In Australia sono emersi diversi casi giudiziari riguardanti sacerdoti e alti esponenti della Chiesa cattolica accusati o condannati per abusi sessuali su minori, omissione di denuncia e copertura di violenze. Le vicende hanno coinvolto diverse diocesi, vittime minorenni e giovani adulti, oltre alle autorità civili ed ecclesiastiche.
Tra i casi più recenti figura quello dell’ex vescovo di Broome Christopher Saunders, arrestato nel 2024 dopo un’indagine coordinata tra polizia e Chiesa. In precedenza, l’arcivescovo di Adelaide Philip Wilson era stato condannato per non aver denunciato gli abusi commessi da un altro sacerdote, mentre un ex sacerdote cattolico australiano era stato condannato dalla Corte distrettuale di Adelaide a 6 anni e mezzo di carcere per reati sessuali commessi tra il 1977 e il 1994.
Christopher Saunders, l’ex vescovo di Broome arrestato
Dopo una indagine coordinata tra Chiesa e polizia locali, in Australia è stato arrestato il vescovo Christopher Saunders, 74 anni, pastore emerito della diocesi di Broome, con l’accusa di violenze e altri reati sessuali su giovani uomini, principalmente indigeni.
L’arresto è avvenuto ieri, mercoledì 21 febbraio, nella casa del vescovo a Broome, nella regione dell’Outback dell’Australia nord-occidentale. Il presule è stato poi rilasciato dopo essersi presentato in tribunale, pagando una cauzione di circa 10 mila dollari australiani (più di 6 mila euro). Gli è stato ordinato di risiedere nella propria abitazione fino alla prossima udienza in programma a giugno.
I capi d’accusa e il periodo contestato
Contro Saunders ci sono 19 capi d’accusa per violenze, aggressione e maltrattamenti a danno di ragazzi maggiorenni e in un caso di un minorenne tra i 16 e i 18 anni. I reati sarebbero avvenuti nella città di Kununurra e nella comunità aborigena di Kalumburu tra il 2008 e il 2014.
Il 74 enne, per anni pastore di Broome, dimessosi nel 2020, è accusato di una serie di reati sessuali su giovani uomini, soprattutto indigeni, tra il 2008 e il 2014. Rilasciato su cauzione, si è detto innocente. Sul suo caso indagini da parte della polizia e della Chiesa.
Le accuse iniziali riguardavano anche attività sessuali con minorenni, ma Saunders non è stato condannato per alcun reato relativo a vittime minorenni. Durante il processo, l’ex vescovo ha continuato a dichiararsi innocente.
Le accuse della procura e la posizione della difesa
Secondo l’Australian Broadcasting Corporation (ABC), i pubblici ministeri hanno dichiarato che Saunders organizzava incontri «a torso nudo» con giovani uomini, che indossavano soltanto i boxer. Secondo l’accusa, forniva loro alcolici e cibo acquistati con fondi della Chiesa e toccava sessualmente i giovani; in almeno un caso avrebbe praticato sesso orale senza consenso.
L’ABC ha riferito che l’avvocato difensore di Saunders ha riconosciuto comportamenti «alcolici» e «viscidi», respingendo tuttavia le accuse di attività sessuali non consensuali.
Le indagini sul vescovo di Broome
Le prime accuse nei suoi confronti sono emerse nel 2020, anche da parte di ex collaboratori che contestavano pure la gestione finanziaria del vescovo e raccontavano che fosse solito pagare alle presunte vittime vestiti, viaggi, alberghi, sigarette, alcol.
Sulla vicenda aveva indagato già nel 2018 la Polizia dell’Australia Occidentale (e poi di nuovo nel 2020), archiviando tuttavia l’inchiesta per mancanza di prove sufficienti.
La polizia dell’Australia Occidentale aveva avviato una prima indagine su Saunders nel 2018, ma nel 2021 aveva deciso di non presentare accuse. Nel 2022 il Vaticano ha avviato una propria indagine e nel 2023 ne ha trasmesso i risultati alla polizia. Le autorità hanno riaperto l’indagine nel 2023 e arrestato Saunders nel 2024.
