Una presentazione PowerPoint sulla storia di Mosè per i bambini del catechismo può seguire le tappe principali del racconto biblico: la nascita e la salvezza dalle acque, la vita alla corte del faraone, la fuga nel deserto, la chiamata presso il roveto ardente, la liberazione degli Israeliti, il passaggio del Mar Rosso, il cammino nel deserto, l’alleanza sul Sinai e la consegna dei Dieci Comandamenti.
La storia di Mosè aiuta i bambini a comprendere che Dio ascolta il grido del suo popolo, chiama persone concrete a collaborare con lui e conduce gli uomini verso la libertà. La presentazione può alternare immagini, brevi testi biblici, domande, momenti di dialogo e attività di verifica.

Obiettivo catechistico della presentazione
Un argomento che spesso viene proposto a catechismo sono i “Dieci comandamenti” che potrebbero essere introdotti facendo precedere questo incontro dalla storia di Mosè.
La cosa più bella sarebbe di poter leggere insieme ai bambini il racconto sulla storia di Mosè direttamente sui passi dell’Esodo.
Ma essendo questo un racconto abbastanza lungo, su ispirazione del ricordo di una mamma che ha raccontato che nella sua famiglia di origine c’era la bella abitudine di leggere una pagina della bibbia, si potrebbe proporre nei giorni precedenti dell’incontro, sulla chat di catechismo del gruppo, di leggere questi passi insieme ai loro figli.
Tecniche di lettura/ racconto animata, visione di un video ( o insieme si può raccontare la storia di Mosè e dedicare a un altro incontro i dieci comandamenti.
Su questa grande figura di profeta e legislatore del popolo ebraico, si possono scrivere interi volumi riguardanti la sua storia personale e quella degli ebrei; come pure per tutta la sua opera di condottiero, profeta, guida e legislatore del suo popolo.
Bisogna per forza, dato lo spazio ristretto, citare solo i passi salienti della sua vita.
Struttura consigliata delle diapositive
| Diapositiva | Contenuto principale | Parola chiave |
|---|---|---|
| 1 | Mosè, il bambino salvato dalle acque | Salvezza |
| 2 | Gli Israeliti schiavi in Egitto | Schiavitù |
| 3 | Mosè alla corte del faraone | Identità |
| 4 | La fuga nel deserto | Cambiamento |
| 5 | Il roveto ardente | Vocazione |
| 6 | La missione affidata da Dio | Fiducia |
| 7 | Le piaghe d’Egitto e la partenza | Liberazione |
| 8 | Il passaggio del Mar Rosso | Coraggio |
| 9 | Il cammino nel deserto | Perseveranza |
| 10 | Il monte Sinai e l’alleanza | Alleanza |
| 11 | I Dieci Comandamenti | Regola di vita |
| 12 | La terra promessa e la morte di Mosè | Affidamento |
1. Mosè, il bambino salvato dalle acque
Siamo in Egitto, tredici secoli prima della nascita di Gesù.
Durante una carestia i figli di Giacobbe, discendenti di Abramo, scendono in Egitto.
Lì diventano talmente numerosi che gli Egiziani temono per il loro potere e il faraone ordina di uccidere tutti i bambini maschi degli Ebrei.
In una di queste famiglie nasce un bambino.
La donna vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi.
Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo.
La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.
Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo.
Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo.
L’aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva.
Ne ebbe compassione e disse: “È un bambino degli Ebrei”.
La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: “Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?”.
“Va’”, le disse la figlia del faraone.
La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino.
La figlia del faraone le disse: “Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario”.
La donna prese il bambino e lo allattò.
Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone.
Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè dicendo: “Io l’ho salvato dalle acque!”.
Il nome Moshé già racconta qualcosa della sua storia: nato da una donna ebrea della tribù di Levi, fu “salvato dalle acque” dalla figlia del faraone che lo recuperò da un giuncheto nel Nilo.
