La chiesa di San Michele Arcangelo, monumento-simbolo dell’antico borgo di San Pietro Infine, è stata interessata da interventi di restauro dopo i danni subiti dal terremoto del 1915 e, in seguito, dalla distruzione provocata dai bombardamenti alleati del dicembre 1943. L’intervento più recente ha previsto il recupero della struttura e l’applicazione di una parete speciale trasparente sul lato completamente distrutto dalle esplosioni.
La parete trasparente è stata pensata per consentire l’ingresso della luce naturale all’interno della chiesa e per mettere in sicurezza la struttura, ma la scelta ha suscitato anche perplessità perché attenua la percezione dello squarcio bellico che per lungo tempo ha rappresentato la principale testimonianza visiva della violenza della guerra.
La chiesa nel Parco della Memoria Storica
La chiesa di San Michele Arcangelo si colloca nella zona sommitale dell’antico borgo di San Pietro Infine. Il paese, gravemente danneggiato nel corso delle operazioni militari del II conflitto mondiale, fu abbandonato quasi del tutto e oggi è parte integrante del “Parco della Memoria”.
Definito “la Pompei del '900”, il Parco della Memoria Storica di San Pietro Infine è testimonianza diretta degli eventi bellici del secondo conflitto mondiale. Paese distrutto nel dicembre del '43 e ricostruito più a valle, oggi il Vecchio abitato è diventato un museo a cielo aperto.
Nel Marzo 2008 il Presidente della Repubblica Napolitano dichiara Monumento Nazionale l’antica area di San Pietro Infine con la seguente motivazione: ”Considerata l’opportunità che l’antica area del paese di San Pietro Infine (Caserta)- teatro, nel 1943, di una devastazione senza precedenti, esempio vivente e macroscopico dell’ultimo conflitto, testimonianza di memoria viva che con la sua rilevanza simbolica e culturale può essere offerta alle nuove generazioni in quanto luogo di memoria, museo all’aperto delle numerose vittime del dramma della seconda guerra mondiale sia dichiarata “Monumento Nazionale”.
Alle spalle e tutt’intorno alla chiesa si sviluppa l’antico borgo di San Pietro Infine, oggi chiamato “Parco della memoria storica”. Il Borgo di San Pietro Infine ha origini medioevali, mentre attualmente sono rimasti ancora gli stretti vicoli a gradoni ed alcune case in pietra calcarea con tetti lignei.

Origini e prime testimonianze storiche
La chiesa è posta nella parte mediana del paese, nel luogo detto “Picco della terra” di cui non si conosce l’esatta epoca di costruzione, né quando sia stata consacrata. Le prime notizie della chiesa si anno intorno al 1513, il che lascia pensare che la sua origine sia avvenuta in epoca precedente.
Le fonti storico-epigrafiche riportano riferimenti alla chiesa e alla comunità ecclesiastica di San Pietro Infine già nel XIV secolo. Nel 1325 le Rationes Decimarum ricordano l’arciprete e i chierici del castrum di San Pietro in Fine, mentre tra il 1358 e il 1360 sono documentati i versamenti dell’arciprete e del capitolo.
L’intitolazione storica riportata nelle fonti è “S. Michael Arcangele” ed è attestata nel 1580. L’architrave del portale conserva ancora l’epigrafe dedicatoria di quell’anno.
“S. MICHAEL ARCANGELE ESTO MEMOR NOSTRI HIC ET UBIQUE SEMPER PRECARE PRO FILIUM DEI NE PEREAMUS IN TREMENDO JUDICIO. ANNO D.NI MDLXXX”
Struttura architettonica e caratteristiche della chiesa
La costruzione a croce latina di dimensioni 25,00 m di lunghezza, 15,00 metri circa di larghezza, e 10 ,00 metri di altezza e a tre navate con la struttura costituita da murature archi e volte.
La chiesa di San Michele Arcangelo presenta una pianta a croce latina, con scansione interna in tre navate e due ingressi, uno per gli uomini e l’altro riservato alle donne. La copertura è voltata a botte, mentre nel punto di incrocio fra navata e transetto si staglia un’alta cupola con calotta semisferica.
