Il Battesimo di Gesù è un gesto di umiltà, di sottomissione a Dio e di totale solidarietà con i fratelli peccatori. Gesù non ha bisogno del battesimo ma si fa battezzare per indicare la sua vera missione: facendosi simile agli uomini, eccetto nel peccato, prende su di sé i nostri peccati per risorgere a una nuova vita.
Nel battesimo, Gesù si fa accanto all’uomo concreto per salvarlo; mettendosi tra i peccatori, Gesù vuole mostrarsi solidale con il peccatore di tutti i tempi, inserirsi umilmente nel sofferto cammino di tutta l’umanità, abbracciando la condizione della gente povera e vulnerabile, manifestando così una meravigliosa solidarietà con il suo popolo, con gli ultimi, con i peccatori.
Il racconto evangelico del Battesimo di Gesù
In quel tempo Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: - Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Ma Gesù gli rispose: - Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: - Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.
Il battesimo di Gesù è un evento centrale nella storia cristiana, riportato dai Vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca. Si colloca all’inizio della vita pubblica di Cristo ed è carico di simbolismo e significati profondi.
Secondo i racconti evangelici e la tradizione cristiana, intorno all’età di trent’anni Gesù lasciò la casa di famiglia a Nazaret, dove era cresciuto «in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini», per iniziare la sua ‘vita pubblica’. Il primo atto di questa è proprio il Battesimo che avvenne nel Giordano per opera di Giovanni il Battista, figlio di Zaccaria ed Elisabetta, cugini di Gesù, così come viene narrato da Marco e dagli altri due evangelisti.
Marco: «In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”».
Tutte le narrazioni concordano su molti particolari di questo episodio, presentato come una vera e propria ‘manifestazione’ (epifania) di Cristo, un riconoscimento della sua natura divina, di Figlio di Dio. Secondo la Bibbia, dopo il Battesimo, Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e si ritirò nel deserto per quaranta giorni in meditazione, prima di iniziare la sua vita pubblica, in Galilea.
Giovanni Battista e il battesimo di penitenza
Giovanni predicava un battesimo di penitenza per la remissione dei peccati. Molti andavano da lui per ascoltare le sue parole e compiere questo segno penitenziale, disposti a ricominciare una nuova vita dopo questo rito di purificazione.
Giovanni Battista, figura centrale in questo racconto, era un profeta che si ergeva nel deserto della Giudea, rivestito di umiltà e determinazione. La sua voce, forte e chiara, richiamava il popolo all’importanza del pentimento.
Egli battezzava in segno di purificazione e rinnovamento spirituale, invitando tutti a preparare i propri cuori per l’arrivo del Messia. Giovanni non era solo un semplice predicatore; era il precursore, colui che annunciava la venuta di un salvatore atteso da secoli.
La sua vita austera e il suo messaggio di conversione attiravano una moltitudine di persone, che riconoscevano in lui un profeta scelto da Dio. Giovanni indicava la necessità di una purificazione interiore, preparando i fedeli ad accogliere il dono della salvezza che sarebbe stato offerto attraverso Gesù.
Il battesimo di Giovanni è infatti un battesimo di conversione, che comporta la confessione dei peccati. Questo battesimo è legato alla volontà di lasciarsi alle spalle il precedente stile di vita peccaminoso e di avventurarsi in una vita rinnovata.
Il profeta Ezechiele disse ad Israele che, dopo il peccato verso Dio, aveva meritato l’esilio e che se desiderava rivivere nuovamente con Lui e ricevere il suo Spirito, doveva essere totalmente purificato, pronunciando il simbolismo dell’acqua, “Vi aspergerò con acqua e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli”.
E’ nell’ambito di questa purificazione che la narrazione del battesimo di Gesù è inserita nel contesto della missione di Giovanni il Battista che, predicando la conversione del cuore, la venuta del regno di Dio e il portare frutto con le buone opere, annunzia colui che battezzerà “in Spirito Santo e fuoco”.
Perché Gesù riceve il battesimo?
Gesù arriva in mezzo alla folla, come uno dei tanti. Ma, è possibile che Gesù faccia questo, se non ha peccati da eliminare?
Il Battista avverte in questo atto di Gesù qualcosa che, come noi, non comprende bene; perciò gli domanda, interdetto: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (Mt 3, 14). Ma Gesù risponde: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia” (Mt 3, 15).
A circa trent’anni, Gesù si presentò davanti al battista, nonostante la sua natura divina. La scelta di farsi battezzare non era solo un gesto simbolico, ma un momento di identificazione profonda con l’umanità.
Gesù, il Figlio di Dio, si unì a coloro che cercavano perdono e purificazione, mostrando così la sua volontà di assumere su di sé il peso dei peccati del mondo. Questo gesto sancì l’inizio del suo ministero pubblico e l’inizio della sua missione salvifica.
Mentre il popolo si faceva battezzare “con acqua” cioè il battesimo di conversione e di pentimento, entra in scena Gesù che, tra la folla, viene anche lui per essere battezzato.
