Quanto pesa la Bibbia e perché il Codex Gigas è considerato la più grande Bibbia manoscritta

Il Codex Gigas, noto anche come “Bibbia del Diavolo”, pesa circa 75 chilogrammi. Misura circa 92 centimetri di altezza, 50 centimetri di larghezza e 22 centimetri di spessore, caratteristiche che lo rendono il manoscritto medievale più grande e pesante oggi conosciuto.

Il Codex Gigas non è però la Bibbia più pesante in assoluto né il libro più grande mai realizzato: è il più grande manoscritto medievale esistente. La sua massa dipende soprattutto dai numerosi fogli di pergamena, dalla copertina in legno con ornamenti metallici e dalle dimensioni eccezionali del volume.

Quanto pesa il Codex Gigas

Il Codex Gigas è il manoscritto medievale più grande del mondo. Le dimensioni del manoscritto sono davvero notevoli: misura 92 cm di lunghezza, 50 cm di larghezza e 22 cm di spessore, per un peso complessivo di 75kg.

Alta 89 cm, larga 49 cm e con un peso di circa 75 kg, è il manoscritto medievale più grande del mondo. Il Codex Gigas (anche conosciuto come "Bibbia del Diavolo") è il manoscritto medievale più grande e pesante ad oggi conosciuto.

CaratteristicaDato
Peso complessivo75 kg
Altezza92 cm
Larghezza50 cm
Spessore22 cm
Pagine attuali624 pagine
Fogli attuali312 fogli

Perché il Codex Gigas pesa così tanto

La sua creazione ha richiesto uno sforzo monumentale, essendo composto da 310 fogli di pergamena. Il Codex in origine era costituito da 320 fogli di pergamena ricavata da pelle d’asino, particolarmente sottile, rara e costosa, ma 8 fogli sono stati in seguito rimossi.

Oggi il Codex Gigas è composto da 624 pagine, cioè 312 fogli. In un momento imprecisato 16 pagine sono state asportate. Secondo una ricostruzione diffusa i fogli mancanti contenevano la Regola di San Benedetto, ma non è dimostrato: non sappiamo con certezza cosa vi fosse scritto, né chi li abbia asportati e quando.

Per ricavare i fogli servirono le pelli, si stima, di almeno 160 animali. La copertina è in legno con alcuni ornamenti in metallo.

Codex Gigas aperto con dimensioni

Il Codex Gigas è una Bibbia?

Il contenuto più importante è la Bibbia Vulgata latina, che occupa circa la metà del manoscritto. Il Codex Gigas contiene la Bibbia latina, oltre a una serie di testi storici, medici ed enciclopedici, che lo rendono un’opera multidisciplinare.

Il testo contiene l'intera versione in latino della Bibbia, esclusi gli Atti degli Apostoli e il libro dell'Apocalisse che sono scritti in una lingua pre-vulgata. Il Codex è un codice miscellaneo scritto interamente in latino e al suo interno si trovano: una trascrizione completa della Bibbia tratta quasi interamente dalla Vulgata, ad eccezione degli Atti degli Apostoli e dell’Apocalisse di Giovanni, che sono tratti dalla Vetus Latina.

Oltre alla Bibbia, il Codex Gigas comprende una copia delle “Etymologiae” di Isidoro di Siviglia, un’enciclopedia del Medioevo che copre una vasta gamma di argomenti, dalla teologia alla zoologia. La “Etymologiae” (636) di Isidoro di Siviglia che può essere considerata la prima enciclopedia della cultura occidentale.

Che cosa contiene il Codex Gigas

Il Codex Gigas contiene una varietà di testi di argomento religioso, storico e scientifico. Il suo contenuto riflette le conoscenze dell’epoca e l’importanza della religione nella vita medievale.

  • una trascrizione completa della Bibbia tratta quasi interamente dalla Vulgata, ad eccezione degli Atti degli Apostoli e dell’Apocalisse di Giovanni, che sono tratti dalla Vetus Latina;
  • la “Etymologiae” (636) di Isidoro di Siviglia che può essere considerata la prima enciclopedia della cultura occidentale;
  • due opere storiche di Giuseppe Flavio, le “Antichità Giudaiche” (93-94 d.C) e la “Guerra Giudaica” (75 d.C circa);
  • una storia della Boemia (Chronica Boëmorum) di Cosma Praghese;
  • vari trattati di storia, etimologia e fisiologia;
  • un calendario con la lista dei santi;
  • l’elenco dei monaci dei monasteri di Podlažice;
  • un rituale dell’esorcismo;
  • formule magiche e altri documenti tra cui gli alfabeti greco, cirillico ed ebraico.

