Un sacerdote può organizzare monolocali per anziani progettando una residenza comunitaria con spazi abitativi privati, servizi condivisi, assistenza personalizzata e occasioni di vita spirituale e sociale. Il modello può rivolgersi a sacerdoti anziani, religiosi, persone sole o anziani autosufficienti che necessitano di sostegno continuativo senza richiedere l’inserimento in una struttura sanitaria complessa.
La soluzione più adatta è una residenzialità leggera: piccoli alloggi indipendenti con camera e bagno privati, affiancati da cucina, lavanderia, soggiorno, spazi comuni, assistenza di base, attività di socializzazione e collegamento con una parrocchia, una comunità religiosa o una struttura sociosanitaria.
Il modello dei monolocali per sacerdoti anziani
È stata inaugurata questa mattina, nel giardino della Rsa della Fondazione Casa Cardinale Maffi, a 10 km dal centro di Pisa, la nuova residenza per sacerdoti adiacente alla struttura. Si tratta di un intervento a favore di sacerdoti anziani che possono trarre giovamento da un co-housing espressamente disegnato per loro.
La residenza è un edificio di recente costruzione, che è stato oggetto di un intervento di ristrutturazione e riqualificazione che lo dota di impianti moderni ed efficienti. La struttura è indipendente dalla Rsa e consta di 4 mini appartamenti, dotati di confort e di soluzioni abitative che, mettendo in comune alcuni servizi (cucina, lavanderia, soggiorno), garantiscono spazi personali privati con ambienti notte e bagno.
Dal complesso si gode di un bel panorama sui vicini monti pisani. Sorge accanto alla chiesa parrocchiale di Mezzana, riaperta al culto di recente dopo che è stata restaurata con i fondi dell’8X1000 alla Chiesa Cattolica.
La casa è dotata di ascensore, riscaldamento centralizzato personalizzabile, Wi-Fi e giardino. Un importante vantaggio offerto è di godere della vicinanza alla Rsa di Mezzana, con la sua palestra, e, soprattutto, il personale altamente specializzato, mentre sono garantiti ambienti e soluzioni dedicate indipendenti.

Perché scegliere una residenza con alloggi indipendenti
In questa residenza i sacerdoti potranno essere accolti e anche sperimentare una vita comune, quella che spesso nel loro percorso di vita inevitabilmente manca - ha sottolineato l’Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto dopo la benedizione -. E’ frutto di un lavoro portato avanti dalla Fondazione con la collaborazione e il finanziamento della Diocesi.
Il fatto che questa residenza sia all’interno della Casa di Mezzana ha come obiettivo proprio di favorire l’integrazione tra Fratelli e Sorelle Preziose e i sacerdoti che qui saranno accolti - ha aggiunto il presidente FCCM Falorni -. Questi sono degli appartamenti che rappresentano un ponte tra la struttura esistente e quella che siamo in procinto di realizzare.
Riteniamo che Mezzana possa ospitare una progettualità modello per altre realtà, grazie anche all’Amministrazione Comunale di San Giuliano Terme che ci ha sempre offerto una spalla forte in tutto questo percorso.
Il rapporto con la Fondazione è consolidato da tempo - ha quindi confermato il sindaco di San Giuliano Terme Sergio Di Maio -. L’ipotesi di ampliamento della struttura è frutto di un lavoro di squadra e ne auspichiamo quanto prima la realizzazione perchè pensiamo che realtà come questa siano importanti per il territorio, grazie soprattutto a chi ogni giorni si prende cura dei Fratelli e delle Sorelle Preziose e che rappresenta il vero valore aggiunto.
Casa San Gaetano: una comunità per sacerdoti anziani
Una nuova casa per i sacerdoti anziani della diocesi di Roma. Un luogo dove riposarsi, sentirsi accolti, farsi anche compagnia l’uno con l’altro, pregare insieme.