La chiesa di San Michele Arcangelo con pianta a croce latina a tre navate aveva un ingresso riservato agli uomini ed uno alle donne, come si usava un tempo, sul transetto incorniciato da un portale Cinquecentesco.
| Elemento | Caratteristica |
|---|---|
| Pianta | A croce latina |
| Navate | Tre |
| Lunghezza | 25,00 m |
| Larghezza | 15,00 metri circa |
| Altezza | 10 ,00 metri |
| Copertura | Volta a botte |
| Incrocio fra navata e transetto | Alta cupola con calotta semisferica |
| Portale del transetto | Portale Cinquecentesco con epigrafe del 1580 |
L’ultimo accesso è in corrispondenza del transetto, ed è incorniciato da un portale che risale al XVI secolo. L’architrave conserva ancora l’epigrafe dedicatoria del 1580.
La scheda architettonica attribuisce il progetto, in forma attribuibile, a Simonetti Domenico e colloca l’edificio nell’ambito culturale della Scuola Ticinese. La chiesa è classificata come architettura storica e la sua funzione è indicata come santuario.
I danni del terremoto del 1915
Il 13 gennaio del 1915, alle ore 7,52 del mattino, una fortissima scossa di terremoto, di magnitudo 7, scosse l’Italia centrale. L’epicentro fu nella Marsica, in Abruzzo, e precisamente ad Avezzano, ad una profondità di 15 chilometri.
Molti paesi dell’Abruzzo, del Molise, del Lazio ed anche di quella che era la Provincia di Terra di Lavoro, in Campania, furono rasi al suolo o gravemente danneggiati. Numerose furono le vittime. Secondo i dati del servizio sismico nazionale ci furono 30.519 morti.
Anche il piccolo paese di San Pietro Infine, arroccato su una protuberanza alle pendici di Monte Sambùcaro, facente parte delle alture della catena montuosa delle Mainarde, ebbe notevoli danni, «lesioni più o meno gravi nei fabbricati», ma, fortunatamente, non si registrarono vittime.
Gli edifici pubblici che subirono maggiori danni furono la chiesa di San Nicola, sita nell’omonima piazza, e la chiesa madre di San Michele Arcangelo.
A seguito di tale terremoto vennero realizzati dei prefabbricati in legno nella parte bassa del paese, nei pressi dell’attuale strada che porta alla Fontana. Tali prefabbricati presero il nome di «Case da pede», cioè case poste ai piedi dell’insediamento medievale.
Tale nome rimase nel tempo e divenne il toponimo del luogo, anche quando gli stessi prefabbricati furono tolti.
Il rischio di demolizione e l’intervento di don Aristide Masia
I danni subiti dalla chiesa di San Michele Arcangelo, invece, furono meno tragici. Si ebbe lo sfondamento della navata centrale, a causa del crollo di una parte del tetto sovrastante, e il crollo di parte del tetto del campanile.
Ma, nonostante questi minori danni, il Genio Civile, su segnalazione del sindaco dell’epoca, ordinò prima la chiusura al culto della chiesa e poi l’abbattimento dell’intero edificio.
Fu solo per merito dell’arciprete don Aristide Masia se si impedì l’abbattimento dello storico monumento religioso. Don Aristide Masia si oppose energicamente a tale ordine grazie anche all’aiuto costante dell’abate don Gregorio Diamare ed anche dell’appoggio di alcuni influenti cittadini, che si rivolsero direttamente al prefetto di Caserta.
Per tali motivi vi furono dei contrasti tra l’arciprete e il sindaco Giuseppe Comparelli, che voleva, per eccessiva premura, l’abbattimento della chiesa perché temeva per la pubblica incolumità.
Quando finalmente fu certa la notizia che la chiesa non sarebbe stata abbattuta ma riparata, l’arciprete don Aristide Masia propose una solenne processione di ringraziamento sia per lo scampato pericolo dal terremoto che per la revoca dell’ordine di abbattimento della chiesa.
E così, il 17 gennaio del 1915, quattro giorni dopo la tremenda scossa di terremoto, fu rimosso dalla sua teca il Crocefisso Miracoloso e portato in una imponente processione per le strade del paese, con una massiccia partecipazione dei fedeli, delle autorità e delle varie associazioni religiose e civili.
