Il Crocifisso di San Severo è al centro di un’antica devozione legata alle confraternite, alle processioni della Settimana Santa e alla vita religiosa delle chiese cittadine. Una delle testimonianze più significative riguarda il venerando Crocifisso della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, restituito al culto dei fedeli dopo un accurato restauro e riportato in processione il 17 novembre 2019.
La tradizione del Crocifisso a San Severo si collega in particolare alla Confraternita del Crocifisso, alle pratiche di pietà promosse dai Padri Agostiniani e alle processioni del Venerdì Santo, nelle quali il Cristo portante la Croce fu per secoli il principale elemento della manifestazione religiosa.
Il ritorno in processione del Crocifisso restaurato
Con viva gioia, con profonda commozione, la Delegazione delle Puglie apprende dal Caro Padre Luciano Lotti OFM Capp., Guardiano del Convento dei Cappuccini di San Severo, la bella notizia che, domenica 17 novembre 2019, dopo la Santa Messa alle ore 18:30 nella Parrocchia SS. Maria delle Grazie a San Severo (FG), il venerando Crocifisso della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, perfettamente restaurato, tornerà in processione al culto dei fedeli.
Fin da quel drammatico martedì dello scorso dicembre, i Cavalieri Costantiniani di San Severo assunsero solennemente l’impegno di rivedere al Suo posto, quanto prima possibile, il Santo Crocifisso, riportato al Suo antico splendore.
La promessa è stata mantenuta grazie anche al generoso contributo impegnato dalla Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, per espresso volere di S.A.R. il Principe Gran Maestro Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria, Conte di Caserta.
Pertanto, domenica 17 novembre 2019, i Cavalieri Costantiniani saranno lietissimi di unirci in preghiera ai Padri del Convento dei Cappuccini, mirabilmente guidati da Padre Luciano, al quale la Sacra Milizia è grata per le indiscutibili capacità organizzative, al popolo cristiano di San Severo,e di partecipare, presenti le massime Autorità della Sacra Milizia, alla processione di intronizzazione del Crocifisso, nella certezza che saranno molti i fedeli che prenderanno parte devotamente alla bella manifestazione di Fede.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli e il convento dei Cappuccini
Santa Maria di Costantinopoli Detta anche dei Cappuccini e della Madonna degli Angeli.
Annessa al convento dei padri cappuccini, fondato sul principio del Seicento, la piccola chiesa vanta un mirabile polittico tardo-rinascimentale di Ippolito Borghese.
L’altare maggiore in marmi policromi, oggi ridotto alla sola mensa, fu consacrato nel 1780.
Oltre al pregevole il ciborio barocco, in legno scolpito e intarsiato, di sicuro interesse è il crocifisso barocco e statue lignee di san Francesco d’Assisi e di san Felice da Cantalice.
È grancia di Santa Maria delle Grazie e sede del Terz'Ordine Francescano.
La tradizione della Confraternita del Crocifisso
Abbiamo visto come la nostra processione mattutina del Venerdì Santo,abbia avuto inizio, al tempo della prima epidemia colerica(1837),in seguito al Miracolo dell’Addolorata della Chiesa di San Giovanni Battista in Foggia.
Quindi da quell’epoca,(1838) ebbero inizio le processioni in San Severo, con la Statua dell’Addolorata della Chiesa della Pietà,e quella di Gesù Flagellato.
Ma,prima di questa data,in San Severo,quali funzioni sacre si svolgevano nei giorni della Passione?
Sappiamo che i Padri Agostiniani, che si erano stanziati nella Chiesetta di San Pietro(oggi S.Agostino) in San Severo,verso il 1514, erano dediti a molte pratiche di Pietà, verso la Passione di N.S.G.C.
Successivamente in detta Chiesa si stanziò una Confraternita che ereditò tutte le consuetudini e Devozioni che anticamente venivano praticate dai Padri Agostiniani : La Confraternita del Crocifisso.
Detta Confraternita,vestiva, nelle processioni,un saio con cappuccio, in tela bianca,un cinto di cuoio,e una mozzetta (mantellina) di colore verde,anticamente usciva in processione,per la visita dei Santi Sepolcri,nelle ore mattutine del Venerdì Santo,con una statua del Cristo portante la Croce.
