 metri di larghezza, ed era decorato con 118 colonne. Secondo un’altra ricostruzione, le sue dimensioni erano 36 metri per 34 metri.
L’Altare sorgeva a metà collina, sulla salita verso l’Acropoli. La struttura dell’altare è caratterizzata da una scalinata centrale incastrata tra due ali simmetriche.
Posto su un alto basamento ornato su tre lati da uno splendido e lunghissimo fregio ad altorilievo, era costituito da un grande recinto colonnato aperto verso ovest, cui si accedeva da un’imponente scalinata e da due portici laterali.
In asse con l’entrata principale, offre un colpo d’occhio impressionante: è la ricostruzione a grandezza naturale della parte frontale dell’edificio realizzato nel 170-159 a.C. a Pergamo, in Asia Minore, durante il regno di Eumene II.
La struttura dell’altare è caratterizzata da una scalinata centrale incastrata tra due ali simmetriche. La maestosa scalinata dell’Altare, rivolta un tempo alla valle dominata dall’acropoli di Pergamo, conduce al cortile interno, riservato ai sacerdoti, dove si sacrificavano gli animali.
La suggestione è data dal fatto che l’Altare di Pergamo è un tempio al contrario: le colonne sono in alto e il fregio è posto alla base; un fregio molto più alto del tempio greco classico, posto davanti agli occhi di chi guarda e che invade il campo visivo con le figure giganti rappresentate.
Il fregio della Gigantomachia
L’unica parte originale del tempio, capolavoro di arte ellenistica, è il fregio, lungo 130 metri, ricostruito per circa un terzo del totale ricomponendo i frammenti reimpiegati, e così conservati, in edifici successivi.
Secondo un’altra descrizione, il fregio ad altorilievo raggiungeva 120 metri di lunghezza e 23 metri di altezza. La Gigantomachia era il fregio più grande e rappresentava la lotta tra gli dei dell’Olimpo e i Giganti per la conquista del cielo.
Vi è raffigurata la lotta degli dèi contro i Giganti, o Gigantomachia, i cui bassorilievi principali si trovano di fronte, ai lati della ripida scalinata centrale: vi si riconoscono Atena e Zeus, indicati anche da didascalie originali.
La sequenza più importante del fregio racconta della Titanomachia e rappresenta la lotta degli dei olimpici contro i Titani, i dodici figli di Urano e Gea sconfitti dagli dei dell’Olimpo guidati da Zeus.
La scelta della Titanomachia sembra che fosse stata guidata anche dal fatto che i Galati in combattimento usavano mettersi in testa un miscuglio di gesso e grasso chiamato Titanòs.
Oltre ai Titani il fregio continua col sacrificio di Telefo, il sacrificio di un re nemico in onore di Zeus come segno di sottomissione. Sotto le colonne dell’altare erano collocate anche una serie di statue di divinità, tra cui quella di Zeus seduto su un trono, una figura di Atena e quella di Nike, la dea della vittoria.

Stile e valore espressivo delle sculture
I rilievi dell’altare sono dotati di figure eseguite con un grande realismo e una forte espressività, con pose drammatiche e intense tensioni emotive. Le sculture, oggi spoglie, originariamente dipinte e ornate di oro e argento, sono animate da un pathos intenso.
Un Laocoonte moltiplicato più e più volte. La maggior parte delle sculture rappresenta episodi mitologici legati alla figura di Zeus e di Athena.
Forse avremmo avuto la stessa emozione che ci scatena un’opera barocca, perché come il Barocco lo stile ellenistico fugge dagli equilibri del classico per costituire un linguaggio di effetti speciali che vanno oltre l’umana percezione.
Tra le tante sculture, eseguite in bronzo, restano due copie in marmo di eccezionale bellezza che rappresentano la celebrazione del nemico sconfitto ma virtuoso: le statue del Galata morente e del Galata suicida.
