Pieve di Cento: la Collegiata di Santa Maria Maggiore e il Santuario del Crocifisso

La Collegiata Parrocchiale di Santa Maria Maggiore di Pieve di Cento è anche il Santuario del Miracoloso Crocifisso, uno dei principali luoghi di devozione del territorio centopievese. Il grande Crocifisso ligneo, venerato da secoli, è legato alla storia religiosa e civile della comunità, alle antiche confraternite, ai pellegrinaggi e alla Partecipanza Agraria.

Il Santuario conserva un’immagine medievale del Cristo in croce, probabilmente realizzata tra la fine del XIII e la fine del XIV secolo, attorno alla quale si sono sviluppate tradizioni, leggende e solenni celebrazioni. I momenti più importanti del culto sono i venerdì di marzo e la Ventennale del Crocifisso, processione che si svolge ogni vent’anni in concomitanza con la distribuzione dei “capi” della Partecipanza Agraria.

Crocifisso ligneo Santuario Pieve di Cento

La Collegiata di Santa Maria Maggiore

La Pieve di Santa Maria Maggiore compare per la prima volta in un atto del 1207, ma era senza dubbio più antica perché la dedicazione delle Pievi è anteriore al secolo VIII. La Pieve intesa come chiesa madre di Cento è comparsa nel XIII secolo in un territorio rurale che si configurava sotto la giurisdizione del Vescovo di Bologna.

La Chiesa originaria, chiamata la Pieve di Santa Maria, fu la prima chiesa del cento-pievese, si presume risalga prima dell’anno Mille, ma compare per la prima volta il 29 aprile 1207 in un documento. Venne definita Maggiore per distinguerla dalla Santa Maria in Piazza, sede della Confraternita di Sana Maria dei Battuti.

La Collegiata, la antica Pieve, è la più antica chiesa del centese e unica fonte battesimale fino al 1378. La struttura attuale è la quarta ricostruzione, opera del Campiotti di Modena e fu aperta al culto nel 1710.

L’attuale Chiesa è opera degli architetti modenesi Giuseppe e Silvestro Campiotti, che lasciarono della costruzione precedente l’abside e il campanile. Lo stile della facciata è baroccheggiante, mentre all’interno è in stile classico seicentesco.

La facciata è a due ordini e ripartita da lesene, cinque nel primo ordine e tre in quello superiore. Dove trovano posto sei mirabili statue ed un bassorilievo, opera del laboratorio dei Guidottini di Verona.

L’interno è in stile barocco a navata unica con altari laterali dove spiccano: la Annunciazione di Guercino, la Assunta che Guido Reni dipinse a Pieve dove fu esposta il 15 agosto del 1600 e il Crocifisso ligneo del XIV.

Il Santuario del Crocifisso

L’attuale Chiesa risale al 1710 ed è anche Santuario del Miracoloso Crocifisso. Opere di pregio conservate all’interno della pieve sono il crocifisso miracoloso, di fattura medievale, una pala seicentesca di Guido Reni con l’Assunzione della Beata Vergine Maria, la tela del 1646 del Guercino proveniente dalla soppressa chiesa dei Padri Scolopi con soggetto l’Annunciazione e quella della Nascita della Vergine, realizzata nel 1605 da Ippolito Scarsella.

La Collegiata oltre che ospitare il Santissimo Crocifisso, è casa anche di mirabili opere tra le tante, non si può non citare l’Annunciazione del Guercino (1646) e S. Maria Maddalena con Gesù Risorto di Cesare Gennari (nipote del Guercino).

Tra le opere conservate nella chiesa figurano inoltre un quadro raffigurante Santa Maria Maddalena con Gesù Risorto eseguita tra il 1665 ed il 1675 da Cesare Gennari, la pala con San Giuseppe Calasanzio riceve la visione della Vergine, dipinta nel 1749 da bolognese Giuseppe Varotti, quella con San Giuseppe assieme al Bambino appare ai Santi Antonio di Padova e Francesco di Paola, opera di ignoto bolognese del XVIII secolo.