La processione era preceduta da un trombettiere,il suono flebile della tromba,rimase,nelle sacre rappresentazioni,un segno di mestizia.
| Elemento della processione | Descrizione |
|---|---|
| Abito confraternale | Saio con cappuccio in tela bianca, cinto di cuoio e mozzetta verde |
| Immagine portata | Statua del Cristo portante la Croce |
| Itinerario devozionale | Visita dei Santi Sepolcri nelle ore mattutine del Venerdì Santo |
| Segnale musicale | Suono flebile della tromba, segno di mestizia |
Dalla chiesa di San Pietro alla chiesa di San Nicola
Verso il 1662 detta Confraternita però, si trasferì nella Chiesa di San Nicola e qui vi rimase fino al 1776 epoca in cui fu soppressa.
Intanto,nella Chiesa di S.Agostino o del Soccorso,nel 1680 il Vescovo di San Severo,Mons. Felice De Matta aveva fatto erigere una nuova Confraternita,sotto il titolo della Vergine del Soccorso,la quale volle ereditare dalla vecchia Confraternita del Crocifisso,l’usanza della Processione del Venerdì Santo,con il Cristo portante la Croce,e, fino al 1760,ci tramanda Antonio Irmici,nei suoi manoscritti, continuò detta Confraternita a portare in processione la statua del Cristo portante la Croce.
Quella del 1846 dovrebbe essere invece la data di inizio della Processione dei Confratelli del Soccorso,non più col Cristo portante la Croce ,nel Venerdì Santo,ma con la sola Croce di legno,condotta a spalla dal più fervoroso confrate.
Si sa che la Croce più antica,con l’andar del tempo,si disfece,e a questa se ne sostituì un’altra.
L’Arciconfraternita del Soccorso,quindi ha una antichissima tradizione nelle Funzioni della Settimana Santa a San Severo.
L’Abito che indossavano i Confratelli del Soccorso,fino agli anni trenta,del secolo scorso,aveva, sulla mozzetta di seta di color celeste,due medaglioni ovali ricamati :uno raffigurava la Vergine del Soccorso, l’altro ,la Croce,emblema della antica Confraternita del Crocifisso,e della Devozione per la Passione di N.S.G.C.
Il Santuario di Santa Maria del Soccorso
Dedicata in origine a san Pietro, la chiesa di sant’Agostino fu eretta nel XII secolo, e divenne sede dei padri agostiniani che vi affiancarono un monastero.
Successivamente i monaci vi promossero il culto della Madonna nera, che nel 1857 sarà eletta patrona della città affiancando san Severino e san Severo: secondo la tradizione, la statua sanseverese della Madonna del Soccorso - resa barocca nel 1760 dall’artista Domenico Urbano di Andria - sarebbe giunta dalla Sicilia nel 1564.
Quando il monastero agostiniano venne definitivamente soppresso (1652), la devozione alla Madonna fu tenuta viva dai contadini.
Completamente ristrutturata tra il 1750 e il 1759, la chiesa fu arricchita dell’elegante facciata in pietra, opera di Pietro e Gregorio Palmieri.
L’altare maggiore, è stato realizzato nel 1765, mentre di poco successivi sono i due eleganti altari laterali, egualmente in marmo policromo, di san Michele e san Raffaele.
Lo slanciato campanile barocco, invece, è frutto di stratificazioni sette-ottocentesche.
Radicali lavori di ammodernamento dell’interno furono eseguiti nel 1912.
La spaziosa navata fu decorata con fitti fregi neorinascimentali in stucco e cartapesta e si eresse una nuova cona marmorea, per custodire la statua della Madonna.

La chiesa di Santa Maria della Pietà e le processioni della Settimana Santa
Santa Maria Della Pietà È detta anche Chiesa dei Morti (o delle anime purganti), in quanto sede dal 1707 dell'omonima congregazione laicale, chiamata pure dei Nobili (oggi Arciconfraternita dell'Orazione e Morte di N.S.G.C).
Fu eretta nel primo Settecento.
