I sacerdoti maya costituivano una delle componenti più importanti dell’élite dirigente: amministravano il culto, interpretavano i calendari e i fenomeni celesti, stabilivano i giorni favorevoli o sfavorevoli per le principali attività e guidavano cerimonie, offerte e sacrifici. Il loro sapere univa religione, astronomia, matematica, scrittura e calendario.
Nelle città-stato maya il potere era concentrato nelle mani di un sovrano considerato di natura divina, affiancato da un potente ceto nobiliare e da una gerarchia sacerdotale. Il capo della città era il sommo sacerdote, che deteneva anche i poteri politici e giudiziari. Il clero risiedeva nei templi, innalzati sulla sommità di alte piramidi, mentre la popolazione viveva soprattutto nelle campagne circostanti e raggiungeva i centri urbani per le cerimonie religiose e il mercato.
Chi erano i sacerdoti maya
La casta sacerdotale era il principale depositario del sapere. I sacerdoti conoscevano la complessa scrittura geroglifica, praticavano i calcoli necessari alla misurazione del tempo e osservavano con attenzione il Sole, la Luna, Venere, le stelle e le costellazioni.
Compito dell’importantissima casta sacerdotale era interpretare, servendosi anche della matematica e dell’astronomia, la complicatissima ragnatela di influenze positive e negative delle varie divinità per stabilire i giorni fausti o nefasti per ogni azione umana, dalla guerra al matrimonio, alla semina, all’incoronazione di un re.
I sacerdoti organizzavano e conducevano le cerimonie, precedute da lunghi periodi di purificazione mediante digiuno e astinenza sessuale. L’aspetto più importante dei riti religiosi, che prevedevano anche danze, banchetti e feste pubbliche, erano le offerte e i sacrifici agli dei, per ottenerne la benevolenza.

Il potere religioso e politico
Il popolo maya era organizzato in una miriade di città-stato indipendenti, come Chichén Itzá, Mayapán e Palenque. Le città maya erano indipendenti le une dalle altre e non venne mai costituito un impero o un regno unificato, a differenza di altri popoli precolombiani come gli aztechi e gli inca.
All’interno di questi centri urbani, la vita era regolata da un’élite, cioè la classe dominante, di nobili e sacerdoti, al di sopra dei quali stava un re che veniva venerato come un semidio. Nelle città maya, il potere era detenuto da un sovrano, considerato un essere di natura divina e, di conseguenza, dotato di un’autorità pressoché assoluta.
La costruzione di piramidi, templi, osservatori e palazzi indicava una forte organizzazione sociale, guidata da una gerarchia militare-sacerdotale e sostenuta dalla fatica di migliaia di lavoratori. Le città maya erano caratterizzate da edifici monumentali ornati con sculture e stele che, nati probabilmente come centri cerimoniali, avevano conservato un’importante funzione religiosa anche quando erano ormai abitazioni e sedi del potere politico e militare.
Templi, piramidi e luoghi sacri
Nel III secolo d.C. la Civiltà Maya andò incontro a un florido sviluppo: i centri urbani divennero più estesi e furono costruite grandi piramidi a gradoni, che avevano funzione di tempio e, talvolta, di sepolture per i sovrani e altre persone potenti.
Le piramidi maya erano luoghi destinati alle cerimonie pubbliche e ai rituali più importanti. In cima alle piramidi destinate ai sacrifici umani era collocata una scultura di pietra, il chacmool, sul quale alle vittime veniva estratto il cuore ancora pulsante e offerto agli dei.
Tra i principali centri cerimoniali vi erano Tikal, Palenque, Copán, Uxmal e Chichén Itzá. Il nome Chichén Itzá significa “Bocca del pozzo dei maghi dell’acqua” e i suoi monumenti più importanti erano il tempio delle mille colonne, il tempio dei guerrieri, la Piramide di Kul-Kul-Kan, il tempio di Venere, il Tempio dei giaguari, l’osservatorio astronomico, il tempio di Akab-dzib e il Pozzo dei sacrifici.
Gli osservatori astronomici erano tra gli edifici più importanti delle principali città, come Palenque e Chichén Itzá. Il loro utilizzo era collegato alla necessità sacerdotale di seguire i cicli celesti e di determinare i momenti più appropriati per le attività rituali, agricole, politiche e militari.
