Come risvegliare la fede nei ragazzi durante gli incontri di catechismo

Risvegliare la fede nei ragazzi significa accompagnarli in un cammino personale e comunitario che parte dalle loro domande, conduce all’incontro con Gesù Cristo e diventa una scelta concreta di vita. Il ragazzo non deve essere soltanto informato, ma coinvolto nella sequela di Gesù perché possa incontrare il Dio di Gesù e riceverne l’amore che salva e rende responsabile della propria vita.

La proposta più efficace segue tre movimenti: cercare, incontrare, dimorare. Cercare nasce dalla sete di verità e di senso; incontrare conduce alla persona di Gesù; dimorare significa rimanere con lui nell’amicizia, nella preghiera, nella Chiesa, nei sacramenti e nel servizio.

Partire dalla vita reale dei ragazzi

Il passaggio da una fede ricevuta per tradizione familiare e culturale ad una fede professata per convinzione personale - appuntamento tipico dell’età giovanile - fa esplodere le dinamiche di ricerca di senso, di spinta alla decisione, di attesa e di speranza (CdG2 cap. 1). Spesso il cammino è segnato da crisi religiosa e morale, che per certuni produce lontananza, per altri apparente indifferenza, per molti ricerca e bisogno di ricominciare un nuovo cammino, verso una esistenza di fede più consapevole e adulta.

Il catechista può iniziare chiedendo agli animatori di raccogliere dai giovani delle singole comunità i loro punti di vista (interrogativi, dubbi, certezze…) sui principali contenuti della fede e sugli atteggiamenti verso di essa. Ritengo che questa impostazione di parità rispettosa e amica sia un inizio necessario per un cammino corretto, anzi rappresenti il clima vitale per la comunicazione dei contenuti.

Nelle valutazioni dei giovani emergeva come problema centrale la relazione giovani e Chiesa, più che una tematica espressamente attenta al mistero di Dio, di Gesù Cristo e globalmente del Credo cristiano; ma non mancano cenni espliciti in tale direzione. Entro tale relazione si nota una ripetuta menzione del rapporto tra Chiesa e Cristo, facendo comprendere che soltanto in tale servizio la comunità si rende insostituibile.

Si manifesta il bisogno di segni o gesti non pessimistici e non burocratici, ma di “persone che stanno vicino, aiutando a superare l’impressione assai diffusa della Chiesa che giudica e condanna”, ricordando poi che “il concreto della comunità è migliore della chiesa in genere”. Tra i servizi invocati emergono il desiderio di “formare coscienze, puntare sull’essenziale cristiano, vita comunitaria più fraterna, celebrazioni eucaristiche meno generiche e ripetitive”.

Creare un clima di amicizia e fiducia

La proposta di fede è un processo tra viventi, non tra libro e un giovane. L’adulto, compagno di percorso (testimone ed educatore, amico) è di fatto indispensabile, capace di personalizzare una relazione di uno per uno pur lavorando insieme (gruppo).

L’adulto, compagno di percorso (testimone ed educatore, amico) è di fatto indispensabile, capace di personalizzare una relazione di uno per uno pur lavorando insieme (gruppo). Un accompagnamento siffatto si fa segno sacramentale dell’accompagnamento di Dio.

L’impostazione educativa dell’animatore in quanto adulto esemplare e incoraggiante è decisiva: “Questo è il messaggio degli adolescenti: hanno necessità di aspirazioni alte, sono disposti a confrontarsi con scommesse difficili e impegnative se autentiche per la loro vita, ma riconoscono la loro fragilità, la fatica di stare ‘ sempre sulla strada’, e per questo chiedono di essere condotti da persone che sappiano soprattutto perché quando un giovane si sente amato, voluto bene è più disposto a saltar fuori”.

Non è facile promuovere e sostenere il servizio alla fede dei giovani, e per questo esortiamo fraternamente i catechisti dei giovani, gli animatori e chiunque opera con loro, a non aver paura, a non scoraggiarsi, a dare fiducia ai giovani, a educare la loro domanda, a camminare insieme da amici alla ricerca della dimora di Cristo, proponendo il Vangelo con un cuore grande, capace dì amare, di annunciare, di attendere, di provare ancora e di sperare sempre.