Mantenere lo stupore della fede, in uno sguardo illuminato dallo Spirito. È stata inaugurata martedì scorso, la struttura rinnovata all’interno del complesso del Santuario del Divino Amore, a Castel di Leva, dal cardinale vicario Angelo De Donatis, che ha presieduto la Messa concelebrata dal cardinale Enrico Feroci, parroco al Divino Amore nonché rettore del seminario degli Oblati del Divino Amore, e dal prelato segretario generale del Vicariato monsignor Pierangelo Pedretti.
Casa San Gaetano - questo il nome della struttura - ospita «ad oggi diciotto sacerdoti, dei quali il più anziano ha 103 anni - ha spiegato il cardinale Feroci -. Quelli che possono danno una mano nelle confessioni.
C’è un ambiente sereno e mi sembra che tutti siano contenti; si mangia tutti insieme, sia i sacerdoti che prestano servizio nel Santuario che quelli di Casa San Gaetano».
In conclusione, ai presbiteri anziani del Divino Amore il cardinale De Donatis ha lasciato il mandato a pregare per tutti gli altri preti romani, conservando sempre nel cuore «lo stupore di essere chiamati sacerdoti».
La residenzialità leggera per religiosi
La residenzialità leggera per religiosi è una misura socioassistenziale attiva presso la sede di Cesano Boscone, specificamente presso l'edificio San Carlo. Il servizio è dedicato all'accoglienza di religiosi anziani della Diocesi di Milano che si trovano in una condizione di debolezza e necessitano di assistenza continuativa, pur non richiedendo ancora un ricovero in una struttura sanitaria complessa come una RSA.
L'obiettivo è garantire il benessere e la qualità della vita in un contesto comunitario specifico, attraverso piani di assistenza personalizzati definiti in base ai bisogni individuali.
Prestazioni sociosanitarie e assistenziali
- Assistenza medica e infermieristica di base
- Interventi assistenziali per la cura della persona e l'igiene definiti nel piano di assistenza individuale (pai)
- Attività di riabilitazione motoria e funzionale (attivabile su esigenza specifica)
- Sostegno educativo per il mantenimento delle autonomie
- Disponibilità dell'assistente sociale per il sostegno alla persona e le pratiche amministrative
Servizi generali e alberghieri
- Servizio di ristorazione con menù stagionali supervisionati da dietisti (possibilità di diete personalizzate)
- Pulizia e sanificazione ambientale degli alloggi e degli spazi comuni
- Custodia valori
- Servizio di manutenzione ordinaria
Vita comunitaria e spirituale
- Assistenza religiosa cattolica curata dai frati cappuccini e dalle suore di Santa Maria Bambina
- Attività di animazione e socializzazione, anche con il sostegno del servizio volontariato e servizio civile
- Spazi comuni per la lettura e il tempo libero
Chi può accedere alla struttura
Il servizio di residenzialità leggera è specificamente rivolto a religiosi anziani appartenenti alla Diocesi di Milano che necessitano di assistenza continuativa all'interno di un contesto di vita comunitaria.
L'accesso alla misura avviene a seguito di una valutazione da parte dell'ATS territorialmente competente, che ne definisce l'idoneità e l'intensità del bisogno (bassa, media o alta).
Non possono accedere al servizio gli utenti con gravi compromissioni d'organo o instabilità cliniche che ne mettano a repentaglio la sopravvivenza.
Il personale e il piano di assistenza
La struttura si avvale di un'équipe multidisciplinare che include il medico, l’educatore e gli operatori ASA e OSS come figure costanti.
In base alle specifiche esigenze di ciascun ospite definite nel piano di assistenza, vengono attivati l’infermiere e il terapista della riabilitazione.
Completa lo staff l’assistente sociale, che opera dalla direzione sociale per sostenere gli ospiti nelle loro necessità amministrative e relazionali.
Come organizzare l’assistenza ai sacerdoti anziani
Per “assistenza”, si intende l’attenzione verso confratelli ammalati, non autosufficienti, soli o anziani in carenti condizioni di salute fisica, o sofferenti per cause psicologiche o morali.
