Bruno Foresti è stato sacerdote, vescovo ausiliare di Modena e Nonantola, arcivescovo della stessa sede emiliana e, dal 1983 al 1999, vescovo ordinario di Brescia. Nato a Tavernola Bergamasca il 6 maggio 1923 e ordinato sacerdote il 7 aprile 1946, ha dedicato il suo lungo ministero all’annuncio del Regno di Dio, alla guida pastorale delle comunità e all’attenzione verso i poveri.
È morto il 26 luglio 2022, all’età di 99 anni, presso la RSA Elisa Baldo di Gavardo. Vescovo emerito di Brescia dal 1999, è stato ricordato come un pastore dal carattere forte e deciso, ma anche mite, schietto, vicino agli umili e attento ai bisogni delle persone più fragili.
Dati biografici essenziali
| Evento | Data |
|---|---|
| Nascita | 6 maggio 1923 |
| Luogo di nascita | Tavernola Bergamasca |
| Ordinazione sacerdotale | 7 aprile 1946 |
| Elezione a vescovo ausiliare di Modena e Nonantola | 12 dicembre 1974 |
| Ordinazione episcopale | 12 gennaio 1975 |
| Nomina ad arcivescovo di Modena e abate di Nonantola | 1976 |
| Trasferimento alla sede di Brescia | 7 aprile 1983 |
| Ingresso nella diocesi di Brescia | 18 giugno 1983 |
| Conclusione del ministero ordinario a Brescia | 11 gennaio 1999 |
| Morte | 26 luglio 2022 |
Gli anni della formazione e il ministero sacerdotale
Fin da giovanissimo voleva fare il prete perché era colpito dall’impegno del suo parroco e del curato. Nato a Tavernola Bergamasca il 6 maggio del 1923, fu ordinato sacerdote il 7 aprile 1946.
Nel corso del suo ministero sacerdotale svolse diversi incarichi nella diocesi di Bergamo: fu vicerettore del Seminario di Clusone dal 1946 al 1951, superiore dello stesso seminario dal 1951 al 1967 e parroco di S. Pellegrino Terme dal 1967 al 1974.
La lunga esperienza maturata nel seminario e nella parrocchia contribuì a definire il suo stile pastorale, caratterizzato dalla presenza concreta, dalla predicazione assidua e dalla disponibilità all’incontro con le persone.
La nomina a vescovo e il servizio a Modena
Il 12 dicembre 1974, nel concistoro presieduto da Paolo VI, il parroco bergamasco Bruno Foresti fu nominato vescovo ausiliare di Modena e Nonantola. Fu eletto vescovo titolare di Plestia e ausiliare di Modena-Nonantola il 12 dicembre 1974.
Ricevette l’ordinazione episcopale il 12 gennaio 1975 dall’arcivescovo Clemente Gaddi, allora vescovo di Bergamo. Dopo poche settimane entrò a Modena, alla vigilia di San Geminiano, il 30 gennaio 1975, prendendo alloggio presso la casa del clero di Cognento, vista la presenza in arcivescovado dell’anziano arcivescovo Amici.
L’arcivescovo di Modena, mons. Amici risentiva, infatti, di problemi di salute, di età e di governo nel complesso tempo postconciliare. Mons. Foresti, ordinato vescovo, fu quindi chiamato a svolgere un ruolo importante in una fase complessa per la diocesi emiliana.
Alle dimissioni di Mons. Amici fu nominato Amministratore Apostolico e infine nell’aprile 1976 ebbe la piena titolarità. Il 2 aprile 1976 Foresti viene nominato arcivescovo di Modena-Nonantola. Un’altra indicazione riporta la nomina ad Arcivescovo di Modena e Abate di Nonantola il 10 aprile 1976.
La guida pastorale dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola
La Diocesi di Modena in quel periodo soffriva di defezioni del clero e di contestazioni varie, e mons. Foresti proprio in questo frangente manifesterà la sua diligenza di governo: ne sono testimonianza le sue lettere pastorali, omelie e indicazioni pastorali puntualmente pubblicate sulla rivista diocesana.
Non mancava di presenziare nelle parrocchie a celebrazioni in occasioni di feste, cresime e altre manifestazioni e ricorrenze; era attento alle povertà materiali e spirituali e, per far fronte a queste, promosse il Ceis e altre strutture caritative e sociali.
Diligente nella sua predicazione, affermava spesso di non avere cultura, ma i suoi scritti e le omelie erano accolti con stima dal clero e dai fedeli. Mons. Foresti manifestava un carattere deciso e a volte un po’ scontroso: egli stesso lo riconosceva e non mancava di scusarsene.
Sul suo stile erano raccontati molti fioretti, alcuni dei quali furono raccolti in un volume che lui stesso, però, fece ritirare dalla circolazione.
L’attenzione ai giovani e i “Martedì del Vescovo”
A metà degli anni ’70, l’allora Vescovo di Modena, Mons. Bruno Foresti, comprese la necessità di “andare incontro ai giovani” e raccoglierli intorno a sé per alimentare il senso di appartenenza diocesano.
Per questo grazie alla collaborazione del primo delegato di pastorale giovanile e un gruppo di giovani, nacquero i “Martedì del Vescovo”, ancora oggi cuore pulsante della proposta pastorale rivolta ai giovani della Diocesi.
L’iniziativa esprimeva l’idea di una pastorale capace di creare un rapporto diretto tra il vescovo e le nuove generazioni, rafforzando il legame con la diocesi e favorendo una partecipazione più consapevole alla vita ecclesiale.

Il ricordo di Bruno Foresti a Modena
Durante gli anni del suo episcopato lo si vide girare la Diocesi con la sua auto donatagli dalla comunità al suo ingresso: autista piuttosto spericolato non mancò di fare qualche incidente (senza - tuttavia - causare gravi danni).
Il quadro che lo raffigura nella sala dei vescovi in arcivescovado ben lo rappresenta con un sorriso appena accennato e intento a sollevare la croce pettorale.
Durante il suo episcopato modenese non vide mai la facciata del Duomo, in quanto erano in atto lavori di ripulitura in vista degli eventi del 1984 (ottavo centenario della dedicazione). Una volta lasciata Modena vi ritornò molto raramente.
Solo dopo le dimissioni da Brescia cominciò a presenziare nuovamente alla festa di San Geminiano fino a quando la salute e l’età lo permisero. Ancora dopo tanti anni è nel cuore di molti modenesi che amano ricordarlo con stima, affetto e riconoscenza.
L’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, memore del tanto bene ricevuto dal suo pastore mons. Bruno Foresti, esprime la sua vicinanza e si unisce al dolore dei familiari e dei fedeli della diocesi di Brescia per il ritorno alla Casa del Padre del caro pastore e amico.
Il trasferimento a Brescia
Dopo sette anni, nell’aprile del 1983, fu promosso alla sede di Brescia, una delle più grandi Diocesi di Italia per estensione, numero di preti, suore e istituzioni varie. Restò a Modena fino al 7 aprile 1983, quando Giovanni Paolo II lo trasferisce alla sede vescovile di Brescia dove fa il suo ingresso il 18 giugno 1983.
Il 7 aprile 1983 fu trasferito alla sede vescovile di Brescia, dove fece il suo ingresso il 18 giugno dello stesso anno. Lasciò Modena tra il rimpianto di molti preti e fedeli.
Ha guidato la diocesi lombarda per 15 anni, dopo essere stato pastore di quella di Modena-Nonantola. Mons. Bruno Foresti ha vissuto 15 anni del suo ministero come Vescovo ordinario di Brescia.
Il ministero episcopale nella diocesi di Brescia
Nella diocesi di Brescia Foresti era arrivato portandosi dietro la fama di prete «popolare», disponibile a fermarsi per intrecciare parole con vicini e lontani. Ha camminato sempre cercando in ogni modo di essere «buon pastore» piuttosto che un «condottiero», un compagno di viaggio schietto, anticonformista, mite, dolce, severo, schivo ai potenti e disponibile agli umili.
Come pastore e guida della diocesi condivise le gioie e i dolori della Chiesa bresciana. Il suo stile univa fermezza e mitezza, rigore e disponibilità, attenzione al governo della diocesi e vicinanza alle persone.
Negli anni in cui è stato Vescovo di Brescia nell’attitudine salvifica e pastorale del Suo servizio, ha riversato la testimonianza della preghiera esigente e implorante, la responsabilità del magistero vigoroso e luminoso, l’impegno del governo lieto e concreto, l’amore alla Chiesa madre e maestra, la sensibilità per la cura dei bisognosi e degli ansiosi.
Il suo carattere forte e deciso esprimeva il suo zelo pastorale e un animo mite e attento ai bisogni anche dei più poveri.
Il rapporto con la Chiesa bresciana
La Chiesa di Brescia è stata la sua famiglia. Quella del pastore è una dedizione che l'ha portato quasi a identificarsi col gregge. Ha conosciuto e amato il nostro popolo di Dio, ha scoperto la sua fede genuina, forte, gioiosa e radicata.