Il Galata morente e il Galata suicida
Il Galata morente, esposto ai Musei Capitolini a Roma, rappresenta un guerriero a terra, gravemente ferito e in attesa della morte imminente. La sua espressione è drammatica, con la testa china e il volto contratto dal dolore.
Il Galata suicida, che si trova a Palazzo Altemps, è un gruppo scultoreo che rappresenta un guerriero celtico intento a togliersi la vita. È una scena carica di pathos e di dramma: il guerriero si trafigge con la spada il costato e intanto sostiene il corpo della moglie che ha appena ucciso.
Sono queste opere che a modo loro rappresentano la vulnerabilità e la fragilità della vita umana, anche in un contesto di guerra e violenza. Queste opere, a modo loro, rappresentano la vulnerabilità e la fragilità della vita umana, anche in un contesto di guerra e violenza.
Il fregio di Telefo
Un altro fregio, più piccolo ma di eguale bellezza, decorava il muro perimetrale interno del colonnato superiore e rappresentava gli episodi della vita di Telefo, figlio di Eracle e mitico fondatore di Pergamo.
Vi sono rimontati i frammenti di un fregio raffigurante le gesta di Telefo, uno dei figli di Eracle, eroe della cui stirpe Eumene si proclamava discendente.
I rilievi del fregio di Telefo fanno parte del monumentale fregio che racconta la storia del mitico eroe Telefo, leggendario capostipite della dinastia degli Attalidi, i sovrani che regnarono su Pergamo nel periodo ellenistico.
Il fregio di Telefo aveva una funzione diversa rispetto alla Gigantomachia: attraverso il racconto delle vicende dell’eroe, collegava la fondazione mitica della città alla dinastia regnante e celebrava la legittimità degli Attalidi.
Scavi, trasferimento e ricostruzione a Berlino
L’Altare di Pergamo fu scoperto dagli archeologi tedeschi Carl Humann e Alexander Conze, in una successione di campagne di scavo a partire dal 1878. Humann era un architetto e archeologo, mentre Conze era archeologo, storico dell’arte e direttore dei musei reali di Berlino.
Dopo il primo ritrovamento dei resti dell’Altare, avvenuto nel 1886, gli scavi archeologici tedeschi nella città di Pergamo in Asia Minore, sulla costa nord-ovest dell’attuale Turchia, iniziati regolarmente nel 1878, sono proseguiti, salvo brevi interruzioni, fino ad oggi e ancora continuano.
Tutti i rilievi e le parti architettoniche dell’Altare furono trasportati a Berlino, dove furono parzialmente ricomposti nel 1901. L’Altare ricostruito fu esposto dal 1930 nel nuovo Pergamon Museum a Berlino.
La ricostruzione berlinese restituisce soprattutto la facciata monumentale e la scalinata centrale, mentre il complesso originario comprendeva anche il cortile interno, i portici e gli ambienti destinati alle funzioni rituali.
Gli ambienti del Pergamonmuseum
A destra della scalinata è un plastico dell’antica città di Pergamo, mentre un altro plastico, a sinistra, restituisce il quadro d’insieme dell’altare.
La porta accanto immette in una sala sul cui pavimento è rimontato il mosaico, risalente al regno di Attalo II, 160 a.C., che ornava una sala utilizzata per banchetti. La firma dell’autore del mosaico, Efaisto, costituisce uno dei primi esempi della presa di coscienza del ruolo dell’artista.
La statua di Atena che guarda il mosaico fu rinvenuta nel 1880 sotto le rovine del tempio il cui propileo circonda la sala. Da questa sala si accede ad altri ambienti riservati a mostre temporanee.
Passando per la porta sulla destra dell’Altare di Pergamo, dalla sala principale si accede all’ambiente in cui è stata rimontata la Porta del Mercato di Mileto, proveniente da quella che fu una delle più importanti città greche sulla costa occidentale dell’attuale Turchia, centro di scambi commerciali tra Europa e Asia.
Si tratta di una grandiosa facciata costruita intorno al 120 d.C., riunendo il lessico dei propilei a colonnato greco e quello della porta ad arco e della scena del teatro romano: esempio significativo, dunque, della relazione tra la tradizione costruttiva ellenistica e l’espressione artistica della Roma imperiale.
