Il San Giorgio di Donatello è una delle quattordici statue dei santi protettori delle Arti di Firenze, commissionate per le nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele. Realizzata in marmo apuano tra il 1415 e il 1417 circa, la statua rappresenta il patrono dell’Arte dei Corazzai e Spadai ed è alta 209 cm.
L’originale si trova oggi al Museo Nazionale del Bargello di Firenze, mentre nel tabernacolo dell’Arte dei Corazzai e Spadai, a Orsanmichele, è collocata una copia in marmo realizzata nel 2008. Il trasferimento dell’opera fu determinato dalla necessità di proteggerla dal degrado, dall’esposizione a nord, dalla limitata profondità della nicchia e dai danni subiti nel corso del tempo.

La commissione dell’opera e il contesto di Orsanmichele
Il San Giorgio venne commissionato a Donatello intorno al 1416 dall’Arte degli Spadai e dei Corazzai. Giorgio, infatti, era stato un guerriero e per questo i fabbricanti di armi lo avevano scelto come patrono.
La statua è una delle quattordici sculture dei protettori delle Arti di Firenze destinate alle nicchie esterne dell’Oratorio di Orsanmichele. Questo edificio gotico era stato costruito nel XIV secolo e presentava all’esterno quattordici grandi nicchie, destinate a contenere le statue dei santi protettori delle Arti cittadine.
I committenti suggerirono di rappresentare San Giorgio come un cavaliere con l’armatura e lo scudo crociato, così da valorizzare la produzione degli armaioli. La scelta dell’abbigliamento e degli attributi del santo sottolineava quindi il rapporto diretto tra l’immagine religiosa e l’identità professionale della corporazione.
Sin da subito, la scultura riscosse un grande successo e venne indicata anche dai posteri come l’opera migliore del ciclo delle arti di Orsanmichele, oltre che come uno dei capolavori assoluti di Donatello. La statua di San Giorgio è stata sempre considerata come la prima personificazione dell’eroe rinascimentale.
La collocazione nel Tabernacolo della Madonna della Rosa
Il tabernacolo che ospita la statua è meno profondo degli altri poiché nel muro di fondo si trova una scala a chiocciola. La statua di San Giorgio, posta in un tabernacolo meno profondo degli altri per la coincidenza di questo con la scala interna inserita nel pilastro d’angolo, fu commissionata dall’Arte dei Corazzai e Spadai.
Nel corso dell’Ottocento, il San Giorgio di Donatello fu spostato sulla parte esposta a nord nel tabernacolo della Madonna della Rosa. Tale nicchia era infatti vuota dal 1628 perché in tale data la statua della Madonna fu spostata all’interno dell’Oratorio.
La Madonna della Rosa apparteneva all’Arte dei Medici e Speziali e occupava il tabernacolo posto sulla facciata sud di Orsanmichele. È detta “della Rosa” per il mazzo di rose canine che la Madonna tiene nella mano destra.
La grande devozione tributata alla Vergine suggerì il trasferimento della scultura all’interno dell’oratorio di Orsanmichele, dove rimase, su un altare appositamente allestito, fino al 1925 quando venne riposizionata all’interno del tabernacolo di origine. Nel 1996, nell’ambito dei lavori di restauro e musealizzazione di Orsanmichele, la statua fu trasferita al primo piano dell’edificio e sostituita all’esterno da una copia fedele.
Descrizione della statua
San Giorgio è rappresentato in piedi con le gambe divaricate e saldamente ancorate al suolo. Tra i piedi si trova poi la punta del pesante scudo crociato.
Il busto è leggermente ruotato rispetto all’asse centrale e fa perno sulle gambe, aperte saldamente a compasso. Il torso ben eretto mette in risalto l’idea di fermezza morale data dallo scultore al personaggio.
Intorno al busto il Santo porta un mantello annodato sulla spalla destra e avvolto intorno al braccio sinistro. San Giorgio indossa inoltre la lorica e un abbigliamento da guerriero romano.
Il giovane santo, dalla postura eretta e fiera, è mostrato vestito di una bella armatura, parzialmente coperta da un corto mantello, e tiene di fronte a sé un grande scudo crociato. Un tempo, impugnava anche una spada.
