Pontificia Università Urbaniana: alunni celebri e identità internazionale dell’Ateneo

Tra gli alunni più celebri legati alla Pontificia Università Urbaniana figura John Henry Newman, che fu alunno del Pontificio Collegio Urbano dal 1846 al 1847. La sua esperienza nell’istituzione romana contribuì alla maturazione di una concezione dell’università come luogo d’incontro tra ricerca scientifica, didattica, formazione integrale e dialogo tra culture.

La Pontificia Università Urbaniana (PUU) è stata fondata dalla Sede Apostolica come Istituzione di Studio delle discipline ecclesiastiche, con specifico orientamento all’evangelizzazione dei popoli e gode del diritto di conferire gradi accademici previsti dall’ordinamento ecclesiastico (cf. Statuti Generali della PUU, art. 1). Compito precipuo del Collegio Urbano de Propaganda Fide e, successivamente, della Pontificia Università Urbaniana, è sempre stato la formazione di sacerdoti, religiosi e laici operanti in terre di missione, in stretto rapporto quindi con le finalità istituzionali del Dicastero per l’Evangelizzazione.

John Henry Newman, alunno del Collegio Urbano

La PUU intende onorare l'impegno con i suoi Studenti nella ricerca e nella proposta di un sistema educativo umanizzante, di qualità sapienziale. A questa finalità e qualità guardava già la proposta di John Henry Newman (1801-1890), alunno del Pontificio Collegio Urbano dal 1846 al 1847.

Nel contesto del suo secolo egli fu convinto di opporre resistenza al messianismo scientifico e tecnologico come alla 'desertificazione' spirituale della 'modernità' (immagine ripresa da Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium), offrendo un modello cristiano di vita universitaria. Nella sua The Idea of University, che scrisse in vista dell'istituzione dell'Università Cattolica di Dublino, riteneva: che l'università non è un mero centro di ricerca, bensì il luogo in cui la ricerca scientifica avanza in sinergia con la didattica (la ricerca alimenta il lavoro didattico, la didattica incentiva la ricerca); che nell'università la prima polarità è quella tra persona e struttura ove la struttura è in funzione della promozione della reciproca influenza del Docente e del Discente; che lo scopo specifico della formazione universitaria non è l'utilità (come volevano illuministi e utilitaristi), bensì "imparare a imparare da tutto e da tutti"; che nell'università l'acquisizione delle competenze specialistiche professionali deve essere accompagnata ad una educazione-formazione all'insieme del sapere e alla complessità delle relazioni dell'uomo, ovvero ad una "educazione di qualità sapienziale".

A ben vedere, allo stesso Newman fu presente, nel cuore del XIX secolo, non solo la specificità di questa mission ma pure la necessità della sua attualizzazione. È proprio su questa che insistette. Nel congedarsi dal Collegio Urbano sentì il dovere di rivolgersi con lettera ad Antonio Bresciani, Rettore dell'epoca.

In essa lodò l'attività del Collegio avanzando tuttavia un suggerimento per gli alunni già formati: promuovere studi supplementari sia per conoscere l'ambiente nel quale avrebbero lavorato, sia per sviluppare, con colloqui nella loro lingua, la capacità di giudicare gli eventi storici e religiosi, sia per familiarizzare con le credenze religiose, la filosofia, la letteratura e la politica del loro paese. Tale preparazione - concludeva - sarebbe stata utile per l'attività pastorale che li attendeva.

Il Pontificio Collegio Urbano e la nascita dell’Urbaniana

Le origini risalgono al 1° agosto 1627 quando, con la bolla Immortalis Dei Filius, papa Urbano VIII diede origine al Collegio Urbano, primo nucleo del sistema educativo missionario della Congregazione de Propaganda Fide. All’Ateneo venne subito concesso il privilegio di conferire il titolo di dottore, proprio dello Studium Urbis, oggi Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Per 300 anni, dalla sua fondazione, il Collegio Urbano ha avuto sede nello storico palazzo di Piazza di Spagna, dove attualmente si trova il Dicastero per l’Evangelizzazione, ma nel 1926, durante il pontificato di papa Pio XI, fu trasferito al Gianicolo, prima in un modesto edificio, poi nell’attuale sede, più funzionale, ampliata negli anni Settanta con altri edifici (Biblioteca, Auditorium Giovanni Paolo II ecc.).

