Sant’Agostino da San Marco in Lamis fu il direttore spirituale di Padre Pio da Pietrelcina, il suo consolatore nei periodi più difficili e uno dei testimoni più importanti dei primi fenomeni straordinari vissuti dal frate cappuccino. Il loro rapporto nacque nel 1907, quando Padre Agostino insegnava teologia a Serracapriola e il giovane Fra Pio iniziava gli studi ecclesiastici.
Padre Agostino seguì Padre Pio durante le malattie, il ritorno a Pietrelcina, l’ordinazione sacerdotale e la celebrazione della prima messa solenne. Raccolse inoltre le lettere nelle quali il futuro santo confidava i segreti della propria anima e lasciò quattro manoscritti con preziose testimonianze sulla sua vita e sul suo itinerario spirituale.

Chi era Sant’Agostino da San Marco in Lamis
Padre Agostino da San Marco in Lamis, al secolo Michele Daniele, nacque il 9 gennaio 1880, indossò l'abito cappuccino il 19 agosto 1897 e fu ordinato sacerdote il 15 marzo 1903. Era il 14 maggio 1963 quando nel convento di S. Giovanni Rotondo morì fr. Agostino da S. Marco in Lamis.
Fra Agostino, studiò teologia a San Miniato in Toscana dal 1900 al 1904. Qui venne ordinato sacerdote il 15 marzo 1903. Più volte Superiore in vari conventi. Per 24 anni fu consigliere provinciale. Per 9 anni fu Ministro Provinciale. Per 4 volte prese parte come Delegato al Capitolo Generale dell’Ordine dei Cappuccini.
Venne eletto provinciale tre volte: nel 1938, nel 1941 e nel 1956. Dal mese di dicembre 1944 al mese di giugno 1952 fu Superiore del convento di S. Giovanni Rotondo, dove, poi, dimorò dal 1959 sino alla morte.
Son activité religieuse et sacerdotale s'étendait dans trois directions : la formation des jeunes capucins, la direction spirituelle et la participation au gouvernement de la Province. Il participa à la guerre de 1915 à 1918, comme aumônier, et obtint la médaille du mérite, pour ses services rendus dans la Croix Rouge Italienne.
L’incontro con il giovane Fra Pio
Quando insegnava teologia nel convento di Serracapriola, conobbe il giovane Fra Pio e divenne suo padre spirituale. Ebbe Padre Pio, come discepolo, nel 1907 a Serracapriola.
Padre Agostino incontrò Fra Pio alla fine di ottobre 1907. Il primo era professore di teologia, il secondo cominciava la prima année d'études ecclésiastiques.
In maggio 1909, c'est lui qui accompagna le Frère Pio à Pietrelcina, pour qu'il se repose, les études lui étant devenues impossibles, en raison de son état de santé. Gli fu vicino, quando la malattia lo costrinse a tornare a Pietrelcina, quando fu ordinato sacerdote, quando celebrò la sua prima messa nella chiesa parrocchiale.
Pronunziò il discorso della prima messa solenne del venerato Padre a Pietrelcina. Padre Agostino fu per Padre Pio direttore spirituale e angelo consolatore sia attraverso numerose lettere, pubblicate nel primo volume dell’Epistolario, sia nel corso di frequenti incontri personali.
Il rapporto spirituale tra Padre Agostino e Padre Pio
Seguì il frate di Pietrelcina, nel suo cammino di uomo di Dio, scelto da Dio per “essere aiutato nel grande negozio dell’umana salvezza”. Padre Agostino assicurò una direzione spirituale in parallelo con Padre Benedetto.
Più affettiva, persino amicale, essa era meno sicura sul piano spirituale e dottrinale. Padre Agostino fu il consolatore di Padre Pio durante il soggiorno a Pietrelcina, sia con le sue lettere sia con le sue visite, che fecero di Padre Agostino una persona intima della famiglia Forgione.
Nous possédons 185 lettres de Padre Pio au Père Agostino, et 187 en sens inverse. Padre Agostino, abbagliato dalle grazie del suo diretto spirituale, mancò talvolta di discrezione e di misura nelle richieste riguardanti la propria situazione, che lo preoccupava, soprattutto durante la guerra.
