Pio XII, al secolo Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli, nacque a Roma il 2 marzo 1876 e fu il 260º vescovo di Roma e papa italiano dal 2 marzo 1939 fino alla morte, avvenuta a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958. Il suo pontificato durò 19 anni, 7 mesi e 7 giorni e si svolse tra la Seconda guerra mondiale, la ricostruzione europea e le profonde trasformazioni politiche e religiose del Novecento.
La sua formazione giuridica, il lungo servizio nella diplomazia pontificia e l’esperienza maturata come nunzio in Germania contribuirono a definire il suo stile ecclesiale e diplomatico. Il titolo di “patriarca” non costituisce tuttavia il principale titolo istituzionale di Pio XII: Pacelli fu arcivescovo titolare di Sardi, cardinale, segretario di Stato e infine papa e vescovo di Roma.
Origini familiari e nascita
Eugenio Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876 da Filippo e da Virginia Graziosi. La sua era una famiglia di piccola nobiltà pontificia, originaria di Acquapendente, distintasi in vari suoi membri al servizio della Santa Sede.
Il padre alla nascita di Eugenio ricopriva la funzione di avvocato rotale per assumere nel 1896 quella di avvocato concistoriale. Il cugino di secondo grado Ernesto ebbe ruoli di prim'ordine nell'amministrazione dei beni vaticani e fu dal 1903 al 1916 presidente del Banco di Roma.
Il fratello maggiore, Francesco, avvocato rotale, avrebbe poi svolto una parte di rilievo nei negoziati che prepararono i Patti Lateranensi. Francesco Pacelli fu infatti giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929.
Fu battezzato il 4 marzo nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano. Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato “Ennio Quirino Visconti”, Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica.
Formazione sacerdotale e studi giuridici
Allievo del collegio Capranica, che lasciò dopo un anno, nel 1895, per ragioni di salute, seguì il corso di filosofia all'Università Gregoriana e proseguì gli studi teologici e poi quelli di diritto all'Apollinare, oggi Università Lateranense.
Dal 1894 al 1899 studiò teologia alla Gregoriana presso cui si dottorò nel 1901, quando già da due anni era stato ordinato presbitero. Ordinato sacerdote il 2 aprile 1899 da monsignor Cassetta, vicegerente del Vicariato di Roma, si laureò in teologia nel 1901 e in diritto nel 1902.
Del 1902 è la laurea in giurisprudenza in utroque iure, vale a dire sia in diritto civile, sia in quello canonico, anche se non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco.
Eugenio sentì sin da piccolo la “vocazione”: pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la Messa. Determinante per la sua formazione fu l'influenza che ebbe, a partire dall'età di 8 anni, il reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone, per molti anni precettore e mentore del futuro papa Pio XII.
L’ingresso nella Curia romana
Entrato in Curia come “apprendista” e, dal 1905, minutante della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari di cui era segretario P. Gasparri, fu da questi chiamato, nel 1904, a ricoprire la carica di segretario della commissione per la redazione del Codex iuris canonici.
Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri, futuro segretario di Stato, all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari.
Le sue competenze giuridiche, manifestate anche nel breve ma denso studio La personalità giuridica e la territorialità delle leggi, specialmente nel diritto canonico. Studio storico-giuridico, pubblicato a Roma nel 1912, gli valsero l'insegnamento del diritto nella Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici, centro di formazione dei diplomatici pontifici.
Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano del papa Pio X. Pacelli vide con favore l'introduzione del Giuramento Antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano.
La carriera nella diplomazia pontificia
La fiducia di Gasparri e le sue qualità lo imposero come personalità emergente della diplomazia vaticana: nel 1911 succedette a monsignor Benigni quale sottosegretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, nel 1912 fu nominato da Pio X segretario aggiunto e, nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, segretario della stessa Congregazione.
Pacelli si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari.
