San Giovanni Eremita da Tufara è ricordato come un uomo interamente consacrato a Dio, alla preghiera, alla penitenza e alla carità verso i poveri. La sua vita insegna a cercare il Signore nel silenzio e nella contemplazione, senza mai perdere il contatto con le necessità degli uomini.
La preghiera a San Giovanni Eremita può accompagnare chi desidera chiedere la sua intercessione, ottenere la grazia di vivere con maggiore fede e imparare da lui l’umiltà, il distacco dai beni terreni, l’amore per la Chiesa e la dedizione verso il prossimo.

Chi è San Giovanni Eremita da Tufara
Il Martirologio Romano ricorda la memoria dell’eremita del Fortore il 14 novembre: “Nel cenobio di Santa Maria di Gualdo Mazocca vicino a Campobasso, beato Giovanni da Tufara, eremita”. Giovanni da Tufara è così ufficialmente riconosciuto come “beato”, ma da sempre è venerato in Valle di Fortore come “San Giovanni eremita da Tufara”.
La scoperta di “un personaggio spirituale ricco di interiorità” è un’oasi di speranza per un futuro di rinnovamento spirituale. Porre lo sguardo su un santo eremita è chiedersi profondamente come vivere anche in questo tempo una dimensione spirituale intensa.
“La santità è intimità con Dio, è imitazione di Cristo, povero, casto, umile; è amore senza riserve alle anime e donazione al loro vero bene” (Presbiterorum Ordinis, 33). Accostarsi alla vita di un santo monaco è farsi affascinare da come egli si è fatto intimo di Dio nella preghiera personale e corale, nella meditazione della Parola e nell’amore verso il prossimo.
Preghiera a San Giovanni Eremita
O glorioso San Giovanni Eremita da Tufara, uomo di preghiera, di silenzio e di penitenza, tu che hai cercato Dio con cuore sincero e hai consacrato tutta la tua vita alla contemplazione, rivolgi il tuo sguardo benevolo verso di noi.
Ottienici la grazia di riconoscere la presenza del Signore nella nostra vita, di ascoltare la sua Parola e di seguirla con fedeltà. Aiutaci a vivere con umiltà, sobrietà e rettitudine, liberi dalla schiavitù delle cose terrene e attenti ai bisogni dei poveri e degli emarginati.
Tu che nelle persone bisognose hai riconosciuto il volto di Cristo affamato, nudo e sofferente, insegnaci a non rimanere indifferenti davanti alla sofferenza degli altri. Donaci un cuore generoso, capace di condividere ciò che possiede e di servire con amore.
Tu che hai scelto la solitudine per conoscere te stesso guardandoti in Dio, aiutaci a trovare momenti di silenzio, di raccoglimento e di preghiera. Fa’ che il nostro cuore sia sempre aperto alla grazia dello Spirito Santo e che le nostre azioni siano illuminate dalla retta intenzione.
San Giovanni Eremita, intercedi per noi presso il Signore, sostienici nelle difficoltà, confortaci nelle prove e guidaci sulla via della conversione. Ottienici la perseveranza nella fede, la purezza del cuore, la pazienza nelle avversità e la carità verso tutti.
Amatevi sempre, figliuoli miei… Amate Dio, primo nostro principio e ultimo fine; amate la santa Chiesa che è la via della salute… Amate di un amore divino l’anima vostra, amate tutti e sempre per nostro Signore.
San Giovanni Eremita da Tufara, prega per noi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Invocazione breve
San Giovanni Eremita da Tufara, innamorato del Signore e servo dei poveri, accompagnaci con la tua intercessione. Insegnaci a pregare nel silenzio, a vivere con umiltà e a riconoscere Cristo in ogni persona. Guidaci verso una fede più sincera, una speranza più salda e una carità più concreta. Amen.
La vita di San Giovanni Eremita
San Giovanni eremita nasce a Tufara nel 1084 da Mainardo e Maria, che stramente nella biografia del santo non sono pii genitori cristiani. Sin dalla fanciullezza, benché visse in ambiente indifferente e quasi ostile, sentì i richiami del cristianesimo autentico e diede alla sua vita un indirizzo deciso.
Amava praticare l’ufficio del sacrestano nella chiesa dei santi Pietro e Paolo e questo irritò i genitori e contribuì a diffondere pettegolezzi e maldicenze. I più invidiosi riferirono che Giovanni elargiva elemosine e donazione di cibo ai poveri del paese.