Nel fastoso interno, adorno di marmi, stucchi dorati e dipinti barocchi (Storie di Gesù e Maria di Aurelio Gentilotti), troneggia, sotto una slanciata cupola rivestita di maioliche policrome, la grande macchina d’altare sanmartiniana (1771) che conserva il bellissimo affresco tardomedievale della Madonna della Pietà: la leggenda vuole che dal volto della Vergine, accoltellato da un pellegrino iracondo nel 1557, sia stillato sangue.
Alla sinistra dell’altare maggiore si venerano le spoglie del santo martire Adeodato, custodite in un reliquiario di legno dorato, mentre alla destra vi è l’organo a canne, oltre l’organo si può ammirare la settecentesca sala del coro.
Il singolare pavimento della chiesa, in pietra garganica e marmi policromi, è opera dei fratelli Pietro e Gregorio Palmieri (1762).
Nelle cappelle laterali si conservano le statue settecentesche di san Giuseppe e dell’Addolorata, opere del sanseverese Sebastiano Marrocco, e quelle ottocentesche dell’Immacolata, di san Filippo Benizzi e dell’Angelo Custode, opere del napoletano Giuseppe Catello.
La chiesa di San Nicola e il Crocifisso cinquecentesco
L’esterno di questa chiesa è all’insegna dell’incompiutezza, essendo incompleti sia il campanile sia la grande facciata barocca in pietra e laterizi, priva del secondo ordine.
All’interno, invece, regna una raffinata ricchezza decorativa.
La sfarzosa scenografia rococò è opera dell’architetto lombardo Ambrosio Piazza nel secondo Settecento, ed è dominata da uno stupefacente soffitto di Nicola Menzele (Il miracolo delle donzelle del 1769), adornata da belle statue lignee (tra cui un crocifisso cinquecentesco, verosimilmente di ambito veneto, e il settecentesco San Nicola di Paolo Saverio Di Zinno) e interessanti dipinti dello stesso Menzele.
La decorazione a stucco si deve a Piazza, autore anche delle quattro statue colossali di Mosè, Geremia, Davide e Isaia poste in alto agli angoli della navata, mentre il prestigioso altare maggiore settecentesco, in marmi policromi, è napoletano.
Notevoli il monumentale organo a canne di Innocenzo Gallo (sec. XVIII), le grandi acquasantiere rococò e, nell’abside, il severo coro ligneo.
Di grande importanza è anche il fonte battesimale medievale.
La sacrestia, magnificamente decorata da Piazza e adorna di statue e dipinti, è la maggiore della città.
La chiesa di Santa Maria delle Grazie
Fu edificata prima del XVI secolo, e nel 1606 fu affidata ai padri cappuccini, che la tennero fino al 1866 e poi dal 1934.
L'attuale struttura architettonica neobarocca, a croce latina con due navate laterali, risale ai lavori di ristrutturazione compiuti tra il 1852 e il 1881.
Nel 1937 fu elevata a chiesa parrocchiale e, per l’occasione, fu dotata di una nuova facciata di gusto neoromanico.
Negli anni settanta l’interno fu pesantemente semplificato, distruggendo gran parte delle decorazioni pittoriche e a stucco e riducendo il grande altare maggiore in marmi policromi (1872) alla sola mensa.
Restaurata nel 1998, la chiesa conserva alcune opere interessanti, come il dipinto settecentesco della Crocifissione, la statua della Madonna delle Grazie (1838) e quella di san Leonardo, di Gregorio Palmieri (1780).
La chiesa di Santa Croce, detta Croce Santa
Popolarmente nota col titolo di Croce Santa, era grancia della Cattedrale.
Attestata nel XIII secolo col titolo di san Simone, sede nel XVI e XVII secolo dei rocchettini e più volte rimaneggiata, è stata elevata a chiesa parrocchiale il 1º maggio 1927.
Nel 1939 fu sensibilmente ampliata, prolungando il presbiterio.
L’esterno, settecentesco, si presenta modesto, eccezion fatta per il grazioso campanile con cupoletta rivestita di maioliche.
All’interno, di sobrie linee barocche, spicca la statua lignea di san Rocco, opera di Gregorio Palmieri (1770), e la settecentesca cona d’altare, marmorea, della Madonna della Sanità, proveniente dalla chiesa di sant’Agostino.
