Il prodigio di Fatima secondo Mauro Biglino

Secondo l’interpretazione proposta da Mauro Biglino, il prodigio di Fatima può essere esaminato non soltanto come un evento religioso, ma anche come un fenomeno da confrontare con le testimonianze moderne sugli UFO e sui contatti con entità non umane. Questa lettura non coincide con la spiegazione ufficiale della Chiesa cattolica e si fonda soprattutto sulle descrizioni originarie dei tre pastorelli, sulle anomalie del fenomeno luminoso e sulle trasformazioni successive della memoria e del racconto.

Gli eventi di Fatima si svolsero tra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917 e coinvolsero Lucia dos Santos, Francisco Marto e Giacinta Marto, tre bambini che vivevano ad Aljustrel, a circa 2 km da Cova da Iria, il luogo delle apparizioni. Nella prospettiva presentata da Biglino, il punto centrale non è stabilire dogmaticamente che cosa i bambini abbiano visto, ma confrontare le testimonianze originali con l’immagine mariana consolidata negli anni successivi.

Tre pastorelli di Fatima nel 1917

I tre pastorelli e il contesto storico

Lucia dos Santos, Giacinta e Francisco Marto, rispettivamente di 10, 9 e 7 anni, erano 3 piccoli pastorelli che vivevano in una località chiamata Aljustrel, situata a 2 km da Cova da Iria (Fatima), luogo dove si sono svolte le apparizioni di cui tutti siamo a conoscenza. I 3 bambini erano cugini e il loro livello culturale era estremamente basso all’epoca.

Non esistevano scuole per le bambine e gli autori hanno stimato che nel 1917 c’era un tasso di analfabetismo tra la popolazione pari al 72.1%. I piccoli provenivano da famiglie eminentemente religiose, in particolar modo Giacinta e Francisco, il cui padre, Manuel Marto, durante una delle inchieste ufficiali condotte dal Sacerdote di Fatima, venne definito come “un cieco credente, o in alternativa un folle.”

Contrariamente a quanto si crede, dei tre testimoni, quella principale è sempre stata Lucia, così come dichiarato anche dalla stessa Giacinta all’editore del quotidiano O Mensageiro, al quale disse, in risposta alle domande che le erano state poste relativamente alle apparizioni: “non ricordo, è Lucia quella che deve sapere”.

La frase assume una certa rilevanza se consideriamo che Lucia ebbe esperienze di contatti con entità non umane già nel 1915, contatti dei quali la Chiesa Cattolica non ha mai fatto menzione e dei quali le venne chiesto di non fare parola dal Canonico Formigao, il personaggio principale che ha condotto le inchieste sulle apparizioni e promotore della costruzione del Santuario.

Nonostante l’omertà delle autorità ecclesiastiche, gli eventi sono stati documentati e in questo libro sono stati resi di pubblico dominio con dovizia di particolari. Purtroppo, le dichiarazioni di Giacinta e Francisco risultano essere poche anche se utili per alcuni aspetti, perché i due bambini morirono rispettivamente nel 1920 e nel 1919.

Il ruolo decisivo di Lucia

Nella loro opera, gli autori hanno ben evidenziato l’incapacità di Lucia di ricordare alcuni eventi, così come quella di modificare le sue dichiarazioni rispetto a quelle rilasciate nel 1917. Ad esempio, lei disse durante l’inchiesta del Canonico Formigao del 19 Ottobre, che la Signora che apparve a lei e ai suoi cugini le avrebbe detto che la guerra sarebbe finita quel giorno.

Tuttavia, nel 1951, Padre Luigi Gonzaga da Fonseca scrisse un articolo sul Magazine Brotèria in riferimento a una lettera scritta da Lucia il 26 Giugno del 1947 al futuro Vescovo di Viseù, Dr. Josè Pedro da Silva, nella quale la veggente avrebbe dichiarato: “non ho sentito dire dall’apparizione, la guerra finirà oggi, ma ho sentito: se essi faranno penitenza, la guerra finirà oggi”.