Nel ricordare la sua figura, è stato sottolineato il rapporto profondo instaurato con la comunità bresciana e la capacità di condividere la vita quotidiana della diocesi. La sua presenza pastorale non si limitava agli atti formali del governo episcopale, ma comprendeva l’ascolto, l’incontro e la partecipazione alle esperienze delle persone.
«Dico grazie al Signore per i tanti doni che mi ha dato e gli chiedo di avere misericordia per quello che non sono riuscito a fare», aveva detto monsignor Foresti in un’intervista.
La spiritualità e l’amore per Gesù Cristo
L’abbiamo conosciuto come un innamorato di Gesù Cristo. Il Figlio di Dio crocifisso e risorto è sempre stato l’argomento unico delle sue riflessioni, l’interlocutore principale dei suoi scritti e delle sue decisioni.
La sua attività pastorale era quindi radicata nella preghiera, nella predicazione e nella centralità del Vangelo. La fede non veniva presentata come un elemento separato dalla vita concreta, ma come il criterio delle decisioni, dell’impegno ecclesiale e dell’attenzione verso il popolo di Dio.
La morte e l’ultimo saluto
Il 26 luglio 2022 il Signore ha chiamato a sé il nostro fratello arcivescovo mons. Bruno Foresti, che era ospite presso la RSA Elisa Baldo di Gavardo. Il presule, 99 anni, era ospite della Rsa Elisa Baldo di Gavardo (Brescia).
La Chiesa bresciana piange la morte del vescovo emerito Bruno Foresti. Monsignor Foresti è scomparso il 26 luglio, a 99 anni, nella Rsa “Elisa Baldo” di Gavardo, di cui era ospite.
Il Vescovo emerito di Brescia Sua Ecc.za Rev.ma Mons. BRUNO FORESTI alla veneranda età di 99 anni è entrato nella cattedrale della luce e della pace, dove tutto è gioia e lode riconoscente, beatitudine somma e trascendente.
Vescovo emerito di Brescia dal 1999, Bruno Foresti aveva lasciato la diocesi l’11 gennaio 1999. La sua morte ha riunito nel ricordo le comunità di Brescia, Modena-Nonantola e Bergamo, legate alle diverse tappe del suo ministero.
La camera ardente, la veglia e i funerali
La Camera Ardente fu allestita presso la chiesa cattedrale di Brescia a partire dalla mattina successiva alla morte. La veglia funebre con la Santa Messa, presieduta da mons. Gaetano Fontana, vicario generale della diocesi, si tenne mercoledì 27 luglio alle 18 presso la chiesa cattedrale di Brescia.
Giovedì 28 luglio, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Brescia, si svolsero i funerali di monsignor Bruno Foresti, Vescovo emerito di Brescia, presieduti dall’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.
Il funerale, presieduto dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, fu celebrato alle 16 in Duomo a Brescia. I funerali furono preceduti da una veglia funebre con la Santa Messa, presieduta in Cattedrale mercoledì 27 luglio dal Vicario generale della diocesi bresciana, monsignor Gaetano Fontana.
Dopo i funerali monsignor Foresti fu sepolto nel cimitero di Tavernola Bergamasca, in attesa di una sepoltura definitiva in Cattedrale a Brescia.
Il ricordo del vicario generale Gaetano Fontana
Nel ricordare monsignor Foresti il vicario generale della diocesi di Brescia, monsignor Gaetano Fontana, cita san Paolo che scrive al suo amico vescovo Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona della giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno».
Le parole di Paolo esprimono in maniera chiara la vita del nostro vescovo emerito Bruno Foresti. Ha speso tutta la sua vita per l’annuncio del Regno di Dio. Come pastore e guida della nostra diocesi ha sempre condiviso le gioie e i dolori dell’amata Chiesa di Brescia.
Il suo carattere forte e deciso - conclude Fontana - esprimeva il suo zelo pastorale e un animo mite e attento ai bisogni anche dei più poveri.
La memoria delle diocesi
Certi che il Signore lo abbia accolto nella schiera dei suoi servi fedeli, ci uniamo concordi nella preghiera e ne invochiamo la protezione e la paterna intercessione.
La figura di Bruno Foresti resta legata a un episcopato vissuto in due realtà ecclesiali differenti, Modena-Nonantola e Brescia, e a un percorso iniziato nella formazione dei seminaristi e proseguito nelle parrocchie, nel governo diocesano, nella pastorale giovanile e nella cura delle persone più povere.
La sua eredità è ricordata attraverso la dedizione alla Chiesa, la centralità di Gesù Cristo, la predicazione, la presenza nelle parrocchie e il desiderio di essere un «buon pastore» accanto al popolo di Dio.
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