Gesù, figlio di Dio, nell’anonimato, si nasconde in mezzo alla gente che si sente peccatrice ma è bisognosa di conversione e di purificazione. La gente va da Giovanni per fare il battesimo di immersione. Gesù non aveva peccato ma si mescola alla folla peccatrice, non aveva bisogno del battesimo di pentimento e di conversione eppure si mette in fila per riceverlo.
E’ in questo momento e in questo gesto che Luca sottolinea la grandezza e la bellezza del battesimo di Gesù: il quale compie il più grande gesto di umiltà e di abbassamento: facendosi battezzare si mescola e solidarizza con tutto il popolo.
Gesù facendosi immergere da Giovanni il Battista nelle acque del fiume Giordano solidarizza con tutti i suoi fratelli e sorelle e si manifesta come Dio in mezzo agli uomini. Ecco un gesto di umiltà, di sottomissione a Dio e di totale solidarietà con i fratelli peccatori.
Un altro significato fondamentale del Battesimo di Gesù è l’esempio di umiltà e obbedienza che offre. Nonostante la sua natura divina e la sua assenza di peccato, Gesù sceglie di essere battezzato da Giovanni, il quale predicava un battesimo di penitenza.
Questo atto è un gesto di profonda umiltà e una dimostrazione della sua volontà di identificarsi con l’umanità, mostrando che l’umiltà è un valore essenziale nel cammino spirituale.
«Adempiere ogni giustizia»
Nel contesto culturale del giudaismo di quel tempo si ritiene che la “giustizia” consista nel fedele compimento della Torah, in quanto piena accettazione della volontà divina.
Gesù riceve il battesimo di Giovanni come manifestazione della sua osservanza incondizionata della volontà divina. Andando a ricevere il battesimo, Gesù comincia a manifestarsi come colui che adempie i piani salvifici di Dio per portare il suo popolo alla promessa patria del Cielo.
Il profondo significato di ciò che ora si comincia a intravedere si manifesterà solo alla fine della vita terrena di Cristo, vale a dire, alla sua morte e risurrezione.
L’immersione di Gesù nelle acque del Giordano segna non solo il suo inizio ministeriale, ma anche il compimento delle Scritture, poiché in quel momento la salvezza e la grazia iniziarono a fluire per tutta l’umanità.
Il Giordano: luogo di passaggio e di compimento
Giovanni battezzava le persone nel fiume Giordano, un luogo di grande significato simbolico e religioso per gli Israeliti, legato alla loro storia e alla loro identità come popolo scelto da Dio.
Tale fiume infatti era il luogo dove il popolo di Israele, guidato da Giosuè, attraversò per entrare nella Terra Promessa, un simbolo di passaggio e di nuova vita. Le acque del Giordano sono state, quindi, associate a momenti di purificazione e rinnovamento.
In effetti, Gesù dà inizio alla sua vita pubblica all’uscita dalle acque del fiume Giordano. Mosè era morto, dopo aver contemplato la terra promessa dal monte Nebo, poco prima di attraversare questo fiume nel quale Gesù si è fatto battezzare.
Ora Gesù comincia la sua predicazione a partire dalle sponde del Giordano, che è il luogo dove la vita di Mosè era terminata. È Gesù che veramente porta a compimento quello che Mosè aveva cominciato.
La manifestazione della Santissima Trinità
Durante il Battesimo, si manifesta la Trinità in modo emblematico: lo Spirito Santo discende su Gesù in forma di colomba, mentre una voce dal cielo, rappresentante Dio Padre, dichiara: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3:17).
Questa scena potente rivela la coesistenza delle tre persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La presenza simultanea di questi tre aspetti della divinità sottolinea l’unità e la comunione nell’azione salvifica di Dio.
Le parole che si ascoltano indicano con sufficiente chiarezza che comincia a compiersi tutto ciò che era stato annunciato da parte di Dio.
La discesa dello Spirito Santo non solo conferisce a Gesù l’unto divino, ma indica anche il suo ruolo di guida e maestro nella vita dei credenti.
Il secondo elemento che Luca annota e che merita la nostra riflessione è che mentre Gesù è in preghiera, dopo il Battesimo, viene consacrato Messia dallo Spirito Santo e riconosciuto dal Padre quale era ed è veramente, cioè il Figlio amato, il Figlio del compiacimento del Padre.
Gesù è rivelato da Dio come suo Figlio, come il suo prediletto, come il testimone gradito dell’azione salvifica del Padre verso l’uomo, proprio perché compie già il mistero della volontà di accoglienza, di perdono, di comunione, di salvezza che Dio desidera.
Nel momento della solidarietà, Dio rivela la vera identità di Gesù: il Figlio, l’amato. Con il battesimo di Gesù inizia una nuova era per l’umanità: in cui il Figlio di Dio agirà nella storia.
Il cielo aperto e la nuova creazione
Ora, insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, “lo Spirito, che Gesù possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e rimane su di lui. Egli ne sarà la sorgente per tutta l’umanità. Al suo battesimo, ‘si aprirono i cieli’ (v. 16) che il peccato di Adamo aveva chiuso; e le acque sono santificate dalla discesa di Gesù e dello Spirito, preludio della nuova creazione”.