Completano il patrimonio artistico il quadro della Crocifissione di Gesù con, vicino, la Beata Vergine Maria e i Santi Ignazio, Francesco e Giovanni Apostolo ed Evangelista, realizzato da Bartolomeo Gennari nel 1637, la tela raffigurante la Nascita di San Giovanni, eseguita tra il 1552 ed il 1577 da Orazio Samacchini, la pala del Ritrovamento della Vera Croce, dipinta da Bartolomeo Passarotti tra il 1585 ed il 1589, e il quadro con l’Assunzione di Maria, opera di Lavinia Fontana.

Origine medievale dell’immagine

L’immagine del Crocifisso di Pieve proviene dall’ambito della Confraternita medievale di Santa Maria dei Battuti, sorta a Pieve di Cento, come in tanti altri borghi e città, nel XIV/XV secolo, ad opera dei movimenti laicali flagellanti, per ravvivare il sentimento religioso turbato dalle calamità di quei secoli: le carestie, le pestilenze, le guerre, le eresie e le divisioni della Chiesa (Scisma d’Occidente).

L'immagine del Crocifisso di Pieve proviene dall'ambito della Confraternita medievale di S. Maria dei Battuti, sorta a Pieve nel XIV-XV secolo ad opera dei movimenti laicali flagellanti per ravvivare il sentimento religioso turbato dalle calamità di quei secoli carestie, pestilenze, guerre, eresie e divisioni della chiesa (scisma d'Occidente).

Entro questa Compagnia si associavano le persone, per lo più benestanti, che aspiravano a migliorare la propria religiosità con la carità cristiana verso i poveri, fornendo al Paese opere di pubblica utilità. I Confratelli reggevano a loro spese l’ “Ospitale dei pellegrini e degli infermi”, che accoglieva i forestieri di passaggio diretti alle mete di pellegrinaggio (in Italia, Europa e Palestina) ed assisteva gli ammalati indigenti del territorio.

La Compagnia di S. Maria pagava pure le spese per mantenere i frati predicatori, francescani e domenicani, chiamati dal Comune di Pieve, perché tenessero quaresimali e cicli di predicazioni al popolo pievese, per migliorare la religiosità e la moralità pubblica.

Oltre alle predicazioni, per influire sul sentimento religioso popolare, i frati curarono anche a Pieve l’allestimento delle sacre rappresentazioni della Passione, in chiesa o sul sagrato, per le quali la Compagnia di Santa Maria forniva tutto il materiale necessario: il palco di legno, gli abiti per chi recitava e per le comparse e le immagini sacre da esporre, come i crocifissi grandi o le immagini fatte di “straccio” per rappresentare la scena della Deposizione dalla Croce.

Caratteristiche artistiche del Crocifisso

Non sono pervenuti documenti certi sull’origine del Crocifisso di Pieve, ma il tipo di scultura della testa, che è lavorata in modo più artistico rispetto al tronco, richiama i moduli dell’arte gotica di fine Trecento.

Un testo dice che il 6 febbraio 1511 Papa Giulio II, di passaggio a Pieve, «fece orazione denanze al Crucefixo et Altare grande»: si ha motivo di ritenere che si trattasse appunto dell’attuale Crocifisso. Il quale è in legno, in stile romanico-lombardo e ascrivibile alla fine del XIII secolo.

Le scanalature simmetriche presenti nei capelli, nella barba e nei due boccoli tòrtili ai lati del viso formano una cornice raffinata all’espressione realistica del Cristo in agonia, con la bocca semiaperta, le narici dilatate e le palpebre socchiuse.

Il corpo, invece, si presenta rigido, con costole marcate e gambe più corte rispetto alle proporzioni reali; i piedi sono confitti alla croce con un solo chiodo.

Sicuramente questo grande Crocifisso, nel Medioevo, veniva esposto durante i quaresimali e le sacre rappresentazioni, per indurre il popolo alla penitenza e alla conversione.

