La ricostruzione di un santuario cretese richiede l’integrazione di strutture architettoniche, altari, iscrizioni, reperti votivi, stratigrafia e testimonianze sulle pratiche rituali. I complessi di Gortina, Philioremos e Kofina mostrano infatti forme diverse di spazio sacro: un santuario urbano collegato alla nascita della polis, un santuario montano minoico legato alla pastorizia e un luogo di culto d’altura la cui memoria religiosa è sopravvissuta fino all’età contemporanea.
Il santuario di Apollo Pythion di Gortina è uno dei complessi più importanti e più discussi della città e costituisce uno dei suoi poli religiosi e civici più significativi dall’età della nascita della polis cretese. La sua ricostruzione storica deve seguire le diverse fasi di costruzione e ristrutturazione dell’edificio tra l’epoca arcaica e l’età romana, fino alle destrutturazioni tardoantiche.
Gortina e il santuario di Apollo Pythion
Gortina possiede una storia eccezionalmente lunga. Sorge nella fertile pianura della Mesara, circa 45 chilometri a sud di Heraklion, in un’area frequentata già dal Neolitico. Durante l’Età del Bronzo rimase inizialmente nell’orbita dei grandi centri minoici, a cominciare dalla vicina Festo, ma nei secoli successivi si affermò come una delle principali città-stato dell’isola, alternando alleanze e conflitti con Cnosso.
La città di Gortyn nel primo millennio a.c., superò il potere di Festo divenendo la città più significativa di Creta durante il periodo minoico. e il potere principale della Mesara, incentrato sull'acropoli fortificata con il tempio di Atena Poliouchos (protettrice della città). La città fu ricordata per la sua bellezza da Platone e da molti altri. Il periodo della sua grande prosperità, tuttavia, coincise con l'era ellenistica.
Gortyn o Gortys era la città più potente e prospera di Creta e conquistò l'isola, dominando l'intera valle da Messara a Levina. Più tardi nel II secolo, dopo la distruzione di Festo, Gortina estese il suo potere su Matala. Durante la guerra di Lyttian nel 220 a.c., i Gortyniani furono divisi dal conflitto civile.
Il recinto sacro venne costruito intorno alla metà del VII secolo a.C., in una fase cruciale per la formazione delle città-stato cretesi. Ci troviamo quindi davanti a uno dei complessi religiosi più antichi collegati alla nascita della polis cretese. In una fase storica scarsamente documentata dalle fonti scritte, l'archeologia permette di osservare come culto, organizzazione dello spazio e costruzione della comunità politica procedessero insieme.
Dal 2011 è stato avviato lo studio delle strutture di culto del Santuario di Apollo Pythion di Gortyna (Creta), rimesso in luce alla fine del XIX sec. Il tempio, adiacente al teatro in corso di scavo da parte dell’Ateneo patavino, è una delle strutture più importanti e più discusse della città di Gortyna e ne costituisce uno dei poli religiosi e civici più significativi dall’età della nascita della polis cretese.
Nella campagna 2012 è stato avviato lo studio della documentazione relativa agli scavi precedenti condotti in questo contesto cultuale ed è stata ripulita l’intera zona dell’area sacra (tempio, heroon, altare), rimettendo in evidenza sia le strutture, gli elementi architettonici, i pavimenti e le iscrizioni arcaiche e classiche già note, sia anche porzioni dell’edificio non ancora conosciute.
Al momento è in atto uno studio strutturale-architettonico e un riesame dell’apparato epigrafico dell’edificio, volti alla risoluzione dei dubbi circa la cronologia delle diverse fasi di costruzione e ristrutturazione dell’edificio tra l’epoca arcaica e l’età romana. A tal fine sono anche previsti per la campagna 2013 il riesame dei taccuini di scavo ottocenteschi, un rilievo architettonico digitale e sondaggi stratigrafici presso alcuni settori particolarmente significativi del Tempio.