Il 1° ottobre 1962, pochi giorni prima dell’inizio del Concilio Vaticano II, con il motu proprio Fidei Propagandae, Giovanni XXIII elevò l’Urbaniana al rango di Università Pontificia. L’archivio è anche la storia della Pontificia Università Urbaniana, nata nel 1624 ed eretta a Pontificia della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli da Papa Giovanni XXIII nel 1962.

Nel Novecento maturarono le condizioni accademiche dell’elevazione dell’Ateneo Urbano al rango di Università. Dalla lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV (30 novembre 1919) derivò l’impegno ad attivare l’insegnamento di discipline funzionali alla promozione della coscienza missionaria della Chiesa in ogni chiesa particolare e dello studio delle culture dei popoli e dei relativi processi di inculturazione del Vangelo.

In questo contesto venne eretta la prima cattedra di Missiologia. In forza dell’entrata in vigore della costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus (24 maggio 1931) di Pio XI, l’attività svolta dalla nuova cattedra venne ridefinita con l’erezione, il 1° settembre 1933, del Ponticium Institutum Missionale Scientificum, cui fu accordata la facoltà di conferire i gradi accademici di Licenza e di Dottorato nelle discipline missiologiche e giuridiche.

Il 25 luglio 1986, dall’Institutum Missionale, già organizzato in due sezioni, nacquero le attuali Facoltà di Diritto Canonico e di Missiologia. Attualmente la PUU consta delle Facoltà di Filosofia, Teologia, Diritto Canonico ,Missiologia, Studi transregionali sull'Asia.

Una formazione destinata alle missioni e all’evangelizzazione

La Pontificia Università Urbaniana (PUU) was established in 1627 and aims to provide higher education programs to pastoral care workers actively serving in various ministries within the church and for those who promote evangelization in areas of the world where Christianity is a minority. The PUU belongs to the Educational System of the Holy See (Vatican City State) and is the academic expression of the Congregation for the People’s Evangelization.

La Pontificia Università Urbaniana, l’“Università delle missioni” e delle periferie del mondo, è sul Gianicolo, affacciata sul Vaticano, come una terrazza sulla Roma del ‘500. L'attività educativa della Pontificia Università Urbaniana è mirata a contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa "ad gentes", in ogni tempo e in ogni luogo.

Le sue funzioni di ricerca e insegnamento si svolgono nell’ambito del sistema educativo della Santa Sede, definito nella costituzione apostolica Veritatis gaudium (28 gennaio 2018), in conformità con le Norme applicative emanate dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. A motivo della sua origine e del suo fine, l’Università Urbaniana è legata al Dicastero per l’Evangelizzazione.

Essa si riassume nei tre compiti formulati nell'Art. 2 degli Statuti: Il compito della Pontificia Università Urbaniana è:

  • formare studenti che compiono studi superiori in modo che possano attivamente annunciare il Vangelo ed edificare la Chiesa mediante la trasmissione, la promozione e il rinnovamento della scienza sacra e delle altre discipline ad essa connesse, preparandoli in maniera adeguata ad affrontare debitamente i loro compiti futuri e a favorire la formazione continua dei ministri ordinati della Chiesa, dei religiosi, delle persone consacrate e dei fedeli laici;
  • coltivare e promuovere a livello superiore le discipline sacre e quelle ad esse connesse, anche per aprire nuove vie verso la verità, tenuto conto delle nuove questioni e ricerche poste nel nostro tempo da altre scienze; per mostrare come fede e ragione si incontrano nell’unica verità e come il progresso umano si armonizza con la visione cristiana del mondo e dell’uomo;
  • testimoniare Cristo mostrando, mediante la ricerca scientifica e i programmi accademici, l’incomparabile importanza del Suo messaggio nella storia umana, facendo risplendere la luce dell’unica Verità e sostenendo, in tal modo, la Chiesa universale e le Chiese particolari nella loro evangelizzazione;
  • favorire l’indagine scientifica mediante la creazione di centri speciali di ricerca (cf. Norme applicative, Art. 2).