Le conoscenze dei sacerdoti
Astronomia
I Maya erano attenti osservatori del cielo e applicarono il proprio efficiente sistema di calcolo all’astronomia, dove raggiunsero risultati notevoli che stupiscono per la semplicità dei mezzi utilizzati, i quali si riducevano all’osservazione a occhio nudo e al calcolo matematico.
Oltre alla precisione quasi assoluta nella determinazione dell’anno solare in 365,242 giorni, essi erano in grado di prevedere con altrettanta precisione le eclissi solari, di calcolare le rivoluzioni di Venere e i cicli della luna e avevano profonda conoscenza delle stelle.
Il forte rapporto tra Maya e divinità celesti era infatti frutto di un’ampia conoscenza all’avanguardia dell’astronomia: senza telescopi e strumenti sofisticati, erano riusciti a stilare un calendario solare molto più preciso di quello europeo composto da 365,242 giorni, sbagliando di appena 17 secondi sulla reale lunghezza del periodo di rotazione della Terra.
Matematica
I Maya elaborarono un efficace sistema di calcolo su base vigesimale, cioè su base 20, funzionale quanto il nostro sistema decimale e forse più adatto a fare operazioni su numeri elevati. I Maya - e forse ancor prima di loro gli Olmechi e gli Zapotechi - furono i primi a utilizzare lo zero, già prima dell’era cristiana, mentre gli Indiani lo scoprirono nel V secolo d.C. e gli Arabi lo ereditarono dagli Indù nell’VIII.
I numeri maya erano rappresentati con punti che simboleggiavano un’unità e ogni cinque unità si formava una riga; lo zero era rappresentato con una conchiglia. I glifi dei numeri maya erano, dal basso verso l’alto, le unità, rappresentate graficamente con dei punti, mentre le cinquine erano raffigurate con delle barrette, le ventine, i multipli di 360, di 7.200, di 144.000 e così via.
Scrittura
La scrittura maya era un sistema misto, in cui alcuni caratteri erano fonetici sillabici e altri ideografici. Gli studiosi non hanno ancora compreso integralmente questo complesso sistema di grafemi, ma la sua decifrazione ha permesso di conoscere meglio la storia politica, religiosa e astronomica dei Maya.
Nelle epigrafi sulle stele, gli architravi, le pareti e i gradini dei monumenti raccontarono prevalentemente le gesta, la vita e la storia dei regnanti delle città-stato, sempre accuratamente datate, mentre nei codici, scritti in genere su fogli ricavati da pelle di cervo o da cortecce dell’albero del fico, trasmisero soprattutto le proprie dottrine religiose, astronomiche e scientifiche.
I calendari e l’interpretazione del tempo
Il calendario maya era molto complesso e si collegava con la matematica, con la religione e con l’astronomia. I Maya sapevano benissimo che l’anno solare è composto di 365 giorni e una frazione, per cui ai 18 mesi aggiungevano 5 giorni, che consideravano infausti.
Accanto a questo calendario civile, essi ne seguivano uno rituale, che prevedeva un anno di 260 giorni, cioè di 13 mesi di 20 giorni. Dato che il primo giorno dei due calendari coincideva una volta ogni 52 anni, cioè 18.980 giorni, questo periodo era considerato un ciclo storico di estrema importanza.
I Maya avevano una concezione ciclica del tempo, ispirata dalle loro conoscenze astronomiche. Come i giorni sono cicli di dì e notte e gli anni solari cicli di stagioni, così, a livello più grande, la vita universale si divide in cicli cosmici.
Era considerato importante anche il periodo di 20 anni, detto katun. Sia la vita del singolo uomo, sia le vicende politiche erano scandite in katun, che si credevano governati dalle divinità che decidevano la fortuna favorevole o sfavorevole di ogni giornata e di ogni periodo.
| Elemento | Funzione religiosa |
|---|---|
| Calendario civile | Organizzazione dell’anno solare e delle attività collettive |
| Calendario rituale | Individuazione dei giorni fausti o nefasti |
| Katun | Scansione della vita individuale e delle vicende politiche |
| Astronomia | Interpretazione dei cicli celesti e delle influenze divine |
Il computo degli anni della storia si teneva a partire da un anno zero che coincideva con il 3.114 a.C., per motivi che sono ancora ignoti. Il ciclo che era in corso durante la massima fioritura dei Maya era iniziato nel 3114 a.C. e sarebbe terminato il 21 dicembre 2012, data nella quale alcune persone temevano davvero la “fine del mondo”.