In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della Grande Guerra. Se da un lato tale accordo garantiva finanziamenti statali all'episcopato cattolico in Serbia, dall'altro fu una delle cause dell'accentuarsi delle tensioni tra quello Stato e il confinante impero austro-ungarico, che culminarono poi nello scoppio del conflitto bellico.
Quando Gasparri fu nominato segretario di Stato dal neoeletto Benedetto XV, Pacelli conservò la propria carica, infittendo i rapporti di collaborazione con il suo diretto superiore in occasione della redazione del libro bianco vaticano sulla rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia avvenuta nel 1904.
Il ruolo durante la Prima guerra mondiale
Pacelli partecipò in prima persona ai tentativi della Santa Sede volti, dapprima, a limitare l'estensione del conflitto all'Italia, in relazione ai quali fu incaricato nel 1915 di una missione presso l'imperatore d'Austria-Ungheria, e più tardi a favorirne una soluzione di compromesso.
Inviato a Monaco con il compito precipuo di assecondare le iniziative di pace di Benedetto XV, poi tradotte nel vano appello ai governi delle potenze belligeranti del 1° agosto 1917, Pacelli si trovò dunque ad agire in condizioni, con obiettivi e con interlocutori totalmente diversi dopo il tracollo dell'Impero e la sconfitta tedesca.
Arcivescovo titolare di Sardi e nunzio in Baviera
Nel maggio 1917 fu nominato da Benedetto XV, che lo consacrò contestualmente arcivescovo titolare di Sardi, nunzio pontificio a Monaco di Baviera, dove giunse il 26 maggio. Il 13 maggio 1917 Benedetto XV lo ordinò vescovo elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile col titolo di arcivescovo titolare di Sardi e lo nominò nunzio apostolico in Baviera.
Iniziò allora una nuova e decisiva fase della sua esistenza, che per molte ragioni lasciò un'impronta duratura sulla sua personalità e i suoi orientamenti. La Nunziatura di Monaco fu, dal 1917 al 1920, la sola Nunziatura esistente in tutti i territori tedeschi.
Il suo titolare ebbe modo di esercitare un ruolo di protagonista non solo nelle relazioni della Santa Sede con la Baviera, ma anche in quelle con il Reich in anni cruciali per la Germania. Durante la sua residenza a Monaco, Pacelli assistette personalmente alla tumultuosa fase rivoluzionaria del 1918-1919, al processo di edificazione della Repubblica di Weimar e alla prolungata e drammatica vicenda del trattato di pace con la Germania.
Il 19 aprile 1919, durante la cosiddetta rivoluzione promossa dalla Lega spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura.
Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, affiancato da una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert che si era interposta tra i rivoluzionari e il nunzio. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi.
Nunzio a Berlino e nella Repubblica di Weimar
Quando, poi, nell'agosto del 1920, la Santa Sede e il governo, ormai repubblicano, del Reich tedesco stabilirono, con il contributo decisivo del nunzio, diretti rapporti diplomatici, a Pacelli fu affidata anche la nuova Nunziatura di Berlino, pur continuando a risiedere per qualche tempo nella capitale bavarese.
Contemporaneamente, dal 1920, fu primo nunzio per l'intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. Dal 1925 Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia.
In secondo luogo, la nunziatura di Pacelli coincise con un tendenziale spostamento dell'asse diplomatico vaticano dall'Austria-Ungheria alla Germania, già profilatosi durante la guerra, e fattosi più marcato in seguito alla frammentazione dell'Impero asburgico e agli eventi della rivoluzione bolscevica in Russia.
In questo senso Pacelli ebbe parte di assoluto rilievo nel rappresentare le sorti della Germania come determinanti per quelle dell'Europa e per il futuro della Chiesa, non solo tedesca. Durante questi dodici anni Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar.
In tale veste egli concluse i concordati con i due Länder: in Baviera nel 1924, in Prussia nel 1929. Nel 1929, l'11 febbraio, Benito Mussolini e il cardinal Gasparri firmarono i Patti Lateranensi, frutto della mediazione di Domenico Barone e di Francesco Pacelli.