Il Crocifisso nella Collegiata

Per queste occasioni, l’immagine del Crocifisso era ogni volta trasportata dalla chiesetta della Confraternita di S. Maria, nell’edificio sul lato nord del Voltone, alla Chiesa Collegiata, per poi essere riportata nella sua sede.

Col tempo però, il Cristo venne lasciato stabilmente presso la Collegiata, dove forse, il 6 febbraio 1511, fu visitato da Papa Giulio Il, di passaggio a Pieve, mentre si recava verso Bologna.

Il 26 novembre 1598, un altro Papa, Clemente VIII, venerò l’immagine del Crocifisso, durante il suo viaggio a Ferrara, per riprendere possesso del Ducato Estense devoluto alla Chiesa, dopo la morte di Alfoso Il senza eredi diretti.

Nel 1603, il Crocifisso, che fino ad allora era stato tenuto in sagrestia, fu collocato in Collegiata, appeso alla parete interna della facciata, sopra la porta d’ingresso.

Nel 1643 fu edificata la cappella del Crocifisso nella chiesa, già cadente, a sinistra dell’altare maggiore; alla ricostruzione dell’edificio della Collegiata (1702 - 1710), l’altare del Crocifisso fu mantenuto nella stessa collocazione.

La cappella e gli interventi dell’Ottocento

Dal Seicento, per intervento dei Parroci e dei canonici della Collegiata, si è sviluppata la devozione al Miracoloso Crocifisso di Pieve, non solo da parte dei Pievesi, ma anche di molti pellegrini provenienti dal Centese, dal Bolognese, Ferrarese e Modenese.

L’aureola posta sul capo del Crocifisso porta la data del 1740. Nel 1850, sostenuta dai sacerdoti e del Parroco di Pieve, sorse la Compagnia del Crocifisso, che procurò a sue spese il piedistallo di legno dorato per il trasporto della sacra immagine nelle processioni, eseguito dal centese Luigi Manderioli su disegno di Giuseppe Cuccoli.

Nel 1860 al piedistallo furono aggiunti due angeli, opera di Giovanni Filicori di Cento. La Compagnia del Crocifisso raccolse i fondi per la completa ricostruzione dell’altare in forma sontuosa, fra il 1868 e il 1869, ad opera dell’artista bolognese Girolamo Marzocchi, con statue e figure in rilievo di Federico Monti.

La cappella fu decorata con tre figure a tempera di Alessandro Guardassoni, con ornati di Luigi Samoggia.

Nel 1879, sempre per conferire decoro al Santuario, venne completata la decorazione della Collegiata, con la “Gloria” nel catino dell’abside, i “Quattro Santi Protettori” nei pennacchi della cupola e la “Fede” nella cappella del SS. Sacramento (ora altare dell’«Assunta», di Lavinia Fontana), ad opera di Alessandro Guardassoni e altri ornati di Giovanni Battista Baldi.

Le leggende sull’origine del Crocifisso

Sono molte le leggende che si riferiscono all’origine di questa devozione al Crocifisso di Pieve, legate soprattutto ai tempi oscuri che tra ‘300 e ‘400 videro questa terra di confine pagare in modo singolare le rivalità dei vari domini e anche le conseguenze dello scisma di occidente.

Alcune leggende sul Crocifisso sono giunte oralmente fino alla seconda metà del Novecento. Padre Edmondo Cavicchi I.M.C. (1913 - 1982) missionario della Consolata e storico del Centopievese, ne ha trascritto le principali versioni nel volume “Il Cristo di Pieve nella tradizione e nella storia del Centopievese” (Pieve di Cento - 1972); tali versioni riguardano il ritrovamento della testa del Cristo in una casa di Pieve ed il tentativo, fallito, di trasferire l’immagine a Cento.

Il ritrovamento della testa

In epoca molto antica, un pellegrino chiese ospitalità, una sera, alla famiglia pievese dei Guidicini. La padrona di casa lo fece salire in soffitta dove gli preparò da dormire e gli offrì un lume per rischiarare il buio della notte.