Nella stessa sezione sono stati ricostruiti anche la facciata del tempio di Traiano, 117 d.C., di Pergamo, e due enormi colonne dell’altare di Baalbek, I-III secolo d.C.
Il museo e i lavori di restauro
L’Altare di Pergamo, il maestoso edificio dedicato a Zeus e Atena nel II secolo a.C. per celebrare la vittoria di Pergamo sui Galati, è stato sottoposto a un lungo e delicato restauro che ha modificato il percorso di visita del museo.
Il monumento, che dal 29 settembre verrà sottoposto ad un lungo e delicato restauro, non riaprirà prima del 2019, stravolgendo il percorso di visita al museo che in quella data riaprirà comunque parzialmente nel rispetto di un piano di interventi progressivi che successivamente impegneranno l’ala sud e si protrarranno fino al 2025.
L’occultamento dell’importante esemplare di arte ellenistica, che attira annualmente 1,3 milioni di visitatori, avrà certamente effetto sulla vita del museo che tuttavia manterrà aperte altre sale di forte richiamo come quelle che ospitano l’altare di Ishtar, la Porta del Mercato di Mileto, la strada processionale proveniente da Babilonia e il museo d’arte islamica.
Le misure legate alla ristrutturazione potrebbero causare lunghe attese, per questo il museo raccomanda una pianificazione della visita e la prenotazione dei biglietti d’ingresso.
Il restauro e lo studio del fregio di Telefo
Due anni prima della mostra dedicata al fregio di Telefo, i 51 rilievi del fregio di Telefo sono stati nuovamente staccati, studiati, puliti e restaurati con le tecniche più moderne che hanno restituito ai marmi il loro originario splendore.
I prestigiosi musei The Metropolitan Museum of Art e Fine Arts Museums of San Francisco hanno contribuito al restauro e, prima che i rilievi del fregio di Telefo siano definitivamente ricollocati al loro posto nel Museo di Berlino, hanno ottenuto di poter presentare al pubblico, in una mostra itinerante, i 12 rilievi tra i più belli e spettacolari del fregio di Telefo.
Il nuovo modellino del Grande Altare in scala 1:20, fedele in ogni più piccolo dettaglio, raccoglie i risultati dei recentissimi studi e presenta quindi notevoli novità e interpretazioni circa la forma dell’Altare e la disposizione di alcune lastre dei fregi.
La mostra sul fregio di Telefo a Roma
La mostra “L’Altare di Pergamo: il Fregio di Telefo” si è svolta dal 5 ottobre 1996 al 15 gennaio 1997 a Roma, presso Palazzo Ruspoli, con 80.690 visitatori.
La mostra ha presentato per la prima volta in Italia le sculture in marmo del II secolo a.C. provenienti dal Grande Altare di Pergamo, considerato il monumento più spettacolare del mondo ellenistico.
Gli oggetti esposti comprendevano 12 lastre con gli altorilievi dal fregio di Telefo, statue e frammenti figurati dal fregio di Telefo, frammenti figurati della Gigantomachia, frammenti architettonici dell’Altare, l’iscrizione votiva dell’Altare, monete, il gruppo del Prometeo e un modellino in scala 1:20 del Grande Altare.
La mostra, dopo le tappe dei mesi precedenti a New York e a San Francisco, è arrivata a Roma, ospitata dalla Fondazione Memmo a Palazzo Ruspoli, per soli tre mesi, prima del definitivo rientro in Germania.
La tappa romana, unica in Italia e improrogabile, è stata resa possibile dalla disponibilità dello Staatliche Antikensammlungen di Berlino, che ha ritardato il ritorno in Germania e la programmata ricollocazione dei rilievi di Telefo nel Museo, dalla disponibilità del Metropolitan Museum of Art e del Fine Arts Museums of San Francisco, ideatori della mostra, e dalla collaborazione della Soprintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma.