I registri parrocchiali dell’anno 1580 appartengono a una fase decisiva nella formazione della documentazione ecclesiastica relativa a battesimi, matrimoni e vita delle comunità. I decreti concernenti l’obbligo della compilazione da parte dei parroci dei registri parrocchiali relativi a battesimi e matrimoni furono emanati soltanto durante il Concilio di Trento (1545-1563), in data 11 novembre 1563; per i registri dei defunti la normativa fu invece dettata nel 1614.
Per il 1580, quindi, i documenti più direttamente attesi sono soprattutto i registri dei battezzati e, dove la disposizione conciliare venne applicata tempestivamente, quelli dei matrimoni, mentre i registri dei defunti non erano ancora soggetti alla normativa generale del 1614. I registri parrocchiali costituiscono pertanto un patrimonio storico e sociologico di rilevanza ineguagliabile e un punto di riferimento fondamentale per ogni studio di onomastica e per ogni seria ricerca genealogica.
Che cosa sono i registri parrocchiali
I registri parrocchiali sono appositi volumi, normalmente custoditi presso l’archivio parrocchiale, sui quali vengono registrati a cura del parroco battesimi, matrimoni, cresime e funerali celebrati in una parrocchia. Questi registri costituiscono una fonte documentaria insostituibile perché per secoli hanno rappresentato l’unica registrazione anagrafica continuativa nel periodo precedente all’istituzione dello stato civile, avvenuta soltanto in epoca napoleonica.
Le parrocchie mantengono traccia del passaggio nel mondo dei parrocchiani, della loro vicenda umana e cristiana, dei loro rapporti, grazie ai registri parrocchiali. I registri parrocchiali sono dei libri sui quali il parroco, o chi per lui, registra tutto ciò che avviene all’interno della parrocchia.
In particolare, i registri parrocchiali riportano le nascite, grazie alla registrazione dei Battesimi, le morti dei parrocchiani, tramite la segnalazione dei funerali, i matrimoni, le comunioni, le cresime, e in generale l’amministrazione dei sacramenti. Fin dal Medioevo, infatti, i parroci erano soliti annotare tutti gli avvenimenti della vita dei propri fedeli; con il passare del tempo, in alcune città, iniziarono anche le registrazioni di battesimi, matrimoni e defunti, anche se con un carattere assai sporadico e discontinuo.
Il quadro normativo tra il 1563 e il 1614
L’obbligo di compilare e custodire questi speciali libri deriva addirittura dal Concilio di Trento (1545-1563). Nel 1563 si concluse il Concilio di Trento, nell’ambito del quale si stabilì non solo che i parrochi avrebbero dovuto annotare su diversi registri destinati a quel particolare utilizzo battesimi, matrimoni e, in un secondo tempo, anche le morti dei loro parrocchiani.
In aggiunta, compito dei sacerdoti sarebbe stato quello di tenere nota dello ‘stato delle anime’ delle persone loro affidate. Dal 1614 anche la redazione del cosiddetto Stato delle anime, sul quale torneremo tra poco, diventa obbligatoria.
I registri dei matrimoni e, indirettamente, quelli dei battesimi furono introdotti nella legislazione canonica dal Decretum de Reformatione Matrimonii emanato l’11 novembre 1563 dal Concilio di Trento (Sess. XXIV, capp. 1-2). I titoli 91-97 del Rituale Romanum emanato da Paolo V nel 1614 proposero le formule per la corretta stesura degli atti dei battesimi e dei matrimoni, nonché degli status animarum, dei cresimati e dei defunti, introdotti come libri canonici dallo stesso Paolo V.
Il libro dei defunti (liber defunctorum) è il registro in cui vengono annotati i nominativi di coloro che sono morti e la loro condizione sacramentale. L’obbligo della compilazione di questo registro venne ufficialmente introdotta dal Rituale romano di Paolo V (1614), che ne prescrive la tenuta per le chiese in cui si provvede alla sepoltura dei defunti.
Quali informazioni può contenere un registro del 1580
Il libro dei battesimi
Il libro dei battesimi (liber baptizatorum) è il registro in cui vengono annotati i nominativi di coloro che hanno ricevuto il sacramento del battesimo. Ogni parroco è tenuto a compilarlo e a conservarlo a partire dalle disposizioni contenute nel decreto istitutivo del Concilio di Trento.