Ascoltare prima di parlare

Non intendevo toccare tutti gli aspetti , tanto meno dare delle ricette che sarebbero morte prima ancora di nascere. Piuttosto, per una utile preparazione all’incontro, chiesi ad ogni animatore (per lo più presbitero) di raccogliere dai giovani delle singole comunità i loro punti di vista (interrogativi, dubbi, certezze…) sui principali contenuti della fede e sugli atteggiamenti verso di essa.

Questo metodo permette di conoscere il mondo giovanile e, nello stesso tempo, di stimolare l’attenzione e dare incoraggiamento ad animatori, non di rado insoddisfatti e delusi del loro servizio (“Non vengono più, non riesco a raggiungerli”). Fu creato così un ponte di amicizia e condivisione tra me straniero e i miei interlocutori.

Il catechista può raccogliere le domande senza correggerle immediatamente, distinguendo tra interrogativi, dubbi, certezze, resistenze e desideri. Il linguaggio evangelico è certamente primario e centrale. L’espressione è volutamente semplice, sobria, comprensibile ai giovani, al di là dei diversi livelli culturali ed anche - lo sottolineiamo - intenzionalmente rispettosa di chi è ancora in ricerca.

Educare le domande profonde

Il catechismo cerca un rapporto permanente tra fede e vita, tramite l’attenzione ad alcune domande profonde ed interiori, che caratterizzano l’esperienza dei giovani: dal senso dell’esperienza stessa, così gravata da incertezze eppur così stimolata alla ricerca, agli oggettivi impegni che interpellano la vita di un giovane nel lavoro, negli affetti, nell’impegno nel sociale, nell’assunzione di responsabilità anche nella politica.

La domanda di Gesù - “Che cercate?” - fa emergere una situazione di “credenti inquieti, vicina a quella di molti giovani a cui si rivolge il catechismo. Di fronte ai tanti approcci a Cristo che sono possibili per i giovani, e mai compiutamente soddisfacenti, si è pensato di proporre quello più diretto, lasciandoci guidare da come Gesù stesso accoglieva le persone che lo cercavano.

Non partiamo dunque da noi, dalle nostre domande per trovare lui, ma partiamo da lui, dalla sua “causa” - il regno di Dio -, per trovare noi stessi. Egli ha pensato a noi, prima ancora che noi pensassimo a lui!

Ogni giovane in profondità non è immune dalla provocazione del Vangelo, anche se riesce ad addormentare la domanda di senso e la ricerca della fede con una condotta morale lesiva. L’annuncio di Gesù Cristo è per sé costruttivo: a livello soprannaturale (è la stessa verità di Dio) e a livello umano (propone un progetto d’uomo che vale, risponde al bisogno profondo della persona anche quando essa non se ne accorge o lo rifiuta).

Presentare Gesù come persona viva

La ricerca dei discepoli approda all’incontro con Gesù. Affascinati dalle sue parole e stupiti dai suoi gesti, essi decidono di seguirlo, per conoscerlo da vicino, per rintracciare nella sua vita il suo modo di vedere e di vivere il rapporto con Dio e con il prossimo.

In tal modo scoprono che il regno di Dio è presente e operante in lui e si offre a chiunque accoglie l’invito a convertirsi e a credere al Vangelo, iniziando il cammino del discepolo, sul modello di Maria di Nazareth (CdG2 cap. 2). Ma non basta accostarsi al “mondo di Gesù”: occorre procedere verso una decisione ancora più grande e riconoscere la vera identità di colui che si propone a noi come fratello e unico Maestro.

Gesù è colui che intrattiene con Dio una relazione personalissima, tanto da chiamarlo “Padre”. Gesù è davvero il Figlio di Dio (CdG2 cap. 3). La pienezza dell’identità di Gesù è svelata dagli avvenimenti della Pasqua, centrali nei Vangeli e nell’esperienza cristiana.

In essi si rivela il mistero di Dio, come dono di vita che vince la morte, come mistero di amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (CdG2 cap. 4). Gesù amico che cammina con noi nella nostra vita e che è soprattutto sempre disposto a perdonarci quando sbagliamo.