Al suo interno sono presenti anche altri testi come l'opera Antichità Giudaiche, la Chronica Boemorum, un calendario con necrologio e vari trattati di storia ed etimologia.

Quando è stato scritto

Il Codex Gigas è un manoscritto medievale risalente al XIII secolo, creato nel monastero di Podlažice, nell’attuale Repubblica Ceca. Si pensa che il testo sia stato scritto nel XIII secolo presso il monastero benedettino di Podlažice, in Boemia (odierna Repubblica Ceca).

Il codice viene abitualmente datato al 1229, l’anno in cui sarebbe stato completato. Ipotizzando quindi un arco temporale di vent’anni per la realizzazione del codice, dobbiamo far risalire l’inizio della scrittura al 1209.

Ci sono alcuni dati presenti nel Codex che ci permettono di avere dei punti saldi per la datazione. Nel manoscritto per esempio è riportata la canonizzazione di San Procopio di Sazava, patrono dell’attuale repubblica Ceca, avvenuta nel 1204.

Lo stesso discorso è valido per la conclusione del lavoro, che si attesterebbe tra il 1223 e il 1230. Queste date si possono estrapolare da fatti riportati all’interno del Codex e riguardano la morte del vescovo Andrea di Praga, avvenuta nel 1223, e la morte del Re Boemo Ottokar, avvenuta nel 1230 e non menzionata nel codice. Ecco perché è verosimile considerare come data di realizzazione del manoscritto il 1229.

Quanto tempo servì per scrivere una Bibbia di 75 chilogrammi

La storia della sua creazione è di per sé un mistero, poiché l’identità dell’autore e le circostanze precise in cui è stato scritto sono sconosciute. La sua calligrafia indica che è stato scritto da una sola persona e in un latino impeccabile.

Uno studio paleografico del testo dimostra che un unico scriba ha lavorato al manoscritto per circa 30 anni, poiché l’opera è impressionante sia per il suo contenuto che per le sue dimensioni. Secondo studi più recenti invece si stima che il codice potrebbe essere l’opera sì, di un solo uomo, ma che abbia lavorato per oltre 20 anni.

Chi ha esaminato il manoscritto in Svezia ha provato a quantificare quel lavoro: a una mano esperta servono almeno 20 minuti per vergare una riga, il che significa cinque anni di scrittura ininterrotta giorno e notte. Tenendo conto delle pause, degli orari della vita monastica e delle malattie, si arriva ad almeno un quarto di secolo.

Tuttavia, per quanto possa essere una storia affascinante, pare che in realtà il testo sia stato realizzato nel corso di almeno vent’anni dalla stessa persona, anche se resta incredibile il fatto che la scrittura sia perfettamente uniforme per tutta l’opera.

La scrittura e i materiali del manoscritto

A questa uniformità concorrono due elementi materiali: l’inchiostro, ottenuto dalle galle di quercia e identico su tutte le pagine, e la scrittura, una minuscola carolina già caduta in disuso all’epoca in cui il codice fu redatto, e che gli umanisti italiani avrebbero recuperato solo nella seconda metà del Trecento.

L’aspetto del manoscritto resta fondamentalmente invariato dall’inizio alla fine. Il manoscritto include miniature in rosso, blu, giallo, verde ed oro. Le iniziali maiuscole occupano frequentemente l’intera pagina.

Scrittura medievale e pergamena Codex Gigas

Perché viene chiamata “Bibbia del Diavolo”

Ma perché viene chiamato la Bibbia del Diavolo? Perché il manoscritto contiene una grande illustrazione del demonio e, secondo la leggenda, perché per scrivere un volume così particolare, il monaco amanuense chiese l’aiuto del diavolo.

Uno degli aspetti più notevoli del Codex Gigas è la presenza di un’inquietante illustrazione che raffigura il diavolo in tutta la sua macabra gloria. Questa immagine è all’origine della leggenda del “Manoscritto del Diavolo”.

Non si può negare che l’illustrazione del Diavolo è ciò che ha maggiormente colpito l’immaginario, nel corso dei secoli, un essere ritratto come mezzo uomo e mezzo animale, con corna, lingua biforcuta e artigli.