Il pantheon maya e il ruolo sacerdotale
I Maya erano politeisti: veneravano quindi molte divinità. La religione dei Maya era un politeismo estremamente complesso, con una divinità suprema, Itzamná, circondata da un pantheon di numerosissimi dei associati ai punti cardinali, ai colori, ai numeri, ai periodi del tempo, ai corpi celesti e agli elementi naturali.
Un concetto fondamentale delle credenze religiose maya è la sostanziale imperfezione delle loro divinità. Per vivere hanno bisogno di sangue umano. Il pantheon dei Maya è complesso e enorme, ove le varie divinità possono avere molteplici attributi, e alcune di esse rappresentano addirittura certuni aspetti o diverse sembianze delle altre.
Itzamná e il Sole
Il dio Itzamnà è considerato il dio padre, presente ovunque anche se con differenti nomi. Itzamnà era il dio padre, del mais e del sole. Il culto di Itzamnà era riservato alla classe sacerdotale e sembra che avesse pochissimi cultori nella massa dei fedeli.
Il dio Kinich Ahau è il dio del sole ed è strettamente associato a Itzamnà, dalle cui fauci esce all’alba per rientrarvi al tramonto. I sacerdoti interpretavano il percorso del Sole non soltanto come un fenomeno naturale, ma come la manifestazione di una potenza divina.
Chaac e la pioggia
Chaac era la divinità della pioggia, una delle più rappresentate nei libri maya. Il dio della pioggia Chaac abitava nei cenote. A Chaac, che era molto adorato a Uxmal, si offrivano vittime, tra cui anche bambini.
Il culto di Chaac aveva un’importanza fondamentale perché la siccità era la principale causa di carestia. Gli oggetti e le vittime sacrificali venivano gettati anche nei sacri cenote, pozzi sacri generalmente situati all’interno di grotte, per ottenere il favore di Chac, il dio delle piogge.
Le altre divinità
Il dio Ah Puch, ossia lo scarnificato, è il dio della morte che dimora nella parte più bassa dello Xibalba. Ah Puch è spesso raffigurato come uno scheletro adornato con una campana, mentre altre volte presenta la testa di un gufo.
Il dio Bolon Tzacab, chiamato anche K’awiil, protegge le stirpi dei sovrani e li aiuta durante l’autosacrificio. Il dio Ek Chuah era patrono del cacao e dei guerrieri, mentre Huracan era il dio del fuoco e della tempesta.
Il dio della guerra e del sacrificio era Buluc Chabtan. Nei codici maya il dio Buluc Chabtan si può riconoscere con l’arco nero che ha intorno all’occhio e che scende sulla guancia. Il dio Kukulkan, il serpente piumato, era il dio del vento e dei sacerdoti ed era molto adorato a Chichén Itzà.
I Maya possedevano anche divinità femminili. La più importante era Ixchel, una dea benigna che proteggeva le partorienti e dispensava guarigioni, oltre a essere la sposa del dio Itzamnà. Ix Chebel Yax era la dea della tessitura, Auilix era la dea protettrice dei nobili lignaggi e Ixquic era associata alla sessualità e alla maternità degli eroi gemelli Hunahpù e Ixbalanque.
La struttura dell’universo secondo i Maya
I Maya credevano in un ordine che governava l’universo visibile e invisibile, e la conoscenza di questa fusione tra osservabile e inosservabile era definita dalla parola “Coxolalob”. Custodi dell’ordine dell’universo, che scandiscono il passare del tempo, sono i viandanti del cielo, con i loro moti prevedibili: il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle.
I Maya rappresentavano il mondo come una piattaforma quadrangolare retta da quattro Bacab. Su questa piattaforma si ergevano tredici livelli celesti dove risiedevano gli dei, mentre sotto la piattaforma si trovavano i nove livelli infraterrestri chiamati Xibalba, ossia il luogo di paura governato dagli dei della morte e della malattia.