Nella moderna cripta, inoltre, si conserva una notevole Pietà lapidea del XV secolo, posta a coronamento del sepolcro del servo di Dio mons. Felice Canelli (1880-1977), la cui causa di beatificazione ha avuto inizio il 25 marzo 2009.
Origini della chiesa e culto di San Rocco
Costruita fuori dall'abitato e dedicata a San Rocco quale omaggio al santo per aver salvato la popolazione dalla terribile epidemia di colera sviluppatasi nel XIV secolo, alla fine del XVI secolo fu restaurata da un gruppo di frati del Terz'Ordine di san Francesco, i "Rocchettini", che vi affiancarono un convento.
Lesionata dai terremoti del 1627 e del 1688, venne ricostruita e ampliata a forma di croce latina e nel 1717 venne intitolata alla Croce Santa.
Elevata a parrocchia il 1° maggio 1927, il parroco mons. Felice Canelli la restaurò internamente e ne allungò la navata.
Vi sono custodite le statue della Madonna della Sanità e di San Giuda Taddeo, nonché quella di San Rocco, del Palmieri (1778).
Da ricordare l'antichissima statua in pietra di San Michele e, vicino, quella della Pietà.
La cripta e l’antico oratorio mortuario
Nel 1776 la vecchia sacrestia e la cripta sottostante vennero adibite ad Oratorio e da allora le spoglie dei confrati vi venivano esposte, dopo aver subìto un processo chimico per la conservazione.
Approfondimento Di tale esposizione ci parla l’ Irmici nel suo manoscritto: «. il Priore fè costruire due piloni e serbatoi per inumare i cadaveri. Questi, raccolti in calce, sabbia ed altro, dopo un perentorio di circa 20 mesi, venivano estratti; i più resistibili, vestiti degli abiti della congregazione, si esponevano al pubblico nel nuovo Oratorio mortuario; i meno resistibili, in un con le Consorelle, si ammonticchiavano ai lati del detto spiraglio».
La chiesa fu elevata a parrocchia col nome di Croce Santa il 1° maggio 1927 e il primo parroco fu Don Felice Canelli , morto all’età di 97 anni nel 1977, il quale la restaurò completamente, facendo costruire a fianco della chiesa, nel 1948, un vasto fabbricato adibito a Scuola Materna.
Altri luoghi di culto legati alla devozione del Crocifisso
Cattedrale di Santa Maria Assunta
Di origini tardo-medievali conserva, accanto a limitate vestigia medievali quali il grande rosone, due monofore lapidee sul fianco sinistro e il prestigioso fonte battesimale in pietra, attualmente sistemato presso il portale maggiore, notevoli tele settecentesche, tra cui importanti opere dei napoletani Alessio d’Elia e Bartolomeo Mollo, e prestigiosi marmi barocchi, come la grande balaustrata e l’altare maggiore (entrambe del sec. XVIII).
L’attuale facciata è opera del secondo Ottocento, mentre l’imponente campanile è settecentesco.
Lo spazioso interno, profondo 37 metri, largo 22 e alto 14, è il risultato di numerose ristrutturazioni e di due ampliamenti, corrispondenti al presbiterio, edificato sul finire del Cinquecento, e alle due navate laterali, costruite nel Settecento.
Le dieci cappelle minori sono decorate da statue lignee e quadri barocchi, mentre il presbiterio, dominato da una grande macchina marmorea con la statua lignea dell’Assunta, è definito dal maestoso coro dei canonici, a due ordini di stalli, opera ottocentesca.
Il fastoso pulpito barocco, con formelle dipinte, è opera del 1674.
In fondo alla navata sinistra è la cappella del Sacramento, del primo Novecento.
Annessa alla semplice sacrestia vi è la Sala del Capitolo, settecentesca.
Arcipretale e Matrice di San Severino Abate
È detta anche chiesa di san Benedetto.
Edificata su un progetto di Giuseppe Astarita (1738) e successivamente modificato da Ambrosio Piazza (1782), la chiesa, annessa al monumentale monastero delle monache benedettine, presenta una facciata rococò in marmo di Apricena, eseguita dallo scultore Pietro Palmieri su disegno di Piazza, ed un elegante campanile con cupoletta maiolicata.