La mattina seguente, una vicina di casa vide una luce forte provenire dalla soffitta e temendo un incendio, bussò per avvisare i Guidicini del pericolo. La signora, che aveva alloggiato il pellegrino volle salire con lei per accertarsi che all’ospite non fosse successo nulla.

Il pellegrino non c’era più e in soffitta le due donne trovarono la testa del Cristo illuminata da due torce accese.

Una variante racconta che la signora Guidicini, la mattina non vedendo scendere il pellegrino che aveva ospitato nella notte, mandò la serva in soffitta per vedere che non gli fosse successo qualcosa. La donna ritornò molto turbata dalla sua padrona e quando entrambe salirono nella soffitta il pellegrino era scomparso e sopra alla tavola c’era la testa del Crocifisso fra quattro torce accese.

Una terza variante dice che nella notte la casa dov’era ospitato il pellegrino fu distrutta da un incendio e, spente le fiamme, fu ritrovata la testa del Cristo miracolosamente intatta.

Dopo il miracoloso ritrovamento della testa, il Crocifisso fu completato con il corpo e con la croce, portato in chiesa e venerato devotamente.

Il tentativo di trasferimento a Cento

Una leggenda racconta che ci fu un tentativo dei Centesi di trasferire il Crocifisso nel loro borgo, su un carro tirato da buoi. Giunti presso il ponte (sul fosso che segnava il confine tra Pieve é Cento, non sul Reno, che prima del 1460, scorreva a ovest di Cento), gli animali si fermarono, né si riuscì a farli proseguire in alcun modo.

I Centesi, colpiti dal prodigio, riportarono il Cristo nella sua chiesa, o, secondo una variante, lasciarono che i buoi, di loro iniziativa, ritornassero con /’immagine a Pieve.

Una terza variante dice che il Crocifisso, portato fin presso il ponte, si alzò da solo dal carro e con tre salti ritornò a Pieve: col primo, balzò fino a Porta Cento, col secondo fino a Piazza del Pozzo delle Catene e con il terzo ritornò al suo posto in chiesa.

Un’altra leggenda racconta di un tentativo dei Centesi di portare il Crocifisso nel loro borgo, attraverso un carro trainato da buoi. Arrivati al ponte che segnava il confine tra Pieve e Cento, i buoi si fermarono e non ci fu verso di farli ripartire, questo segno venne interpretato come la volontà del Cristo di restare in quei luoghi, lo riconsegnarono.

Una seconda versione dice che lasciarono tornare i buoi autonomamente verso la Chiesa. Mentre una terza versione dice che il Crocefisso si alzò dal carro e con tre balzi tornò a Pieve, il primo salto, lo portò a Porta Cento, il secondo a Piazza del Pozzo delle Catene e l’ultimo lo riportò al suo posto in Chiesa.

Le leggende, anche se non precisano date e autori del Crocifisso, ne chiariscono di fatto l’origine medievale, perché lo presentano come “Pellegrino”, rievocando la realtà degli “ospitali” delle Confraternite laicali, che ospitavano i pellegrini in viaggio verso Roma, la Terra Santa e gli altri luoghi di pellegrinaggio.

E’ dimostrata dalle leggende anche l’importanza che i Pievesi hanno riconosciuto al Crocifisso come segno distintivo della loro Comunità rispetto a Cento, dopo la divisione politica e religiosa dei due centri, fra il 1376 e il 1378.

La devozione dal Seicento ai giorni nostri

La devozione al Miracoloso Crocifisso di Pieve è documentata dal XVI secolo. Nel 1600, si sviluppò pure un culto particolare al Crocifisso, in momenti propri, non collegati alla Settimana Santa o ad altre ricorrenze dell’anno liturgico.

A distanza di alcuni anni l’una dall’altra, per circostanze particolari, gravi o liete, si svolgevano solenni processioni per le vie del Paese con l’immagine del Cristo, con grande apparato barocco di festeggiamenti religiosi e profani.

Dalla metà del Settecento, i giorni dedicati al Crocifisso sono fissati stabilmente nei venerdì di marzo e nell’Ottavario di fine ottobre, mentre continuano le feste solenni, per ravvivare la religiosità di Pieve e dintorni.