Gli oggetti di tale attenzione e cura sono:
- I sacerdoti presenti nell'ambito diocesano, anche se stranieri operanti tra emigrati di comune provenienza nazionale;
- I religiosi dei vari ordini e congregazioni in cura parrocchiale, o impegnati nelle varie cappellanie (cimitero, ospedali, carceri ecc.), o insegnanti nei seminari esistenti nel territorio diocesano;
- I diaconi permanenti, specialmente se in difficoltà familiare, o per carenza di lavoro.
Pertanto, l’assistenza offerta da coloro che dall’Arcivescovo sono stati preposti a tale compito, si svolgerà tenendo presente soggetti afflitti da varie circostanze dolorose.
Servizi per sacerdoti non autosufficienti
Sacerdoti non autosufficienti l’assistenza per questi prevede:visite domiciliari una o due volte al mese per offrire loro tutti i conforti che il loro caso richiede: clima familiare confortevole, badanti adeguati, tutela, pulizia.
Attenzione perché possano usufruire della tutela sociale (ASL) e dei benefici assicurativi in base all’accordo “CEI - la Cattolica Assicurazioni.”.
Celebrazione eucaristica, a domicilio per quanti (poco meno di una decina) sono impossibilitati a celebrare da soli la S. Messa, con la partecipazione di familiari e possibilmente di condomini, adeguatamente preparati e preventivamente informati.
Se i sacerdoti sono in condizione di celebrare verrà procurato loro tutto ciò che occorre per una dignitosa celebrazione eucaristica.
Servizi per sacerdoti che vivono da soli
Non mancano nel clero napoletano sacerdoti senza alcun parente o trascurati da essi, costretti alla solitudine. Spesso trovano conforto nell’ambito della comunità, ma non sempre è così.
Per essi l’assistenza viene offerta in vari modi e diverse condizioni:
- Associarli in comunità sacerdotali.
- Possibilità d’essere accolti in comunità di religiosi.
- Ospitarli in veri e propri pensionati.
- Trovare loro accoglienza in istituti ecclesiastici.
Talvolta le condizioni di salute (a parte la solitudine) risultano precarie anche per l’età avanzata e, date le circostanze di vita, di non accorte e adeguate cure.
Saranno quindi oggetto di attenzioni e cure, adeguate alle loro condizioni di solitudine.
Provvederanno, con afflato fraterno, i seminaristi e i diaconi permanenti (oltre ai confratelli) a star loro vicini.
Per questo motivo continuerà ad essere fondamentale la collaborazione tra i preposti all’assistenza dall’Arcivescovo e il Rettore del Seminario perché, come già da anni, i seminaristi (compatibilmente ad altri programmi formativi) a fine settimana, andando in parrocchia, non trascurino questo ammirevole servizio di carità.
Anche i diaconi permanenti sono invitati alla collaborazione, essi saranno informati, caso per caso, circa l’assistenza da prestare a sacerdoti che molto hanno dato alla Chiesa di Napoli e con grande dignità meritano affetto.
Servizi per sacerdoti ammalati
Come da un paio di decenni per i sacerdoti ammalati o costretti ad interventi chirurgici non mancherà loro la dovuta assistenza:
- Con visite domiciliari o presso cliniche ed ospedali.
Inoltre, come per i non autosufficienti (o perché resi tali dalla convalescenza) si provvederà ad aiutarli nella celebrazione eucaristica.
Comunque con la collaborazione dei diaconi e dei seminaristi, non mancherà loro la compagnia, il conforto e l’assistenza.
La comunità come strumento di cura
La nostra storia . Dall’intuizione di don Antonino Spanò, Parroco della Parrocchia di San Bartolomeo nella Badia a Ripoli di Firenze e dalla buona volontà e spirito di comunità dei suoi parrocchiani, nei primi anni ’90 nasce l’idea di costruire una Casa di Riposo a servizio della Comunità.
