La Bibbia di Gerusalemme è una versione della Bibbia nata dal lavoro degli studiosi dell’École Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme e apprezzata per il rigore scientifico, le introduzioni, le note e i rimandi ai versetti di altri libri biblici. Nell’edizione italiana, il testo biblico adotta la traduzione della Conferenza Episcopale Italiana, mentre apparati introduttivi, commenti, note e strumenti di consultazione derivano dalla Bible de Jérusalem.
Il riferimento ai “termini non tradotti” riguarda soprattutto il metodo con cui vengono affrontate le parole e le espressioni dei testi originali ebraico-aramaici e greci: quando una traduzione univoca non è possibile o quando le antiche versioni presentano differenze, le alternative vengono segnalate nelle note. La Bibbia di Gerusalemme non è quindi soltanto un testo da leggere, ma anche uno strumento per comprendere la formazione, la trasmissione e l’interpretazione della Scrittura.
Che cos’è la Bibbia di Gerusalemme
La Bibbia di Gerusalemme (Bible de Jérusalem) è una versione della Bibbia, opera dalla École Biblique de Jérusalem. Si chiama Bibbia di Gerusalemme perché è frutto del lavoro degli studiosi dell'École Biblique, la Scuola biblica e archeologica che ha sede a Gerusalemme, poco fuori dalla Porta di Damasco, gestita con una forte impronta internazionale dai padri domenicani francesi.
La Bibbia di Gerusalemme, la più diffusa e amata al mondo, punto di riferimento per credenti e laici. Apprezzata, per il rigore, dagli studiosi di Sacre Scritture, la Bibbia di Gerusalemme è tradotta in ogni lingua della cristianità. Frutto del lavoro degli studiosi dell’École Biblique, grazie alla sua solidità scientifica contribuisce fortemente a creare una comune interpretazione biblica tra le Chiese cristiane.
Tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano, la Bibbia di Gerusalemme è universalmente la più diffusa. Per il rigore degli studi e l'affidabilità dei ricercatori che vi hanno lavorato è la più amata dai credenti, la più consultata dagli esperti, la più frequentata dal pubblico laico.
Proprio per la sua solidità scientifica la Bibbia di Gerusalemme, pur essendo opera di soli cattolici, diventa infatti Bibbia di riferimento anche per i cristiani non cattolici. Essa contribuisce fortemente a creare una comune interpretazione biblica tra le Chiese cristiane.
Origine e sviluppo dell’opera
Il testo nasce nell’immediato dopoguerra, dall'Ecole Biblique et Archéologique Française. Nell'immediato dopoguerra prende il via la prima edizione, che si presenta come una serie di 43 fascicoli ciascuno dei quali è dedicato a un singolo libro della Bibbia.
Fu pubblicata a fascicoli tra il 1948 e 1953 e successivamente venne ripubblicata integralmente e con revisione nel 1973; fu riveduta nel 1998. Ogni volume contiene una presentazione del libro biblico considerato, una traduzione del testo partendo dall’originale ebraico/aramaico e greco, un apparato di note di ordine testuale e teologico.
Nel 1956 i fascicoli vengono riuniti in un volume unico, dal titolo La Sainte Bible, che nel giro di poco evolve ne La Bible de Jérusalem, quale opportuno riconoscimento alla città e alla scuola da cui è nata.
| Periodo | Sviluppo dell’opera |
|---|---|
| 1948-1953 | Pubblicazione dei fascicoli dedicati ai singoli libri biblici |
| 1956 | Riunione dei fascicoli in un volume unico dal titolo La Sainte Bible |
| 1973 | Nuova edizione francese sottoposta a radicale revisione |
| 1974 | Prima Bibbia di Gerusalemme italiana delle EDB |
| 1998 | Nuova edizione della Bible de Jérusalem |
| 2008 | Nuova traduzione CEI del testo biblico |
| 2009 | Pubblicazione della nuova edizione italiana con testo CEI 2008 |
La revisione del 1973
Con il Concilio, la riforma della liturgia,si hanno notevoli progressi nello studio degli scritti antichi e soprattutto un’accresciuta coscienza dei fenomeni linguistici e ideologici: tali fattori spingono affinché si proceda a una radicale revisione de La Bible de Jérusalem.