Il suo volto giovane e fiero è orientato verso sinistra. Lo sguardo punta in lontananza con un’espressione seria ed eroica.
Il viso infine presenta la fisionomia di un giovane uomo. Le sopracciglia sono aggrottate e lo sguardo intenso.
La testa del protagonista è un po’ ruotata, forse verso il nemico, ed è questo movimento che dona un po’ di dinamismo generale alla statua. Giorgio è colto nell’atto di guardare verso la sua sinistra, con uno scatto della testa.
I tendini del collo in rilievo, le sopracciglia aggrottate e il chiaroscuro di occhi e pupille contribuiscono all’illusione che il santo stia per muoversi. L’espressione intensa di San Giorgio, evidenziata dal chiaroscuro intorno agli occhi, cattura l’energia e la vitalità tipiche delle opere di Donatello.
Il significato del santo guerriero
San Giorgio è rappresentato come un cavaliere cristiano, fiero e sicuro di sé, con l’armatura e lo scudo crociato, proprio come avevano richiesto gli armaioli che lo avevano commissionato.
Donatello concepì il San Giorgio come un eroe cristiano fiero e sicuro di sé. Il viso infatti esprime una forte determinazione e una decisa moralità.
Se osservato frontalmente inoltre rivela una certa somiglianza con i volti celebrativi degli imperatori romani. Il volto, con le sopracciglia aggrottate e lo sguardo intenso, esprime una forte determinazione e una moralità decisa.
La posizione delle gambe divaricate e il torso eretto trasmettono un senso di fermezza morale. Questa posizione con le gambe un po’ aperte in contrapposizione al torso dritto simboleggiano la determinazione morale.
La novità dell’opera sta nell’atteggiamento del santo che, contrariamente alle sculture medievali, raffigurate con gli occhi fissi e sgranati, è colto nell’atto di un eroe che vede il nemico avvicinarsi.
Seppur confidando in Dio, San Giorgio diventa artefice del proprio destino e conta anche sulle proprie forze per vincere. Mentre le sculture medievali, dagli occhi fissi e sgranati, amavano rappresentare l’uomo che contempla passivo la trascendenza divina, il San Giorgio di Donatello volge uno sguardo intenso e concreto verso il mondo.
La figura esprime quindi l’atteggiamento attivo di chi, pur nella fede in Dio, conta sulle proprie forze e diventa artefice del proprio destino. È un lavoro che rappresenta alla perfezione il contrasto tra il desiderio di entrare in azione e la posizione salda sulle gambe.
Staticità, movimento e tensione psicologica
Il protagonista ha le gambe un po’ aperte a compasso, il busto un po’ ruotato così come la testa, segnando un contrasto tra staticità e dinamismo.
Altrettanto originale è questo equilibrato contrasto fra stasi e movimento in atto: la posizione sicura è mossa dalla vitalità dell’espressione, mentre alla rigidezza dell’armatura si contrappone la morbidezza del mantello, allacciato sulla spalla destra.
Questa contrapposizione fra la salda struttura e gli scarti dinamici improvvisi produce una straordinaria tensione psicologica. La figura di San Giorgio è concepita con un’espressività dinamica, rivolta forse verso un nemico, conferendo alla statua un’animazione che contrasta con la sua costruzione statica.
Il volto e la torsione del capo rendono visibile una reazione interiore: il corpo è stabile, ma l’attenzione è già rivolta verso l’azione. La solidità dell’appoggio e la prontezza dello sguardo trasformano il santo in un eroe pronto ad affrontare il pericolo.
La composizione geometrica
La struttura compositiva della scultura è evidentemente basata sulla geometria del triangolo. Infatti le diverse parti del corpo si possono riportare a tale figura geometrica.
Il busto e il bacino si riducono così a due triangoli opposti con i vertici coincidenti. La stessa struttura si trova poi in basso nella zona occupata dalle gambe e dalla parte inferiore dello scudo.
Dal punto di vista del passante, le gambe aperte a compasso della statua e lo scudo creano un ampio triangolo con il vertice verso l’alto. Si viene così a creare una spinta che rende ancora più monumentale il personaggio.
L’intera figura si può inoltre far rientrare in uno schema a tre ovali sovrapposti: dal basso, lo scudo, poi il busto e infine il volto.
