Il riquadro di stoffa che il sacerdote mette sul calice: la palla copricalice

Il riquadro di stoffa che il sacerdote mette sul calice si chiama palla, oppure animetta o palla copricalice. È un quadrato di stoffa, generalmente bianco e spesso inamidato o irrigidito da un inserto, che copre il calice e la patena durante alcuni momenti della celebrazione.

La sua funzione pratica è proteggere il contenuto del calice dalla polvere, dagli insetti e da altri corpi esterni. Il suo significato liturgico è però più ampio: il velo richiama il mistero dell’Eucaristia, nel quale Cristo è realmente presente sotto le apparenze del pane e del vino, mentre il gesto di togliere la palla indica che questo mistero viene manifestato e reso accessibile attraverso la fede.

Che cos’è la palla copricalice

La palla è un quadrato di stoffa che, come dice la parola, copre il calice, ovvero lo protegge da corpi esterni. Durante la celebrazione il calice viene scoperto ogni qual volta la liturgia lo prevede, per esempio durante l’offertorio, la consacrazione, la dossologia. Poi è nuovamente coperto.

La palla, anche chiamata animetta, è un quadrato di stoffa solitamente di colore bianco. In genere viene inamidata ma in alcuni casi può essere sia morbida che dura. La sua funzione è quella di coprire il calice, sopra il quale viene posizionato anche il corporale e la patena.

Così facendo si impedisce alla polvere e agli insetti di contaminare il contenuto prima della Consacrazione. Oltre a volere evitare contaminazioni del Sangue di Cristo, c’è chi legge nella palla un velo che contiene il mistero divino, inafferrabile dalla mente umana.

palla copricalice quadrata sul calice

Quando si usa durante la Messa

All’inizio dell’Offertorio della Messa, l’accolito porge al sacerdote o al diacono il calice e la patena coperti da un piccolo velo del colore corrispondente al giorno liturgico, facendo attenzione che i vasi sacri rimangano nascosti all’assemblea.

Il calice viene poi posto sull’altare e il velo viene rimosso. Durante il rito, la palla viene tolta quando la liturgia richiede che il calice sia preparato o utilizzato, e viene nuovamente collocata sopra il calice quando il vaso sacro deve essere protetto.

Il calice viene scoperto ogni qual volta la liturgia lo prevede, per esempio durante l’offertorio, la consacrazione, la dossologia. Poi è nuovamente coperto.

Momento o elementoFunzione
Palla copricaliceCopre e protegge il calice
OffertorioIl calice viene preparato sull’altare
ConsacrazioneIl calice viene scoperto secondo lo svolgimento della liturgia
DossologiaIl calice può essere nuovamente scoperto
Dopo l’uso liturgicoIl calice viene nuovamente coperto

Il significato simbolico del velo sul calice

La Chiesa ha sempre prestato la massima attenzione alla scelta e all’organizzazione dei riti liturgici, in modo che essi esprimano chiaramente le realtà sante che significano. E questo accade anche con il gesto di coprire con un tessuto sottile il calice e la patena nella Santa Messa.

Sebbene non sia attualmente obbligatoria, questa usanza, piena di riverenza e venerazione, è lodata dalla Chiesa (cfr. Istruzione generale del Messale Romano, n. 118) perché, oltre a essere una tradizione antichissima, contiene uno straordinario simbolismo.

L’Eucaristia è il tesoro preziosissimo della Santa Chiesa, in cui sono contenute le più sublimi realtà soprannaturali, anche se velate ai nostri sensi. Infatti, sotto le apparenze del pane e del vino - i cui accidenti rimangono, ma la cui sostanza viene rimossa con le parole della Consacrazione - c’è Nostro Signore Gesù Cristo stesso, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

E il tessuto che copre il calice simboleggia questo mistero altissimo e ineffabile, che è propriamente il mistero della Fede. A sua volta, il gesto di togliere il velo significa che questo mistero, lungi dall’intimorirci e dal diminuire la nostra intimità con Dio, è il mezzo che Egli ha scelto per rivelarSi a noi attraverso la fede, per avvicinarci e farci conoscere i suoi segreti.

La differenza tra palla, corporale e velo del calice

La palla non deve essere confusa con il corporale, anche se i due lini hanno avuto un’origine comune e vengono utilizzati insieme nella preparazione del calice. Il corporale è il panno quadrato che viene disteso sull’altare e sul quale si appoggiano il calice e la patena.