Attorno al Crocifisso nacque dal popolo un movimento di rinnovamento spirituale, che mirava ad una vita di conversione penitente e di carità fraterna. Oggi il Crocifisso di Pieve richiama molti devoti anche da fuori diocesi.

I venerdì di marzo

Fin dal 1490, come si legge negli Statuti di Pieve, i venerdì di marzo rivestivano un particolare significato religioso, tanto da essere dichiarati festivi a tutti gli effetti: erano dedicati, secondo una tradizione bolognese, al ricordo della passione di Cristo, senza però essere in relazione con la devozione al Crocifisso.

Dopo che a Pieve prese vigore il culto del Crocifisso, nella seconda metà del Settecento, si scelsero queste giornate per indire le cerimonie più solenni: e ancora oggi la tradizione è viva, e la partecipazione popolare alle celebrazioni è numerosa.

Oggi, come si diceva, nei venerdì di marzo al Santuario del Crocifisso di Pieve si svolgono numerose celebrazioni con ampia partecipazione popolare. Le parrocchie del vicariato di Cento, ma a volte anche di altri vicariati della diocesi vengono al Santuario per svolgere le Stazioni quaresimali in preparazione alla Pasqua.

I venerdì di marzo sono appuntamenti privilegiati di pellegrinaggio e di venerazione di questo segno dell’amore e della fedeltà di Dio per il suo popolo.

La Ventennale del Crocifisso e la Partecipanza Agraria

L’origine di questa festa è profondamente legata alla storia di questo territorio, caratterizzato dalla “Partecipanza Agraria”, che risale al 13mo secolo e che sopravvive fino ad oggi.

In sostanza è la proprietà condivisa da parte delle antiche famiglie di Pieve di un vasto territorio, che nel corso dei secoli fu bonificato e sottratto alle paludi, il cui usufrutto - diviso in parti o capi - viene ogni 20 venti anni redistribuito tramite sorteggio.

Al Crocifisso, venerato da secoli nella Chiesa collegiata di Pieve, viene concesso il primo capo, perché considerato unanimemente il padre e il cuore della comunità e del territorio centopievese.

Dal 1840, la processione solenne ricorre ogni vent’anni in settembre ed è per questo chiamata: Ventennale del Crocifisso. Cade in concomitanza con l’assegnazione dei capi della Partecipanza, ricorrenza pure ventennale, in cui il Crocifisso viene dotato del “primo capo” e considerato come “primo dei partecipanti”.

RicorrenzaPeriodo o cadenzaSignificato
Venerdì di marzoOgni annoPreghiera, pellegrinaggio e preparazione alla Pasqua
Ottavario del CrocifissoFine ottobreDevozione e celebrazioni solenni
Ventennale del CrocifissoOgni vent’anni, in settembreProcessione solenne e assegnazione dei capi della Partecipanza

Nel corso del Novecento, le processioni Ventennali sono state celebrate il 23 settembre 1900, il 19 settembre 1920, il 15 settembre 1940, il 18 settembre 1960 e il 21 settembre 1980.

La processione del 2020

Solo in occasione della ventennale il Crocifisso esce dalla Collegiata e percorre le vie del paese, anche se nel 2012, come riportano le immagini del nostro archivio, la venerata immagine - scampata al crollo della cupola causato dal terremoto - fu evacuata nel Museo Magi dove rimase per alcuni mesi.

In quella occasione l’allora parroco, don Paolo Rossi, volle che il Crocifisso avanzasse disteso, aspettando la festa di quest’anno per vederlo procedere eretto, come vuole la tradizione.

Alla presenza del Cardinale Matteo Zuppi e dell’attuale parroco don Angelo Lai, il Crocifisso ha dunque rispettato la scadenza del 2020 per percorrere le vie di Pieve di Cento, con due varianti di nota rispetto alla tradizione.

