Padre Pio: l’inchiesta sulle stimmate tra fede, medicina e controversie ecclesiastiche

Le stimmate di Padre Pio apparvero pubblicamente il 20 settembre 1918, mentre il cappuccino pregava davanti a un crocifisso nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo, e rimasero associate al suo corpo fino agli ultimi giorni della sua vita. La loro origine è stata interpretata in modi opposti: per i devoti rappresentarono un segno soprannaturale della partecipazione alla Passione di Cristo; per i critici furono ferite autoinflitte, forse provocate con sostanze caustiche.

La vicenda diede origine a un’inchiesta lunga e tormentata, nella quale si confrontarono testimonianze religiose, esami medici, accuse di frode, provvedimenti del Sant’Ufficio e successive valutazioni storiche. La Chiesa impose a Padre Pio severe restrizioni, ma in seguito lo riabilitò di fatto, fino alla beatificazione nel 1999 e alla canonizzazione nel 2002.

Il contesto storico e la comparsa delle stimmate

Il cappuccino Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, nasce nella piccola città sannita di Pietrelcina il 25 maggio 1887. Fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant’Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre Maria Forgione, devota a san Francesco d’Assisi.

Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910: viene consacrato presbitero nella Cattedrale di Benevento. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di Santa Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale.

È il mattino del 20 settembre 1918. La guerra sta per finire, anche se prima l’Italia dovrà ancora piangere altri 37 mila soldati, che si aggiungono agli oltre 650 mila caduti: una carneficina, un martirio collettivo che segna un’intera generazione.

Intanto, a San Giovanni Rotondo, sta per compiersi un evento destinato a entrare nella storia della fede. La figura di Cristo - il Dio che si è fatto uomo e che da uomo ha affrontato il martirio per comprendere e redimere la sofferenza umana - sta per fondersi per sempre con quella di Padre Pio.

Dopo aver celebrato la messa nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, Padre Pio sale nel coro e si ferma davanti al crocifisso. Si addormenta in un sonno quieto, calmo. Tutto attorno sembra immerso nel silenzio.

Ma tra il sonno e la veglia accade qualcosa di inaudito, di straordinario. È lo stesso Padre Pio a raccontarlo. Racconta di aver visto davanti a sé un misterioso personaggio, simile a quello apparso la sera del 5 agosto, ma con una differenza sconvolgente: le mani, i piedi e il costato sanguinavano abbondantemente.

Una visione che lo terrorizza, al punto da fargli sentire il cuore sobbalzare nel petto e la vita sul punto di spegnersi, se il Signore non fosse intervenuto a sostenerlo. Poi la figura scompare.

Ed è in quel momento che Padre Pio si accorge che le sue mani, i suoi piedi e il suo costato sono trafitti e sanguinanti. Sono le stigmate, il segno definitivo di una identificazione profonda e dolorosa con la passione di Cristo.

Padre Pio davanti al crocifisso

Le prime manifestazioni prima del 1918

Dopo l’ordinazione sacerdotale (10 agosto 1910), Padre Pio rimase a Pietrelcina. E, appena un mese dopo gli accadde qualcosa di straordinario.

Si trovava in campagna, e pregava e meditava all’ombra di un olmo, quando avvertì un intenso bruciore nel palmo delle mani. Era la primissima manifestazione delle stimmate.

Soltanto un anno dopo si decise a informarne i superiori, aggiungendo che quei segni gli avevano dato una grande confusione, tanto da pregare il Signore che glieli facesse scomparire. E così fu.

Ma rimasero invisibili e gli procurarono, da allora in poi, grandi sofferenze, sopratutto il venerdì e nella settimana santa.

Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni.

Che cosa sono le stimmate

Ma l’aspetto più sconcertante e significativo dell’esistenza terrena di padre Pio è costituito dalle stimmate. Cioè, dalle ferite che apparvero sul suo corpo la mattina del 20 settembre 1918, mentre pregava in chiesa, davanti a un grande crocifisso.

Ferite che richiamavano quelle di Cristo crocifisso: i fori dei chiodi sulle mani e sui piedi e lo squarcio provocato dalla lancia del centurione al costato. Ferite vive e sanguinanti che rimasero tali fino alla morte di Padre Pio, cioè per 50 anni, suscitando stupore e ammirazione ma anche discussioni, diatribe, dubbi e gravissimi interventi disciplinari da parte delle autorità ecclesiastiche.