Gli anni settanta conoscono il Concilio, la riforma della liturgia, notevoli progressi nello studio degli scritti antichi e soprattutto un’accresciuta coscienza dei fenomeni linguistici e ideologici: tali fattori spingono affinché si proceda a una radicale revisione de La Bible de Jérusalem.
Le introduzioni, le note, i quadri cronologici e riassuntivi e gli indici tematici di quella nuova edizione (1973) vengono tradotti in italiano e pubblicati a commento della traduzione ufficiale della CEI: nasce così nel maggio 1974 la prima Bibbia di Gerusalemme delle EDB.
«Tradotta in dodici lingue e pubblicata in una quarantina di paesi, la Bible de Jérusalem del 1973 ha rappresentato per moltissimi lettori e per molte comunità o movimenti lo strumento più completo e maneggevole per entrare nell'universo e nel testo della Scrittura» (dalla prefazione di fr. Paolo Garuti op).
Il rapporto con i testi originali
Il criterio di traduzione è stato il confronto con i testi originali in ebraico-aramaico e greco. Laddove le antiche versioni discordano, vengono segnalate in nota le lezioni alternative.
Ogni volume contiene una presentazione del libro biblico considerato, una traduzione del testo partendo dall’originale ebraico/aramaico e greco, un apparato di note di ordine testuale e teologico.
Le note critiche, ancor più che nella precedente edizione, evidenziano e cercano di risolvere i problemi storici, filologici, di trasmissione testuale, per poi affrontare i nodi culturali e teologici con grande interesse alle odierne ricerche sul linguaggio.
Il riferimento ai termini non tradotti va dunque letto all’interno di questo apparato critico: la Bibbia di Gerusalemme rende accessibili i risultati dello studio dei testi antichi senza cancellare le difficoltà linguistiche, filologiche e testuali che accompagnano la traduzione.
Che cosa significa “termini non tradotti”
Un termine non tradotto è una parola mantenuta nella sua forma originale oppure lasciata riconoscibile attraverso una nota, una traslitterazione o un richiamo al testo di partenza. La scelta può dipendere dalla difficoltà di esprimere con una sola parola italiana tutte le sfumature dell’originale.
Nel caso della Bibbia, il problema riguarda parole e formule appartenenti a lingue, epoche, ambienti culturali e tradizioni differenti. La traduzione deve quindi tenere insieme il significato letterale, l’uso storico, il contesto religioso e il valore assunto dal termine negli altri libri biblici.
La Bibbia di Gerusalemme affronta questi problemi mediante un insieme coordinato di traduzione, introduzioni, note e rimandi. Il lettore può così distinguere il testo biblico dalla discussione sulle possibili lezioni, sui significati e sulle scelte interpretative.
Perché un termine può essere lasciato in originale
- Quando il termine possiede più significati e nessuna parola italiana li comprende tutti.
- Quando la tradizione religiosa ha conservato la forma originale o una sua traslitterazione.
- Quando le versioni antiche presentano lezioni differenti.
- Quando la questione riguarda la trasmissione del testo e richiede una spiegazione filologica.
- Quando il termine assume significati diversi nei vari libri o nei diversi contesti.
Le note chiave sintetizzano un soggetto, mostrando come esso fa da nervatura attraverso tutti i libri e diventa chiave di comprensione del mondo biblico. Le note a fondo pagina e i rimandi marginali permettono di seguire le varianti, i parallelismi e i collegamenti senza confondere il testo tradotto con l’analisi critica.
L’edizione italiana
L'edizione italiana (EDB 1974) traduce tutto il materiale, a eccezione del testo biblico, per il quale adotta la Bibbia CEI, cioè la traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana del 1974, usata nel culto italiano.
La Bibbia di Gerusalemme italiana ha fatto una scelta diversa dalla sua matrice francese di Cerf: anziché fornire una traduzione nuova (in Italia poche: ultima quella così bella di Enzo Bianchi) ha comperato i diritti della traduzione della CEI.
Non per avere un testo “ufficiale”: ma perché chi riascolta quelle parole nella liturgia, le riconosca, le labbreggi, le canti.
La nuova edizione italiana, con il testo nella nuova traduzione CEI, è uscita il 1º febbraio 2009. L'attuale nuova traduzione della Bibbia di Gerusalemme delle EDB, si basa sulla nuova traduzione del testo biblico a cura della CEI, LA SACRA BIBBIA, "editio princeps", 2008; le note e commenti di: "La Bible de Jérusalem, nuova edizione 1998.