Questa dichiarazione risulta essere imbarazzante se si considera che il 25 Settembre 1948, il Canonico Barthas avrebbe dichiarato che la veggente aveva negato di aver sentito la frase, “la guerra finirà oggi”. Come gli stessi autori spiegano nel loro libro, non essendo affidabile la capacità di ricordare di Lucia, il loro lavoro si è basato principalmente sulle dichiarazioni originali dell’epoca, ammettendo che, nonostante questo, non tutta la verità può essere portata alla luce.

All’età di 14 anni, Lucia venne mandata in gran segreto in un luogo sconosciuto a tutti, tranne che al Sacerdote di Fatima che gli diede 3 ammonimenti precisi: 1) Non dire a nessuno chi sei 2) Non dire a nessuno dove stai andando 3) Non parlare a nessuno delle apparizioni.

Gli autori nel 1976 hanno cercato di intervistarla, ma la congregazione Dorotea di cui faceva parte inviò loro una lettera dove veniva spiegato che ciò non era possibile. La Santa Sede ha esaudito il desiderio della Sorella di entrare in convento per vivere nella solitudine e nel silenzio, e di conseguenza, solo alla Santa Congregazione per la dottrina della fede spetta concedere l’autorizzazione per altre visite.

La prima apparizione del 13 maggio 1917

I 3 piccoli pastorelli, dopo essere stati a messa come tutte le domeniche, portarono al pascolo il gregge di pecore a Cova da Iria, località a 2 km da Aljustrel dove avevano le loro case. Dopo aver consumato il loro piccolo pasto e aver recitato il rosario, iniziarono a giocare, quando ad un tratto nonostante la giornata soleggiata, Lucia vide un fulmine e disse a suo cugino Francisco: “andiamo via di qui, perché potrebbe arrivare un temporale da un momento all’altro.”

La veggente prosegue il suo racconto rilasciato durante una delle inchieste ufficiali: “siamo tornati dalle pecore e ce ne siamo andati. Giunti al centro del pendio, abbiamo visto un altro lampo di luce e subito dopo una signora sulla cima di una quercia. Eravamo molto spaventati nel vedere lo splendore che l’avvolgeva. La figura poi ci disse: non abbiate paura, perché io non vi farò del male”.

Nelle prime dichiarazioni, in particolare in quella di Giacinta, si legge che la cosa che li spaventò, in particolar modo, era stata la luce che li aveva accecati in diverse circostanze durante le apparizioni, al punto da non riuscire a tenere gli occhi aperti.

Il giorno successivo, la madre di Lucia appresa la notizia dell’apparizione dalla madre di Giacinta le chiese: “Lucia, ho sentito dire che hai visto la Madonna a Cova da Iria”. “Chi ti ha detto così?” Rispose Lucia. “La madre di Giacinta, che lo ha saputo da lei. E’ la verità?” Lucia la corresse: “non ho mai detto che fosse la Nostra Signora, ma piuttosto una piccola e graziosa bambina.”

“Una bambina?” “Sì madre.” “Puoi parlare e dirmi cosa ti ha detto?” “Mi ha detto che dovremo continuare ad andare lì per 6 mesi consecutivi, il 13 di ogni mese e che alla fine di quel tempo, lei ci dirà chi è e cosa vuole da noi.”

Da notare che le apparizioni furono in realtà 7, tra cui quella del 19 Agosto. L’essere, non aveva rivelato la sua identità, ma per Giacinta, così come per suo padre e gli abitanti del luogo molto cattolici che vennero a conoscenza dell’evento, chi altri poteva essere se non la madre di Gesù?

Nella loro cultura non esistevano divinità al di fuori di quelle Cattoliche che potessero scendere dal cielo, quindi, nonostante i dubbi di Lucia, che peraltro rimasero fino alla fine riguardo l’identità della piccola e bella signora, tutti invece erano convinti che fosse stata la Madonna ad apparire ai tre pastorelli.

La figura della “piccola e bella signora”

Di lì a poco, la sperduta parrocchia di Fatima frequentata da poche famiglie,sarebbe diventata fonte di speranza per i credenti, centro dell’attenzione dei giornalisti di tutto il mondo e motivo di agitazione per i politici. Dopo quel fatidico pomeriggio, la storia Portoghese ha cambiato il proprio corso e forse, anche il proprio destino.