In quella circostanza l’arciprete Masia, con l’appoggio dei fedeli, fece voto di cantare un «Te Deum» ad ogni anniversario di quel terribile terremoto. E tale impegno si sarebbe dovuto portare avanti anche per le future generazioni.
La riapertura al culto nel 1915
Nonostante la chiesa era chiusa al culto, l’arciprete Masia si adoperò in maniera egregia, non perdendo mai tempo, per farla aprire al più presto ai fedeli. Chiese personalmente ad amici e conoscenti una colletta per la riparazione della navata centrale e del sovrastante tetto in tegole.
E così fu possibile procedere alla loro riparazione. Il tetto sovrastante la navata fu rifatto sostituendo le tegole esistenti con altre del tipo “marsigliese”, il tutto venne a costare 923,50 lire.
Effettuati tali lavori le autorità consentirono la riapertura della chiesa, che avvenne il 12 settembre dello stesso anno, con somma gioia dei fedeli. Il giorno non era stato scelto a caso, infatti coincideva con la festa della Protettrice del paese e cioè la Madonna dell’Acqua.
Quindi don Aristide Masia fece effettuare una perizia dei danni subiti dalla chiesa, a causa del terremoto, dall’ingegnere Alfredo Iucci di Cassino. La perizia per i lavori da eseguire per risistemare la chiesa fu stabilita in 38.200 lire. Tale perizia fu approvata anche dal Genio Civile.
Il restauro avviato nel 1918
Dopo che furono recuperati i fondi necessari l’Unione Edilizia Nazionale di Roma, ne assunse la Direzione dei Lavori e ne affidò l’esecuzione del restauro alla Ditta di Vincenzo Matrunola, del limitrofo comune di San Vittore del Lazio.
I lavori di restauro iniziarono l’otto luglio del 1918. L’intervento interessò la copertura, il campanile, la facciata, le strutture di collegamento e il grande arco della navata centrale.
- Completamento dell’intera copertura del tetto con le tegole del tipo “marsigliese”.
- Rifacimento della parte superiore del campanile in cemento armato.
- Rifacimento di due muri della facciata con la tecnica del cuci e scuci, con utilizzo di pietra calcarea locale.
- Inserimento di sette catene in ferro, due delle quali servirono ad ancorare la facciata della chiesa alle mura perpendicolari retrostanti.
- Rifacimento del grande arco principale della navata centrale.
A tali lavori se ne aggiunsero, poi, altri voluti e curati da don Aristide e cioè: vennero risarcite tutte le lesioni nelle volte in calcestruzzo; i due piani interni del campanile, e le scale per accedervi, furono realizzati con tavole in legno; vennero sistemate le campane e la cupola, inoltre fu rifatta anche la facciata a stucco e pittura.
I lavori in stucco furono eseguiti da Augusto Farinelli, proveniente da Bologna, per la somma di 1.152 lire, mentre i lavori di pitturazione e decorazione furono eseguiti da Attilio Ruocco, proveniente da Napoli.
L’artista, che già aveva operato a San Pietro Infine in passato, rimase ospite dell’arciprete don Aristide Masia, insieme al figlio Alfredo, per un mese intero. Il suo lavoro ammontò a lire 4.255,30.
Dallo stesso Farinelli fu restaurata anche la cupola, con una spesa di 500 lire. Un lavoro che comportò non poche difficoltà per la costruzione dell’impalcatura.
Finanziamento e organizzazione dei lavori
Tali ultimi lavori furono possibili grazie all’azione congiunta del Consiglio comunale che, all’unanimità, votò a favore dell’accensione di un mutuo governativo di 10.000 lire, da estinguersi in 50 anni, con interesse annuo pari all1%.
Inoltre, il Consiglio comunale concorse alle spese con una percentuale pari al 50%. A tale azione si giunse per interessamento del primo assessore il signor Pasquale Masia, fratello dell’arciprete.
In quell’occasione il sindaco (facente funzione), era Gaetano Di Raddo, mentre gli altri componenti del Consiglio comunali erano: Giuseppe Calleo, Raniero Angelone, Antonio Barone, Orazio Troia, Costantino Meo, Pietro Nardelli, Antonio Morgillo e Angelo Fuoco.
