Il camice del sacerdote è una lunga e ampia tunica di tela bianca che ricopre tutta la persona ed è la veste liturgica riservata al clero maggiore: suddiacono, diacono, sacerdote e vescovo. Il colore viola può caratterizzare il tramezzo, i bordi, le maniche o altri elementi decorativi del camice, mentre il camice stesso rimane normalmente una veste bianca.
Il camice si indossa dopo l’amitto e sotto la casula, la dalmatica o la tunicella durante la celebrazione della Messa, nelle processioni e nelle benedizioni solenni. Si cinge in vita con un cingolo e può essere realizzato in lino, cotone, lana oppure in tessuti misti.
Che cos’è il camice sacerdotale viola
Il camice sacerdotale viola è una veste liturgica confezionata generalmente su base bianca e arricchita da elementi decorativi di colore viola. Il colore può essere presente nel tramezzo posto nella parte inferiore della veste e sulle maniche, oppure in bordure, ricami e inserti.
Il camice è una lunga e ampia tunica di tela bianca che ricopre tutta la persona. I modelli nel tempo si sono evoluti da quello originario cosiddetto “romano” e oggi ve ne sono alcuni dotati di zip per rendere più semplice e veloce la vestizione.
| Elemento | Caratteristica |
|---|---|
| Veste | Lunga e ampia tunica bianca |
| Decorazione | Tramezzo, bordi, ricami o inserti di colore viola |
| Collo | Scollo romano oppure collo tondo risvoltato |
| Chiusura | Modello tradizionale oppure zip sul davanti o sulle spalle |
| Vita | Il camice si stringe con un cingolo |
Quando si indossa il camice
Il camice del sacerdote è la veste liturgica riservata al clero maggiore: suddiacono, diacono, sacerdote e vescovo. Si riveste dopo l’amitto e si porta sotto la casula, la dalmatica, la tunicella nelle celebrazioni della Messa, nelle processioni e benedizioni solenni.
La casula, come la stola, può in parte variare nella forma ed essere di varie fogge e vari colori liturgici, a seconda del tempo o della memoria celebrata. Nella Messa e nella altre azioni sacre direttamente collegate con essa, veste propria del sacerdote celebrante è la casula o pianeta; la casula s’indossa sopra il camice e la stola.

Struttura e caratteristiche del camice
Il camice sacerdotale classico presenta uno scollo sagomato e piegoni oppure un’arricciatura o addirittura un plissé nella variante più complessa e preziosa. Può essere decorato con tramezzi, pizzi o ricami.
Gli elementi decorativi sono solitamente presenti in misura ridotta anche sulle maniche. Al fondo, nel centro, il camice sacerdotale presenta una croce.
Il camice si può cingere in vita con un cingolo. I cingoli per camici sono delle cinture a forma di corda che il sacerdote utilizza per stringere il camice attorno alla vita. Essi possono essere di diversi colori a seconda del tempo liturgico o della memoria del giorno.
Simbolicamente, il cingolo rappresenta la virtù del dominio di sé.
Camice viola con collo alla coreana e zip
Un modello di camice per sacerdote può essere confezionato in leggero tessuto misto poliestere e lana. Il camice si presenta con due piegoni avanti e dietro e una zip sul davanti.
Il modello può essere realizzato con tramezzo colorato sul tessuto posto in basso e sulle maniche. Il collo alla coreana conferisce alla veste una linea semplice e ordinata.
I modelli con zip rappresentano la variante più moderna del classico camice romano. Fermo restando i decori mutuati dalla versione più classica, il camice con zip presenta un collo tondo risvoltato.
La cerniera può essere presente sul petto oppure nascosta sulle spalle. La vestizione ne risulta più semplice e veloce.
Materiali e misure
Il camice sacerdotale può essere realizzato in lino, cotone o lana. Esistono anche modelli in tessuto misto poliestere e lana, pensati per ottenere una veste leggera e resistente.
Un modello confezionato in misto poliestere e lana può essere disponibile nelle misure di 135 cm, 140 cm, 145 cm, 150 cm, 155 cm e 160 cm.
| Materiale | Possibile utilizzo |
|---|---|
| Lino | Tessuto tradizionale per il camice sacerdotale |
| Cotone | Materiale utilizzato per modelli semplici e confortevoli |
| Lana | Adatta anche ai camici destinati agli ordini monastici |
| Poliestere e lana | Tessuto misto leggero per modelli con piegoni e zip |
Principali modelli di camice sacerdotale
Camice con scollo romano
Il camice con scollo romano è il camice sacerdotale più classico e diffuso. Presenta uno scollo sagomato e piegoni oppure un’arricciatura o addirittura un plissé nella variante più complessa e preziosa.
Può essere decorato con tramezzi, pizzi o ricami. Essi sono solitamente presenti in misura ridotta anche sulle maniche. Al fondo, nel centro, il camice sacerdotale presenta una croce.
Camice con zip
Il camice sacerdotale con zip è la variante più moderna del classico camice romano. Fermo restando i decori mutuati dalla versione più classica, il camice con zip presenta un collo tondo risvoltato.
La cerniera può essere presente o sul petto oppure nascosta sulle spalle. La vestizione ne risulta più semplice e veloce.