Per questo motivo la madre decise di lasciarlo alla misericordia Dio, e abbandonarlo nel fiume su una cesta resa impermeabile: se Dio lo avesse voluto in vita, lo avrebbe salvato.

Dio ha salvato Mosè dalle acque perché voleva fare di lui il liberatore del suo popolo dalla schiavitù degli Egiziani.
La storia di Mosè evoca in noi, giustamente, la celebrazione della prima Pasqua, il passaggio del Mar Rosso e l’alleanza al Sinai: la festa della liberazione di Israele.
Sono episodi che all’occasione è sempre opportuno raccontare anche ai bambini.
La pagina trascritta si ferma invece alla salvezza del bambino Mosè, che da grande sarà il liberatore.
Questo racconto assume un significato profondo di buona notizia, in quanto rivela che la salvezza fisica del piccolo Mosè non è stato un colpo di cieca fortuna, ma segno di un progetto che Dio aveva su di lui.
Neanche i cattivi ordini del potente di turno possono intralciare i disegni di Dio.
Anche noi siamo salvati nelle acque del Battesimo per divenire salvatori.
Per ogni bambino che nasce Dio ha un suo progetto.
Domande per i bambini
- Perché la mamma di Mosè lo mette in un cestello?
- Chi trova il bambino?
- Perché Mosè viene chiamato “salvato dalle acque”?
- Quali persone aiutano Mosè a vivere?
- Che cosa ci insegna questa pagina sulla cura di Dio?
2. Mosè alla corte del faraone
Il ragazzo ebreo ricevé alla corte un’educazione culturale perfetta, più unica che rara, che solo la corte egiziana a quell’epoca poteva dare, che andava dalla letteratura egiziana, alla legislazione babilonese alle leggi e costumi degli Ittiti.
Mosè è un ragazzo adottato che vive alla corte dei faraoni.
La sua salvezza gli viene dall’acqua, per merito di una donna che lo ha salvato e che diventa sua madre.
All’epoca, gli ebrei erano schiavi degli Egizi, i quali li obbligavano a ritmi di lavoro disumani.
Verso i 40 anni poté vedere la desolazione in cui vivevano i suoi fratelli ebrei, arrivando ad uccidere un egiziano che percuoteva selvaggiamente uno schiavo israelita.
Purtroppo per lui, un ebreo collaboratore degli egiziani, svelò l’accaduto e il faraone condannò Mosè, egli dovette fuggire nel deserto del Sinai.
Non si diventa un “liberatore” dalla mattina alla sera.
E neppure basta auto-qualificarsi tale.
Occorre poter crescere nella libertà: chi meglio di uno schiavo può capirlo?
3. La fuga nel deserto
Qui incontrò nel suo esilio, una tribù nomade, il cui capo Ietro gli dette in moglie la figlia Sefòra, accogliendolo fra loro.
Nel silenzio della steppa, alla guida del gregge di pecore di Ietro, Mosè ha l’opportunità di meditare, di percepire la presenza di Dio, senza le distrazioni delle magnificenze della corte egiziana e nella solitudine del deserto, avverte la sua pochezza davanti al creato.
Quando Dio lo chiama, Mosè è umanamente “un fallito”.
Il libro dell’Esodo ce lo raffigura nella terra di Madian come un fuggiasco.
Da giovane aveva provato pietà per la sua gente, e si era anche schierato in difesa degli oppressi.
Ma presto scopre che, nonostante i buoni propositi, dalle sue mani non sgorga giustizia, semmai violenza.
Ecco frantumarsi i sogni di gloria: Mosè non è più un funzionario promettente, destinato ad una rapida carriera, ma uno che si è giocato le opportunità, e ora pascola un gregge che non è nemmeno suo.
È proprio nel deserto che Mosè impara a guardare la propria vita con sincerità.
La libertà, con cui anche tu e io veniamo al mondo, non è solo un concetto teorico, ma si inserisce in una storia e nella storia di tutti: siamo liberi, nel tempo, di diventare noi stessi e di essere coinvolti da Dio nella costruzione del nostro destino.
4. Il roveto ardente
E nel deserto Dio si rivela, ai piedi del Sinai, dove un rovo è in fiamme senza spegnersi, Mosè accostatasi sente chiamarsi e la voce gli dice di togliersi i sandali perché quel luogo è sacro.
È avendo questi sentimenti nell’anima che Mosè giunge davanti alla spettacolare manifestazione di Dio - teofania, come la definiscono i biblisti - sul monte Oreb.
Ed è proprio nel silenzio del deserto di Madian che Dio convoca Mosè alla rivelazione del roveto ardente: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”.
Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Un roveto che arde gli parla con la voce di Dio: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. … il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!» (Esodo 3,7-10).

Il significato del roveto
La chiamata di Mosè nasce dall’ascolto del dolore degli altri.
Dio vede l’oppressione, ascolta il grido degli Israeliti e affida a Mosè una missione concreta.
Mosè non viene chiamato perché è perfetto, forte o già pronto.
Mosè è pronto ad abbracciare la sua missione, ma non lo sa.
Anzi, crede di non essere capace, ma Dio lo rassicura: io sarò con te (Esodo 3,11-12).
Mosè dubiterà varie volte ancora, nonostante Dio gli mostri ogni volta la sua assistenza: egli deve imparare a fidarsi di Dio e delle persone che gli vengono messe a fianco.
Domande per il dialogo
- Che cosa vede Dio quando guarda il popolo d’Israele?
- Perché Mosè ha paura?
- Quale missione riceve?
- Che cosa significa la promessa “io sarò con te”?
- È possibile fare qualcosa di buono anche quando ci si sente piccoli o incapaci?
5. La missione di Mosè
Il Dio dei patriarchi gli ordina di andare dal Faraone per liberare il suo popolo oppresso e condurlo in Canaan, formandone una Nazione e per essere creduto sia dagli egiziani, che dagli ebrei, Iahweh gli dà il potere di compiere miracoli, consegnandogli un bastone con cui operarli.
Mosè tornato in Egitto insieme al fratello Aronne si reca dal successore del faraone Thutmose III, il figlio Amenophis II (1450-1423 a. C.) e chiede la liberazione del popolo ebraico in schiavitù e il permesso di allontanarsi nel deserto per la loro strada.
Nella vita di Mosè, il tema della libertà coinvolge la sua intera esistenza, orientata totalmente al serviziodel popolo che, su comandamento di Dio, è chiamato a liberare.
Questo episodio singolare della vita di Mosè è praticamente un presagio della missione per cui Dio lo ha pensato e creato: liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù.
Quasi a dire: il destino di ogni liberatore passa da un’esperienza di liberazione.
La libertà è il destino che Dio vuole per tutti gli uomini.
6. Le piaghe d’Egitto e la partenza
All’ostinato rifiuto del faraone, seguono le celebri “dieci piaghe” che colpiscono l’Egitto per ordine di Mosè.
Le prime nove sono legate a fenomeni naturali ma che accadono in forma straordinaria, come l’invasione d’insetti dannosi ad ondate, invasione di rane, ecc.
L’ultima invece più terribile è la morte dei primogeniti che avviene in una notte, compreso il figlio del faraone.
A questo punto il faraone, concede, anzi ordina, che gli ebrei vadano via e in quello stesso giorno inizia l’Esodo nella direzione del Mar Rosso.
Dopo le proverbiali piaghe d’Egitto, il faraone sarà costretto a lasciar partire il popolo d’Israele, salvo poi pentirsi e dirigersi al suo inseguimento.
Mosè apre la strada al popolo, partito di tutta fretta la sera precedente dopo aver consumato un menu dettato dallo stesso Dio e chiedendogli di ricordare e ripetere per sempre ogni anno quello che avrebbero fatto in quella notte (Esodo 12): Pesach, la Pasqua ebraica.