Da quel momento l’azione creatrice, redentrice e santificatrice della santissima Trinità sarà sempre più evidente nella vita di Gesù, nel suo insegnamento, nei suoi miracoli, nella sua passione, morte e risurrezione.
La colomba, simbolo di pace e purezza, rappresenta la nuova creazione che nasce con la venuta di Cristo. In questo momento, il battesimo di Gesù diventa un punto di riferimento per tutti i battesimi futuri, in quanto il credente riceve la grazia dello Spirito Santo e la nuova vita in Cristo.
Il Figlio amato e il Servo sofferente
La frase “Questi è il Figlio mio, l’amato” (v. 17), pronunciata da una voce dai cieli, è un’eco di quella con la quale Dio si rivolge ad Abramo per chiedergli di sacrificargli suo figlio Isacco: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami” (Gn 22, 2).
Questo modo di riferirsi a Gesù mette in parallelo la drammatica scena della Genesi, nella quale Abramo è disposto a sacrificare Isacco che lo accompagna senza fare resistenza, con il dramma che si consumò sul Calvario, dove Dio Padre offrì in sacrificio suo Figlio, accettato volontariamente per la redenzione del genere umano.
Inoltre, l’aggiunta “in lui ho posto il mio compiacimento” (v. 17) richiama alla memoria l’inizio dei Canti del Servo del Signore nel libro di Isaia: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio” (Is 42, 1).
È proprio in uno di questi canti che si descrive chiaramente tutto ciò che questo Servo del Signore dovrà soffrire per redimere il genere umano: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori, e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53, 4-5).
Iniziando il suo ministero pubblico con la decisione di prendere il posto dei peccatori, Gesù anticipa già la croce. Il suo battesimo è infatti “accettazione della morte per i peccati dell’umanità”.
Dal battesimo alla passione, morte e risurrezione
Il Battesimo rappresenta anche un atto di identificazione di Gesù con l’umanità. Intraprendendo questa esperienza, Egli si unisce ai peccatori e mostra la sua solidarietà con ogni persona.
Attraverso il Battesimo, Gesù dimostra di essere parte della condizione umana, condividendo le esperienze, le lotte e le speranze della gente. Questo gesto di identificazione sottolinea l’amore incondizionato di Dio per l’umanità e la sua volontà di essere presente in ogni aspetto della vita umana.
Infine, il Battesimo di Gesù è considerato da alcuni teologi una prefigurazione della sua passione e morte. L’immersione nell’acqua simboleggia la sua discesa agli inferi e la sua identificazione con il peccato, mentre l’emersione rappresenta la resurrezione e la vittoria sulla morte.
Questo parallelismo suggerisce che il Battesimo è un anticipo della redenzione che Gesù porterà attraverso il sacrificio della croce, rivelando così la pienezza della sua missione salvifica.
Il battesimo rende partecipi all’evento salvifico della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, inscrive i battezzati nel movimento di Gesù Cristo dalla morte alla vita, ed opera già la transizione definitiva dei battezzati dalla terra della morte alla terra della nuova vita.
Il significato del battesimo cristiano
Il battesimo non è solo l’atto misericordioso che lava via i peccati, ma è il sacramento che immette il cristiano nella comunità di Dio, venendo consacrato in Spirito Santo e fuoco.
D’allora, questo rito sacramentale (il primo dei sette), che consiste nell’infusione o nell’aspersione dell’acqua nella Chiesa Occidentale e nell’immersione nell’acqua, nella Chiesa Orientale dei cristiani, è accompagnato dalla formula trinitaria: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» pronunciata dal sacerdote quando rende cristiano il bambino o l’adulto che sarà perdonato dal peccato originale dell’uomo.
Con la cerimonia del battesimo si dà anche il nome al nuovo fedele. In Occidente, il battesimo rappresentò nei primi secoli la registrazione ufficiale delle nascite dei bambini negli archivi parrocchiali. Abbandonata in seguito, questa pratica fu ripresa dal XV secolo, divenendo legge con il Concilio di Trento.
Il battesimo di Gesù è un evento che richiama la chiamata universale alla santità, ricordandoci di vivere come figli di Dio, con fede e speranza.
Il battesimo come passaggio dalla morte alla vita
La liturgia battesimale primitiva mostra in modo chiaro che il battesimo è fondamentalmente collegato alla volontà di convertirsi. A questa profonda serietà del battesimo ci richiama la festa del battesimo del Signore da parte di Giovanni Battista sul Giordano.
Alla luce della serietà radicale del battesimo di conversione di Giovanni e del battesimo vicario di Gesù, anche noi prendiamo consapevolezza della profonda serietà del nostro battesimo.
Questa serietà è già evidente nel rito liturgico del battesimo, che Paolo descrive in modo molto incisivo. Egli interpreta il rito di immersione dei battezzati nell’acqua del battesimo come un’immersione nelle acque abissali della morte, in solidarietà con Gesù Cristo, che si è precedentemente immerso in quest’acqua oscura: “Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte” (Rom 6, 4a).