“Se i bambini hanno visto una donna vestita di bianco, chi altri poteva essere se non la Nostra Signora?” Domandò Antonio dos Santos (padre di Lucia), come se si rivolgesse a se stesso. L’identificazione della figura con la Madonna derivò quindi anche dal contesto culturale e religioso nel quale vivevano i tre pastorelli.

Nel 1941, dopo che erano passati molti anni da quegli eventi, Lucia ha offerto una nuova versione di questo incontro iniziale con l’essere. La descrizione questa volta è stata più vivida.

“Abbiamo visto una signora su una quercia vestita di bianco, più brillante del Sole, sfavillante di una luce più chiara e intensa di un cristallo pieno d’acqua sparato attraverso i raggi più ardenti del Sole. Ci siamo fermati a causa della sorpresa di quella apparizione. Eravamo così vicini che praticamente ci trovavamo dentro la luce. Eravamo forse a un metro e mezzo di distanza, più o meno”.

In questa versione, Lucia avrebbe confermato che l’essere le aveva detto di provenire dal cielo, anche se sua madre, durante gli interrogatori ufficiali dichiarò che l’essere aveva semplicemente sollevato il dito in direzione del cielo, come ad indicare la sua provenienza.

Le descrizioni originali e l’immagine mariana successiva

La statua che si trova di fronte alla Basilica di Fatima, che ha un cuore fuori dal suo petto, così come la venerata immagine in ambito locale, segue le linee essenziali della Vergine Cattolica e le sue multiple personalità viste sugli altari di tutto il globo. Il cerchio classico sopra la sua testa, un vestito fino ai piedi e il Rosario tenuto tra le mani alzate.

Questi elementi sono stati una costante attraverso i secoli. Tuttavia, quando gli autori hanno consultato i documenti più vecchi relativi alla sua descrizione a Fatima, hanno cominciato a percepire le differenze tra il reale e l’immaginario.

“Sembrava una bambola molto graziosa” scriveva sulle sue pagine del 23 Giugno, “O Seculo” riguardo la descrizione fatta da Lucia. Nell’articolo si leggeva anche che “aveva gli occhi neri e il viso era grazioso come nessun altra donna che avessi mai visto”. I cugini della veggente furono d’accordo con lei.

Che età potrebbe aver avuto la “piccola Signora”? Gli investigatori nel 1917 non riuscirono a discernere con precisione questo dettaglio. L’11 Ottobre, Lucia ha informato il Visconte di Montelo che la donna “sembrava avere circa 15 anni”.

Al direttore di “O Mensageiro”, la veggente paragonò la figura ad una bambina di 12 anni di nome Virginia che viveva nel suo villaggio. Nello stesso giornale, si apprende da quanto scritto da Padre Lacerda, che Virginia, 12 anni, “era alta circa 1,10 metri”, una stima che coincide con quanto scritto nell’inchiesta della Parrocchia: “Lucia ha detto che la Signora che lei e i suoi cugini videro, era alta poco più di 1 metro.”

Elemento della descrizioneTestimonianza riportata
Età apparenteCirca 15 anni
ParagoneUna bambina di 12 anni
Altezza stimataCirca 1,10 metri
VoltoOcchi neri e viso grazioso
LuminositàPiù bella e intensa della luce del Sole

In base alle descrizioni fornite dai testimoni, è interessante notare le conclusioni a cui giunse il Canonico Barthas: “la Signora non era simile in apparenza a una qualsiasi delle immagini della Madonna o di altri Santi che potrebbero aver visto fino ad allora.”

La luce e l’ipotesi del fenomeno non ordinario

I veggenti hanno insistito ripetutamente che non erano impressionati solo dalla comparsa della Signora, ma dal fatto che erano stati “accecati” da essa. Lucia, attraverso il Visconte di Montelo, ha detto che la luce celeste che avvolgeva la donna era “più bella della luce del Sole e molto luminosa”.

2 giorni dopo “l’ultimo incontro”, la veggente si lamentò con il sacerdote che in quella occasione la figura li aveva “ancora accecati” e che, “di tanto in tanto ho dovuto strofinare gli occhi”. Secondo Francisco “il volto della signora era più chiaro del Sole”, mentre Giacinta si lamentò l’11 Ottobre che non riusciva a guardare direttamente l’essere “perché era difficile per i miei occhi”.