Cardinale e segretario di Stato
Eugenio Pacelli fu nominato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929; il 7 febbraio 1930 divenne segretario di Stato. Questa nomina segnò il passaggio dalla diplomazia territoriale alla direzione complessiva della politica internazionale della Santa Sede.
Al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e gli altri Stati, difendere le attività di scuole e ospedali cattolici, garantire le tasse ecclesiastiche e i beni materiali della Chiesa, negoziò diversi concordati con il Baden nel 1932, l'Austria nel 1933, la Regno di Jugoslavia nel 1935.
Come Segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux.
Questi viaggi gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana. Pacelli fu tra i primi prelati a usare l'aereo per i suoi spostamenti e per questo un giornale americano lo soprannominò il “cardinal volante”.
Il Reichskonkordat e i rapporti con il nazismo
Il più discusso fu tuttavia quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, il Reichskonkordat. Questo concordato, che seguiva di pochissimi giorni la sigla del Patto a quattro, avvenuta sempre a Roma, fu particolarmente discusso in quanto insieme all'altro dava, pochi mesi dopo l'ascesa di Hitler al potere, il 30 gennaio 1933, un ulteriore riconoscimento internazionale al regime nazista.
Il Reichskonkordat fu firmato in un contesto segnato dalla fine di ogni vita democratica in Germania e dalla proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del Centro, lo Zentrumspartei. Secondo molte testimonianze, Pacelli avrebbe ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti.
In ogni caso il Reichskonkordat, malgrado le apparenti garanzie per la Chiesa e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti. Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939.
La Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili. Questo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo condusse Pio XI a stilare un'ammonitoria enciclica nel 1937, dal titolo Mit brennender Sorge, “Con viva preoccupazione”.
Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista, via che, del resto, cercherà di recuperare ansiosamente appena salirà al soglio pontificio, mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura.
L’elezione al pontificato
Il 2 marzo 1939 il cardinale Eugenio Pacelli è eletto Papa nel giorno del suo 63esimo compleanno. Assunse il nome di Pio XII.
L'elezione avvenne nel conclave del 1939. Pio XII fu il 260° vescovo di Roma e succedette a papa Pio XI; il suo successore fu papa Giovanni XXIII.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome al secolo | Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli |
| Nascita | Roma, 2 marzo 1876 |
| Ordinazione presbiterale | Roma, 2 aprile 1899 |
| Nomina ad arcivescovo titolare di Sardi | 23 aprile 1917 |
| Consacrazione episcopale | 13 maggio 1917 |
| Creazione a cardinale | 16 dicembre 1929 |
| Elezione al pontificato | 2 marzo 1939 |
| Fine del pontificato | 9 ottobre 1958 |
| Durata del pontificato | 19 anni, 7 mesi e 7 giorni |
Il pontificato durante la guerra
Il pontificato di Pio XII fu segnato dalla Seconda guerra mondiale e dai problemi umanitari, diplomatici e religiosi provocati dal conflitto. La sua precedente esperienza in Germania, la conoscenza della diplomazia europea e il ruolo svolto nella Curia influenzarono il modo con cui affrontò la crisi internazionale.
Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra.
Durante il conflitto, l'atteggiamento di papa Pio XII nei confronti del genocidio nazista del popolo ebraico ha dato origine a un vasto e complesso dibattito. Il processo della causa di beatificazione di Pio XII ha riacceso in modo acuto il dibattito sul ruolo che papa Eugenio Pacelli giocò nella Seconda guerra mondiale.