Gesù incontra i discepoli sul lago

Collegare fede ed esperienza

Si nota il forte collegamento, affermato da tutti, tra il messaggio e la vita, per cui la fede si fa esperienza, convogliata verso “l’amore di Dio” come “gioia del cuore”. Non si dovrà dimenticare questo plesso tra Parola di Dio ed esperienza, questa sporgenza della fede sul versante dell’affettività ed emotività, la percezione del valore evangelico che si vuole radicale e insieme la difficoltà di riuscirci.

“Io penso che GC inizia a diventare interessante per la vita di un uomo quando risponde ai suoi bisogni quotidiani (quando ho provato o che mi vuole bene. ).” “Ciò che affascina di più è il Vangelo delle Beatitudini, Vangelo dell’amore, essere e vivere liberi da condizionamento umano e dalla mode correnti.

Non viene accettato il Vangelo del ‘porgi l’altra guancia’, occorre camminare nella direzione della gratuità e del servizio. La cosa più difficile è ancora tutto il vangelo (abbiamo scelto come esempio: il racconto del giovane ricco: come lasciare tutto?).

La fede non va presentata soltanto come insieme di obblighi o divieti. Si chiede di “evangelizzare una consuetudine di vita con il Signore; proporre una impostazione di vita, non in puri termini negativi, ma coraggiosi e radicali; rendere il Vangelo comprensibile a tutti quelli che si incontra oltre le differenze”.

Valorizzare il gruppo e le relazioni

Certamente la mediazione più espressa è quella del gruppo: fare cammino insieme. “L’esperienza di fede vissuta privatamente non dà tanto quanto l’esperienza vissuta insieme e con l’aiuto dei nostri amici. Dio si manifesta soprattutto nelle persone al di là del rapporto personale che possiamo avere con Lui”.

“Ciò è possibile all’interno di gruppi in cui sia facilitato il confronto e sia possibile vivere anche reali esperienze nel sociale attraverso il volontariato e la partecipazione alle iniziative proposte ai giovani dalle istituzioni, divenendo propositivi e critici al tempo stesso, favorendo un impegno anche in ambito politico, non inteso come potere, bensì come servizio”. Il crescere insieme permette di giungere alla propria identità.

La forza coinvolgente di un cammino condiviso tra il gruppo dei pari è una delle condizioni decisive per la maturazione della fede. Vanno menzionati quei mediatori che sono le persone: il prete anzitutto.

Ma ancora di più, per certi aspetti, sono apprezzati quei mediatori che sono gli animatori, i catechisti: la caratura di ciò si manifesta nella stesura degli interventi di cui stiamo parlando. Una comunità ecclesiale che dispone di persone così convinte, lucide e determinate si trova con delle risorse assai positive.

Trasformare l’incontro in un itinerario

Il processo della fede è un… processo: non è automatico, né rapido, né di successo assicurato. Cristiani non si nasce, ma si diventa, e lo si diventa continuamente, così come è la vita che fluisce incessantemente, sempre la stessa e sempre diversa.

Tipico del catechismo è il dinamismo della vita cristiana, che è “chiamata e risposta”, “traditio” e “redditio”: iniziativa di Dio e risposta dell’uomo, dono gratuito e accoglienza libera e responsabile. In questo si manifesta il filo vocazionale che regge la proposta: al seguito del progetto di Gesù, scoprire il proprio posto in esso.

Il catechismo Venite e vedrete richiede un itinerario di fede in cui la figura del giovane appare interpellata direttamente: egli non è soltanto informato, ma coinvolto nella sequela di Gesù perché possa incontrare il Dio di Gesù e riceverne l’amore che salva e rende responsabile della propria vita.

La riflessione catechistica si snoda in dieci capitoli, ciascuno dei quali è suddiviso in più unità tematiche e ognuna di esse è presentata in una successione di paragrafi. Ogni capitolo termina con una sintesi che riassume i passaggi fondamentali dell’esposizione catechistica.

Un percorso in tre movimenti

Cercare

L’itinerario si apre con i due discepoli del Battista che, dopo aver sentito parlare di Gesù come il Messia, si mettono a cercarlo e, trovatolo, decidono di seguirlo, ancora inconsapevoli di aver raggiunto la meta della loro ricerca.