Gilberto Fernandes dos Santos, un uomo d’affari della città di Torres Novas, ha parlato ai giovani veggenti ad Aljustrel 2 anni dopo gli eventi e la descrizione fornita dai veggenti è a nostra disposizione oggi. “La Madonna era una signora molto bella. Indossava un abito bianco che la copriva dal collo ai piedi, ma era un bianco che irradiava luce. Indossava sopra il vestito un cappotto anch’esso bianco che emanava luce”.

È proprio l’insistenza sulla luminosità, sull’abbagliamento e sulla difficoltà di osservare direttamente la figura a costituire uno degli elementi maggiormente valorizzati nell’interpretazione ufologica degli eventi. Il confronto con il fenomeno UFO non dimostra però automaticamente l’origine extraterrestre dell’apparizione, ma propone una diversa cornice interpretativa per le testimonianze.

FATIMA: il mistero del Sole rotante

Le incongruenze dell’abbigliamento

Qui ci confrontiamo con una delle maggiori incongruenze dei bambini riguardo le descrizioni che di solito vengono fornite sulla Vergine Maria. Gli indumenti che indossava la figura e che sono stati descritti dai veggenti, avevano delle grosse incongruenze rispetto alla teoria classica riguardo questo tipo di apparizioni.

Diamo un'occhiata a ciò che il Parroco ha lasciato scritto nel suo importante racconto: “Lucia ha detto che lei ed i suoi cugini hanno visto apparire la Signora e che questa era vestita di bianco. La gonna era bianco e oro, aveva delle filettature per tutta la sua lunghezza e in tutta la sua larghezza, ma non arrivava ai piedi”.

“Il mantello non era d’oro ma bianco e partiva dal suo capo per arrivare fino all’orlo della gonna. Anche il cappotto era bianco e sembrava avere 2 o 3 corde ai polsi con dei ricami in oro sulla parte superiore e sul fondo.”

“Dove c’era l’orlo, il ricamo d’oro sembrava più fitto. Non aveva fusciacca, nastro o cintura. A Lucia sembrava che indossasse delle calze bianche, ma non era certa di questo perché la sua attenzione era rivolta al volto della donna”.

Questa descrizione differisce dall’iconografia mariana più diffusa, nella quale la Vergine viene solitamente rappresentata con un abito lungo, un mantello, un rosario e un aspetto riconoscibile secondo modelli religiosi già consolidati. Nella prospettiva di Biglino, tali differenze meritano di essere considerate prima di sovrapporre alla testimonianza originaria l’immagine successivamente costruita.

Fatima, apparizioni mariane e fenomeno UFO

Per quasi 60 anni, nessuno aveva mai svolto indagini approfondite su questo argomento e nonostante la mole di opere relative alle apparizioni di Fatima, gli autori, cosiddetti Fatimiti, sembravano più intenti a portare avanti la propria ideologia (religiosa o scettica) piuttosto che a trovare la verità riguardo gli eventi accaduti.

Questo libro, è il primo di una trilogia riguardante gli eventi di cui furono testimoni 3 piccoli pastorelli ed è stato scritto da 2 storici Portoghesi, Joaquim Fernandes e Fina D’Armada, i quali, nel 1976 hanno avuto accesso alla documentazione originale custodita nell’archivio del Santuario di Fatima, costituita da testimonianze originali e disegni inseriti all’interno delle inchieste ufficiali ma anche nei giornali dell’epoca.

Per i successivi 6 anni, gli autori hanno studiato tutti i documenti e laddove possibile, hanno intervistato i testimoni oculari ancora in vita (1978). Dalle loro indagini è emerso un quadro della situazione sostanzialmente diverso rispetto a quello che le autorità ecclesiastiche hanno fatto credere in tutti questi anni.

In effetti, come vedremo, gli eventi accaduti a Fatima erano del tutto analoghi a quelli legati al fenomeno UFO della nostra epoca. Questa sintesi racchiusa in queste “poche” pagine, non potrà mai sostituirsi al testo originale per ovvie ragioni, ma ha semplicemente lo scopo di fornire ai lettori alcuni spunti su cui riflettere, affinché ci si possa fare un idea su quanto REALMENTE accadde a Fatima nonostante le versioni fornite dalla Chiesa Cattolica.

