Santo Pietro a Ragusa: la chiesa di San Pietro Apostolo e il Bosco di Santo Pietro

Santo Pietro a Ragusa indica soprattutto la Parrocchia San Pietro Apostolo, sede cattolica situata in Via Lazio, 89, e il più ampio contesto storico-naturalistico del Bosco di Santo Pietro, uno dei principali relitti di sughereta mista a lecceta della Sicilia centro meridionale.

La chiesa appartiene al rito romano e dispone di celebrazioni feriali e festive, mentre il Bosco di Santo Pietro rappresenta un territorio di grande valore storico, paesaggistico e naturalistico, segnato però dal degrado, dagli incendi e dalla progressiva frammentazione dell’antico patrimonio forestale.

Parrocchia San Pietro Apostolo a Ragusa

La Parrocchia San Pietro Apostolo è una chiesa cattolica situata in Via Lazio, 89, 97100 Ragusa RG Italia. La sede appartiene al rito romano.

Il numero di telefono verificato è 0932 251402. Non risultano recensioni.

Orari delle celebrazioni

GiornoOrario delle messe
Lunedì18:30
Martedì18:30
Mercoledì18:30
Giovedì8:30
Venerdì18:30
Sabato19:00
Domenica8:00, 9:30, 11:00

L’adorazione eucaristica è prevista il giovedì dalle 16:30 alle 18:30.

La festa dei Santi Pietro e Paolo

Prendono il via, oggi, i riti religiosi delle due parrocchie ragusane per i festeggiamenti dei Santi Pietro e Paolo. Anche quest’anno i festeggiamenti saranno ridotti a causa dell’emergenza sanitaria dettata dalle norme anticontagio per il Covid 19.

Non ci sarà, infatti, la tradizionale processione che vedeva l’incontro dei due simulacri presso la chiesa del Sacro Cuore di Ragusa. Mancheranno anche le commedie, le sagre e la musica, che caratterizzavano le vari serate della festa.

Tuttavia i due parroci, don Giuseppe Raimondi e don Mauro Nicosia, hanno voluto mettere in risalto l’aspetto liturgico della festa ed hanno predisposto un programma liturgico denso di significato e di appuntamenti. Ogni giorno le sante messe verranno presiedute da diversi sacerdoti che si alterneranno nelle due parrocchie e si pregherà per i sofferenti, per le famiglie, per le vocazioni, per i giovani.

Il Bosco di Santo Pietro

Malgrado il progressivo degrado a cui sembra avviato a causa degli incendi dolosi, il pascolo eccessivo, le prospezioni petrolifere, l’incuria o l’impotenza amministrativa, il Bosco di Santo Pietro rappresenta il più vasto relitto di sughereta mista a lecceta della Sicilia centro meridionale e conserva in se lembi di struggente bellezza in grado di evocare il fascino dell’antica foresta a galleria della macchia mediterranea.

Panorama del Bosco di Santo Pietro

Il vasto territorio boschivo di Santo Pietro, con circa 30 mila ettari di superficie, una volta era molto compatto, ma la successiva antropizzazione l’ha reso a brandelli, ed oggi, quello che resta, circa 2 mila ettari, forma l’attuale Riserva Naturale Orientata.

In sintesi, se nel '600 era normale pagare i contratti di affitto in termini di rotoli di carne di cervo reperita sul posto oggi il Bosco di Santo Pietro è soltanto un vago ricordo di se stesso immerso in un territorio classificato arido e desertico su una fascia altimetrica che dai 400 metri di contrada Corvacchio lentamente degrada fino ai 50 metri misurati nei pressi della medievale Abbazia di Terrana, un tempo proprietà del vescovo di Betlem.

Storia e valore economico del bosco

Donato agli abitanti di Caltagirone dal conte Ruggero detto il Normanno nella seconda metà del dodicesimo secolo, fino alla fine dell’ultimo conflitto mondiale il bosco di S. Pietro ha rappresentato il più grosso cespite di ricchezza della città di Caltagirone, un immenso capitale naturale ed economico che, a titolo di esempio consentì a quella città di ricostruire autonomamente i principali monumenti pubblici dopo il disastroso terremoto del 1693.

Da una sola “decortica” di sughero si ricavavano fino a 15.000 “carretti” di preziosa scorza principalmente destinata alla produzione di tappi in una miriade di grandi e piccole fabbriche sparse su tutta la città.

Per non parlare dei pascoli, degli affitti, del moiele, della vendita di legname e di carbone, mentre gli usi civici come il frascaggio, il legnatico, il fungatico, l’erbatico, e la consuetudine della caccia davano ai cittadini la possibilità di integrare i loro magri redditi.

La vegetazione e la biodiversità

La sua composizione principale è fatti di querce da sughero, con alcuni esemplari che sono molto vecchi, e tanti alberi di leccio, alcuni dei quali ad aspetto monumentale; molte altre specie arboree formano la complessa area boschiva, alcune delle quali sono essenze importate e che ne hanno modificato la natura originale.

Una relativa varietà di specie erbacee riempiono il sottobosco e le zone limitrofe, fra le quali le orchidee.

