Redentore: facciata, storia e architettura della chiesa di Venezia

La Chiesa del Santissimo Redentore, conosciuta semplicemente come il Redentore, è uno dei luoghi più simbolici di Venezia. La sua facciata bianca affacciata sul Canale della Giudecca domina il panorama della laguna e racconta una storia di fede, rinascita e gratitudine: fu costruita come chiesa votiva per ringraziare il Redentore alla fine della terribile peste del 1575-1577, che colpì la città e ne decimò la popolazione.

Progettata da Andrea Palladio, maestro dell’architettura rinascimentale, la chiesa unisce eleganza classica e spiritualità. Iniziata nel maggio 1577, fu terminata e consacrata nel 1592, diventando l’unico edificio commissionato a Palladio dalla Repubblica di Venezia e uno dei massimi capolavori dell’architettura religiosa del Rinascimento.

Facciata del Redentore sulla Giudecca

La storia del Redentore: una chiesa votiva contro la peste

Nell’estate del 1575 scoppia a Venezia una terribile epidemia di peste che in due anni provocherà 50.000 morti, quasi un veneziano su tre. La festa del SS. Redentore celebra ogni anno la fine dell’epidemia di peste, che colpì tra il 1575 ed il 1577 gran parte dell’Europa e Venezia in particolare, dove su una popolazione stimata di circa 180.000 abitanti ne morirono più di 50.000, tra i quali il figlio minore del pittore Tiziano, Marco, e forse lo stesso maestro Cadorino.

Nell’estate del 1576 Venezia fu colpita da una violenta epidemia di peste che, in due anni, causò la morte di quasi un terzo degli abitanti. Fu nel periodo di maggiore espansione del morbo - quando, stando alle statistiche di allora, nella sola città di Venezia morivano mediamente più di 100 persone al giorno - che l’allora Doge Alvise Mocenigo, in accordo col Senato, fece voto di elevare al SS. Redentore un tempio dove “…i successori anderanno solennemente…a perpetua memo-ria del beneficio ottenuto…”.

Di fronte a una tragedia che sembrava inarrestabile, il Senato veneziano fece un voto solenne: se la pestilenza fosse cessata, sarebbe stata costruita una grande chiesa dedicata al Redentore, e ogni anno il popolo avrebbe compiuto un pellegrinaggio per ricordare la Grazia ricevuta. Il Redentore venne costruito da una comunità sofferente, alle prese con una delle epidemie di peste più pesanti della storia veneziana, è una preghiera ascoltata.

Scegliendo rapidamente fra diverse opzioni circa forma, localizzazione e progettista cui affidare la costruzione, nel maggio del 1577 si pone la prima pietra del progetto palladiano. La prima pietra venne posta nel maggio del 1577 sotto il dogato di Sebastiano Venier, comandante della flotta veneziana a Lepanto, e il progetto venne affidato ad Andrea Palladio, il quale si servì di un collaboratore, Antonio Da Ponte, lo stesso che più tardi realizzerà il ponte di Rialto.

Il 20 luglio successivo si festeggia la fine della peste con una processione che raggiunge la chiesa attraverso un ponte di barche, dando inizio a una tradizione che dura ancora oggi. La costruzione fu rapida: nel 1577 si posò la prima pietra, nel 1578 fu possibile celebrare le prime funzioni e la chiesa venne consacrata nel 1592.

L’opera rappresenta uno dei massimi capolavori architettonici del Rinascimento e venne terminata nel 1592, dopo la morte del celebre architetto (1580), dal proto Antonio da Ponte, che rispettò fedelmente il progetto palladiano. Da allora, il Redentore è diventato un punto fermo nella vita spirituale della città: un luogo dove ricordare il dolore di quegli anni, ma anche la capacità di Venezia di rialzarsi, ricostruire e ripartire.

Andrea Palladio e il progetto della chiesa

La chiesa del Redentore, iniziata nel maggio 1577 e consacrata nel 1592, è l’unico edificio commissionato a Palladio dalla Repubblica di Venezia. La chiesa del Redentore è considerata una delle massime espressioni della maturità di Palladio.

Il progetto venne affidato ad Andrea Palladio, che nel 1577 disegnò una chiesa imponente ma essenziale, capace di dialogare con l’acqua e con il cielo, in posizione privilegiata sulla riva della Giudecca. Una chiesa di dimensioni monumentali che gode di una visibilità straordinaria, affacciandosi sul canale della Giudecca, dove si innalza su un alto podio e sembra capace di slanciarsi sempre più verso l’alto con la sua cupola allungata di matrice bizantina e i due campanili simmetrici.