Nel 1994 la Casa di Riposo Piccola Betania inizia la propria attività con tutte le autorizzazioni necessarie. Diventa ben presto un modello riconosciuto e di valore: senza alcuna convenzione con la ASL, accoglie anziani del territorio senza distinzione di reddito e compie un lavoro di spirito di comunità esemplare, tanto da avere al proprio interno come volontari anche parenti di ospiti che non lo sono più.
La Casa di Riposo è inserita in una zona verde, libera da case e palazzi. Gli ospiti, nelle belle stagioni, usufruiscono di un ampio prato di circa 3000 mq, di un piccolo giardino e, in ogni momento, di un’ampia vista su alberi e colline.
Pian piano si va costruendo e consolidando un modello di assistenza quotidiana vicina alle esigenze degli anziani (il Centro Diurno è un esempio lampante di questo spirito).
L’impianto è di solidarietà cristiana e di comunità: i parrocchiani non solo prestano la propria attività volontariamente per i servizi che non richiedono specializzazione tecnica e/o apparecchiature specifiche (le prestazioni infermieristiche e le attività di pulizia sono affidate a terzi con le competenze e le specifiche richieste dalla normativa), ma contribuiscono anche nell’affiancamento e nel sostegno del Parroco, che col tempo ha difficoltà a dedicarsi sia alla conduzione della Casa di Riposo (gestita dal ramo ONLUS della Parrocchia), sia alle attività ulteriori di solidarietà necessarie alla Parrocchia.
Gestione, continuità e responsabilità
Col passare del tempo appare evidente che lo scenario sta mutando: il passaggio sempre più drastico dalla terza alla quarta età di sempre maggiori fasce della popolazione, la mobilità lavorativa che spesso porta al trasferimento di figli e nipoti, la solitudine e la mancanza di una vita attiva per anziani spesso completamente autosufficienti, ma anche la nuova concezione del volontariato, le nuove sfide dell’assistenza e una maggiore necessità di persone capaci di attuare piani di gestione a medio-lungo periodo e di seguire ed interpretare regole e leggi statali e regionali che nel frattempo sono cambiate.
Per il Parroco si pone il problema del passaggio di consegne ad un successore laico.
Questi dovrà proseguirne l’opera, valorizzando le opere pensate e realizzate dal Parroco e mantenere nella comunità il patrimonio solidaristico e di volontariato che si è costruito nel tempo.
D’accordo con l’Arcidiocesi di Firenze, quindi, si procede allo studio per il passaggio ad una forma giuridica che sia capace di capitalizzare tutto il patrimonio, anche umano, che è presente in parrocchia.
È scelta quindi la figura giuridica della fondazione di partecipazione, perché tale strumento fornisce la “chiave” per la continuazione immutata dell’attività con lo stesso spirito e l’eventuale apertura a nuove iniziative e competenze.
Inoltre, per consentire di mantenere inalterata non solo l’attività della Casa di Riposo, ma tutte le relazioni (formalizzate, professionali, umane) è redatto un regolamento di unitaria struttura (v. art. 10, lett. d), D. Lgs. 460/1997) così da legare ed esplicitare in maniera più evidente possibile le azioni dei tre enti Parrocchia di San Bartolomeo nella Badia a Ripoli - il ramo ONLUS, Associazione Volontari Piccola Betania ODV e Fondazione di Partecipazione Piccola Betania ONLUS.
La Fondazione nasce quindi il 18.4.2018, riceve in usufrutto dalla Parrocchia, l’edificio che ospita la Casa di Riposo e subentra alla Parrocchia in tutte le attività e permessi necessari per la gestione.
Il primo consiglio di amministrazione della neo costituita Fondazione è formato da 5 laici nominati in accordo fra il Parroco e l’Associazione Volontari.
Don Antonino è nominato presidente onorario il presidente del CDA è Andrea Andrei.