Camice con cappuccio
Il camice con cappuccio è solitamente indossato dai sacerdoti appartenenti agli ordini monastici: benedettini, francescani, carmelitani e altri.
È possibile realizzare il camice con cappuccio in tessuti di lana o di cotone, adornando il fondo e le maniche con ricami.
Camice modello antico
Il camice sacerdotale antico riprende il modello sartoriale dei camici sacerdotali del passato, che erano molto ampi anche per via dell’arricciatura sulle spalle.
Questo genere di camice è realizzabile in cotone o in tessuto di fresco lana.
Differenza tra camice, cotta e rocchetto
La cotta sacerdotale è la veste bianca indossata dai sacerdoti e dai ministranti durante le celebrazioni liturgiche sopra la veste talare, con cui costituisce l’abito corale del clero. Essa è caratterizzata dal tipico scollo romano ed è lunga solo fino all’altezza delle ginocchia del sacerdote.
Come per il camice, la cotta può essere adornata con ricami o inserti di pizzo che la rendono più preziosa. Il rocchetto è esteticamente simile alla cotta ma ha un uso differente: è parte dell’abito corale di chi ha il privilegio di indossarlo, ma non è un abito liturgico.
Perciò, il rocchetto non va mai indossato come ultimo paramento, ma sempre sotto un altro paramento. Rocchetto e cotta si distinguono tra loro, oltre che per la loro funzione, anche per la forma delle maniche: larghe e corte nella cotta, aderenti e lunghe nel rocchetto.
Il camice sotto la casula
Casula, paenula e pianeta sono termini sinonimi, sebbene con casula e paenula, soprattutto a partire dal dopo Concilio Vaticano II, si indichino le forme ampie del mondo antico e con pianeta le forme settecentesche in uso fino alla riforma attuale.
La casula consiste in una larga veste di forma ampia circolare che copre tutta la persona e con un foro al centro per la testa. La stoffa arriva fino ai polsi nella parte superiore e fino alla tibia nella parte inferiore.
Secondo il significato risalente a Isidoro di Siviglia, casula significa “piccola casa”, spiegazione che si adatta alla forma tipica della veste che avvolge completamente chi la indossa. Con il termine casula si definiva la cella abitata dal monaco e la piccola cappella campestre.
Questa veste deriva, come tutti i paramenti sacri, dalle antiche vesti greche e romane. Essa viene indossata dal presbitero appena ordinato con il significato di essere rivestito di Cristo e di rivestirsi del popolo di Dio a lui affidato.
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Il significato del colore viola
Il viola inserito nel camice sottolinea il carattere liturgico della veste e può essere utilizzato per richiamare il colore del tempo liturgico o della memoria celebrata. La decorazione viola può essere applicata in modo discreto sul fondo, sulle maniche, sul collo o attraverso ricami e tramezzi.
La scelta del colore si collega quindi alla struttura ornamentale del camice e agli altri paramenti utilizzati dal presbitero, senza modificare la funzione principale della veste, che rimane quella di ricoprire tutta la persona durante le celebrazioni liturgiche.
Camice e identità sacerdotale
Da sempre, l’umanità ha avvertito il bisogno di identificare con divise specifiche i ruoli e i compiti dei membri della comunità. Le camicie Clergyman sono per il sacerdote una sorta di manifesto della consapevolezza verso i propri obblighi, le proprie funzioni, le proprie responsabilità, oltre che un messaggio rassicurante per i fedeli.
Con il termine clergyman si intende in generale l’abito religioso composto da pantaloni, camicia e giacca di colore nero o grigio, indossata dai sacerdoti al di fuori delle celebrazioni. Più in particolare, però, la definizione è riferita alla tipica camicia Clergyman, che caratterizza in modo inequivocabile questa tenuta.
Il dettaglio più immediato e noto delle camicie Clergyman è il colletto bianco, che può essere di due modelli. Il primo modello è definito “alla romana”: il colletto è una fascetta di plastica bianca alta 3, 4 centimetri, che emerge mezzo centimetro dal colletto nero.
Questo modello deriva dall’abito talare, nel quale la fascetta bianca simboleggia candore e purezza. Nel secondo modello, un semplice inserto di plastica bianca viene infilato nel colletto della camicia, predisposto appositamente a questo fine, con due fessure in cui vengono inseriti gli angoli.
Si ottiene così il caratteristico quadratino bianco in mezzo al colletto. Le camicie Clergyman per clero sono realizzate di solito in filafil, popeline o miste.
Possono essere a manica lunga o corta, a seconda della stagione. I colori ricorrenti e diffusi sono il grigio scuro, il grigio chiaro, l’azzurro, il bianco e il nero.
Il completo clergyman deriva dall’abbigliamento dei pastori protestanti anglosassoni, ma il cattolicesimo romano ne ha apprezzato la praticità e comodità e lo ha accolto e accettato come abito religioso e simbolo dell’identità cattolica.
Le camicie Clergyman identificano il sacerdote, anche in modo informale. Ricordano a lui e agli altri la sua appartenenza, il decoro, l’impegno. Rivestono con sobrietà e dignità il suo spirito.
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