La composizione ad ovali organizza la figura secondo una progressione verticale che conduce lo sguardo dal saldo punto d’appoggio dello scudo al torso e quindi al volto. La geometria non elimina il dinamismo, ma lo ordina all’interno di una struttura monumentale.
Il rapporto con la tradizione medievale e tardogotica
Donatello, San Giorgio e San Giovanni Evangelista furono realizzati con nuove idee sulla rappresentazione del corpo umano. Donatello fu allievo di Lorenzo Ghiberti e dal maestro apprese un linguaggio scultoreo nuovo in accordo con l’estetica di tipo rinascimentale.
In seguito ad un soggiorno a Roma Donatello ebbe la possibilità di osservare e studiare le statue classiche. Lo scultore realizzò così le figure di San Giorgio e di San Giovanni Evangelista con nuove idee sulla rappresentazione del corpo umano.
Nella bellezza un poco astratta del volto giovanile e nella delicatezza aristocratica della mano sinistra si colgono i ricordi dell’educazione gotica, probabilmente apprezzata dai committenti; d’altro canto, il realismo dei particolari è assoluto.
L’armatura del santo, ad esempio, è una replica esatta di un modello quattrocentesco, e viene da pensare che i membri della corporazione dei Corazzai abbiano fornito allo scultore un originale da copiare.
Donatello gioca quindi con particolari appartenenti a linguaggi diversi, unendo lo stile rinascimentale, quello medioevale e quello tardogotico. L’armatura preziosa, il mantello e la definizione degli elementi ornamentali mantengono un legame con il gusto tardo gotico, mentre la nuova concezione del corpo e dell’azione introduce una sensibilità rinascimentale.
La luce sulla scultura
La posizione della statua di San Giorgio all’interno della nicchia è condizionata dalla limitata esposizione. Inoltre l’orientamento a nord offre una illuminazione costante rispetto alle altre facciate dell’Oratorio.
Il volto di San Giorgio viene posto in risalto e pienamente illuminato anche se una parte rimane in leggera ombra. La superficie dello scudo è solcata solo dalle ombre della croce mentre il resto risulta pienamente illuminato.
Profonde ombre, infine, descrivono i panneggi del mantello e le profondità tra le gambe e lo scudo. L’esposizione e la forma della nicchia contribuiscono così a rendere leggibili i contrasti tra le superfici lisce, l’armatura, il mantello e il volto.
Lo spazio e il punto di vista
Nonostante il San Giorgio di Donatello sia una statua concepita come un tutto tondo, la sua collocazione non permette una visione completa. Infatti la scultura è posta all’interno di una nicchia della facciata dell’Oratorio di Orsanmichele a Firenze.
Donatello concepì la scultura per una visione dal basso e frontale. In tal modo è lo scudo ad essere valorizzato come un basamento sul quale svetta il busto del Santo.
La collocazione originaria condiziona quindi la percezione dell’opera. Il passante osserva la statua dal basso e frontalmente, mentre la nicchia incornicia il corpo e concentra l’attenzione sul volto, sullo scudo e sulla torsione del busto.
Il tabernacolo della Madonna della Rosa, meno profondo degli altri per la presenza della scala a chiocciola, accentuava il carattere frontale della visione. La scultura non era pensata per essere osservata da ogni lato, ma per apparire come una presenza monumentale rivolta verso lo spazio urbano.
La formella di San Giorgio che uccide il drago
La statua venne ultimata dall’artista nel 1416, ma la formella di San Giorgio che uccide il drago davanti alla principessa venne collocata dopo il 1417. Anche la formella godette della stessa fama della statua e quindi intorno all’intera opera vennero adottate delle cure speciali per preservarla dal degrado.
Nella parte inferiore della nicchia che ospita il San Giorgio si trova una sorta di predella, cioè una formella a bassorilievo con San Giorgio e il drago, dove l’artista ebbe modo di sperimentare le nuove regole della prospettiva brunelleschiana.
Il titolo più noto di questo rilievo è San Giorgio che uccide il drago. La scena rimanda agli ideali rinascimentali mentre la solida prospettiva centrale è ispirata a Brunelleschi.