Ed il ristoro tramite il bagno del battesimo viene inteso da Paolo come una risurrezione a una vita nuova e imperitura, sempre in solidarietà con Gesù Cristo, che è stato risuscitato dalla morte alla vita eterna di Dio nella potenza dello Spirito Santo: “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom 6, 4b).
Essere battezzati significa quindi, come l’uomo vecchio, morire insieme a Cristo per essere risvegliati con Cristo attraverso il bagno del battesimo, come uomo nuovo.
Il battesimo è una fondamentale anticipazione della nostra morte, poiché in esso Dio ha già realizzato la nostra morte e la nostra rinascita: come Gesù Cristo, che si è immerso nel bagno della morte, ma da esso nella mattina di Pasqua è riemerso come uomo del tutto nuovo, così, tramite il bagno del battesimo, l’uomo si immerge nella tomba di Cristo per risorgere con lui come un uomo nuovo.
Il pentimento come memoria viva del battesimo
Data la serietà del battesimo, che è una questione di vita o di morte, non dovrebbe sorprendere che Paolo ritenga insufficiente il nostro essere battezzati con un rito sacramentale.
È molto più cruciale per lui il fatto che siamo “in Cristo” e che viviamo in una reciproca compenetrazione mistica di Cristo nel cristiano e del cristiano in Cristo.
Il battesimo implica un cambiamento radicale dell’esistenza, un passaggio dalla vita “secondo la carne”, consegnata al peccato e alla morte, alla vita “secondo lo spirito”, guidata dallo Spirito di Dio nel senso della liberazione verso il vero sé, che deve prendere forma in un cambiamento credibile di stile di vita.
Ha quindi senso che il perdono dei peccati e il pentimento nella Chiesa primitiva fossero associati al sacramento del battesimo, come confessiamo nel credo niceno-costantinopolitano “un solo battesimo per il perdono dei peccati”.
Pertanto, la conversione e il pentimento cristiani devono sempre servire a ravvivare il battesimo, come ha ricordato alla Chiesa in modo particolare il riformatore Martin Lutero.
Il suo punto di partenza era l’unicità del battesimo come fondamento della nuova vita nell’esistenza cristiana, a cui collegò l’esperienza della necessità di un pentimento rinnovato anche dopo il battesimo.
Ecco perché sottolineò l’importanza di far proprio continuamente ciò che, per volontà di Dio, è già accaduto a noi cristiani una volta per tutte nel battesimo: il cristiano dovrebbe vivere il proprio battesimo “come l’abito quotidiano che deve sempre portare addosso”.
L’effetto determinante del battesimo risiede proprio nel pentimento: “Quindi se vivi nel pentimento, sei nel battesimo”.
La conversione e il pentimento cristiani devono sempre assumere la forma del ricordo e del ravvivamento del battesimo. Ma quando il ricordo del battesimo trova il suo posto nella consapevolezza cristiana del pentimento, ecco che esso si accorda profondamente alla gioia della nuova vita in Cristo.
Il battesimo come chiamata alla santità e alla solidarietà
Il battesimo di Gesù è un richiamo per tutti noi a rinnovare il nostro impegno nella fede, a ricevere la grazia dello Spirito Santo e a vivere come figli e figlie di Dio, chiamati a portare nel mondo il messaggio d’amore e di salvezza che Gesù ci ha lasciato.
Il discepolo missionario è chiamato a imitare Cristo e un modo concreto di farlo è occuparci dei bisogni degli altri e non tanto dei nostri.
Come ha sottolineato Papa Francesco, il Suo Battesimo è strettamente connesso al nostro, Gesù si fa carico delle nostre necessità. Di noi che mendichiamo l’amore di Dio, di nostro Padre.
Anche tu e io, afferma papa Francesco, possiamo imitare Gesù, uscire e farci carico delle necessità degli altri, «è anche questo il modo in cui possiamo sollevare gli altri: non giudicando, non suggerendo cosa fare, ma facendoci vicini, compatendo, condividendo l’amore di Dio».
“Uscire da noi stessi, guardare il bisognoso, che necessita della nostra attenzione, del nostro tempo, del nostro sorriso, ecc. Imitiamo Cristo sollevando lo sguardo verso il prossimo. Questa è la strada della vera felicità, perché c’è più felicità nel dare che nel ricevere”.
Il simbolismo liturgico dell’orientamento
Ci viene tramandato dall’antica liturgia di Gerusalemme che, al momento dell’ammissione degli adulti nella comunità di fede della Chiesa, il candidato al battesimo, nel retro della chiesa, voltava le spalle all’ovest, come luogo di oscurità, e rinunciava per quattro volte al diavolo, alla sua pompa e a tutti i mali.
Quindi si rivolgeva verso est come luogo del sole nascente e della luce, e confessava per tre volte la fede in Dio Padre, nel suo Figlio Gesù Cristo e nello Spirito Santo.