Eppure il suo rilievo storico e culturale è ancora molto radicato nel sentimento popolare ed il suo valore scientifico-naturalistico è ancora notevole per l’indice di biodiversità che in esso resiste e si conserva: oltre 400 specie di vegetali alcuni dei quali anche rari, circa 100 di fauna avicola, tendenzialmente in crescita e mammiferi come la Martora, l’istrice, il gatto selvatico; e inoltre rettili come la Testudo hermanni, il Biacco, il Colubro leopardino, la vipera, per non parlare della leggendaria Culovia.

Quercia da sughero e leccio mediterraneo

La fauna selvatica

Presente nel bosco è la fauna selvatica, fatta di mammiferi che trovano sia all’interno del bosco che nelle zone confinanti, un ideale habitat, soprattutto ora che l’attività venatoria è ridotta; anche la fauna volatile, molto ricca con circa 100 specie, trova modo di nidificare e proliferare con una certa tranquillità.

I rettili sono molto presenti, come la tartaruga e il colubro leopardiano, ma non manca la comune vipera.

Clima e paesaggio

Il clima del bosco in considerazione è caldo e il suo territorio si presenta arido in estate e umido in inverno, con ruscelli e stagni che si formano nei periodi più piovosi; ciò crea nella primavera una rara bellezza che merita di essere vissuta, ma con rispetto dell’ambiente e senza lasciare traccia del passaggio.

Il bosco conserva lembi di ambiente mediterraneo nei quali la presenza di querce da sughero, lecci, specie erbacee, orchidee, ruscelli e stagni contribuisce a creare un paesaggio particolarmente vario nel corso delle stagioni.

La Riserva naturale orientata

Nel 2000, all’alba del millennio, questo luogo diventa finalmente la Riserva naturale orientata “Bosco di Santo Pietro” ma dopo appena cinque anni di vita autonoma, in cui cominciavano già a balenare scintille di rinascita la riserva viene re-inghiottita nel ventre molle della burocrazia a causa della mancata pubblicazione del decreto istitutivo in uno sperduto albo pubblico di periferia e ritorna nel limbo delle riserve ancora da istituire.

E così in questi ultimi dieci anni il bosco ha continuato a perdere, a causa degli incendi, parti consistenti: nel 2018 bruciarono circa 800 ettari, nel luglio del 2020 altri 20 ettari circa.

Per la sua storia e per quello che ancora rappresenta sotto il profilo naturalistico paesaggistico e scrigno di saperi e di possibilità ancora verosimili noi ci battiamo per restituire la dignità di territorio attivamente protetto a questo fragile relitto di ecosistema, ultimo lembo delle antiche foreste autoctone di tutto quel teritorio chiamato anche Vallo di Noto.

Percorsi ed escursioni nel Bosco di Santo Pietro

Domenica prossima primo Aprile il CAI di Ragusa parte per il bosco di Santo Pietro al fine effettuarvi un’emozionante escursione nel clima della primavera, ormai entrata a pieno titolo.

La camminata dura dalla mattina al primo pomeriggio, infatti, alle 9:30 ci si ritrova al borgo calatino, da dove poi ci s’incammina entrando subito nel sottobosco. Le contrade interessate dal percorso, lungo circa 8 chilometri, sono quelle di Molara, Centosalme e Piano Lupo.

Il gruppo di escursionisti percorre sentieri segnati e strade sterrate fin dalla mattinata, raggiungendo l’area attrezzata per la pausa pranzo, all’ombra di secolari alberi; il tutto è immerso in un silenzio quasi surreale, interrotto da qualche cinguettio di uccelli.

ECOSISTEMA FORESTA - Bosco di Santo Pietro

Il sentiero che viene percorso, è uno dei tanti che si snodano all’interno della meravigliosa zona boschiva; alcuni conducono ai ruderi dei vecchi mulini e ai tanti casolari che furono costruiti nel lontano passato, ma che oggi parecchi di essi si presentano in stato di abbandono.

Nel primo pomeriggio il gruppo visita il Museo Naturalistico, dove sono raccolti reperti archeologici, fossili, minerali, e tante testimonianze della realtà storica non solo locale , ma anche siciliana.

Luoghi e testimonianze del territorio

Eppure diverse sono le storie che il bosco potrebbe raccontare e le attività che ancora potrebbe offrire, se lo strappassimo al degrado in cui versa in certe sue zone, se valorizzassimo certi meravigliosi percorsi naturalistici, certe risorse presenti nel territorio come la Stazione Sperimentale di granicoltura,la pista aerea militare e i vari bunker militari, testimoni del secondo conflitto mondiale.

Alcuni percorsi conducono ai ruderi dei vecchi mulini e ai casolari costruiti nel passato, mentre il Museo Naturalistico raccoglie reperti archeologici, fossili, minerali e testimonianze della storia locale e siciliana.

Campagne e iniziative di valorizzazione

Il suo rilievo storico e culturale è ancora molto radicato nel sentimento popolare ed il suo valore scientifico-naturalistico è ancora notevole per l’indice di biodiversità che in esso resiste e si conserva.

Ecco perché vorremmo che il Bosco di Santo Pietro diventasse anche il Vostro luogo del Cuore!

Il Bosco di Santo Pietro è stato interessato da campagne negli anni 2003, 2010, 2014, 2016, 2018, 2020, 2022.

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