Palladio combina molteplici fonti che creano un’architettura complessa, ma unitaria, un organismo fatto di parti correlate tra loro, esito di un lungo percorso e di una continua sperimentazione. La facciata del Redentore costituisce l’esito più maturo delle riflessioni palladiane sui fronti di chiesa a ordini intersecati, a partire da San Francesco della Vigna.

Questo genere di facciate prende origine da riflessioni sulla vitruviana Basilica di Fano sin da Bramante all’inizio del secolo. Nel caso specifico del Redentore Palladio “monta” più soluzioni antiche, presenti per altro anche nei Quattro Libri, come il Tempio della Pace o il Tempio del Sole e della Luna.

La facciata del Redentore: composizione e significato

L’architetto Andrea Palladio realizzò la facciata del Redentore regalando al prospetto la maestosità di un tempio. La facciata, candida e maestosa, è ispirata ai templi classici: un grande frontone triangolare sovrasta un frontone più basso e largo, creando un movimento scenografico che si riflette nel canale.

La facciata tripartita si compone del corpo centrale e di due ali laterali. La porzione centrale è sottolineata simmetricamente, rispetto all’asse mediano, da due colonne che delimitano l’unico portale completo di timpano. A queste ultime sono poste lateralmente altrettante colonne che, oltre a racchiudere due nicchie occupate da statue di santi, sorreggono anche il frontone principale della facciata.

Le due ali laterali sono concluse da mezzi timpani. In secondo piano, rispetto alla facciata, si sviluppa un frontone che sovrasta il corpo centrale e due falde del tetto che sormontano le ali laterali. La facciata, che a distanza emana il fascino di un bassorilievo, ha il tipico impianto palladiano con i timpani spezzati dalle semicolonne e l’elemento orizzontale che la contiene e la geometrizza.

L’edificio è leggermente rialzato rispetto al livello dell’acqua e si raggiunge salendo una scalinata di quindici gradini, che rende ancora più solenne l’ingresso in chiesa e ricorda l’ascesa verso il Tempio di Gerusalemme. L’ampia scalinata seicentesca, la cui ampiezza è in asse con il diametro della cupola, si compone di quindici gradini ed è scandita lateralmente da una balaustra.

ElementoDescrizione
AutoreAndrea Palladio
SecoloXVI°
ChiesaChiesa del Santissimo Redentore
DataXVI secolo
CollocazioneGiudecca, campo Santissimo Redentore
Tecnicamuratura, scultura
Materialimarmo

Le statue e gli elementi della facciata

Nella parte mediana della facciata si trovano la Fede (1) affiancata da due Angeli (2). Agli angoli dei mezzi timpani inferiori: sant’ Antonio da Padova (3) e san Lorenzo Giustiniani (4), statue realizzate verso il 1700.

Nella nicchia sinistra e destra della facciata si trovano rispettivamente san Marco (5) e san Francesco (6), realizzati da Giusto Le Court nella seconda metà del Seicento. Le ante del portale furono eseguite nel 1667 su disegno di Zandomenico Gornizai.

La cupola, i campanili e il rapporto con l’Oriente

Sullo sfondo prendono posto la cupola a calotta semisferica, sulla cui lanterna è posta la statua del Redentore, e due campanili cilindrici. Perché dei minareti ai lati della grande cupola?

Tra queste fonti molti elementi fanno pensare che Palladio abbia attinto anche al lavoro di un suo contemporaneo, l’architetto ottomano Mimar Sinan. Nato nel 1490, quindi diciotto anni prima di Palladio, Sinan fu architetto imperiale dal 1539 al 1588, anno della sua morte, realizzò quasi cinquecento edifici, fra grandi moschee, palazzi, terme, ponti ed è considerato uno dei padri dell’architettura ottomana.

Anche se i due architetti non si sono mai incontrati, una relazione tra loro è ipotizzabile non solo perché Venezia e Istanbul erano connesse da un intrecciarsi di rapporti economici, militari, diplomatici, estetici e culturali, “due grandi città sul mare, dominate dalle cupole di magnifici edifici religiosi” (Burns), ma anche grazie al ruolo di mediazione giocato da Marcantonio Barbaro.