Secondo le indicazioni stabilite dalla normativa, sui registri dei battesimi i parroci hanno il compito di annotare il nome del battezzato, paternità e maternità, la data del battesimo, il nome del celebrante, i nominativi di padrini e madrine. Vengono aggiunte delle precisazioni in caso di figli illegittimi, esposti, di battezzati sub conditione o di celebrante differente dal parroco.
Com’è immaginabile le annotazioni sui registri parrocchiali devono essere eseguite secondo regole precise, imposte dal rito romano. È fondamentale che ogni annotazione sia completa di: luogo data evento riportato nome dell’officiante nome del diretto interessato eventuali testimoni.
Spesso, soprattutto nei registri più datati, la persona protagonista dell’atto registrato è segnalata non solo col proprio nome, ma anche con riferimenti a parenti e ad altri partecipanti alla vita della parrocchia. Inoltre spesso la persona veniva indicata con nomi diversi, magari usando un nomignolo abituale, o la traslitterazione del nome in dialetto.
Il libro dei matrimoni
Il libro dei matrimoni (liber matrimoniorum) è il registro in cui vengono annotati i nominativi di coloro che sono stati uniti in matrimonio in una parrocchia al fine di registrare l’avvenuta amministrazione del sacramento. Ogni parroco è tenuto a compilare questo registro e a conservarlo a partire dalle disposizioni contenute nel decreto istitutivo del Concilio di Trento, le cui disposizione erano tese a rafforzare le strutture famigliari al fine di impedire l’endogamia.
Nel libro dei matrimoni sono indicati, più comunemente, la data della cerimonia del matrimonio e delle tre pubblicazioni canoniche o l’indicazione della dispensa vescovile che ne ha permesso la riduzione a un numero inferiore, il nome e il titolo del celebrante (archipresbiter, presbiter, rector), il nome degli sposi, loro paternità e maternità, parrocchia o luogo d’origine, il nominativo dei testimoni con loro paternità.
In alcuni casi i registri dei matrimoni possono riportare anche informazioni più dettagliate riguardo agli sposi come l’età, la professione, l’alfabetizzazione. Accanto ai libri dei matrimoni, che registrano l’atto finale del sacramento amministrato agli sposi, negli archivi parrocchiali sono spesso conservati i documenti preparatori raccolti nel periodo che precede la celebrazione del rito, riuniti in una serie archivistica denominata pubblicazioni matrimoniali.
Il registro dei defunti
Per l’anno 1580 il registro dei defunti può esistere soltanto in presenza di una prassi locale anteriore alla normativa generale del 1614. Registri simili ai libri dei morti sono rintracciabili dal XIV secolo ma sono compilati con finalità differenti, in particolare quando previsti dal potere civile.
Solitamente vengono annotati il nome del defunto, la data della morte o della sepoltura, l’età, lo stato civile, la causa della morte, il luogo della tumulazione, il conferimento dei sacramenti, in particolare il sacramento dell’estrema unzione, il nome sacerdote che ha conferito i sacramenti o accompagnato il defunto al cimitero.
Lo status animarum
Gli stati delle anime (status animarum) sono registri che riportano determinati dati anagrafici e religiosi dei parrocchiani, ma anche le professioni da loro svolte e le proprietà possedute, elementi assai utili per determinare l’importo della decima da versare alla Parrocchia; gli stati delle anime possono essere pertanto considerati una sorta di censimento organizzato della popolazione.
A differenza del libro dei battesimi e di quello dei matrimoni, la cui compilazione venne istituita e regolamentata a partire dal Concilio di Trento, gli stati delle anime vennero introdotti dalla costituzione Apostolicae sedis di papa Paolo V (1614). Le disposizioni contenute nel documento pontificio prescrivevano al parroco di annotare tutti i componenti dei vari nuclei familiari al fine di verificare la soddisfazione dell’obbligo del precetto pasquale.
Questa documentazione era redatta o aggiornata annualmente, di solito in occasione della visita compiuta dal sacerdote nelle case dei parrocchiani per la benedizione pasquale, e pertanto costituisce una fonte importante per studi demografici, sociali, toponomastici ed eventuali ricerche genealogiche. Per il 1580, quindi, la presenza di uno status animarum non può essere data per scontata.
Lingua, forma e caratteristiche materiali
I volumi venivano compilati a mano secondo formule ben precise e costanti, mentre l’utilizzo di registri prestampati si diffuse soltanto a partire dai primi anni del Novecento. La lingua di redazione era solitamente il latino, soprattutto per quanto riguardava le formule di rito, ma anche la lingua comune parlata dal popolo, perfino con influenze dovute al dialetto locale.