Nel tempio, esempio pugliese di chiesa barocca a pianta centrale, spiccano, oltre all’elegante decorazione a stucco realizzata da Piazza, i tre altari sanmartiniani del 1793 e si ammirano anche i dipinti di Nicola Menzele (1785 ca.), il raffinato pulpito ligneo (1790), le ricche gelosie in legno dorato dei matronei (1784-1785) e le statue ottocentesche di san Lorenzo, san Benedetto, santa Scolastica e sant’Anna.
Sul matroneo centrale, in corrispondenza dell’altare maggiore, è collocato un ricco organo positivo attribuito a Fabrizio Cimino (1740 ca.).
Arcipretale e Collegiata di San Giovanni Battista
Quarta parrocchia, eretta nel XII secolo e dotata di grandi ricchezze da Giovanna d'Angiò, aveva ingresso opposto all'attuale, aperto dopo la ricostruzione seguita al terremoto che la rovinò nel 1731.
L'esterno, con sobria facciata ottocentesca e campanile settecentesco (incompiuto), conserva materiale lapideo d'età romana (proveniente da Lucera e dall'antica Teano) nonché alcune epigrafi e due leoncini stilofori medievali.
Lo spazioso interno, barocco, custodisce numerose tele di Nicola Menzele, autore anche del grande Battesimo di Gesù che orna il soffitto (1779), pregevoli statue lignee (tra cui l'ottocentesco San Giovanni Battista di Giuseppe d'Onofrio) nonché un raffinato fonte battesimale tardomedievale in pietra.
Santa Maria della Libera e San Sebastiano
Popolarmente nota come chiesa del Rosario, fu edificata a spese della municipalità per ringraziare san Sebastiano, patrono secondario della città, che aveva liberato San Severo dalla peste nel XIV secolo.
Divenne sede dei padri domenicani nel 1564.
I padri vi istituirono la congregazione del Rosario e vi portarono il culto della Madonna della Libera.
Distrutta dal terremoto del 1627, la chiesa fu presto riedificata.
Soppresso il convento domenicano nel 1652, il tempio fu poi servito da una nuova Arciconfraternita del Rosario, che dopo il 1730 lo ampliò e lo arricchì di arredi, quadri e statue barocchi.
Nel 1851 l’Arciconfraternita si trasferì nella chiesa della Trinità, portando con sé gran parte delle statue lignee di sua pertinenza, e nella chiesa presero stanza le suore di santa Filomena e dell’Addolorata, che vi rimasero fino al 1913.
Il 7 ottobre 1946 fu elevata a parrocchia e, negli anni successivi, fu pesantemente ristrutturata, perdendo la più gran parte della ricca decorazione settecentesca.
La facciata è stata completamente rifatta nel 1968, mentre al 1975 risale la porta bronzea, opera di Ernesto Lamagna.
All'interno si conserva l'interessante altare maggiore settecentesco in marmi policromi (parzialmente smembrato), alcuni pregevoli dipinti di varia epoca e diverse statue lignee di notevole valore, tra cui l'entusiasmante Madonna della Libera di Giuseppe d’Onofrio (1816) e il raffinato Sant’Onofrio (XVIII secolo) proveniente dall’omonima chiesa.
Santa Lucia
La chiesa ha sobria facciata settecentesca con interno barocco a pianta che simula una croce latina in una successione molto suggestiva di spazi fortemente ritmati, decorati con stucchi della scuola di Vaccaro.
Sul portale, all’interno, si può ammirare un ricco organo positivo del primo Settecento.
Interessanti le statue lignee tardobarocche dell’Addolorata, di sant’Anna e di san Michele arcangelo (1846).
Più tarda è la statua della titolare, collocata in una modesta cona neogotica.
Il commovente Cristo morto, invece, era originariamente un crocifisso, opera di Pietro Palmieri (1790).
Nell’abside c'è un bel coro ligneo del sec. XVIII.
Santa Trinità dei Celestini
Legata al monastero celestino, che nel XVIII secolo diventa uno tra i più ricchi e prestigiosi cenobi italiani, deve la sua sontuosa veste attuale ai lavori d’ammodernamento del Settecento.
La facciata, che dà sulla piazza maggiore della città, è arricchita da quattro statue in stucco e un ovale con la Vergine ed il bambino.