Dopo aver contribuito in modo determinante alla salvezza di Roma nei primi giorni del mese di giugno del 1944, tanto da meritare il titolo di Defensor civitatis, ed essere stato poi il maggior artefice, con Luigi Gedda, del consolidamento della democrazia in Italia al momento delle cruciali elezioni del 18 aprile 1948, il 10 febbraio…
Il rapporto con gli ebrei e il dibattito storico
L'atteggiamento di papa Pio XII nei confronti del genocidio nazista del popolo ebraico ha dato origine a un vasto e complesso dibattito che ha coinvolto storici, teologi e studiosi della diplomazia vaticana.
Il 15 novembre 1917, a Pacelli pervenne una richiesta urgente della comunità ebraica della Svizzera per un suo intervento volto a scongiurare un possibile massacro degli ebrei in Palestina da parte dell'Impero Ottomano. Pacelli riuscì allora a ottenere la protezione degli ebrei da parte del governo tedesco, alleato degli Ottomani, “anche con l'uso delle armi”.
Cinque giorni dopo l’apertura degli archivi del pontificato di Pio XII, l’analisi degli studiosi fu interrotta per via della pandemia. Tuttavia, questo periodo ha permesso ad alcuni di loro di meglio percepire il funzionamento del Vaticano durante la Seconda guerra mondiale.
In collaborazione con varie Istituzioni francesi, tedesche, romane e vaticane, l’Institut français-Centre Saint-Louis propone uno sguardo sul Pontificato di Pio XII. I documenti resi disponibili hanno alimentato nuove ricerche sul rapporto del pontefice con gli ebrei durante la guerra.
Roma, la ricostruzione e la democrazia italiana
Pio XII esercitò un ruolo rilevante nella vita religiosa e civile dell'Italia del dopoguerra. Dopo aver contribuito in modo determinante alla salvezza di Roma nei primi giorni del mese di giugno del 1944, tanto da meritare il titolo di Defensor civitatis, fu poi il maggior artefice, con Luigi Gedda, del consolidamento della democrazia in Italia al momento delle cruciali elezioni del 18 aprile 1948.
Dopo la seconda guerra mondiale il continente è potuto risorgere grazie a “un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato”; ed “è quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda.”
Insegnamenti, incarichi e governo della Chiesa
Prima dell'elezione al pontificato, Pacelli ricoprì numerosi incarichi: pro-segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, nunzio apostolico per la Baviera, arcivescovo titolare di Sardi, nunzio apostolico per la Repubblica di Weimar e nunzio apostolico per la Prussia.
Fu inoltre cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo, cardinale segretario di Stato, prefetto della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, presidente della Pontificia Commissione per l'Amministrazione dei Beni della Santa Sede, arciprete della Basilica di San Pietro e presidente della Fabbrica di San Pietro.
Tra gli altri incarichi figurano quello di camerlengo di Santa Romana Chiesa, cardinale protettore della Pontificia Accademia Ecclesiastica, camerlengo del Collegio cardinalizio, prefetto della Congregazione del Sant'Uffizio, prefetto della Congregazione Concistoriale e prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
Fu anche gran maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel corso del suo pontificato creò 56 cardinali in 2 concistori.
La morte e la memoria ecclesiale
Pio XII morì a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958 all'età di 82 anni. Fu sepolto nella Città del Vaticano, nelle Sacre Grotte Vaticane.
Il 19 dicembre 2009 fu dichiarato venerabile da Benedetto XVI. La causa di beatificazione e il dibattito sul suo ruolo nella storia contemporanea hanno contribuito a mantenere aperta la ricerca sulla sua figura.
La storia di Pacelli ha luogo prevalentemente a Roma. Ed è una storia che è accompagnata sin dalla più tenera infanzia dalla presenza della Madonna.
Proseguono le celebrazioni per ricordare il 150° anniversario della nascita del Ven. Pio XII. In occasione del 150° anniversario della nascita di Papa Pio XII, Eugenio Pacelli, nato il 2 marzo 1876, sono previste iniziative dedicate alla sua figura e al suo ruolo nella storia della Chiesa, di Roma e dell'Italia.

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