La palla, invece, è il piccolo riquadro rigido o inamidato che viene collocato sopra il calice per coprirlo. Il velo del calice è un ulteriore tessuto utilizzato per coprire il calice preparato per la Santa Messa e viene generalmente scelto nello stesso colore liturgico dei paramenti.

ElementoForma e posizioneFunzione principale
CorporalePanno quadrato disteso sull’altareAccogliere il calice, la patena e il Corpo di Cristo
PallaPiccolo quadrato posto sopra il caliceProteggere il calice da corpi esterni
Velo del caliceTessuto che copre il calice preparatoNascondere e rivestire il calice fino all’Offertorio
PurificatoioRettangolo di linoPulire la patena e il calice

Le origini della palla

In origine il calice veniva coperto da una parte del corporale, data anche l’ampia misura di questo ultimo rispetto al corporale attuale. Tuttavia, se nelle messe solenni c’erano sacerdoti o diaconi che si occupavano di coprire e scoprire il calice, fu nella messa quotidiana che il sacerdote cominciò a sentire l’esigenza di un elemento assestante che non fosse “voluminoso” come il corporale e quindi di più facile gestione.

In alcuni scritti risalenti al 1050 già si parla di un “corporale subtus calicem et desuper”, evidenziando la presenza sull’altare di due lini diversi ma uniti dal medesimo ruolo. La palla alla sua origine altro non era che un corporale piegato a formare un quadrato.

Innocenzo III parla infatti di una “pars plicata” e di una “pars extensa” sull’altare. È Durando nel Rationale divinorum officiorum, che distingue il corporale piegato che copre il calice dal corporale steso sull’altare chiamando il primo “palla”.

S. Carlo Borromeo invece usa il termine “animetta”. Nel rito mozarabico o ispanico venne chiamata filiola, una figlia del corporale.

Il corporale è sicuramente il più antico tra i pezzi del completo da messa. Nei primi secoli del Cristianesimo la tovaglia per altare non era in uso.

Al suo posto però veniva utilizzata la così detta palla corporalis, un pezzo di lino che fungeva contemporaneamente da palla e da corporale. Nell’ottavo secolo la misura era diventata talmente ampia che servivano due diaconi per aprirla e chiuderla sull’altare.

La misura così ampia probabilmente derivava anche dal fatto che il corporale veniva utilizzato come velo per il calice, come si legge in alcune preghiere di benedizione di questo lino. Quando nell’ottavo e nono secolo si cominciano ad introdurre le tovaglie per altare, la misura della palla corporalis si rimpicciolisce e il nome viene abbreviato a corporale.

Dalla parte del corporale alla palla autonoma

Se nelle Messe festive coprire e scoprire il calice era compito dei ministranti, nelle messe di ogni giorno il sacerdote era talvolta in difficoltà a maneggiare un velo così ampio. Nel XII secolo si cominciò quindi ad utilizzare un secondo corporale piegato fino a formare un piccolo quadrato che coprisse il calice.

Da qui nasce la palla, o, come la chiamò Cardinale Borromeo, animetta. Per questo motivo la Chiesa decise che anche questo capo dovesse essere confezionato in lino.

Non è chiaro quando esattamente la palla smise di essere un corporale piegato e diventò ciò che è oggi, ma Jacob Miller nella sua opera Ornatus ecclesiasticus (1591) diede i primi accenni su come la palla doveva essere realizzata, insistendo sulla rigidità e dimensione.

Nel XVII secolo si cominciano a diffondere palle realizzate di due strati di tessuto con all’interno il cartone e decorazioni fatte con motivi ricamati.

È il 17 Luglio 1894 quando la Congregazione dei Riti prevede in modo ufficiale l’utilizzo della palla copricalice, proibendo tuttavia che essa fosse decorata con “aliqua mortis signa”, ovvero ossa, teschi o immagini simili.

Com’è fatta una palla copricalice

Esistono due tipologie di palla: la palla formata da due tessuti, solitamente seta sopra e lino sotto, con all’interno un inserto rigido, e la palla in puro lino.

Oggi vengono utilizzati due tipi di palla: la palla rigida con inserto e la palla in lino inamidata in modo da risultare rigida. La palla può essere di forma differente, tonda o quadrata.