Il campanile a vela, in pietra, è medievale ma rimaneggiato nel Settecento (la sommità in laterizio, con copertura a riggiole, è barocca).
L’interno è uno straordinario museo d’arte: conserva tele di Girolamo Cenatempo e Giuseppe Castellano, statue di Giacomo Colombo (Madonna del Rosario, 1716) e Gregorio Palmieri (Cristo legato alla colonna, 1790), l'organo a canne di Gennaro Bradetta (1701), gli altari marmorei napoletani del Settecento, preziosi stucchi barocchi e il ricco cenotafio in marmi policromi dell’abate Giuseppe Maria Turco.
Sull’altare maggiore è la grande tela solimenesca col Trionfo della Trinità.
È grancia di San Severino e sede dell'Arciconfraternita del Rosario, qui trasferitasi nel 1851 dalla chiesa di san Sebastiano, nonché dei cavalieri del Santo Sepolcro.
Santa Maria del Carmine
Ricostruita e ampliata a più riprese, la chiesa carmelitana, originariamente dedicata alla santa Croce (Santa Croce al Mercato), non mostra uno sviluppo stilistico costante, anche se mostra tendenze di chiara ascesa barocca.
La sobria facciata settecentesca, colle statue di san Michele e dell'Angelo Custode e un pittoresco fastigio floreale, è modesto lavoro di maestranze locali.
Ben più raffinata, invece, è l’agile cupola maiolicata, con slanciato tamburo a pianta ottagonale elegantemente decorato a stucco.
All'interno, con pianta a croce latina e unica navata, spicca l'imponente altare maggiore, di bottega sanmartiniana, che nella superba cona marmorea custodisce l'importante statua lignea della Vergine titolare, capolavoro di GennSan Francesco di Paola, legno policromo del 1768) e quel che resta degli stucchi rococò di scuola lombarda, in gran parte distrutti nei primi anni del Novecento.
Il calligrafico soffitto a cassettoni lignei è opera dello scultore sanseverese Antonio D'Amico (1968).
È grancia di San Severino e sede dell'Arciconfraternita del Carmine e del Terz'Ordine Carmelitano.
San Francesco dei Conventuali
Radicalmente ristrutturata ai primi del Novecento, la chiesa conserva la semplice facciata secentesca collegata al grande monastero dei francescani.
All’interno del tempio restano i preziosi altari con tarsie del primo Settecento.
L’attuale soffitto è stato dipinto nei primi anni del Novecento da Ferruccio Gervasio.
Alle spalle dell’altare maggiore si può ammirare una sontuosa porta con ricca mostra in marmi policromi (sec. XVIII).
San Nicola e il patrimonio dei Crocifissi cittadini
La presenza di più immagini del Cristo nelle chiese di San Severo mostra come la devozione al Crocifisso sia inserita in un patrimonio religioso e artistico più ampio, nel quale si intrecciano confraternite, processioni, altari, statue lignee e tradizioni della Settimana Santa.
Il crocifisso barocco della chiesa di Santa Maria degli Angeli, il crocifisso cinquecentesco conservato nella chiesa di San Nicola e il Cristo morto della chiesa di Santa Lucia appartengono a contesti differenti, ma documentano la continuità della rappresentazione della Passione nella storia religiosa della città.
Venerdì Santo Sanseverese.18 Aprile 2025.Alcuni momenti della processione del Tradizionale "INCONTRO
Il significato della processione del Crocifisso
La processione del Crocifisso non rappresenta soltanto lo spostamento rituale di un’immagine sacra, ma costituisce una forma pubblica di preghiera e di partecipazione collettiva.
La visita dei Santi Sepolcri, il Cristo portante la Croce, la Croce di legno condotta a spalla e il suono flebile della tromba appartengono a una simbologia penitenziale nella quale il dolore della Passione viene condiviso dalla comunità.
La storia della Confraternita del Crocifisso e dell’Arciconfraternita del Soccorso testimonia inoltre il ruolo delle associazioni religiose nella conservazione delle tradizioni, nella cura delle immagini sacre e nell’organizzazione delle celebrazioni.
Il ritorno del Crocifisso restaurato nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli ha quindi assunto il valore di una restituzione alla comunità, collegando la tutela dell’opera alla continuità del culto e della memoria religiosa di San Severo.
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