Le esperienze di Venafro
Da ottobre a dicembre 1911, entrambi vissero nel convento di Venafro. Fu lì che Padre Agostino si accorse dei fenomeni soprannaturali di cui era favorito il giovane confratello.
A Venafro si accorse dei primi fenomeni soprannaturali del Servo di Dio e assistette a diverse sue estasi e vessazioni diaboliche. Il primo era professore di teologia, il secondo cominciava la sua prima année d'études ecclésiastiques.
Il Père Agostino assista à plusieurs extases ou attaques du démon. Queste esperienze contribuirono a consolidare la sua convinzione sulla profondità della vita spirituale di Padre Pio e lo resero un testimone diretto di episodi che sarebbero rimasti centrali nella successiva conoscenza della sua figura.
Padre Pio e le estasi di Venafro
Le lettere e il Diario su Padre Pio
Padre Agostino raccolse nel suo Diario le lettere in cui, Padre Pio confidava i segreti della sua anima. Fu il Direttore spirituale di Padre Pio da Pietrelcina del quale ha lasciato preziose testimonianze scritte, sempre custodite gelosamente, unitamente a molte lettere di padre Pio ed altri documenti, in una cassetta, che egli aveva sempre con sé.
Documenti che furono trovati dopo la sua morte nella sua cella. Lasciò notizie preziose ed inedite sulla vita del suo discepolo in un Diario. Il diario di padre Agostino da San Marco in Lamis relativo a padre Pio è costituito da quattro manoscritti, conservati nell’Archivio Provinciale della Provincia di sant’Angelo e p. Pio a Foggia.
Padre Agostino ha trasmesso note preziose e inedite sulla vita e sull’itinerario spirituale di Padre Pio; esse formano quattro quaderni manoscritti, conosciuti con il nome di Notizie su Padre Pio.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Autore | Padre Agostino da San Marco in Lamis |
| Forma | Quattro manoscritti |
| Contenuto | Notizie sulla vita e sull’itinerario spirituale di Padre Pio |
| Conservazione | Archivio Provinciale della Provincia di sant’Angelo e p. Pio a Foggia |
La sospensione della corrispondenza
Quando nel 1922 fu sospesa la corrispondenza tra i due frati, essi rimasero uniti nella sofferenza e nella preghiera. La séparation et les notes non cancellarono il legame spirituale costruito negli anni precedenti.
Padre Agostino continuò a rappresentare per Padre Pio una presenza significativa, anche quando le circostanze impedirono il normale scambio epistolare. Le sue testimonianze scritte conservarono la memoria del rapporto e dell’itinerario interiore del confratello.
Padre Agostino Gemelli e Padre Pio
Padre Agostino Gemelli, francescano, e padre Pio da Pietrelcina, francescano cappuccino, sono due eminenti protagonisti del Novecento. Con dinamiche di vita diverse hanno aperto cammini culturali e ascetici tuttora percorsi da larghi movimenti di persone che a essi e alle loro esperienze si ispirano.
Il loro incontro, avvenuto negli anni Venti, è considerato “una pagina triste” per le modalità e per i contenuti che lo caratterizzarono. La vicenda di Gemelli è distinta da quella di Padre Agostino da San Marco in Lamis, ma si intreccia con la storia delle indagini sulle stimmate di Padre Pio.
La visita del 1919 e l’incontro del 1920
Gemelli compì la visita a San Giovanni Rotondo il 18-19 aprile 1920, assieme ad Armida Barelli. Barelli fu ricevuta da padre Pio il 18 aprile e cercò di preparare la strada all’incontro con padre Gemelli per la visita delle stimmate.
La visita alle stimmate però gli fu negata e si raggiunse il compromesso per cui padre Gemelli avrebbe incontrato padre Pio il mattino seguente, in sacrestia, brevemente, prima della Messa. Così avvenne: giunse padre Pio in sacrestia, accompagnato da padre Benedetto da San Marco in Lamis e da Emanuele Brunatto.
Padre Gemelli e padre Pio si scambiarono poche battute e nulla più, con grande disappunto dello studioso che era partito da Milano appositamente per avere quell’incontro e vedere le stimmate. L’incontro avuto con Padre Pio era privato e padre Gemelli non aveva nessuna autorizzazione per visitare le stimmate di Padre Pio.