Con il gesto di voltarsi da ovest a est, veniva liturgicamente inscenato ciò che il battesimo significa nella vita di una persona che diventa cristiana, vale a dire l’allontanamento dal male e l’avvicinamento al bene.
Ciò era associato al nuovo orientamento della vita, nel senso originale del voltarsi verso oriente, verso il sole nascente, che è già sorto con l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo.
Il Battesimo di Gesù nell’arte cristiana
Nella domenica successiva all'Epifania la Chiesa celebra la festa del Battesimo del Signore. Al racconto evangelico avvenuto nel fiume Giordano si sono ispirati numerosi artisti lungo la storia.
Nell’iconografia cristiana il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano è stato trattato in tutte le arti e anche in diversi film sulla vita di Cristo. Nelle arti figurative e in particolar modo nella pittura fu un argomento prediletto per gli artisti di tutti i tempi e in stili e maniere diversi, in cui le figure di Gesù e di San Giovanni Battista sono state presentate da sole o con angeli, santi o altri personaggi accanto; la scena si svolge all’aria aperta.
Inizialmente Gesù era raffigurato immerso nell’acqua, poi fu presentato seminudo, con il Battista che gli versava dell’acqua sulla testa.
Giotto nella Cappella degli Scrovegni
Quella di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova è sicuramente tra le massime espressioni dedicate al tema.
La voce di Dio Padre erompe dalle mura della Cappella degli Scrovegni di Padova. Guardando la parete nord del sacello, affrescato da Giotto fra il 1303 e il 1305 su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, scorrono in rassegna le immagini della vita pubblica di Gesù.
L’affresco di Giotto che rappresenta il Battesimo di Cristo fa parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. La scena è compresa nelle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete sinistra guardando verso l'altare.
Gesù, al centro della scena, immerso fino a metà del busto nel Giordano, riceve il battesimo da Giovanni Battista che si trova su una rupe. Dietro di lui, un santo anziano e un giovane senza aureola, aspettano di essere battezzati.
Dall'altra parte quattro angeli tengono i vestiti di Cristo, già pronti a ricoprirlo quando uscirà dall’acqua. In alto, in un'esplosione di luce, Dio Padre, con un libro nella mano sinistra, si sporge per benedire con la destra Suo Figlio.

Il pennello dell'artista medievale illustra ogni dettaglio dell'episodio evangelico contenuto in pochi versetti: “Giotto ci affascina in questo dipinto giocato sul chiaroscuro, sull’antitesi cromatica del blu del cielo nella parte superiore e il verde dell’acqua del Giordano in quella inferiore”.
Anche il colore ha un significato: "l’azzurro ricorda che siamo fatti per il cielo, il verde è la speranza della resurrezione".
Uno schema ad imbuto, delimitato dalle quinte costituite dalle rocce laterali, fa “scivolare lo sguardo nella parte centrale del riquadro dove in piedi, dentro l’acqua, sta Gesù”.
È nudo, ha le gambe incrociate. Sopra di Lui si intravedono il becco e i raggi dorati della colomba dello Spirito Santo. Ancora più in alto nel gran chiarore bianco si staglia una piccola figura con un libro in mano protesa verso Cristo: è Dio Padre.
“Siamo di fronte ad una perfetta manifestazione trinitaria verticale. I dipinti giotteschi rivelano il mistero del Verbo, Logos - il libro - fatto carne. “Se nelle scene precedenti il Battesimo Giotto ha rappresentato Dio con una mano protesa dall’alto verso la terra,” - osserva Filippetti - “da questo momento il Signore ha un volto. Non è più una legge o una serie di regole, ma è Persona: «chi vede me, vede il Padre» (Gv12,45)””.
Le rocce dello sfondo, a forma di V lasciano aperto uno spazio propizio per attirare l'attenzione dello spettatore verso il fulcro centrale della scena.
Impressionano per chiarezza i volti di Cristo e del Battista, come anche quelli dei due discepoli dietro di lui. L’acqua che copre solo Cristo e non gli altri presenti è un elemento stilistico della tradizione iconografica medievale, per non mostrare il Cristo completamente nudo.
L’armonia cromatica, il blu del cielo nel centro dei dolci colori tenui dei vestiti e degli asciugamani, inquadrati tra le chiare rocce, sono gli elementi che impressionano gli spettatori come in tutte le pitture di Giotto.
In senso orizzontale il movimento dell’occhio è guidato dalle aureole: quelle dei tre angeli a sinistra, di Gesù e di Giovanni Battista al centro e di Andrea a destra. Accanto all'apostolo c’è un discepolo non identificato e privo di nimbo.
Vicino al Salvatore, sulla sinistra, oltre la trasparenza dell’acqua si intravede un pesciolino. “È proteso, incurvato, quasi incuriosito, con la bocca semiaperta: è colmo di stupore, come il dromedario dipinto da Giotto nella scena dell’Adorazione dei Magi.
Anche il battesimo del Signore infatti è un'epifania: un’epifania trinitaria”.