La Pasqua diventa così la memoria della liberazione ricevuta.
7. Il passaggio del Mar Rosso
Qui avviene il grande miracolo dell’attraversamento del mare, che si apre davanti agli ebrei, permettendo loro di fuggire dalla cavalleria egiziana, che il Faraone pentito aveva inviato al loro inseguimento.
Il mare poi si richiuderà sui cavalieri egiziani annegandoli tutti.
Con l’esercito egiziano alle calcagna, Mosè si trova davanti al Mar Rosso: con l’assistenza del Signore Dio, stende le mani sulle acque aprendo uno spettacolare “passaggio” attraverso cui il popolo d’Israele giunge in salvo all’altra riva.
Dio rallenta i carri degli egiziani e dopo che Mosè ha steso di nuovo le mani, il mare si richiude travolgendo l’esercito del faraone con i carri e i cavalli.

Un evento memorabile che verrà ricordato ogni anno tra il venerdì e lo shabbat, il sabato, tra il giorno 14 e il 15 del mese di Nisan.
Il venerdì pomeriggio vengono sacrificati gli agnelli per tutto il popolo, dalla notte del sabato alla domenica mattina tutto il mondo si ferma: è la Pasqua del Signore! (Esodo 12,10).
La storia del passaggio del mare può essere presentata ai bambini come il momento in cui il popolo deve fidarsi di Dio, affrontare la paura e compiere il primo passo verso una vita nuova.
Attività: attraversare il mare
Per rendere il racconto più reale possibile, si possono disporre due grandi teli azzurri ai lati della sala e lasciare uno spazio centrale per il passaggio dei bambini.
La lettura del brano dell’Esodo è stata fatta da una catechista, che ad intervalli precisi, si interrompeva, onde permettere ai bambini di interpretare quanto avevano ascoltato.
La stessa modalità può essere usata nella presentazione: una diapositiva mostra il mare chiuso, una seconda mostra il passaggio aperto e una terza mostra il popolo arrivato sull’altra riva.
8. Il cammino nel deserto
Dopo la traversata del Mar Rosso, Mosè accompagnerà il suo popolo per quarant’anni nel deserto.
Il viaggio nel deserto prosegue per quarant’anni, finché il popolo giunge nella terra di Canaan, dove poi si sarebbe stabilito.
Per guidare il suo popolo verso la libertà,dovrà letteralmente passare di tutto: l’ostilità del faraone, un’infinità di nemici da combattere, l’incomprensione e l’ingratitudine del suo popolo verso di lui e verso il Dio che lo ha liberato.
Solo se vale la pena vivere per questa libertà, vale anche la pena affrontare l’ingratitudine e l’incomprensione delle persone che vuoi liberare.
La libertà ti viene donata, ma sei tu che devi afferrarla.
Le avversità possono essere superate se sei convinto fino in fondo di dover lottare per la libertà, ma anche, e soprattutto, se hai la certezza che senza quella libertà che ti è stata promessa non vale la pena vivere.
Né tu, né tutti gli altri.
Perché questa libertà è parte di un disegno più grande, di cui l’umanità è parte.
La manna, l’acqua e l’aiuto di Dio
È sempre Mosè l’intermediario fra Dio e il suo popolo, che ormai migrando nel deserto, si nutre con i prodigi di Iahweh, operati da Mosè; acqua che sgorga dalle rupi, la caduta della manna, la cattura delle quaglie, ecc.
Nel deserto, il popolo impara a gestire la propria libertà, creando le prime istituzioni ma attraversando anche numerosi periodi di crisi, fra cui quello drammatico della caduta nell’idolatria.
Un anno dopo, gli ebrei già dimentichi del perdono ricevuto, minacciano Mosè di lapidarlo, perché gli esploratori ritornati dalla terra di Canaan, avevano parlato di enormi difficoltà di vita, quindi alla loro guida rimproveravano di averli portati a morire nel deserto, era meglio ritornare in Egitto.