La PUU è stata fondata dalla Sede Apostolica come Istituzione di Studio delle discipline ecclesiastiche, con specifico orientamento all’evangelizzazione dei popoli. La sua missione non si limita quindi alla trasmissione di conoscenze teologiche, filosofiche o giuridiche, ma comprende la preparazione di persone chiamate a operare in contesti pastorali, culturali e religiosi differenti.

Gli obiettivi specifici dell’Università Urbaniana

In conformità con la sua ispirazione originaria, la PUU considera e cura come fini specifici:

  • comprendere e studiare scientificamente le culture e le religioni dei popoli affinché la fede della Chiesa possa rendere ragione dell’annuncio cristiano in contesti umani segnati dalla sua assenza;
  • elaborare ricerche accademiche affinché la fede cristiana possa riconoscere e accogliere i semina Verbi, le dinamiche di praeparatio evangelica e di apertura alla verità della storia delle culture e delle religioni non ancora fecondate dalla missione evangelizzatrice della Chiesa;
  • offrire criteri ed orientamenti per proporre ed esporre agli uomini, secondo le loro culture e i loro linguaggi, l’annunzio della salvezza divina;
  • promuovere un dialogo fecondo fra gli studenti provenienti da varie nazioni e, favorendo un clima di crescita interculturale, «elaborare strumenti intellettuali in grado di proporsi come paradigma d’azione e di pensiero, utili all’annuncio in un mondo contrassegnato dal pluralismo etico-religioso» (Veritatis gaudium = VG, Proemio, 5);
  • approfondire e far conoscere agli studenti i principali e attuali problemi della missione evangelizzatrice della Chiesa, in modo che la PUU si distingua tra le altre Università ecclesiastiche per la sua indole specificamente missionaria.

La Facoltà di Missiologia (160 studenti) resta la loro credenziale, il biglietto di presentazione, anche se la Gregoriana ha la stessa Facoltà, ma con una trentina di studenti non è competitiva. La Facoltà di Teologia con i 500 studenti, è tutt’altro che poco frequentata, e anche quella di Filosofia, terreno piuttosto asfittico dovunque, resiste con i suoi 200 studenti.

Le aree di studio includono filosofia, teologia, diritto canonico e missiologia. Additionally, the PUU has established an Institute of Higher Studies on Religion (ISCSM) and a Center for Chinese Studies and Research.

Un ateneo internazionale e interculturale

La Pontificia Università Urbaniana è l’“Università delle missioni” e delle periferie del mondo. Gli edifici che oggi ospitano l’Urbaniana sono moderni, adeguati alle nuove prospettive missionarie dei giovani «viandanti della fede».

ElementoDato
Studenti1230
Borsisti50 %
Laici112
Nazionalità rappresentate109 nazionalità
Provenienza africana37%
Facoltà di Missiologia160 studenti
Facoltà di Teologia500 studenti
Facoltà di Filosofia200 studenti

Ecco i numeri degli aspiranti missionari, o che già lo sono: 1230 studenti, per il 50 % borsisti della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e di altre Congregazioni, 112 laici, 109 nazionalità, il 37% dall’Africa, quota analoga dall’Oriente (dalla Siria fino al Giappone passando per l’India), costo annuale d’iscrizione da 700 fino a 800 euro.

«Ogni giorno, nel mio studio entrano studenti e professori da tutto il mondo, e ogni volta mi sembra di ridisegnare , passare a memoria la geografia del pianeta», racconta il rettore Leonardo Sileo, dell’Ordine dei frati minori, alla guida dell’Ateneo dall’agosto dello scorso anno. Studenti che Sileo descrive più motivati rispetto al passato, consapevoli della fede, del loro impegno e del privilegio di studiare a Roma.

La PUU è un centro internazionale di studio e ricerca per studenti e professori provenienti da oltre 120 Paesi diversi, che rappresentano una grande varietà di culture, religioni e contesti sociali. In questo ambiente multiculturale, gli studenti non solo si preparano agli impegni di cura pastorale che li attendono dopo gli studi, ma hanno anche l’opportunità di sviluppare un’apertura al dialogo interreligioso e interculturale.