La domanda “Che cercate?” può diventare il punto di partenza di un incontro: che cosa desiderano davvero i ragazzi, che cosa li preoccupa, quali persone o ideali stanno cercando, che cosa sperano di trovare nella Chiesa e in Gesù?

Incontrare

La ricerca dei discepoli approda all’incontro con Gesù. Affascinati dalle sue parole e stupiti dai suoi gesti, essi decidono di seguirlo, per conoscerlo da vicino, per rintracciare nella sua vita il suo modo di vedere e di vivere il rapporto con Dio e con il prossimo.

La fede nasce da un incontro, si declina in una esperienza forte della presenza di Dio e si allarga alla testimonianza e alla eredità profetica. Anche la narrazione evangelica della vita di Gesù può diventare una “lectio divina” continuata per illuminare la vita e la scelta dei giovani.

Dimorare

L’incontro non si esaurisce in una esperienza di un momento, ma sfocia in amicizia, in un “rimanere” con Gesù per vivere l’avventura del Vangelo. È descritta in tal modo anche l’identità del discepolo e la sua vita: il lasciarsi plasmare dalla novità del Vangelo e la partecipazione convinta alla Chiesa, comunità dei discepoli di Gesù (CdG2 cap. 5).

L’esperienza dell’incontro con Cristo passa attraverso la memoria viva della sua Pasqua nei sacramenti e nelle altre celebrazioni liturgiche (CdG2 cap. 6). La conformazione a Cristo nella fede, speranza e carità conduce a una piena adesione alla sua parola di verità, fondamento di autentica libertà (CdG2 cap. 7).

Il cammino comprende la chiamata a vivere l’amore e la dedizione fedele a Dio nella persona di cui ci si scopre innamorati o in una testimonianza diretta del Regno futuro (CdG2 cap. 8); l’impegno di coltivare e custodire il mondo attraverso il lavoro e l’azione politica e sociale (CdG2 cap. 9); l’attesa vigilante ed attiva verso l’incontro definitivo con il Signore Gesù, principio e fine della storia (CdG2 cap. 10).

Usare la Bibbia come centro dell’incontro

Sempre centrale è stato l’incontro con la Parola di Dio, con la storia d’amore e di salvezza che Dio ha intessuto con il popolo di Israele e che diventa storia con ognuno di noi. La frequentazione dei documenti oggettivi della fede, quali la Bibbia, segnatamente i Vangeli, deve riportare nel circuito del cammino di fede la conoscenza precisa e approfondita.

Questo non vuol dire e non deve diventare assolutamente ricaduta nella pura comunicazione dottrinale, ma fissare il tracciato di un cammino che sarà sempre Mistero, ma che si compie in una direzione corretta espressa dalle formule della fede.

È quello che provoca Gesù stesso quando pone le famose domande: “La gente, chi dice che io sia? Ma voi chi dite che io sia?” (cf Mc 8, 27-29). La lettura di un brano evangelico può essere seguita da domande personali, da un momento di silenzio, dalla condivisione libera e da una preghiera.

La narrazione utilizza un linguaggio semplice, ricco di tutti i riferimenti alle fonti catechistiche: la Bibbia, la Tradizione, il Magistero, la riflessione teologica. Il testo può essere accostato da ogni persona di buona volontà. Si chiede solo la lealtà del cuore e della ragione.

Aiutare i ragazzi a conoscere la fede

Fede è anche sapere la fede con il senso del mistero e con valide motivazioni culturali. Ritrovare il gusto e la ricerca della verità del Vangelo. “Ciò che è più preoccupante è il crescente analfabetismo religioso delle giovani generazioni, per tanti versi ben disposte e generose, ma spesso non adeguatamente formate all’essenziale dell’esperienza cristiana e ancor meno a una fede capace di farsi cultura e di avere un impatto sulla storia” (CEI, Comunicare il vangelo…, 40).

Oggi si assiste ad un effettivo deterioramento e perdita (ignoranza) della verità o senso preciso dei contenuti di fede secondo la fides ecclesiae. È necessario promuovere l’identificazione della fede di Gesù Cristo di fronte - eppur in dialogo - con il pluralismo religioso e sistemi di significato religioso ed etico di tipo diverso e non di rado alternativo.