Arrivano presto gli anni del Covid che costituiscono una vera e propria barriera temporale e non solo che impone agli amministratori della Casa un cambiamento di mentalità e nuove sfide.
Anche Piccola Betania è stata colpita duramente dalla pandemia.
In questo periodo Don Antonino ci ha lasciati ma il suo esempio ed il suo insegnamento fanno ormai parte del DNA di tutti i frequentatori, volontari e amici della Casa che si sforzano di trasmetterlo alle nuove generazioni.
Il primo consiglio di amministrazione, proprio a causa della pandemia, è rimasto in carica fino al 23.5.2023.
Nel 2023 è stato nominato un nuovo CdA, composto da 7 membri con ingresso, fra gli altri, di don Robert Swiderski nel frattempo divenuto nuovo parroco di Badia a Ripoli.
Il ruolo del sacerdote nell’organizzazione
Il sacerdote può essere il promotore dell’iniziativa, il garante della finalità pastorale e il punto di collegamento tra anziani, famiglie, volontari, professionisti, diocesi e istituzioni.
La gestione quotidiana, però, richiede una distribuzione chiara delle responsabilità, personale qualificato e una struttura organizzativa capace di seguire nel tempo le esigenze degli ospiti.
Il sacerdote può inoltre sostenere la vita spirituale della casa, favorire la partecipazione comunitaria e accompagnare gli anziani nelle situazioni di solitudine, malattia, fragilità o perdita di autonomia.
La celebrazione nelle abitazioni degli anziani
Tremila abitanti, in gran parte anziani, sparsi in 10 frazioni. Con l’arrivo del freddo don Alfredo Levis porta a tutti il conforto dell’Eucaristia.
Il tavolo della cucina diventa luogo della mensa eucaristica. Accade, in particolare nei mesi invernali, nelle due parrocchie bellunesi di Sospirolo e Gron.
Perché il parroco, don Alfredo Levis, va a celebrare la S. Messa nelle case dei tanti ammalati e anziani che con il freddo o il ghiaccio non riescono a recarsi in chiesa. E sono sempre di più.
«Qui restano i più vecchi - sottolinea don Alfredo - sparsi nelle dieci frazioni. Ognuna ha la sua chiesetta. Ogni giorno vado a celebrare la S. Messa in una di queste e nelle case dove c’è un malato o un anziano.
Quand’è possibile anche nelle ricorrenze particolari, come compleanni o anniversari di matrimonio, a cui partecipano anche vicini e familiari. Ci sediamo attorno al tavolo della cucina e leggiamo la Parola di Dio.
Tutti mi dicono: ‘Che bello, venga ancora!’».

«Gente semplice, molti contadini, che adesso vedono cambiare la realtà velocemente e non la comprendono. Voglio star loro vicino e farli sentire importanti.
Questo mondo li emargina ogni giorno di più, li affida a badanti che magari non capiscono il dialetto, e faticano a comunicare: per questo ho scelto di entrare nelle loro case.
Le persone sono persone sempre, indipendentemente dall’età. Sono grandi per la fede. Sono il mio Vangelo, fatto di umili, poveri, malati, che mi chiedono e mi danno atti di amore».
Don Alfredo ha 75 anni. Nell’89 è rientrato in Italia dopo anni di missione come fidei donum in Costa d’Avorio.
«Essere prete significa vivere il Vangelo con lo spirito di Gesù e trovarmi in mezzo alla mia gente come ha fatto Lui. Il mio servizio di evangelizzazione consiste proprio nel far vedere e incontrare Dio che ci ama e che ci parla perché siamo importanti tutti ai suoi occhi.
È uno stare tra la mia gente condividendone le gioie e i dolori, ogni giorno».
I parrocchiani si sentono sostenuti e amati.
«Questa sua iniziativa di venire nelle case a celebrare - spiega Anna - è meravigliosa, non solo bella. Io ho 88 anni e faccio fatica a muovermi perché mi sono rotta i due femori, mio marito Elio ne ha 91 ed è allettato.