A partire dagli interventi già condotti nel 2012 il Progetto di ricerca mira a riprendere in esame uno dei complessi architettonici di maggior rilievo della storia della città di Gortina, dalla sua costituzione in età arcaica fino alle destrutturazioni tardoantiche, cercando di giungere a rileggerne l’evoluzione e le funzioni nel corso del tempo.
Le principali componenti del complesso sacro
Gli scavi di Gortyn furono iniziati nel 1884 dalla Scuola di Archeologia italiana ad Atene. Gli scavi hanno mostrato che Gortyn era abitata dal Neolitico. Vennero scoperte le rovine di un insediamento sulla cittadella di Gortyn risalenti al 1050 a.c., il loro crollo risale al VII secolo a.c.
Successivamente l'area fu fortificata con delle mura. In questa zona sono stati trovati due piatti in rilievo, insieme a diverse altre sculture e dipinti. Nel tempio sono stati trovati plastica daedalica e molte altre figurine di argilla, dipinti di figure nere e rosse e molte ceramiche, in particolare il tipo chiamato kernos.
Gli scavi hanno portato alla luce importanti edifici e reperti, anche se gran parte della città romana rimane ancora inesplorata oggi. Tra le strutture e i complessi identificati figurano:
- delle tombe appartenenti all'età geometrica;
- il pretorio, sede del governatore romano di Creta, edificato nel I secolo d.c., ma modificato profondamente nei successivi otto secoli;
- il tempio delle divinità egizie con le statue di culto di Iside, Serapide e Anubi;
- l'Agorà, il mercato;
- il teatro del II secolo d.c., con due ingressi e un'orchestra semicircolare, il cui contorno è ancora visibile oggi;
- il tempio di Apollo Pizio, che si trova a 600 metri dall'Agorà;
- le terme emerse tra l'Agorà e il tempio di Apollo;
- un arco onorario;
- tracce di un santuario di Demetra ai piedi del profeta Elia;
- la grande iscrizione con le leggi della città di Gortyn, scritte in dialetto dorico su grandi lastre di pietra.
Gli interventi diretti dal Professor Jacopo Bonetto e coordinati da numerosi dottorandi e specializzandi dell’Ateneo patavino si sono concentrati all’interno del Tempio di Apollo della città di Gortyna, enorme insediamento urbano che ha un’estensione pari a 400 ettari. Lo scavo nel santuario di Apollo, sede delle prime leggi scritte incise appunto sul basamento e sulle pareti dell’edificio, è stato avviato per ricostruire cronologicamente la storia del monumento posto all’origine della fondazione urbana nel VII secolo a.c.
Il deposito dei topi e l’ipotesi di Apollo Smintheus
Più di 450 topi sepolti all’interno di un santuario greco. È il dato insolito emerso dagli scavi archeologici condotti a Gortina, nella Creta meridionale, e potrebbe nascondere qualcosa di molto più significativo di un’anomalia faunistica: la presenza sull’isola di un culto di Apollo finora non documentato in questa forma.
Il deposito votivo, individuato nel 2025 e al centro delle ricerche proseguite durante la campagna dal 19 luglio al 14 agosto 2026, si trova nel recinto sacro dedicato ad Apollo. Gli scavi sono condotti dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene insieme al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova e si inseriscono nella lunga tradizione delle ricerche italiane nella città cretese.
Il numero dei roditori è eccezionale: oltre 450 individui deposti insieme ad altre offerte. Ed è proprio questa concentrazione ad avere suggerito agli archeologi una possibile interpretazione. I topi potrebbero essere collegati ad Apollo Smintheus, letteralmente l'Apollo «dei topi», una particolare manifestazione del dio legata alla capacità di provocare e al tempo stesso allontanare pestilenze ed epidemie.