Il nobile veneziano, amico e committente di Palladio, fu ambasciatore ad Istanbul dal 1568 al 1574 e sicuramente conobbe Sinan, e fornì all’architetto turco informazioni sull’attività di Palladio, forse anche disegni o addirittura una copia dei Quattro Libri. Dopo l’uscita del trattato (1570), alcune moschee di Sinan cominciano infatti a mostrare elementi sorprendentemente simili a facciate di ville qui pubblicate.

Dall’altro lato, l’architettura ottomana influenzò sicuramente Palladio e lo si capisce guardando in particolare il Redentore. “Palladio incornicia la pronunciata cupola del Redentore con campanili circolari la cui somiglianza con i minareti è sottolineata dalla cima conica. In un edificio pubblico di grande importanza ciò non costituisce certo una coincidenza. (…) L’alta cupola e i campanili gemelli miravano a riaffermare il prestigio di Venezia agli occhi degli ottomani, in un momento in cui l’immagine dello stato era stata danneggiata dalla peste del 1575-76, e poi dall’incendio del 1577 di Palazzo Ducale. La bellissima nuova chiesa alla Giudecca offriva l’occasione per farlo (…)” , scrive Howard Burns.

Un’analisi liguistica comparativa pubblicata da Buthayana Eilouti mette in evidenza molte analogie tra il Redentore e la moschea Süleymaniye, capolavoro di Sinan. Lo studio evidenzia somiglianze morfologiche, geometriche, simboliche.

Redentore e moschea Süleymaniye confronto

Dalla mia finestra, dalla barca - attraversando il Canale della Giudecca - o dal giardino dei Capuccini sono soprattutto quei campanili-minareti di forma cilindrica e conica che richiamano con immediatezza esplicita i legami tra Palladio e Sinan, Venezia e Istanbul.

Allo stesso tempo il loro slancio è espressione di una tensione verticale che connette la terra al cielo e la loro posizione, su entrambi i lati della cupola, accentua il valore della simmetria, simbolo dell’equilibrio dell’universo.

La pianta e gli spazi interni

L’interno è luminoso, lineare e armonioso: una navata unica con tre cappelle laterali per lato e un profondo presbiterio coperto da una grande cupola. Bianco, luce e proporzioni equilibrate creano un’atmosfera di raccoglimento sobrio e raffinato, tipicamente palladiana.

L’interno, intonacato di bianco, ha la maestosa semplicità del tempio classico. La pianta è impropriamente detta a croce latina, sviluppandosi piuttosto genialmente in una serie di spazi concatenati e funzionalmente destinati ad usi diversi (l’aula, il presbiterio, il coro), correlati tra loro quasi fosse predisposto allo svolgersi ultimo della cerimonia processionale.

La chiesa è destinata ai Padri Cappuccini, che ne determinano sia l’impianto planimetrico secondo il modello dei Francescani osservanti (di cui i Cappuccini costituiscono una filiazione) sia la scelta di rifuggire l’uso di marmi e di materiali pregiati, preferendo mattoni e cotto anche per la realizzazione dei bellissimi capitelli all’interno della chiesa.

Nel rispetto della griglia funzionale dei Cappuccini, per la definizione della planimetria Palladio riflette a fondo sulle strutture termali antiche (in un rilievo delle terme di Agrippa è possibile ritrovare molti degli elementi che caratterizzano la pianta) come fonte delle sequenze di spazi che si susseguono armonicamente una dopo l’altra.

La pianta deriva infatti dall’armonica composizione di quattro cellule spaziali perfettamente definite e diverse fra loro: il rettangolo della navata, le cappelle laterali che riprendono la forma a nartece, la cella tricora composta dalle due absidi e dal filtro di colonne curve, il coro.

Una volta definite con precisione tali figure, Palladio studia soluzioni raffinate per accompagnare il passaggio dell’una dentro l’altra, ricercando un’armonica fusione del tutto. La trabeazione dell’ordine maggiore, ad esempio, fascia tutto il perimetro interno della chiesa senza mai risaltare in corrispondenza dei sostegni, ed è particolarmente efficace il taglio in diagonale dei pilastri della cupola.

Il risultato è frutto di una consumata capacità compositiva e di una particolare sensibilità per gli effetti scenografici. Il colonnato gira lungo le pareti dell’unica navata e del presbiterio, sormontato da cupola.