E con questo popolo recalcitrante e indocile, Mosè convive cercando di portarlo al monoteismo, formulando nell’oasi di Cadesh, sotto la tenda-santuario, tutta una legislazione, da dare come guida ad un popolo in formazione.
9. Mosè impara a pregare e a fidarsi degli altri
Nel deserto, Mosè impara infatti una cosa importantissima.
Impara a pregare per il suo popolo che combatte per la libertà.
Durate una preghiera estenuante, a favore di tutti, impara che le sue mani, protese verso il cielo, si stancano.
Hanno bisogno di essere sostenute da altri (Esodo 17,11-12).
Impara a parlare con Dio “faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico” (Esodo 33,11).
Mosè deve imparare che una missione grande non può essere portata avanti da soli.
La presenza degli altri diventa un aiuto concreto per restare fedeli, soprattutto nei momenti di stanchezza.
Nel deserto, il popolo impara a gestire la propria libertà, creando le prime istituzioni ma attraversando anche numerosi periodi di crisi, fra cui quello drammatico della caduta nell’idolatria.
Domande per la riflessione
- Quando Mosè si stanca, chi lo sostiene?
- Perché è importante chiedere aiuto?
- In quali momenti anche noi abbiamo bisogno degli altri?
- Che cosa significa parlare con Dio “come uno parla con il proprio amico”?
10. L’alleanza sul monte Sinai
Dopo tre mesi arrivano alle falde del Sinai, dove Mosè salito sul monte riceve le Tavole dell’Alleanza, l’avvenimento più importante e decisivo della storia d’Israele.
Esse sono la costituzione e la sanzione dell’alleanza fra Iahweh e la nazione d’Israele.
Finché Dio preparerà per loro le tavole della legge (cioè, i dieci comandamenti), che saranno accolte dal popolo dopo una debita preparazione.
Quando Aronne e i suoi lo rivedono scendere dal monte con il Decalogo, il suo volto irraggia l’eterna luce, riflesso dello splendore divino e hanno addirittura timore di avvicinarlo.
Il monte Sinai è il luogo in cui il popolo comprende che la libertà non significa fare qualsiasi cosa.
La libertà ha bisogno di una direzione, di una responsabilità e di un’alleanza con Dio.

11. I Dieci Comandamenti
Un argomento che spesso viene proposto a catechismo sono i “Dieci comandamenti” che potrebbero essere introdotti facendo precedere questo incontro dalla storia di Mosè.
Breve storia illustrata di Mosè (con disegni da colorare) per far capire ai bambini di terza-quarta elementare l’origine dei Dieci Comandamenti.
Il percorso può aiutare i bambini a comprendere che i comandamenti non sono soltanto divieti, ma indicazioni per vivere l’amore verso Dio e verso il prossimo.
I Dieci Comandamenti possono essere presentati dopo il racconto dell’Esodo, perché il popolo li riceve all’interno di una relazione già iniziata: Dio ha ascoltato, liberato e accompagnato Israele.
Proposta di attività
- Mostrare l’immagine di Mosè sul Sinai.
- Chiedere ai bambini che cosa potrebbe ricevere da Dio.
- Leggere lentamente i Dieci Comandamenti.
- Dividere i bambini in piccoli gruppi.
- Affidare a ogni gruppo un comandamento da rappresentare con un disegno.
- Riunire i disegni in un cartellone intitolato “La strada della libertà”.
Sono inoltre presenti disegni da colorare: Mosè e i comandamenti, Adamo ed Eva - La Vergine Maria, Il mio Battesimo, Immacolata.
12. Il vitello d’oro e il perdono
Ma mentre Mosè era sul monte, il suo popolo, nell’attesa prolungata, cedette alla tendenza idolatrica, costruendo un vitello d’oro e abbandonandosi a festini, ubriachezze e immoralità.