Segretario comunale era Domenico Raimondi, che dette un grosso contributo nell’attivazione del mutuo. Notevole fu l’impegno per accedere al mutuo perché si era in un periodo difficile caratterizzato da una guerra mondiale.
| Intervento o voce di spesa | Dato riportato |
|---|---|
| Riparazione della navata centrale e del tetto | 923,50 lire |
| Perizia dei lavori | 38.200 lire |
| Lavori in stucco | 1.152 lire |
| Pitturazione e decorazione | 4.255,30 lire |
| Restauro della cupola | 500 lire |
| Mutuo governativo | 10.000 lire |
| Durata del mutuo | 50 anni |
| Interesse annuo | 1% |
| Concorso del Consiglio comunale alle spese | 50% |
Il completamento e l’inaugurazione del 1919
I lavori di restauro furono completati nel mese di ottobre dell’anno seguente, e cioè nel 1919. L’inaugurazione della chiesa restaurata si fece coincidere con la festa del Sacro Cuore e della Protettrice Maria SS. Dell’Acqua, che fu spostata di un mese, e cioè dal 12 settembre al 12 ottobre.
All’inaugurazione parteciparono tantissime persone, molte delle quali proveniente dai paesi limitrofi. Alla cerimonia partecipò anche l’abate di Montecassino Gregorio Diamare, che, dopo la solenne messa Pontificale, potuta celebrare per speciale facoltà concessagli dal Sommo Pontefice Benedetto XV, impartì la benedizione apostolica.
Il Telegramma con cui venne concessa all’abate Diamare l’autorizzazione a celebrare la Messa Pontificale è il seguente: «Roma - Augusto Pontefice. Benedice ringrazia di cuore P. V. Parroco e popolo S. Pietro Infine ed accorda volentieri a Lei facoltà impartire popolo medesimo Benedizione Papale con indulgenza plenaria» Card. Gasparri Segretario di Sua Santità.
Molti sacerdoti si alternarono nelle funzioni religiose. Nonostante ciò il tutto si svolse «con solennità e perfetta precisione liturgica» grazie alla direzione del cerimoniere don Paolo Di Claudio, monaco dell’abbazia benedettina di Montecassino.
A garantire la melodiosa armonia dell’organo, supporto indispensabile per la “messa cantata” fu don Mariano Iaccarini, rettore del Seminario diocesano. Nel pomeriggio dello stesso giorno si ebbe anche un saggio catechistico da parte dei fanciulli del paese.
Il giorno seguente, lunedì 13 ottobre, venne inaugurata, in Piazza San Nicola, anche la Lapide ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
Il pavimento e gli interventi successivi
Il giorno dell’inaugurazione della chiesa restaurata l’abate Diamare compiacendosi di rivederla risorta a nuovo splendore, manifestò a don Aristide Masia il desiderio di un nuovo pavimento, perché - disse - «se era bello guardarla in alto, si provava un senso di sconforto guardare a terra pel suo pavimento tanto consumato e malandato».
E tale desiderio non rimase inascoltato dall’arciprete Masia.
La distruzione durante la Seconda guerra mondiale
La chiesa di San Michele Arcangelo è il monumento-simbolo del borgo medievale di San Pietro Infine, località tristemente nota per essere stata devastata sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale: con la sua metà “sfiancata”, dilaniata da una bomba, è stata a lungo la cartolina di questo luogo.
Purtroppo, i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale ne hanno distrutto una parte, mentre con anni a venire sono stati trafugati tutti gli arredi interni.
Il paese fu distrutto nel dicembre del '43 e ricostruito più a valle. La chiesa rimase così inserita in un paesaggio di rovine, stretti vicoli a gradoni e abitazioni in pietra calcarea, diventando una delle immagini più riconoscibili del borgo devastato.
Questo è proprio il luogo in cui fu girato «La battaglia di San Pietro», il padre di tutti i documentari di guerra, girato da un giovane John Huston al seguito della Quinta armata, oltre ad essere stato, anni addietro, il set di altre imprese cinematografiche, prima tra tutte «La grande guerra» di Mario Monicelli.