Inoltre può essere realizzata con un tessuto più o meno rigido, come lino inamidato o poliestere. Alcuni modelli hanno addirittura all’interno un cartoncino o un piccolo pannello in plastica, che consente alla palla di restare rigida.

Il cartoncino può essere sfilato grazie a delle comode aperture per rendere il lavaggio più semplice. In alcune palle particolari e con lavorazioni importanti il cartoncino non può essere invece sfilato, per evitare di rovinare l’oggetto.

Un’altra particolarità, presente soltanto in alcuni modelli, è l’angolo plastificato. Alcuni modelli infatti hanno uno degli angoli ricoperto di plastica. Questo permette al celebrante di afferrare la palla senza che il tessuto si sporchi o che si usuri con il tempo.

Materiali utilizzati

Lino

Il lino è il tessuto che dovrebbe essere utilizzato per tutti i lini per altare, sia i completi messa che le tovaglie. Questo è il tessuto in cui è stato avvolto Gesù e la Chiesa dei primi secoli fu concorde nell’utilizzo del medesimo materiale per tutto ciò che venisse utilizzato intorno all’altare, luogo del sacrificio.

Il lino risulta essere ancora oggi uno dei tessuti più usati. Si tratta di un materiale leggero ed elegante che si asciuga con estrema rapidità e che assicura numerosi lavaggi senza che venga danneggiato.

Inoltre, la sua trama lo rende ideale per eseguire ricami a punto croce e numerosi altri, garantendo dei ricami preziosi e definiti nei mini dettagli.

Seta e raso

A differenza dei precedenti tessuti però sono tutti molto delicati, e necessitano di maggiori accortezze per mantenere intatte le loro caratteristiche di lucentezza e morbidezza.

La palla però poteva essere decorata con seta o con tessuti d’oro e d’argento. La palla rigida è disponibile in molti disegni in pura seta con ricami a mano in oro e argento, oppure ricami a mano ad intaglio.

Cotone

Il cotone è estremamente morbido ed è in grado di assorbire facilmente i liquidi. Questo lo rende il tessuto ideale per asciugare accuratamente le mani del sacerdote e il calice.

Dall’aspetto lucido, può essere lavato a mano o in lavatrice senza particolari problemi.

Poliestere misto cotone

Alcuni servizi da messa moderni sono realizzati in parte in poliestere e in parte in cotone. Il poliestere è molto resistente soprattutto alle lacerazioni e all’abrasione e non richiede molte attenzioni.

Ha anche il vantaggio di essere piuttosto elastico e non sgualcisce. Alcuni modelli infatti hanno uno degli angoli ricoperto di plastica.

Decorazioni e ricami

I servizi da messa si differenziano anche per il tipo di decorazione con cui vengono abbelliti. Per prima cosa l’orlo, che può essere a giorno oppure semplice, realizzato a mano o a macchina.

Anche i ricami possono essere realizzati a macchina o a mano, a seconda della pregiatezza dell’articolo, ma anche a seconda del soggetto rappresentato.

Di norma i ricami raffigurano i simboli della liturgia: la croce, il calice, l’uva, le spighe, l’Eucarestia, il simbolo IHS dorato, la colomba oppure simboli mariani.

Le diverse simbologie si adattano perfettamente alla sensibilità e preferenza di ognuno e al tempo liturgico. Tra i motivi ricorrenti si trovano la palla mariana, la palla con agnello, la palla con simbolo IHS e la palla con sacro cuore di Gesù.

ricamo liturgico sulla palla copricalice

I colori liturgici della palla e dei servizi da Messa

Anche i colori dei servizi da messa sono molto importanti. I colori liturgici principali, codificati nel Rito romano nel 1969, sono quattro: bianco, verde, rosso e viola.

I colori dei paramenti liturgici rimandano al tempo liturgico o all’occasione festiva presente. Il bianco simboleggia la gioia e la purezza derivanti dalla Fede e la Resurrezione, ed è legato in particolare all’adorazione di Gesù e della Madonna.

Il verde è simbolo di speranza, costanza e ascolto. Il viola simboleggia penitenza, attesa e il lutto e viene pertanto utilizzato durante l’Avvento e la Quaresima, o per le Messe per i defunti.

Il rosso simboleggia la passione di Cristo e viene utilizzato per i paramenti liturgici la domenica delle Palme, il Venerdì santo, a Pentecoste, e così via.