Pianta e sezione della chiesa del Redentore

Le opere d’arte del Redentore

Il Redentore non è solo un capolavoro architettonico: al suo interno custodisce un importante patrimonio artistico, con opere di alcuni tra i maggiori pittori veneti del Rinascimento e del tardo Rinascimento. Agli altari, dipinti di scuola veneta del sec. XVI-XVII.

La grande aula e il presbiterio conservano opere notevoli di Paolo Veronese e della sua bottega, di Jacopo Tintoretto, di Francesco Bassano, Paolo Piazza e Jacopo Palma il Giovane. Tra gli artisti presenti troviamo, tra gli altri:

  • Paolo Veronese - con capolavori legati alla vita di Cristo, tra cui il celebre Battesimo di Cristo, realizzato con l’aiuto dei figli, oggi conservato nella sacrestia.
  • Francesco Bassano - autore di scene fondamentali come la Nascita di Cristo e la Resurrezione, che accompagnano il fedele in un ideale percorso attraverso il Vangelo.
  • Tintoretto (e la sua bottega) - con opere attribuite al suo atelier che raffigurano episodi come la Flagellazione di Cristo e l’Ascensione, caratterizzate da forte dinamismo e intensa drammaticità.
  • Palma il Giovane, Alvise Vivarini e altri maestri veneti - presenti con pale d’altare, tele devozionali e opere legate alla storia del convento cappuccino annesso alla chiesa.

La chiesa e la sagrestia sono ricche di opere di grande importanza, tra le quali figurano nella controfacciata un bel lunettone di Pietro Vecchia raffigurante La Vergine presenta a Gesù il Beato Felice da Cantalice.

La sacrestia, oltre alla nota pala con il Battesimo di Cristo (1560) opera di Paolo Veronese, conserva inoltre preziosi reliquiari e opere devozionali legate alla storia della chiesa, tra cui una tavola di Alvise Vivarini, opere di Jacopo Palma il Giovane, di Jacopo Bassano e di Francesco Bissolo.

Da notare anche la ricca sacrestia, che conserva reliquiari, dipinti e oggetti liturgici, testimonianza della devozione secolare legata al Redentore. La chiesa fa parte del circuito delle Chiese Chorus, che riunisce le principali chiese d’arte di Venezia.

La Festa del Redentore e il ponte votivo

La chiesa del Redentore è anche il centro di una delle feste popolari più sentite dai veneziani: la festa del Redentore che si svolge la terza domenica di luglio. Oggi è al centro non solo della vita religiosa della Giudecca, ma anche di una delle feste più amate dai veneziani: la Festa del Redentore, celebrata ogni anno la terza domenica di luglio, tra pellegrinaggi sul ponte votivo e spettacolari fuochi d’artificio sul Bacino di San Marco.

La chiesa del SS. Redentore è anche il centro di una delle feste popolari più sentite dai veneziani: la festa del Redentore che si svolge la terza domenica di luglio. La chiesa, che sorge sull’isola della Giudecca, venne infatti concepita come stazione finale per la solenne processione del Redentore, che attraversa il canale della Giudecca sopra un ponte di barche, costruito per l’occasione.

Ogni anno, il sabato che precede la terza domenica di luglio, viene allestito il celebre ponte votivo di barche che collega le Zattere, nel sestiere di Dorsoduro, con la Giudecca: un percorso sospeso sull’acqua che permette ai fedeli di raggiungere la chiesa a piedi.

Doge e Signoria raggiungevano la chiesa, nelle solenni celebrazioni della terza domenica di luglio, attraversando il ponte votivo, inizialmente costruito affiancando 80 galere, che congiungevano così le zattere di Dorsoduro con la riva del Redentore, attraversando il canale della Giudecca.

La festa unisce sacro e profano: nella serata di sabato si tengono cene in barca, tavolate lungo le rive e, soprattutto, lo spettacolo dei fuochi d’artificio sul Bacino di San Marco, che illuminano la facciata del Redentore e l’intera laguna.

Fin dalle sue origini, la festa ha avuto un ampio consenso popolare estendendo i festeggiamenti a tutta la cittadinanza, che ancora oggi celebra l’avvenimento attraverso luminarie colorate, che addobbano altane, giardini e campielli. Domenica, le celebrazioni proseguono con la messa solenne e le regate di imbarcazioni tradizionali lungo il Canale della Giudecca.

La festa del Redentore è una delle feste più sentite dai Veneziani. Visitare Venezia in occasione della Festa del Redentore significa vivere una delle sue esperienze più emozionanti: una notte di luci, riflessi sull’acqua e devozione popolare che si rinnova da oltre quattro secoli.