Il riferimento porta direttamente a Omero. Nel primo libro dell'«Iliade», il sacerdote Crise invoca Apollo perché punisca con una pestilenza l'esercito acheo che assedia Troia. Il dio risponde scagliando le proprie frecce contro l'accampamento. È una delle prime immagini del poema e lega Apollo alla malattia, alla morte improvvisa e alla possibilità di arrestare il contagio.
Il principale centro conosciuto del culto di Apollo Smintheus si trovava infatti nella Troade, nell'Anatolia nordoccidentale, presso l'odierna Gülpınar. Secondo la tradizione antica, nel santuario venivano mantenuti topi vivi sotto l'altare e la statua cultuale attribuita allo scultore Skopas avrebbe rappresentato Apollo con un piede appoggiato sopra un roditore.
Strabone ricordava inoltre diverse località dell'Asia Minore legate al nome Sminthe, indizio di una diffusione del culto più ampia rispetto al singolo santuario anatolico. È precisamente questo quadro a rendere interessante Gortina. Se l'interpretazione del deposito verrà confermata, i 450 roditori potrebbero documentare una declinazione cretese del culto di Apollo Smintheus e ampliare sensibilmente la geografia religiosa finora conosciuta.
Il topo nel mondo antico possedeva un'ambivalenza che aiuta a comprendere il culto. Era un animale capace di distruggere raccolti e riserve alimentari e poteva essere associato alla diffusione delle malattie. Apollo, analogamente, possiede nella religione greca una natura duplice: può scagliare la pestilenza e può farla cessare.
Il deposito di Gortina potrebbe quindi appartenere a una pratica religiosa costruita precisamente attorno a questo rapporto fra contagio, protezione e divinità. Resta però necessario mantenere aperte altre interpretazioni. La quantità dei resti e il loro contesto votivo costituiscono indizi importanti, ma il riconoscimento di un culto specifico richiede lo studio archeozoologico dei materiali, della modalità di deposizione e delle altre offerte associate.
Le nuove ricerche del 2026 e le fasi costruttive
È anche la cronologia del santuario a rendere importante la scoperta. Le tre nuove trincee aperte durante la campagna 2026 hanno confermato la datazione e fornito ulteriori informazioni sulle tecniche costruttive dell'edificio.
Nei secoli successivi il santuario avrebbe conosciuto una lunga trasformazione. In epoca ellenistica era associato ad Apollo Pizio, mentre sotto Roma divenne uno dei principali complessi religiosi della città. L'eventuale presenza di Apollo Smintheus aggiungerebbe dunque un ulteriore livello alla stratificazione cultuale del luogo.
Proprio questa lunga durata rende il santuario di Apollo un osservatorio particolarmente interessante. Le sue trasformazioni consentono di seguire quasi in continuità il modo in cui uno stesso spazio sacro venne reinterpretato da comunità diverse.
Il teatro del Pizio e il sistema monumentale di Gortina
Gli archeologi stanno contemporaneamente lavorando sul vicino Teatro del Pizio, costruito nel II secolo d.C. e considerato il teatro romano meglio conservato di Creta. La cavea semicircolare poteva accogliere circa duemila spettatori ed era preceduta da un grande portico colonnato.
Gli scavi del 2026 hanno riportato alla luce nuove porzioni della scaenae frons, la monumentale facciata architettonica che costituiva il fondale del palcoscenico. Lunga originariamente circa cinquanta metri, doveva presentarsi come una composizione articolata di portali, colonne doriche bianche e nere e rivestimenti marmorei.
Dal materiale di crollo stanno inoltre emergendo elementi architettonici e frammenti scolpiti che potranno contribuire alla ricostruzione dell'aspetto originario dell'edificio. Santuario e teatro formavano così un sistema monumentale nel quale religione, spettacolo e vita pubblica finivano per occupare spazi strettamente connessi.
È una relazione che le ricerche italiane stanno studiando da oltre vent'anni e che permette di seguire l'evoluzione di Gortina dalla città arcaica alla grande capitale provinciale romana. In questa storia monumentale, fatta di templi, teatri e grandi iscrizioni, l'indizio forse più sorprendente arriva da alcune centinaia di minuscoli scheletri.