Il rapporto ecclesiastico e il coinvolgimento del Vaticano
Il caso è dunque passato all’esame della Santa Sede, tramite il Dicastero per la Dottrina della Fede alla quale le autorità ecclesiastiche dell’Australia hanno consegnato nel settembre 2023 un report di circa 200 pagine.
Alcuni contenuti dell’Investigation Report erano stati mostrati dai media australiani in alcuni servizi televisivi e facevano riferimento agli abusi che il vescovo avrebbe compiuto su quattro giovani aborigeni e a presunti adescamenti e molestie verso 67 giovani uomini non identificati.
Sebbene il Vaticano non abbia reso pubblici i risultati della propria indagine, questi sono stati fatti trapelare a Seven News Australia, che ha riferito che l’inchiesta aveva concluso che Saunders avrebbe probabilmente abusato sessualmente di quattro giovani e avrebbe forse compiuto attività di adescamento (grooming) nei confronti di altri 67.
Il procedimento secondo Vos Estis Lux Mundi
In una nota a settembre sempre monsignor Costelloe spiegava che l’indagine della Chiesa era stata voluta dalla Santa Sede e supervisionata dall’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, allora presidente della Conferenza episcopale, con l’obiettivo di “supervisionare il processo secondo le norme di Vos Estis Lux Mundi”, il motu proprio di Papa Francesco del 2016 (confermato e ampliato nel 2023), “assicurando l’integrità e l’indipendenza dalle autorità ecclesiastiche locali dell’Australia occidentale”.
La reazione della Conferenza episcopale australiana
In una dichiarazione diffusa oggi sui canali ufficiali il presidente della Conferenza Episcopale australiana, monsignor Timothy Costelloe, arcivescovo di Perth, ha commentato la notizia diffusa dalle testate locali: “Le accuse contro l’ex vescovo di Broome, Christopher Saunders, sono molto serie e profondamente dolorose, soprattutto per coloro che le fanno. È giusto e doveroso, e anzi necessario, che tutte queste accuse siano indagate a fondo”.
“La Chiesa - ha assicurato Costelloe - continuerà a cooperare pienamente con la polizia e ad adottare tutte le misure necessarie per evitare qualsiasi azione che possa compromettere l’integrità e l’autonomia delle indagini di polizia”.
Il caso dell’arcivescovo Philip Wilson
È stato condannato l’arcivescovo australiano Philip Wilson, accusato di aver coperto abusi sessuali su minori commessi negli anni '70 del 900 da un altro sacerdote, James Fletcher.
L'arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson, è stato condannato a 12 mesi di reclusione per aver coperto le azioni di un prete pedofilo. Il religioso, 67 anni, è stato ritenuto colpevole da un tribunale australiano di aver cercato di occultare diversi episodi di violenza sessuale su minori, perpetrate negli anni Settanta da James Patrick Fletcher, sacerdote morto in carcere nel 2006.
La sentenza del tribunale di Newcastle
Il verdetto, emesso il 3 luglio da un tribunale di Newcastle, Australia, ha una portata storica essendo Wilson, 67 anni, il più alto prelato al mondo ad avere ricevuto una simile condanna.
Nella sua sentenza la corte australiana ha ordinato che il condannato sia recluso per almeno 6 dei 12 mesi da scontare, stabilendo che venga valutata la possibilità di una "detenzione domiciliare". Una decisione che se da una parte eviterà a Wilson di finire in cella, dall'altra gli inibirà la possibilità di ottenere la libertà condizionata non prima di aver scontato metà della condanna.
Wilson, che in seguito alla condanna ha rinunciato alle funzioni del suo magistero, ha però escluso la possibilità di dimettersi dalla carica di arcivescovo. Un comportamento in linea con l'ammissione di non colpevolezza più volte ribadita dal team legale del religioso.