Ma è importante poter continuare a vivere l’Eucaristia. A casa poi la celebrazione è ancora più raccolta: la cucina o il salotto diventano un piccolo cenacolo dove si riuniscono familiari, amici, vicini.
Ci dà una forza veramente grande, ci aiuta ad affrontare le sofferenze. Don Alfredo si dedica alle persone anziane e ciò che dice gli esce dal cuore. Gli vogliamo bene».
Compagnia, volontariato e assistenza quotidiana
Comunque con la collaborazione dei diaconi e dei seminaristi, non mancherà loro la compagnia, il conforto e l’assistenza.
Per questo motivo continuerà ad essere fondamentale la collaborazione tra i preposti all’assistenza dall’Arcivescovo e il Rettore del Seminario perché, come già da anni, i seminaristi (compatibilmente ad altri programmi formativi) a fine settimana, andando in parrocchia, non trascurino questo ammirevole servizio di carità.
Ammirevole e degno di encomio è da anni il contributo di molti seminaristi della nostra diocesi nel servizio di carità e solidarietà verso i sacerdoti anziani, ammalati o non autosufficienti.
Si continuerà ancora a fare tesoro del loro contributo, che sarà efficace nell’attuazione e nello svolgimento della programmazione del 2019.
Sono previsti con loro incontri periodici, nel seminario di Capodimonte, per aggiornarli della realtà del nostro clero, per fare tesoro delle reciproche esperienze, per fornire loro sussidi nuovi e adatti al servizio da prestare e suggerimenti adeguati per casi particolari o delicati.
Sempre concreta la presenza dei diaconi permanenti a fianco di quanti sono preposti all'assistenza al clero bisognoso.
Questo servizio di coordinamento tra le varie forze, ci permette di poter parlare di una vera e propria pastorale sanitaria.
Sono state già raccolte decine di adesioni da parte dei diaconi permanenti che hanno espresso la loro disponibilità a collaborare nell’assistenza dei sacerdoti ammalati, per trattenersi nella preghiera comune, per portare loro la comunione se impediti a celebrare l’Eucaristia o anche a sostenerli nella celebrazione, e infine per far sì che possano trovare dei volontari nell’assistenza giornaliera.
Anche con loro si avranno nel corso dell’anno incontri periodici secondo le necessità e i casi particolari che dovessero presentarsi.
Volontariato e rete territoriale
Come per tutti gli ammalati, anche per sacerdoti, religiosi e diaconi, è indispensabile la presenza di “buoni samaritani”.
Grazie a Dio essi non mancano, specie nell’ambito di comunità parrocchiali o religiose, non sempre però si trovano nella propria famiglia.
È opportuno trovare, accanto a coloro che si impegnano individualmente, e che sono da lodare, associazioni o movimenti specializzati nell’assistenza, capaci di sollecitare misure ed interventi adeguati.
Per i sacerdoti anziani, la rete può comprendere confratelli, seminaristi, diaconi permanenti, volontari, assistenti sociali, personale sociosanitario, comunità religiose e istituzioni diocesane.
Momenti comunitari e accompagnamento spirituale
L’assistenza prevede sussidi e momenti vari per l’attuazione del programma, come:
- Agape fraterna.
- Incontri periodici con i seminaristi e i diaconi permanenti.
- Volontariato
- Ricorrenze decennali
Agape fraterna
Almeno due volte l’anno (come in occasione della Pasqua e del Natale) si avrà cura di coinvolgere, quanti più sacerdoti (ammalati ma in condizioni di muoversi e anziani) all’incontro con l’Arcivescovo presso il seminario di Capodimonte.
I sentimenti si infiammano nell’animo di questi sacerdoti nel rivedere i luoghi della loro gioventù e della formazione, risvegliando ricordi ed episodi sempre felici.