Il cappuccino obbedì ai suoi superiori non mostrando al frate psicologo i segni della Passione di Cristo. Gemelli lasciò San Giovanni Rotondo, seccato, infuriato, irritato e offeso.
La relazione al Sant’Uffizio
Lo stesso giorno della visita padre Gemelli inviò al Sant’Uffizio una relazione nella quale affermò di ritenere le stigmate manifestazioni somatiche di natura isterica, ma dicendo anche che erano necessarie ulteriori e più accurate indagini.
Il 19 aprile 1920 Padre Agostino Gemelli di ritorno dall’incontro avuto con Padre Pio nella sacrestia della chiesetta antica il giorno prima, non perde tempo e prende carta e penna per scrivere a mons. Carlo Perosi, assessore del Sant’Uffizio una relazione sul cappuccino di Pietrelcina.
Nella relazione, datata 19 aprile 1920, padre Gemelli pur ammettendo che «padre Pio è uomo veramente di elevata vita religiosa, uomo esemplare», Gemelli trova il metodo per vendicarsi con un sol colpo di coloro che ritiene responsabili del “gran rifiuto” che ha dovuto ingoiare a San Giovanni Rotondo.
La Congregazione risponde chiedendo più dettagliate indicazioni per approfondire l’analisi del caso. Gemelli le scrive il 2 luglio 1920 e le invia al Sant’Uffizio, senza aggiungere commenti.
I tre punti della relazione di Gemelli
Padre Pio è uomo veramente di elevata vita religiosa, uomo esemplare. Introdottomi a conversare con lui, senza che egli se ne avvedesse, con innocente artificio, lo sottoposi ad un interrogatorio psichiatrico: non vi sono i segni di quelle malattie mentali a contenuto religioso che si potrebbero addurre in campo, ma Padre Pio non presenta nemmanco nessuno degli elementi caratteristici della vita mistica.
Il suddetto Padre presenta inoltre alle palme e al dorso delle mani piaghe rotonde con escora sanguinolente. So che altrettante e simili piaghe ha ai piedi e che una, a forma di croce capovolta, presenta sull’emitorace sinistro.
Altro fatto importante si è che nel convento si è formata, attorno al Padre Pio, una atmosfera di suggestione nella quale vengono attratti molti di coloro che vi arrivano.
Sembra piuttosto un uomo a ristretto campo della coscienza, abbassamento della tensione psichica, ideazione monotona, abulia; elementi questi che fanno pensare a una diagnosi che io non posso formulare non avendo sottoposto il Padre Pio a un esame neurologico, che assume in questo caso il valore di controllo dei suddetti dati.
Dette piaghe, comparse nel settembre 1918, si sono, a mano, mano, estese e approfondite. Per diagnosticare la natura di queste piaghe sarebbe necessario sottoporre il malato ad alcune indagini alle quali so che il suddetto Padre non fu sottoposto dai medici che lo hanno sin qui esaminato.
E che questa suggestione sia giunta ad un grado elevato, è provato dal fatto che da tutti viene interpretato come profumo di origine soprannaturale un odore acuto, aromatico, che emana dalle mani del suddetto Padre. Anche sulla origine di questo profumo non furono fatte indagini dai medici che hanno esaminato l’ammalato.
Il ruolo attribuito a Padre Benedetto
Ha contribuito a quest’opera di suggestione con attività tenace e da lungo tempo esercitata, un Padre che appartiene alla stessa provincia, il Padre Benedetto Nardoni, ex provinciale, che fu l’educatore, il consigliere e il protettore dello stesso Padre Pio e che è oggi colui che racconta fatti straordinari che meriterebbero di essere sottoposti a controllo.
Tra l’altro, suggerisce di affidare lo studio del caso «a una commissione costituita da un teologo, da uno psicologo e da un medico» e di «allontanare durante l’esame qualsiasi influenza del padre Benedetto ex provinciale».
Da tutto l’insieme, al sottoscritto sembra che si tratti di un caso di suggestione inconsciamente prodotto dal Padre Benedetto in un soggetto malato come è il Padre Pio e che ha condotto a quelle caratteristiche manifestazioni di psittacismo che sono proprie della struttura isterica.