Giovani studenti ma anche professori che per un semestre, a rotazione, ogni anno, arrivano dai 103 Istituti affiliati nel mondo (Facoltà, Università, Scuole religiose che fanno riferimento alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli), dall’Asia, all’Oceania, dalle Americhe al Medio Oriente, per aggiornare sapere e orizzonti.

Del resto, sia gli innumerevoli Paesi da cui provengono i suoi Studenti e molti dei suoi Docenti, sia la estesa rete degli Istituti Incorporati, Aggregati, Affiliati e Collegati (con un numero approssimativo di 10.000 Studenti), costituiscono il permanente stimolo a esplorare vie inedite per conferire attualità ed efficacia ai suoi obiettivi e programmi.

Il rapporto tra cristianesimo, culture e religioni

In particolare, negli ultimi anni la PUU ha ritenuto di rinnovare il proprio impegno didattico e scientifico con un marcato orientamento alla cultura e alla prassi del dialogo a cui il Magistero, seguendo le tracce disegnate da Papa Paolo VI nell'Enciclica Ecclesiam Suam (6 agosto 1964), ha guardato "non per dispensare dall'evangelizzazione" ma per rinnovarla.

È divenuta ormai comune convinzione che il dialogo aperto e rigoroso con tutti sia efficace fattore di crescita nella "carità della verità". Papa Giovanni Paolo II nell'Enciclica Redemptoris Missio (7 dicembre 1990), n. 57, lo indicava come via feconda seppure difficile: «Al dialogo si apre un vasto campo, potendo esso assumere molteplici forme ed espressioni . Tutti i fedeli e le comunità cristiane sono chiamati a praticare il dialogo . e alcuni di loro potranno pure dare un contributo di ricerca e di studio . Sapendo che non pochi missionari e comunità cristiane trovano nella via difficile e spesso incompresa del dialogo l'unica maniera di rendere sincera testimonianza a Cristo e generoso servizio all'uomo . Il dialogo è una via verso il Regno e darà sicuramente i suoi frutti».

Lo stesso Giovanni Paolo II, nell'udienza concessa alla PUU il 29 novembre 2002 in occasione della celebrazione dei 375 anni della sua storia, invitava la comunità accademica a esplorare e seguire la via del dialogo con tutti: «Fa parte di questo spirito, oggi in modo particolare, lo sviluppo di una particolare attenzione alle culture dei popoli e alle grandi religioni mondiali . Per questo, guardando al futuro, sarebbe auspicabile che l'Urbaniana si distinguesse tra gli Atenei Romani proprio per un'attenzione particolare alle culture dei popoli e alle grandi religioni mondiali, a cominciare dall'Islam, dal Buddismo e dall'Induismo, e di conseguenza considerasse con cura il problema del dialogo interreligioso nelle sue implicanze teologiche, cristologiche ed ecclesiologiche».

La PUU è consapevole di costituire un segno concreto del cammino dell'universalità della missione della Chiesa e delle particolarità dei popoli verso i quali essa dirige l'annuncio del Vangelo. A ciò alludevano le parole rivolte il 19 ottobre 1980 da Giovanni Paolo II a Docenti e Studenti in occasione della sua visita: «La Vostra Università è - possiamo ben dirlo - quasi un segno concreto e visibile dell'universalità della Chiesa, che accoglie in sé nella propria unità la diversità dei popoli tutti [. ]. In modo del tutto particolare emerge in questa sede, sempre vivo e attuale, il problema del rapporto tra messaggio cristiano e culture diverse».

La Summer School e il dialogo interreligioso

Ora è in atto un altro esperimento, frutto di un’intuizione semplice ma molto efficace che spiegano così: essendo l’Università laboratorio di pensiero e di cultura, perché non far conoscere il cristianesimo ai non cristiani , in versione “autentica”, al netto di retaggi storici e di propagande contrarie?

La Summer School per musulmani, ma anche buddisti ed ebrei, in maggioranza laici, professori di Università laiche e non, studenti, manager, diplomatici, dall’Egitto, Malaysia, Kosovo, Cina, Israele, è un atto eccentrico, raro in questo affollato e conforme panorama romano di accademie religiose.