Occupa un foglio intero (f. 290r) ed è alta circa 50 centimetri: è uno dei rari casi, nell’arte medievale, in cui il demonio compare da solo e a piena pagina.

La leggenda del monaco e del patto con il diavolo

La leggenda narra di un monaco benedettino, un certo Herman inclusus, ovvero Herman il recluso, condannato ad essere murato vivo per avere infranto alcune regole dell’ordine monastico.

La notte precedente alla sua condanna si offrì di scrivere un enorme libro, in cui vi fosse trascritta l’intera Bibbia e altri testi sul sapere umano in una sola notte, chiedendo agli altri monaci di salvargli la vita se fosse riuscito nel suo intento.

Resosi conto dell’impossibilità del compito, chiese aiuto al Diavolo che volle in cambio la sua anima ed una illustrazione sul manoscritto. Il monaco riuscì a salvarsi ma non ottenne la pace.

Alla fine si rivolse alla Santa Vergine pregando per avere il perdono. La Vergine gli porse la mano per aiutarlo, ma il penitente morì proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere liberato dal suo contratto con il diavolo.

Leggenda e realtà storica

Sebbene sia improbabile che uno scriba abbia fatto un patto con il diavolo, la storia ha alimentato la percezione che il Codex Gigas sia un’opera maledetta. Il soprannome esoterico di questo testo è legato ad una particolare rappresentazione di Satana al suo interno: secondo la leggenda, un monaco boemo avrebbe fatto un patto col diavolo per riuscire a scrivere questo enorme tomo tutto in una notte… anche se recenti analisi sul testo hanno smentito questa folkloristica teoria.

Questa leggenda è una variazione di una storia medievale molto popolare su Teofilo di Adana, noto come San Teofilo il Penitente. Contiene gli stessi elementi della leggenda della Bibbia del Diavolo: patto con il diavolo per raggiungere l’impossibile, pentimento dopo, la misericordia della Vergine Maria e la rapida morte del penitente.

Questi elementi si trovano anche nella saga di Faust, conosciuta dal XVI secolo. Ad alimentare ulteriormente la leggenda ci sono altri due aspetti da considerare.

Il primo è la convinzione medievale che la scrittura potesse espiare i propri peccati. Questo motivo si trova anche in una storia citata dal monaco e storico inglese Orderico Vitale (1075-1142).

Raffigura un monaco peccatore che era allo stesso tempo un bravo e devoto scrittore di libri. Dopo la morte, la sua anima fu salvata dall’essere mandata all’inferno all’ultimo momento grazie a un libro molto grande che aveva scritto.

Quando ogni lettera del libro veniva pesata contro ciascuno dei suoi peccati, una singola lettera alla fine divenne decisiva a suo favore.

Il diavolo e la città celeste

Tutto il volume è riccamente decorato anche se non è questo ciò che lo ha reso famoso, quanto piuttosto la presenza di un'immagine di Satana che occupa per intero la pagina 290.

Se da un lato vi è la rappresentazione di un demonio, solitario, enorme e spaventoso, nella pagina adiacente vi è l’illustrazione della città celeste. La contrapposizione tra queste due illustrazioni, può far pensare che l’autore abbia cercato di mettere in risalto il contrasto tra il bene ed il male.

Illustrazione del diavolo Codex Gigas

Il Codex Gigas è il libro più grande del mondo?

Il Codex Gigas è il libro più grande del mondo? Dipende da cosa si mette a confronto. Il Codex Gigas è il più grande manoscritto medievale esistente, e su questo non c’è discussione.

Non è però il libro più grande mai realizzato: esistono volumi moderni di dimensioni maggiori, a cominciare dall’Atlante Klencke conservato alla British Library.

Il volume, realizzato nel 1660 misura 178 cm in altezza e 105 cm in larghezza. La distinzione conta, perché quasi tutto ciò che rende straordinario il Codex - la pergamena, la mano unica, i decenni di lavoro - dipende proprio dal fatto che sia un manoscritto e non un libro a stampa.

VolumeAltezzaLarghezza
Codex Gigas92 cm50 cm
Atlante Klencke178 cm105 cm

La storia del Codex Gigas

Nel corso dei secoli, il Codex Gigas ha catturato l’immaginazione di storici, studiosi e appassionati di paranormale. Nel corso dei secoli, il Codex Gigas è stato portatore di una presunta maledizione che gli ha fatto cambiare “residenza” per molto tempo.