Questo favorisce l’arricchimento dei seminaristi che hanno modo così di ammirare, in tale consesso, sacerdoti che tanto hanno dato alla Chiesa napoletana e constatare la loro spiritualità, la loro esperienza e la loro testimonianza.
Del resto saranno proprio i seminaristi prescelti dal Rettore a prelevarli dalle loro abitazioni e a riaccompagnarli a domicilio dopo una giornata che sarà stata preminentemente sacerdotale.
Ricorrenze sacerdotali
Saranno ancora ricordate anche nel 2019 le ordinazioni sacerdotali per quanti raggiungono i 40, 50, e 60 anni di sacerdozio.
Sarà l’Arcivescovo a suggerire luogo e modalità per vivere questa giornata scelta per la celebrazione che sarà certamente memorabile.
Attività per sacerdoti anziani ancora autosufficienti
Sono decine nella nostra archidiocesi i sacerdoti ultra settantenni, molti dei quali si avvicinano agli ottanta, alcuni ancora vanno verso i novanta e oltre.
Molti sono in attività, ma c’è anche chi è stato costretto a limitare il suo impegno sacerdotale.
Per essi sarà importante l’amicizia, l’attenzione e la disponibilità in suggerimenti ed aiuti, che la loro condizione richiede.
In una residenza organizzata in forma di monolocali, l’autonomia dell’ospite può essere sostenuta senza trasformare l’abitazione in un ambiente isolato. La presenza di spazi comuni, pasti condivisi, incontri, preghiera e attività di socializzazione consente di mantenere relazioni quotidiane e senso di appartenenza.
Elementi essenziali del progetto
| Area | Soluzione organizzativa |
|---|---|
| Abitazione | Spazi personali privati con ambienti notte e bagno |
| Servizi condivisi | Cucina, lavanderia e soggiorno |
| Accessibilità | Ascensore, riscaldamento centralizzato personalizzabile, Wi-Fi e giardino |
| Assistenza | Assistenza medica e infermieristica di base, cura della persona e igiene |
| Autonomia | Sostegno educativo per il mantenimento delle autonomie |
| Riabilitazione | Attività di riabilitazione motoria e funzionale attivabile su esigenza specifica |
| Spiritualità | Assistenza religiosa cattolica e celebrazione eucaristica |
| Socialità | Attività di animazione, socializzazione e spazi comuni |
| Volontariato | Collaborazione di volontari, seminaristi e diaconi permanenti |
Indicazioni organizzative e accesso
Il lavoro di adeguamento - che è una manifestazione della cura rivolta ai suoi sacerdoti -, è stato richiesto e finanziato dalla Diocesi di Pisa.
Eseguito con il coordinamento della Fondazione Maffi, è in linea con quanto prevede lo Statuto Maffi che dispone che la stessa debba garantire ospitalità e adeguata assistenza ai sacerdoti anziani della Diocesi di Pisa.
Per le informazioni riguardanti orari e giorni di apertura, calendario, modalità di ammissione e dimissione e altro, consultare la Carta dei Servizi della struttura.
Un sacerdote che intenda creare una struttura analoga deve quindi definire il tipo di ospiti, il livello di assistenza necessario, i servizi condivisi, il ruolo dei volontari, la presenza del personale qualificato, le modalità di accesso e il rapporto con le istituzioni ecclesiali e sociosanitarie.
Una casa, non soltanto un alloggio
Una casa per sacerdoti anziani non è soltanto un insieme di monolocali, ma un luogo dove riposarsi, sentirsi accolti, farsi anche compagnia l’uno con l’altro, pregare insieme.
Lo sguardo illuminato dallo Spirito permette di discernere con sapienza ogni realtà, secondo il timore di Dio e con la fortezza di chi non si lascia piegare dagli eventi.
Ecco allora che l’orizzonte si apre e si scoprono tanti cuori che nascondono mitezza e umiltà, tanti cuori che riconoscono le loro ferite e sanno che solo Dio può sanarle.