Padre Pio aveva 31 anni. Appena si diffuse la notizia dell’evento, al conventino di San Giovanni Rotondo cominciarono ad arrivare folle di persone.

Il conventino allora era in una zona impervia sul Gargano, lontana dal centro abitato un paio di chilometri e collegata al paese solo da un sentiero. Raggiungerlo era un’impresa, ma nessuna difficoltà fermava la gente che vedeva in quel “mistero” la presenza del soprannaturale.

E fin dall’inizio si verificarono fatti prodigiosi, guarigioni e conversioni.

Il primo entusiasmo popolare e il reportage del «Mattino»

“Il Mattino” di Napoli, che era allora un quotidiano di grande prestigio nazionale, mandò a San Giovanni Rotondo uno dei suoi migliori inviati, Renato Trevisani, un giornalista famoso abituato a intervistare i protagonisti della politica, della letteratura e a interessarsi dei grandi avvenimenti di cronaca.

Freddo, scettico, curioso e non certo sensibile alla religione. Rimase a San Giovanni Rotondo un paio di giorni, e fece un reportage ampio, pubblicato del “Mattino” su due pagine con il titolo: Padre Pio il “santo” di San Giovanni Rotondo, opera un miracolo sulla persona del cancelliere del paese presente un inviato speciale del Mattino.

Titolo estremamente significativo che dimostra come quella guarigione era avvenuta in pubblico, davanti a molte persone, tra le quali il giornalista Trevisani, e si verificò su un funzionario pubblico, sicuramente non suggestionabile.

Quell’articolo fu ripreso da molti altri giornali, anche all’estero e i pellegrini aumentarono in modo impressionante, tanto da preoccupare anche l’amministrazione comunale.

Le accuse di frode e l’acido fenico

Ma cominciarono anche a serpeggiare accuse. Qualcuno diceva che fosse lo stesso Padre Pio a procurarsi le stimmate con l’acido fenico.

Che i confratelli del religioso fossero suoi complici, allo scopo di incamerare soldi. Le chiacchiere circolavano soprattutto tra il clero locale, invidioso della popolarità del religioso e delle offerte generose che i pellegrini donavano al convento.

Questi “delatori” trovarono un alleato nel vescovo di Manfredonia, da cui dipendeva San Giovanni Rotondo. E nacque una specie di complotto clericale contro Padre Pio.

Il vescovo di Manfredonia aveva amici potenti in Vaticano, ai quali inviava lettere negative. Le massime autorità ecclesiastiche erano perplesse.

È documentato che il religioso aveva richiesto, in segreto, dell’acido fenico puro.

Come nel caso di altri presunti stigmatizzati, tutto fa pensare che fossero ferite superficiali (con buona pace di chi dichiarava, assurdamente, che fosse possibile vedere la luce attraverso) e autoinflitte, probabilmente con una sostanza caustica.

È significativo inoltre che, agli inizi della sua carriera di mistico, il frate scrivesse ai suoi padri spirituali copiando parola per parola dal diario di Gemma Galgani, fingendo di non conoscere la pubblicazione.

Anche Galgani era una mistica, poi santificata, e anche lei affermava di aver ricevuto le stimmate.

L’inchiesta di Benedetto XV

Un paio di cardinali, che erano stati a San Giovanni Rotondo, parlavano molto bene di Padre Pio. Ma altri cardinali, amici del vescovo di Manfredonia, sciorinavano informazioni negative.

Il Papa, Benedetto XV, tenne una linea di condotta molto prudente e saggia. Per avere idee chiare su una questione che tanto interessava la gente, inviò, segretamente, senza che nessuno sapesse degli altri, vari suoi osservatori molto qualificati: tre arcivescovi, monsignor Anselmo Edoardo Kenealy, monsignor Bonaventura Cerretti e monsignor Antonio Zucchetti; poi, degli specialisti in teologia mistica: Padre Antonio da Tisson, Padre Luisi Besi al quale affiancò il proprio medico personale professor Giuseppe Bastianelli.

Tutti tornarono entusiasti. E il Papa si era convinto che le stimmate di Padre Pio fossero veramente un segno del cielo.

E non perdeva occasione per esprimere la propria convinzione. “Oh sì, il Padre Pio è veramente un uomo di Dio”, disse nel corso di un incontro con varie personalità.

A un consulente del Sant’Ufficio che esprimere riserve, rispose: “A me consta che Padre Pio conduca anime al Signore. Fino a tanto che questa è la sua missione, la mia deve essere quella di rimanere al suo fianco”.