Nella nostra parrocchia la stesura degli atti avveniva secondo formule costanti a seconda dei diversi tipi di registrazione (battesimo, matrimonio, morte); inizialmente le registrazioni erano redatte in italiano, anche se a partire dalla seconda metà del Seicento si diffuse l’uso del latino, che continuò fino ai primi anni del secondo dopoguerra.
Istruzioni relative ai formulari da utilizzare nella compilazione dei dati sono fornite dal Rituale romano di papa Gregorio XIII del 1583, in seguito riprese nel rituale del 1614 di papa Paolo V. Di conseguenza, un registro del 1580 può precedere la piena uniformazione dei formulari proposta dal Rituale romano del 1583.
Particolarmente interessanti per gli studiosi di storie le note che spesso i parroci segnavano a bordo pagina, per registrare avvenimenti significativi, come cataclismi, carestie, battaglie. Non è raro trovare su alcuni registri, specie su quelli a tabella, annotazioni posteriori, poiché spesso i parroci inserivano, in corrispondenza delle varie registrazioni, notizie riguardanti, ad esempio, le date di matrimoni o di avvenuti decessi.
Il valore genealogico e storico dei registri del 1580
I registri parrocchiali costituiscono documenti insostituibili per ricostruire la vita religiosa, ma non solo, di una comunità. Prima del 1867, non c’era alcun registro delle nascite presso l’anagrafe comunale.
Dunque solo i registri parrocchiali ci permettono di ricostruire quella che può essere stata l’evoluzione demografica di una particolare zona, ma anche di scoprire di più sulle persone che vi hanno vissuto, sulle loro storie, la loro vita, la loro morte. Il fatto che i registri, per ogni avvenimento, non riportino solo il nome del diretto interessato, ma anche quelli di parenti e testimoni, può consentire di ricostruire una linea genealogica che si dipana di registro in registro, di parrocchia in parrocchia.
Infatti, grazie alle informazioni raccolte insieme alle annotazioni attinenti ai vari sacramenti, questi libri si dimostrano assai utili non solo per la conoscenza della situazione religiosa e sacramentale di una parrocchia, ma anche come fonte fondamentale per studi storici, antropologici, demografici, sociali, giuridici.
Leggendo questi libri possiamo facilmente notare che nei secoli passati moltissime erano le nascite, ma erano davvero pochissimi i bambini che sopravvivevano a causa dell’elevatissima mortalità infantile.
Gli archivi parrocchiali dell’area di Madesimo
Il censimento degli archivi parrocchiali dell’area compresa tra Madesimo e le località valtellinesi offre esempi concreti della conservazione dei registri e della distanza cronologica tra l’anno 1580 e le prime serie anagrafiche ancora disponibili.
| Parrocchia | Serie più antica indicata | Estremo cronologico iniziale | Accessibilità o stato dell’archivio |
|---|---|---|---|
| SS. Martino e Giorgio di Isola, Madesimo | Battesimi | 1632 | Riordinato e inventariato; consultazione previa autorizzazione |
| SS. Pietro e Paolo, Madesimo | Battesimi, matrimoni e morti | 1653 | Ordinato sommariamente, non inventariato e non accessibile |
| S. Maria Maddalena di Pianazzo, Madesimo | Battesimi e morti | 1726 | In fase di riordino e non accessibile |
| S. Marco, Mantello | Battesimi | 1608 | Non inventariato e non accessibile |
| S. Stefano, Mazzo | Battezzati | 1579 | Inventariato e regestato; consultazione previa autorizzazione |
La Parrocchia dei SS. Martino e Giorgio di Isola
L’archivio storico della Parrocchia dei SS. Martino e Giorgio di Isola in Comune di Madesimo ha sigla APSLI. L’archivio è collocato in due armadi al piano terreno della casa parrocchiale sita in piazza della Chiesa ed è accessibile alla consultazione previe le dovute autorizzazioni.
La chiesa dei SS. Martino e Giorgio esisteva già nel XV sec., perché nel 1499 aveva un prete beneficiale. Nel 1522 fu rimaneggiata e consacrata sei anni dopo da Francesco Ladino, vescovo di Lodi.