Altri colori non sono stati codificati, ma ricorrono ugualmente nei paramenti sacri e anche nei servizi da messa, o quanto meno nei loro decori e ricami, come l’azzurro, colore Mariano per eccellenza, o l’oro, che simboleggia regalità.

ColoreSignificatoUso indicato
BiancoGioia, purezza, Fede e ResurrezioneAdorazione di Gesù e della Madonna
VerdeSperanza, costanza e ascoltoTempo liturgico ordinario
ViolaPenitenza, attesa e luttoAvvento, Quaresima e Messe per i defunti
RossoPassione di CristoDomenica delle Palme, Venerdì Santo e Pentecoste
AzzurroColore MarianoDecori e ricami
OroRegalitàDecori e ricami

La palla nel completo da Messa

I servizi da messa, o servizi da altare, sono solitamente quattro pezzi coordinati tra loro: il corporale, la palla, il purificatoio e l’asciugamano.

Ci sono poi altri oggetti liturgici in tessuto che possono essere abbinati a questi quattro, come la tovaglia per l’altare, l’amitto e altri.

All’inizio della liturgia eucaristica il sacerdote, dopo aver accolto i doni, prepara l’altare. Oltre alla patena, al calice e al Messale, vengono stesi sull’altare dei lini che vanno a comporre il cosiddetto servizio da Messa.

Un completo da Messa è composto da corporale, manutergio, purificatoio e palla. In questo caso si parla di completo da Messa quattro pezzi.

Il corporale

Si chiama corporale il pezzo di lino su cui si posa il calice e la patena. Per questo motivo, oggi come in passato, il corporale ha un ruolo molto importante ovvero quello di raccogliere eventuali frammenti dell’ostia o gocce di vino che possono cadere.

Anche il modo in cui ancora oggi viene piegato fino ad ottenere un quadrato è mirato a trattenere all’interno eventuali resti del Corpo di Cristo.

Per quanto riguarda la decorazione, il corporale è arricchito da un ricamo e da una croce e, di frequente, da una bordatura in pizzo ai lati.

Il purificatoio

Il purificatoio è un rettangolo di tessuto che viene portato dal sacerdote all’altare appoggiato sul calice insieme al corporale e alla palla.

È utilizzato in diversi momenti della S. Messa perché, come suggerisce il nome, questo pezzo di stoffa ha il compito di “purificare” il calice, le labbra del sacerdote e la patena.

Il purificatoio è utilizzato dal sacerdote durante la celebrazione liturgica per pulire la patena prima di appoggiarvi l’ostia, per pulire il calice prima di riempirlo e per asciugarlo alla fine della comunione, per asciugarsi le labbra dopo aver bevuto.

Il manutergio

Infine il servizio da messa si completa del manutergio, l’asciugamano di lino che serve al sacerdote dopo le abluzioni liturgiche ad asciugarsi le dita.

Il manutergio è un asciugamano bianco rettangolare e di varie dimensioni. Viene usato dal sacerdote prima della Messa e poi durante l’Offertorio per Lavanda delle mani.

Ci sono due tipi di manutergio: quello utilizzato prima della Messa, prima di amministrare il Battesimo e prima di dare la comunione fuori dalla Messa e quello utilizzato durante la Messa prima dell’offertorio e dopo la Comunione.

L’amitto

Alcuni servizi da messa vengono completati dall’amitto. Anche se non rientra nei lini per l’altare, l’amitto viene spesso abbinato ai quattro pezzi appena descritti e ricamato con il medesimo decoro del completo messa.

L’amitto è un rettangolo in puro lino o puro cotone che viene posizionato dal sacerdote intorno al collo e alle spalle e viene fermato intorno al petto con due fiocchi.

La preparazione del calice

Prima della celebrazione eucaristica il calice va preparato, predisponendo sopra alcuni oggetti liturgici e biancheria sacra, nel seguente ordine: purificatoio, patena con l’ostia, palla, corporale.

Nel momento in cui la liturgia della parola si conclude, all'altare vengono portati alcuni oggetti per la celebrazione dell'Eucarestia. È l'attimo più rilevante di tutta la celebrazione, perché richiama in gesti e parole il momento dell'ultima cena di Cristo.

Il sacerdote utilizza il calice, dove viene versato il vino che rappresenta il sangue di Cristo sacrificato. Il piattino dove è posta l'Ostia più grande si chiama patena.

