Regno di Sardegna, Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio nel Risorgimento italiano

Il Regno di Sardegna fu il principale protagonista politico e militare del processo di unificazione della penisola italiana, mentre il Regno delle Due Sicilie costituiva il più esteso Stato dell’Italia meridionale e lo Stato pontificio conservava il controllo di territori strategici dell’Italia centrale.

Il Regno di Sardegna cessò di esistere nel marzo 1861, quando il re di Sardegna Vittorio Emanuele II fu proclamato re d’Italia. Al momento dell’Unità d’Italia, il Mezzogiorno era compreso quasi interamente nel Regno delle Due Sicilie. Solo la città di Benevento non ne faceva parte, essendo una exclave dello Stato pontificio.

Il Regno di Sardegna: origine e territori

Regno di Sardegna è la denominazione che gli Stati appartenenti alla dinastia dei Savoia assunsero nel 1720 con il Trattato dell’Aia, che attribuì il regno a Vittorio Amedeo II. Questa denominazione fu mantenuta fino all’Unità d’Italia (1861).

La Sardegna ottenne il titolo di regno da Federico II, che lo conferì al figlio Enzo (1239). Con l’infeudazione dell’isola agli Aragonesi, decisa da Bonifacio VIII, il regno passò sotto il controllo della dinastia spagnola che lo governò tra le tenaci resistenze di Pisa, già titolare di una parte dell’isola, e delle autorità sarde.

Con il Trattato dell’Aia del 1720 i Savoia acquisirono il titolo di re di Sardegna, che prevalse sulle altre titolazioni di sovranità (duchi di Savoia, di Piemonte, e così via). In tal modo Regno di Sardegna divenne sinonimo di territori sotto la sovranità dei Savoia, ossia della dinastia che aveva a Torino la capitale di domini posti tra la regione francese della Savoia, Nizza a sud e la parte occidentale del Piemonte.

ElementoInformazione
Dinastia dominanteSavoia
Acquisizione del titolo regio1720
Trattato decisivoTrattato dell’Aia
Capitale dei domini sabaudiTorino
Fine del Regno di SardegnaMarzo 1861

Le trasformazioni del XVIII secolo

Con Carlo Emanuele III (1730-73) fu conseguito l’ampliamento dei confini fino al Ticino a seguito della partecipazione alle guerre di successione polacca (1733-38) e austriaca (1740-48). In politica interna, vennero riprese le riforme di inizio secolo, con cui lo Stato sabaudo aveva ridotto gli spazi politici della nobiltà e della Chiesa.

Nonostante un forte apparato militare, lo Stato sabaudo crollò nel corso della prima campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte, conclusa con l’occupazione francese del Piemonte (armistizio di Cherasco, 1796). Fu il preludio dell’allontanamento del re Carlo Emanuele IV da Torino (1798) e del suo trasferimento in Sardegna, rimasta sotto controllo dei Savoia in virtù dell’appoggio navale dato dall’Inghilterra.

Espansione territoriale del Regno di Sardegna

Dalla Restaurazione allo Statuto albertino

Nella sistemazione post-napoleonica dell’Europa, decisa al Congresso di Vienna (1814-15), insieme con il ripristino della dinastia dei Savoia fu decretato l’ampliamento del Regno con l’annessione dei territori già appartenuti alla Repubblica di Genova (all’incirca l’attuale Liguria).

Nella parte piemontese del Regno il ripristino del regime assolutista fu contrastato dalle forze liberali e democratiche con i moti del marzo 1821, tesi a fare approvare un sistema costituzionale e repressi dall’intervento militare austriaco effettuato col consenso del re Carlo Felice, che sconfessò l’adesione ai moti del reggente Carlo Alberto.

Durante il regno di quest’ultimo (1831-49) si registrò un graduale mutamento del clima civile con il risveglio delle attività imprenditoriali e con l’affermarsi di un movimento risorgimentale, di carattere liberale e moderato, che raggiunse i suoi obiettivi quando Carlo Alberto emanò la carta costituzionale, nota poi come Statuto albertino (promulgato il 4 marzo 1848).

Essa garantiva i diritti fondamentali dei cittadini e instaurava la monarchia parlamentare, in un quadro di prevalenza dei poteri del re. Le minoranze religiose - ebrei e valdesi - acquisirono i diritti civili e la libertà di culto.