E intrecciare i fili, creare contatti con quei mondi è lavoro molto complesso e difficile , ogni tanto si fallisce ma più spesso si vince. È il caso di un docente della Università Al Azhar del Cairo che folgorato dalla “nuova” versione del cristianesimo ha scritto un manuale per i suoi studenti egiziani.

In questi ultimi anni si è concretizzato nello svolgimento di un programma di lavori congressuali mirati e coinvolgenti sia la comunità accademica sia rappresentativi interpreti dei popoli, delle culture e delle religioni di ciascuno dei continenti. Sotto la direzione del Rettore Magnifico, Prof. Alberto Trevisiol, e con la collaborazione di tutte le entità dell’Università, hanno avuto svolgimento i primi tre convegni: nel 2012, il Convegno In ascolto dell’Africa (Contesti, attese, potenzialità); nel 2013, il Convegno In ascolto dell’Asia (Società e Religioni fra tradizione e contemporaneità); nel 2014, il Convegno In ascolto dell’America (Popoli, culture, religioni, strade per il futuro).

Le facoltà e la ricerca sulle culture dei popoli

La PUU intende quindi orientare l’offerta formativa verso la conoscenza e lo studio delle culture e delle grandi religioni mondiali con le quali la Chiesa Cattolica entra in rapporto nella sua testimonianza missionaria ad Gentes.

Le Facoltà sono governate da Statuti e Regolamenti propri e conferiscono i gradi accademici o diplomi speciali in conformità ai fini dell'Università - Statuti, Art. 6. Oltre alle Facoltà , sono componenti strutturali dell'attività accademica e/o scientifica dell'Università e sono governati da Regolamenti propri: i centodue Istituti tra Incorporati, Aggregati, Affiliati e Collegati attivi in quaranta paesi dei cinque continenti; il Centro di Studi Cinesi; la Biblioteca, la Urbaniana University Press.

La PUU è pure consapevole di svolgere i suoi compiti formativi in un contesto storico caratterizzato da nuovi e contrastanti fermenti alimentati dalle mutate condizioni in cui si svolge la vita interpersonale, sociale, politica ed economica. È questo il tempo delle luci e delle ombre della comunicazione in tempo reale e illimitata, della interculturalità di linguaggi e forme di esistenza, della mobilità umana di massa e della necessità della convivenza interreligiosa, dello sviluppo nel contesto dei processi di globalizzazione economica, sociale e tecnologica, del relativismo etico e del fondamentalismo etico-religioso.

In questo quadro l'istituzione universitaria, che per sua natura opera per la costruzione del futuro delle società, è essa stessa come posta di fronte ad un bivio: lasciarsi omologare in sistemi che assecondano i nuovi e contrastanti fermenti, oppure ricercare e proporre una convincente educazione allo "sviluppo umano integrale" sul quale ha insistito Papa Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate.

Ma cosa significa essere missionari in un mondo globalizzato dove non c’è angolo sulla Terra in cui la parola cristianesimo risulti del tutto estranea? Vuol dire una Chiesa che «cura con la grazia di Dio le ferite delle anime e dei corpi», come dice Papa Francesco; una Chiesa che risponde alle domande profonde di quell’umanità lontana, che sono domande esistenziali, di prospettiva, interrogativi sul senso della vita lì dove la vita vale poco, minacciata da guerre, catastrofi naturali, epidemie o moderne malattie come l’Aids.

Risposte che devono essere più convincenti di quelle che propongono le sette religiose o pseudo tali, che spopolano a ritmi rapidissimi in quelle latitudini. Offrire soluzioni religiose ma anche concrete, a quei giovani pronti ad affrontare viaggi infiniti verso l’emisfero ricco, con un interrogativo martellante: «Perché loro hanno tutto e noi no?».

E la missione nel mondo globale richiede sapienza, fondamentali filosofici, teologici, culturali, e anche pratici. E comunque da dieci anni il numero degli iscritti si mantiene stabile e il sintomo di quel calo di vocazioni che allarma la Chiesa (qui lo avvertono poco) contando quasi del tutto su giovani del Sud del mondo.