Caratteristiche della nuova edizione italiana
Da Febbraio 2009 è in commercio la nuova versione della Bibbia di Gerusalemme con: 1) Il testo della nuova traduzione CEI 2008 2) Le note di commento rivedute e ampliate.
Merito della nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme è la grande attenzione con cui accoglie i mutamenti intervenuti negli studi biblici lungo i 50 anni che separano dalla nascita dellopera.
Le introduzioni e i commenti consentono infatti di individuare i filoni su cui esistono tra gli studiosi sensibilità e posizioni rinnovate.
Le note critiche, ancor più che nella precedente edizione, evidenziano e cercano di risolvere i problemi storici, filologici, di trasmissione testuale, per poi affrontare i nodi culturali e teologici con grande interesse alle odierne ricerche sul linguaggio.
Introduzioni, note e rimandi
È utile soprattutto per le sue introduzioni, per le note a fondo pagina, e per la ricchezza di rimandi a margine. La Bibbia di Gerusalemme è arricchita da introduzioni, rimandi ai versetti di altri libri della Bibbia, note chiave a piè di pagina e xilografie.
La Bibbia di Gerusalemme è anzitutto una spiegazione di come è nata la Bibbia, successivamente nel tempo: libro per libro presi uno per uno, o per gruppi di libri che formano una parte omogenea, come il Pentateuco o le Lettere di Paolo.
Le introduzioni che sono messe prima dei singoli libri chiariscono quali fatti storici, quali ambienti letterari, quali tradizioni religiose o quali personaggi hanno contribuito alla scrittura del testo biblico.
La Bibbia di Gerusalemme è poi un vocabolario di temi biblici, perché i brani più importanti della Bibbia, quelli che sono all'origine della dottrina ebraica e cristiana, sono spiegati con le note chiave che sintetizzano un soggetto, mostrando come esso fa da nervatura attraverso tutti i libri e diventa chiave di comprensione del mondo biblico.
Il sistema dei rimandi biblici
La Bibbia coi rimandi marginali che tessono nel primo o antico testamento e fra quello e il nuovo, migliaia di paralleli, echi, riusi, che indicano immenso deserto di parole mille rotte fertili per arrivare al mercato dove vendere tutto e comperare il campo col tesoro (qualcuno ricorda su questo il libro, copertina bianca e un rigo nero, di Daniel Attinger?).
I rimandi aiutano a riconoscere la continuità e la trasformazione dei temi biblici, mostrando come parole, immagini e formule ritornino in libri diversi. In questo modo il lettore può seguire il rapporto tra il primo o antico testamento e il nuovo, oltre ai collegamenti interni tra i singoli testi.
La ricchezza dei rimandi non sostituisce la lettura diretta, ma amplia il contesto e rende visibili le relazioni che una lettura isolata di un singolo passo potrebbe non mostrare.
Uno strumento per lettori diversi
La Bibbia di Gerusalemme è la più diffusa e amata al mondo, punto di riferimento per credenti e laici. Per il rigore degli studi e l'affidabilità dei ricercatori che vi hanno lavorato è la più amata dai credenti, la più consultata dagli esperti, la più frequentata dal pubblico laico.
La Bibbia con le note che non fanno diventare nessuno esegeta, ma dicono a tutti che dietro il testo c’è uno spessore.
Gli apparati non trasformano automaticamente il lettore in uno specialista, ma gli mostrano che ogni testo biblico possiede una storia, una lingua, una tradizione di trasmissione e una pluralità di interpretazioni.
Trasmettere questa sete richiede strumenti, edizioni, istituzioni, istruzioni. Per cinque decenni uno di questi strumenti è stata la Bibbia di Gerusalemme.
La Bibbia di Gerusalemme nel panorama cristiano
Tradotta in dodici lingue e pubblicata in una quarantina di paesi, la Bible de Jérusalem del 1973 ha rappresentato per moltissimi lettori e per molte comunità o movimenti lo strumento più completo e maneggevole per entrare nell'universo e nel testo della Scrittura.
È stata tradotta, con il testo biblico o solo nella parte di commento e introduzione, in molte altre lingue. Proprio per la sua solidità scientifica la Bibbia di Gerusalemme, pur essendo opera di soli cattolici, diventa infatti Bibbia di riferimento anche per i cristiani non cattolici.