Se l’appartenenza al popolo ebraico è evidente nella carne del bambino, l’appartenenza al popolo cristiano è il segno impalpabile dell’acqua del Battesimo che non lascia tracce sul corpo, ma trasforma in profondità.
Bianco, rosso e verde incorniciano i dipinti giotteschi. Sono i colori che il contemporaneo Dante attribuisce nel XXX Canto del Purgatorio alle vesti di Beatrice. Simboli rispettivamente della fede, dell’amore oblativo e della speranza.
“L’acqua verde - conclude Roberto Filippetti - è la speranza che battezzati in Cristo Risorto, anche noi risorgeremo”.
Piero della Francesca
Partiamo con uno dei più grandi pittori del Quattrocento, Piero della Francesca, il quale conferisce alle sue opere quell’impronta personale rappresentata dalla prospettiva, non certo una sua invenzione ma una sua scelta precisa, mediante la quale pone i personaggi ritratti in uno spazio analogo a quello reale.
È del 1440-45 la sua tempera su tavola Battesimo di Cristo, conservata presso la National Gallery di Londra e commissionata al maestro dall’ordine dei Monaci benedettini Camaldolesi per la piccola cappella dedicata a San Giovanni Battista, nella Chiesa di Santa Maria della Pieve a Borgo Sansepolcro.
Quest’opera giovanile di Piero della Francesca fu concepita inizialmente come parte di un trittico, comprendente due pannelli laterali e uno alla base (predella). La tavola presenta una struttura abbastanza ordinata, nella quale le figure hanno una loro specifica dimensione geometrica.

Il maestro di Borgo Sansepolcro ricorre alla geometria per ampliare la scena sacra, dando al prodotto visivo una certa armonia. Egli è stato in grado di far dialogare tra di loro la perfezione umana e quella divina.
È evidente l’uso delle regole prospettiche nella rappresentazione dei soggetti in proporzione, che danno l’impressione di essere soggetti reali. I personaggi, gradualmente posti uno dietro l’altro, sembrano inespressivi e hanno una carnagione bianca, tale da comunicare un’idea di freddezza.
La loro inespressività è legata a sentimenti transitori che poco importano all’artista, interessato a immortalare un momento eterno qual è il battesimo del Cristo.
Alle loro spalle corrono una stradina tortuosa percorsa da monaci orientali e un fiume, che scorre lontano e riflette il cielo e la natura circostante. Il paesaggio minuzioso ricorda la tradizione fiamminga, con un cielo chiaro e azzurro che si rispecchia nell’acqua del fiume (simbolo del divino in terra) e con la presenza di colli bruni.
La scena si svolge lungo il fiume Giordano in Galilea, ma Piero della Francesca ricontestualizza lo scenario dentro il paesaggio umbro-toscano, quello di Borgo Sansepolcro.
Gesù sta al centro del quadro in atteggiamento umile e profondamente umano, è visibile frontalmente, ha le mani giunte e gli occhi umili proiettati verso il basso.
Il suo corpo scultoreo pallido e immobile è rappresentato con la gamba sinistra che porta tutto il peso, mentre la gamba destra è leggermente arretrata e piegata.
Sulla sua testa vi sono la ciotola del battesimo e la colomba (lo spirito santo), che cadono verticalmente alla figura del Signore e sono allineati con la posa di quest’ultimo che tiene le mani giunte in preghiera.
Cristo è al centro di un ipotetico triangolo equilatero (simbolo della Trinità), con il vertice inferiore corrispondente al suo piede destro e il suo centro coincidente con le mani giunte.
A sinistra sono dipinti tre angeli (simboli di pace) dalle vesti colorate, sulla cui testa spiccano delle coroncine. Due di essi guardano Gesù mentre viene battezzato, il terzo poggia la mano sulla spalla di uno dei cherubini e guarda verso lo spettatore, quasi a volerlo coinvolgere nella scena sacra.
Sempre a sinistra spicca il fusto di un albero (simbolo della vita) che ricorda una colonna (anticipazione della Passione) e che, prospetticamente, è in posizione verticale per controbilanciare la posa di Giovanni Battista.
È rigoglioso e si contrappone all’albero alle spalle che è spoglio e ha i rami secchi, perché fa riferimento a coloro i quali non riceveranno il battesimo.
Il Battista è rappresentato a destra nell’atto di versare l’acqua santa sul capo del Redentore. È ritratto in un atteggiamento che sembra comunicare ritrosia, dovuta forse al suo precedente rifiuto nel conferire il battesimo al Figlio di Dio.
Sempre a destra, ma in secondo piano, troviamo un uomo che si china e si toglie la tunica perché sta per ricevere lo stesso sacramento, mentre sullo sfondo si vedono dei monaci bizantini, uno dei quali indica la colomba.
L’atmosfera sembra immobile e comunica un istante che viene bloccato nel tempo, perché è l’istante della perfezione quando Gesù è consacrato Figlio di Dio.
Non vi sono forti chiaroscuri e le tinte calde e fredde si alternano, mentre la luce proveniente dall’alto pervade la scena in maniera omogenea.