La visione educativa dell’Urbaniana

Dalla consapevolezza di costituire un segno di universalità e particolarità della comunione delle concrete comunità ecclesiali radicate nelle culture dei popoli essa deriva pure la consapevolezza di dovervi contribuire con la propria opera educativa superiore.

La missione dell’Urbaniana si fonda sulla formazione di persone capaci di leggere il rapporto tra fede, ragione, storia, società e culture. Con le altre università ecclesiastiche la PUU condivide la Mission indicata nella Costituzione Apostolica Sapientia Christiana che è di svolgere l'insegnamento e la ricerca nel campo delle discipline connesse con la Rivelazione cristiana perché, attraverso una sempre più profonda intelligenza, essa venga proposta agli uomini in tutta la sua forza trasformante, liberante e dialogante.

Essa però specifica la sua propria Mission sulla base: dei motivi della sua creazione e sviluppo storico; della sua vision delle istanze e dei problemi attuali delle società e comunità cui i suoi Studenti e Docenti appartengono; delle esigenze formative rappresentate dalla più parte dei suoi Studenti desiderosi di tornare nel proprio paese e nella propria Chiesa particolare in possesso di adeguate conoscenze, abilità e competenze.

La qualità degli insegnamenti delle Università e degli Istituti collegati rischia di essere proporzionale alla loro recente proliferazione, che è quanto accade anche nelle nostre Università statali. Il ragionamento è aritmetico: più aumenta il numero dei docenti, più bisogna arrivare in fondo al vivaio per il loro reclutamento.

La Veritatis Gaudium, la Costituzione apostolica presentata il 29 gennaio per il “riordino “ delle Facoltà e delle Università Pontificie, è la “rivoluzione culturale” a cui tutte dovranno conformarsi entro gennaio del 2019, con nuovi curricula, maggiore collaborazione tra gli Istituti, una semplificazione del sistema con occhio più attento sia alla qualità che agli sprechi.

La qualità dell’insegnamento sarà verificata ogni cinque anni da un ente autonomo, l’Avepro (Agenzia per la Valutazione e la Promozione della Qualità), ma per il rettore Sileo non è sufficiente: «Mi sarei aspettato la creazione di un albo dei professori, una verifica più puntuale dei titoli scientifici, i concorsi, come dovunque. Abbiamo sì o no sottoscritto una dichiarazione internazionale (il Processo di Bologna per lo Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore) che prevede per tutti lo stesso sistema?».

La comunità studentesca e Omnes Gentes

Partecipa alla vitalità della comunità universitaria anche l’Associazione degli Studenti Omnes Gentes: è stata fondata nel 1963 e opera secondo un proprio Statuto. L’Associazione riunisce gli studenti della Pontificia Università Urbaniana e favorisce la conoscenza reciproca, l’inserimento nella Comunità Accademica e la condivisione delle culture rappresentate dagli studenti.

Fine dell’Associazione OMNES GENTES è perseguire i seguenti scopi: Favorire una migliore conoscenza fra gli studenti, affinchè possano stringere legami di amicizia e condividere i valori culturali propri dei loro Paesi di provenienza; Favorire l’inserimento di tutti gli studenti nella Comunità Accademica, specialmente quelli che sono al loro primo ingresso nell’Università.

Promuovere attività religiose, culturali e ricreative che favoriscano lo sviluppo di uno spirito di familiare amicizia fra gli studenti e con i docenti e un loro migliore inserimento nel tessuto sociale e culturale del Paese che li ospita, cioè l’Italia; Coadiuvare gli Organismi di Governo dell’Università (Rettore Magnifico, Senato Accademico, Segretario Generale, Uffici, ecc.) nel rimuovere eventuali difficoltà che rendano meno agevole per gli studenti lo studio e l’accesso ai servizi dell’Università.

L’Associazione OMNES GENTES per il raggiungimento dei suoi scopi, intende promuovere varie attività, in particolare: Organizzare iniziative per lo scambio d’idee e l’arricchimento spirituale, culturale e umano degli studenti, dando rilievo anche alla grande varietà di tradizioni e culture da loro rappresentate.