Dico “sembra” poiché si tratta solo di una “interpretazione” che richiede la prova di indagini rigorose ed accurate. La tendenza a ripetere come un pappagallo ciò che si è sentito; tendenza a usare parole vuote o che non si comprendono è il significato attribuito al termine “psittacismo”.
La questione della presunta falsità
Comunque, nel fare quella relazione, egli affermò di avere sottoposto padre Pio a interrogatorio e descrisse le piaghe delle sue mani dichiarando di averle viste. Chi era presente all’incontro - padre Benedetto e Brunatto - evidentemente negarono che padre Gemelli avesse potuto, nel suo brevissimo e secco incontro al futuro santo, fare un interrogatorio e anche solo vedere le sue piaghe.
Ed era la pura ed evidente verità. Eppure, padre Gemelli continuò ad affermare durante tutta la sua vita di aver visitato ed esaminato le stimmate di padre Pio, sebbene tacciato di dire il falso.
Secondo la letteratura biografica su Padre Pio da Pietrelcina, numerosi studiosi accusarono Padre Agostino Gemelli di avere mentito, perché egli sosteneva di avere visitato le stimmate mentre i testimoni presenti all’incontro del 19 aprile 1920 lo negavano.
La visita precedente del 1919
Come risulta dal carteggio con il Sant’Uffizio, padre Agostino Gemelli visitò due volte San Giovanni Rotondo e padre Pio. La prima volta fu «Nel 1919, essendo di passaggio, per ragioni di servizio militare, a Foggia».
«Mi recai a S. Giovanni Rotondo - scrive il francescano - accompagnato dal segretario dell’allora Vescovo di Foggia. Questi mi espresse il desiderio che io esaminassi il P. Pio e poscia gli riferissi il risultato delle mie osservazioni.
Il mio viaggio poteva essere utile. Ritenni mio dovere di accettare e mi recai e mi trattenni due giorni a S. Giovanni Rotondo, ospite del Convento dei Cappuccini. Ebbi modo di vedere più volte il P. Pio e di conversare assai a lungo con lui. Esaminai anche le piaghe del P. Pio».
Si presentò come medico e così «io continuai sino in fondo la commedia del medico convinto e convertito per avere agio di osservare, vedere, constatare. Di tutto questo riferii a Mgr. Vescovo di Foggia».
Così scrisse padre Gemelli in una dettagliata relazione al Sant’Uffizio, composta da 13 pagine dattiloscritte, con correzioni autografe, datata 6 aprile 1926.
Con essa egli fa sapere che, nella prima visita del 1919, non rivelò di essere padre Gemelli e che, da parte loro, padre Pio e i frati non se ne resero conto, a causa dell’«innocente artificio» e della «commedia» con cui egli coprì la sua identità.
Come si scioglie l’apparente contraddizione
Però, quella prima visita fu sempre tenuta “nascosta” per segreto di ufficio, per «seguire il proprio dovere, ubbidendo ai Superiori»: «Mi sono limitato a dire che avevo fatto visita al Padre. (…) Il S. Ufficio mi ha sempre consigliato di tacere ed io ho obbedito».
Per questo gli amici e biografi di Padre Pio da Pietrelcina poterono continuare ad affermare che Gemelli aveva detto il falso, perché non vide le stimmate nella visita del 19 aprile 1920; e dicevano il vero.
Mentre Padre Gemelli continuò ad affermare: «Io ho visitato le stimmate di Padre Pio» perché questo avvenne nella precedente visita del 1919; e diceva a sua volta la verità.
Il careful study, insieme ai documenti dell’Archivio del Sant’Uffizio, ricostruisce quindi la vicenda con maggiore completezza e porta alla luce la visita alle stimmate compiuta da Padre Agostino Gemelli durante il precedente soggiorno del 1919.
Le indagini del Sant’Uffizio
Padre Agostino Gemelli ebbe un ruolo importante nelle lunghe indagini del Sant’Uffizio sul frate cappuccino. La questione delle stimmate, tuttavia, non sembra essere iniziata da una sua iniziativa, ma da una denuncia precisa del farmacista Domenico Valentini Vista e della cugina Maria De Vito.