Il metodo interpretativo di Mauro Biglino

Nel materiale disponibile, Mauro Biglino viene presentato come uno scrittore interessato a rileggere i testi biblici e le tradizioni religiose secondo un approccio non convenzionale. Parlando delle reliquie cristiane, egli ha sostenuto che non si sa se Gesù sia realmente esistito, o meglio, non si sa se la Bibbia parli di Cristo.

Di conseguenza, nutre dubbi sulla sua morte in croce. Questa posizione mostra il metodo con cui Biglino affronta anche temi religiosi più ampi: non accetta automaticamente l’interpretazione tradizionale, distingue tra il testo originario e le elaborazioni posteriori e considera possibile una lettura legata a eventi materiali, tecnologici o non umani.

Nel caso di Fatima, la domanda non viene quindi formulata soltanto nei termini “la Madonna è apparsa oppure no?”, ma anche in una forma diversa: quale tipo di fenomeno descrivono realmente le testimonianze del 1917?

Le apparizioni e il problema dell’identificazione

L’essere, non aveva rivelato la sua identità, ma per Giacinta, così come per suo padre e gli abitanti del luogo molto cattolici che vennero a conoscenza dell’evento, chi altri poteva essere se non la madre di Gesù? La risposta fu condizionata dall’ambiente religioso e dalle categorie culturali disponibili ai testimoni.

La frase assume particolare importanza perché Lucia stessa, nelle prime dichiarazioni, non avrebbe parlato immediatamente della Madonna, ma di “una piccola e graziosa bambina” o di una “piccola e bella signora”. La trasformazione della figura in una manifestazione mariana può quindi essere vista come un processo interpretativo sviluppatosi attraverso le domande degli adulti, le aspettative della comunità e le successive ricostruzioni ecclesiastiche.

La statua che si trova di fronte alla Basilica di Fatima, che ha un cuore fuori dal suo petto, così come la venerata immagine in ambito locale, segue le linee essenziali della Vergine Cattolica e le sue multiple personalità viste sugli altari di tutto il globo.

Tuttavia, quando gli autori hanno consultato i documenti più vecchi relativi alla sua descrizione a Fatima, hanno cominciato a percepire le differenze tra il reale e l’immaginario. Per Biglino, il confronto fra queste due immagini - la figura raccontata nel 1917 e la Madonna rappresentata in seguito - è essenziale per comprendere la genesi del prodigio.

Il rapporto con altre apparizioni e altri fenomeni

“Preghiera”, “penitenza”, “protezione”, “perdono”, “pace”, sono termini ricorrenti nelle apparizioni della Vergine nel corso della storia. Ghiaie di Bonate, nel bergamasco, è chiamata “la Fatima italiana”.

Nel 1944 la Madonna apparve ad una bambina di sette anni, Adelaide Roncalli, in campagna. La testimonianza dell’anziana cugina è utile per ricostruirne la storia, così come le immagini dell’epoca.

La Chiesa non ha riconosciuto tuttora le apparizioni e le profezie in questione. Anche questo elemento mostra come la valutazione ecclesiastica di un’apparizione possa rimanere distinta dalla popolarità del fenomeno e dalla sua interpretazione da parte dei credenti.

La Madonna, nel 1842, si mostrò ad un uomo ebreo, Alfonso Ratisbonne, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma. Dieci anni prima a Parigi c’era stata un’altra apparizione a Parigi, a Rue De Bac.

La stessa giornalista spiega anche le apparizioni mariane a La Salette, in Francia. Ancora una volta i privilegiati sono persone molto semplici: due pastorelli. Anche in questo caso ci sarebbero dei messaggi lasciati dalla Vergine, che avrebbe invitato con forza alla preghiera e alla conversione.

Dalla Francia a Civitavecchia, la città che qualche anno fa salì alla ribalta per la statuetta della Madonna che piangeva sangue. La piccola Jessica Gregori dice di aver ricevuto dei messaggi.

In questi, la Vergine avrebbe parlato di pericoli imminenti per la famiglia e per la società, sia italiana che mondiale. Allo stesso tempo, rivolto anche l’invito alla preghiera e alla carità.