Carlo Alberto partecipò alla Prima guerra di indipendenza (1848-49), che, pur conclusasi con la sconfitta dell’esercito sardo e delle forze patriottiche nazionali, rappresentò un significativo banco di prova del movimento unitario italiano.

Il ruolo del Regno di Sardegna nel Risorgimento

Il Regno di Sardegna fu coinvolto nel processo di costruzione dello Stato nazionale italiano, di cui fu stratega politico il ministro piemontese Cavour. Questi promosse interventi di modernizzazione e di sviluppo dello Stato e una politica di contenimento del potere ecclesiastico.

Sul piano internazionale inserì il Regno di Sardegna nel sistema delle alleanze europee, portandolo nel fronte franco-inglese per ottenere sostegno diplomatico e militare in funzione di una politica di espansione italiana dei Savoia.

Questa politica negli anni prese un orientamento nazionale e tendenzialmente unitario, grazie al convergere di altre componenti non piemontesi e neppure tutte filopiemontesi.

Il Regno di Sardegna svolse così un ruolo guida nel Risorgimento italiano, concludendo la seconda guerra di indipendenza (1859-60) con l’annessione dell’Italia centrosettentrionale e del Regno delle due Sicilie.

Il Regno delle Due Sicilie prima dell’Unità

Il sistema politico del Regno, governato dalla dinastia dei Borbone, era uno dei più retrogradi dell’Europa occidentale. Nel resto del continente si stavano diffondendo i principi del liberalismo e altri Stati italiani, come il Regno di Sardegna, erano governati sulla base di uno Statuto e garantivano alcuni diritti ai cittadini.

La monarchia dei Borbone era invece chiusa nel più stretto assolutismo: difendeva i privilegi delle aristocrazie e rifiutava di trasformarsi in un regime costituzionale. Per tale ragione, la monarchia si alienò le simpatie degli intellettuali e degli esponenti più avanzati della società.

Dal punto di vista sociale, le condizioni della popolazione erano peggiori rispetto al resto d’Italia. Basti pensare al tasso di analfabetismo: nei territori del Regno di Sardegna e della Lombardia era pari al 46% tra gli uomini e al 57% tra le donne; nel Regno delle due Sicilie raggiungeva l’83,5% a livello maschile e il 93,8% in ambito femminile.

TerritorioAnalfabetismo maschileAnalfabetismo femminile
Regno di Sardegna e Lombardia46%57%
Regno delle Due Sicilie83,5%93,8%

Economia e infrastrutture del Mezzogiorno

Anche dal punto di vista economico, le condizioni del Mezzogiorno erano peggiori di quelle delle regioni del Centro-Nord. Il ritardo del Sud, infatti, non è una conseguenza dell’Unità, ma risale a molti secoli prima.

L’economia meridionale era basata sull’agricoltura e in molte zone predominavano i latifondi gestiti con sistemi arretrati. Non mancavano aree più sviluppate: a Napoli, che era il centro urbano più popolato d’Italia, avevano sede diverse grandi fabbriche; in alcune aree l’agricoltura era specializzata e si coltivavano piante industriali: ulivi, viti, tabacco, ecc.

Nel complesso, però, l’economia del Sud era meno sviluppata di quella del Centro-Nord.

Indice di industrializzazione italiana nel 1861

Lo stesso discorso vale per le infrastrutture, che, in media, al Nord erano più moderne ed efficienti. Prendiamo il caso delle ferrovie.

La prima linea ferroviaria italiana fu la Napoli-Portici, costruita nel Regno delle Due Sicilie nel 1839. La linea, però, rimase pressoché unica; altri Stati preunitari, pur avendo iniziato a costruire ferrovie qualche tempo dopo, si dotarono di reti più estese ed efficienti.

Al momento dell’Unità, il Regno di Sardegna aveva una rete di 828 km, il Regno delle Due Sicilie, che pure era molto più grande, di soli 128 km.

StatoRete ferroviaria al momento dell’Unità
Regno di Sardegna828 km
Regno delle Due Sicilie128 km

Inoltre, la Napoli-Portici non era stata costruita per favorire la modernizzazione del territorio, ma per collegare due palazzi reali: era, in sostanza, un divertimento per il sovrano.

Lo Stato pontificio e le sue enclave

Lo Stato pontificio rappresentava una delle principali realtà politiche dell’Italia centrale e conservava territori che interferivano con la continuità territoriale degli Stati meridionali. Solo la città di Benevento non faceva parte del Regno delle Due Sicilie, essendo una exclave dello Stato pontificio.