Gortina dalla città-stato alla capitale romana
La testimonianza più celebre della sua autonomia è il Codice di Gortina, la grande iscrizione legislativa del V secolo a.C. che disciplina matrimonio, proprietà, eredità e altri aspetti della società e costituisce uno dei documenti giuridici più importanti giunti dal mondo greco.
Con la conquista romana di Creta nel 67 a.C., la posizione della città crebbe ulteriormente. Gortina divenne capitale della provincia di Creta e Cirenaica e acquistò la monumentalità propria di un grande centro imperiale: terme, edifici amministrativi, odeon, santuari e culti provenienti da differenti aree del Mediterraneo.
Il governatore romano, dell'unica provincia romana di Creta assieme alla Cirenaica, si stabilì a Gortina che divenne la capitale cretese e beneficiò pertanto di un nuovo periodo di prosperità e la popolazione diminuita durante le guerre aumentò.
In nome della grande tolleranza romana la religione fu influenzata ed oltre alle divinità cretesi Diktynna e Britomarti si adorarono i dodici Dei greci nonché divinità egizie ed orientali ed a Gortina in particolare vennero adorate Iside e Serapide.
Con i romani vennero costruiti numerosi grandi anfiteatri per ospitare i combattimenti dei gladiatori o animali e ciò avvenne anche a Gortina. Così come ivi costruirono l'Odeon due teatri due Ninfei le terme i templi di Apollo Pizio e di Iside ed altri.
La Grande Iscrizione e la ricostruzione del contesto civico
Tra gli archeologi, gli storici antichi e gli storici, le Leggi di Gortyn è uno dei più importanti Codici degli antichi greci. Nel 1884 la scoperta della Grande Iscrizione portò agli scavi nell'area di Gortys.
Gli scavi furono intrapresi dalla Missione Archeologica Italiana in collaborazione con il Servizio Archeologico dopo che Creta divenne uno stato autonomo nel 1898 e durò fino al 1940. Il codice delle leggi venne scolpito sulla Grande iscrizione in dodici colonne.
Il codice di legge era originariamente fissato nella parete circolare di un edificio pubblico utilizzato come Voulefterion o Ekklesiasterion, il luogo di incontro per l'assemblea dei cittadini. Nel I secolo a.c. fu eretto un nuovo edificio sul sito del Bouleuterion e le leggi furono nuovamente incastonate.
La grande iscrizione di Gortys non è stata trovata in un unico pezzo. Due viaggiatori francesi, G. Perrot e L. Thenon, hanno scoperto una piccola parte con le prime 15 linee dell'undicesima colonna, facente parte di un mulino ad acqua ad Agioi Deka.
Venti anni dopo, un altro francese, B. Haussoulier, trovò un'altra parte dell'iscrizione recante le prime 15 righe del Codice di legge, incastonata nel muro di una casa nello stesso villaggio. Il principale scopritore dell'iscrizione, tuttavia, fu l'archeologo italiano Federico Halbherr nel 1884.
In uno scavo sistematico dell'area scoprì le prime quattro colonne del Codice di Gortyn. Halbherr Ernst Fabricius, che trovò il resto della Grande Iscrizione. All'epoca, la Grande Iscrizione era considerata la scoperta archeologica del secolo.
La Grande Iscrizione è scritto in youtrophedon ("svolta dell'aratro di bue"), corre da destra a sinistra nella prima riga e da sinistra a destra nella successiva, e così via. Assomiglia al modo in cui un bue gira quando ara un campo, da cui il suo nome.
Essa è composta da 12 colonne o deltoi, con un totale di 630-640 linee, di cui 605 sono conservate. Tratta del diritto civile, con clausole di diritto penale o commerciale.
Le leggi, molto progressiste, sono straordinarie per la loro liberalità. Non sono solo le leggi della città-stato di Creta, ma costituiscono la più antica legge greca e sono considerati il maggior contributo della Creta classica alla cultura mondiale.