La battaglia di San Pietro (1945) | Film completo | Mark W. Clark | John Huston
Il restauro contemporaneo
Entro la fine del mese corrente, la chiesa di San Michele Arcangelo situata nel Borgo di San Pietro Infine definito oramai da qualche tempo Parco della Memoria Storia, vedrà terminare i lavori di restauro con l’applicazione di una parete speciale trasparente posta ad un lato della struttura, in maniera tale da poter ottenere una luce naturale all’interno della stessa chiesa ma soprattutto a causa della completa distruzione della parete in seguito ai bombardamenti aerei degli alleati americani nel corso della Seconda Guerra Mondiale del dicembre 1943.
L'imponente chiesa di San Michele Arcangelo è stata brillantemente ristrutturata tramite dei fondi regionali e lasciata poi in stato di abbandono degradante dal 2016.
Gli interni oggi appaiono ben conservati, anche per effetto dei lavori di ristrutturazione. In verità, l’opera di abbellimento e ammodernamento ha oscurato anche qui l’immagine autentica dell’edificio, i cui interni assomigliano piuttosto a un piccolo museo archeologico.
Proprio la chiesa di San Michele ha ricevuto le maggiori attenzioni: è stata completamente rimessa a nuovo e ‘incipriata’, mentre il lato bombardato è attualmente chiuso da una sorta di parete trasparente, che annulla del tutto l’impatto visivo dello squarcio prodotto dalle esplosioni.
Conservazione, sicurezza e autenticità
La cruda testimonianza storica dei resti di un paese raso al suolo sono tuttavia scomparsi, a nostro giudizio, dietro i lavori di restauro, di certo utili per scopi turistici e di sicurezza, ma l’immagine artificiosa di decoro, costruita in funzione della fruibilità e dei visitatori, penalizza l’autenticità del luogo.
Prima del restauro, proprio quei gravi sfregi causati a un edificio sacro, e soprattutto quel lato deturpato e divelto, comunicavano senza mediazioni la violenza indiscriminata della guerra. Ora, la dolorosa storia del luogo non è che oggetto museale e turistico.
Il rapporto tra conservazione della struttura, sicurezza dei visitatori e leggibilità delle tracce di guerra costituisce quindi una questione centrale per la chiesa di San Michele Arcangelo e per l’intero Parco della Memoria Storica.
La chiesa come luogo di memoria e fruizione culturale
L’attuale amministrazione comunale, retta dal sindaco Giuseppe Vecchiarino, per “festeggiare” i lavori di restauro della chiesa di San Michele Arcangelo, ha organizzato per la giornata di sabato 19 marzo un concerto all’interno della struttura.
In progetto per il prossimo futuro vi è un centro per convegni e congressi, in maniera tale da poter avere un motivo in più per poter visitare uno dei più affascinanti borghi della provincia di Caserta.
La trasformazione dell’antico borgo in un museo a cielo aperto e l’utilizzo della chiesa per iniziative culturali hanno rafforzato la funzione pubblica del complesso, ma hanno anche reso necessario un confronto sul modo in cui presentare ai visitatori le tracce della distruzione bellica.
La chiesa conserva infatti una doppia identità: è un edificio religioso sottoposto nel tempo a riparazioni e restauri, ma è anche una testimonianza materiale della storia del paese, del terremoto del 1915, della ricostruzione successiva e dei bombardamenti del 1943.
Dati identificativi e tutela
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Denominazione | Chiesa di San Michele Arcangelo |
| Localizzazione | San Pietro Infine (CE), Campania, Italia |
| Indirizzo | Parco della Memoria, centro storico |
| Coordinate | 41.446373, 13.967885 |
| Codice di catalogo nazionale | 1500089939 |
| Proprietà | Ente religioso cattolico |
| Diocesi attuale | Montecassino |
| Ente competente per la tutela | Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento |
| Data di compilazione della scheda | 2007 |
| Data di aggiornamento | 2020 |
| Condizione | Edificio conservato in elevato |
La chiesa è una proprietà di un ente religioso cattolico e l’ente competente per la tutela è la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento.
La documentazione comprende una scheda cartacea e un estratto di mappa catastale. La licenza dei metadati è CC-BY 4.0.

La conservazione dell’edificio è legata alla storia stratificata di San Pietro Infine: alle origini medievali e alle testimonianze documentarie si sovrappongono gli interventi successivi al terremoto, la distruzione della guerra e i restauri contemporanei.