Lo Stato pontificio e i Borbone (in esilio a Roma) finanziarono i briganti allo scopo di destabilizzare il Regno d’Italia.

L’ingresso del Sud nell’Italia unita

Diciamolo subito: la teoria secondo la quale il Mezzogiorno fu invaso e depredato dalle regioni del Nord guidate dalla dinastia dei Savoia non ha fondamento storico. Quando fu realizzata l’Unità d’Italia, il Mezzogiorno era già in condizioni di ritardo rispetto al Centro-Nord, sia in termini politico-sociali, sia economici.

L’assolutismo dei Borbone, che governavano il Sud, era anacronistico e non stava al passo con i sistemi politici più avanzati d’Europa; sul piano economico, sebbene non mancassero aree sviluppate e industrie, le condizioni generali del Mezzogiorno erano peggiori di quelle del Centro-Nord.

Inoltre, l’ingresso del Sud nel Regno d’Italia non avvenne per un’invasione dall’esterno, ma attraverso un’operazione militare, inizialmente chiamata spedizione dei Mille, alla quale presero parte soprattutto cittadini meridionali.

La monarchia borbonica fu rovesciata dalla Spedizione dei mille, guidata da Garibaldi. I mille volontari sbarcati in Sicilia erano in maggioranza cittadini del Centro-Nord, ma nel corso delle operazioni a loro si unirono migliaia e migliaia di volontari meridionali.

Al termine della Spedizione, le forze garibaldine disponevano di circa 50.000 uomini, in maggioranza meridionali.

Spedizione dei Mille e ingresso a Napoli

La partecipazione meridionale al nuovo Stato

Il Mezzogiorno era ben rappresentato anche nella classe dirigente che governava il Regno d’Italia. Nei primi anni, i ruoli più importanti furono occupati da cittadini del Centro-Nord, ma dopo il 1876, quando il controllo del governo passò dalla Destra alla Sinistra storica, numerosi esponenti meridionali ascesero in posizioni di potere.

Si pensi al calabrese Giovanni Nicotera, più volte ministro dell’interno e al siciliano Francesco Crispi, Presidente del Consiglio quasi ininterrottamente dal 1887 al 1896.

Il brigantaggio tra criminalità e opposizione politica

Tra il 1861 e il 1865 si sviluppò il brigantaggio, che, al contrario di quello che in genere si racconta, non era tanto una ribellione politica contro l’Unità e i Savoia, quanto un fenomeno di criminalità comune, esistente già da molti secoli.

I briganti compivano rapine, furti ed estorsioni ai danni della popolazione e solo in pochi casi le loro azioni assunsero connotazioni politiche, perché lo Stato pontificio e i Borbone (in esilio a Roma) li finanziarono allo scopo di destabilizzare il Regno d’Italia.

È però vero che il brigantaggio era dovuto alle condizioni socioeconomiche del Mezzogiorno e fu favorito dai cambiamenti prodotti dall’ingresso nel Regno d’Italia.

Brigantaggio meridionale nell’Italia postunitaria

Conseguenze dell’Unità per il Mezzogiorno

L’unione del Sud al Regno d’Italia non fu scevra da problemi e forzature, che sul momento provocarono anche svantaggi ai meridionali, ma costituì un progresso di enorme portata.

Per il Mezzogiorno, l’ingresso nel Regno d’Italia nel medio periodo rappresentò un progresso di valore inestimabile. Certamente la questione meridionale non è mai stata risolta, nonostante le misure varate dai governi nel corso degli anni, e il livello di sviluppo del Sud è restato inferiore a quello delle regioni settentrionali.

Nel 1861, inoltre, il governo impose la “piemontesizzazione”, cioè l’estensione del sistema politico e amministrativo del Piemonte a tutto il territorio italiano, che sul momento creò difficoltà alle regioni del Sud (basti pensare alla leva militare obbligatoria, odiata dai cittadini meridionali).

Tuttavia, abbandonando l’anacronistico assolutismo borbonico, per entrare in uno Stato monarchico-costituzionale, il Sud è restato agganciato al progresso politico ed economico che, sia pure con molte difficoltà, ha interessato l’Europa occidentale.

tags: #regno #di #sardegna #dell #edue #sicilie