  • La prima è che il Cristo non è stato portato a spalla, ma montato su un mezzo dei vigili del fuoco anche come omaggio al questo Corpo che tanto si è prodigato in occasione del sisma.
  • La seconda è che in ragione dell’emergenza sanitaria, solo il clero ha potuto partecipare alla processione, mentre i fedeli attendevano il passaggio dalle loro case oppure seguivano dalla piazza attraverso un collegamento video.

La Compagnia del Crocifisso e la Collegiata

La bellissima Chiesa di Pieve di Cento, arricchita di opere d’arte in particolare del Guercino, figlio di questa terra, è ancora oggi una Collegiata, cioè una Chiesa sede di una comunità di sacerdoti detti canonici ai quali nei secoli era affidata la cura pastorale di tutta la zona.

Oggi i canonici sono i parroci delle comunità vicine o preti originari o legati alla Pieve.

Durante i festeggiamenti di questo anno sono stati aggregati al capitolo come canonici statutari Don Federico Badiali, Don Gianluca Busi, Mons. Alberto Di Chio, Don Giancarlo Martelli, Don Giovanni Mazzanti, Don Adriano Pinardi e Don Fortunato Ricco.

Le pratiche di culto e gli ex voto

La devozione al Miracoloso Crocifisso, taumaturgo, si esprime con la visita al Santuario, soprattutto nei venerdì di marzo, con la partecipazione alla Santa Messa e ai Sacramenti, con la preghiera individuale e altre devozioni specifiche del culto del Crocifisso, come la “Via Crucis”.

E’ invocato a distanza per la richiesta di grazie e guarigioni, con preghiere (nei secoli scorsi, anche con l’unzione di gocce d’olio della lampada, o assunzione di fili del velo nero che lo avvolgeva, periodicamente cambiato e distribuito in piccoli frammenti), oppure con promessa di visita al Santuario.

Negli ultimi decenni, il Crocifisso è visibile tutto l’anno, nella sua cappella, entro la teca di ferro battuto e cristallo realizzata nel 1915.

Le grazie ricevute sono documentate da numerose tavolette votive ed altri oggetti ex voto, ora esposti nella sagrestia del Crocifisso. Sono testimoniati miracoli anche nel corso del Novecento.

Il reliquiario e la sagrestia

La Chiesa ospita anche un reliquiario presso la sagrestia, dove una credenza settecentesca in stile bolognese contiene oltre trenta teche più o meno tutte della stessa epoca che custodiscono dalle spoglie dei Santi al legno della croce.

Tra l’altro, l’archivio parrocchiale ospita numerose reliquie autentiche dal ‘600 al ‘900.

Il Santuario nei pellegrinaggi diocesani

Il Santuario del Crocifisso fu meta di importanti pellegrinaggi diocesani nel 1873 e nel 1890, alla pari della Madonna di S. Luca e della Madonna di Bocca di Rio.

Nell’anno santo del 2000 il Santuario del Crocifisso di Pieve di Cento è stato inserito nell’itinerario penitenziale diocesano (insieme con le basiliche di S. Domenico e S. Francesco, a Bologna, e con il santuario del Santissimo Crocifisso di Castel S. Pietro Terme), quindi rappresenta una delle mete di pellegrinaggio da visitare prima di accedere per l’indulgenza alla cattedrale di S. Pietro a Bologna, unica chiesa giubilare della Diocesi.

Il terremoto e la protezione dell’immagine

Il terremoto avvenuto in quelle zone ha reso purtroppo il Santuario inagibile. Le celebrazioni avverranno presso la Chiesa provvisoria nel Cortile della Canonica.

Nel 2012, la venerata immagine, scampata al crollo della cupola causato dal terremoto, fu evacuata nel Museo Magi dove rimase per alcuni mesi.

Ventennale del Crocifisso - Domenica 20/09/2020 - Processione del Crocifisso e Santa Messa in piazza

La storia del Santuario del Crocifisso unisce la memoria della Collegiata, la presenza delle confraternite medievali, la devozione popolare e l’identità della comunità di Pieve di Cento. Il Crocifisso è venerato come segno dell’amore e della fedeltà di Dio per il suo popolo e come simbolo distintivo del territorio centopievese.

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