Secondo il giudice Robert Stone, invece, Wilson non avrebbe mai mostrato alcun "rimorso o contrizione" per il suo comportamento.
Le accuse relative a James Fletcher
L'arcivescovo di Adelaide Philip Wilson negli anni '70 era un un sacerdote della diocesi di Maitland-Newcastle e lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori. I giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e non ha informato le autorità civili.
Le accuse contro Wilson sono state formulate lo scorso maggio quando, durante un dibattimento in tribunale, è stato scoperto che il religioso non aveva denunciato gli abusi sui alcuni chierichetti commessi, negli anni Settanta, dal collega James Patrick Fletcher.
In base alla ricostruzione del giudice, Wilson, allora semplice prete nella città di Maitland, dopo aver appreso degli abusi, aveva allontanato le giovani vittime nel tentativo di proteggere la reputazione della Chiesa.
Fletcher, inquisito e condannato nel 2004 per abusi accertati su nove bambini, è morto in cella due anni dopo. Durante tutto questo tempo, Wilson ha sempre negato di essere mai stato al corrente delle azioni commesse dal prete pedofilo.
Le testimonianze nel processo
Il team legale dell'arcivescovo aveva cercato, inoltre, di far cadere le accuse contro il proprio cliente, avanzando problemi di salute legati alla diagnosi del morbo di Alzheimer.
Un'istanza respinta dalla corte che ha invece sfruttato gli elementi di prova forniti dalle numerose testimonianze contro Wilson. Come quella dell'ex chierichetto Peter Creigh che davanti ai magistrati ha ricordato come, nel 1976, avesse raccontato dettagliatamente a Wilson l'abuso di cui era stato vittima.
Dopo aver considerato Creigh un testimone affidabile, la corte ha ascoltato anche la testimonianza di un'altra vittima, di cui non è stato diffuso il nome. In questo caso il teste ha raccontato di essersi confidato con Wilson sull'abuso subìto e di come il religioso lo avrebbe poi accusato di mentire, imponendogli di recitare 10 Ave Maria come punizione.
Un altro sacerdote condannato ad Adelaide
SYDNEY - Un ex sacerdote cattolico australiano è stato condannato oggi dalla Corte distrettuale di Adelaide per reati di pedofilia a 6 anni e mezzo di carcere.
Il 69.enne si era dichiarato colpevole di tre reati di aggressione sessuale e due di rapporto sessuale illecito, fra il 1977 e il 1994. Nell'emettere la sentenza, il giudice Paul Rice ha ricordato che le vittime erano quattro ragazzi fra 13 e 15 anni.
Secondo un rapporto psichiatrico l'uomo si era lasciato andare ad un grave tradimento della fiducia, abusando della sua autorità pastorale. «Sapeva che ciò che faceva era legalmente e moralmente scorretto, ha detto il giudice.
L’estradizione dall’Indonesia
Dopo aver lasciato la chiesa, nel 1995 il condannato si era trasferito in Indonesia dove aveva lavorato come insegnante ed avviato una fabbrica di abbigliamento.
Le accuse a suo carico erano emerse nel 2006 e l’Australia aveva chiesto a Giakarta l’estradizione. Nel 2008 fu arrestato in Indonesia e dopo un anno in carcere estradato in Australia nel febbraio 2009.
Il giudice ha detto di aver ridotto la condanna di un anno tenendo conto del periodo di detenzione in Indonesia.
Le accuse di mancata denuncia negli anni Ottanta
La chiesa cattolica australiana ha avviato una nuova inchiesta sui casi di abuso sessuale nei confronti di minori in due parrocchie del Nuovo Galles del sud all'inizio degli anni Ottanta, dopo che è emerso un dettagliato documento secondo il quale tre fra i più alti prelati d’Australia non hanno denunciato alle autorità i gravi casi di pedofilia che aveva ammesso davanti a loro un sacerdote, identificato solo come padre F per ragioni legali.
Intanto la polizia dello Stato indaga sulla vicenda per verificare se i tre prelati abbiano commesso un reato, punibile fino a due anni di carcere, per non aver denunciato gli abusi alla polizia.