L'evoluzione degli studi biblici e le scoperte archeologiche non si arrestano: dopo un ventennio l'École Biblique mette in cantiere una nuova revisione della Bible de Jérusalem ed è questa l'edizione di cui note, introduzioni, quadri esplicativi e indici vengono proposti oggi al pubblico italiano per accompagnare la nuova traduzione della CEI.
Dati dell’edizione italiana del 2009
| Voce | Dato |
|---|---|
| Autore | Conferenza Episcopale Italiana |
| Curatori | Alfio Filippi, Mara Scarpa |
| Editore | EDB Dehoniane |
| Lingua | Italiano |
| Tipo di edizione | Integrale |
| Paese di produzione | Italia |
| Anno di pubblicazione | 2009 |
| Luogo di pubblicazione | Bologna |
| Pagine | 3064 |
| Data ristampa | 2019 |
Come leggere i termini non tradotti attraverso le note
Quando il testo presenta una parola difficile da rendere in italiano, il lettore deve considerare il rapporto tra traduzione principale e apparato di note. La parola tradotta offre la formulazione destinata alla lettura corrente, mentre la nota può indicare il termine originale, una diversa interpretazione o una lezione alternativa.
Laddove le antiche versioni discordano, vengono segnalate in nota le lezioni alternative. Le note critiche evidenziano e cercano di risolvere i problemi storici, filologici, di trasmissione testuale, per poi affrontare i nodi culturali e teologici con grande interesse alle odierne ricerche sul linguaggio.
Questo metodo permette di non nascondere l’incertezza quando essa appartiene alla storia del testo. Il lettore può quindi distinguere tra ciò che è traduzione del testo biblico, ciò che è ricostruzione filologica e ciò che è interpretazione teologica o culturale.
La Bibbia di Gerusalemme non elimina la complessità dei testi antichi, ma la organizza in modo consultabile attraverso introduzioni, note, rimandi, quadri esplicativi e indici tematici.
La consultazione pratica dell’opera
- Leggere il brano biblico nella traduzione italiana.
- Consultare le note a fondo pagina relative ai termini, alle varianti e ai problemi testuali.
- Seguire i rimandi marginali verso altri libri della Bibbia.
- Leggere l’introduzione al libro biblico per comprenderne ambiente storico, tradizioni e forma letteraria.
- Utilizzare i quadri cronologici, riassuntivi e gli indici tematici per ampliare la ricerca.
La Bibbia di Gerusalemme è utile soprattutto per le sue introduzioni, per le note a fondo pagina, e per la ricchezza di rimandi a margine. La sua struttura consente una lettura continua, ma anche una consultazione tematica e comparativa.
Le introduzioni chiariscono quali fatti storici, quali ambienti letterari, quali tradizioni religiose o quali personaggi hanno contribuito alla scrittura del testo biblico. Le note chiave mostrano come un soggetto faccia da nervatura attraverso tutti i libri e diventi una chiave di comprensione del mondo biblico.
Tra studio e lettura spirituale
La Bibbia di Gerusalemme offre uno strumento di studio, ma non limita il testo alla sola analisi accademica. L’amore alla Scrittura è uguale nel dotto che la studia cercando una enclitica perduta in papiri grandi come un’aspirina e nei miti mendicanti di Dio, che la meditano, trattandola come si deve, solo per esserne impregnati.
E non vi trovano né conforto, né oppio, né senso, né quiete, ma solo altra sete; e l’inquietudine che illumina le ipocrisie religiose e irreligiose; e la severità che, come diceva un grande maestro, tacita quella predicazione che si agita dicendo “Egli, Egli”, e a quell’egli sussurra “Tu, Tu”.
La Bibbia con le note che non fanno diventare nessuno esegeta, ma dicono a tutti che dietro il testo c’è uno spessore. La Bibbia coi rimandi marginali che tessono nel primo o antico testamento e fra quello e il nuovo, migliaia di paralleli, echi, riusi.
Fra le istruzioni per chi Bibbia di Gerusalemme vorrebbe collezionare (iniziano a proporre le loro domani a Bologna il cardinale arcivescovo Matteo Zuppi e Aldo Cazzullo) ce n’è una che Igor Stravinskij prese dalla traduzione latina del Salmo 40,2 e musicò nel 1930: Expectans expectavi: mentre stavo aspettando, ho aspettato.