Dio manifesta a Mosè che dopo tale tradimento vuole distruggere gli ebrei e costituirlo capostipite di una nuova stirpe.
Ma Mosè rifiuta, intercedendo per loro e ottenendo il perdono dalla sua infinita misericordia.
Ancora una volta Dio vuole punire questo popolo ingrato e Mosè intercede di nuovo.
Il racconto del vitello d’oro permette di parlare ai bambini della difficoltà di aspettare, della tentazione di sostituire Dio con idoli e della possibilità di chiedere perdono.
Mosè non abbandona il popolo quando sbaglia.
La sua preghiera mostra la responsabilità di chi accompagna gli altri e continua a sperare anche durante le crisi.
13. Mosè e la libertà
Questo episodio singolare della vita di Mosè è praticamente un presagio della missione per cui Dio lo ha pensato e creato: liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù.
La libertà non è solo un possesso personale: chi davvero è libero ha il coraggio di dare la sua vita per il bene degli altri.
Il viaggio verso la libertà, si conclude con la consegna di questa al suo beneficiario, il popolo, forse perché la libertà non è tale se la possiedi solo per te o per la gente che ti sta simpatica.
Partendo da un racconto di Bruno Ferrero intitolato "La voce della conchiglia", si prosegue con un'attività su Mosè che libera il popolo dalle schiavitù, di Gesù che è venuto per liberarci e si riflette su quali sono le schiavitù di oggi.
La libertà può essere collegata alla vita quotidiana dei bambini: la capacità di scegliere il bene, di non lasciarsi dominare dalla paura, di rispettare gli altri e di chiedere aiuto quando una situazione è difficile.
Domande sulle schiavitù di oggi
- Che cosa può rendere una persona non libera?
- La paura può diventare una schiavitù?
- Perché l’amicizia e l’aiuto degli altri possono renderci più liberi?
- Come possiamo difendere la libertà di una persona più debole?
- In che modo Gesù è venuto per liberarci?
14. Il significato cristiano della storia di Mosè
La tradizione intravede nella stessa vita di Mosè molti segni che indicano la figura di Gesù di Nazaret: Mosè viene salvato dall’acqua, il battesimo nell’acqua è segno di salvezza del cristiano; Mosè viene tratto dall’acqua da una donna e diventa suo figlio perché donatole da Dio, Gesù nasce da una donna per opera di Dio; Mosè diventerà liberatore del suo popolo dalla schiavitù d’Egitto facendo attraversare le acque nella Pasqua portando il popolo verso la terra promessa, Gesù libererà ogni uomo dal peccato attraversando passione, morte in croce e risurrezione, donando una vita nuova e riportando il mondo al Padre.
Tredici secoli dopo, il 14 del mese di Nisan, Gesù di Nazaret morirà in quelle stesse ore, sacrificato sulla croce come un agnello il venerdì, compiendo la redenzione nel tempo dello shabbat, e donando la vita all’umanità nell’annuncio della Risurrezione di domenica.
Insomma, potremmo continuare a lungo, ma già da questi pochi tratti intuiamo perché per i cristiani, fin dall’antichità, sia tanto importante saper leggere il Nuovo Testamento alla luce dell’Antico, e l’Antico Testamento alla luce del Nuovo: «Il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico, mentre l’Antico è svelato nel Nuovo», diceva Agostino (Quaestiones in Heptateucum 2,73).
La storia di Mosè può quindi essere collegata al Battesimo, alla Pasqua, alla libertà dal peccato e alla vita nuova donata da Gesù.
15. La morte di Mosè e la terra promessa
Passati 40 anni si riprese la migrazione nel deserto e la nuova generazione non sembrava meno ostile della precedente, ribellandosi per quel cammino senza fine, ma anche senza la loro fede.
Dio, a Mosè ed Aronne prostrati che invocano il suo aiuto, dice di percuotere con il bastone una roccia e Mosè radunato il popolo per rincuorarli, percuote due volte la roccia e l’acqua sgorga in abbondanza.