Occorre puntare sulla radicalità o senso profondo (“choc di vangelo”) di fronte allo svuotamento per superficializzazione e omologazione levigante. Va messa a fuoco come dato centrale l’autopresentazione di Gesù come Maestro che chiede al cristiano di essere discepolo.

Significa disponibilità all’ascolto e non all’invenzione religiosa e quindi accettare di andare a scuola del Maestro per arrivare alla conoscenza come stupore davanti al Mistero e alla completezza della fede secondo la gerarchia delle verità: “Maestro, dove abiti? Venite e vedrete. E rimasero con Lui. Era l’ora decima” (Giov 1, 38s).

Presentare la Chiesa come luogo dell’incontro

Tra Gesù, Signore risorto ed oggi vivente, e noi, viandanti nel tempo e suoi commensali, Dio propone la Chiesa come luogo dell’incontro. Essa è il sacramento dell’incontro, a sua volta rifratto nei sacramenti e nello stile di vita della comunità.

Vi è un Gesù Maestro, che si affida ad una Chiesa maestra, che non è soltanto una centrale di servizi di carità, riconoscendo piuttosto che dire la verità è un fondamentale e indispensabile opera di carità.

La comunità cristiana deve diventare un luogo di carità vissuta, di dedizione e condivisione. Le comunità cristiane di fronte alla carenza di relazioni educative, che provoca disagio ed emarginazione, avvertono l’urgenza di ripensare la pastorale giovanile, conferendole organicità e coerenza in un progetto globale, che sappia esaltare la genialità dei giovani e riconoscere in essa un’opportunità di grazia.

Sono consapevoli che potranno mediare l’incontro vivo con il Signore Gesù, solo se sapranno essere luoghi di carità vissuta, laboratori di dedizione e condivisione.

Dare spazio alla preghiera

Importantissimo è stato insegnare loro quanto fosse necessario iniziare la giornata con il vangelo del giorno, dedicando anche solo 5 minuti alla preghiera fatta con il cuore, come a sintonizzarsi sotto lo sguardo paterno di Dio impegnandoci tutti ad essere fedeli a questo momento.

La risposta realizzata dalla preghiera è uno degli elementi ineliminabili del cammino catechistico. La preghiera può essere semplice, breve e concreta, ma deve aiutare i ragazzi a stare davanti a Dio con il cuore e con la ragione.

La prima parte dell’incontro si svolge in chiesa con una breve celebrazione che consiste nella lettura del Vangelo domenicale, in una breve omelia, nella recita del Padre nostro con canti dove i bambini si sentono protagonisti. Essi esprimono la loro gioia cantando e battendo le mani, mentre imparano a conoscere i segni liturgici che vengono via via presentati loro.

Il catechista può proporre un momento quotidiano di preghiera familiare sul brano del Vangelo domenicale. Oltre alla lettura del brano possono essere usati materiali adatti ai bambini-ragazzi sul Vangelo domenicale.

Rendere la liturgia comprensibile e vissuta

La liturgia manifesta concretamente ciò in cui la Chiesa crede con atti che non sono, come a molti dei catecumeni sembrava inizialmente, un recitare qualcosa di esteriore, ma un rendere visibili e concrete l’azione di Dio e la risposta dell’uomo in un’esperienza d’amore.

Molto significativo è stata una giornata di ritiro con loro interamente dedicata al significato di quella croce di Cristo con cui sarebbero stati segnati sui sensi durante il rito e che da quel momento sarebbe diventato il loro segno, “porta” di ogni preghiera elevata a Dio.

La memoria viva della Pasqua nei sacramenti e nelle altre celebrazioni liturgiche permette ai ragazzi di comprendere che la fede non è soltanto un’idea personale. La celebrazione eucaristica diventa un evento liturgico e comunitario.

Servizi invocati dai giovani sono celebrazioni eucaristiche meno generiche e ripetitive. Per questo è importante spiegare i segni, curare i momenti di silenzio, valorizzare la partecipazione dei ragazzi e collegare la celebrazione alla loro vita concreta.