Il caso di padre F
Arrestato nel 1987 per reati di pedofilia commessi nella parrocchia di Moree, padre F fu processato ma il giudice accantonò il caso prima di sottoporlo all’esame della giuria, sostenendo che la credibilità di una delle vittime, allora 15/enne, non potesse essere messa a confronto con quella di un prete.
Padre F continuò quindi la sua missione nella parrocchia di Parramatta presso Sydney, dove molestò sessualmente altri chierichetti.
A seguito delle continue voci di abusi nella parrocchia stessa, padre F fu convocato presso la cattedrale di Sydney dal segretario della Conferenza Episcopale padre Brian Lucas, dal direttore della Commissione cattolica di assistenza padre John Usher, e dal vicario generale della diocesi di Armidale, padre Wayne Peters.
Pochi giorni dopo padre Peters scriveva al suo vescovo, monsignor Kevin Manning, che padre F aveva fatto delle ammissioni sugli abusi nei confronti di cinque ragazzini di 10 e 11 anni, fra il 1982 e il 1984.
Lo scandalo ha investito anche l’arcivescovo di Sydney Cardinale George Pell, che ha difeso in Tv i tre prelati, negando che vi fosse stata alcuna ammissione da parte di padre F, ignaro dell’esistenza della documentazione che indicava come questi avevano chiuso un occhio sull’intera storia.
Le richieste di una nuova inchiesta
La vicenda, emersa in dettaglio in un servizio giornalistico della Tv nazionale Abc, ha provocato un nuovo coro di richieste di una commissione giudiziaria d’inchiesta per far luce sui casi di abusi sessuali nella chiesa cattolica d’Australia.
Intanto una portavoce della polizia ha confermato che i detective stanno esaminando i contenuti del programma Tv e invitano tutte le presunte vittime, o chiunque sia in possesso di informazioni, di contattare la più vicina stazione di polizia.
La Commissione reale sugli abusi nelle istituzioni
Il maxi scandalo sui preti pedofili in Australia venne alla luce nel 2012 quando, l'allora primo ministro, Julia Gillard istituì una commissione reale, la più alta forma di inchiesta pubblica del paese, per esaminare le risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori.
Il rapporto finale dell'organo inquirente, pubblicato nel dicembre del 2017, dettagliava 42mila richieste d'aiuto e oltre 2.500 casi di presunti abusi da consegnare alle autorità.
Secondo la commissione reale, in Australia istituzioni come chiese, scuole e club sportivi hanno "gravemente fallito" nella loro azione di proteggere i bambini.
I dati sulle accuse nella Chiesa cattolica
Il 7% dei preti cattolici d'Australia è accusato di aver commesso abusi su minori dal 1950 in poi. L'età media delle vittime era di 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni e mezzo per i bambini.
I dati sono stati resi noti in udienza dalla Commissione federale d'inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, che si avvia a concludere quattro anni di lavoro.
È l'inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia d'Australia, che ha indagato su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout, club sportivi e sulla polizia.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Periodo considerato | dal 1950 in poi |
| Persone che hanno denunciato abusi | 4'444 |
| Periodo delle denunce | fra il 1980 e il 2015 |
| Entità della Chiesa cattolica coinvolte | 93 |
| Età media delle vittime bambine | 10 anni e mezzo |
| Età media delle vittime bambini | poco più di 11 anni e mezzo |
In tutto, fra il 1980 e il 2015, 4'444 persone hanno denunciato abusi sessuali su minori commessi da preti o religiosi di 93 entità della Chiesa cattolica australiana.
Le reazioni della Chiesa e il sostegno alle vittime
In un comunicato, i vescovi australiani auspicano che questa condanna possa dare “un senso di pace e di guarigione a quanti sono stati abusati dal defunto sacerdote”, pur riconoscendo che “gli effetti di un abuso sessuale possono durare per tutta una vita”.