Il «caso Padre Pio» e le condanne del Sant’Ufficio

Benedetto XV morì il 22 gennaio 1922. E subito i nemici di Padre Pio si scatenarono.

Erano convinti che quel religioso fosse guidato da Satana e temevano che potesse creare un grande danno ai fedeli. Bisognava intervenire.

Nacque così il “caso Padre Pio”. Una divisione tra credenti in Padre Pio e non credenti. Una autentica trappola diabolica che, per decenni turbò il popolo cristiano, il clero e i vertici della Chiesa.

Ci furono varie condanne ecclesiastiche ufficiali e ripetute nel corso degli anni, ma che non riuscirono mai a fermare le folle dei devoti che continuarono ad accorrere a San Giovanni Rotondo.

DataProvvedimento o sviluppo
2 giugno 1922Prima lettera ufficiale del Sant’Ufficio
31 maggio 1923Sentenza ufficiale e definitiva
24 luglio 1924Ripetizione della dichiarazione del Sant’Ufficio
23 aprile 1926Nuova disposizione ufficiale
11 luglio 1926Nuova disposizione ufficiale
22 maggio 1931Restrizioni più severe e arresti domiciliari conventuali

La lettera del 2 giugno 1922

Il primo documento ufficiale di condanna da parte del Sant’Ufficio porta la data del 2 giugno 1922.

Si tratta di una lunga lettera inviata al Superiore generale dei Frati Cappuccini con una serie di disposizioni disciplinari severissime: il Sant’Ufficio proibiva a Padre Pio di dare la benedizione alla gente, di mostrare le stimmate, di permettere ai devoti di baciare la sua mano.

Gli vietava inoltre di avere rapporti scritti con il proprio direttore spirituale, di rispondere alla lettere che riceveva, e inoltre di prepararsi per il trasferimento in un altro convento, lontano da San Giovanni Rotondo.

Questo trasferimento, tentato in varie occasioni, non avvenne mai perché la gente di San Giovanni Rotondo interveniva impedendolo anche con l’uso della armi.

La sentenza del 31 maggio 1923

Un anno dopo la prima lettera del Sant’Ufficio, il Supremo Tribunale della Chiesa emanava, in data 31 maggio 1923, una “sentenza ufficiale e definitiva”, che era una precisa condanna.

Nel testo si legge tra l’altro: “Dopo un’inchiesta sui fatti attribuiti a Padre Pio, la Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio preposta alla tutela della fede e dei costumi, dichiara non constare della soprannaturalità di quei fatti ed esorta i fedeli a conformarsi nel loro modo di agire a questa dichiarazione”.

Quindi, guarigioni, conversioni, stimmate, non avevano niente a che vedere con il soprannaturale. Il che significava che era tutto falso.

Quella sentenza venne pubblicata in tutti gli organi di stampa legati al Vaticano e ripresa dalla stampa laica di mezzo mondo.

E venne inoltre ripetuta alla lettera in vari altri successivi documenti ufficiali del Sant’Ufficio: in data 24 luglio 1924, poi in data 23 aprile 1926, 11 luglio 1926, 22 maggio 1931 e in tante altre disposizioni inviate dal Vaticano ai superiori generali e provinciali del religioso.

Gli arresti domiciliari nel convento

Nel 1931 Padre Pio venne addirittura “incarcerato” all’interno del convento. Arresti domiciliari.

Il decreto diceva: “A Padre Pio siano tolte tutte le facoltà del Ministero Sacerdotale, eccettuata soltanto la facoltà di celebrare la messa ma non nella chiesa, solo in privato, all’interno del convento”.

Per 750 giorni, il religioso stimmatizzato non potè confessare, nè svolgere alcuna di quelle attività proprie del suo stato di sacerdote.

Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza.

Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.

La protezione di Pio XII

Nel 1939, con l’elezione a Papa di Eugenio Pacelli, la situazione mutò radicalmente.

Una sorella del Papa, Elisabetta, sposata Rossignani, aveva avuto un figlia, Elena, che all’età di cinque anni, per un attacco di scarlattina era diventata completamente sorda.

Pacelli adorava quella nipotina. Fece di tutto per cercare di guarirla. La portò dai medici più celebri, tra essi il professor Wanner, tedesco, che era un luminare di quelle malattie, ma inutilmente.