Il guerriero sta sul cavallo mentre affonda un colpo mortale con la lancia nel petto del mostro. La principessa invece prega sperando nella vittoria dell’eroe.
In questa composizione il punto di fuga sta al centro: si può ricavare unendo le linee orizzontali del portico di destra e la base della grotta del drago a sinistra, facendo ricadere la nostra attenzione proprio su San Giorgio.
Si nota subito che tutte le linee, quelle della tana del drago a sinistra e quelle del porticato a destra, convergono verso la figura di San Giorgio a cavallo.
Ne risulta una nuova concezione dello spazio, che al centro sembra andare in profondità mentre ai lati pare espandersi, oltre la cornice dell’opera. In questo piccolo bassorilievo sono le figure stesse a determinare lo spazio.
Lo stiacciato e la prospettiva
Questo bassorilievo è importante perché presenta il primo esempio conosciuto di schiacciato donatelliano. Si tratta di un bassorilievo estremamente appiattito, che riconduce la scultura alla pittura e consente di applicare il metodo prospettico come in un disegno.
In pochissimo spazio lo scultore riesce a dare la sensazione che in realtà sia molto più ampio, come se fosse più un dipinto che una statua. La superficie del marmo diventa così il luogo di una rappresentazione spaziale complessa, ottenuta attraverso variazioni minime della profondità del rilievo.
La celebre formella presenta linee orizzontali che convergono verso il gruppo centrale, rappresentando San Giorgio a cavallo impegnato nella lotta contro il drago. La grotta, la tana del drago, si trova a sinistra ed è ispirata dai sarcofagi romani, mentre a destra sono raffigurati la principessa e un porticato costruito in prospettiva.
La novità in questo bassorilievo sta nell’azione dinamica resa dalle linee incrociate che si creano tra drago, cavallo, lancia e corpo del santo, mettendo in primo piano lo scontro delle volontà tra i due antagonisti.
Donatello comunque non rinuncia alla tradizione e infatti i protagonisti sono rappresentati al minimo essenziale e sono messi nello spazio in modo tale da dare un’idea immediata di scontro. Ma osa qualcosa di più.
Se gli elementi come il mantello, l’armatura preziosa del santo e il profilo delle ali aperte del drago riflettono il gusto tardo gotico, l’aspetto innovativo risiede nella concezione dello spazio che sembra estendersi oltre la cornice del bassorilievo.
Tuttavia, alcuni punti di riferimento ben definiti consentono una perfetta comprensione della spazialità. Un altro elemento innovativo è la gestione della luce, che focalizza l’attenzione sul punto cruciale dell’azione.
Questa nuova prospettiva e l’uso creativo della luce contribuiscono a conferire un notevole dinamismo alla composizione complessiva della formella di San Giorgio di Donatello.
La storia conservativa e gli spostamenti
L’opera ricevette cure particolari nel corso del tempo, a causa del degrado causato dalla sporgenza della nicchia poco profonda e dall’esposizione a nord.
Nel 1854 in seguito ad un atto vandalico il lancio di un sasso causò la rottura del naso. Così, per proteggere più efficacemente la statua, dal 1891 si decise di trasferire il San Giorgio all’interno del Museo Nazionale del Bargello.
Nel 1858 al San Giorgio Donatello viene danneggiato il naso da un sasso, e da quel momento si decide di metterla ancora più al sicuro. Nel 1891 la statua di San Giorgio venne collocata nel Museo Nazionale del Bargello.
La statua si trova ancora oggi al Museo Nazionale del Bargello, dove è esposto l’originale, mentre a Orsanmichele è collocata una copia in marmo.
L’originale fu sostituito, nel 1892, da una copia in bronzo della Fonderia Galli su calco di Oronzo Lelli. Gli appassionati non condivisero però tale scelta.
Così, dal 2008, la Soprintendenza per il Polo museale fiorentino pose una copia in marmo al posto di quella in bronzo. Attualmente, la nicchia ospita una fedele copia in marmo realizzata nel 2008 dalla Soprintendenza per il Polo museale fiorentino.
Dal 1976, l’amministrazione decise di trasferire anche la formella del basamento con il cavaliere e la principessa. Nel 1976, fu trasferita al Bargello anche la formella della base.