I genitori informati dell’accaduto, un giorno decisero di smascherarlo mentre portava un cesto con i viveri ai poveri. Giovanni senza remore non esitò a obbedire e i genitori restarono esterrefatti nel costatare che quella cesta conteneva rose e fiori.
Un segno che il Signore accordava al suo umile servo. La stessa cosa si racconta di altri santi, come la santa regina Elisabetta d’Ungheria.
Accortosi di essere di peso alla famiglia, nel 1103, Giovanni decise di abbandonare la casa e fuggire dal paese per seguire la strada che il Signore gli avrebbe indicato. Appena diciottenne, mosso dal desiderio di approfondire la sua formazione filosofica e teologica, si recò a Parigi.
A Parigi, la vita mondana della città, il mondo di dotti e filosofi non rispondevano alle aspettative del beato Giovanni. Lui amava la solitudine perfetta, la contemplazione e il silenzio necessario per ascoltare la Parola di Dio.
Decise di ritornare in Italia, inizialmente a Monte S. Angelo, e poi a Tufara, dove ebbe inizio il suo cammino di interiorità spirituale. Trovando i genitori defunti, vendette tutto e distribuì ai poveri il ricavato.
Abbandonò la sua casa e percorrendo per l’ultima volta le strade della sua Tufara varcò la porta del castello per dare l’ultimo addio a tutto ciò che lo legava al suo paese.
Il gesto verso il povero
Incontrò un povero completamente nudo, con le mani protese verso di lui. Giovanni lo fissò attentamente, poi osservò se stesso e, preso da vergogna di ritrovarsi più ricco di quel poveretto, prese lo straccio di vestito che aveva addosso e rivestì il povero.
Completamente nudo, a passi maestosi, s’inoltrò verso le montagne boscose dove condusse vita solitaria e austera in tuguri e grotte. Preso dall’amore di Dio, rinnegò se stesso, prese la sua croce, assoggettò il corpo allo Spirito, digiunò, a volte, per l’intera settimana.
Le sue giornate erano scandite dalla preghiera, dalla meditazione, dalla contemplazione, dalla lettura della Parola di Dio e dalla penitenza.
La vita solitaria, però, non lo ha distolto dal guardare gli uomini, dal riconoscerli nel loro bisogno e riconoscere in loro la presenza di Cristo.
La preghiera e la vita comunitaria
Un’accreditata testimonianza afferma che Giovanni da Tufara si incontrò in S. Firmiano con il conterraneo e compagno di giovinezza, forse con lui a Parigi, beato Stefano Corumano di Riccia.
Trascorse la maggior parte della sua vita nelle grotte di Baselice nel beneventano. Molti uomini, attratti dal suo esempio e desiderosi di condurre una vita di contemplazione e di preghiera chiesero di unirsi a lui.
Giovanni visto il fervore e la sincerità di questi uomini, diede origine ad una forma di vita comunitaria. Nel 1156 diede il via per la costruzione del monastero di santa Maria de Gualdo Mazocca a Foiano di Val Fortore (BN).
San Giovanni, invece, si è dedicato totalmente a Dio come eremita, ma ha saputo guardare agli uomini e amarli: nei poveri ha riconosciuto il volto di Gesù affamato, ignudo e sofferente; per altri, che guardavano a lui come a un fratello maggiore e a un padre e gli domandavano la guida verso la perfezione cristiana, ha avviato la forma di vita cenobitica fondando il «Monastero di Santa Maria de Gualdo Mazzocca»: una abbazia dove con il benedettino ora et labora si dava spazio sia alla contemplazione e alla preghiera, sia all’azione sociale a favore dei poveri e degli emarginati.

La morte e la memoria liturgica
Nell’anno 1179, il 14 novembre, all’età di ottantasei anni, San Giovanni da Tufara, colpito da forte febbre e spossato nella sua fibra pur resistente, alle ore nove morì. Il corpo fu sepolto in luogo nascosto nel bosco di Mazocca.
Il Martirologio Romano ricorda la memoria dell’eremita del Fortore il 14 novembre. La sua memoria rimane legata alla Valle del Fortore e alle comunità che lo venerano come protettore e intercessore.
L’Elevatio et translatio corporis
La vita di San Giovanni Eremita fu redatta all’epoca Giovanni il Venerabile (… 1203), priore di Santa Maria di Gualdo Mazocca, affidandone il compito al monaco Giacomo. L’opera col nome di Legenda di Giovanni Romito fu completata con il priore Benedetto (… 1215).
La Legenda, documento importante per conoscere la vita del Santo eremita, descrive la solenne cerimonia dell’”Elevatio et translatio corporis”, disposta dall’arcivescovo Ruggero di Benevento, ma poi eseguita dal vescovo di Volturara, coadiuvato dai vescovi di Dragonara e di Montecorvino.