La portò anche a Lourdes, e infine non impedì a sua sorella di portarla da Padre Pio.

Elisabetta Pacelli e sua figlia Elena diventarono “figlie spirituali” di padre padre Pio e spesso andavano a trovarlo.

Per questo Pacelli era al corrente di tutta la storia del religioso e, appena diventato Papa, ordinò: “Lasciate in pace Padre Pio”, che per 19 anni visse finalmente tranquillo.

Ma nessuna delle condanne già emesse venne ritrattata.

La nuova inchiesta del 1960

E dopo la morte di Pio XII, i nemici del religioso tornarono all’attacco.

Arrivano perfino a nascondere dei microfoni nella camera e nel confessionale del religioso, sperando di trovare prove contro di lui. Ma inutilmente.

Inventarono allora dei documenti che spaventarono perfino Papa Giovanni XXIII che, nel 1960, ordinò una nuova umiliante inchiesta, seguita da nuove condanne.

In seguito quei documenti risultarono falsi, ma Padre Pio ormai era alla fine della vita e del suo calvario.

La scomparsa delle stimmate alla morte

Negli ultimi giorni della sua esistenza su questa terra, le stimmate cominciarono a scomparire.

Le immagini scattate nel corso della sua ultima messa, celebrata il giorno prima della morte, mostrano che le sue mani erano completamente prive dei segni di quelle ferite. Le stimmate erano scomparse.

Il fatto fece molta impressione. I nemici di Padre Pio dicevano: “Questa è la prova scientifica che era tutto un imbroglio”.

I confratelli amici del religioso provvidero a fotografare, a far visitare e valutare da medici quanto era accaduto.

E si presentò un nuovo grande problema. Quelle piaghe erano scomparse senza lasciare alcun segno di cicatrizzazione.

«Questo», affermarono i medici «è un nuovo grande mistero scientificamente inspiegabile. Ancor più eclatante, perché dove per 50 anni c’erano delle ferite sanguinanti, si è verificata la ricostruzione di tessuti, una ricostruzione altrettanto inspiegabile perché non ha lasciato nessun segno di cicatrizzazione”.

Padre Pio muore il 23 settembre 1968, a 81 anni.

Gli argomenti dell’analisi medica

Per la causa di beatificazione e poi di canonizzazione ha avuto la possibilità di studiare le stimmate.

Come uomo di scienza e di fede posso dire di essermi imbattuto in qualcosa di straordinario. Mi sono posto delle domande cui la medicina e la scienza in generale non riescono a dare delle risposte, delle spiegazioni plausibili.

I due atteggiamenti vanno di pari passo, non sono in contrasto, quasi si completano l’un l’altro. Là dove non arriva la scienza, subentra la fede.

Queste ferite hanno caratteristiche inspiegabili scientificamente. Prima di tutto, dalla loro comparsa, il 20 settembre 1918 e fino alla morte, quindi per 50 anni, non si sono mai alterate, rimanendo sempre uguali per grandezza, forma e vivacità.

Un fatto strano, tanto più che allora non esistevano gli antibiotici. La scoperta della penicillina avviene infatti nel 1929 e la messa in commercio nel 1941 ma è solo due anni dopo che gli Stati Uniti, mossi dalla necessità di curare i feriti della seconda guerra mondiale, ne avviano la produzione a livello industriale.

In Italia la penicillina arrivò nel 1948. Vuol dire trent’anni dopo: come mai quelle ferite non si sono mai infettate?

E Padre Pio ci camminava sopra. Un dolore che si può solo immaginare.

Noi pensiamo a Padre Pio come a un mistico ma era anche un uomo. Immaginiamo ciascuno di noi.

Se tu hai una minima lesione al piede, al tallone, una piccola escoriazione, ti blocchi, non ti muovi più. Lui invece camminava sulle piaghe.

Luigi Romanelli, il professor Bignani che pure era ateo, Giorgio Festa, cioè i medici incaricati di visitarlo, di studiarlo con attenzione, hanno detto che svolgeva tutte le comuni attività quotidiane.

Malgrado le ferite, si muoveva, camminava normalmente.

Il decorso invece quale sarebbe dovuto essere? Se fossero state lesioni umane, si sarebbero modificate, ingrandite. Invece hanno mantenuto sempre le stesse caratteristiche di quando sono comparse.

Anatomia, funzionalità e cicatrizzazione

Dico di più: per procurarsi quelle ferite, com’è stato accusato di aver fatto, Padre Pio avrebbe dovuto conoscere perfettamente l’anatomia.