Promuovere occasioni di scambio e condivisione di esperienze con studenti di altre Università romane e istituzioni e associazioni della città di Roma o internazionali. Queste attività sono promosse e organizzate dagli appositi Settori previsti da questo Statuto, o creati dal Consiglio Generale quando esso ne ravvisi la necessità.

  • Settore attività religiose
  • Settore attività culturali
  • Settore attività sportive
  • Settore servizi agli studenti
  • Settore attività musicali e di spettacolo
  • Settore attività di consulenza agli studenti
  • Settore attività d’informazione

Ciascuno studente dell’Università inizia a farne parte al momento dell’iscrizione alla Pontificia Università Urbaniana e ha diritto di partecipare alle attività da essa promosse. L’appartenenza all’Associazione non cessa con la fine dei Cicli di studio presso l’Università Urbaniana, ma continua anche dopo con le modalità che l’Associazione riterrà opportuno indicare.

Con richiesta libera e volontaria ciascuno studente può fare parte dei diversi Settori che si occupano dell’organizzazione delle attività dell’Associazione. Altre persone (docenti, personale, studenti di altre università, ecc. ) possono essere ammessi come membri ordinari dell’Associazione su decisione del Consiglio Generale.

Gli organi dell’associazione studentesca

Sono Organi dell’Associazione OMNES GENTES: Il Comitato direttivo, costituito dai seguenti quattro membri che devono essere necessariamente scelti fra gli Studenti regolarmente iscritti alla Pontificia Università Urbaniana.

  • Il Presidente, che rappresenta l’Associazione e presiede e coordina i lavori degli altri suoi Organi.
  • Il Vicepresidente, che sostituisce il Presidente in caso d’impedimento o su delega del medesimo.
  • Il Segretario, che redige i verbali delle riunioni e si occupa della comunicazione interna ed esterna dell’Associazione;
  • L’Economo, che si occupa di conservare e gestire le risorse economiche a disposizione dell’Associazione e di promuovere iniziative per l’autofinanziamento della medesima.

Il Consiglio Generale è costituito dal Presidente, il Vice Presidente, il Segretario, l’Economo, i Capi classe, i Rappresentanti degli Studenti ai Consigli di Facoltà e di Istituto e al Senato Accademico, i Responsabili dei Settori. Questi ne sono i membri stabili, ai quali si possono unire quanti altri il Consiglio stesso ritenga opportuno invitare.

Il Consiglio Generale ha il compito di eleggere gli Studenti per le quattro cariche summenzionate, riunirsi almeno una volta al mese per esaminare e approvare le iniziative dell’Associazione e le proposte o le richieste degli Studenti di cui eventualmente farsi carico e stabilire le modalità per dare loro seguito, coordinare il lavoro dei Settori e sceglierne i Responsabili.

L’Assemblea Generale di tutti gli Studenti dell’Università che una o più volte l’anno può essere convocata, in accordo con il Segretario Generale, per presentare il programma delle attività, proporre iniziative, presentare richieste, ecc. I Settori, che sono guidati da un Responsabile e coinvolgono quegli Studenti che liberamente vogliono partecipare alle attività dell’Associazione OMNES GENTES.

Loro compiti sono, nell’ambito delle competenze stabilite dall’Art. 4, suscitare e raccogliere proposte da parte degli Studenti, proporre attività all’Associazione e provvedere alla loro realizzazione pratica.

Durata ed elezione del Comitato direttivo

I membri del Comitato direttivo sono eletti dal Consiglio Generale in data, ora e luogo indicati dal Presidente dell’Associazione nella lettera di convocazione agli elettori o con altri mezzi di comunicazione. Per la validità delle elezioni devono essere presenti almeno i due terzi dei membri stabili del Consiglio Generale.

L’elezione dei membri del Comitato direttivo ha luogo con quattro votazioni distinte, una per ciascuna carica. Risulterà eletto colui che avrà ottenuto il maggior numero di voti degli elettori presenti.

I membri del Comitato direttivo assumono il loro incarico subito dopo la loro elezione. La loro carica ha la durata di un anno.

Il carattere della missionarietà universale costituisce il tratto peculiare della vitalità della PUU e si manifesta anzitutto nella tensione a confermare in ogni suo aspetto operativo il valore 'missionario' dell'educazione cui essa attende.

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