La cerimonia si svolse il 28 agosto 1221. Questa cerimonia era una forma di proclamazione e riconoscimento di santità, da parte dei Vescovi del luogo, in uso nel primo millennio di vita della Chiesa e rimase in uso fino al 1234, dopo di che la canonizzazione fu riservata esclusivamente al papa.
Questo ci porta da dire che il beato Giovanni da Tufara può esser giustamente chiamato San Giovanni eremita da Tufara.
Nell’anno 1221, come abbiamo suddetto, avvenne l”Elevatio et translatio corporis e alcune ossa del santo eremita poste nell’altare da consacrare delle Chiesa del Monastero.
In questa occasione il braccio e la mandibola di san Giovanni eremita furono donate rispettivamente ai rappresentanti di Tufara e di Foiano. Le restanti ossa furono tumulate in un luogo segreto nella Chiesa del Monastero e in seguito, nel 1541, traslate presso la Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo (BN).
Il culto e le reliquie
Dal 1658 sono state collocate in busto d’argento che è portato in processione per la festa patronale, con San Bartolomeo apostolo, il 24 agosto.
La vita del santo eremita è narrata nella bellissimo portale di bronzo della Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo: nell'anta di sinistra la vita di San Bartolomeo, nell'anta di destra la vita di San Giovanni Eremita.
Oltre al culto attribuito a San Bartolomeo in Galdo (BN), il Santo eremita è venerato a Tufara, con grande solennità, e a Foiano di Val Fortore.
Il 24 giugno la comunità fioianese, con una grande festa, si stringe intorno a San Giovanni Eremita (Tufara 1084 - Foiano di Val Fortore 1170), protettore del paese.
Le celebrazioni in suo onore si svolgono nella chiesetta sorta sulle antiche rovine dell’antico monastero di Santa Maria de Gualdo Mazzocca, a sua volta eretto sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Polluce.
San Giovanni Eremita, patrono della Valle del Fortore
L’arcivescovo mi ha invitato pure per l’ufficiale proclamazione di san Giovanni da Tufara a patrono della Valle del Fortore. Nella nostra classica accezione patrono è quel santo che pastori e fedeli di un territorio (o anche di una famiglia religiosa e pure di una associazione di fedeli) hanno unitamente designato come loro protettore, ossia intercessore presso Dio e per la cui scelta vi sia pure l’approvazione della competente Autorità.
I sentimenti di fraternità e amicizia si allargano, allora, alle comunità cristiane che hanno voluto porsi sotto la protezione di questo Eremita innamorato del Signorem con le Autorità civili, militari e di polizia che le accompagnano.
La sua radicalità evangelica e la sua inquietudine, ad esempio, mi riportavano alla figura di san Francesco d’Assisi, di cui mi pareva un precursore; la sua vita eremitica nella solitudine, d’altra parte, mi ricordava le storie degli antichi padri del deserto; c’è, non da ultimo, il suo gesto di spogliarsi per rivestire un povero e questo mi ha riportato alla memoria il giovane Martino che divise la sua clamide e poi, la notte, sentì la voce di Cristo che diceva agli angeli: «Martino, benché ancora catecumeno mi ha ricoperto con la sua veste» (De vita beati Martini, III: PL 20, 162).
Il messaggio spirituale di San Giovanni Eremita
Mentre, allora, scorrevo le pagine relative alla vita di san Giovanni eremita mi tornava alla memoria ciò che papa Francesco scrive dei santi, ossia che ciascuno di loro «è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo» (Gaudete et exsultate, n. 19).
Mi sono allora domandato: qual è il messaggio che scaturisce oggi dalla vita di san Giovanni da Tufara? Ho cercato una risposta alla luce delle parole del santo Vangelo che è questa sera è stato proclamato.
Gesù, infatti, ci dice qualcosa che è molto importante: «La lucerna del tuo corpo è l’occhio». Comprendiamo questa frase se teniamo conto di come gli antichi ebrei, consideravano l’occhio.
Per noi è l’organo della vista, sicché noi con gli occhi vediamo la luce; per loro l’occhio è una sorgente di luce e per questo Gesù la assimila alla lucerna. Non leggiamo, così, nel vangelo secondo Matteo che noi siamo la luce del mondo? (cf. Mt 5,14)
Qual è il senso di questa espressione? La tradizione cristiana ha unanimemente spiegato così: prima di agire, interrogatevi su qual è l’intenzione del vostro cuore; considerate l’intenzione da cui proviene quello che fate.