Nel palmo della mano passano i tendini, passano i nervi, il frate avrebbe in qualche modo dovuto subire un deficit della funzionalità, per esempio delle dita.

Lui invece no, usava le mani normalmente.

Parlando di lesioni, noi medici diciamo che guariscono per prima, seconda o terza intenzione.

Prima intenzione è quando c’è una cicatrice lineare. Quando si verifica una perdita di sostanza, la guarigione avviene con la formazione di cicatrici aberranti e il tempo per la loro formazione varia dai 20 ai 60 giorni.

Ebbene, come si vede dalle fotografie, durante l’ultima Messa Padre Pio aveva le stimmate che, poche ore dopo, alla morte erano completamente scomparse, senza lasciare segno di sé.

Com’è possibile? Sfido qualsiasi uomo di scienza a darmene spiegazione.

È documentato che il religioso aveva richiesto, in segreto, dell’acido fenico puro.

«Ogni ferita, ogni lacerazione cutanea, sia superficiale che profonda va necessariamente incontro a processi evolutivi. Non può rimanere così come si presenta al momento del fatto traumatico.

O guarisce subito, o guarisce con difficoltà e con conseguenze tanto più gravi quanto più lungo è il decorso.

E, se si arriva a una guarigione, essa è comunque sempre caratterizzata da evidenti fenomeni di cicatrizzazione. Non può sparire senza lasciare alcuna traccia.

E noi sappiamo, perché ci sono le fotografie e le testimonianze mediche, che sulle mani, sui piedi e sul costato di Padre Pio morto non c’erano né cicatrici, ne cheloidi, cioè quelle neoformazioni connettivali della cute tipiche di una ferita guarita, né altri segni del genere.

E anche questo è un fatto scientificamente inspiegabile».

Il convegno scientifico del 2009

Oggi, la scienza, pur mantenendo un atteggiamento distaccato e laico, non si lascia incantare da ipotesi e chiacchiere.

Nel settembre 2009, i Frati di San Giovanni Rotondo hanno organizzato un importante convegno di tre giorni sulla stimmate di Padre Pio, al quale hanno partecipato medici, teologi, storici di grande valore.

La parte scientifica è stata affidata saprattutto al professor Ezio Fulcheri, un luminare di fama internazionale, docente di anatomia patologica all’università di Genova e di paleopatologia all’università di Torino.

Fulcheri ha redatto un lungo studio.

«Ho esaminato tutti i documenti possibili», ha dichiarato. «Materiale fotografico, radiografie, relazioni di colleghi che hanno visitato padre Pio nel corso degli anni.

E la mia conclusione è precisa: le stimmate di Padre Pio sono scientificamente inspiegabili.

«Qualcuno ha scritto che se le faceva padre Pio ricorrendo ad acidi e altri trucchi… Ma quali acidi, quali trucchi! .Ripeto: le stimmate di Padre Pio sono scientificamente inspiegabili.

E anche se, per ipotesi, quelle ferite se le fosse prodotte volontariamente, martellandosi un chiodo sulla mano trapassandola, la scienza attuale non sarebbe in grado di spiegare come quelle ferite profonde siano rimaste aperte e sanguinanti per 50 anni.

Le obiezioni sull’autosuggestione e sulle verifiche

E parlo anche sotto il profilo psichico, dell’ipotesi di stimmate frutto di autosuggestione.

Sotto questo aspetto anche il professor Bignami incaricato dal Sant’Uffizio di verificare la credibilità di Padre Pio disse che era un uomo perfettamente equilibrato.

Di più, nella sua relazione, lui che era ateo, sottolineò che malgrado si nutrisse poco, il frate riusciva a confessare, a stare in confessionale 16-17 ore filate.

Sulla natura miracolosa delle stimmate di padre Pio, in realtà non ci sarebbe molto da raccontare.

Non è mai stato possibile esaminarle in modo approfondito, anche perché, come riporta lo scettico Joe Nickell, il possessore si comportava come se fossero estremamente dolorose quando qualcuno le doveva esaminare.

A questo aggiungiamo che per gran parte della sua vita di stigmatizzato il frate non ebbe nemmeno bisogno di mostrarle.

Indossava infatti guanti o bende sulle mani per nasconderle, quando in realtà erano proprio queste coperture a far dare per scontato, senza prove, che sotto ci fossero le sante ferite.