Proporre esperienze concrete di servizio

La fede si rende visibile nella gratuità e nel servizio. Non viene accettato il Vangelo del “porgi l’altra guancia”, occorre camminare nella direzione della gratuità e del servizio.

È possibile vivere reali esperienze nel sociale attraverso il volontariato e la partecipazione alle iniziative proposte ai giovani dalle istituzioni, divenendo propositivi e critici al tempo stesso, favorendo un impegno anche in ambito politico, non inteso come potere, bensì come servizio.

L’impegno di coltivare e custodire il mondo attraverso il lavoro e l’azione politica e sociale fa parte del cammino di fede. Le attività concrete aiutano i ragazzi a scoprire che il Vangelo non li allontana dalla realtà, ma li rende più responsabili della vita, delle persone e del mondo.

Utilizzare attività, immagini e linguaggi diversi

Vanno valorizzate le introduzioni ai capitoli che, arricchite da espressive immagini fotografiche, offrono un primo materiale di aggancio al mondo dei giovani in relazione all’argomento trattato. È ben evidente anche il linguaggio delle immagini, con fotografie di particolare intensità, opere d’arte della scuola italiana di tutte le epoche e disegni che accompagnano e arricchiscono la narrazione con il richiamo alla dimensione simbolica.

Sparsi all’interno dei vari capitoli sono posti i “fuori testo” che aiutano a focalizzare un particolare problema enunciato nel corso della narrazione catechistica. Prima della conclusione dei capitoli le “schede” aiutano ad approfondire alcuni testi o elementi fondamentali della fede: il Magnificat, il Padre Nostro, il Credo, i sacramenti dell’Ordine, dell’Unzione e del Matrimonio, i Comandamenti e le Beatitudini, la dottrina sociale della Chiesa.

Le attività pratiche possono essere alternate alla lettura di brani della Bibbia. Questo ha lo scopo di renderli più consapevoli della loro fede. Un ritiro può porre in correlazione il brano biblico del sacrificio di Isacco con i 7 doni dello Spirito Santo.

Un percorso può partire dai fondamenti della scuola, come disegno, lettura, dettato, aritmetica, tema, riassunto e storia, per leggere e progettare la vita con gli occhi della fede.

Aiutare i ragazzi a riconoscere la misericordia

“Dio è misericordia” (Papa Francesco): deve restare l’orizzonte illimitato di ogni discorso religioso cristiano. Vuol dire che Dio in Cristo ama questi giovani, uno per uno, così come sono, in vista di quello che possono essere.

Agli occhi del Padre nessun figlio è irrimediabilmente perduto, semmai è “scappato di casa” e si procura del male. Ma Dio lo aspetta, anzi lo cerca. Gesù amico che cammina con noi nella nostra vita e che è soprattutto sempre disposto a perdonarci quando sbagliamo.

Una dinamica e una preghiera possono aiutare i ragazzi a non fermarsi alle differenze che allontanano, ma a scoprire l’altro come amico e fratello con cui fare la differenza, nel costruire relazioni più positive.

Un percorso di misericordia può avere come obiettivo specifico imparare a pensare e scegliere alla luce del Vangelo. La fede diventa così un allenamento quotidiano dello sguardo, della parola, delle decisioni e delle relazioni.

Coltivare la gratitudine

Una fede eucaristica può essere sviluppata attraverso il tema del grazie. Sono diversi i punti di vista con cui si affronta il tema della gratitudine: da quello psicologico a quello biblico, da quello artistico a quello filosofico.

La gratitudine aiuta i ragazzi a riconoscere i doni ricevuti, a superare l’abitudine e a collegare la celebrazione eucaristica alla vita quotidiana. La risposta alla fede non è soltanto una conoscenza, ma anche uno stile di vita capace di riconoscenza.

Accompagnare dubbi, paure e crisi

Il processo della fede non è automatico, né rapido, né di successo assicurato. Per certuni la crisi produce lontananza, per altri apparente indifferenza, per molti ricerca e bisogno di ricominciare un nuovo cammino.

Una catechesi rivolta a giovani universitari può affrontare il passaggio dalla paura alla speranza, usando la preghiera come “rimedio” alle difficoltà. La fede non nega la paura, ma accompagna il ragazzo a riconoscerla e a consegnarla a Dio.