I due avanzarono il sospetto che il frate si procurasse le lesioni con l’uso di acido fenico e di veratrina. Si trattò di un attacco duro e diretto contro il frate, che fece prendere alle indagini una piega diversa da quella ipotizzata da Gemelli.
Questi suggeriva, per verificare “il miracolo”, l’invio di tre specialisti, un medico, uno psicologo e un teologo. Il Sant’Uffizio affidò le indagini al vescovo di Volterra Carlo Raffaello Rossi, che così concluse: “Sembrano non manchino motivi per far propendere in favore del dono soprannaturale”.
Le restrizioni del 1931
Tuttavia nel 1931 il collegio dei cardinali decise di proibire a Padre Pio di celebrare la messa in pubblico, per sottrarre il frate ad atti di esagerato devozionismo. Decisione che venne sospesa però da Pio XI.
Castelli cita tre lettere inedite di padre Gemelli. In una di queste, indirizzata all’assessore del Sant’Uffizio monsignor Nicola Canali, il fondatore della Cattolica si difende dalle illazioni “ingiuriose” contenute in un volume di Giorgio Festa.
Per semplificare, quando Gemelli denunciò “alcuni presunti stimmatizzati” non si riferiva a Padre Pio.
Le difficoltà per trasferire Padre Pio
Sembra facile chiedere il trasferimento di un frate cappuccino. Ma il compito diventava molto difficile anche per un papa di polso come Pio XI e per un segretario di Stato vaticano come il cardinale Pacelli, futuro Pio XII, se avevano a che fare con Padre Pio da Pietrelcina.
Infatti ogni volta che le autorità ecclesiastiche minacciavano di chiedere il trasferimento del frate da San Giovanni Rotondo, il prefetto faceva presente alle autorità che potevano scoppiare dei tumulti.
Più volte il Vaticano, tramite il nunzio Francesco Borgongini, chiese tra gli anni Venti e Trenta il sostegno delle autorità fasciste, che risposero sempre sottolineando la pericolosità per l’ordine pubblico di un tale provvedimento.
È quanto emerge da documenti inediti, alcuni provenienti dall’Archivio segreto vaticano, dedicati alla vicenda del frate di Pietrelcina e ai rapporti tra Padre Pio, il Sant’Uffizio e le autorità ecclesiastiche.
Il silenzio di Padre Pio davanti alle accuse
Gemelli scrisse cose gravissime su Padre Pio che ebbero echi nel corso degli anni successivi. Nonostante questo mai nessuno sentì proferire una parola da Padre Pio contro Padre Gemelli.
Padre Pio accettò e offrì tutto al Signore. La sua risposta alle accuse e alle limitazioni passò attraverso il silenzio, la preghiera e l’offerta della sofferenza.
Sono tutto di ognuno. Ognuno può dire: “Padre Pio è il mio”. Io amo tanto i miei fratelli di esilio. Amo i miei figli spirituali al pari dell’anima mia e più ancora.
Li ho rigenerati a Gesù nel dolore e nell’amore. Posso dimenticare me stesso, ma non i miei figli spirituali, anzi assicuro che quando il Signore mi chiamerà, io gli dirò: “Signore, io resto alla porta del paradiso; Vi entro quando ho visto entrare l’ultimo dei miei figli”.
Soffro tanto per non potere guadagnare tutti i miei fratelli a Dio. In certi momenti sto sul punto di morire di stretta al cuore nel vedere tante anime sofferenti senza poterle sollevare e tanti fratelli alleati con satana.
La morte di Padre Agostino
Padre Agostino morì il 14 maggio 1963 nel convento di San Giovanni Rotondo, dopo una vita dedicata alla formazione dei cappuccini, al governo della Provincia, alla direzione spirituale e alla conservazione della memoria di Padre Pio.
La sua eredità principale è costituita dalle lettere, dalle testimonianze e dai quattro manoscritti del Diario. Attraverso questi documenti, Padre Agostino rimane una figura essenziale per comprendere il cammino umano e spirituale di Padre Pio, le sue sofferenze, le sue esperienze mistiche e il rapporto con le autorità ecclesiastiche.