E quando morì nel 1968 le stimmate, magicamente, scomparvero.

Nonostante l’apologetica ci racconti che questo sarebbe del tutto normale, o addirittura una controprova della loro autenticità, è significativo che alla fine si sia deciso di esporre la sua salma con i guanti, una messa in scena pensata proprio per non far dubitare i fedeli.

Le stimmate nella discussione storica

Le stimmate di Padre Pio hanno continuato ad essere oggetto di discussioni anche dopo la morte del religioso. Anche dopo che la Chiesa lo ha proclamato Santo.

Biografi di grande fama, dichiaratamente atei, continuano a rispolverare le vecchie accuse, e cioè che le stimmate se le faceva padre Pio con l’acido fenico.

E i giornali, anche quelli che si ritengono seri e documentati, danno ampio spazio ad assurdità del genere, con articoli a piena pagina.

È un errore credere che il dibattito su padre Pio si debba ridurre all’eterna discussione tra devoti e mangiapreti sull’esistenza o meno del soprannaturale.

Le presunte stimmate hanno sì messo in moto una leggenda che continua a essere raccontata, ma per capire davvero come è possibile che nel XXI secolo se ne discuta bisogna passare dall’agiografia alla storia.

Lo ha fatto nel 2007 lo storico Sergio Luzzatto, professore ordinario a Torino, con Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento (2007).

Nel libro lo studioso mostra come la storia del Santo è intrecciata con quella dell’Italia.

È grazie a questo lavoro che ora conosciamo la strana richiesta di acido fenico e il plagio di Gemma Galgani ma non si tratta, in questo caso, di smontare il soprannaturale e smascherare l’impostore.

L’obiettivo è invece dare un senso alla cinquantennale carriera del cappuccino di San Giovanni Rotondo.

La Grande guerra e il significato delle stimmate

Per esempio, Luzzatto nota che la comparsa delle stimmate non avviene in un periodo qualunque.

Nel 1918 la Grande guerra stava finendo, risvegliandosi dall’incubo le persone di fede speravano in un cambiamento che guarisse le ferite aperte: il ritorno di Gesù o, almeno, l’arrivo di un santo.

Ma un santo del XX secolo è diverso da uno del Medioevo, spiega Luzzatto.

In passato si poteva mettere in dubbio un miracolo senza scalfire il messaggio evangelico, perché tutti riconoscevano l’esistenza di Dio e dei suoi segnali.

Con la modernità invece i miracoli dei santi diventano, da segnali, delle prove dell’esistenza di Dio.

La loro critica, anche dall’interno della Chiesa, diventa più problematica, come in effetti è stato nel caso di padre Pio, da sempre faticosamente osteggiato dalla sua stessa organizzazione.

Il rapporto con la storia d’Italia

Un altro aspetto che le agiografie passano sottotono è quello politico.

Padre Pio non sarebbe diventato San Pio senza le giuste amicizie, e nel suo caso ha potuto contare sul sostegno, morale e materiale, di molti elementi del partito fascista.

In questo modo pagina dopo pagina lo storico racconta come, mentre il frate era nel suo monastero di San Giovanni Rotondo, l’Italia e il mondo intorno a lui si muoveva, e lui ne era uno dei protagonisti.

Capire il padre Pio storico, invece di quello folkloristico, significa capire di più la storia d’Italia degli ultimi cent’anni.

Dalle stimmate alla canonizzazione

Il 23 settembre di 50 anni fa moriva padre Pio da Pietrelcina.

Grazie alle riforme di Giovanni Paolo II, una volta cominciato il processo di canonizzazione ha scalato i livelli previsti piuttosto velocemente.

RiconoscimentoAnno
Servo di Dio1982
Venerabile1990
Beato1999
Santo2002

Da Servo di Dio (nel 1982)a Venerabile (1990), poi Beato (1999)e infine, nel 2002, Santo: *achievement unlocked. *

Per la Chiesa, dato che non era un martire, la qualifica di Santo ha richiesto il riconoscimento di due dei miracoli a lui attribuiti, entrambe guarigioni per intercessione.

Che queste non abbiano nulla di miracoloso dal punto di vista scientifico è quasi superfluo dirlo: le guarigioni straordinarie si verificano, e continueranno a verificarsi, indipendentemente dalla causa soprannaturale a cui decidiamo di dare il merito.

Se si parlasse di un braccio ricresciuto a un amputato, sarebbe già un altro paio di maniche.