L’archivio è stato riordinato e inventariato, nel 1984, dal prof. Guido Scaramellini per incarico dell’arciprete di Gordona Antonio Cerfoglia, nativo di Isola. Copia dell’inventario dattiloscritto è conservata anche presso l’archivio diocesano di Como.
I registri anagrafici comprendono regg. 7 di battesimi per gli anni 1632-1954, reg. 1 di cresime per gli anni 1846-1930, regg. 4 di matrimoni per gli anni 1636-1928 e regg. 4 di morti per gli anni 1667-1941. Sono inoltre conservati un fondo membranaceo di 7 pergamene datate 1265-1535 e carteggi amministrativi del periodo 1609-1947.
La Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo di Madesimo
L’archivio storico della Parrocchia dei S.S. Pietro e Paolo in Comune di Madesimo ha sigla APMDS. L’archivio è collocato al piano terreno della casa parrocchiale sita in piazza Bertacchi e non è accessibile alla consultazione poiché privo di inventario.
Vice-parrocchia per decreto Archinti del 1609, Madesimo divenne parrocchia nel 1886 con territorio smembrato da Campodolcino. L’antica chiesa, consacrata nel 1528, venne ampliata nel XVII sec. ed interamente rifatta nel 1946.
I registri anagrafici comprendono regg. 3 di battesimi per gli anni 1653-1969, reg. 1 di cresime per gli anni 1860-1939, regg. 4 di matrimoni per gli anni 1653-1980 e regg. 3 di morti per gli anni 1653-1994.
L’archivio conserva anche carteggi amministrativi risalenti al periodo 1684-1902, legati del periodo 1717-1941, effemeridi del periodo 1906-1948 e una cronaca parrocchiale del periodo 1904-1940.
La Parrocchia di S. Maria Maddalena di Pianazzo
L’archivio storico della Parrocchia di S. Maria Maddalena di Pianazzo in Comune di Madesimo ha sigla APPNZ. L’archivio è collocato al piano terreno della casa parrocchiale sita in piazza della Chiesa. Poiché si sta procedendo al suo riordino, attualmente non è accessibile alla consultazione.
La chiesetta di S. Maria Maddalena fu iniziata nel 1623 e benedetta nel 1680. Divenne parrocchia nel 1886, ma, a seguito del progressivo calo della popolazione residente, nel 1986 veniva costituita in unica entità parrocchiale con Isola.
L’archivio è in fase di riordino. I registri anagrafici comprendono regg. 3 di battesimi per gli anni 1726-1821, 1842-1953, regg. 2 di cresime per gli anni 1742-1945, regg. 4 di matrimoni per gli anni 1727-1820, 1841-1933 e regg. 3 di morti per gli anni 1726-1984.
La Parrocchia di S. Marco di Mantello
L’archivio storico della Parrocchia di S. Marco in Comune di Mantello ha sigla APMNT. Essendo in fase di ristrutturazione la casa parrocchiale, danneggiata dall’alluvione del 1987, l’archivio è stato trasportato a Cino ed è conservato in un armadio ligneo al piano terreno della casa parrocchiale sita in via Roma.
Non è accessibile alla consultazione essendo privo di inventario. Situata nel territorio dell’antica pieve di Olonio, divenne parrocchia nel 1422. Il beneficio parrocchiale fu costituito nel 1514.
I registri anagrafici comprendono regg. 3 di battesimi per gli anni 1608-1902, reg. 1 di cresime per gli anni 1690-1947, regg. 2 di matrimoni per gli anni 1710-1936 e regg. 3 di morti per gli anni 1635-1993.
La Parrocchia di S. Stefano di Mazzo
L’archivio storico della Parrocchia di S. Stefano in Comune di Mazzo ha sigla APMZZ. L’archivio è collocato in scaffali metallici al primo piano della casa parrocchiale sita in piazza S. Stefano ed è accessibile alla consultazione previa autorizzazione.
La notorietà e il prestigio, in campo storico e artistico, goduti da Mazzo, sono dovuti in gran parte al ruolo svolto come sede di una delle pievi più antiche ed importanti della diocesi comasca. Il primo riscontro storico circa l’esistenza della chiesa battesimale di Amatia, così era chiamata nei documenti più antichi, lo abbiamo in un diploma imperiale di Lotario I dell’anno 824.
L’archivio è costituito da due fondi distinti: quello parrocchiale e quello capitolare. Sebbene nel corso dell’intervento del 1990 siano stati concentrati in un’unica sede per motivi di conservazione e di consultazione, si è mantenuta nella enucleazione delle serie la suddivisione originaria.