“Ci vuole un grande coraggio - affermano i presuli - perché i sopravvissuti si facciano avanti per raccontare le loro storie. I sopravvissuti sono stati fondamentali nell’aiutarci a imparare la lezione della nostra vergognosa storia di abusi e occultamenti”, messa in luce dal rapporto della Commissione reale d'inchiesta.
Da allora - sottolineano - la Chiesa australiana “ha fatto sostanziali cambiamenti per assicurare che l'abuso e la copertura non facciano più parte della vita cattolica e che i bambini siano al sicuro nelle nostre comunità”.
I vescovi concludono affermando il loro impegno a lavorare con quanti, nella Chiesa e nella società, stanno cercando di “attuare forti e coerenti standard di salvaguardia” in Australia.
La posizione della diocesi di Adelaide
“Meritavano di essere ascoltati con compassione e trattati con dignità", ha dichiarato. A nome della diocesi, Norton ha chiesto scusa per il dolore che [le vittime] hanno subito, per la vergogna che hanno dovuto sopportare e per il fatto che sia trascorso così tanto tempo prima che le loro voci venissero ascoltate e il loro dolore riconosciuto.
Ha affermato che la diocesi avrebbe «fatto tutto il possibile per tendere loro la mano, offrendo speranza e sostegno nel percorso di guarigione.
"Siamo profondamente consapevoli che le vittime di questo tradimento non sono soltanto coloro che hanno raccontato le loro storie alla polizia e davanti al tribunale", ha detto Norton.
"La fiducia è stata spezzata e ferite legate al tradimento e alla divisione sono emerse in tutta la diocesi», ha affermato. «Il dolore si estende anche a coloro che hanno riposto la loro fiducia nella nostra leadership e nella nostra Chiesa. Molte persone che hanno servito le loro parrocchie e le loro comunità in modo disinteressato si sono ritrovate con domande difficili e sentimenti irrisolti".
Norton ha dichiarato di essere determinato a garantire che la diocesi sia «un luogo sicuro, dove regnino rispetto e responsabilità».
Ha affermato che i responsabili «faranno tutto il possibile per creare un ambiente di fiducia e apertura» e si impegneranno ad «assicurare che le persone siano trattate con dignità e compassione e a continuare a cercare relazioni autentiche e pacifiche, anche quando non siamo sempre d'accordo gli uni con gli altri».
Norton ha aggiunto che il personale della diocesi e delle parrocchie può mettere le persone in contatto con servizi di assistenza indipendenti, qualora qualcuno ne faccia richiesta.
«Chiediamo a Nostra Signora Regina della Pace, patrona della nostra diocesi, di intercedere per noi e di accompagnarci in questo cammino di riconciliazione, guarigione e speranza», ha concluso il vescovo.
La posizione del vescovo Greg O’Kelly
Sulla vicenda è intervenuto anche il vescovo Greg O’Kelly, nominato dal Papa il 3 giugno scorso amministratore apostolico “Sede Plena” dell’arcidiocesi di Adelaide: “In queste circostanze - afferma in un comunicato - dobbiamo essere molto consapevoli dell'impatto sui sopravvissuti, sulle loro famiglie e su tutti coloro che li amano.
Ho assistito all'angoscia e al dolore delle vittime. La Chiesa deve continuare a compiere ogni sforzo per ascoltarli e sostenerli. Ribadisco - conclude mons. O’Kelly - che il nostro impegno per la sicurezza di ogni bambino nella nostra Chiesa e nelle nostre scuole è fondamentale”.
La portata internazionale dello scandalo
Il filone australiano si inserì nel più ampio filone che, durante gli anni Ottanta e Novanta. ha coinvolto decine di Paesi come Irlanda, Australia e Stati Uniti.
Uno dei casi più recenti è quello scoppiato in Cile dove, lo scorso maggio, tutti i 34 vescovi cattolici del paese si sono dimessi in blocco. Papa Francesco ha consegnato loro un documento di 10 pagine che accusa la gerarchia della Chiesa cilena di negligenza nei casi di abuso sessuale.