Nel manoscritto è presente una nota in prima pagina in cui è riconosciuto il monastero di Podlažice come primo proprietario. In seguito il codice venne ceduto nel 1295 al monastero di Sedlec e, nello stesso anno, fu acquistato dai benedettini del monastero di Břevnov, dove fu custodito fino al 1594.

In quello stesso anno Rodolfo II d’Asburgo volle portare il manoscritto a Praga. L’imperatore nutriva una certa passione per l’occulto ed era un collezionista di oggetti particolari.

Un manoscritto con l’immagine del diavolo era perfetto per essere esposto nella sua Camera delle meraviglie (Wunderkammer).

Il trasferimento in Svezia

Alla fine fu raccolto dagli invasori sotto il governo di Rodolfo II, che proveniva dalla Svezia e che lo regalò alla regina Cristina, la quale desiderava possedere la più grande biblioteca del suo tempo.

La mattina del 16 luglio 1648, nelle ultime fasi della Guerra dei Trent’anni, una forza svedese di cento uomini si arrampicò sulle mura della città di Praga.

I soldati riuscirono a sorprendere le guardie e poco dopo, 3.000 uomini furono in grado di riversarsi per saccheggiare la città. Praga venne saccheggiata per due giorni e le furono sottratti almeno un centinaio di libri d’arte di ogni tipo.

Tra questi c’erano i due manoscritti di fama mondiale: il Codex Gigas e il Codex argenteus, la Bibbia d’argento, chiamata così perché la maggior parte del testo è scritto con inchiostro d’argento.

L’incendio del castello reale

Il Codex Gigas viene collocato nella biblioteca del Castello di Stoccolma dalla regina Cristina I di Svezia. Il 7 maggio 1697 scoppiò all’interno del castello reale un incendio che si estese fino alla biblioteca reale.

Gran parte della collezione di libri fu distrutta dalle fiamme. Su 24.500 libri e 1.400 manoscritti, solo 6.000 libri e 300 manoscritti furono salvati.

Leggenda vuole che il Codex Gigas si potè salvare perché qualcuno riuscì a gettarlo dalla finestra.

Dove si trova oggi

Il Codex Gigas si trova in Svezia dal 1649: oggi è conservato alla Biblioteca Nazionale di Svezia (Kungliga biblioteket) a Stoccolma, con la segnatura Ms. A 148.

Non è a Praga, anche se a Praga è rimasto per oltre cinquant’anni ed è tornato una volta sola, nel 2007, in prestito temporaneo.

Dal XVII secolo, il Codex Gigas ha lasciato il territorio svedese in due occasioni: 1970: il Codex Gigas lasciò la Svezia per il Metropolitan Museum di New York.

2007: il 24 settembre 2007, dopo 359 anni, il Codex Gigas è tornato a Praga in prestito dalla Svezia fino al gennaio 2008, esposto nella Biblioteca Nazionale Ceca, protetto da una teca blindata.

In epoca recente, dal settembre 2007 a gennaio 2008, dopo 359 anni, il Codex Gigas è stato riportato a Praga, in prestito temporaneo nella Biblioteca Nazionale Ceca. Oggi è possibile ammirare il codice nella Biblioteca Nazionale della Svezia e sfogliarlo in versione digitale.

Il significato culturale del manoscritto

Il Codex Gigas è un capolavoro della scrittura e della miniatura medievale. Al di là della sua leggenda e delle sue impressionanti dimensioni, il manoscritto è prezioso per il suo contributo alla conservazione della cultura e della storia del Medioevo.

Offre una visione unica della mentalità dell’epoca e delle credenze religiose e scientifiche di quel periodo. Il Codex Gigas è molto più di una curiosità storica.

È una testimonianza dell’abilità e della dedizione degli scribi medievali. È anche un promemoria di come storia e leggenda siano spesso intrecciate in un intrigante mistero.

Il Codex Gigas è un’importante eredità culturale che offre una visione della vita e della spiritualità medievale. Riflette la fusione di letteratura, religione e scienza del suo tempo.

La qualità dell’opera, comprese le illustrazioni e la calligrafia, testimonia l’alto livello artistico raggiunto dai monaci medievali. La grande illustrazione del diavolo, presente nelle sue pagine, è una delle più famose e ha alimentato numerose interpretazioni.

Il codice è stato oggetto di studio per la sua storia, il suo valore artistico e il suo contenuto. Oggi è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Svezia, dove continua ad affascinare storici, bibliofili e curiosi.

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