Un cammino può riflettere sulla profondità della fede, sul senso della testimonianza della fede e sulla felicità che la fede dona. La testimonianza aiuta a comprendere che la fede nasce da un incontro, si declina in una esperienza forte della presenza di Dio e si allarga alla testimonianza.

La preghiera può essere proposta anche in particolari occasioni di malattia e lutto. Sono state predisposte tracce di preghiera per chiedere la guarigione e una traccia nel caso di un lutto per una persona che ci ha lasciato.

Coinvolgere la famiglia

Su tutte le possibilità, ritengo da valorizzare quella insostenibile della famiglia. L’invito a tutte le famiglie è quello di farsi protagoniste di una riconsiderazione della fede alla quale stanno accompagnando i loro figli: l’accostamento del Vangelo, che oggi in mille forme può essere avvicinato, la preghiera semplice, l’attenzione a Gesù, segni e immagini che la famiglia può trasmettere, sono opportunità da accogliere.

Può essere, questo, il principio di una forma nuova di catechesi. La famiglia può proporre un momento di catechesi sul brano del Vangelo domenicale, oltre al momento quotidiano di preghiera.

La preghiera familiare può includere il segno della croce sulla fronte del bambino al momento della buonanotte, soffermandosi anche a dire brevi parole di ringraziamento sul giorno che si chiudeva. Con quel suggerimento semplicissimo, tornavano a creare un momento intimo di preghiera con Gesù.

Questi incontri creano tra le famiglie relazioni personali e di amicizia. E sembrano avere un riflesso significativo sull’intera famiglia, aiutando a dare una scansione religiosa alla loro vita.

Costruire una comunità che accompagna nel tempo

La partecipazione convinta alla Chiesa, comunità dei discepoli di Gesù, è parte del dimorare con Cristo. L’esperienza di fede vissuta privatamente non dà tanto quanto l’esperienza vissuta insieme e con l’aiuto dei nostri amici.

La comunità può proporre incontri settimanali, ritiri, campi scuola, occasioni di festa, attività di volontariato e momenti di condivisione. Il grande valore di concreti servizi di aggregazione emerge come una delle condizioni decisive per l’accompagnamento.

Da circa 2 anni invitiamo anche le famiglie ad una gita di 2 giorni. Lì si parla di un tema biblico con laboratori, giochi, momenti di preghiera e riflessione per i genitori, ed, alla fine, ne sono entusiasti sia i bambini sia i genitori.

Molti genitori hanno deciso di costruire una comunità di giovani famiglie che vivono nel territorio, che si ritrovano con cadenza regolare per sviluppare un confronto autentico, di crescita e affrontare diverse tematiche come l’educazione, il lavoro, la spiritualità.

Usare testimonianze credibili

La testimonianza realizzata dalla vita concreta può rendere il Vangelo più vicino ai ragazzi. L’incontro con testimoni esemplari di vita cristiana è uno degli elementi ineliminabili dell’itinerario catechistico.

Vederli a Messa la domenica, stupiti e curiosi, ricevere la particolare benedizione dopo l’omelia per poi uscire dalla celebrazione ha sottolineato in modo straordinario a tutti i parrocchiani il proprio ruolo di fedeli nella celebrazione eucaristica.

Abbiamo letto ed approfondito poi con loro il vangelo di Giovanni, ci siamo interrogati - catecumeni e gruppo di parrocchiani - su come la nostra vita stesse rispondendo alla Grazia sovrabbondante di Dio con una condivisione sempre più sincera che ha permesso di vedere concretamente l’opera di Dio e le Sue meraviglie nella vita di ciascuno di noi.

Ascolto della parola, condivisione fraterna, scoperta meravigliata della ricchezza della liturgia, carità per i fratelli, con la guida del nostro parroco che particolarmente si è dedicato alla direzione spirituale dei catecumeni, sono stati i pilastri di un percorso di formazione alla fede in Cristo che si è svolto con semplicità ed entusiasmo inserito da subito in gruppo parrocchiale di giovani adulti.