Il fondo parrocchiale risulta alquanto lacunoso e si ha motivo di credere che ciò sia dovuto, almeno in parte, ad una dispersione verificatasi durante la demolizione della vecchia canonica, avvenuta nel 1970. Il fondo capitolare, al contrario, essendo conservato presso la sagrestia della collegiata è giunto a noi sostanzialmente integro.
La serie dei registri anagrafici comprende regg. 7 di battezzati per gli anni 1579-1929, reg. 1 di cresimati per gli anni 1654-1919, regg. 3 di matrimoni per gli anni 1625-1929 e regg. 6 di morti per gli anni 1626-1929.
Il registro dei battezzati che inizia nel 1579 è, tra le serie indicate, quello che presenta la relazione cronologica più diretta con l’anno 1580. La sua presenza non dimostra tuttavia che ogni atto del 1580 sia necessariamente integro o completo, poiché la verifica richiede l’esame del volume e delle eventuali lacune segnalate dall’inventario.

Come individuare un registro dell’anno 1580
Negli anni prima del 1866, i parroci erano coloro che registravano i battesimi, matrimoni, morti ed erano responsabili della conservazione dei relativi registri parrocchiali o libri canonici. Lo hanno fatto in modo sistematico e ininterrotto dalla seconda metà del Cinquecento fino ad oggi, a seguito delle disposizioni del Concilio di Trento.
Per il periodo prima del 1866 è quindi necessario rivolgersi alla PARROCCHIADI BATTESIMO o a QUELLA DI RESIDENZA del proprio antenato per ottenere informazioni ed eventuali certificazioni. Va tenuto conto che, in alcune diocesi, gli archivi parrocchiali più antichi sono stati concentrati presso il locale Archivio Storico Diocesano.
Ancora oggi i registri ecclesiastici vengono custoditi presso la parrocchia di residenza di chi vi è riportato. Dunque basta conoscere il luogo di origine della persona su cui stiamo effettuando ricerche e sperare che i registri non siano andati perduti a causa di incendi, crolli, guerre.
In alternativa si può effettuare una ricerca presso i centri di raccolta dati dedicati alla Storia Familiare, diffusi in tutto il mondo, che custodiscono anche i registri di molte parrocchie italiane. Ancora, si può effettuare una ricerca negli Archivi diocesani.
Consultazione, inventari e digitalizzazione
L’accesso a un registro del 1580 dipende dalla sede di conservazione, dall’esistenza di un inventario e dalle condizioni materiali del volume. Il Codice di diritto canonico riguardo ai registri parrocchiali riporta quanto segue: Can. 535 - §1. In ogni parrocchia vi siano i libri parrocchiali, cioè il libro dei battezzati, dei matrimoni, dei defunti ed eventualmente altri libri secondo le disposizioni date dalla conferenza dei Vescovi o dal Vescovo diocesano; il parroco provveda che tali libri siano redatti accuratamente e diligentemente conservati.
§4. In ogni parrocchia vi sia il tabularium o archivio, in cui vengano custoditi i libri parrocchiali, insieme con le lettere dei Vescovi e gli altri documenti che si devono conservare per la loro necessità o utilità; tali libri e documenti devono essere controllati dal Vescovo diocesano o dal suo delegato durante la visita o in altro tempo opportuno e il parroco faccia attenzione che essi non vadano in mano ad estranei.
§5. Anche i libri parrocchiali più antichi vengano custoditi diligentemente, secondo le disposizioni del diritto particolare. La consultazione diretta deve quindi avvenire secondo le autorizzazioni e le regole della parrocchia o dell’archivio diocesano che conserva il fondo.
Oggi le moderne tecnologie ci consentono di velocizzare molto le nostre ricerche sui registi parrocchiali. Infatti la consultazione registri parrocchiali on line è già una realtà in Italia.
L’opera di digitalizzazione registri parrocchiali in atto nel nostro paese è naturalmente lenta, ma indispensabile per preservare documenti preziosi, inestimabili, che altrimenti sarebbero destinati ad andare perduti a causa del deterioramento. Grazie a fotografie e scansioni, operate con la massima cura in ambienti che garantiscono la tutela dei delicati documenti, è possibile creare archivi digitali in ogni parrocchia, in ogni diocesi.
Il Restauro di un Registro Parrocchiale
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