In mezzo a questi mondi stava la Terra; tutti questi mondi erano collegati tramite i rami del sacro albero di Ceiba, l’albero della vita. Per i Maya solo i re, i guerrieri e le donne morte di parto andavano direttamente nei livelli celesti, mentre gli altri dovevano affrontare delle prove nello Xibalba.

Il Popol Vuh e la formazione dei sacerdoti
Tra il 1701 e il 1703 alcuni Maya K’iche del Guatemala scrissero un libro chiamato Popol Vuh, ossia libro del consiglio, e fu il frate spagnolo Francisco Ximénez a guardarlo per primo. Il libro parla delle mitologie dei loro antenati che loro hanno appreso.
Il Popol Vuh racconta la creazione del mondo, la formazione degli esseri umani, le divinità e le gesta dei semidei gemelli Hunahpù e Ixbalanquè. Il racconto dice che in principio non c’era nulla che stesse in piedi; soltanto l’acqua in calma, il mare placido e tranquillo, ma insieme gli dei Huracan e Kukulkan pronunciarono la parola terra e così nacque il mondo sorgendo dal mare.
Huracan e Kukulkan fecero di tutto per creare gli umani, ma alla fine capirono che queste creature dovevano nascere dalla solida sostanza della terra. Per creare gli uomini prima fecero con fango e argilla, ma le forme si afflosciavano subito, poi di legno, ma erano privi di intelligenza, così Huracan arrabbiato li distrusse con una tempesta.
Alla fine i due dei trovarono dei chicchi di mais gialli e li ridussero in farina, vi aggiunsero dell’acqua e con la pasta ottenuta modellarono i primi esseri umani, quattro uomini e quattro donne.
Hunahpù, Ixbalanquè e il mondo dei sacerdoti
Il Popol Vuh racconta anche le gesta di due semidei gemelli maya, Hunahpù e Ixbalanquè, che scesero nell’oltretomba per vendicare la morte di altri due eroi gemelli, Hun-Hunahpù e Vucu-Hunahpù, che erano il padre e lo zio, uccisi dagli dei di Xibalba.
Convocati a Xibalba dai Signori dell’Oltretomba, il padre e lo zio furono sconfitti e sacrificati. Due figli furono generati col seme del padre morto. La madre, ossia la dea Ixquic, incinta, fuggì da Xibalba. I figli, o “Gemelli”, crebbero con l’idea di vendicare il padre.
I due fratelli trovarono in seguito la palla costruita dai loro genitori e cominciarono a giocare a Pok-a-Tok, uno dei passatempi preferiti dai Maya. Il rumore della palla che rimbalzava svegliò però i crudeli signori di Xibalba, demoni ricoperti di ossa umane, i quali mandarono i loro emissari a sfidare i gemelli a una partita da disputarsi nell’oltretomba.
Gli scheletrici signori di Xibalba chiesero ai gemelli di superare una serie di prove, tutte in anguste caverne irte di pericoli. Nella casa dei pipistrelli, il dio vampiro Camazotz con un morso staccò la testa di Hunahpù.
La morte di Hunahpù nel Popol Vuh è molto importante perché rappresenta la morte del dio Sole durante la notte e il compito di Ixbalanquè, dio Luna, di proteggere l’umanità contro i demoni della notte sino alla resurrezione del Sole.
Alla fine i gemelli furono sconfitti solo apparentemente, riuscirono a resuscitare e punirono i signori di Xibalba. Finito il lavoro, partirono da Xibalba tornando sulla Terra. Non vi si fermarono, e continuarono ad arrampicarsi fino a raggiungere il cielo: Hunahpù divenne il Sole e Ixbalanquè la Luna.
Sacrifici, offerte e autosacrificio
Le offerte e i sacrifici erano rivolti a ottenere la benevolenza degli dei. Venivano offerti oggetti di valore e sacrificati animali e, per nutrire e saziare soprattutto gli dei della guerra, esseri umani.
I sacrifici umani erano un’antichissima tradizione mesoamericana, ma aumentarono quando i Maya furono conquistati e dominati dalle popolazioni del Nord, i Toltechi, che introdussero il culto del serpente piumato, Quetzalcoatl, chiamato Kukulkan in lingua maya.