Il trafugamento e il ritrovamento
Nel 1944 la statua venne trafugata da ignoti. La statua fu rubata mentre si trovava nella villa di Poggio a Caiano.
Nel maggio del 1945, Frederick Hart ritrovò la statua a Neumelans. Il San Giorgio tornò così in Italia il 20 luglio 1945.
Riportata in Italia a luglio dello stesso anno, anche la formella della base nel 1976 venne trasferita nel Museo del Bargello. Per non lasciare lo spazio vuoto ad Orsanmichele, è stata realizzata una copia in marmo della statua e della formella.
La fortuna critica dell’opera
Già nel XV secolo, la statua fu considerata un modello di perfezione, elogiata per la sua fierezza e per il contrasto tra la volontà d’azione e la salda fermezza dell’appoggio.
La meritata fama dell’opera si estende anche alla formella che Donatello inserì, dopo il 1417, alla base del tabernacolo, rappresentandovi San Giorgio che uccide il drago, notissima per il rilievo schiacciato e per le intuizioni prospettiche.
La fama dell’opera si consolidò nel tempo. Per il Ristretto di Raffaello Del Bruno del 1757, la statua “non ha pari, e, secondo il parere di tutti i Professori, più si può commendare, che imitare”.
Vasari, nella sua Vita di Donatello, ebbe parole di gran lode per il San Giorgio:
«All’Arte de’ Corazzai fece una figura di S. Giorgio armato, vivissima; nella testa della quale si conosce la bellezza nella gioventù, l’animo et il valore nelle armi, una vivacità fieramente terribile et un maraviglioso gesto di muoversi dentro a quel sasso. E certo nelle figure moderne non s’è veduta ancora tanta vivacità, né tanto spirito in marmo, quanto la natura e l’arte operò con la mano di Donato in questa».
Il meraviglioso gesto “di muoversi dentro a quel sasso” indica che, secondo Vasari, San Giorgio pare vivo, e non di pietra.
Descritto da Giosuè Carducci come “il cavalier de’ santi”, San Giorgio è diventato uno dei simboli più riconoscibili della scultura rinascimentale fiorentina.
Dati essenziali
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Autore | Donatello |
| Titolo | San Giorgio |
| Datazione | 1415-1417 circa |
| Materiale | Marmo apuano |
| Altezza | 209 cm |
| Commissione | Arte dei Corazzai e Spadai di Firenze |
| Collocazione originale | Nicchia esterna di Orsanmichele |
| Tabernacolo ottocentesco | Tabernacolo della Madonna della Rosa |
| Originale | Museo Nazionale del Bargello, Firenze |
| Copia attuale | Chiesa di Orsanmichele, Firenze |
| Formella | San Giorgio che uccide il drago |
| Tecnica del rilievo | Stiacciato |
Domande frequenti
Dove si trova la statua originale?
La statua originale di San Giorgio di Donatello si trova al Museo Nazionale del Bargello, a Firenze. Nella nicchia esterna di Orsanmichele è collocata una copia in marmo.
Perché San Giorgio fu scelto come patrono?
Secondo la tradizione San Giorgio era un guerriero, e per questo l’Arte dei Corazzai e Spadai di Firenze lo scelse come patrono. La sua armatura, lo scudo e l’abbigliamento da guerriero romano richiamano direttamente l’attività della corporazione.
Che cosa rappresenta la formella alla base?
La formella rappresenta San Giorgio a cavallo mentre combatte il drago per liberare la principessa prigioniera. Il rilievo è celebre per l’uso dello stiacciato e per la prospettiva centrale a punto di fuga unico.
Quale posizione presenta San Giorgio?
San Giorgio ha una posizione eroica e dinamica. È piantato saldo sulle gambe un po’ aperte, ma è pronto a scattare come si vede dalla testa ruotata, dai tendini del collo, dalle sopracciglia aggrottate e dai particolari del volto.
Perché l’opera è considerata innovativa?
L’opera è innovativa perché presenta un eroe cristiano attivo, dotato di una forte individualità e consapevole delle proprie forze. La statua unisce una struttura monumentale e stabile a una tensione psicologica e a un dinamismo sconosciuti alle rappresentazioni medievali più statiche.