Il codice è stato scoperto sul sito di una struttura dell'imperatore romano Traiano, l'Odeon, che per la seconda volta venne incorporato prima nella fondazione di una precedente struttura ellenistica e poi nello stesso odeion.
Il contenuto dell’epigrafe riguarda soprattutto il diritto di famiglia. La struttura familiare dell’epigrafe non è più quella patriarcale precedente, dove i diritti delle donne erano inesistenti.
A Gortina le donne, pur contraendo il matrimonio solo dopo la scelta del marito da parte del pater familias, godevano tuttavia di diritti patrimoniali: potevano ereditare il patrimonio familiare e in parte amministrarlo autonomamente.
Le Leggi di Gortina presentano numerose analogie con il diritto di numerose poleis, e pertanto sono servite per la ricostruzione del diritto civile nella Grecia del V secolo a.c., sebbene numerosi passi mostrino come la società che le abbia prodotte, per il prevalere di società primarie (la famiglia, la fratria) avesse istituzioni più arcaiche rispetto alla polis.
Dal santuario pagano alla città cristiana
Continuò ad avere un ruolo importante anche in epoca cristiana e bizantina, prima che terremoti e trasformazioni politiche ne determinassero il progressivo declino. Uno dei primi paesi ove si diffuse il cristianesimo fu proprio l'isola cretese poiché l'Apostolo Paolo incaricò il suo collaboratore Tito greco d'origine di occuparsi della diffusione della religione proprio a Gortina nel 58 ed egli fondò la prima chiesa.
Ne fu vescovo e mori nel 105. Nel 148 sotto l'imperatore Decio iniziarono le persecuzioni contro i cristiani e 10 cristiani divennero martiri. Da qui il nome del villaggio vicino, i 10 santi ossia Haghii Deka.
Quando la capitale di Roma fu prima Bisanzio e poi, nel 330 d.c,. la fondata Constantinopoli, Creta passò sotto l'Impero Romano d'Oriente (Teodosio il Grande 395 d.c.) e venne governata da uno stratega bizantino per cui si scollegò da Roma per far parte dell'Impero Greco Bizantino d Oriente.
La religione cristiana obbligò tutto il popolo alla conversione pena la confisca dei beni e la morte, quindi, prima soggetta al Papa, passò al Patriarcato di Costantinopoli e si ebbero molte grandi chiese tra cui 40 basiliche e le principali furono in diverse grandi città tra cui Gortina.
Oggi è ancora visibile una delle prime cattedrale cristiane di Creta. Questa cattedrale, dedicata a San Tito, il primo vescovo di Creta, fu eretta nel VI secolo d.c. Costruita con grandi pietre isodomiche, questa cattedrale mantiene la sua altezza prevista solo nelle aree del Santo Bema e in pastophoria.
La struttura della chiesa è a croce con una cupola che si basa su quattro pilastri. Nel villaggio di Santi Dieci (Agioi Deka) c'è un piccolo museo archeologico dove sono esposti reperti minori degli scavi di Gortina.
Nel 796 d.c. la città fu colpita da un terremoto che quasi la distrusse. Dopo che gli arabi andalusi che fuggivano dalla Spagna conquistarono Creta nell'828 d.c., poiché lo stato bizantino era in crisi.
La capitale fu trasferita a Chandax, l'odierna Heraklion e Gortina con le altre vecchie città furono ridotte in rovina.
Il santuario montano di Philioremos
Il santuario di vetta di Philioremos, scritto anche Phileremos o Filioremos, è un significativo sito rituale minoico situato nella Creta centro-settentrionale. Il nome della montagna, attestato per la prima volta ampiamente nel I millennio d.C., ha un duplice significato: storicamente radicato nella traduzione greca di «amico del bestiame/delle pecore», e in seguito adottando la connotazione cristiana di «amico della solitudine».
Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, la vetta fu localmente soprannominata «Amabilo» in onore di Amabile Ittar, un rinomato medico genovese di Heraklion, in riferimento al ricco assortimento di erbe medicinali della montagna utilizzate per il bestiame locale.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Periodo di costruzione | Medio Minoico I |
| Posizione | Sopra il villaggio di Gonies, Malevizi, Creta centro-settentrionale |
| Disposizione | Un edificio a tre stanze con una terrazza orientale |
| Altari | Altari interni ed esterni |
| Significato storico | Centro rituale con allineamenti solari e legami con pratiche di culto pastorale |
| Stato attuale | Studiato nell’ambito del moderno progetto dei Tre Santuari di Vetta |
Philioremos è situato all’estremità meridionale di un fertile bacino nella provincia montuosa di Malevizi. Si affaccia direttamente sul moderno villaggio di Gonies, che si trova ai piedi della montagna.
Il sito si trova in un paesaggio visivamente dominante caratterizzato da una rete di ripide montagne e valli che definiscono i versanti orientali del Monte Psiloritis, Ida. La prominenza fisica del santuario gli permetteva di servire da punto di riferimento per i pastori transumanti che viaggiavano con le loro greggi di notte, ulteriormente aiutati dalla presenza di due sorgenti naturali di acqua potabile nelle vicinanze.
Sulla base degli assemblaggi archeologici scavati, gli elementi architettonici del santuario risalgono al periodo del Medio Minoico I. Sebbene la sua funzione religiosa primaria appartenga all’età del bronzo, il sito ha sperimentato un’interazione continua con la popolazione locale nei secoli successivi.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la montagna servì da rifugio funzionale per gli abitanti dei villaggi che fuggivano dalle forze di occupazione dell’Asse.
Scoperta e scavo
Il sito fu sistematicamente scavato nel 1966 da Stylianos Alexiou, che ricopriva la carica di Eforo Generale di Creta e direttore del Museo di Heraklion. Il breve ma cruciale lavoro sul campo di Alexiou portò alla luce l’edificio principale e le strutture dell’altare.
Per decenni, i risultati dello scavo rimasero inediti. Recentemente, il «Three Peak Sanctuaries Project», guidato da Evangelos Kyriakidis e dall’Università del Kent, ha intrapreso lo studio e la pubblicazione completi di questo materiale di scavo di recupero, integrandolo con la ricerca etnografica locale.
Architettura e organizzazione rituale
Il complesso del santuario comprende un edificio in pietra diviso in tre stanze distinte. Sull’esterno orientale della struttura si trova una terrazza sagomata contenente i resti di un altare esterno.
All’interno di una delle tre stanze dell’edificio, gli archeologi hanno scoperto un secondo altare interno circondato da depositi di ossa animali. L’architettura dimostra un deliberato simbolismo astronomico.
Dallo spazio esterno a nord dell’edificio, si verifica un allineamento visivo diretto nel giorno del solstizio d’estate, dove l’alba può essere osservata emergere precisamente dietro la vetta del vicino Monte Stroumboulas.
La parete settentrionale del santuario fu costruita per servire da asse ottico per facilitare questa osservazione solare.

Manufatti e pratiche pastorali
Gli scavi hanno prodotto numerosi manufatti tipici dei santuari di vetta minoici, tra cui centinaia di figurine antropomorfe e zoomorfe in argilla. Un manufatto particolarmente raro recuperato dal sito è una ciotola di argilla contenente al suo interno un gregge modellato di pecore in miniatura.
Questo specifico ritrovamento sottolinea la natura pastorale delle pratiche di culto del sito; solo un’altra ciotola simile è stata scoperta a Creta, a Palaikastro. Inoltre, l’altare interno ha fornito prove dirette di sacrifici animali attraverso la presenza di depositi ossei residui.