Verrocchio e Leonardo da Vinci
Al 1475-1478 risale il Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio e di Leonardo Da Vinci, realizzato per il monastero vallombrosano di San Salvi e ora conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.
Scultore, pittore e orafo, Verrocchio fu un artista polivalente ed esponente, insieme a Pollaiolo, dell’orientamento in senso naturalistico dell’arte fiorentina, con cui influenzò il suo discepolo Leonardo.
Le produzioni artistiche di Verrocchio rispecchiano questa sua propensione per il dato naturale e sono contrassegnate da una certa ricchezza decorativa, in gran parte mutuata dal suo mestiere di orafo.
Il Battesimo di Cristo è attribuita dai critici dell’arte al lavoro congiunto di Verrocchio e di un giovane Leonardo Da Vinci.

I due dipingono la scena sulle rive del fiume Giordano. Il Battista getta l’acqua santa sul capo di Cristo, mentre sorregge un’esile croce e un cartiglio sul quale svetta la scritta: ECCE AGNU DEI (QUI TOLLIT PECCATA MUNDI) (Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo).
Presenti due angeli inginocchiati, uno dei quali sorregge la veste del Figlio di Dio. Con le gambe in leggero contrapposto, Cristo è al centro dell’immagine e di uno schema compositivo triangolare, ha le mani congiunte, china il capo per ricevere l’acqua del battesimo e più sopra, in posizione verticale rispetto al corpo del Salvatore, spicca la colomba pasquale.
Ancora più su rispetto alla colomba si intravedono le mani di Dio. Si completa in questo modo la raffigurazione completa della Trinità che occupa tutto l’asse verticale e divide la scena in due.
Gesù e San Giovanni sono personaggi reali, umani e maturi, dalle proporzioni scultoree. I due angeli in basso a sinistra sono stati dipinti in maniera più delicata: uno è attento e tiene la tunica di Cristo, l’altro sembra distratto ma, in realtà, richiama l’attenzione dell’osservatore del quadro, affinché si concentri sull’evento che si sta svolgendo davanti ai suoi occhi.
Alle spalle dei personaggi è ritratto un paesaggio roccioso sotto un cielo terso, illuminato da una luce cristallina e con pochi vegetali.
Si vedono un boschetto sulla rupe, un falco (simbolo del male che si allontana dalla colomba, portatrice di pace), una palma (simbolo di Gesù che ha vinto la morte) e le rocce dietro il Battista.
Le immagini di San Giovanni e di Gesù sono riconducibili alle mani del Verrocchio, mentre la raffinata esecuzione dell’angelo, posto all’estremità sinistra, è opera di Leonardo.
Quest’ultimo è autore anche dell’atmosfera fluida, ottenuta per mezzo della tecnica dello sfumato che lega i personaggi al resto del paesaggio, e dell’angelo dai lunghi capelli dorati che ha tratti di morbidezza.
Pare inoltre che il Da Vinci abbia messo mano al brumoso paesaggio sullo sfondo, che ricorda le raffigurazioni della valle dell’Arno da lui fatta in altre occasioni.
È contraddistinto da indeterminatezza, da uno svaporare verso l’alto, da una fusione di acque, rocce e cielo, e quindi di aria, che corrispondono al paesaggio leonardesco della Vergine delle rocce e che, più avanti, ricorrerà anche nella Gioconda.
Lo scenario naturale a destra è opera del Verrocchio ed è più squadrato e deciso, così come le pietre su cui poggiano i due angeli.
Il mastro esprime così l’intenzione di riprodurre per simboli l’ambientazione tradizionale dell’episodio (la palma rende verosimili le acque del Giordano).
Sono evidenti quindi le diverse soluzioni pittoriche del maestro e del suo allievo, differenze che trovano conferma nel celebre aneddoto vasariano in cui il Verrocchio, avendo visto le soluzioni applicate dal suo allievo, “mai più volle toccare i colori, sdegnandosi che un fanciullo ne sapesse più di lui”.
Altri dipinti italiani
Nel corso dei secoli sono stati innumerevoli i contributi artistici di tanti artisti, che hanno raffigurato il sacramento del Battesimo a Gesù: da Giotto che ha dipinto un affresco (1303-1305) nella Cappella degli Scrovegni a Padova, a Pietro Perugino che ha decorato la Cappella Sistina in Vaticano con lo stesso tema nel 1482, da Parmigianino che ha realizzato un dipinto nel 1519, oggi conservato nella Gemäldegalerie di Berlino, a Mantegna che ha dipinto a tempera questo soggetto religioso attorno al 1506, conservato nella cappella funebre dell’artista nella basilica di Sant’Andrea a Mantova.
Giovanni Bellini, Il Battesimo di Cristo, 1500-1502, tempera su tavola, 400x263 cm, Vicenza, Chiesa di Santa Corona.
Il Battesimo di Cristo è tra le prime opere della sua produzione e mostra un’immersione pacata delle figure nello spazio che le circonda, attraversate dalla luce e dall’aria.