Il percuotere due volte, sembra un momento d’incertezza e dubbio da parte di Mosè ed Aronne, per cui Dio dice che giacché non avevano avuto piena fede in Lui, non avrebbero avuto il compito di introdurre il popolo nella terra promessa.
Infatti, dopo aver conquistato la Transgiordania e ripartito il territorio alle varie tribù, Mosè trasmette la sua autorità a Giosuè, quindi sul monte Nebo, contempla da lontano la ‘terra promessa’ e con tale visione muore.
Mosè, ormai anziano, sale su un monte da cui il Signore gli mostrerà la terra promessa: «Questa è la terra per la quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: “Io la darò alla tua discendenza”. Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!» (Deuteronomio 34,4).
Mosè morirà in quel luogo, dopo aver nominato come successore Giosuè.
In questo modo Mosè consegna la guida al suo successore e affida al popolo il futuro della promessa.
16. Attività per concludere la presentazione
Riordinare le immagini
Scheda con immagini riassuntive della storia di Mosè, utilizzata al primo anno di catechismo.
I bambini devono mettere nel giusto ordine la storia e assegnare il titolo ad ogni immagine.
- Mosè nel cestello sul Nilo.
- Mosè alla corte del faraone.
- Mosè nel deserto.
- Il roveto ardente.
- La missione davanti al faraone.
- La partenza dall’Egitto.
- Il passaggio del Mar Rosso.
- Il cammino nel deserto.
- Le tavole della Legge.
- Mosè sul monte Nebo.
Quiz di verifica
Domande a risposta multipla su Mosè e la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù, in collegamento al percorso di 'Sarete miei testimoni' (pag. 13/4).
Utilizzato come test di verifica.
- Dove viene salvato Mosè?
- Chi trova il cestello?
- Perché Mosè fugge nel deserto?
- Che cosa vede Mosè sul monte Oreb?
- Quale missione gli affida Dio?
- Che cosa attraversa il popolo d’Israele?
- Quanto dura il cammino nel deserto?
- Dove riceve Mosè le tavole della Legge?
- Chi succede a Mosè?
Racconto animato
Abbiamo preparato la sala dell'incontro, creando un'ambientazione che aiutasse i bambini ad immedesimarsi nei personaggi del racconto: una pianta alta, presente nella sala, fungeva da giunchi sulla riva del Nilo; un cestino in vimini con un bambolotto dentro rappresentava il cestello di papiro in cui fu salvato Mosè.
Abbiamo preparato anche alcuni oggetti e stoffe (per preparare i vestiti) con cui contraddistinguere Ebrei ed Egiziani, lasciando ai bambini la scelta di chi interpretare.
Inoltre, abbiamo proiettato alcune immagini - quella del Faraone, quella del Nilo, quella delle Piramidi, quella dell'Egitto, . - per rendere il racconto più reale possibile.
La lettura del brano dell'Esodo è stata fatta da una catechista, che ad intervalli precisi, si interrompeva, onde permettere ai bambini di interpretare quanto avevano ascoltato.
Mosè incontra Dio | La scena del roveto ardente | Il principe d'Egitto | CLIP 🔥 4K
A seguire, abbiamo trasmesso il video indicato dalla Diocesi - il principe d'Egitto - L'incontro di Mosè con Dio - - e, dopo aver dialogato con i bambini, secondo le indicazioni della guida e del materiale online, abbiamo concluso l'incontro proponendo ai bambini di ripetere la stessa esperienza vissuta da Mosè: siamo andati in chiesa, in cappelletta eucaristica, abbiamo fatto togliere loro le scarpe ed abbiamo fatto un momento di preghiera di adorazione.
Preghiera finale
GRANDE È IL SIGNORE, TUTTO CIÒ CHE VUOLE EGLI LO COMPIE.
GUIDÒ IL SUO POPOLO NEL DESERTO, PERCHÉ ETERNA È LA SUA MISERICORDIA.