Philioremos funzionava all’interno di una rete localizzata di siti religiosi minoici, operando in stretta prossimità geografica e visiva con i vicini santuari di vetta di Keria, Gonies, e Pyrgos, Tylissos.
L’attività rituale a Philioremos era profondamente intrecciata con l’economia pastorale della regione. La preminenza delle pecore sia nel registro dei manufatti che nella storia toponomastica indica che il santuario serviva come punto focale per i pastori che cercavano protezione divina per le loro greggi contro le intemperie e le minacce ambientali.
Memoria locale e conservazione
Oggi, il sito archeologico è parte integrante del patrimonio locale di Gonies. Studi etnografici rivelano che le generazioni più anziane del villaggio possiedono profonde memorie somatiche del sito, avendo utilizzato le rovine come parco giochi nella loro giovinezza e interagito con le antiche figurine di argilla, che localmente chiamavano «kouklakia».
L’integrazione in corso del santuario in progetti di archeologia comunitaria mira a preservare sia la sua integrità archeologica minoica che il suo moderno significato etnografico.
Il santuario montano del monte Kofina
Il santuario montano si trova pochi metri al di sotto della cima del monte Kofina, la vetta più alta dei monti Asterousia, a quota 1231 m. Il sito archeologico, oltre al santuario, ha resti di case, tombe e fortificazioni datati dal periodo minoico fino all’epoca bizantina.
Nel sito, nel santuario e nelle fessure delle rocce, sono state rinvenute 25.000 statuette votive, che i fedeli avevano dedicato alla divinità. Si tratta di figure di atleti, pugili, ballerini impegnati in danze circolari, barche e animali, per lo più bovini.
Nel corso dei secoli le pratiche di culto sono cambiate, ma ancora oggi, la cima del Kofina è considerata un luogo sacro e ogni 14 settembre vi si celebra l’Innalzamento della Santa Croce.
L’usanza prevede di salire sulla cima attraverso un sentiero, la partecipazione alla santa liturgia, la consacrazione dei pani e la distribuzione di “mele del Kofina” ai fedeli.
Le “mele del Kofina” somigliano a piccole mele, ma in realtà appartengono alla specie Sorbus umbellata var. Cretica.
La cima è accessibile a piedi, partendo dalla chiesetta di Panagia Kera situata sulle pendici del monte, e raggiungibile da una strada sterrata che parte da Kapetaniana o da Sternes. La salita dura circa 20 minuti.

Elementi utili per la ricostruzione di un santuario cretese
La ricostruzione dei santuari cretesi non consiste soltanto nel riposizionamento delle pietre. L’architettura deve essere letta insieme alla topografia, agli orientamenti astronomici, alle attività economiche, ai depositi votivi e alle trasformazioni politiche e religiose.
- Struttura: edifici a più ambienti, terrazze, altari interni ed esterni, recinti e spazi di accesso.
- Posizione: vette, pendii, bacini montani, aree urbane e connessioni visive con altri luoghi sacri.
- Ritualità: offerte, sacrifici animali, figurine antropomorfe e zoomorfe, iscrizioni e pratiche processionali.
- Economia: rapporto con la pastorizia, con la protezione delle greggi e con la gestione delle risorse locali.
- Astronomia: assi ottici e osservazione del solstizio d’estate nel caso di Philioremos.
- Stratificazione: continuità, sostituzione o reinterpretazione dei culti dall’età minoica all’epoca romana, bizantina e cristiana.
- Memoria: permanenza del significato sacro nei riti locali, come accade sul monte Kofina.
Quattrocentocinquanta topi possono sembrare un dettaglio marginale; nel contesto corretto diventano un documento religioso. Se il collegamento con Apollo Smintheus verrà confermato dalle analisi, Gortina avrà restituito una testimonianza inattesa della circolazione dei culti nel Mediterraneo antico e di una delle manifestazioni più enigmatiche del dio: l'Apollo che attraverso il topo poteva rappresentare contemporaneamente la minaccia della pestilenza e la sua protezione.
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