«La lucerna del corpo è l’occhio, perché il valore dell’azione è illuminato dal raggio della retta intenzione», diceva san Gregorio Magno (Moralia XXVIII, 30: PL 76, 465).
Con quale «occhio», dunque, san Giovanni eremita, ha guardato le cose e ha fatto le sue scelte di vita? Quando, come narra la leggenda, egli scelse di andare a Parigi ricercava la sapienza.
Questo è certo cosa buona; più importante, però, del conoscere le cose è conoscere se stessi. La frase è antica. La troviamo già sulle labbra di Socrate.
La ripeteva pure sant’Ambrogio, che diceva: «Conosci te stesso, o uomo. Riconosci che in te c’è il soffio creatore di Dio. Sei la sua opera più bella. Considera quanto sei prezioso agli occhi di Dio perché porti la sua immagine» (su Cant I, 7: PL 15, 1864).
Ecco, allora, che san Giovanni eremita è stato un uomo che per conoscere se stesso si è guardato in Dio. Da qui la sua scelta della vita solitaria, la sua vita eremitica.
A volte, infatti, ci sono ricerche della santità che nello sforzo di volare molto in alto perdono il contatto con la terra e le sue vicende liete e dolorose: un po’ come i palloncini volanti, che nelle feste si danno ai bambini; procurano gioia finché si librano in aria e sono tenuti agganciati alla terra con un filo, ma se quel filo si spezza, ecco che il palloncino vola via, scompare, va alla deriva.
Così è una ricerca della santità, che perde il contatto con le vicende umane. Al contrario, ci sono alcuni che vorrebbero cercare la santità, ma poiché non sanno interiormente rendersi liberi somigliano a quegli aquiloni, che son fatti male e non riescono a prendere il volo.
Il testamento spirituale
A tutti san Giovanni ha lasciato il suo testamento spirituale: «Amatevi sempre, figliuoli miei… Amate Dio, primo nostro principio e ultimo fine; amate la santa Chiesa che è la via della salute… Amate di un amore divino l’anima vostra, amate tutti e sempre per nostro Signore».
Questo testamento mi ricorda quel che san Girolamo raccontava dell’evangelista Giovanni, che «rimase a Efeso fino a una età tanto avanzata che gli stessi discepoli riuscivano a trasportarlo con molta difficoltà e la sua voce era così flebile da non riuscire a mettere insieme molte parole.
E ripeteva sempre le stesse cose: “Figli miei, amatevi gli uni gli altri”. Alla fine i discepoli e i fratelli presenti, stanchi di sentire sempre le stesse parole, gli domandarono: “Maestro, perché dici sempre questo?”. Ed egli rispose con una frase degna di Giovanni: “Perché è il comandamento del Signore, e se facciamo solo questo, basta”» (Comm. in Epist. Galatas III: PL 26, 433).
Così è stato san Giovanni da Tufara. Perciò il suo corpo è stato tutto luminoso, simile a lampada che illumina con il suo fulgore (cf. Lc 11,36).
Come pregare San Giovanni Eremita
La preghiera a San Giovanni Eremita può essere recitata in qualsiasi momento, soprattutto quando si desiderano il raccoglimento, la conversione del cuore, la forza nelle prove o una maggiore attenzione verso chi soffre.
- Si può iniziare con il segno della croce.
- Si può leggere un breve brano del Vangelo o ricordare un episodio della vita del santo.
- Si può recitare la preghiera a San Giovanni Eremita con calma e partecipazione.
- Si può affidare al santo una persona, una famiglia o una particolare necessità.
- Si può concludere con il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre.
La preghiera non separa dalla vita quotidiana, ma conduce a riconoscere il volto di Cristo nelle persone incontrate ogni giorno. L’esempio di San Giovanni Eremita unisce la contemplazione, la penitenza, la carità e la responsabilità verso la comunità.
Preghiera conclusiva
O Dio misericordioso, che hai chiamato San Giovanni Eremita a vivere nella solitudine, nella preghiera e nella penitenza, concedi anche a noi di cercarti con cuore sincero.
Per sua intercessione, liberaci dall’egoismo, dall’indifferenza e dall’attaccamento disordinato alle cose terrene. Rendici fedeli alla tua Parola, perseveranti nelle prove e disponibili verso i poveri, gli ammalati e tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.
Fa’ che, seguendo l’esempio di San Giovanni Eremita, possiamo amare Dio, la santa Chiesa e ogni persona per amore di Gesù Cristo.
San Giovanni Eremita da Tufara, prega per noi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.