Una possibile struttura per un incontro

Ogni capitolo termina con una sintesi che riassume i passaggi fondamentali dell’esposizione catechistica. A chiusura dei capitoli, è proposta una rubrica “Per camminare nella fede” che costituisce non solo il momento contemplativo-celebrativo riferito alla tematica sviluppata, ma anche il possibile itinerario attorno al quale costruire il concreto cammino catechistico.

Se ne indicano infatti gli elementi ineliminabili: un atteggiamento di contemplazione, le provocazioni che nascono a partire dalla vita dei giovani, l’ascolto della parola di Dio, la risonanza che essa ha avuto e ha nella vita della Chiesa, la risposta realizzata dalla preghiera, l’incontro con testimoni esemplari di vita cristiana, il convergere attorno ad un’unica fede professata.

  1. Accoglienza: creare un clima di amicizia e di ascolto.
  2. Domanda: partire da una situazione concreta, da un dubbio o da un’esperienza dei ragazzi.
  3. Parola: leggere un brano evangelico e lasciare spazio al silenzio.
  4. Condivisione: aiutare ciascuno a esprimere ciò che il testo suscita nella propria vita.
  5. Approfondimento: proporre i contenuti essenziali della fede con linguaggio semplice, sobrio e comprensibile.
  6. Risposta: collegare il Vangelo a una scelta, a un gesto di servizio o a una forma concreta di preghiera.
  7. Celebrazione: concludere con una preghiera, un canto, un momento di adorazione o una celebrazione liturgica.
  8. Accompagnamento: lasciare una consegna personale e mantenere il contatto nel tempo.

Attenzioni da mantenere nel cammino

Il contributo offerto alla catechesi dei giovani da Venite e vedrete non risolve da solo i problemi connessi all’educazione cristiana della gioventù. Abbiamo ben presente la imprescindibile necessità di lavorare sempre di più per realizzare un contesto nuovo di pastorale giovanile, unico ambito entro cui realizzare vitalmente la proposta catechistica qui avanzata.

Occorre educare alla personale scelta di fede, evitando impostazioni che diventino surrogati. La proposta deve mantenere insieme la verità della fede, la significatività per la vita, l’integralità del cammino e la propositività effettiva.

Non bisogna dimenticare i ragazzi lontani: lo sfocamento di attenzione sui cosiddetti “lontani” (“non conosciamo le storie e le esperienze dei giovani lontani”) indica la necessità di conoscerne le storie e le esperienze.

I riferimenti culturali specifici - personaggi, avvenimenti del nostro tempo, linguaggi e comportamenti di moda - sono per quanto possibile evitati perché, se danno concretezza al cammino, altrettanto invecchiano e spariscono di scena. Sarà compito della catechesi viva trovare spazi di ulteriore attualizzazione.

Perseverare senza scoraggiarsi

Tre sono le virtù particolarmente importanti per coloro che sono chiamati ad un progetto di pastorale battesimale: la Pazienza, la Perseveranza e la Tenacia.

La Pazienza perché ci si muove in un ambito nuovo in cui le proposte avanzate possono non essere subito comprese e di conseguenza non suscitare subito le adesioni attese. Ma occorre anche la Perseveranza, capacità di mantenersi costanti nelle iniziative proposte, portarle avanti, dando alle cose il tempo di consolidarsi per produrre i loro frutti.

Non meno importante è la virtù della Tenacia, quella particolare attitudine a far fronte ai contrattempi, alle fatiche, alla scarsa attenzione che talvolta si avverte nell’ambiente; ed anche una certa sfiducia che potrebbe subentrare. Avere Tenacia significa credere nel progetto pastorale ed impegnarsi fino in fondo per esso.

La presenza, il cammino, sono stati una presenza preziosissima per tutta la parrocchia: all’inizio infatti erano inseriti in un piccolo gruppo che con il tempo è aumentato ed ha così potuto condividere la loro formazione e la loro crescita nella fede, ritrovando e assaporando le ragioni e le meraviglie del credere.

Le nuove generazioni, volto umano della speranza, sono per la Chiesa invito a volgere lo sguardo al Signore che fa “nuove tutte le cose” (Ap 21,5); sono per tutti richiamo alle responsabilità verso il futuro.

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