Esistono poi tutta una serie di oggetti in tessuto che servono per il rito di ogni messa come il corporale. Si tratta di una tovaglia quadrata, inamidata che si stende sull'altare per accogliere il corpo di Gesù.

La palla è invece un piccolo lembo di stoffa, sempre di forma quadrata, che si usa per coprire il calice e preservare il suo prezioso contenuto dalla caduta di materiali esterni.

Il calice come vaso sacro

Il calice è il vaso sacro usato per la celebrazione dell'Eucaristia: in esso si pone il vino che diventa il sangue di Cristo. Il termine deriva dal latino calix, che significa “tazza, coppa”.

A livello simbolico, il calice ha un significato che va al di là del suo essere un recipiente e che fa sì che esso esprima la comunione con Dio o la sorte toccata per il peccato.

Il calice è il vaso sacro per eccellenza. Il calice è il vaso sacro in cui viene offerto e consacrato il vino della Santa Messa.

Il calice si compone di tre parti: il piede, il fusto con il nodo e la coppa. Di solito ha forma di coppa sostenuta da uno stelo ornato da un nodo, poggiato su una base circolare.

Le norme liturgiche esigono che almeno la coppa del calice sia in metallo prezioso, oro o argento e che, comunque, l'interno sia sempre dorato.

Qualunque sia il materiale usato, comunque, il calice deve essere trattato a forte doratura, almeno nella zona interna, là dove si entra in contatto con le Sacre Specie.

La patena e il rapporto con la palla

La patena è il vassoio o piattino poco profondo e leggermente concavo su cui viene posto il pane consacrato nell'Eucaristia. La patena è entrata nell'uso liturgico contemporaneamente al calice e deve essere dorata sul lato concavo.

Il corporale accoglie il calice e la patena, mentre la palla contribuisce a proteggere questi oggetti prima che la celebrazione eucaristica giunga ai momenti in cui devono essere utilizzati.

All’inizio dell’Offertorio della Messa, l’accolito porge al sacerdote o al diacono il calice e la patena coperti da un piccolo velo del colore corrispondente al giorno liturgico, facendo attenzione che i vasi sacri rimangano nascosti all’assemblea.

La palla e il velo del calice

Il velo del calice copre il calice preparato per la Santa Messa. Viene utilizzato fino all’offertorio, quando il calice viene scoperto per essere utilizzato nella consacrazione.

È dello stesso colore liturgico dei paramenti ed è accompagnata da una cartella per il corporale che viene posta sopra. La palla, invece, è il riquadro più piccolo e rigido che si colloca direttamente sopra il calice.

In alcune tradizioni e descrizioni, il termine velo può indicare il tessuto che nasconde il calice fino all’Offertorio, mentre il termine palla indica il quadrato che protegge la coppa durante la permanenza sull’altare.

calice coperto dal velo liturgico

Il valore della cura e della dignità liturgica

Questi paramenti proprio per l’importanza che rivestono nella celebrazione liturgica, non possono essere comuni pezzi di stoffa. Devono essere di qualità, confezionati con tessuto pregiati, o almeno con cura.

Al di là del tessuto e del ricamo, questi accessori hanno molta importanza poiché accompagnano il sacerdote durante le celebrazioni liturgiche. Ad ogni oggetto liturgico corrisponde un significato molto elevato, la messa senza questi manufatti non potrebbe essere celebrata.

La donna che, nella casa di Simone il lebbroso a Betania, unge il capo del Maestro con un ricco profumo, ci ricorda il nostro dovere di essere splendidi nell’adorazione di Dio.

Tutto il lusso, la maestosità e la bellezza mi sembrano troppo pochi. E contro coloro che attaccano la ricchezza dei vasi sacri, degli ornamenti e delle pale d’altare, si sente la lode di Gesù: “opus enim bonum operata est in me”, “ha fatto una buona azione per me”.

  1. La palla è il riquadro di stoffa posto sopra il calice.
  2. La sua funzione immediata è proteggere il calice da polvere, insetti e impurità.
  3. Il suo significato simbolico richiama il mistero dell’Eucaristia velato ai sensi.
  4. La palla può essere in lino, seta o altri tessuti, con o senza inserto rigido.
  5. Non va confusa con il corporale, che viene disteso sull’altare, né con il velo del calice.

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