I Maya operavano anche gli autosacrifici, cioè donavano il proprio sangue agli dei: gli uomini pungendosi i genitali, le donne la lingua. Queste pratiche erano considerate forme di comunicazione rituale con il mondo divino.
La religione era uno dei valori fondamentali, una guida necessaria che regolava il corso di tutta la vita. Gli dei dovevano dunque essere propiziati ogni giorno con rituali e offerte che favorissero la benevolenza divina e l’arrivo delle piogge, elemento fondamentale per la vita.
Il ruolo dei sacerdoti nella società maya
La posizione dei sacerdoti dipendeva dal loro controllo delle conoscenze indispensabili alla vita collettiva. Essi regolavano il calendario, stabilivano il momento delle cerimonie, interpretavano i segni celesti e presiedevano ai riti che collegavano il sovrano, la città, gli antenati e le divinità.
Il loro ruolo era anche legato alla legittimazione del potere dinastico. Le iscrizioni sui monumenti, che in origine erano prevalentemente mitologiche o astrologiche, nel tempo si trasformarono in narrazioni di storie riguardanti le dinastie regnanti.
La religione e la politica erano quindi strettamente unite. Il sovrano era considerato un essere di natura divina, mentre i sacerdoti interpretavano il volere degli dei e organizzavano le cerimonie capaci di confermare l’ordine della città e la continuità della dinastia.
Gli antenati, le tombe e le grotte sacre
Secondo le credenze dei Maya, le grotte rappresentavano una porta d’accesso all’oltretomba, Xibalba, e un canale di comunicazione diretta con gli dei e con gli antenati.
Nella giungla del Belize, un gruppo di archeologi ha scoperto 487 campioni di ossa e denti umani ritrovati sia nelle tombe dell’élite della società Maya sia nelle impervie grotte del Belize meridionale, scoprendo che gli stessi individui erano stati sepolti in due luoghi diversi.
L’analisi del DNA antico ha rivelato che 24 corpi analizzati erano stati sepolti in due luoghi diversi. Parti del loro scheletro si trovavano all’interno di tombe riservate all’élite, ma i loro denti o altri frammenti ossei sono stati ritrovati in una grotta isolata, che si trova a 26,5 chilometri di distanza dalle tombe.
Secondo gli archeologi, le tombe delle classi dominanti venivano periodicamente riaperte e i resti dei defunti rimaneggiati: alcune parti del corpo, in particolare i denti, potevano essere estratte per essere poi portate all’interno di grotte considerate sacre.
Portare una parte del corpo di un sovrano o di un parente illustre in una grotta così distante e sacra serviva a creare una “rete ancestrale”. In questo modo, l’élite non solo manteneva il defunto fisicamente presente nelle città per legittimare il potere locale, ma estendeva la sacralità e l’influenza spirituale della propria stirpe sull’intero territorio.
I sacerdoti e la sopravvivenza della cultura maya
I Maya raggiunsero il massimo splendore tra il III secolo e il IX secolo d.C. Poi, a partire dal X secolo, iniziò il declino per motivi ancora poco noti, per poi soccombere all’arrivo dei conquistadores spagnoli nel XVI secolo.
Le teorie sul collasso includono cambiamenti climatici, come lunghi periodi di siccità, conflitti interni, esaurimento delle risorse e malattie. Nonostante il declino delle città-stato, la cultura maya sopravvisse in alcune aree fino all’arrivo dei conquistadores spagnoli nel XVI secolo.
Il popolo Maya non si è estinto: oggi milioni di discendenti vivono in Messico, Guatemala, Belize, Honduras e El Salvador, mantenendo vive lingua e cultura. Gli attuali Maya, pur essendo in larga parte assimilati agli stili di vita moderni, conservano alcuni elementi della loro cultura originaria, soprattutto nell’ambito della cultura orale, delle credenze magico-religiose e dell’artigianato.
Oggi i Maya professano la religione cattolica e parlano la lingua spagnola, ma conservano alcuni tratti culturali ancestrali. Inoltre, accanto allo spagnolo parlano le loro lingue tradizionali.