L’opera ha una composizione abbastanza tradizionale, con Gesù al centro rivolto verso lo spettatore, mentre Giovanni Battista, a sinistra, lo battezza da una rupe, mentre a destra aspettano tre figure angeliche dalle vesti sgargianti (allegoria delle tre Virtù Teologali); in alto, tra cherubini e serafini, appare la figura di Dio Padre che invia sopra il Figlio la colomba dello Spirito Santo.
La linea dorata dell'aurora mattutina sul fondo segna la frontiera tra terreno e divino. L'uomo qui non è «centro ordinatore di un universo che domina, ma fibra di un tutto con cui vive in armonia».
Andrea Mantegna, Il Battesimo di Cristo, 1506, tempera a caseina e oro su tela, 228x175 cm, Basilica di Sant’Andrea, Mantova.
Il dipinto di Andrea Mantenga con il tema del Battesimo di Cristo non si è ben conservato, perché si è persa in molte zone la preparazione pittorica, sicché appare la tela bruna sottostante.
Si possono vedere però i suoi personaggi: Gesù, raffigurato al centro mentre riceve il battesimo da san Giovanni Battista, in piedi, a destra su una roccia e il santo.
In alto appare la colomba dello Spirito Santo. Gesù sembra fare un gesto di benedizione verso Giovanni.
Luca Signorelli, Il Battesimo di Gesù, 1507, tempera su tavola, 2,44x1,60 cm, Collegiata di San Medardo, Arcevia.
Per la Collegiata di San Medardo di Arcevia, Luca lavorò la scena centrale della pala del Battesimo di Cristo.
Questa venne firmata su un cartiglio, di esecuzione raffinata, d’intenso naturalismo nel paesaggio, grazia pittorica e un poco ‘artificiosa’ del corpo nudo del Cristo e delle due figurette sullo sfondo, delle pieghe del manto rosso squillante del Battista.
Tiziano Vecellio, Il Battesimo di Cristo, 1511-1513, Musei capitolini, Roma.
Il battesimo e l’unità dei cristiani
Ciò mette anche in luce le conseguenze ecumeniche del battesimo e del pentimento. Comprendere il pentimento come una continua, permanente riappropriazione del senso del battesimo è di fondamentale importanza, soprattutto dal punto di vista ecumenico.
Sin dall’inizio, il movimento ecumenico ha insistito sul battesimo comune a tutti i cristiani come punto di partenza di ogni sforzo ecumenico. Ancora oggi l’ecumenismo si regge e cade con il reciproco riconoscimento del battesimo.
L’ecumenismo cristiano è sempre un ecumenismo battesimale. Esso richiede a tutti i cristiani e a tutte le Chiese di prendere molto sul serio il battesimo e, partendo da questo, di comprendere e di vivere l’impegno ecumenico come pentimento e conversione a Cristo e all’unità che ci è già stata donata in lui.
La conversione è dunque la linfa vitale del vero ecumenismo, come ha affermato il decreto ecumenico del Concilio Vaticano Secondo “Unitatis redintegratio”: “Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione. Infatti il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento dell’animo, dall’abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità.”
Nella sua enciclica pionieristica sull’impegno ecumenico “Ut unum sint”, pubblicata un quarto di secolo fa, Papa Giovanni Paolo II sottolinea che l’intero decreto sull’ecumenismo è “pervaso dallo spirito di conversione”.
Non si tratta primariamente della conversione degli altri, ma della nostra stessa conversione, il che comporta la disponibilità di valutare in maniera autocritica le proprie debolezze e le proprie mancanze, di riconoscerle con umiltà e di misurarsi sempre con il vangelo di Gesù Cristo.
Il movimento ecumenico è stato un movimento di conversione sin dall’inizio, nella convinzione che noi cristiani possiamo trovare l’unità che ci è già stata donata in Cristo se, insieme, a lui ci rivolgiamo.
La vita del battesimo comune, nel reciproco riconoscimento del battesimo e nell’aiuto vicendevole a vivere come battezzati, e la conversione comune a Gesù Cristo sono le conseguenze ecumeniche della festa odierna del Battesimo del Signore.
Il Battesimo del Signore e il compiacimento di Dio
Le due figure del vangelo di oggi, Gesù, che prende il posto dei peccatori, e Giovanni Battista, che appella alla conversione, sono infatti inscindibilmente legate.
Senza ascoltare l’urgente appello del Precursore al pentimento, non possiamo avvicinarci a Gesù Cristo, che a sua volta ha accolto il messaggio di Giovanni nel suo sermone: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15).
Nel giorno della festa del Battesimo del Signore, con l’appello lanciato da Gesù non solo concludiamo il ciclo liturgico natalizio ed entriamo nel tempo ordinario della Chiesa, ma proseguiamo il nostro lavoro ecumenico forti di questo incoraggiamento, con la gioia che, nel battesimo di Gesù, il cielo si è aperto e la voce dall’alto ha espresso a Gesù la più bella accoglienza: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.”
Annunciare questo compiacimento di Dio nel mondo di oggi è il compito comune di tutti i battezzati.