Il prodigio di Fatima tra fede, testimonianza e interpretazione

Il prodigio di Fatima può essere letto su più livelli. Per la tradizione cattolica, esso rappresenta un’apparizione mariana accompagnata da messaggi di preghiera, penitenza e conversione. Per l’approccio ufologico, la luminosità intensa, l’abbagliamento, l’aspetto insolito della figura, le dimensioni ridotte e l’abbigliamento descritto dai bambini suggeriscono il confronto con altri racconti di incontri con entità non umane.

Per una lettura storica, invece, diventa fondamentale distinguere le dichiarazioni rese nel 1917 dalle versioni redatte molti anni dopo. Nella loro opera, gli autori hanno ben evidenziato l’incapacità di Lucia di ricordare alcuni eventi, così come quella di modificare le sue dichiarazioni rispetto a quelle rilasciate nel 1917.

Come gli stessi autori spiegano nel loro libro, non essendo affidabile la capacità di ricordare di Lucia, il loro lavoro si è basato principalmente sulle dichiarazioni originali dell’epoca, ammettendo che, nonostante questo, non tutta la verità può essere portata alla luce.

La prospettiva attribuita a Mauro Biglino non offre quindi una dimostrazione conclusiva dell’origine extraterrestre del fenomeno. Essa propone piuttosto di riaprire la questione, osservando le testimonianze senza dare per scontato che l’identificazione religiosa elaborata successivamente coincida perfettamente con ciò che i tre pastorelli dichiararono nei primi interrogatori.

Il contesto delle interpretazioni non convenzionali

In un’intervista dedicata ai fenomeni extraterrestri, è stato sostenuto che la soppressione sistematica di tutte le notizie relative agli UFO avrebbe contribuito a mantenere nascosta una parte della realtà. È stato inoltre affermato che, di fronte a una grande quantità di informazioni, sarebbe difficile escludere l’esistenza di forme di alleanza fra vertici del potere umano ed eventuali razze extraterrestri.

Queste affermazioni appartengono a un ambito interpretativo più ampio, nel quale eventi religiosi, testimonianze di avvistamenti e presunti contatti vengono messi in relazione. Il collegamento con Fatima nasce dall’idea che alcuni racconti tradizionalmente classificati come miracoli possano essere riletti attraverso categorie moderne come fenomeno aereo non identificato, manifestazione luminosa o interazione con un’intelligenza non umana.

La nascita del cosiddetto “debunking” risale ufficialmente al “Robertson Panel”, un documento segreto del Pentagono nel quale i militari stabilivano chiaramente la necessità di disseminare false informazioni sugli UFO tramite i media e ogni altro possibile ente ufficiale o semi ufficiale.

La vera informazione esiste già, e si trova in internet. Chiunque voglia conoscere la verità, o comunque l’aspetto nascosto di un qualunque evento storico, può già farlo grazie alla rete.

Applicata a Fatima, questa impostazione invita a confrontare i documenti, le testimonianze e le rappresentazioni successive, senza confondere una possibilità interpretativa con una certezza dimostrata.

Che cosa resta della domanda su Fatima

La domanda fondamentale resta legata alla natura della figura vista dai tre pastorelli. Le testimonianze più antiche parlano di una presenza femminile giovane, molto luminosa, alta poco più di un metro, con occhi neri, un volto particolarmente bello e un abbigliamento bianco e oro non perfettamente coincidente con l’iconografia mariana tradizionale.

La luce che li aveva accecati in diverse circostanze durante le apparizioni, al punto da non riuscire a tenere gli occhi aperti, costituisce uno degli elementi più singolari del racconto. La descrizione secondo cui il volto della signora era più chiaro del Sole e la difficoltà di guardare direttamente l’essere rafforzano il carattere eccezionale della testimonianza.

La lettura cattolica interpreta questi elementi all’interno della devozione mariana e dei messaggi di preghiera, penitenza, protezione, perdono e pace. La lettura proposta da Biglino li considera invece indizi da confrontare con la fenomenologia UFO e con altri racconti di contatto.

In questa prospettiva, il prodigio di Fatima non viene cancellato, ma sottoposto a una domanda diversa: ciò che è stato chiamato “Madonna” potrebbe essere stato un fenomeno la cui natura originaria è stata reinterpretata secondo le categorie religiose del luogo e del tempo?

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