Floating Bridge for Festa del Redentore in Venice, Italy

La Giudecca e il rapporto con il paesaggio veneziano

La Giudecca è un’isola lunga e stretta che si stende di fronte al centro storico, separata da esso dall’ampio Canale della Giudecca. Un tempo area di conventi, ville e giardini, poi zona industriale e operaia, oggi è un quartiere tranquillo e autentico, con una vista spettacolare su San Marco e sul Bacino.

Lontana dai flussi più turistici, la Giudecca è perfetta per una passeggiata lenta tra fondamenta, cortili e calli silenziose. Oltre al Redentore, qui si trovano altre chiese e complessi importanti, come la Chiesa delle Zitelle e la Chiesa del Santissimo Crocifisso, oltre a giardini nascosti e antichi complessi industriali riconvertiti a hotel, spazi culturali e residenze.

Quando il cielo si tinge di rosa e viola all’ora del tramonto spesso ci fermiamo ad osservare meravigliati la luce fatata che risale il profilo della Chiesa del Redentore, il lungo coro, la navata con le sue finestre termali dove la luce sembra raccogliersi e condensarsi, la grande cupola dove si staglia il Redentore e i due campanili-minareti laterali.

Questa vista sul Redentore mi sorprende. Effetti di luce su un’architettura straordinaria che, in questo periodo di forzato isolamento, continua a parlare di scambi tra passato e presente, tra tradizione classica riscoperta e filtrata dagli ideali del Rinascimento e Oriente.

Un dialogo costante con l’ambiente e con la storia dell’architettura, ma anche con la storia della città che dal suo legame con il Mediterraneo Orientale - e rotte carovaniere che spingevano molto più in là - ha saputo trarre ricchezze materiali e culturali per secoli.

Come arrivare alla Chiesa del Redentore

La chiesa si trova sull’isola della Giudecca, direttamente affacciata sul Canale della Giudecca. Indirizzo: Fondamenta delle Zattere ai Gesuati (lato Dorsoduro, fronte Giudecca) / Chiesa del Santissimo Redentore - Isola della Giudecca, Venezia.

Da Piazzale Roma o dalla Stazione Santa Lucia: utilizzare le linee ACTV che servono il Canale della Giudecca (ad esempio le linee che fermano a Redentore o a Giudecca Palanca), poi proseguire a piedi lungo la fondamenta fino alla chiesa.

Da San Marco - Zattere: attraversare il ponte votivo a luglio, durante la Festa del Redentore, oppure prendere il vaporetto per la Giudecca il resto dell’anno. A piedi: la chiesa non è raggiungibile a piedi dal resto della città se non durante i giorni del ponte votivo, quando viene montata una passerella di barche che collega Zattere alla Giudecca per consentire il pellegrinaggio verso il santuario.

Orari, accesso e visita

La Basilica del Redentore fa parte del circuito delle chiese d’arte di Venezia e l’accesso può prevedere un biglietto d’ingresso o un contributo, salvo la partecipazione alle celebrazioni liturgiche. Per orari aggiornati, eventuali chiusure straordinarie e tariffe, è sempre consigliabile verificare le informazioni più recenti prima della visita (soprattutto nei giorni della Festa del Redentore o in occasione di restauri).

All’interno è richiesto un abbigliamento consono a un luogo di culto e un comportamento rispettoso. Non sempre è consentito fotografare con flash durante le funzioni religiose.

Cosa vedere nei dintorni del Redentore

La visita alla Chiesa del Redentore può essere inserita in un itinerario dedicato alla Giudecca e alle sue viste mozzafiato su Venezia:

  • Passeggiata lungo la fondamenta della Giudecca - con viste uniche su San Marco, la Salute, la Punta della Dogana e il Bacino di San Marco.
  • Chiesa delle Zitelle - altro importante complesso religioso affacciato sulla laguna.
  • Antichi mulini e complessi industriali riconvertiti - come il celebre ex mulino ora trasformato in hotel, testimonianza del passato produttivo dell’isola.
  • Giardini e cortili nascosti - perfetti per una pausa tranquilla, lontano dal via vai del centro storico.

Da qui, con pochi minuti di vaporetto, puoi tornare verso San Marco, le Zattere o il tronchetto, oppure proseguire il tuo itinerario verso altre isole della laguna.

tags: #redentore #facciata #venezia