Tanti altri sono invece i presunti miracoli, dalla bilocazione alla lettura del pensiero che, anche se non determinanti per la canonizzazione, fanno parte dell’agiografia del religioso.

Il culto popolare e l’agiografia

Famoso, per esempio, è il profumo (implicitamente soprannaturale) che si diceva si sprigionasse dalla sua persona, e che sarebbe anche in grado di rivelare la sua presenza in spirito: in entrambi i miracoli ufficiali, successivi alla morte di Forgione, dei testimoni raccontano del delizioso profumo.

Odore di violette, soprattutto, ma si citano anche rose e ciclamini.

Un bouquet che i mercanti nel tempio hanno poi ben pensato di sfruttare, realizzando appositi profumi.

La realtà, però, è che per la santità di padre Pio è stata fondamentale la leggenda delle sue famose stimmate, apparse pubblicamente nel 1918 (ma sarebbero anche apparse e scomparse anche nel 1910).

Sono quelle ferite a iniziare un culto della personalità che, alla fine, la Chiesa ha deciso fosse meglio fare proprio, piuttosto che osteggiare.

Già, perché a dispetto della fabbrica dei santi di Wojtyła, è noto che per Giovanni XXIII padre Pio era un idolo di stoppa e, come nel caso di altri presunti miracoli, molte critiche al culto arrivavano proprio da ambienti cattolici.

Il significato spirituale delle stimmate

Lo straordinario che si cala nell’ordinario della vita quotidiana. Il mistico profondamente umano.

La semplicità, l’abbassamento, l’umiltà anche un po’ ruvida come vie per lasciare spazio all’infinitamente grande.

Chi ha avuto la possibilità di raccontare Padre Pio lo descrive così: come un manifesto di santità, una testimonianza di Vangelo radicato fin dentro le viscere, tanto che le stimmate, le ferite sanguinolente che richiamano la passione di Cristo, erano in lui, per così dire, anche i segni di un personalissimo calvario vissuto fuori ma soprattutto dentro la Chiesa.

Un mistero di sofferenza e di intimo legame con Dio che torna prepotentemente di attualità oggi, a un secolo esatto della loro comparsa, il 20 settembre 1918.

Un’icona di dolore assoluto sulla cui autenticità Pietro Gerardo Violi si è interrogato come uomo di fede e ha indagato come scienziato.

La testimonianza di Pietro Gerardo Violi

Settantasei anni, già responsabile del Centro di microcitemia e thalassemia presso l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, ha diretto il processo di canonizzazione di Padre Pio insieme a fra’ Gerardo di Flumeri.

«Il mio legame con Padre Pio dipende da una curiosa coincidenza - spiega -. Mi sono laureato a Pavia il 28 luglio 1971 e il 1° agosto sono capitato a San Giovanni Rotondo per accompagnare mia mamma che era devota del santo.

Anche se avevo un posto in un altro ospedale, chiesi al direttore sanitario di allora se c’era qualche possibilità di impiego. Subito mi disse che l’organico era al completo; poi mi suggerì di presentare la domanda che mi dettò egli stesso.

Diedi l’esame di Stato, glielo comunicai e dopo una settimana mi arrivò la notizia dell’assunzione a San Giovanni Rotondo.

Non mi sono più mosso, pur avendo la possibilità di fare il primario altrove, persino di andare a Kuwait City».

Ma in lei ha prevalso più l’aspetto scientifico o l’approccio del credente?

I due atteggiamenti vanno di pari passo, non sono in contrasto, quasi si completano l’un l’altro. Là dove non arriva la scienza, subentra la fede.

Einstein diceva che se tutto è scienza, nulla è scienza. Ci sono cose che trascendono le leggi stesse della natura.

Come le stimmate appunto.

Il messaggio di Padre Pio

Il messaggio di Padre Pio è il fulcro del Vangelo: l’amore.

Nei suoi scritti, nelle sue lettere si parla di amore, amore, amore. Verso Dio e verso il prossimo.

Padre Pio è stato la personificazione del Vangelo, l’ha messo in pratica.

La sua eredità, le tante opere che ha lasciato non sono che il frutto dell’amore.

Penso alla Casa Sollievo della sofferenza, ai centri per agli anziani, per i disabili, per i non vedenti.

«Io mi brucio di questo amore, mi brucio ma non mi consumo», è questo il suo messaggio.

Amare, amare, amare.

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